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Posts Tagged ‘mobilità’

Scuola: Mobilità docenti e Ata, dopo i trasferimenti sbagliati entrano in scena le finte cattedre di fatto

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

A qualche giorno di distanza dagli esiti dei trasferimenti dei docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, pubblicati lo scorso 29 giugno, con 40 mila insegnanti non accontentati per via anche di errori ammessi pure dagli uffici scolastici, le operazioni di mobilità del personale di ruolo della scuola si focalizzano sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie annuali. Per realizzarle saranno utili, a differenza dei trasferimenti, anche i posti in organico di fatto. Ad iniziare da quelli che dovevano stare in quello di diritto, perché su posti vacanti. È una delle motivazioni che sta alla base del record di supplenze che a settembre, dopo 30 mila nuovi pensionamenti, porterà ad avere un insegnante precario ogni tre. Con tante province e sei regioni del Nord – Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia – costrette a rintracciare un alto numero di docenti con le messe a disposizione ricorrendo pure a candidati senza titolo di studio.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quando si vanno a cercare i responsabili della creazione di 85 mila cattedre vacanti e 250 mila supplenze annuali, bisogna considerare non solo il problema annoso e cronico del reclutamento, che continua a snobbare il doppio canale e a puntare solo sui concorsi-lumaca regolati pure da bandi scritti male e discriminanti: nel computo, vanno inseriti anche i legislatori che hanno permesso di realizzare tra le 50 mila e le 100 mila cattedre collocate in organico di fatto ma in pratica vacanti a tutti gli effetti. Per dare una vera mazzata alla supplentite, è bene allora che a viale Trastevere facciano un bagno di realismo, riportando tutte le cattedre al loro stato naturale”.

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La mobilità degli italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Anche a giugno l’auto si conferma il principale strumento di mobilità degli italiani. Permane la diffidenza verso i mezzi pubblici. Complice anche la crisi economica, solo 3 italiani su 10 sono disposti ad acquistare un’auto in contanti, metà è propensa a richiedere un finanziamento e l’11% si dice pronto a esplorare la formula del noleggio a lungo termine. Sta cambiando il processo di acquisto: 3 automobilisti su 10 si dicono disponibili ad avviare la trattativa online e a utilizzare piattaforme come WhatsAPP o Skype, dedicando tutto il tempo necessario ad acquisire informazioni utili anche nel proprio tempo libero (nel prime time o durante il weekend).Lo scenario determinato dall’emergenza COVID-19 resta ancora molto fluido con quasi il 67% degli italiani intenzionato a utilizzare l’auto per gli spostamenti abituali quando la situazione sarà tornata alla normalità. Solo l’11% si dichiara pronto a salire sui mezzi pubblici, mentre il 7% (in calo dall’11% dello scorso mese) utilizzerà la bici. Connessa a questa scelta, è interessante osservare che 4 italiani (erano 5 nella rilevazione di maggio) su 10 scelgono l’auto per ragioni di sicurezza, al fine evitare eventuali contagi, mentre altri 4 l’hanno sempre utilizzata.

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Dirigenti scolastici: Neo-assunti non possono presentare domanda di mobilità, Udir ricorre

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

Udir attiva un ricorso gratuito al Giudice del Lavoro, a seguito delle numerose pronunce accolte in tutta Italia, volto al riconoscimento dell’esonero dal vincolo della permanenza nella sede attuale di servizio in quanto assunti nell’ a.s. 2019/2020 previsto dall’art. 5 comma 5 del DDG 1259/2017 per chi presenta domanda e allega condizione di disabilità personale o del congiunto da assistere. Adesioni al seguente linkL’ufficio legislativo di Udir, a seguito del consolidamento della giurisprudenza sulla materia sulla preminenza del riconoscimento dei diritti tutelati dalla legge 104/1992, peraltro richiamata nella nota del capo dipartimento del ministero dell’istruzione prot. n. 0014232 del 5 giugno 2020, avvia le procedure per impugnare al Giudice del Lavoro il vincolo della permanenza nella sede attuale di servizio per gli assunti, nell’ anno scolastico 2019/2020, che abbiano una disabilità riconosciuta personale o di un congiunto assistito. Il ricorso è gratuito per tutti gli associati Udir.

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La mobilità post Covid-19?

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

7 italiani su 10, superata l’emergenza COVID-19, utilizzeranno l’auto per i propri spostamenti. Solo il 10% tornerà a servirsi dei mezzi pubblici. Per gli acquisti di nuove auto, complice la crisi economica, gli italiani sono sempre più propensi a servirsi di finanziamenti e nuove formule come il noleggio a lungo termine. Solo 1 su 3 è disposto ad acquistare la vettura in contanti. Nel processo d’acquisto cresce l’apertura verso le tecnologie digitali e i contatti, anche serali o di domenica, con il concessionario.
Soni questi i principali trend che emergono dalla survey mensile “Come cambiano le tue abitudini”, condotta a cavallo tra i mesi di aprile e maggio da Areté (azienda leader nella consulenza strategica fondata da Massimo Ghenzer) per fotografare i cambiamenti in atto nel mondo della mobilità.L’emergenza COVID-19 sta producendo scenari inediti con gran parte degli italiani, ancora in attesa di riprendere a spostarsi come nei primi due mesi dell’anno, che stanno modificando le proprie intenzioni di consumo. Circa il 90% si dice pronto a muoversi, ma solo su veicoli privati, di mobilità “individuale”. Al minimo storico la fiducia nei confronti dei mezzi pubblici, ritenuti ora anche poco sicuri sotto il profilo sanitario.In una fase critica per il mercato automotive, praticamente azzerato durante il lockdown e ridotto al lumicino nelle prime settimane di riapertura, lo studio propone un focus sulla propensione e modalità di acquisto di nuove auto.Complice la dura crisi economica e l’impossibilità di immobilizzare grandi capitali che tocca ampie fasce della popolazione, sono destinate a cambiare le formule di acquisto: solo 1 italiano su 3 si dice intenzionato a comprare in contanti l’autovettura, il 57% intende farlo tramite finanziamento o leasing, l’8% è pronto ad affidarsi al noleggio a lungo termine. L’adozione di misure restrittive e di dispositivi individuali di protezione finalizzati a contenere la diffusione del contagio stanno rivoluzionando anche il processo di acquisto dell’auto. Il 70% dichiara di voler avviare da casa la trattativa con il venditore della concessionaria attraverso un collegamento audio e video (soprattutto tramite WhatsAPP e Skype) che faciliti la comunicazione. Oltre l’80% è disponibile a ricevere una video-chiamata nella seconda metà della giornata (dalla pausa pranzo in poi), il 15% anche dopo le 20.“I dati raccolti”, evidenzia Massimo Ghenzer – Presidente di Areté, “certificano le nuove tendenze in atto nell’approccio alla mobilità e alla vendita dell’auto, con gli italiani pronti a dialogare con il dealer attraverso nuove forme di comunicazione e a riscoprire la passione per le quattro ruote in modalità digitale o anche fisica, recandosi in concessionaria anche la domenica. Lo stato di ansia emotiva ed incertezza economica richiedono oggi da parte dei dealer un’attenta profilazione dei potenziali clienti, anche alla luce dei cambiamenti in atto, per poter rendere più efficace il processo di vendita”.
In allegato la ricerca completa.

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Udir chiede revisione dei criteri di accorpamento delle scuole e nuove norme di mobilità

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

Il sindacato dei dirigenti scolastici Udir ribadisce il proprio impegno e volontà di risoluzione del problema che coinvolge tantissimi dd.ss. anche neo assunti, in particolare della Campania e del Sud ma non solo, di poter tornare a casa, dai propri affetti, nella propria regione di residenza, senza più spese per soggiorni e viaggi, vedendo decurtato il proprio stipendio di oltre 12.000 euro all’anno. Questi dirigenti scolastici sono costretti, alcuni già da 5 anni, altri per i prossimi a venire, a rimanere in sedi di servizio lontane dalla propria residenza, senza dimenticare coloro i quali attendono il trasferimento all’interno della propria regioneAllo stato attuale molti sono impossibilitati a rientrare nella propria casa e vicino ai propri cari a causa di farraginosi e obsoleti meccanismi burocratici pertanto Udir chiede che:
· a partire dall’anno scolastico 2020/2021, sia creato un piano di mobilità straordinaria su tutte le sedi disponibili prima delle nuove immissioni in ruolo;
· abolizione della necessità del “nulla osta” da parte dell’USR di servizio in deroga all’art. 9 comma 4 del CCNL Area V del 15/07/2010), condizione peraltro applicata in maniera del tutto arbitraria dai vari USR;
· abolizione del tetto del 30% dei posti messi a mobilità interregionale in deroga all’art. 9 comma 4 del CCNL Area V del 15/07/2010;
· creazione di un’unica graduatoria di aspiranti a mobilità, applicando una specifica tabella di titoli tenendo conto anche delle esigenze familiari e professionali, dando valore dall’anzianità di servizio e partecipazione a concorsi pubblici; condizione oggettiva mai applicata finora;
· inclusione nell’elenco delle sedi utilizzabili per mobilità anche delle sedi resesi disponibili per utilizzazione, distacco o comando, con incarico pluriennale, dei Dirigenti Scolastici presso Enti, Pubbliche Amministrazioni, USR.
Nel chiedere meccanismi efficaci di mobilità, il giovane sindacato chiede anche di applicare una revisione dei parametri di sottodimensionamento delle istituzioni scolastiche che ha determinato negli anni un inevitabile peggioramento della qualità del servizio formativo offerto all’utenza scolastica.
L’attuale meccanismo di accorpamento è in forte contraddizione con la prospettiva di fare fronte nel medio e lungo termine ad una pressante esigenza di presenza di una guida e un indirizzo territoriale delle Scuole tramite i Dirigenti Scolastici e Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi. Gli attuali criteri di accorpamento si presentano come una babele di numeri e di parametri che provocano e continueranno a provocare scuole senza Dirigenti e DSGA, sempre più frazionate, senza più una linea, un indirizzo socio culturale, con una perdita del senso di appartenenza, rompendo il nesso autonomia-dirigenza che era alla base della L. 59/97 e del Regolamento per l’autonomia per come, invano oramai, delineato dal DPR 275/99.Il fenomeno della “reggenza” ha finito poi col diventare non più un fatto straordinario, in carenza di Dirigenti “di ruolo”, ma una categoria particolare per istituti sottodimensionati, che conservano la loro “autonomia precaria” ma guidati in modo insufficiente e diretti da dd.ss. già titolari altrove, poco pagati, e peraltro oberati all’eccesso di adempimenti e responsabilità già nella scuola di titolarità. Nel formulare tali richieste UDIR ribadisce la necessità di una decisa riorganizzazione territoriale del sistema scolastico e la necessità di nuove e ulteriori risorse finalizzate ad una maggiore efficacia ed efficienza delle Istituzioni Scolastiche chiamate a compiti nuovi e certamente non facili sia per il presente e ancor più per il futuro.

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Corretta gestione della mobilità su rotaia nella fase 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Le associazioni dei consumatori si sono incontrate con Trenitalia per condividere e rimarcare le misure di sicurezza necessarie indispensabili a garantire una corretta gestione della mobilità su rotaia in questa fase di emergenza del coronavirus.
Le associazioni dei consumatori sottolineano l’impegno di Trenitalia e di tutto il gruppo FS ad assicurare misure severe per la sicurezza sanitaria e fanno appello a tutti i viaggiatori e pendolari e ai loro comitati di applicare le indicazioni e assicurare un corretto rispetto delle disposizioni in particolare nell’uso obbligaTorio della mascherina e del distanziamento così come predisposto nelle stazioni e sui treni e di segnalare alle associazioni Dei consumatori, raggiungibili sui loro social sui loro siti sui loro telefoni sulle loro mail, qualsiasi anomalia venisse riscontrata al fine di aiutare il monitoraggio in tempo reale delle problematiche che si dovessero manifestare.
Le Associazioni dei consumatori Hanno chiesto di incontrare nuovamente, al termine di questa prima settimana, Trenitalia e le altre aziende del gruppo FS Rfi e Grandi Stazioni per fare il punto della situazione ed esaminare anche le problematiche della cosiddetta fase tre.Infine Le associazioni dei consumatori hanno deciso di scrivere una lettera urgente al ministro delle infrastrutture e dei trasporti e al presidente del coordinamento delle regioni affinché si definiscano al più presto misure di sostegno economico per l’intero comparto della mobilità pubblica dal trasporto ferroviario a quello su gomma. Chiedono al ministro e al presidente delle regioni di convocare urgentemente un tavolo nazionale e tavoli regionali dedicati alla mobilità con le parti sociali (imprese, lavoratori, consumatori) per promuovere il lavoro agile e la flessibilità degli orari in entrata e in uscita al fine di modificare un modello di trasporto concentrato in alcune fasce orarie della giornata.Le AA.CC., da ultimo, sollecitano che si faccia presto chiarezza sui rimborsi per gli abbonamenti dei pendolari mentre per tutti i titoli di viaggio auspicano anche l’alternativa del rimborso in denaro in quei casi in cui i voucher non vengano utilizzati direttamente o ceduti ad altro passeggero. (si firmano: Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Adusbef,
Cittadinanzattiva, Federconsumatori, Legaconsumatori, Mdc, Movimento consumatori).

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“Necessaria una Fase 2 anche per la mobilità, per la sicurezza di tutti”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Roma. Per la Fase 2 dell’emergenza sanitaria l’Italia ha bisogno anche del rilancio del suo sistema di trasporti, per risolvere le sue fragilità strutturali e pensare a nuove strategie, per la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori del settore. Ad affermarlo in una nota la Faisa Cisal, Federazione Autonoma Italiana Sindacale degli Autoferrotranvieri, Internavigatori ed Ausiliari del Traffico.La filiera produttiva della mobilità, anche in questa situazione di emergenza, al pari di altri servizi essenziali per il paese, non si è mai completamente fermata ma ha dovuto contemperare il diritto alla mobilità in un così grave momento, con rispetto delle misure restrittive e di contenimento del contagio. Adesso però è necessario cominciare ad ipotizzare una ripartenza che certamente dovrà essere coordinata e sistemica.Una parte della vita dei cittadini italiani che si fa fatica ad immaginare nel futuro, è la mobilità: come ci sposteremo quando cominceremo ad uscire dalle nostre case? Come andremo al lavoro e a scuola? Certamente un ruolo decisivo sarà giocato dal trasporto pubblico locale, essenziale alla ripresa del nostro Paese.Immaginare un modello di ripartenza basato sul mondo precedente sarebbe un errore che certamente comprometterebbe il risultato stesso dell’azione intrapresa. Cambieranno i comportamenti dei viaggiatori e di conseguenza degli operatori, entrambi dovranno seguire nuove regole in grado di tutelare sicurezza sanitaria e attività di trasporto.Autobus e metropolitane saranno i luoghi dove sarà più complicato garantire un effettivo distanziamento sociale tra le persone. Chi usa da sempre questi vettori lo sa perfettamente. Con le nuove modalità di distanziamento sociale e di prevenzione dei rischi di contagio un autobus non potrà che viaggiare con una capacità di trasporto fortemente ridotta.Certamente lo sviluppo delle attività da remoto consentirà di ridurre una parte della richiesta di mobilità, ma, con altrettanta certezza, si sa che questo non basterà. Sarà necessario, anche al fine di superare il problema delle ore di punta, cambiare la curva di distribuzione del trasporto, ridistribuendo l’orario di lavoro e di studio nell’arco dell’intera giornata. Solo in questo modo la mobilità potrà essere garantita con le nuove regole di sicurezza.La mobilità, sino a ieri immaginata solo come “sostenibile”, dovrà anche diventare, almeno per quanto riguarda l’aspetto sanitario, protetta ed adeguata alle nuove esigenze, sia per gli utenti che per i lavoratori, determinando quindi i relativi cambi di azioni quotidiane.Questa emergenza ci pone tutti di fronte alla necessità di ridisegnare un futuro con nuovi paradigmi, nuove strategie rispetto ad una differente richiesta di mobilità che dovrà adeguarsi a nuovi modelli organizzativi che interverranno.In questa fase ogni soggetto deve fare uno sforzo atto a ricercare soluzioni coordinate tra i diversi portatori di interesse, senza limitarsi a ricercare nelle controparti i nemici e quindi senza ergersi a portatori esclusivi di verità universali sulla base di rendite di posizione ormai oggettivamente anacronistiche.La Faisa Cisal, nell’ambito della sua rappresentanza, come e più di ieri, è pronta a fare la sua parte all’interno delle task force, cabine di regia, tavoli tecnici, protocolli e di tutti gli organismi che saranno costituti al fine di individuare misure condivise, con una logica inclusiva, che deve avere come obbiettivo la ripartenza di un settore determinante per l’economia del Paese con il massimo del livello di sicurezza possibile.Per questo l’Italia si deve coordinare sulla ripresa, e il Governo ed Ministeri competenti devono disporre le opportune azioni atte a consentire concretamente una nuova mobilità, in sicurezza, sia per i cittadini che gli operatori del settore” conclude il segretario. (fonte:ComunicatiStampa.net)

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DL Scuola: garantire una mobilità straordinaria e rispettare l’autonomia scolastica

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

Il dirigente scolastico Vito Lo Scrudato, presidente regionale della Sicilia, ha illustrato le dieci proposte di modifica che consentirebbero in deroga al blocco triennale e sul 30% dei posti disposto dalle norme contrattuali vigenti il trasferimento dei presidi immobilizzati e neo-assunti su tutto l’organico di diritto vacante. Richiesta anche la conferma dei dd.ss. all’estero. Valutazione, Esami finali, Rimborsi viaggi di istruzioni, calendario tra gli argomenti affrontati. Scarica gli emendamenti.Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, “è arrivato il momento per la politica di ascoltare quei dirigenti scolastici che sono in trincea e sanno quello che sta avvenendo in ogni scuola, ai tempi della didattica a distanza e del lavoro agile. Le norme sulla mobilità sono necessarie rispetto al contratto firmato dalle sigle sindacali, perché rispondono a una esigenza straordinaria che ha visto limitata la libertà personale e l’assunzione su graduatoria nazionale di migliaia di nuovi presidi, spesso lontani da casa e limitari dagli spostamenti a causa del Covid-19”. Il sindacato, che tutela i dirigenti scolastici, è intervenuto presso la VII Commissione del Senato per discutere l’esame del Provvedimento: è intervenuto il dirigente scolastico Vito Lo Scrudato, delegato Udir. Il sindacato ha chiesto di approvare i dieci emendamenti presentati, ribadendo quanto sia importante l’autonomia scolastica, grazie alla quale le scuole del nostro Paese hanno fin da subito, dall’insorgere dell’emergenza, messo in campo una nuova modalità di didattica attraverso le tecnologie a distanza, realizzando così gran parte degli obiettivi formativi previsti dai curricoli, e in più suscitando negli allievi una serie di competenze aggiuntive legate all’utilizzo di strumenti nuovi in una condizione di necessità, tuttavia ricca di stimoli e soluzioni. Tra gli altri emendamenti, si è chiesto di porre attenzione alla situazione dei dd.ss. all’estero, con richiesta “Proroga contratti dirigenti scolastici a.s. 2020/2021 scuole estero”, per prevedere l’utilizzazione del personale dirigente attualmente in servizio, al fine di sopperire alla mancanza dell’organico a seguito dell’esaurimento delle graduatorie di cui al decreto dipartimentale n. 2020, pubblicato nella 4a serie speciale della Gazzetta Ufficiale dell’8 gennaio 2019, nell’impossibilità per il Ministero di emanare un nuovo bando con istituzione delle apposite commissioni di valutazioni.

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Mobilità dei dirigenti scolastici, approfondimento Udir

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Proprio la settimana scorsa è stato presentato un emendamento che chiede lo sblocco della mobilità al Decreto scuola D.L. 22 del 8 aprile 2020 in esame al Senato. Vai al Testo degli emendamenti L’esilio lavorativo è una condizione da non augurare a nessuno. Soprattutto quando è ingiustificato e dura da troppo tempo, senza che si intravedano possibilità di poter tornare a casa, dai propri affetti, nella propria regione, senza più spese per soggiorni e viaggi, vedendo decurtato il proprio stipendio anche di oltre 12mila euro all’anno.Molto preoccupante risulta invece la situazione che si va prospettando, relativa alla mobilità dei dirigenti scolastici, nei prossimi 10 anni. La mobilità dei dd.ss. in servizio fuori della propria regione sarà ostacolata infatti da almeno tre fattori: il vincolo triennale di assegnazione alla propria sede, sancito dal contratto di lavoro sottoscritto; il limite massimo del 30% delle sedi disponibili da riservare alla mobilità interregionale, e la sincronia con cui i dirigenti scolastici si troveranno a chiedere la mobilità interregionale.Gli USR renderanno disponibili solo poche sedi nelle diverse regioni, anche meno del 30% massimo definito nel CCNL, mentre invece aumenterà il numero di dirigenti scolastici che chiederanno già da quest’anno la mobilità. Il combinato dei vari fattori rischia di rendere di fatto impossibile e bloccata per lungo tempo la mobilità interregionale per la maggior parte dei dirigenti scolastici, sia quelli da poco immessi in ruolo fuori regione con il concorso del 2017, sia quelli del concorso del 2011, sia quelli immessi ai sensi dei commi 87 e 88 della legge 107/2015. Questa giusta e umana possibilità, per quanto prevista nel contratto, sarà per loro di fatto preclusa.Per scongiurare il blocco completo della mobilità interregionale nei prossimi anni e impedire la disapplicazione di ogni criterio di merito con l’attuale procedura che di fatto penalizza i dirigenti scolastici assunti da tempo (oramai alla fine del quinto anno di dirigenza) e i neoassunti, Udir propone di adottare, a partire dall’anno scolastico 2020/2021, la mobilità straordinaria su tutte le sedi disponibili prima delle nuove immissioni in ruolo e l’abolizione del tetto del 30% e di qualsiasi limitazione al numero delle sedi disponibili per la mobilità interregionale, tenendo anche conto dell’anzianità di servizio maturata nel ruolo di dirigente e le modalità di assunzione attraverso un concorso nazionale.Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, risponde così all’appello accorato del “Coordinamento Ds itineranti” prendendo in carico il gravoso peso di problemi, economici, affettivi e psicologici che tali DS sono costretti a subire, tenuto conto che l’operato del sindacato UDIR si basa sulla “tutela del diritto”, come principio basilare.UDIR si è già occupato di mobilità, presentando diversi emendamenti e Disegni di Legge sia alla Camera che al Senato, spingendo gli USR a modificare le proprie azioni come nel caso dell’USR Campania che a seguito dei solleciti, da quest’anno, ha messo a mobilità interregionale il 30% dei posti a fronte dell’8% dell’anno prima. Ma questo è stato solo un primo risultato e l’UDIR, con il presidente Marcello Pacifico, porrà in essere tutte le azioni utili al raggiungimento dell’obiettivo: vedere rientrare i DS nelle proprie regioni di residenza e di vita, di nuovo insieme ai propri cari e senza pazzesche spese che incidono sul regime economico delle proprie famiglie.Saremmo ben lieti di poter affrontare la tematica accanto a voi e con voi, e a tal fine chiediamo di poter avere un contatto diretto con il “Coordinamento DS itineranti” e con tutti i movimenti di dirigenti scolastici in interregionalità, per creare un fronte comune, acquisendo insieme la forza necessaria.

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Mobilità dei dirigenti scolastici

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

Il sindacato Udir ha presentato alla VII commissione del Senato dieci proposte di modifica del decreto legge. Tra le proposte, quella relativa alla Sblocco della mobilità interregionale e mobilità straordinaria DS. Vai al testo degli emendamenti. Udir ha inviato dieci proposte di modifica del Decreto Scuola presentato dal Ministro Azzolina, attualmente all’esame della VII Commissione del Senato: dalla revisione dei criteri per la valutazione degli scrutini a quelli per gli esami di stato, dalla tutela della salute del personale e degli studenti alla piena valorizzazione dell’attività di didattica a distanza, a un piano straordinario di mobilità dei dirigenti prima delle prossime immissioni in ruolo.Come ha affermato il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, in un’intervista ai microfoni di Teleborsa, “l’emergenza deve valorizzare il ruolo dell’autonomia e il lavoro svolto da tutta la comunità educante. I dirigenti scolastici ritengono che non si debba ‘sminuire’ il ruolo degli organi collegiali, che possono riunirsi a distanza”.Per quanto riguarda la mobilità, Pacifico ha lanciato un “appello anche a favore dei dirigenti scolastici neoassunti, che dovrebbero rimanere nelle sedi assegnate e vacanti per almeno 5 anni. È giusto che anche questi rientrino in quel piano di mobilità straordinaria valido per tutti i dirigenti scolastici in base all’anzianità di servizio”.La misura proposta da Udir si pone “l’obiettivo di sbloccare la grave situazione di disagio a cui sono soggetti numerosi Dirigenti Scolastici collocati fuori regione e di evitare l’ulteriore stallo della mobilità interregionale a cui sarebbero soggetti molti dei dd.ss. vincitori del concorso 2017 e collocati fuori regione, nonché i dirigenti scolastici in ruolo da anni e assegnati fuori della propria regione, tenuto conto anche dell’ultima selezione avvenuta su graduatorie nazionali per i dirigenti scolastici neo-assunti, al fine di facilitare il rientro nella regione di appartenenza a fronte di nuovi posti resi vacanti”.

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Scuola: Incontro Miur su organici e mobilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Primo incontro sugli organici e mobilità deludente del Vice presidente Nazionale Gianmauro Nonnis e del segretario generale Stefano Cavallini con il Capo Dipartimento per il sistema Educativo di Istruzione, dott. Max Bruschi, e con il Dirigente Ufficio IV Personale docente ed educativo, Antimo Ponticiello, Marcello Pacifico (Anief): “Anche se sono stati confermati i numeri di docenti dell’anno scorso rispetto a 70mila alunni in meno, gli organici risultano comunque insufficienti per garantire adeguatamente il diritto all’istruzione, evitare le classi pollaio e adeguare il tempo scuola nella primaria. Anche sul sostegno i 1090 posti in più non coprono neanche i posti in deroga dati ogni anno dai vari UUSSRR per avere una copertura adeguata ai fabbisogni di alunni con handicap” Al contrario della soddisfazione espressa da tutte le altre organizzazioni sindacali in vari comunicati, a noi resta l’amaro in bocca per le informazioni ricevute. La conferma dell’organico dell’anno scorso, anche in presenza della diminuzione di circa 70mila alunni, se presa in modo assoluto potrebbe sembrare una notizia positiva, ma non tiene conto della diminuzione del numero complessivo dei docenti che dal 2009 ha portato al taglio di circa 200mila posti mai ripristinati. Per non parlare del mai attuato percorso 0-6 per cui servirebbero decine di migliaia di docenti dell’infanzia da assumere. Il tutto passando per il tempo scuola tagliato dalla legge 133/2008, che al Sud interessa solo il 15% degli alunni circa, contro oltre il 48% al Nord e che necessiterebbe di un numero adeguato di immissioni in ruolo per essere attuato e reso uniforme su tutto il territorio nazionale.“Servirebbero ben altri numeri rispetto a quelli datici dal ministero. 390 posti per l’infanzia non saranno mai sufficienti, non dico per attuare, ma neanche per avviare il percorso 0-6 – afferma Gian Mauro Nonnis presente all’incontro – così come i 500 posti comuni in più e 1090 posti di sostegno in più in organico di fatto sono delle gocce nel mare. Per far tornare il rapporto docenti-alunni ai livelli del 2009, prima del taglio voluto dal ministro Tremonti – conclude il vicepresidente nazionale Anief – servirebbero almeno 120mila docenti in più e solo così potremmo dire di aver risolto in tutta Italia il problema delle classi pollaio tanto sentito dall’attuale ministro dell’istruzione” “I numeri snocciolati dal ministero inoltre non sono una novità – interviene Stefano Cavallini, segretario generale Anief – ma sono noti perché contenuti in norme già in vigore. Dall’incremento di 500 posti comuni inserito nell’art. 7, comma 10-octies del Milleproroghe, ai 390 posti di potenziamento infanzia indicati nell’art.1, comma 279, L.160/2019, ai 1.090 posti in più di sostegno indicati nell’art.1, comma 266, della L.160/2019. Niente di nuovo quindi. Ci aspettavamo numeri ben maggiori che avrebbero permesso di abbattere la supplentite che si prospetta ancor maggiore l’anno prossimo”.Il ministero non ha dato risposte adeguate a problemi endemici della scuola che da anni denunciamo. L’introduzione di un’ora aggiuntiva di educazione fisica nella scuola primaria e di educazione civica ‘vera’, come materia autonoma, l’eliminazione delle nuove certificazioni per il sostegno ai disabili, con l’assegnazione di tutte le ore richieste dal Pei e l’estensione dell’obbligo scolastico a partire dall’età di 5 anni fino alla maturità, oltre che il ritorno all’insegnamento modulare nella scuola primaria e l’introduzione del docente di sostegno nella scuola dell’infanzia avrebbero dovuto avere altre risposte in termini di organico. Anche sul versante mobilità non abbiamo avuto risposte adeguate.

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Coronavirus e mobilità individuale. Come fare ricorso contro le multe ritenute ingiuste

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

La mobilità individuale in tempo di coronavirus è limitata e disciplinata, anche con possibili ulteriori restrizioni decise dalle autorità locali. Le informazioni sulle attività delle forze dell’ordine in merito sono parte della quotidianità dei vari bollettini che ci aggiornano sulla situazione emergenziale. Ed è bene che controlli e informazione ci siano.Ma non è detto che tutto sia come dovuto. Abbiamo documentato (caso a nostro avviso particolare) di una multa fatta a chi era andato in un negozio per acquistare “solo” vino e pasta. Ma oltre ai casi particolari, purtroppo ce ne sono anche altri che, nella quotidianità, stanno diventando, per la loro dubbia legittimità, ordinari: tensione e novità per le forze dell’ordine? Approssimazione di valutazione delle norme da parte dei cittadini? Tutto è possibile: siamo tutti nuovi a queste situazioni; errori da parte di chi deve rispettare e chi deve far rispettare la legge sono fisiologici.
Per chi, multato, si sentisse di avere ragioni valide da opporre al provvedimento, ecco come, dove e quando fare ricorso:
1. inviare degli scritti difensivi entro 30 giorni dal momento in cui si riceve il verbale all’Autorità Competente indicata sul verbale (generalmente: il Comune se a verbalizzare sono stati vigili urbani, la Provincia se Polizia Provinciale, o il Prefetto se Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza ecc.); gli scritti difensivi vanno inviati per raccomandata a/r o PEC, in carta libera.
2. l’Autorità interpellata (entro i 5 anni successivi), potrà accogliere gli scritti difensivi, oppure rigettarli emettendo un’ordinanza ingiunzione. In quest’ultimo caso, si potrà fare ricorso entro 30 giorni dalla notifica davanti al giudice di pace. Allo stato dei fatti, il termine per gli scritti difensivi o il ricorso sono sospesi fino al 15 aprile. Solo a partire dal 16 aprile, quindi, decorrerà il termine di 30 giorni entro cui presentarli. (fonte Aduc)

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Scuola: Mobilità, si parte in ritardo ma i problemi sono i vincoli illegittimi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

Non c’è accordo sull’ordinanza che regolerà i trasferimenti del prossimo anno scolastico di tantissimi docenti e Ata di ruolo. Per Anief, il nodo non è la tempistica di pubblicazione dell’ordinanza, ma il contenuto che continua a tenere fermi i neo assunti da GMRA della secondaria per cinque anni e conferma il blocco sul sostegno con l’impossibilità di calcolare il servizio preruolo. Criticità, anche, per chi è stato trasferito lo scorso anno sull’istituto prescelto. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “invece di procedere con una mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti senza più vincoli e algoritmi impazziti, si è andati a cavillare su aspetti irrilevanti. Si è andati a cercare il motivo dell’eccesso di domande: il ministero, d’accordo con gli altri sindacati, ha limitato non solo i trasferimenti per i neoimmessi, ma anche le assegnazioni provvisorie. Noi non possiamo accettarlo. Rimane illogico e illegittimo qualsiasi genere di blocco e, se necessario, arriveremo anche alla Consulta”.Anche sulla mobilità del personale scolastico c’è poca sintonia tra il ministero dell’Istruzione e i sindacati: per i dirigenti ministeriali e la ministra Lucia Azzolina occorre rispettare i tempi previsti, anche in presenza di uffici scolastici in operatività ridotta per l’emergenza del Coronavirus. Invece, per le organizzazioni che rappresentano i lavoratori occorre posticipare la tempistica, già slittata perché inizialmente fissata al 16 marzo. Alcuni giorni dopo la suddetta richiesta sindacale, illustrando le misure sulla scuola previste nel decreto legge “cura Italia” n. 18 del 17 marzo 2020, la ministra Lucia Azzolina ha affermato: “La mobilità andrà assolutamente avanti, il personale ha tutto il diritto di ricongiungersi con i propri cari”. Sempre la ministra non ha, tuttavia, dato indicazioni specifiche sulle date effettive di presentazione delle domande o della pubblicazione dell’ordinanza ministeriale che darà avvio alle operazioni. Per Anief, tuttavia, il nodo della questione non è la tempistica di pubblicazione dell’ordinanza, bensì il contenuto. A partire dalla conferma dei vincoli di permanenza sul proprio posto, come quello quinquennale da quest’anno imposto ai neo-assunti da GMRA della secondaria e quello contrattuale su sostegno che impedisce il passaggio su disciplina se non dopo 5 anni e senza la possibilità di computare gli anni di preruolo. Entrambi, pregiudicano il ricongiungimento dei propri affetti, pure in presenza di posti disponibili: nel caso del blocco per un lustro degli immessi in ruolo nella secondaria, che il prossimo anno sarà esteso a tutti gli immessi in ruolo a prescindere dalla graduatoria da cui saranno convocati, Anief conferma l’intenzione di impugnare l’ordinanza per sollevare questione di illegittimità costituzionale delle norme introdotte dalla legge n. 159/2019 a seguito della palese violazione del principio di uguaglianza sostanziale, parità di trattamento, ragionevolezza. Nel caso del blocco contrattuale su sostegno senza computare il servizio preruolo, il giovane sindacato ribadisce che è stato dichiarato più volte illegittimo nelle sentenze ottenute dal sindacato presso i tribunali di competenza.Un altro punto critico del regolamento sulla mobilità è l’inibizione a fare domanda di trasferimento nei confronti di tutti gli insegnanti che nella precedente mobilità hanno chiesto e ottenuto una scuola con titolarità. Lo stesso vincolo sarà confermato per i trasferimenti dei prossimi due anni a meno che non si sia individuati come soprannumerari. In questo caso la limitazione è contenuta nel contratto nazionale sulla mobilità, voluto dai sindacati maggiori, nel quale è stato introdotto l’impedimento triennale in tutti i casi in cui si è ottenuta una scuola attraverso il codice puntuale della istituzione scolastica prescelta.

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Emergenza coronavirus e mobilità. Conseguenze del mancato rispetto

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

La necessaria premessa a quanto stiamo per dire è che il modo corretto di affrontare l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo è attenersi alle prescrizioni date dall’autorità sanitaria e rispettare le misure di contenimento destinate a prevenire il contagio e la maggior diffusione dell’epidemia.Devono quindi evitarsi al massimo gli spostamenti non necessari e rispettare le quarantene programmate al fine di evitare che altre persone si ammalino, eseguendo le prescrizioni stabilite dai provvedimenti che si sono susseguiti negli ultimi giorni.A tale proposito, l’art. 3, co. 4, D.L. 6/2020, prevede che “salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.
L’art. 650 c.p., intitolato <> a sua volta prevede che “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.L’inosservanza delle misure di contenimento previste dai provvedimenti di questi giorni, insomma, configura un reato, e dunque l’attivazione, in caso di denunzia da parte delle forze di polizia preposte al controllo, di un procedimento penale contro il trasgressore.
Le conseguenze non devono essere sottovalutate, poiché la condanna per un reato, sebbene minore, viene successivamente registrata nel certificato penale della persona che, da quel momento, diviene effettivamente un <>. Queste conseguenze sono in realtà coerenti con la gravità dei tempi che viviamo e, tuttavia, sono stati segnalati casi di persone che si stavano legittimamente muovendo, per lavoro, per dare assistenza a familiari non autosufficienti, per andare a comprare generi alimentari di prima necessità (e addirittura per andare dall’Avvocato!) che per un motivo o per un altro non siano stati in grado di dimostrare la legittimità dei motivi per cui erano fuori casa, e siano stati di conseguenza denunziati dall’autorità.In questi casi, le forze dell’ordine redigono un documento che si chiama “verbale di identificazione, di nomina di difensore e di elezione di domicilio” con cui identificano il trasgressore, gli chiedono di designare un proprio Difensore e di indicare un domicilio, ossia il luogo in cui poi gli verranno eseguite le notificazioni.Qualora la persona non sia in grado di nominare un Difensore di fiducia, verrà di seguito nominato un Difensore d’ufficio, tratto dagli appositi elenchi.Le forze dell’ordine rilasceranno una copia del documento al trasgressore, che resterà a ogni effetto a piede libero, e ne trasmetteranno l’originale alla Procura della Repubblica competente, che poi eserciterà l’azione penale. Esiste tuttavia una soluzione per evitare il procedimento penale e le due conseguenze molto negative per la vita della persona, e più precisamente l’oblazione.L’articolo 650 c.p. appartiene, infatti, alla famiglia delle c.d. “contravvenzioni” ossia reati minori che possono essere estinti (quindi senza consegue penali e senza iscrizione nel certificato penale) mediante il pagamento di una somma. È bene da subito specificare che tale somma è diversa dall’ammenda di euro 206 che viene inflitta per il reato in sé che, anzi, non deve essere pagata perché il suo pagamento costituisce esecuzione della pena, che a quel punto diviene irrevocabile.L’oblazione è prevista dagli art. 162, 162 bis c.p. e 141 disp. att. c.p.c.La relativa domanda può essere presentata anche senza l’assistenza dell’Avvocato direttamente alla Procura o al Giudice delle Indagini Preliminari competente.
Se la richiesta è presentata alla Procura, il PM la trasmette, con tutti gli atti e il proprio parere, al GIP. Qualora, invece, la domanda sia presentata direttamente al GIP, costui ne chiederà gli atti al PM unitamente al suo parere.Poiché l’art. 650 c.p. è punito alternativamente con l’arresto e l’ammenda l’oblazione non è automatica, bensì facoltativa (introdotta dalla L. 689/1981) e il GIP, pervenuta la richiesta, può respingerla o accoglierla con ordinanza e, in questo secondo caso, stabilire la somma da versare e un termine per il pagamento non superiore a dieci giorni, dandone avviso al trasgressore e al Difensore, se nominato.Solo a questo punto il pagamento non costituisce esecuzione della pena ma estinzione del reato!
Sebbene sembri la stessa cosa, risolvendosi comunque in un pagamento, è bene non confondere le cose vista la gravità delle conseguenze.Se però il GIP respinge la richiesta o se il trasgressore non chiede l’oblazione, il PM eserciterà l’azione penale e al cittadino sarà notificato un Decreto Penale di Condanna, ossia una condanna a tutti gli effetti che intima al pagamento della somma stabilita dal GIP.Anche in questo caso, la somma non va pagata, poiché costituirebbe esecuzione della pena, che diverrebbe irrevocabile.Entro quindici giorni dalla notifica del Decreto, il destinatario può proporre opposizione allo stesso (questa volta con l’obbligatoria assistenza dell’Avvocato), contestualmente chiedendo l’oblazione, e dunque rientrerebbe nella procedura sopra descritta. Se l’opposizione non viene presentata entro quindici giorni, il Decreto Penale diviene irrevocabile, e la condanna viene iscritta al casellario giudiziale. Il pagamento dell’oblazione determina l’estinzione del reato che, quindi, non verrà iscritto nel certificato penale del cittadino. Tutto questo, tuttavia, a condizione che il trasgressore non fosse consapevole di essere ammalato e stesso comunque violando la quarantena. In tale caso, infatti, in ragione dell’inciso “salvo che il fatto non costituisca più grave reato” potrebbe essere sottoposto a procedimento penale per il gravissimo delitto di cui all’art. 452 c.p. (Epidemia colposa): per tutti dunque, resta valido il primo consiglio di rispettare scrupolosamente le disposizioni sanitarie e rimanere isolati il più possibile, limitando gli spostamenti a solo quanto strettamente necessario.Sebbene nel caso descritto l’oblazione possa essere richiesta anche direttamente dal trasgressore, il consiglio è comunque quello di nominare un Difensore di fiducia, attesta l’estrema gravità delle conseguenze in caso di errore nelle procedure. (Marco Biagioli Avvocato, membro del Network Legale di Aduc, membro della Consulta Giuridica di UGL. In collaborazione con Caterina Caregnato Avvocato, Difensore d’Ufficio)

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Mobilità sostenibile e risparmio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Sostenibile per l’ambiente ma soprattutto per le tasche: la mobilità sostenibile e condivisa nel 2019 ha registrato numeri da record, con oltre 832 tonnellate di CO2 non emesse e 1,2 milioni di euro risparmiati. A rivelarlo è il Rapporto annuale sulla Mobilità Sostenibile Aziendale di Jojob, il principale servizio in Italia che offre alle aziende uno strumento completo di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità grazie alla certificazione di viaggi casa-lavoro fatti in carpooling, in bici, a piedi o con le navette aziendali. Jojob permette infatti alle aziende di diffondere e incentivare l’uso dei trasporti condivisi e basso impatto ambientale tra i dipendenti, grazie alla certificazione tramite app per smartphone dei viaggi casa-lavoro fatti in carpooling, ma anche in bici, a piedi o con le navette aziendali. Nel 2019 si è assistito ad un vero e proprio boom nell’utilizzo di questi strumenti da parte delle aziende, che hanno così stimolato i lavoratori ad adottare mezzi di trasporto sempre più green.In particolare il carpooling aziendale, grazie al quale i lavoratori possono condividere il tragitto casa-lavoro con colleghi e dipendenti di aziende limitrofe, ha permesso nel 2019 ai dipendenti di risparmiare – quindi di percorrere in condivisione anziché con la propria auto – 5.892.016 km, un dato cresciuto dell’88% rispetto all’anno precedente. Una pratica comoda che contribuisce a diminuire il traffico veicolare: basti pensare che in un anno sono quasi raddoppiati i km percorsi in carpooling da chi si è recato a lavoro trasportando colleghi e amici (4.288.848 km), togliendo così dalle strade 197.595 auto e non emettendo in atmosfera 765.962 kg di CO2 (+81% rispetto al 2018), una cifra che corrisponde alla CO2 che – se emessa – richiederebbe di essere neutralizzata da un bosco di 38.298 alberi.Da record, di conseguenza, il risparmio generato nell’anno: passeggeri e autisti hanno risparmiato in totale 1,2 milioni di euro semplicemente utilizzando il carpooling, quasi raddoppiando i dati del 2018, quando si parlava di 650mila euro.Un’auto con 2,38 persone per un tragitto di 29 km è il viaggio medio percorso dai carpooler che ogni giorno scelgono di condividere l’auto per andare a lavoro. In questo modo, ciascun utente arriva a risparmiare in media 1.966,20 euro ogni anno, considerando che il costo medio per chi viaggia da solo sarebbe di 2.613 euro (calcolato su tabella ACI 0,20 €/km).
Nel 2019 a conquistare i dipendenti della aziende sono stati inoltre i servizi Bici, Piedi e Navette lanciati da Jojob nel corso del 2018 per certificare le tratte casa-lavoro fatte a piedi o in bicicletta o a bordo delle navette aziendali.
L’utilizzo della bicicletta è quintuplicato rispetto al 2018, raggiungendo negli ultimi 12 mesi 240.000 km percorsi, che hanno permesso di risparmiare 48.000 euro e di non emettere in atmosfera 31.200 kg di CO2. I dipendenti che raggiungono la sede di lavoro a piedi hanno invece percorso in totale 50.649,7 km, pari a +608% rispetto al 2018, per un risparmio economico di 10.129 euro e ambientale di 6.584 kg di CO2.Con Jojob Navette invece sono stati certificati 220.092 km (+176% rispetto all’anno precedente), risparmiati 44.018 euro, 28.611kg di CO2 non emessi.
Una crescita legata anche al fatto che le aziende che scelgono le soluzioni di mobilità proposte da Jojob sono passate a 3.000 (+50% rispetto al 2018), di cui 260 grandi aziende (+44% rispetto al 2018), che oltre al servizio di carpooling aziendale stanno promuovendo gli spostamenti a piedi, in bici o con le navette aziendali.Tra le aziende che anno dopo anno continuano ad adottare Jojob spiccano Amazon, Aeroporto di Bologna, BVLGARI, Chiesi, CNH Industrial, Eli Lilly, Gruppo MutuiOnline, Kedrion Biopharma, Lavazza, OVS SpA, Salvatore Ferragamo.A queste, nel corso del 2019 si sono affiancate numerose grandi aziende tra cui Banca d’Italia, Bomi Italia, Fincantieri, Fonderie di Montorso, ING, Jacobacci & Partners, Loro Piana, Pietro Fiorentini, Sea Aeroporti di Milano. Tra le PMI che si sono aggiunte nel corso del 2019 alla squadra di Jojob spuntano invece ART, Coface, Knorr Bremse.

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Scuola: Vincolo quinquennale mobilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

Il decreto scuola, tra i vari provvedimenti, ha varato anche l’estensione a tutti gli immessi in ruolo a decorrere dal 2020/2021 del vincolo di permanenza di cinque anni nella scuola di titolarità. Come Anief abbiamo già più volte protestato contro tale decisione. Siamo convinti, infatti, che la continuità didattica sia certamente da garantire, specie nel primo ciclo e sul sostegno, ma è pur vero che non è possibile negare così a lungo ai docenti il diritto alla libera mobilità sul territorio nazionale. Ma c’è un aspetto nell’introduzione su larga scala del suddetto vincolo che troviamo particolarmente odioso: il coinvolgimento anche di coloro che fruiscono, per sé o per un congiunto (coniuge, figli, parte dell’unione civile), dei benefici della legge 104/92, con la sola esenzione di chi ha ottenuto il riconoscimento dopo la presentazione della domanda di partecipazione al concorso o di aggiornamento delle graduatorie a esaurimento. Si tratta di una decisione che lascia allibiti e per la quale non è possibile trovare alcuna plausibile giustificazione. Ricordiamo che la legge 104/92 è nata per tutelare i disabili (nel caso presente i lavoratori disabili) e coloro che si prendono cura di un congiunto entro il secondo grado. Porre un simile limite all’esenzione dai vicoli alla mobilità, per di più comprendendo anche quella annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie) e addirittura gli incarichi TD ex art 36 CCNL 2007, vuol dire negare quei diritti alla stragrande maggioranza degli aventi titolo, con gravissime ripercussioni sulle loro vite. È chiaro, infatti, che bloccare per cinque anni un genitore o un coniuge in una sede di servizio posta a centinaia di chilometri di distanza dalla propria residenza significa porre quel lavoratore di fronte alla necessità di dover scegliere tra il proprio lavoro e la propria salute e/o la cura dei propri affetti più cari. Una scelta indegna di uno Stato di diritto e, crediamo, in aperta violazione di quanto indicato dall’art. 3 della Costituzione. Forse, crediamo, non si è posta sufficiente attenzione al fatto che una siffatta norma finirà per colpire anche coloro che svolgeranno il concorso nella propria regione. Non dimentichiamo, infatti, che le procedure concorsuali della scuola si attuano a livello regionale. Pertanto, se – poniamo – al momento della scelta un docente vincitore di concorso di Cuneo che vive e si prende cura del figlio, disabile da prima che papà partecipasse al concorso, sarà costretto ad accettare il ruolo a Domodossola (distante più di tre ore di automobile) dovrà rimanerci per cinque anni senza alcuna possibilità di rientro anticipato, nemmeno con assegnazione provvisoria. E non si può nemmeno pensare di dire a quel padre che potrà in ogni caso spostare tutta la sua famiglia a Verbania se, poniamo sempre, sua moglie lavora anch’essa a Cuneo, il mutuo lo sta già pagando a Cuneo e il figlio disabile è già inserito in un progetto di vita (scuola, servizi educativi, attività associative) a Cuneo.Insomma, siamo di fronte ad una norma scritta davvero male. E a renderla se possibile peggiore si aggiunga la previsione del decreto scuola di sottrarre la materia del nuovo vincolo di permanenza quinquennale alla contrattazione con i sindacati. Una tendenza – quella all’esclusione delle parti sociali dalla concertazione sui provvedimenti più importanti – che, con fatica, in questi anni si è riusciti ad arginare ma che a volte, come in questo caso, riaffiora con prepotenza, nell’erronea convinzione che sia bene escludere i sindacati dalla scrittura delle regole del gioco. Come si vede, invece, se solo si ascoltassero di più i rappresentanti dei lavoratori, le norme potrebbero essere più eque ed efficaci.Come Anief, quindi, chiediamo di riaprire i tavoli sulla mobilità – comunque necessari per integrare il contratto triennale vigente viste le numerose novità – anche su questo punto, di grave e inderogabile urgenza, così come anche sul tema più generale del vincolo quinquennale.

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Trenitalia festeggia i 10 anni di Frecciarossa, ma il diritto alla mobilità è davvero garantito?

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Durante la giornata di festeggiamenti per i 10 anni di Frecciarossa di Trenitalia, ricordiamo il diritto alla mobilità, riconosciuto dalla nostra carta costituzionale e presente nella Carta dei diritti dell’Unione Europea (Art. II-105), ma il diritto alla mobilità in Italia è realmente garantito? “Dall’Aeroporto Pitagora Sant’Anna di Crotone è stato soppresso l’unico volo internazionale – afferma l’Avv. Andrea Tucci responsabile della sede konsumer di Crotone – e dopo 10 anni di Frecciarossa e alta velocità a Crotone siamo sempre con un solo binario non elettrificato. Ritengo pertanto che i nostri diritti vengano, come spesso accade, dimenticati ed è bene ogni tanto ricordarli.”
Incalza l’associazione di volontariato “Diversi ma Uguali Kr” con sede a Crotone – “La procedura di rilascio della Carta Blu, per i titolari di indennità di accompagnamento, non è rispettosa delle difficoltà che affrontano quotidianamente le persone con grave disabilità.
Infatti, per poter ottenere la Carta Blu ci si deve recare ben due volte in biglietteria, per la registrazione e per il ritiro e a Crotone non c’è una biglietteria attiva, quindi i disabili devono percorrere un tragitto di oltre 120 km.” Konsumer Italia sollecita Trenitalia S.p.A. e i suoi uffici di competenza a ripensare con una procedura più snella ed efficace alle modalità di rilascio della Carta Blu, questo a tutela e protezione nei confronti delle persone disabili. Provveda ad un piano di ammodernamento delle linee regionali dove i Cittadini non sono di serie B ma hanno la stessa dignità di chi ha la fortuna di vivere sulle direttrici delle Frecce.

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Decreto scuola: il blocco della mobilità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

Una delle novità del Decreto scuola, attualmente in discussione al Senato e che dovrà essere approvato entro il 29 dicembre, è l’estensione del vincolo quinquennale di permanenza nella scuola di titolarità: l’obbligo quinquennale riguarderebbe tutti gli assunti dal 1° settembre 2020. Infatti, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, “il comma 17-octies dell’articolo 1 del Decreto Scuola innalza da 3 a 5 anni scolastici di effettivo servizio – per tutti i docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato – l’obbligo di permanenza nella scuola di titolarità, a decorrere dall’anno scolastico 2020-2021, con alcune limitate eccezioni”. Si precisa che “fanno eccezione le assunzioni effettuate fino all’a.s. 2019/20, nelle quali alcuni docenti hanno il vincolo triennale (infanzia e primaria) e alcuni già quello quinquennale (scuola secondaria), a seconda la graduatoria da cui sono stati assunti in ruolo”. In particolare, “il comma 17-octies stabilisce che i docenti a qualunque titolo destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria, l’utilizzazione in altra istituzione scolastica o ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso solo dopo 5 anni scolastici di effettivo servizio nella scuola di titolarità. Tale previsione si applica a decorrere dalle immissioni in ruolo disposte per l’anno scolastico 2020-2021”. L’obbligo di permanenza quinquennale è parimenti esteso anche: al personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado che supera il periodo di formazione e di prova del concorso straordinario secondaria e al personale docente ed educativo immesso in ruolo, su propria istanza, in territori diversi da quelli di pertinenza delle rispettive graduatorie qualora residuino posti vacanti e disponibili.

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Mobilità elettrica in sharing

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Helbiz, si è aggiudicata la licenza per 12 mesi del District Department of Transportation (DDOT) per operare come gestore di un servizio di e-bike freefloating a Washington D.C. Dopo la licenza ottenuta solo due giorni fa a Milano che ha una durata di 18 mesi la società è stata selezionata fra una moltitudine di candidati per l’attenzione finora dimostrata ai temi della sicurezza e dello sviluppo responsabile, nonché per il suo approccio innovativo in termini di tecnologia e investimenti sulla formazione e la crescita del proprio staff. L’azienda porterà in strada la sua flotta di quasi 2.000 biciclette elettriche a Washington D.C. a partire dal 1° gennaio 2020 mentre a Milano l’avvio dell’operatività della flotta di 750 monopattini è atteso per la prossima settimana non appena saranno concluse le verifiche sui mezzi da parte delle autorità competenti.In qualità di nuovo membro della comunità di Washington D.C., Helbiz si impegnerà a supportare la crescita dell’economia locale come fa per ogni apertura di una nuova città in cui opera. L’azienda offrirà opportunità di carriera per tutti i migliori talenti locali interessati a lavorare nel settore della micromobilità e aprirà un ufficio e un magazzino in città per gestire le operazioni su strada, la ricarica dei mezzi, la manutenzione e l’assistenza in modo diretto e immediato grazie ad un team a tempo pieno. Helbiz, inoltre, negli Stati Uniti come qui da noi, prevedrà attività dedicate ad accrescere il coinvolgimento della cittadinanza su tutte le tematiche riguardanti la guida sicura di questi nuovi mezzi elettrici. Il debutto del servizio di e-bike a Washington D.C. si inserisce in un contesto di crescente bisogno di servizi di mobilità sostenibile all’interno delle città più importanti del mondo. Dopo aver portato i suoi monopattini elettrici a Miami e le prime e-bike a Roma – le novità più recenti – Helbiz ha scelto di candidarsi a Washington per rispondere alle richieste del sindaco Bowser e del DDOT di aiutare il comune a sviluppare servizi innovativi e sicuri per i cittadini.Novità anche per quanto riguarda le tariffe: per i cittadini a basso reddito di Washington D.C., Helbiz offrirà un programma di accesso speciale con corse gratuite illimitate fino a 30 minuti a tutti i residenti del distretto con un reddito pari o inferiore al 200% delle linee guida federali sulla povertà. Mentre a Milano, il servizio tanto amato nei suoi primi mesi di sperimentazione dello scorso anno sarà disponibile ad un pezzo più basso in quanto non ci sarà più il costo allo sblocco.

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“Nuova mobilità, vecchie sfide”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Il mercato automotive vive oggi un paradosso: sono sempre più consistenti gli investimenti delle case automobilistiche sull’elettrico, raggiungeranno globalmente la cifra di 225 miliardi di dollari nel 2023, con un’offerta di modelli in Europa che si amplierà passando dagli attuali 62 (ibridi plug-in ed elettrici) a più di 230; la penetrazione di vetture elettriche è destinata per ora a rimanere limitata e il repentino calo delle motorizzazioni diesel è andato finora a favore di vetture a benzina. Di questo passo sarà difficile raggiungere gli obiettivi di emissioni medie delle flotte imposti per il 2020 (95 gr CO2/km) e il 2025 (81 gr/km) con conseguente impatto negativo sui conti delle case costruttrici. La rivoluzione elettrica potrebbe produrre anche un potenziale calo del 20% dei ricavi per concessionarie e officine di autoriparazione, in virtù del progressivo spostamento a vetture elettriche con costi e frequenza di manutenzione sensibilmente ridotti. In Italia nel 2025 il peso dei motori diesel sarà del 36%, in continua discesa (16% nel 2030), a tutto vantaggio delle motorizzazioni ibride, mentre le vetture elettriche si attesteranno all’8% (13% considerando anche le vetture ibride plug-in)

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