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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

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Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”. Qual è il modello italiano? Se penso al nostro Risorgimento mi pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati.
D’altra parte, la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme con quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Fu una partenza debole, per le istituzioni liberali, essendo rimaste a lungo prive dell’apporto delle masse cattoliche e contadine. È in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale s’intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra indicativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948, dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi e i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali, dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista e il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. La sua crescita è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Vedremo nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, mi appare indicativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto agli stimoli innovativi esercitati nel Nord. Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso)

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Per uscire davvero dalle emergenze, occorre un nuovo modello di sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Indichiamo qui di seguito solo alcuni dei punti, sui quali individuiamo l’emergenza dell’azione:
GIUSTA TRANSIZIONE. Ancora il nostro Paese non si è dotato di piani e misure per la giusta transizione, né a livello nazionale, né a livello regionale e locale. Sarà necessario convogliare risorse per la riconversione industriale di queste aree, prevedendo investimenti ingenti nelle fonti rinnovabili, nell’accumulo di energia, negli impianti per la chiusura del ciclo dei materiali, perché la transizione energetica porterà, in meno di 5 anni, alla chiusura di centrali a carbone e olio combustibile (vedi PNIEC) obbligando molte imprese a ripensare le proprie produzioni, con conseguenze pesanti sul lavoro e sulle comunità.
PRODUZIONE DI ENERGIA ED EFFICIENZA ENERGETICA. Accelerare gli investimenti per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, puntando sui nuovi modelli energetici (comunità rinnovabili ed autoconsumo collettivo) e confermando il phase out del carbone al 2025, è un’azione necessaria per ridurre le emissioni climalteranti. È ugualmente urgente promuovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, anche prorogando i recenti provvedimenti sulle detrazioni fiscali al 110% e rendendo strutturale la cessione del credito alle banche, al fine di ottimizzare la riduzione dei consumi e delle emissioni e di rimettere in moto alcuni settori produttivi, portando un beneficio economico ai cittadini, anche delle fasce più povere, che potranno effettuare gli interventi senza, o con un ridotto, esborso di denaro.
SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI. Devono essere gradualmente eliminati e/o rimodulati entro il 2025: in Italia, come documenta il terzo catalogo del Ministero dell’Ambiente – su una stima totale di 19,7 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi nel 2018 – 17,7 miliardi sono sussidi alle fonti fossili. Per tale fine sarà necessario che questa operazione venga fatta accompagnando i settori produttivi con misure di attenuazione di impatto sociale e di riallocazione delle risorse recuperate che, tendenzialmente, dovranno essere ripartite attraverso un mix di misure che, da una parte aiutino le fasce meno abbienti della popolazione, evitando così di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, dall’altra sostengano interventi ed attività virtuose, investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e infrastrutture per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. L’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi deve essere accompagnata da una riforma fiscale di tipo ambientale che orienti le produzioni e i consumi verso la riconversione ecologica e la sostenibilità e da una forte riduzione delle spese militari da convogliare nella riconversione ecologica.
FILIERA AGRO-ALIMENTARE. L’emergenza ha reso evidente a tutti il ruolo primario dell’agricoltura, troppo spesso, a torto, considerata la cenerentola del mercato delle commodites. Servono strumenti per dare dignità al settore, con politiche di giusti prezzi per i produttori e politiche di sostegno per la riduzione dell’impatto sulle emissioni e sui suoli, nonché per la garanzia di qualità per i consumatori.
MOBILITÀ. Oggi sono necessari e urgenti interventi radicali per la mobilità: rafforzamento del trasporto pubblico locale con nuove flotte elettriche o idrogeno verde; innovazioni per la mobilità privata, sempre elettrica; mezzi condivisi; sviluppo della micro-mobilità nelle città; sviluppo di tecnologie sostenibili, ecc. In questa direzione è necessario dare sostegno alle Amministrazioni impegnate nel ridisegnare gli spazi della mobilità a favore di mezzi sostenibili come TPL, biciclette, micro-mobilità e mezzi elettrici in sharing. In questo periodo, la “scoperta” dello smart working ha consentito di ridurre notevolmente gli spostamenti, ma ha anche evidenziato limiti, quali la mancanza di socialità e il “diritto alla disconnessione” (per evitare un tempo di lavoro senza limiti). Lo smart working non può quindi considerarsi la chiave per la riduzione della mobilità, anche se può senz’altro aiutare, se applicato correttamente. Per il settore dell’auto, il Governo deve aprire il confronto con i sindacati, per un piano di rilancio che garantisca innovazione ecologica e occupazione.
ECONOMIA CIRCOLARE (E CICLO DEI RIFIUTI). Non ci sono dubbi sulla necessità di favorire un modello di sviluppo basato sull’economia circolare, attraverso la diffusione della raccolta differenziata, la tariffazione puntuale, la costruzione di impianti di nuovi impianti di riciclo e per la riparazione dei prodotti, sia per i rifiuti urbani che per quelli speciali, per ridurre l’uso di risorse ed energia, riducendo a pochi punti percentuali, rispetto al totale, il conferimento alle discariche e agli inceneritori.
DIGITAL DIVIDE. Il distanziamento sociale ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di un piano organico ed adeguato per la connettività tale da garantire, su tutto il territorio nazionale incluse le aree rurali e montane, pari accessibilità alla rete per tutti i cittadini.
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E INTERNAZIONALIZZAZIONE. Il contrasto al cambiamento climatico è un’azione collettiva globale a cui l’Italia deve contribuire.
SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA. Centrale dovrà essere il ruolo di Scuola, Università e Ricerca per una Giusta Transizione. L’istruzione è innanzitutto relazione e non può essere sostituita dalla digitalizzazione.La scienza non ha dubbi ormai sulle ricadute delle attività umane sui cambiamenti climatici e sull’urgenza di un cambio di paradigma per un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile. Per tutto ciò è imprescindibile una revisione a tutto tondo del ruolo pubblico, che sia in grado di tornare a governare processi tanto ambiziosi per cui occorrono risorse adeguate.www. coalizioneclima.it (fonte: uff stampa Il Refuso)

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Lombardia: Nuovo modello sanitario con al centro medici e operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I lombardi meritano una sanità pubblica di qualità che sia in grado di curarli. Servono investimenti nella rete dei medici di famiglia e nella sanità territoriale, quella che il centrodestra ha smantellato in questi anni.Annunciare un mega ospedale da mezzo miliardo di euro, senza avere una visione, senza alcuna condivisione con il territorio, e soprattutto senza mettere in discussione il modello di gestione della sanità lombarda, è la classica operazione da venditori di fumo. Un tentativo di spostare l’attenzione dal fallimento del “modello” leghista di sanità lombarda alla solita proposta propagandistica che se andrà in porto si vedrà tra dieci anni.
Al contrario i lombardi devono avere risposte subito. In modo concreto e realistico chi governa in Lombardia si adoperi subito per valutare i costi e le opere necessarie per consolidare e migliorare l’Ospedale Maggiore di Cremona, e al contempo pensi anche a come valorizzare le altre strutture della provincia per rafforzare tutta la rete territoriale e non indebolirla come ha fatto in questi anni.Questa la reazione del Movimento 5 Stelle, per voce del Senatore Danilo Toninelli e del Consigliere Regionale Marco Degli Angeli, alla proposta dell’europarlamentare di Forza Italia, Salini, di costruire con in fondi del MES un nuovo ospedale da 450 milioni a Cremona.Toninelli e Degli Angeli non si limitano a pensare solo all’infrastruttura ma guardano anche ad un nuovo modello sanitario. “Abbiamo bisogno di maggiori investimenti nella sanità pubblica, del ripristino della rete di medicina di base del territorio, di assistenza domiciliare, dell’infermiere di famiglia, del rafforzamento dei consultori e di più programmi di prevenzione.
Occorrono investimenti in studi epidemiologici, ricerca, in particolare quella oncologica, e laboratori di diagnosi”.Continuano i due portavoce cremonesi del M5S: “Le sparate mediatiche che arrivano dagli esponenti di quella parte politica che per anni ha condiviso e tutt’oggi difende il modello di Sanità voluta da Formigoni e Maroni, rasentano il ridicolo.
Dispiace che anche qualcuno del Partito Democratico si lasci attirare da questo agghiacciante eco di sirene. Tutto questo – concludono Degli Angeli e Toninelli -, non può poi prescindere dalla stabilizzazione dei contratti di medici, infermieri e operatori sanitari, che da anni vivono nel limbo del precariato”.Abbiamo già visto con l’ospedale in Fiera di Milano, che un contenitore vuoto senza risorse umane professionali è un mero spot elettorale. Il M5S in Lombardia lotta da anni per un rafforzamento della sanità pubblica. Ora è giunto il momento che Fontana e la sua compagine di centrodestra ci ascoltino e la smettano di far ingrassare la sanità privata a discapito di quella pubblica.”

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Per un nuovo modello di sviluppo agricolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Il miglior cammino per l’Europa del futuro è quello che conduce a una sovranità alimentare in grado di valorizzare il commercio interno al Vecchio continente – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Nel medio e lungo termine è necessario che tutti gli Stati membri lavorino in questa direzione, che deve essere prioritaria anche rispetto al necessario sostegno alle esportazioni. In occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente, dedicata al declino della biodiversità, è bene inoltre ricordare che Il concetto di sovranità alimentare nasce proprio col fine di rimettere al centro la piccola e media agricoltura sostenibile che rispetta il pianeta, privilegia la qualità e minimizza gli sprechi. Se questo obiettivo era già parte della mission dell’Unione europea, lo è a maggior ragione adesso che la crisi sanitaria si è inevitabilmente trasformata in una crisi economica – continua Tiso. La fornitura di cibo e bevande è diventata ormai un fattore chiave per la ripresa e l’Europa non può dipendere dalle importazioni per garantirla. Le implicazioni di una vera sovranità alimentare sono molteplici. Tra queste ci sono il diritto a un cibo sano e alle risorse per produrlo – mantenendo se stessi e la società – e il diritto di decidere quale sistema alimentare adottare e su quali basi fondarlo. In questo periodo l’Unione europea è chiamata a compiere scelte decisive. Rispetto della biodiversità e sviluppo agricolo saranno obiettivi raggiungibili se in queste settimane raccoglieranno il consenso degli Stati membri per diventare principi guida della nuova politica agricola europea.

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Ripensare ad un nuovo modello di politiche attive del lavoro per la ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

L’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 ha imposto interrogativi profondi sul futuro del mercato del lavoro italiano e in particolar modo su quello delle politiche attive del lavoro. Queste ultime, in particolare, sono senza dubbio centrali perché consentono di accompagnare al lavoro il disoccupato e di provvedere alla formazione dei lavoratori adattando e riqualificando le loro competenze in base alle esigenze del mercato del lavoro. Un ruolo importante e che necessita di essere rafforzato. Il tema è stato discusso ieri nel corso del convegno in videoconferenza “Coronavirus e politiche attive del lavoro”, organizzato dalla Fondazione Consulenti del Lavoro con il patrocinio del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, alla presenza del Presidente della Fondazione Consulenti per il Lavoro, Vincenzo Silvestri, del Direttore della Fondazione, Enrico Limardo, del Direttore Generale dell’Anpal, Paola Nicastro, del Direttore dell’ente regionale Veneto Lavoro, Tiziano Barone, e del prof. ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università di Pisa, Pasqualino Albi.

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“Interrogazione su app “Immuni”, evitare modello “Cina”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

“Usciremo dalla crisi anche grazie all’innovazione ma questo non significa sottovalutare i rischi derivanti dall’abuso di tecnologia. Raccogliamo l’appello del Copasir per la sicurezza dell’app “Immuni” e le modalità di affidamento e gestione, e per questo presenteremo un’interrogazione al governo: come ha detto l’esperto di sicurezza informatica Umberto Rapetto, non sono state rese note le valutazioni della “task force dati”, sull’efficacia della soluzione tecnologica adottata, le sue effettive finalità, sulla sicurezza dei dati che verranno – e lo apprendiamo dalla stampa e non da un’informativa del governo – stoccati in un unico cloud ministeriale, l’assicurazione sulla loro completa anonimizzazione e il funzionamento con i software già installati sul dispositivo. Al netto della gratuità dello sviluppo del sistema, il vero valore sono i dati e, per questo, va coinvolto il Garante della privacy nella valutazione delle modalità di acquisizione delle informazioni di tracciamento. Riteniamo, inoltre, incompleta l’informazione prodotta sulle modalità di selezione dell’azienda – che, ricordiamo, è specializzata in app ludiche e aveva già avanzato il progetto a inizio Marzo, ben prima della “call” del ministero dell’Innovazione – e chiediamo chiarezza sugli aspetti societari.
 I dati clinici sono estremamente appetibili sia nel mercato sanitario che assicurativo, che nel mercato illecito che corre sul web. Non vorremmo che, per le photo opportunity del ministro Pisano, si finisca in un secondo caso di “data breach”, come per il sito dell’INPS. Infine, il parlamento va coinvolto nella fase di test, come già avvenuto in altri contesti: non possiamo mettere in gioco i dati di 60 milioni di italiani con un’ordinanza di Arcuri, un atto amministrativo, mentre andrebbe promulgata un’apposita legislazione. 
Il rischio di scivolare verso il modello “Cina” è enorme, come già rilevato dal Garante della Privacy Soro.
 Anche per questo, con l’intergruppo Intelligenza Artificiale e l’intergruppo Innovazione, abbiamo organizzato un momento di approfondimento online con esperti e analisti che si terrà domani dalle 16.” Così il deputato responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia e co-promotore dell’integruppo parlamentare Innovazione e dell’integruppo Intelligenza Artificiale, Federico Mollicone.

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La California: modello nazionale per affrontare il covid-19?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

by Domenico Maceri. “Siamo estremamente grati a Gavin Newsom e il popolo della California”. “Ricambieremo il favore quando la California ne avrà bisogno”. Così Phil Murphy, governatore del New Jersey, in un tweet in cui riconosceva il bel gesto di Newsom per avere mandato 100 ventilatori polmonari al suo Stato che di questi giorni ne ha veramente bisogno. Con una popolazione di 9 milioni, il New Jersey ha avuto finora più di 50mila contagi di coronavirus e più di 1700 decessi. Altrettanti ventilatori sono stati inviati dalla California all’Illinois e lo Stato di New York, colpiti severamente anche loro. L’epicentro è lo Stato di New York con più di 160mila contagi e 7mila decessi, al primo posto negli Stati Uniti. La California, invece, con una popolazione di 40 milioni, ha sofferto cifre inferiori ma anche notevoli con più di 20mila contagi e poco più di 500 morti.La California, stato liberal in cui i democratici controllano il potere esecutivo e le due camere legislative, ha agito tempestivamente in modo molto responsabile ed è riuscita ad arginare la pandemia del coronavirus. Le cifre inferiori di contagi e decessi, tenendo conto anche della notevole popolazione, paragonabile a non pochi Paesi europei, sono dovute in parte all’amministrazione di Newsom e le sue azioni decisive all’inizio della pandemia, avendo considerato quanto già successo in altri Paesi.Newsom ha agito quasi immediatamente ordinando a tutti i californiani di rimanere a casa eccetto per fare la spesa, andare alle farmacie e qualche altra situazione indispensabile. Inoltre, Gil Garcetti e London Breed, sindaci rispettivamente di Los Angeles e San Francisco, hanno anche loro sottolineato l’importanza di contenere la pandemia, imponendo ulteriori restrizioni. I due hanno ordinato ai commercianti di risorse essenziali che devono rimanere aperti, di fare uso delle mascherine, e di non offrire servizi ai clienti che si rifiutino di fare altrettanto. Queste misure sono state messe in campo per cercare anche di proteggere i lavoratori e il personale di sanità i cui servizi sono indispensabili per tutti.Newsom nel suo ordine ha anche insistito sull’importanza di lavorare da casa se possibile. Ciò è stato accolto favorevolmente nella Silicon Valley, quella parte della California del Nord con le città di San Jose, Santa Clara ecc., centri di aziende come Apple, Google ed altre, per cui lavorare da casa è stato relativamente facile.A favorire il numero ridotto di contagi e vittime è stato anche il fattore di densità demografica in California. Mentre nella zona di New York, New Jersey, Connecticut, la densità di popolazione è forte, in California si tratta di un’altra situazione. Ciononostante i centri urbani del Golden State esistono e includono San Diego, Los Angeles e San Francisco anche se di densità meno forte che nella zona metropolitana di New York.Dal punto di vista di risorse Newsom ha anche avuto successo, ottenendo la cooperazione di parecchie aziende che hanno accettato di servire lo Stato. Newsom ha ottenuto la cooperazione volontaria di aziende capaci di produrre risorse necessarie come mascherine ma anche di ventilatori. Alcune settimane fa il governatore, ex sindaco di San Francisco, ha annunciato la distribuzione di 24 milioni di mascherine N95 che sarebbero fabbricate in California e ha poi dichiarato in una recentissima intervista televisiva che si fabbricheranno 200 milioni di mascherine al mese. L’imprenditore miliardario Ellon Musk ha promesso più di 1000 ventilatori e Bloom Energy, un’azienda di elettronica nella Silicon Valley, ha deciso di modificare la sua fabbrica per costruire e rimettere a nuovo ventilatori.Quando Newsom ha dato il suo ordine di restare a casa a tutti i californiani è stato accusato di volere distruggere l’economia. La sua decisione però ha salvato vite umane. A livello federale, come si sa, il presidente Donald Trump ha minimizzato dall’inizio il pericolo del coronavirus e continua tuttora a lasciare agli Stati di decidere da se stessi, preoccupato dai rischi all’economia più che dalle vite umane. Seguendo le sue indicazioni una decina di Stati dominati da governatori repubblicani non hanno ancora dato l’ordine di stare a casa ai loro cittadini. Alcuni lo hanno fatto tardi e con riluttanza come il governatore della Florida, l’italo-americano Ron DeSantis, il quale alla fine ha ceduto e ha ordinato ai suoi cittadini di stare a casa, senza però tante insistenze. Il governatore della Georgia Brian Kemp, anche lui repubblicano, proprio recentemente ha dato l’ordine di stare a casa, spiegando che solo nelle precedenti 24 ore si era saputo che gli asintomatici possono contagiare altri. Difficile capire in quale caverna Kemp abitasse considerando il fatto che chiunque abbia seguito le notizie era già a conoscenza di questo pericolo.Se le cifre di contagi e decessi in California sono fino ad adesso relativamente bassi, quelli a livello nazionale riflettono una realtà completamente diversa. I contagi negli Usa stanno per oltrepassare 450mila e i decessi 15mila, un primato mondiale tragico. Il governo federale avrebbe dovuto seguire il modello californiano salvando un notevole numero di vite. Il presidente Trump ha però inizialmente minimizzato il pericolo, preoccupandosi più dello stato dell’economia, vedendola come carta decisiva per la sua rielezione. Il 45esimo presidente ha fatto ben poco per assistere gli Stati i quali sono rimasti in grande misura a dovere affrontare la pandemia da soli. Anche dopo avere riconosciuto che la pandemia è una crisi e che lui è un “presidente di guerra” Trump continua i suoi tentativi di presentare un quadro roseo per convincere gli americani che tutto va bene. Che l’economia continui a dominare la sua mente ce lo conferma anche il suo piano di formare una seconda task force sul coronavirus che concentri i suoi sforzi sulla ripresa economica.Il ritiro di Bernie Sanders della corsa alla nomination del Partito Democratico lascia il campo libero al suo rivale Joe Biden, il quale continua a stentare, nonostante sia visto da Trump come avversario temibile. Il buon lavoro di Newsom nell’affrontare la pandemia del covid-19 lo ha già fatto emergere come candidato presidenziale nel caso in cui il 77enne Biden dovesse inciampare. In realtà un altro nome più probabile in questa eventualità sarebbe il governatore Andrew Cuomo di New York il quale, nonostante la seria situazione nel suo Stato, si è conquistato l’ammirazione di tutti gli americani per la sua leadership esemplare di combattere il coronavirus. ( by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Presentazione del volume: “Un modello di sviluppo plurisecolare”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Camerino. Il prossimo 21 febbraio, con inizio alle ore 10, alla Scuola di Giurisprudenza presso il Campus Universitario dell’Università di Camerino, in via D’Accorso, Neil Anthony Harris, professore di Archivistica dell’Università di Udine, e Silvano Bertini, Dirigente del Servizio Attività produttive, Lavoro e Istruzione della Regione Marche, presenteranno il volume “Un modello di sviluppo plurisecolare: economia integrata e vocazione manifatturiera nell’Appennino centrale. Tra memoria storica e prospettive future”, a cura di Emanuela Di Stefano e Tiziana Croce, edito dal Consiglio regionale delle Marche, per la collana Quaderni del Consiglio, n. 302. Porteranno il loro saluto il rettore prof. Claudio Pettinari, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia, il capo gabinetto della Presidenza del Consiglio regionale Daniele Salvi e il Direttore della Scuola di Giurisprudenza prof. Rocco Favale. Presenti anche numerosi autori e collaboratori, che con il loro contributo hanno evidenziato le specificità economiche dell’area appenninica all’apogeo del suo sviluppo, allorché era sostenuta da un’economia fiorente basata su manifatture di eccellenza proiettate verso i grandi mercati italiani ed europei. Il volume offre l’immagine di un’area appenninica dinamica e aperta alle innovazioni tecnologiche e agli scambi culturali, superando definitivamente lo stereotipo dell’arretratezza e dell’immobilismo: una realtà storica che offre interessanti suggestioni e indicazioni per un nuovo, auspicabile sviluppo dell’Appennino, nel quale l’investimento nella manifattura culturale e sostenibile può rafforzare un tessuto produttivo innovativo e accompagnare un processo di ricostruzione che tenga conto dell’identità più profonda del territorio e delle istanze di amministratori e imprenditori. Ai partecipanti sarà consegnata copia del libro.

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Il modello di Etienne Monnot per il monumento funebre di Innocenzo XI Odescalchi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Roma Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane, 13 Apertura al pubblico: maggio – novembre 2020 Mostra a cura di Maurizia Cicconi, Michele Di Monte, Paola Nicita e Yuri Primarosa. Le Gallerie Nazionali realizzano un focus attorno al grande modello preliminare in legno dipinto e terracotta dorata per il monumento funebre di papa Innocenzo XI in San Pietro in Vaticano, scolpito a Roma da Etienne Monnot sotto la guida di Maratti attorno al 1695.L’opera, che costituisce un raro esempio di collaborazione tra Monnot e Maratti, si trova da sempre nella cappella privata di Palazzo Odescalchi e non è mai stata esposta al pubblico prima d’ora. In mostra anche un bozzetto in terracotta di Monnot e una serie di opere con soggetto Gli apostoli che Maratti dipinse per la famiglia Barberini, raramente esposte nel loro complesso.Intero 12 € – Ridotto 2 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni)

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Sciopero 17 maggio: Il mondo della scuola ha bisogno di certezze

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Considerazione e sostegno. Infatti non investire nell’istituzione scolastica significa non investire nel futuro. Per tutte queste ragioni vogliamo ribadire il nostro pieno sostegno al mondo scolastico e allo sciopero indetto per il 17 Maggio. Va infatti sottolineato che nel corso degli anni le figure del mondo della scuola hanno subito varie forme di delegittimazione, da quelle economiche a quelle pedagogiche. La fine del progetto di regionalizzazione della scuola; la parità di trattamento retributivo tra gli operatori scolastici e quelli del pubblico impiego; il rinnovo del contratto e l’equiparazione degli stipendi dei maestri italiani con quelli europei sono solo alcune delle rivendicazioni che vengono giustamente fatte dal mondo della scuola e a cui il governo deve una risposta seria, tempestiva e trasparente.Dietro alla noncuranza verso chi lavora per formare le prossime generazioni c’è un qualcosa di estremamente malsano e l’incapacità di ragionare in prospettiva. Questo tipo di approccio ha determinato, e determina, ritardi di vario genere; soprattutto nell’acquisizione di competenze tecnico-teoriche da parte dei ragazzi che hanno necessità di inserirsi nel mercato del lavoro. Per noi di Soggetto Giuridico esiste solo un modo per far ripartire il Paese; ed è quello di creare opportunità lavorative in cui l’Italia possa primeggiare e distinguersi. Per farlo, però, serve investire nel creare competenze che siano in grado di mettere il Paese al passo delle maggiori potenze mondiali.

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A Rovereto riprodotto un modello dello Sputnik 1

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 gennaio 2019

La mostra, che durerà fino al 21 luglio, è stata organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con Eclipse Events e con il patrocinio dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il modello sarà esposto nell’ambito della mostra “La Luna. E poi?”, e che tratta della storia della conquista della Luna e dell’esplorazione spaziale con le misure originarie. Lo Sputnik 1 fu lanciato dall’Unione Sovietica il 4 ottobre 1957 e fu il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra. La copia dello Sputnik 1 è stata realizzata da Valter Rossi, collaboratore di Eclipse Events. (by christian.flammia)

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Solutions Group costruisce un modello di Predictive Analytics

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

Carlson Wagonlit Travel, società globale di gestione dei viaggi d’affari, ha presentato nuove tecniche di Predictive Analytics, migliorando in modo significativo l’accuratezza delle previsioni, fornendo una visibilità ancora migliore sulle metriche chiave relative al travel e offrendo ai clienti nuove opportunità per controllare le spese di viaggio.
CWT Solutions Group, la divisione di consulenza di CWT, ha sviluppato un modello avanzato che esamina grandi insiemi di dati storici legati alle trasferte, nonché dati pubblici sui prezzi delle materie prime, indicatori macroeconomici, meteo e festività. Questi dati vengono analizzati per identificare schemi e correlazioni, così da generare previsioni affidabili sulla spesa futura di un’azienda, in particolare riguardo al numero di viaggi e al costo per singola trasferta. «Con questi nuovi algoritmi all’avanguardia, possiamo prevedere la spesa di un’azienda con notevole precisione – ha affermato Christophe Renard, Vice President di CWT Solutions Group. – L’analisi predittiva è molto utile per fornire ai nostri clienti approfondimenti e aree su cui intervenire: anche piccole modifiche alle travel policy o agli accordi con i fornitori possono generare grandi risparmi. Essendo una delle più grandi società di viaggi d’affari del mondo, abbiamo a disposizione una miniera di dati. Utilizzando l’analisi predittiva, possiamo davvero far in modo che i dati supportino in modo ancora più esteso le aziende nostre clienti». Il modello di Predictive Analytics è stato provato con successo con uno dei più importanti clienti internazionali di CWT Solutions Group e ha permesso un netto miglioramento nell’accuratezza delle previsioni rispetto ai precedenti approcci. Grazie al suo utilizzo, il cliente è stato in grado di identificare aree con potenziali risparmi fino al 10%. Il test ha anche dimostrato che i risultati migliorano nel tempo man mano che il sistema apprende da serie di dati sempre più ampie.La tecnologia verrà resa disponibile per i clienti di CWT Solutions Group a livello globale nel corso del 2019.

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Un nuovo modello di medicina

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Se ci limitiamo a osservare quanto accade nei nosocomi italiani e le metodiche adottate sia dal punto di vista della prestazione sanitaria sia alberghiera, ci chiediamo se sia possibile adottare un modulo diverso per favorire un percorso virtuoso dell’assistenza che tenga in maggior conto il valore della persona e il suo rapporto con i suoi nuovi soggetti: medici, infermieri, personale ausiliario e amministrativo. L’Italia, nello specifico, ha già fatto una scelta di campo con l’assistenza universale affermando la necessità che tutti possano accedervi, a prescindere dalle loro condizioni economiche. Ciò comporta, ovviamente, un costo sociale non indifferente. Lungo questo tragitto “virtuoso” si frappongono, in aggiunta, vari ostacoli. Essi sono ascrivibili non tanto e non solo alla qualità delle prestazioni ma al modo come sono effettuate e ai tempi richiesti, oltre all’utilizzo di personale, in particolare infermieristico specializzato.
A questo punto ci chiediamo se fermo restando la prestazione universalistica non si possa fare di meglio e di diverso. Questo tracciato non solo è auspicabile ma, a mio avviso, è possibile praticarlo se partiamo dall’idea che la prevenzione è la risposta più adeguata per una migliore razionalizzazione delle risorse, per evitare gli sprechi, per favorire l’interdisciplinarietà delle pratiche mediche, il lavoro clinico di ricerca.
In questo caso tutta la filiera assistenziale dovrebbe essere rivista e adeguata a un assunto che vada oltre i tempi di attesa per interventi o controlli di qualsivoglia natura e ponga al centro dell’interesse condiviso sia il malato, cronico o acuto, sia gli altri soggetti che vi ruotano attorno. Un check-up generalizzato dovrebbe permetterci l’esistenza di centri di eccellenza e interdisciplinari che offrano una visione d’insieme delle prestazioni sanitarie e prevedere, invece, altri moduli capaci di adottare terapie ad hoc in casi accertati per i trattamenti mirati. D’altra parte avere circa cento specialità e lasciarle a se stesse senza prevedere una sintesi nel processo terapeutico è un aspetto deformante della medicina che non si può accettare. Ora se questo discorso è possibile affrontarlo senza pregiudizi, prevenzioni o chiusure corporative o interessi di bottega dalla farmaceutica alle imprese produttrici di strumentazioni e apparecchiature sanitarie, di certo potremmo ottenere una risposta capace d’inquadrare meglio le opportunità e anche correggere gli aspetti negativi che ne potrebbero derivare e apporvi possibili correttivi. Sicuramente è suggestiva l’idea che vi sia, nella costanza della vita di ogni individuo, la possibilità di un controllo continuo, quasi automatico, delle sue condizioni di salute. Sarebbe finalizzato a prevenire qualsiasi alterazione del suo status fisico e mentale con una metodica attenta e scrupolosa che permetta, di conseguenza, di avvertire in tempi utili taluni processi degenerativi asintomatici e dai quali possono derivarne effetti perversi e debilitanti e conseguenti percorsi lungodegenziali con l’adozione di farmaci costosi e frequentazioni in centri di riabilitazione motoria e neuronale.
Se i critici o anche i burocrati obiettassero che l’Italia non sarebbe in grado di sobbarcarsi un costo per la prevenzione medica che riguardi tutta la popolazione, dovremmo loro chiedere cosa risparmierebbero evitando di curare a posteriori.
Apriamo un dibattito che sappia coinvolgere uomini e donne di scienza medica e i politici, ma anche sociologi e antropologi. Apriamo il discorso ai media e, tramite loro, all’opinione pubblica affinché si prenda coscienza che è possibile andare oltre l’assistenza universale prevedendo una “prevenzione universale”. Essa oggi è più necessaria che in passato poiché numerose e subdole sono le minacce, per la nostra salute, che ci attraversano e che non vi sono più confini che possono frenare le pandemie o qualsiasi altro pericolo: pensiamo al nucleare ma anche agli agenti chimici irrorati sul terreno a uso agricolo ecc. e che espongono il nostro corpo a infiltrazioni infettive sempre più massive e devastanti. (Riccardo Alfonso)

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Il sistema sanitario basato sul valore: un modello che può salvare 25mila vite ogni anno in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Oltre 25.000 vite potrebbero essere salvate all’anno in Italia se i tassi di mortalità delle regioni con performance peggiore raggiungessero il valore medio nazionale. Questa riduzione del 5% del tasso di mortalità nazionale è solo un esempio del grande impatto che un sistema sanitario basato sul valore avrebbe in Italia, come descritto nel nuovo studio di The Boston Consulting Group “Generare valore, un approccio in tre fasi” sullo stato attuale della salute pubblica. La ricerca di BCG svela alcune tendenze significative del sistema sanitario nazionale:
· Italiani più longevi, ma meno sani: il dato di aspettativa di vita, che continua ad aumentare leggermente, non dice tutto dello stato di salute della popolazione. Tra il 2005 e il 2015, infatti, la percentuale di cittadini che lamentano un cattivo o un pessimo stato di salute è cresciuta dal 9,9 al 12,5%: un fenomeno che non ha paragoni negli altri quattro principali Paesi dell’UE (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna).
· Finanziamenti in calo per la sanità pubblica: la percentuale di spesa sanitaria sostenuta dal finanziamento pubblico è in continua riduzione (78% nel 2008, 76% nel 2012, 75% nel 2016), avvicinando sempre più l’Italia a Paesi storicamente meno universalistici, come Svizzera (64%) e Stati Uniti (49%).
· Variabilità regionale, l’ospedale più vicino non è necessariamente il migliore: ospedali poco distanti possono mostrare differenze significative in termini di processi ed esiti clinici. Ad esempio, in una delle regioni più avanzate dal punto di vista degli esiti di salute, la possibilità di subire, entro due giorni, l’intervento chirurgico necessario per una frattura al femore può variare dal 15 al 95%, mentre in un’altra regione la mortalità a 30 giorni a seguito di infarto miocardico acuto varia dal 5 all’11% a seconda della qualità e dell’efficienza dell’ospedale in cui si è trattati. Un sistema sanitario basato sul valore per il paziente parte da un concetto semplice: per ottenere risultati migliori gli esiti vanno guardati non solo con gli occhi dello specialista, ma anche con quelli del paziente. E creare valore per il paziente deve essere sia l’obiettivo ultimo, che un vantaggio competitivo sempre più strategico per payer e provider del settore sanitario. La divisione Health Care di BCG Italia supporta gli attori principali del settore, a livello nazionale e internazionale, nella trasformazione dei loro modelli di business, affinché possano offrire servizi economicamente competitivi ma, al tempo stesso, in grado di migliorare i risultati dei pazienti e garantire la crescita sostenibile delle organizzazioni.Quanto alla possibilità di mettere in pratica tale sistema basato sul valore, Stefano Cazzaniga, Principal di BCG, commenta: “Nonostante le numerose sfide, il sistema sanitario italiano resta uno dei migliori al mondo. Affinché questo eccellente posizionamento sia sostenibile nel tempo, bisogna innescare un nuovo cardine, legato al concetto di valore e di impatto sulla vita del paziente. Sono necessarie azioni decise e rapide, come affrontare in maniera sistematica l’eterogeneità fra gli esiti delle regioni e dei singoli ospedali e intervenire per scongiurare l’insostenibilità dei costi, che si traduce in una difficoltà degli accessi e in un’impennata della spesa privata. Sempre coniugando la prospettiva dei pazienti (gli esiti clinici) con quella del sistema (la sostenibilità)”.

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Il modello Invimit impressiona favorevolmente i francesi

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Anche la Francia potrebbe essere interessata a creare una “Società di gestione del risparmio” simile ad Invimit: è quanto emerso al termine di un incontro tra il presidente della stessa Invimit, Massimo Ferrarese, e una delegazione della Commissione Finanze del Senato francese. L’incontro, organizzato dall’Ambasciata di Francia in Italia, era finalizzato alla conoscenza del funzionamento della Sgr pubblica italiana.Il presidente Ferrarese ha ricevuto a Roma, presso la sede di Invimit, Carcenac Thierry (senatore della provincia del Tarn-Occitanie) e Nougein Claude (senatore di Corrèze–Nouvelle Aquitaine).Nel corso dell’incontro la delegazione francese è rimasta favorevolmente colpita dai risultati che Invimit è riuscita a realizzare, tra l’altro decuplicando, negli ultimi tre anni, il patrimonio gestito, passato da 120 milioni di euro a un miliardo 200 milioni di euro.Il presidente Ferrarese si è detto particolarmente soddisfatto per il buon risultato raggiunto da Invimit centrando l’obiettivo primario di riduzione del debito pubblico per oltre 450 milioni di euro. I due senatori francesi sono apparsi favorevolmente impressionati dall’efficacia di Invimit tanto da essere interessati a verificare le condizioni per la creazione anche in Francia di una Sgr pubblica, proprio sulla base del modello realizzato dal Ministero delle Finanze italiano con Invimit.

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Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”.
Qual è il modello italiano? Se penso al nostro Risorgimento mi pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due citati modelli.
D’altra parte la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme con quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Fu una partenza debole, per le istituzioni liberali, essendo rimaste a lungo prive dell’apporto delle masse cattoliche e contadine. E’ in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale s’intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra indicativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948, dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi e i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista e il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. La sua crescita è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Vedremo nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, mi appare indicativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto agli stimoli innovativi esercitati nel Nord.
Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte degli italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso)

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Puglia: Un nuovo modello di sviluppo economico basato sulla cultura

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

BariE’ questo l’obiettivo della Regione Puglia che ha presentato il Piano Strategico della Cultura nell’ambito della seconda edizione della Manifestazione “All Routes Lead to Rome”, evento ufficiale dell’Anno Mondiale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo, proclamato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO).
Con un investimento di 400 milioni di euro per dieci anni (2017-2016) la Puglia ha deciso di puntare sulla cultura. Un Piano di duecento pagine che intende sviluppare un prodotto culturale capace di generare lavoro e che auspica il pieno coinvolgimento del tessuto produttivo e delle comunità.
Durante il Workshop “Verso l’economia della felicità – PIIIL Cultura in Puglia” tenutosi nel Salone delle Conferenze di Palazzo Massimo, gremito di gente, la Puglia è emersa come la prima Regione in Italia ad aver redatto un Piano strategico decennale della cultura.“La valorizzare dell’identità della Puglia – ha sottolineato Loredana Capone, Assessore Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, nell’intervento in video – è fondamentale anche per dare una prospettiva di lavoro ai nostri giovani”.
«La Puglia ha dimostrato che si può investire una cifra altissima solo sulla cultura. – ha spiegato Aldo Patruno, direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura della Regione Puglia – La sfida che ci poniamo è molto difficile, ma ci muoviamo tutti verso uno sviluppo culturale di qualità, un sistema che viaggia verso un’unica direzione e mira alla valorizzazione del patrimonio culturale».
Strumento di pianificazione e sviluppo nel lungo periodo, il “PIIIL Cultura” si ispira alle 5 M del territorio: Mediterraneo, Mondo, Madre, Mezzogiorno e Mare, con l’intenzione di internazionalizzare le sue bellezze e di costruire la sua specificità a partire da alcune tematiche su cui la Regione è particolarmente sensibile. Si mira infatti al Prodotto, che deve essere di qualità, al Lavoro, perché senza buona occupazione non c’è Economia della Cultura; alla valorizzazione dell’Identità, alla Cultura d’Impresa, in grado di realizzare innovazione di prodotto e di processo.
«Per il Teatro Pubblico Pugliese è una grande soddisfazione, – ha inoltre commentato Carmelo Grassi, Presidente Teatro Pubblico Pugliese – il Piano non è un semplice documento di programmazione, ma è una scelta condivisa sul futuro».
«La Puglia è una di quelle poche regioni – ha affermato Claudio Bocci direttore di Federculture,- che ha ben compreso l’importanza della cultura come elemento costitutivo dello sviluppo di un territorio. La cultura è un’area del welfare, è cibo dell’anima e se viene inserita in un piano di sviluppo integrato e partecipato può dare vita a grandi opportunità». Un sistema che si muove quindi in un’unica direzione verso la nascita di un’imprenditorialità culturale.«Il Piano rappresenta uno strumento concreto di sviluppo economico, – ha affermato Paolo Ponzio, coordinatore Piano Strategico regionale della Cultura – in Puglia stanno nascendo imprese che vivono di economia culturale, che incoraggia il turismo regionale e permette la destagionalizzazione del turismo, visto come strumento di trasmissione della cultura».
Nel pomeriggio vari relatori si sono soffermati sui dettagli programmatici del Piano e sono stati illustrati alcuni Bandi regionali e analizzate le azioni prioritarie work in progress.

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Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

alcide de gasperiLe grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”.
Qual è il modello italiano? Se penso al nostro Risorgimento mi pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati.
D’altra parte la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme con quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Fu una partenza debole, per le istituzioni liberali, essendo rimaste a lungo prive dell’apporto delle masse cattoliche e contadine. E’ in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non togliatti_gramscisi fusero mai completamente, la lotta sociale s’intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra indicativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948, dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi e i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista e il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. La sua crescita è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Vedremo nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, mi appare indicativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto agli stimoli innovativi esercitati nel Nord.
Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso)

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Un nuovo modello di governo dell’economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

opportunita-lavoroIntendiamo rappresentare in questo concetto i due aspetti più qualificanti oggi più avvertiti e che sono il patto di stabilità e quello per l’occupazione. Lo sviluppo del primo percorso è già delineato, il secondo poggia su un approfondito coordinamento delle politiche economiche occupazionali, di assistenza agli Stati membri nella elaborazione complessiva di tali politiche, le quali rimangono pur sempre di responsabilità dei singoli Paesi che debbono produrre risultati economici nazionali convergenti. Il monitoraggio, la verifica e la valutazione della coerenza delle politiche nazionali con i grandi orientamenti comunitari, sono affidati ad una sorveglianza multilaterale organizzata “inter pares”: sono coinvolti Commissione, Consiglio e tutti gli Stati membri. In particolare, il patto per l’occupazione tende a fare la sintesi tra le riforme economiche strutturali e la strategia coordinata per l’occupazione. Introduce inoltre un dialogo macroeconomico comunitario tra responsabili nazionali e comunitari delle politiche macroeconomiche e partners sociali (imprenditori e sindacati) organizzati sul piano comunitario a Bruxelles. L’obiettivo principale del “dialogo” è quello di migliorare l’interazione tra l’evoluzione dei salari e le politiche nei campi monetario, di bilancio e fiscale. Il ruolo dei partner sociali nel processo di formazione dei salari è giudicato essenziale perché, insieme ad altri fattori, incide notevolmente sulla stabilità dei prezzi e può consentire risultati economici soddisfacenti. Secondo il “gruppo dei 10”, allo stadio attuale, il modello di “governance europea” dell’economia, che fa da pendant al governo unico della moneta, ha evidenziato numerosi punti deboli nella sua applicazione. Tra questi l’insufficiente divulgazione degli orientamenti comunitari e dei processi avviati per rispettarli, dei programmi governativi trasmessi a Bruxelles e delle raccomandazioni comunitarie agli inadempienti; ed anche le scarse ripercussioni del “dialogo macroeconomico comunitario” che si incentra soprattutto sullo sviluppo delle infrastrutture e sulla cooperazione. Queste carenze impediscono una presa di coscienza collettiva delal nuova realtà e del modo di governarla. In definitiva rendono più difficile l’assunzione collettiva di responsabilità, ai vari livelli nazionali, regionali e locali, perché la società civile, le parti sociali, i mercati non si sentono ancora parte attiva del processo di coordinamento economico europeo.
(Riccardo Alfonso direttore Centro studi economici e finanziari della Fidest da “Lezioni di economia”)

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L’Italia e il “nuovo” modello energetico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

energiaenergia1Si chiude a Roma il G7 Energia senza neanche la solita, rituale, dichiarazione congiunta conclusiva. Neppure sulle formule di rito si trova un accordo. Già alla strada del contrasto al cambiamento climatico non bastavano le roboanti dichiarazioni di impegno in sede internazionale, se le politiche nazionali restano poco ambiziose ed ancorate allo sfruttamento intensivo delle fonti fossili. Adesso, con l’amministrazione Trump al potere, neanche la forma è salva. Intanto il governo italiano annuncia che presenterà le linee guida della nuova Sen il 27 aprile. Linee guida decise in stanze chiuse, assieme alle lobbies del fossile, senza reali processi partecipativi, senza il profondo ripensamento di modello energetico che sarebbe necessario. Di certo non si taglieranno gli incentivi alle fonti fossili, non si bloccheranno nuovi progetti estrattivi, non si cambierà la strategia rifiuti basata sull’incenerimento, non si incentiverà la produzione diffusa di energia. Però si continuerà ad affermare, senza alcuna coerenza, che l’Italia è protagonista della lotta ai cambiamenti climatici. (foto. energia)

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