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Riflessioni dall’India: il denaro secondo Modi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 Mag 2017

Narendra ModiDa Venkatesh Sanjeevi, Senior Investment Manager. L’India si è ripresa dallo shock della demonetizzazione, la strategia messa in atto a novembre dell’anno scorso per scoraggiare l’uso di contanti e combattere la corruzione.Lo scorso novembre Narendra Modi ha provocato un terremoto economico in India. Ritirando improvvisamente dalla circolazione tutte le banconote da 500 e 1.000 rupie e concedendo alla popolazione solo un breve periodo di tempo per convertirle nei nuovi biglietti, il primo ministro indiano ha scatenato l’equivalente monetario di un evento sismico. Ma come accade spesso nelle catastrofi naturali, una volta superato lo shock iniziale, gli Indiani si sono rimessi in corsa adeguandosi alla nuova situazione. La ripresa è stata molto più rapida di quanto prevedesse la maggioranza degli esperti.L’ultima volta che sono stato nel Paese, il mese scorso, l’economia sembrava quasi tornata alla normalità. I dati confermano la mia impressione. In dicembre, dopo la demonetizzazione, il nostro indicatore anticipatore dell’economia indiana registrava il calo mensile più marcato dal 1987, ma entro febbraio si era già normalizzato. Le vendite di auto hanno evidenziato un andamento analogo, con un crollo del 18% a/a in dicembre e un recupero dello 0,9% annuo a febbraio. A posteriori possiamo affermare che il trauma è stato forte ma di breve durata, un po’come il crollo seguito alla crisi finanziaria globale, che ha avuto anch’essa un effetto transitorio sull’India.Il vigoroso rimbalzo dell’economia indiana dipende da come ha o non ha funzionato la demonetizzazione.Uno degli obiettivi principali dell’iniziativa era sradicare l’evasione distruggendo la ricchezza accumulata grazie al mercato nero. In teoria, chi non era in grado di spiegare la provenienza del denaro non poteva convertirlo in nuove banconote. L’86% circa dei 253 miliardi di dollari del denaro circolante nell’economia, vale a dire 218 miliardi di dollari, era soggetto alla demonetizzazione. Dato che 1/5 o 1/4 di tale importo è probabilmente frutto del mercato nero, il potenziale di distruzione di ricchezza era notevole.Tuttavia, il governo Modi sembra aver sottovalutato l’ingegnosità degli Indiani nell’eludere le regole. Alla fine quasi tutte le banconote sono state convertite o depositate, con il risultato che non c’è stata quasi nessuna distruzione di ricchezza, ma solo una certa redistribuzione, dato che qualcuno ha pagato per regolarizzare la propria situazione.Nello stesso tempo, la Reserve Bank of India è riuscita a stampare nuovi biglietti a sufficienza, smentendo i timori che il Paese sarebbe rimasto a corto di contanti per parecchio tempo. La disponibilità di denaro liquido sembra tornata alla normalità. Personalmente non ho visto code ai bancomat, e solo uno o due sportelli sembravano sprovvisti di denaro.Per altri versi, la riforma valutaria di Modi sta funzionando, dato che incentiva le transazioni digitali.Sono stato a Mumbai, Bangalore, Chennai e Mysore sia per lavoro che in vacanza e ho riscontrato ovunque il tentativo di ridurre l’uso dei contanti, nel quadro del più ampio programma di governo contro l’evasione e la corruzione, che prevede fra l’altro la digitalizzazione di massa delle impronte e dell’iride degli Indiani per combattere furti e frodi a danno dello stato sociale.

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Asse nascente (India-Iran e Afghanistan) a latere la Russia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2016

pianeta terraSta per essere stravolta la geopolitica della vasta area che comprende il triangolo (Iran-India e Afghanistan). Il premier indiano Modi ha aperto una linea di credito di 700 milioni di $ per sviluppare il porto iraniano di Chabahar posto nel sud-est dell’Iran.
Detto porto si affaccia sull’Oceano indiano e si colloca nella regione del Sistan-Baluchistan, al confine con il Baluchistan pakistano e a soli settanta chilometri da un altro porto strategico: Gwadar in Pakistan.Il porto rientra negli accordi che Iran e India andranno a sottoscrivere e sarà strategico per l’India, Paese in pieno sviluppo. E’ noto che l’India ha necessità di materie prime, risorse energetiche e minerali. Di segno opposto l’Iran, che necessita di nuovi mercati per la vendita del petrolio e dei derivati, senza che l’Occidente metta veti direttamente o per interposta persona, con l’Arabia Saudita. L’Afghanistan, è una miniera per l’economia indiana in questo settore, è ricco di rame, oro, mercurio e ferro, ma ha anche consistenti riserve di minerali rari molto pregiati. Il ricco sottosuolo dell’Afghanistan vale tra i 2 e i 3 trilioni di $. E le esportazioni verso un paese economicamente in espansione come l’India, apporterebbe una ricchezza illimitata all’economia di Kabul che la libererebbe dalla dipendenza della produzione di papavero da oppio, gestito dalla criminalità internazionale legata a uomini politici locali.Con lo sviluppo del porto di Chabahar, per i prossimi 5 anni, il commercio indiano avrebbe una crescita esponenzialmente da 600 milioni di $ a 5 miliardi di $.Con l’accesso diretto al porto di Chabahar l’India conquista una via di accesso privilegiata, e una porta che la proietta verso l’Asia Centrale, e verso i mercati europei e russi. L’India ha un GAP notevole l’instabilità del Pakistan, che gli impedisce di espandersi verso nuovi mercati. La difficile situazione politica del Pakistan non ha concesso all’India di servirsi del porto di Karachi come hub per l’esportazione delle merci verso l’occidente. Solo recentemente Islamabad ha permesso agli afghani di transitare da Karachi per esportare le proprie mercanzie verso l’India. Con i rapporti di cooperazione tra India e Afghanistan che rientrano negli accordi con l’Iran, molti degli attuali scogli saranno stati superati. Tra India e Afghanistan, sono stati sottoscritti anche accordi di cooperazione militare e di intelligence. Il Pakistan non potrà più ricattare l’India dopo che l’Iran concederà la costruzione del porto di Chabahar, questo comporterà un nuovo asse geopolitico ed economico di cui l’India sarà l’attore principale. Anche la presenza delle potenze occidentali avranno meno peso. La rotta che da Karachi arriva a Kabul è stata ed è vitale ancora per poco, per il trasporto di armi e equipaggiamento per le basi americane. La rotta attuale, è servita solo a rendere l’Afghanistan Paese incastrato tra le montagne e privo di collegamenti stradali e ferroviari, dipendente dall’economia e dalle infrastrutture (per la verità poche) di Islamabad.La sopravvivenza di Kabul è totalmente nelle mani del Pakistan, protettorato degli Stati Uniti. Islamabad si renderà presto conto del disastro economico e geopolitico che comporterà l’apertura del porto in Iran. Al momento circa il 75% dei rifornimenti alle truppe americane stanziali in Afghanistan, passa per il porto di Karachi e per il passo del Khaybar. Putin da stratega quale è, non sta con le mani in mano, ha fatto sapere che la Russia è disponibile a realizzare, un corridoio ferroviario che unirà l’Afghanistan all’Europa attraverso il Turkmenistan. Il Pakistan fino ad oggi paese strategico per la sua posizione geografica, nel prossimo futuro con il nuovo asse, rischierà il totale isolamento economico e politico. E la Cina, che sul Pakistan ha scommesso negli ultimi anni, rischia di vedere vanificata, o almeno di molto ridimensionata, la propria strategia politico-economica.La Cina ha mire sul ricco Afghanistan, tanto che si inserita nei colloqui di pace con i talebani, e recentemente ha invitato a Pechino una delegazione dei talebani. Non solo, ma la Cina sta investendo miliardi nel porto di Gwadar in Pakistan, denaro speso inutilmente nel momento in cui aprirà il porto di Chabahar. L’India avrà maggiori vantaggi dai rivali cinesi, in quanto questi ultimi, per raggiungere il porto di Gwadar, devono valicare le forche caudine dell’Himalaya e della provincia dello Xinjang, in più il porto è situato nel Baluchistan, regione afflitta da lotte interne dei movimenti indipendentisti verso le autorità di Islamabad. Con il porto di Chabahar, il Pakistan, viene a perdere la centralità geopolitica dell’aria e
soprattutto il controllo sull’Afghanistan, Paese di cui Islamabad si è servito per trattare le alleanze con le potenze occidentali, forte della subalternità dell’Afghanistan. Non a caso in Pakistan sono presenti numerosi compound della CIA e dell’NSA, la sua particolare posizione collocata in uno scacchiere altamente strategico permette agli Stati Uniti di avere un occhio e un orecchio puntati su Iran, India e Cina, le ultime 2 membri del Brics. Il Pakistan non ha ben compreso che sta per essere accerchiata, è convinta di usare lo ancora spauracchio dei talebani nei trattati di pace in corso a Kabul, con il solo scopo di insediare un governo filo-pakistano al fine di ottenere un maggiore margine di trattativa con le potenze occidentali. Islamabad però, ha fatto male i suoi calcoli, ha una miopia galoppante e non fa nulla per correggerla, è poco attenta agli eventi internazionali che la circondano, gli ricordo che è appena terminato a Hangzhou il G20 e a margine di questo importante vertice si sono tenuti numerosi vertici bilaterali, tra questi quello CINA- RUSSIA e CINA-INDIA. A poco serviranno le accuse che il Pakistan rivolgerà all’India, di essere il finanziatore occulto dei ribelli del Baluchistan, nessuno crederà più alla politica estera pakistana, subalterna agli Stati Uniti. Ormai la sua politica è giunta al capolinea, le Agenzie presenti possono iniziare a preparare i bagagli per traslocare.(Maurizio Compagnone (Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”)

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Ci sono due modi di fare politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Ascoltare gli altri ed ascoltare se stessi. A volte, seguendo gli interventi di un politico, ci sembra di esserci imbattuti in un indottrinatore che pensa solo di vendere bene le sue idee e a farle gustare, come un succulento primo piatto di manicaretti, agli ascoltatori di turno ed ai propri fedeli. Si diceva di uno scrittore francese dell’ottocento ,che quando parlava delle miserie di Parigi e delle sofferenze umane, era solito usare, per scrivere, una penna d’oro e circondarsi di servitori pronti a servirlo a dovere ad ogni battito di ciglio. Un dramma umano da descrivere come se si trattasse di un saggio, ma si era lontani anni luce dal viverlo nella comprensione della realtà e a cercarne un riscatto. Il mondo è fatto così. Ai poveri e agli emarginati spetta l’obolo, forse qualche lacrimuccia ma quel che abbiamo lo teniamo stretto e non lo dividiamo di certo con tali “pezzenti”. Proprio per questo motivo abbiamo incominciato a disprezzare la parola “pietà” e a sostituirla con la “solidarietà” come tributo diretto alla ricerca di una soluzione radicale del dramma umano che si matura non solo nei paesi del cosiddetto terzo e quarto mondo, ma anche nelle periferie delle grandi e piccole città. E se qualcuno ci viene a dire che gli italiani, tutto sommato, sono un popolo felice e ricco ci sentiamo di rispondergli: brav’uomo come sei saggio, ma lo saresti ancora di più se all’iniezione di ottimismo ad oltranza vi aggiungessi atti concreti per portare, allo stesso livello di prosperità anche i tanti infelici e poveri del tuo paese, che pure ci sono anche se tu mostri di non vederli perché non hai il carisma di ascoltarli e meno che mai di vivere intimamente i loro drammi esistenziali. Probabilmente gli manca la dote dell’ascoltatore una virtù a nostro avviso non comune ai nostri tempi più che in passato e noi continuiamo ad essere come Diogene alla ricerca di quel profeta illuminato della storia che riuscirà a risvegliare negli esseri umani la sopita dote della solidarietà a tutto campo per i propri simili e a farne un atto compiuto.

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