Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Ryanair: ennesima modifica alle tariffe sui bagagli

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Il comportamento della compagnia continua ad essere poco trasparente e disorienta i consumatori. Non c’è pace per i passeggeri che viaggiano con RyanAir. La low cost irlandese continua a modificare le tariffe e le regole sui bagagli a mano, perseverando in una condotta poco trasparente e che genera confusione nei consumatori. In questi giorni i costi sono cambiati di nuovo e non è facile per i consumatori orientarsi nella giungla tariffaria creata dalla compagnia irlandese, quindi facciamo un breve riepilogo per chiarire il quadro della situazione… almeno fino al prossimo cambiamento!
Con la tariffa “basic” il passeggero può portare in cabina SOLO una piccola borsa personale, delle dimensioni massime di 40x20x25 cm. Per aggiungere, al momento della prenotazione, l’opzione che include un secondo bagaglio a mano (dimensioni massime 55x40x20 cm, peso fino a 10 kg) e l’imbarco prioritario il costo varia da 6 a 12 €. A tale proposito sottolineiamo anche un altro aspetto: al momento della prenotazione il consumatore deve, per poter portare a bordo il secondo bagaglio, acquistare anche l’imbarco prioritario, poiché non esiste un’opzione che consenta di aggiungere al biglietto SOLO il bagaglio a mano e che assicuri al passeggero di avere lo spazio necessario a posizionare la valigia in cabina. La compagnia obbliga così i viaggiatori a pagare per entrambi i servizi (imbarco prioritario e secondo bagaglio a mano).
Nel caso in cui il biglietto non includa l’opzione “secondo bagaglio” e il passeggero voglia acquistarla direttamente in aeroporto, il prezzo arriva a 20 euro per l’acquisto al banco deposito bagagli e addirittura a 25 euro per l’acquisto al gate di imbarco.
Ricordiamo che Ryanair e Wizzair sono state sanzionate dall’Antitrust proprio in merito alla policy sui bagagli (anche se il provvedimento dell’AGCM è stato sospeso da parte del TAR del Lazio) e che comunque è da tempo che la compagnia mette in atto comportamenti a dir poco equivoci: si tratta di una condotta che, non ci stanchiamo di ribadirlo, non solo genera confusione ma che di fatto impedisce la concreta e reale comparabilità con le tariffe applicate dagli altri vettori. Il comportamento di Ryanair, oltre a provocare un continuo aumento dei costi, è un vero e proprio affronto al diritto degli utenti alla trasparenza e alla completezza delle informazioni.

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Assegni trasferibili: Il MEF apre alla modifica delle sanzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Il Ministero dell’Economia e Finanza ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un’indagine che fa il punto su quanto accaduto in dieci anni dall’entrata in vigore sulla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007), che sanziona l’uso di assegni privi della clausola di non trasferibilità da un minimo di 1.000 ad un massimo di 250.000 euro.Ad oggi, grazie al successivo D.Lgs. n. 90/2017, le sanzioni vanno da 3.000 a 50.000 euro e grazie alla cosiddetta oblazione i “colpevoli” possono riconoscere l’errore, concludere anticipatamente il procedimento e arrivare a pagare un importo ridotto, che va da un terzo della sanzione massima (16.600 euro) al doppio della sanzione minima (6.000 euro).Secondo quanto riportato dal MEF in 10 anni gli assegni contestati sono stati 1.692, con nessuna sanzione comminata e 107 oblazioni. Lo stesso Ministero ha però verificato che, in alcuni casi, sanzioni anche elevate possono colpire “cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità”. Per questo il MEF sta vagliando “la possibilità di modificare il regime sanzionatorio, recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione”.Ricordiamo che dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni privi della dicitura “non trasferibile” e che, anche in caso di utilizzo di vecchi libretti, il cittadino può comunque scrivere la dicitura “non trasferibile” di suo pugno. Il problema è che ad oggi le stesse banche non sono tenute a rifiutare eventuali assegni irregolari ed anzi li possono versare senza problemi, segnalando poi il fatto al MEF ed attivando l’alert che farà scattare la sanzione sia verso chi ha emesso l’assegno, sia verso chi lo ha incassato.Si comprende come il problema possa essere causato dal fatto che i consumatori abbiano messo in circolazione assegni staccati da libretti consegnati dalle banche fino a 10 anni fa. Ciò nonostante i consumatori potrebbero rivalersi sulle banche se potessero provare che il libretto privo di clausola “non trasferibile” sia stato consegnato dopo l’entrata in vigore della normativa, o anche per il caso in cui l’assegno sia stato incassato sulla stessa banca di cui l’emittente è cliente: in quest’ultimo caso, la banca avrebbe potuto avvisare l’utente della violazione di un divieto normativo, così dando la possibilità di correggere l’assegno anche inserendo a penna la clausola.Detto ciò, noi dell’Associazione CODICI siamo ben felici di leggere propositi di questo tipo da parte del Ministero, a cui anzi chiediamo a gran voce di intervenire immediatamente. Come ben evidenziato da Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali di CODICI, “ad oggi sono già circa 20.000 i consumatori che hanno avuto problemi di questa natura. Consumatori che subiscono il paradosso di pagare per un assegno di 1.000 euro un’infrazione di diverse migliaia di euro. Questo semplicemente per non essersi accorti dell’assenza della dicitura ‘non trasferibile’, ovvero per un’infrazione di cui semplicemente non si sono accorti”.

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Europa: modifica dei criteri di ripartizione dei fondi strutturali

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

europa“Il Governo italiano sostenga in sede europea la proposta della Commissione di modifica dei criteri di ripartizione dei fondi strutturali che, a partire dal 2020, non sarebbero più ripartiti in base al solo reddito pro capite ma anche in base a disoccupazione, fragilità dei territori, migrazione, ecc. In questo modo al nostro Paese, e in particolare al Mezzogiorno, arriverebbero circa dieci miliardi in più da destinare a politiche di coesione e sviluppo. Inoltre ripristini quel vincolo di destinazione dei fondi europei da destinare per l’85% alle Regioni del Mezzogiorno e per il 15 a quelle del Centro – Nord, come stabilito per Legge dall’ultimo Governo Berlusconi”. È quanto ha chiesto in Aula alla Camera, durante il question time con il ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, il deputato di Forza Italia Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera.
“Solo parzialmente – dice Palese – posso dirmi soddisfatto dalla risposta del Ministro nella parte in cui ha garantito che il Governo italiano è impegnato in sede europea ad ottenere la conferma delle risorse e delle politiche di Coesione mentre ritiene prematura la battaglia sulla modifica dei criteri. Su questo non possiamo essere d’accordo perché l’Italia deve ribadire con forza il fatto che contribuisce con cifre anche superiori ad altri Paesi al Bilancio della comunità europea ed ha tutto il diritto di contribuire a determinare scelte fondamentali per garantire il futuro sviluppo del nostro Paese e, in questo caso del Mezzogiorno”. “Il Governo – spiega – peraltro colpevole di aver cancellato il Mezzogiorno dalla propria agenda, destinandogli solo fondi comunitari e cercando in ogni modo di farne arrivare sempre meno al Sud, ora ha il dovere politico e morale di sostenere questa battaglia in favore dell’Italia. In base a quanto sostenuto dalla Commissione Europea, se i criteri di ripartizione restassero quelli attuali, a causa della grave crisi economica degli ultimi dieci anni, fondi aggiuntivi andrebbero ai Paesi dell’Europa dell’Est, a discapito dei nostri territori. La stessa Commissione quindi propone di sostenere questa modifica dei criteri che noi chiediamo al nostro Governo di sostenere con ogni mezzo. Allo stesso modo, chiediamo anche di valutare con attenzione l’altra proposta della Commissione di aumentare le quote di cofinanziamento, posto che il tasso di cofinanziamento garantito dall’Italia e già più alto rispetto a quello di altri Paesi. Infine – conclude Palese – se il Governo vuole essere coerente rispetto agli annunci ed alle promesse sull’aumento di attenzione per il Mezzogiorno, deve ribadire per Legge, come fatto dal Governo Berlusconi nel 2009, un vincolo di destinazione dei fondi europei che devono essere destinati per l’85 percento alle Regioni del Mezzogiorno e per il 15 a quelle del Centro – Nord. Solo così, fermo restando che deve aumentare il senso di responsabilità delle classi dirigenti del Mezzogiorno nella gestione dei fondi, nell’efficacia e nell’efficienza della spesa, si potrà riparlare di politiche di coesione, crescita e sviluppo”.

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Legge di Stabilità: Anief indica le modifiche salva-scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

ministero pubblica istruzioneOccorre cancellare il tetto del 10% di idonei al concorso a cattedra, finanziare le assunzioni di maestri e Ata su potenziamento. Dalla Toscana è giunto il buon esempio per bypassare la soglia prevista dalla Buona Scuola, anche laddove il numero di vincitori è ridotto e vi sono diversi posti messi a bando che rischiano di andare persi. I candidati sono riusciti a conoscere la valutazione ottenuta nella prova orale, la valutazione dei titoli presentati in fase di iscrizione al concorso e la posizione che occuperebbero nel caso in cui la normativa cambiasse. Un’altra modifica da apportare, altrettanto urgente, è quella dell’ennesimo rinvio riguardante l’immissione in ruolo di diverse migliaia di docenti della scuola dell’infanzia sul “potenziamento” degli istituti. Stiamo parlando di uno dei buchi della riforma approvata in via definitiva dal Parlamento nel luglio 2015, che fa il paio con un’altra clamorosa “dimenticanza”: quella di almeno 20mila Ata.Marcello Pacifico (presidente Anief): “Sembra che chi opera nella scuola debba essere condannato ad un’attesa infinita: vale per gli anni di precariato, i pagamenti dei supplenti ‘brevi’, ma anche per la ricostruzione di carriera o per i casi clamorosi come i Quota 92, ancora oggi non sanati seppure vittime di un errore clamoroso di chi ha scritto la riforma pensionistica Monti-Fornero. Noi, però, non ci arrendiamo: Anief ha già previsto che nel corso della prossima settimana chiederà adeguate proposte emendative alla Legge di Bilancio: l’obiettivo è far correggere i tanti punti oscuri o negativi della 107/15, alla luce della prassi e delle difficoltà oggettive riscontrate ad un anno della sua applicazione”.

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No ai tagli lineari della spesa pubblica si alla modifica urgente del titolo V della costituzione

Posted by fidest press agency su sabato, 22 marzo 2014

I tagli alla spesa pubblica dichiara Pietro Giordano Presidente Nazionale Adiconsum vanno fatti ma non tagliando linearmente la stessa ma operando chirurgicamente sulle spese parassitarie clientelari e fondi di corruzione diffusa.Non si può continuare ad immaginare di operare tagliando orizzontalmente le pensione e magari coprire i buchi dei bilanci comunali e regionali aumentando la tassazione in diretta.Si faccia per legge una norma che obblighi tutte le amministrazioni pubbliche ad acquisti centralizzati, dalla carta per fotocopiatrici alla siringa per gli ospedali.Si proceda da subito alla riforma del titolo V della costituzione che ha prodotto anch’esso disperazione, sprechi e corruzione nella gran parte delle amministrazioni regioni del paese indebolendo la capacità di coordinamento e di offerta del ” prodotto Italia” a livello internazionale.Il punto non è tagliate gli organici della pubblica amministrazione ma rendere questa efficienti e sempre di più al servizio dei cittadini. si taglino invece le spese improduttive e si punti alla qualità della spese indirizzandola verso servizi più efficienti per i cittadini. Non si risolvono i problemi tagliando gli autisti degli autobus ma colpendo gli sprechi di milioni e milioni di euro che le singole municipalizzate da anni operano.

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E’ improrogabile il cambiamento della legge elettorale

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2012

La Compagnia dei Democratici da molto tempo si batte e sollecita con grande intensità il cambiamento di questa legge elettorale, il famoso “Porcellum” che fino ad oggi ci ha dato una classe politica di “nominati” e non di eletti. Poco tempo fa con una sentenza inaspettata, per non dire incomprensibile, la Corte Costituzionale si è espressa per l’inammissibilità dei quesiti referendari proposti contro l’attuale Legge sottoscritti da oltre un milione e duecentomila cittadini. Una valanga di firme che aveva dimostrato quanto gli italiani, in piena coscienza, ritengano improponibile una normativa che ‘regala’ un posto in Parlamento a persone che non hanno ricevuto il voto personale degli elettori. Il primo quesito non ammesso dalla Consulta chiedeva di dichiarare ammissibile l’abrogazione totale della legge elettorale studiata dall’ex ministro Roberto Calderoli – lo stesso che gli affibbiò il poco edificante appellativo di legge porcata’ – che prevede liste bloccate e dunque toglie la facoltà agli elettori di esprimere una preferenza. Il secondo quesito chiedeva di eliminare, ad una ad una, le novità introdotte dalla stessa legge Calderoli alla precedente legge elettorale abrogata nel 2005, il cosiddetto Mattarellum. Sono noti a tutti i recenti incontri tra Pd , PDL e UDC che sembrano d’accordo a cambiare la legge, ma sul come e con quale sistema ancora brancolano nel buio, ma almeno questa iniziativa forse questa volta potrebbe servire per cambiare qualcosa, vista l’importanza del tema, vitale per la democrazia. Molte e troppe volte questo tema si è inabissato, nel momento in cui qualcuno ha posto il problema della riforma elettorale, soprattutto i parlamentari in carica, che sono intervenuti dicendo che i cittadini non vogliono sentir parlare di nuova legge elettorale, ma di problemi veri quali la disoccupazione, la casa, etc.. (demagogia più pura).Intanto continuiamo a votare sulla base di una legge incostituzionale, come affermano tanti costituzionalisti. I voti dei cittadini non sono uguali perché il premio di maggioranza ( siamo l’unica democrazia occidentale ad averlo) e gli sbarramenti disuguali tra chi è in coalizione e chi si presenta da solo rendono diverso il peso di ogni voto a seconda del partito votato. Con questa nota vogliamo porre nuovamente e con insistenza a tutte le forze politiche il cambiamento della legge e delle iniziative concrete per arrivare a formulare proposte, che non per forza debbono essere convergenti, ma è fondamentale il principio che sulla legge elettorale si sviluppi il massimo di partecipazione perché non è materia tecnica appannaggio dei soli partiti che hanno generato “re e reucci nei vari territori”, ma rappresenta le regole del gioco democratico e quindi la misura di quanto conta il nostro voto e la possibilità di costruire una democrazia partecipata, alternativa alla democrazia oligarchica oggi dominante che ha relegato l’intero Paese in questa gravissima situazione. (Luca Mancuso – Direttivo Provinciale Compagnia dei Democratici)

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Modifica legge elettorale

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2011

A prescindere da chi lo propone, sia il sottoscritto che la mia parte politica valutano positivamente l’iniziativa presa a livello nazionale per abolire o modificare la legge elettorale “ Calderoli”, per ridare una volta per tutte ai cittadini la sovranità, attraverso la quale eleggere i parlamentari, archiviando una legge, non a caso definita “porcellum”; che di fatto ha generato un Parlamento di “nominati”, lontano dai cittadini. Noi aderiamo fermamente e concretamente alla raccolta firme perchè siamo sempre più convinti che bisogna restituire la sovranità al Popolo e la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Fin da subito è necessario intraprendere un impegno concreto per cambiare l’attuale legge elettorale nazionale. E’ necessario almeno il ripristino da subito delle preferenze che, vuoi o non vuoi, restano l’unico vero strumento di scelta e di democrazia a favore degli elettori. E’ il momento di farla finita con i tanti politici nominati, salvo qualche rara eccezione, solo in virtù di buoni e probabili servili rapporti con i poteri romani che sicuramente non sono espressione della “cosiddetta democrazia partecipata” .Il recupero del rapporto cittadino-eletto deve essere una vera priorità per riavvicinare al voto i tantissimi elettori delusi da tante personalità politiche che continuano a far prosperare le loro fortune solo su vane promesse. Inutile sottolineare che questa profonda crisi socio economica del nostro Paese, ove ancora c’è ne fosse bisogno, è anche la conseguenza di questa scelta a suo tempo abbastanza scellerata. Per sostenere questa raccolta firme, sono disponibili su tutto il territorio provinciale tutti i nostri Dirigenti e non solo, certi di poter cancellare le tante disfunzioni della normativa vigente. L’obiettivo primario in questo momento è eliminare concretamente le tante aberrazioni del cosiddetto ‘Porcellum’ perchè su un risultato positivo referendario, il Parlamento dovrà approvare prima delle prossime elezioni una legge elettorale che restituisca finalmente agli elettori la possibilità di scelta e garantisca la presenza delle varie culture e tradizioni politiche, a prescindere da quale modello elettorale sarà generato. Bisogna firmare le proposte di Referendum abrogativo perchè da questo importante tassello deve partire il vero cambiamento epocale del nostro Paese. Come è possibile poter fare o continuare a far politica privando il cittadino dello strumento principale piu libero e più efficace per selezionare la propria classe dirigente? Il Popolo deve scegliersi i propri rappresentanti e non delegare alle Oligarchie dei Partiti. Invitiamo i cittadini tutti, al di là dell’appartenenza politica, a partecipare alla raccolta firme per ridare più autorevolezza agli elettori e più dignità alla nostra classe dirigente. (Salvatore Lucà)

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Prodotti dietetici e modifiche Ue sulle etichette

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

La deregolamentazione del settore dei prodotti dietetici proposta dalla Commissione europea è un rischio per i consumatori vulnerabili. A lanciare l’allarme è l’Associazione europea dei prodotti dietetici (Idace), all’indomani del via libera della Commissione alla proposta di modifica della Direttiva quadro sui prodotti dietetici, che prevede la revisione delle norme sull’etichettatura e la catalogazione degli alimenti. «Il progetto di revisione» è la reazione dell’Idace, «abolisce di fatto la categoria dei prodotti dietetici, declassandoli a prodotti “comuni”, e cancella quella che da più di 35 anni si è rilevata una forma di tutela per i consumatori vulnerabili. La direttiva infatti ha permesso fino a ora di commercializzare prodotti specifici e regolamentati per lattanti, bambini, persone obese e in soprappeso o malnutrite (prodotti a fini medici speciali), alimenti per allergici e intolleranti (per esempio per i celiaci) e gli sportivi. Trasferire parte di questa normativa nel Regolamento claims, inappropriato e immaturo, non è accettabile». «Non c’è alcuna giustificazione per smantellare la legislazione esistente» rincara la dose il presidente Idace, Ferdinand Haschke. «La normativa da sola non può garantire sicurezza e protezione alla popolazione più fragili. Occorre considerare che molti consumatori hanno esigenze nutrizionali specifiche». Per questo le associazioni provenienti dai 18 Paesi aderenti all’Idace hanno confermato l’intenzione «di fare del loro meglio per modificare significativamente la proposta e continuare a proteggere i gruppi vulnerabili della popolazione».

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Modifica art.1 costituzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

Dichiarazione dei senatori Radicali Donatella Poretti e Marco Perduca La proposta presentata dal Popolo delle libertà, di modificare l’articolo 1 della Costituzione con la dizione “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale”, rappresenta una scelta che denota una certa ipocrisia in quanto la formula è smentita dai fatti. Già vediamo come il ricorso alla fiducia è il mezzo più utilizzato dal Governo per farsi approvare i provvedimenti, in secondo luogo la maggioranza stessa ha ideato e sostiene la vigente legge elettorale che invece che rifarsi alla volontà popolare, rispetta solo quella delle segreterie dei partiti. Poteva invece essere l’occasione giusta per riformare l’art.1 introducendo i principi di Libertà e di Stato di Diritto come da noi auspicato e proposto anche con un disegno di legge depositato fin dall’inizio della legislatura, con il quale vorremmo stabilire che “La Repubblicaitaliana è uno Stato democratico di diritto fondato sulla libertà e sul rispetto della persona”. In questo, cosa che non è capitata invero spesso per altre iniziative, ci piace ricordare che anche il Presidente emerito Francesco Cossiga sosteneva il nostro pensiero.

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Modifica statuto Unioncamere Veneto

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

In seguito ai recenti articoli di stampa relativi alla posticipazione dell’Assemblea di Unioncamere del Veneto e a supposti problemi relativi alla sua riforma, si precisa quanto segue:  «Unioncamere del Veneto ha posticipato la modifica dello statuto e la convocazione della relativa Assemblea, che avrebbe dovuto votarne la variazione, in conseguenza del fatto che non è possibile, in base alla vigente normativa, modificare soltanto la durata della carica presidenziale, ma occorre che lo statuto di Unioncamere del Veneto si adegui alla normativa sulla manovra economica dello scorso luglio, che riduce a cinque i componenti del Consiglio, e si adegui anche alle linee guida approvate a livello nazionale sulla base della modifica della Legge 580/93 del febbraio 2010 di riforma del sistema camerale italiano.  Si richiama in particolare l’attenzione sul fatto che tale ultima modifica legislativa attribuisce un ruolo molto più importante al sistema delle Unioni regionali italiane, rafforzandone le competenze, la governance e le funzioni che esse ricoprono a livello di coordinamento, che diventa obbligatorio, nei confronti delle Camere di Commercio associate.  Per tutte queste ragioni, Unioncamere del Veneto si sta organizzando per rispondere a tale importantissima sfida e la nomina del presidente sarà dunque l’atto conclusivo dell’iter delle modifiche. Tutto ciò  non inficia comunque quanto fino ad oggi convenuto sia in riferimento al mandato annuale sia in riferimento alla designazione del prossimo presidente di Unioncamere del Veneto, individuato nella figura di Alessandro Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Verona. Tutti i passaggi finora effettuati sono stati compiuti nella massima concordia e armonia tra le sette le Camere di Commercio, con l’obiettivo di affrontare al meglio la sfida cui Unioncamere del Veneto è chiamata a far fronte nei prossimi anni per lo sviluppo dell’economia regionale».

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Taxi Torino: modifica regolamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Sono 1570 i taxi che circolano nel territorio di Torino e di altri 11 Comuni della cosiddetta area metropolitana a tariffa unica: la loro attività risponde ad un Regolamento di competenza della Provincia di Torino, approvato nel 2005. Ieri il Consiglio provinciale ha approvato a maggioranza (27 sì, 1 no, 12 astenuti) alcune modifiche che si sono rese necessarie e che riguardano sia l’attività dei singoli Comuni per il rilascio delle licenze ai taxisti, sia i requisiti di idoneità psicofisica che gli autisti devono possedere, con particolare riferimento al tema dei controlli sull’uso di alcoolici e stupefacenti. “Abbiamo valutato le modifiche – ha spiegato l’assessore ai Trasporti PiergiorgioBertone – con le associazioni di categoria dei taxisti e con le associazioni dei consumatori”. In questa fase non sono previste modifiche al numero die Comuni che rientrano nell’area a tariffa unica, ma numerosi consiglieri provinciali hanno ribadito la necessità di affrontare il tema.

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Contributi per l’editoria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 novembre 2010 il regolamento per il riordino dei contributi all’editoria. L’obiettivo è premiare i giornali che arrivano effettivamente nelle edicole, eliminando dal calcolo le copie vendute in blocco e quelle vendute attraverso lo strillonaggio. Il provvedimento contiene anche misure di tutela dell’occupazione nel settore giornalistico. Il regolamento prevede infine la possibilità per le imprese di inviare le domande di contributo in via telematica, accelerando i tempi, e consentendo misure di controllo più stringenti rispetto al passato. Le innovazioni più significate riguardano la modifica dei criteri di calcolo del contributo alla stampa, sostituendo la tiratura con le copie effettivamente distribuite per la vendita; l’introduzione di una serie di misure a favore dell’occupazione nel settore giornalistico e nelle agenzie di stampa; l’introduzione del criterio del riparto proporzionale dei fondi. Il regolamento ha ottenuto il parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti e del Consiglio di Stato.
Le domande per la concessione dei contributi le rappresentante, sono presentate per via telematica e con firma digitale dal 1 ° al 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento dei contributi, secondo le modalità pubblicate sul sito internet della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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Scissione del Csm?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

“Un piccolo e assurdo programma in cui è chiaro che l’obiettivo non è far funzionare la giustizia ma sottoporla al controllo politico, ovviamente il suo” così Federico Palomba, capogruppo IDV in Commissione Giustizia alla Camera, commenta le dichiarazioni di Berlusconi sulla riforma della giustizia. Tra le tante ghedinate sparate oggi in Aula, la più grave è quella relativa alla scissione del Csm attraverso una modifica costituzionale, con il doppio scopo di sottoporre la magistratura e l’esercizio dell’azione penale al controllo politico. Su questo stravolgimento della Costituzione, Italia dei Valori eleverà barricate” conclude Palomba.

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Assemblea ordinaria Autovie Venete

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Si tiene il 28 settembre per l’approvazione della modifica alla Convenzione di concessione con l’Anas, e assemblea straordinaria e per alcune modifiche statutarie la prima  e approvazione del bilancio la seconda che all’ordine del giorno ha anche  il rinnovo delle cariche sociali di Autovie Venete. L’amministratore delegato Pietro Del Fabbro ha illustrato i dati di bilancio della società, che registra un utile netto di 33 milioni 422 mila euro (nel 2008 l’utile era di 41 milioni di euro, nel 2007 era di 24 milioni di euro). Un risultato considerato positivo, nonostante sia inferiore a quello dell’esercizio precedente, soprattutto in considerazione del calo di traffico registrato nel 2008 e proseguito nei primi mesi del 2009. I dati elaborati dalla Concessionaria indicano, per il 2008, una flessione (-0,22%) dei transiti complessivi, passati dai 40 milioni 903 mila del 2007 ai 40 milioni 815 mila nel 2008. Flessione proseguita nel primo semestre 2009, mentre il traffico leggero cresce del 3,7 per cento, passando da 14 milioni 262 mila 117 veicoli a 14 milioni 796 mila 509, quello pesante scende notevolmente,  passando dai 5 milioni 499 mila 315 del 2008 ai 4 milioni 987 mila 118 nel 2009. Anche in luglio e agosto il traffico leggero continua a salire, arrivando a raggiungendo i 6 milioni 778 mila 521 (+ 6,44%) veicoli a fronte dei 6 milioni 368 mila 381 del 2008. Frena il calo dei mezzi pesanti, il cui numero, in luglio e agosto è di 1 milione 741 mila 799 veicoli, contro 1 milione 832 mila 833, registrato nel 2008, con una flessione del 4,97%. Particolarmente intenso il traffico leggero durante i week end dell’estate 2009, nei quali è stato registrato un flusso di veicoli sempre superiore a quello che ha caratterizzato i fine settimana dell’anno precedente. Il dato si riferisce ai week end compresi nel periodo 30 maggio – 6 settembre. Nel 2008 i transiti sono stati pari a 6 milioni 132 mila 916, nel 2009 sono stati 6 milioni 333 mila 522, con un incremento del 3,27%. Il fine settimana che ha registrato l’incremento maggiore è stato quello che va dal 12 al 14 giugno che quest’anno ha registrato  un più 12,92%, mentre il più trafficato in assoluto è stato quello dal 31 luglio al 2 agosto, durante il quale sono transitati 462 mila 473 veicoli (+ 4,29% rispetto al 2008).

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Stop ai nomi medicinali sugli scontrini

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2009

A partire dal prossimo anno basterà l’indicazione del codice alfanumerico posto sulla confezione di ogni medicinale. Lo annuncia l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. I cittadini italiani potranno continuare a dedurre o detrarre i medicinali acquistati, ma saranno più tutelati. Sulla base del provvedimento del Garante, entro tre mesi  l’Agenzia delle entrate dovrà fornire indicazioni per la modifica dello scontrino fiscale rilasciato per l’acquisto di farmaci, indicazioni alle quali le farmacie dovranno adeguarsi al massimo entro il 1 gennaio 2010. Lo “scontrino parlante” che riporta in chiaro, oltre al codice fiscale dell’interessato, la denominazione del farmaco acquistato è in grado di rivelare informazioni sullo stato di salute e sulle patologie dei cittadini. Numerosi sono stati in questi mesi coloro che si sono rivolti al Garante per segnalare la lesione della loro riservatezza e dignità al momento di presentare la documentazione fiscale per la denuncia dei redditi presso il Caf o il proprio commercialista. Il controllo sul farmaco venduto può essere effettuato attraverso l’utilizzo del numero di autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) presente sulla confezione del farmaco. Il codice alfanumerico, rilevabile anche mediante lettura ottica, consente di identificare in modo univoco ogni singola confezione farmaceutica venduta, con dosaggio, somministrazione, presentazione e simili, al pari della specificazione in chiaro del nome del farmaco. E’ stata in questo modo individuata una soluzione in grado di bilanciare il rispetto della dignità delle persone e l’interesse pubblico alla riduzione del rischio di indebite detrazioni e deduzioni fiscali.

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