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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘molecole’

Trasferimento tecnologico di tre famiglie di molecole

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

Nell’ambito di Euro BioHighTech è stato firmato l’accordo Icgeb-Biovalley-Serichim per il trasferimento tecnologico di tre famiglie di molecole. Si tratta del primo accordo di questo genere sottoscritto in Italia da Icgeb. L’obiettivo è quello di consentire a due aziende della Regione Friuli Venezia Giulia – BioValley Investments Partner di Trieste e Serichim di Torviscosa – di produrre bio-farmaci. L’importante convenzione è stata firmata dal prof. Mauro Giacca dell’Icgeb, dal dott. Fausto Ferrazzi, presidente di Serichim srl e dall’ing. Diego Bravar, presidente di BioValley Investments Partner Srl. “Si tratta di una operazione che va a vantaggio della sanità pubblica e quindi dei cittadini. I bio-farmaci per un paziente costano 100 volte di più all’anno – ha ricordato Bravar -. Riuscire a passare da un bio-farmaco a un farmaco generico significa, per ogni paziente, ridurre i costi del 30 per cento all’anno. E di conseguenza rendere la sanità pubblica più sostenibile”.Serichim si occuperà dello sviluppo regolatorio e produttivo, mentre BioValley Investments Partner partecipa all’accordo in qualità di facilitatore dei capitali di investimento necessari all’avvio della produzione.
L’accordo ha una forte valenza strategica. I bio-farmaci, infatti, sono medicinali di origine biologica, come ad esempio ormoni, anticorpi monoclonali, eparina, prodotti per la terapia oncologica, vaccini. Sono riconosciuti globalmente come medicinali sicuri ed ad alta efficacia terapeutica. L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l’EMA (Agenzia europea del farmaco) e l’FDA (Food and Drug Administration) hanno predisposto delle linee guida per la loro valutazione, dimostrandone la piena corrispondenza in termini di qualità, efficacia e sicurezza.Le proiezioni economiche prevedono un mercato mondiale, nel 2020, pari a 390 mld $ di fatturato con una quota del 28% dell’intero business farmaceutico. Ad oggi l’EMA ha approvato 29 biosimilari (farmaci generici) in Europa, tra cui l’Omnitrope, ormone umano della crescita. Con l’aumento della competizione nella produzione e commercializzazione dei bio-farmaci, i sistemi sanitari potrebbero ricavare forti risparmi, favorendo l’accelerazione dello sviluppo di questo mercato, con enormi opportunità sia in termini di salute pubblica sia di politica economica e di qualità della vita.Al salone espositivo di Euro BioHighTech 2018, organizzato da Aries Venezia Giulia, BioHighTech NET, CBM – Cluster Regionale “Smart Health” e Confindustria Venezia Giulia, hanno partecipato oltre 30 imprese ed enti di ricerca e Università. Inoltre sono stati presentati 35 progetti di Ricerca&Sviluppo altamente innovativi in un settore sempre più strategico come quello della salute, che conta ben 5 mila addetti regionali; un numero importante se si pensa che il settore navalmeccanico ne conta 7 mila. Da ricordare che la Regione FVG ha effettuato investimenti in questo settore, nel periodo 2016-2020, pari a oltre 14 milioni di euro, finanziando progetti di R&S collaborativi tra imprese e centri di ricerca e Università – fondi destinati per oltre 8 milioni alle imprese e per oltre 6 milioni agli Enti di ricerca e alle Università.

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Nell’olio d’oliva la molecola contro il diabete

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

Un gruppo di ricerca della Sapienza ha individuato nell’olio extravergine di oliva il componente responsabile della riduzione dei livelli di glucosio nel sangue post-prandiale. Lo studio, pubblicato su British Journal Clinical Pharmacology, apre nuove strade alla lotta contro il diabeteEat well, stay well. Questo il manifesto della dieta mediterranea, il modello nutrizionale che ha ricevuto l’onorificenza di “patrimonio orale e immateriale dell’umanità” per le ricadute positive che ha sulla salute. A oggi sempre più studi vanno nella direzione di verificare come alcune componenti alimentari siano in grado di prevenire determinate patologie e aumentare la qualità e la durata della vita.In un precedente studio il gruppo guidato da Francesco Violi del Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche della Sapienza, ha dimostrato che l’assunzione di 10 g. di olio extravergine di oliva durante i pasti era in grado di ridurre di 20 mg la glicemia post-prandiale. Dalla ricerca era emerso che l’extravergine di oliva si comporta come un antidiabetico con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L’assunzione di olio extravergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine. Un nuovo passo in avanti arriva dallo stesso team di ricerca Sapienza, che ha individuato nell’oleuropeina il componente specifico dell’olio di oliva capace di ridurre la glicemia post-prandiale. Lo studio è pubblicato sulla rivista British Journal Clinical Pharmacology.“Il diabete – spiega Francesco Violi – è una delle principali cause di infarto del miocardio ed ictus. Nel 2016 i casi dichiarati di diabete in Italia hanno superato 3.000.000 e questo numero crescerà nei prossimi anni considerando la progressiva tendenza all’aumento della malattia nella nostra popolazione”.La prevenzione del diabete e dei suoi danni alle arterie si svolge soprattutto durante i pasti, in quanto l’aumento della glicemia post-prandiale stimola la produzione di insulina, cosa che, a lungo andare, facilita l’insorgenza del diabete, nei soggetti predisposti.Lo studio è stato effettuato su un campione di soggetti sani randomizzati, ai quali sono stati somministrati 20 mg di oleuropeina o placebo durante un pasto tipico della cucina italiana. La ricerca ha dimostrato una riduzione significativa della glicemia, a due ore dal pasto, solo quando i pazienti assumevano 20 mg di oleuropeina. Interessante era il fatto che, a due ore dal pasto, i pazienti presentavano gli stessi livelli glicemici che avevano prima di assumere il cibo. Questa ricerca apre nuove prospettive per combattere il diabete anche con sostanze naturali come l’oleuropeina, che è presente non solo nell’olio ma anche nelle foglie dell’ulivo.“Inoltre i dati sulle oscillazioni di glucosio e colesterolo – conclude Violi – permettono di comprendere come l’assunzione di olio di oliva nella dieta possa prevenire complicanze cardiovascolari e arteriosclerosi. Numerosi studi infatti, hanno dimostrato che i picchi post-prandiali di glucosio e colesterolo sono potenzialmente dannosi nei pazienti a rischio di complicanze aterosclerotiche; ridurne, pertanto, l’entità potrebbe apportare benefici nella cura dell’arteriosclerosi e delle sue complicanze come infarto e ictus”.

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Molecola “made in Italy”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleIl mesoglicano, molecola completamente ‘made in Italy’, scoperta e sviluppata dalla ricerca di Mediolanum Farmaceutici, manifesta ulteriori proprietà terapeutiche in area vascolare. All’efficacia già comprovata nel trattamento delle ulcere venose croniche, si aggiungono oggi nuove evidenze circa gli effetti positivi del mesoglicano sulla fisiologia vascolare: nello specifico, il mesoglicano ha dimostrato notevoli effetti sull’elasticità delle arterie e sulla funzionalità dell’endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni. In particolare, nei pazienti con sindrome metabolica (SM), il mesoglicano ha dato prova di svolgere un effetto positivo su tutta la funzione arteriosa, migliorando la reattività vascolare e le proprietà elastiche della parete arteriosa.Lo studio, condotto dal dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università Federico II di Napoli, è stato pubblicato sulla rivista internazionale “Atherosclerosis”, organo ufficiale della European Atherosclerosis Society (EAS).La sindrome metabolica è caratterizzata da un insieme di fattori di rischio cardiovascolare, tra cui ipertensione, dislipidemia, peso corporeo in eccesso e alterata omeostasi del glucosio. Condizioni che richiedono interventi sia di tipo farmacologico sia di tipo non farmacologico, come la riduzione del peso corporeo e l’incremento dell’attività fisica. Strategie alle quali, però, i pazienti con sindrome metabolica manifestano spesso insufficiente aderenza, soprattutto a lungo termine, con la conseguente necessità di ricorrere a un adeguato trattamento farmacologico. Al di là delle strategie terapeutiche consolidate per la gestione della sindrome metabolica, la correzione di condizioni aterogeniche, quali la disfunzione endoteliale e la presenza di fattori pro-infiammatori e protrombotici, ha ottenuto nel tempo crescente interesse. Ora, lo studio dell’Università di Napoli dimostra che il mesoglicano, nei pazienti con sindrome metabolica, esercita effetti rilevanti sulla fisiologia vascolare, sia in fase acuta sia a seguito di un trattamento prolungato (tre mesi consecutivi).Il trial sul mesoglicano, randomizzato in doppio cieco versus placebo, ha preso in esame trenta pazienti affetti da sindrome metabolica seguiti in ambulatorio: 20 trattati con mesoglicano, 10 con placebo. Nella prima fase sono stati valutati gli effetti immediati sulla reattività vascolare di una singola somministrazione intramuscolare di mesoglicano (60 mg) versus placebo, attraverso la misurazione della dilatazione post ischemica dell’arteria brachiale (Flow Mediated Dilatation, FMD) al tempo 0, dopo 2 ore e 6 ore dall’iniezione intramuscolare. Successivamente i pazienti sono stati trattati per 90 giorni con mesoglicano per via orale (50 mg due volte al giorno) o con placebo. Alla fine di questo periodo, sono state valutate la reattività vascolare e le proprietà elastiche della parete arteriosa.I risultati hanno confermato che nel gruppo trattato con mesoglicano la dilatazione brachiale flusso-mediata (FMD) è aumentata già dopo la singola somministrazione in acuto, con un massimo incremento del 52% dopo 2 ore. La FMD è risultata significativamente maggiore (+38%) rispetto al valore basale anche dopo 90 giorni di trattamento. Nel gruppo trattato con placebo, invece, la dilatazione brachiale flusso-mediata non è risultata influenzata in alcun modo. Inoltre, dopo 90 giorni di terapia, il gruppo trattato con mesoglicano ha dimostrato un miglioramento significativo delle proprietà elastiche della parete arteriosa, con una concomitante riduzione della rigidità della stessa. Infine i pazienti trattati con mesoglicano, ai rilievi laboratoristici dopo 90 giorni di terapia, hanno evidenziato un significativo miglioramento dell’insulino-resistenza rispetto ai controlli.“Fra i fattori di rischio cardiovascolare – spiega Ugo Oliviero, coordinatore dello studio – la sindrome metabolica rappresenta una condizione complessa particolarmente perniciosa, perché si associa con un rischio aumentato di episodi acuti di notevole gravità, in primis eventi vascolari e infarti. Il nostro studio ha dimostrato la capacità del mesoglicano di migliorare nettamente la reattività vascolare, la distensibilità e l’elasticità arteriosa dei pazienti affetti da sindrome metabolica. La prossima tappa sarà implementare uno studio robusto con un preciso obiettivo clinico: testare l’ipotesi che il mesoglicano è in grado di causare un’effettiva diminuzione dell’incidenza di eventi cardiovascolari acuti. Inoltre, sarebbe opportuno valutare gli effetti del mesoglicano in pazienti con profilo di rischio cardiovascolare aumentato, affetti da condizioni diverse dalla sindrome metabolica”.
Fondata a Milano nel 1972 da Rinaldo Del Bono, Mediolanum Farmaceutici è un’azienda di respiro globale, ma costantemente e saldamente radicata in Italia.

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Nuova classe di molecole attive contro il virus HIV

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2016

biblio università parmaParma. I risultati delle ricerche sono stati oggetto di un brevetto congiunto con gli altri Atenei che partecipano al lavoro di ricerca. L’Università di Parma è il principale soggetto, con la partecipazione al 40 per cento. Il gruppo di ricerca coordinato dal dott. Nicola Della Ca’ del Dipartimento di Chimica dell’Università di Parma ha messo a punto un’efficace strategia per la preparazione di nuove molecole attive nei confronti del virus HIV, responsabile dell’AIDS. L’importante risultato del gruppo di ricercatori del nostro Ateneo è giunto a coronamento di anni di studi condotti dal dott. Della Ca’ nel campo della catalisi sotto la guida del prof. Mirco Costa, da poco ritirato in pensione. Il lavoro è stato condotto in collaborazione con altri Istituti di Ricerca italiani, in particolare con il gruppo di ricerca dell’Università della Calabria (prof. Bartolo Gabriele), dell’Università di Roma Tor Vergata (dott.ssa Beatrice Macchi), dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale del CNR di Roma (dott. Antonio Mastino) e dell’Università di Messina (prof. Roberto Romeo). I risultati delle ricerche fin qui ottenuti sono stati oggetto di un brevetto congiunto dell’Università di Parma, dell’Università della Calabria, dell’Università di Roma “Tor Vergata”, del CNR di Roma e dell’Università di Messina, depositato in data 4/3/2016. Il brevetto depositato, che vede come principale soggetto (40%) proprio il nostro Ateneo, sancisce la proficua collaborazione dei gruppi di ricerca implicati e sarà il trampolino di lancio sia per iniziare i test in vivo sulle molecole ottenute, sia per individuare molecole ancora più attive per il trattamento dell’AIDS. Attualmente, l’assenza di una terapia profilattica e la mancanza di vaccini in grado di trattare o di prevenire lo sviluppo dell’AIDS accrescono l’esigenza di nuovi farmaci anti-HIV che siano efficaci, poco tossici e non concorrano alla formazione di forme resistenti. Le ricerche condotte hanno permesso di individuare una nuova classe di principi attivi caratterizzati da una specifica attività anti-HIV e da un grado di tossicità particolarmente basso, che potrà pertanto consentire di effettuare trattamenti anche prolungati, minimizzando gli effetti collaterali sul paziente. I test farmacologici condotti in vitro hanno dimostrato come le nuove molecole presentino un rapporto tra attività anti-HIV e tossicità molto favorevole, anche superiore a quello di molecole antivirali attualmente presenti in commercio come Etravirina e Ripilvirina.

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Nuove tipologie di cannabinoidi sintetici

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2012

Prosegue l’attività di supporto tecnico fornito dai Laboratori chimici dell’Agenzia delle Dogane nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi sintetici, molecole create per fini di ricerca medica e farmacologica, introdotte nei mercati illeciti per la loro azione stupefacente addirittura superiore a quella della cannabis naturale. Nel corso di analisi condotte presso il Laboratorio chimico di Genova su presunte sostanze stupefacenti è stato individuato, per la prima volta in Italia, il CRA-13, cannabinoide sintetico non ancora inserito nella Tabella I del D.P.R. 309/90, contenente l’indicazione delle sostanze stupefacenti sottoposte a vigilanza e controllo. La Direzione Centrale per l’Analisi Merceologica e per lo Sviluppo dei Laboratori Chimici ha segnalato il risultato ottenuto al Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe, il National Early Warning System (N.E.W.S.), per la diffusione di livelli di attenzione e allerta sul territorio nazionale. Notevole è stato altresì il contributo fornito dal Laboratorio chimico delle Dogane di Napoli in attività di indagine tecnica, che hanno portato alla individuazione di un elevato numero di cannabinoidi sintetici, alcuni dei quali segnalati in Italia per la prima volta. I cannabinoidi sintetici vengono spesso addizionati a prodotti di origine naturale e commercializzati con varie denominazioni, tra le quali “smart drugs” “herbal highs” o “legal drugs”. Tali molecole, in alcuni casi non ancora vietate dalle leggi vigenti, rientrano fra le nuove “designer drugs” e si riscontrano sempre più frequentemente in nuovi prodotti che appaiono sul mercato con differenti denominazioni e confezionamenti.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, rivolge un appello ai genitori dei figli non solo minorenni affinchè vigilino e monitorino l’attività dei propri figli, data la facile reperibilità di queste nuove droghe a basso costo, perché anche in questo campo l’educazione risulta essere un fattore fondamentale per lo sviluppo psico sociale della generazione dei giovani.

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La ricerca clinica in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2011

L’azienda israeliana, leader mondiale nel settore dei farmaci equivalenti, biotecnologici biosimilari e di molecole innovative in ambito neurologico, è l’unica farmaceutica con ben 6 siti produttivi in Italia. Per la ricerca lavora con 60 centri italiani. Con la collaborazione del Dipartimento di Neurologia e Istituto di Neurologia Sperimentale dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Milano, è stato realizzato lo sviluppo clinico di una nuova molecola contro la sclerosi multipla. Gli esperti ne parlano al “The Italian-Israeli Business Forum -Partners in Innovation” in corso a palazzo Mezzanotte a Milano, organizzato da Promos-Camera di Commercio di Milano.
Grazie all’aiuto di oltre 60 prestigiosi centri di ricerca italiani, oltre che per la cura della sclerosi multipla, Teva è attiva nella ricerca di molecole per il trattamento della malattia di Parkinson, in ambito oncologico, della salute della donna e per patologie neurologiche peculiari quali l’atrofia multisistemica, la sclerosi laterale amiotrofica e la malattia di Alzheimer. L’azienda israeliana investe in ricerca il 7% del fatturato mondiale, che nel 2010 è stato di 16 miliardi di dollari.
“Teva è il massimo produttore mondiale di principi attivi farmaceutici e fornisce diverse aziende farmaceutiche multinazionali. – spiega Stefano Lombardi, Direttore Generale di Teva API Italia – È presente in Italia con 6 siti produttivi, dislocati nel Nord Italia, dove vengono prodotti circa 80 principi attivi, con un totale di 600 dipendenti, di cui il 10% ricercatori. Nessuna azienda del settore farmaceutico è presente in Italia con un numero così alto di stabilimenti di produzione.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (Nasdaq: TEVA) è una delle prime 15 aziende farmaceutiche mondiali. È impegnata nell’accrescere l’accesso ad un’assistenza sanitaria di qualità attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di farmaci generici a prezzi accessibili, ma anche cure innovative e principi attivi. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci generici al mondo, con un portfolio di prodotti globale di oltre 1.450 molecole e una presenza diretta in circa 60 paesi. Il prodotto innovativo di punta di Teva è Copaxone®, il farmaco più prescritto nel trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente. Teva impiega circa 40.000 persone in tutto il mondo e ha registrato un fatturato a livello mondiale di 16,1 miliardi di dollari in vendite nette nel 2010.

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Nuove molecole antiossidanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Camerino. Il Centro di Ricerche Cliniche della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino, in collaborazione con la European Medical Association (EMA) ed il College of Pharmacy dell’Università di Houston, hanno organizzato a Roma un convegno di respiro internazionale sul contributo della ricerca italiana sull’acido tioctico ed alle nuove evidenze precliniche e cliniche dell’attività di questo antiossidante multifunzionale. “L’acido tioctico – afferma il prof. Francesco Amenta, della scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam e Presidente del convegno –  è un composto naturale presente nel nostro organismo che è anche un potente antiossidante biologico. Una caratteristica del composto in questione non è soltanto di svolgere direttamente un’azione antiossidante, ma anche di mantenere o incrementare indirettamente i livelli di altri antiossidanti presenti ed operanti nell’organismo. In tal modo l’acido tioctico contribuisce a mantenere lo stato antiossidante, migliorando le capacità di sintesi endogena di altri antiossidanti o di enzimi antiossidanti”.
In alcuni paesi l’acido tioctico è impiegato come farmaco con la indicazione di sintomi associati a danno di nervi ed è disponibile sia per un impiego in formulazioni iniettive che orali. In molti altri paesi, tra cui l’Italia, l’acido tioctico è un supplemento nutrizionale (nutraceutico o integratore). Indipendentemente dall’essere considerato farmaco etico o supplemento nutrizionale, il composto è largamente utilizzato in varie situazioni che si accompagnano ad incrementato stress ossidativo. “Lo stress ossidativo – prosegue il Prof. Amenta – è una condizione caratterizzata da una alterazione di alcuni meccanismi di produzione di energia e di difesa cellulare che porta alla formazione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) e ioni perossido. Molecole, queste, dotate di attività tossica per le cellule. Lo stress ossidativo svolge un ruolo importante nella fisiopatologia di varie malattie neurologiche, quali ischemia, malattia di Alzheimer, sclerosi multipla, epilessia, lesioni del midollo spinale e neuropatie periferiche. Un adeguato trattamento delle situazioni di stress ossidativo che coinvolgono il sistema nervoso rappresenta ancora una sfida della medicina in rapporto a dati spesso contrastanti riportati in letteratura”.
In natura l’acido tioctico è presente nella sua forma destrogira (una forma in cui la molecola ruota a destra se esposta ad una particolare luce detta polarizzata). Per ragioni di stabilità, l’acido tioctico delle formulazioni farmaceutiche o dei supplementi nutrizionali è quasi esclusivamente un racemo, cioè una miscela di eguali proporzioni della forma destrogira e di quella levogira (che ruota a sinistra se esposta alla luce polarizzata) del composto.  Ricercatori italiani hanno contribuito significativamente allo studio dell’acido tioctico, specie in termini di sviluppo di nuove formulazioni stabili della forma destrogira della molecola da impiegare come supplemento in patologie che coinvolgono il sistema nervoso periferico.

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Trattamento delle patologie neurologiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

La Casa di Cura Villa Margherita di Vicenza si conferma polo d’eccellenza per il Triveneto nel trattamento dei disturbi del movimento, tra cui la Malattia di Parkinson. Presso il reparto di neurologia diretto dal Dottor Giampiero Nordera vengono visitati ogni anno oltre 1.000 pazienti, per la metà dei quali viene indicato un successivo ricovero. Grazie ai continui progressi delle terapie farmacologiche e chirurgiche i malati di Parkinson sono trattati con diverse soluzioni terapeutiche in grado di contrastare anche per lunghi periodi il peggioramento del quadro clinico.
“La Malattia di Parkinson è la 2° patologia neurologica cronica più diffusa tra gli anziani dopo l’Alzheimer e colpisce in Italia oltre 250 mila persone. La sua prevalenza a livello mondiale è stimata attorno all’1-2% della popolazione di età superiore ai 65 anni – afferma il Dottor Giampiero Nordera, primario del reparto di neurologia della Casa di Cura Villa Margherita. Il nostro Centro si è sempre distinto per l’alta specializzazione nei trattamenti che vanno dalla somministrazione di farmaci, generalmente levodopa e dopamino agonisti per via orale, transdermica o per infusione, per arrivare, in casi selezionati, al trattamento neurochirurgico (stimolazione cerebrale profonda) che per primi abbiamo introdotto nella nostra Regione”. Il Centro di Villa Margherita oltre a utilizzare farmaci convenzionali per la Malattia di Parkinson, conduce anche una serie di sperimentazioni su nuove molecole.

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Anziani d’Europa con pochi farmaci

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

Secondo i dati elaborati dallo studio Ageing Well, condotto da IMS Health, l’accesso da parte degli anziani, ai farmaci innovativi che arrivano sul mercato europeo, non è uguale in tutti i paesi dell’Unione. E di quelli giunti sul mercato negli ultimi 10 anni, in media, meno della metà viene prescritto ai cittadini con più di 60 anni, come se l’Europa facesse maggior affidamento su molecole disponibili sul mercato da molto più tempo. Le percentuali sono ancora più basse negli Stati neo-membri dell’Unione Europea, infatti, se in Germania si può ottenere il 60% delle nuove molecole, in Estonia questa percentuale scende al 34%, anche se proprio gli Stati entrati da poco nell’UE sono quelli che hanno introdotto i farmaci innovativi più velocemente sul mercato, negli ultimi cinque anni. Secondo IMS Health, saranno proprio i cambiamenti demografici e i tentativi di equipararsi al resto d’Europa a trainare il mercato fino al 2030: in Italia, per esempio, si prevede una crescita dell’impiego di farmaci pari al 175%, dovuto anche all’aumento della vita media della popolazione. Le differenze nell’accesso ai farmaci, in particolare quelli che servono per trattare malattie tipiche della terza età, riflettono in gran parte i diversi approcci dei sistemi sanitari nazionali per affrontare la domanda. Ma i dati evidenziati da IMS Health mettono in luce inefficienze nell’utilizzo dei farmaci, caratterizzate da consumi eccessivi o troppo scarsi.

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Spesa 2009, il generico arranca e il cittadino paga

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2010

Il 2009? Un anno da dimenticare, almeno per i generici. Così dicono i dati sulla spesa farmaceutica pubblica elaborati recentemente da Assogenerici, l’associazione delle industrie produttrici di equivalenti. Dati che a prima vista indurrebbero all’ottimismo: degli 11 miliardi di euro spesi nell’ultimo anno dal Ssn per l’assistenza farmaceutica, quasi tre sono serviti all’acquisto di medicinali off patent (ossia non coperti da brevetto), una cifra dell’1,8% superiore a quella registrata nel 2008; ancora più brillante la performance dei generici puri (gli equivalenti con il nome della molecola sulla confezione), che nel 2009 si sono assicurati 781 milioni di spesa Ssn con una crescita del 10,8% sull’anno precedente. Come s’è detto però i dati offrono una lettura ingannevole: se gli equivalenti nel loro complesso e i generici in particolare hanno fatto segnare una crescita con il segno più, è soltanto grazie alle scadenze brevettuali che nel corso del 2008 e del 2009 hanno ispessito i ranghi delle molecole genericabili e, di conseguenza, il numero di confezioni dispensate. A valori, invece, è tutta un’altra musica: in termini di prezzi di realizzo industria, nel 2009 il mercato dei generici è calato del 5,6%. Per Assogenerici, la ragione dell’arretramento risiede principalmente nel decreto 39/2009, più noto come “decreto Abruzzo”, che a giugno aveva impartito una sforbiciata ai prezzi dei generici puri. Ma a incrociare i dati degli industriali con quelli di Federfarma (il sindacato dei titolari di farmacia), spunta anche un’altra colpa a carico del decreto: dalle rilevazioni dei farmacisti, infatti, emerge che nelle Regioni dove non è in vigore alcun ticket il contributo alla spesa farmaceutica pubblica versato dai cittadini è aumentato rispetto al 2008 dell’1-1,3%. Poiché in tali Regioni non c’è il ticket, la deduzione di Federfarma è che questa percentuale vada addebitata al decreto e alle conseguenti resistenze che nel secondo semestre hanno pesato sulla sostituzione in farmacia, con il risultato di costringere i pazienti a orientarsi sul farmaco più caro pagando di tasca propria la differenza di prezzo. (fonte doctor news)

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IX Congresso nazionale di chimica supramolecolare

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Parma 7-9 settembre presso l’Aula Magna dell’Edificio Chimico al Campus universitario di via Langhirano, si aprirà il IX Congresso Nazionale di Chimica Supramolecolare), che proseguirà fino a mercoledì 9 settembre. Co-Presidenti del Congresso sono il Prof. Alessandro Casnati e il Prof. Rocco Ungaro del Dipartimento di Chimica Organica e Industriale dell’Università di Parma.  Il Magnifico Rettore dell’Ateneo Prof. Gino Ferretti e il Prof. Alessandro Mangia, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e Delegato del Rettore alla Ricerca Scientifica, apriranno lunedì 7 i lavori del Congresso, che sarà preceduto da un “Benvenuto” presso la Corale Verdi di Parma, nel pomeriggio di domenica 6 settembre. Il Congresso si svolge sotto il patrocinio dell’Università degli Studi di Parma, della Società Chimica Italiana e dell’Istituto Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (INSTM) e vede la partecipazione di circa 170 studiosi provenienti da 42 Università e Centri di Ricerca (anche industriali) principalmente italiani. 38 giovani ricercatori non strutturati e studenti di Dottorato di Ricerca sono ospitati interamente a spese del Congresso, mentre altri 24 hanno potuto usufruire dell’iscrizione gratuita grazie al contributo finanziario di alcune ditte e istituzioni nazionali e locali, tra cui Chiesi Farmaceutici e Banca Monte Parma.  Dopo il conferimento del Premio Nobel per la Chimica del 1987 ai Proff. J.M. Lehn (Francia), D.J. Cram (USA) e C.J. Pedersen (USA) per i loro studi nel campo della Chimica Supramolecolare, nel maggio 1988 i ricercatori italiani attivi nel settore si riunirono a Parma (al Centro S. Elisabetta) e decisero di proseguire regolarmente gli incontri scientifici organizzando un Congresso Nazionale biennale, che ora è giunto alla IX edizione ed è tornato a Parma. I Proff. Donald J. Cram e il Prof. J.-Marie Lehn hanno visitato Parma nel passato tenendo Conferenze alla nostra Università.  La prima conferenza plenaria del Congresso, dal titolo “Le lavagne molecolari: dalla Chimica Supramolecolare alla nanofabbricazione”, sarà tenuta lunedì 7 dal Prof. David N. Reinhoudt dell’Università di Twente (Olanda), che nel 2007 è stato insignito della Laurea honoris causa in Chimica presso l’ateneo parmense.
La Chimica Supramolecolare studia l’organizzazione di sistemi complessi attraverso le interazioni e il riconoscimento reciproco delle molecole ed è un settore di ricerca altamente interdisciplinare, dal momento che opera al confine della Chimica, della Scienza dei Materiali, della Nanotecnologia, della Biologia e della Medicina. Più specificatamente, questo settore della Chimica mira alla realizzazione di dispositivi (anche sofisticati) da applicare alla vita di tutti i giorni come le macchine molecolari, i sistemi fotovoltaici per la conversione dell’energia, i sensori di interesse ambientale, alimentare e biomedico, i polimeri e i farmaci intelligenti.

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La cura dell’asma allergico

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

Milano 23 settembre presso il Circolo della Stampa conferenza internazionale in cui verranno presentati i sorprendenti risultati della ricerca (condotta dall’Università di Milano, in collaborazione con il Centro Ricerche GUNA) sugli effetti dei bassi dosaggi di interleuchine nella cura dell’asma allergico.  Grazie ai ricercatori italiani si apre una nuova frontiera sulle possibilità di utilizzo clinico di queste molecole, delineando un scenario innovativo nella cura delle malattie allergiche che affliggono ogni anno ampie fasce di cittadini in tutto il mondo: una nuova concreta speranza di cura per i pazienti allergici, che solo in Italia rappresentano il 20% della popolazione.

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Chimica: Importanti riconoscimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

Il Prof. Enrico Dalcanale e il Prof. Rocco Ungaro del Dipartimento di Chimica Organica e Industriale della nostra Università hanno conseguito importanti riconoscimenti nazionali.  Il Prof. Ungaro ha ricevuto la medaglia d’oro “Piero Pino 2009” conferita annualmente ad uno studioso che abbia apportato contributi di particolare rilievo scientifico, innovativo o applicativo nei settori della catalisi, chimica macromolecolare e chimica organica. La motivazione del premio ottenuto dal nostro docente si riferisce infatti al suo fondamentale ed originale contributo allo sviluppo della Chimica Supramolecolare. L’originalità delle ricerche di Ungaro derivano dall’utilizzo di molecole macrocicliche per la realizzazione di sistemi in grado di riconoscere ioni metallici o molecole più complesse come gli acidi nucleici o specifiche proteine con applicazioni che spaziano dalla sensoristica a sistemi per la rimozione di metalli, alle nanotecnologie biomediche. Al Prof. Enrico Dalcanale è invece andata la targa d’argento del premio alla ricerca destinata al ricercatore che abbia conseguito risultati scientifici di particolare rilievo per la “Chimica organica nei suoi aspetti di determinazione strutturale e interazioni molecolari”. Il docente svolge da tempo ricerche sui cavitandi. Come ricorda il nome, questi recettori sintetici presentano una cavità adatta ad ospitare molecole complementari e quindi ben si prestano alla realizzazione di nuovi materiali con specifiche funzioni (materiali auto-riparanti, polimeri in grado di dare risposte a stimoli esterni ecc…). Entrambi i riconoscimenti premiano quindi le ricerche svolte nel Dipartimento di Chimica Organica ed Industriale dell’Università di Parma che, partendo da importanti studi di base, mirano a realizzare applicazioni della Chimica Supramolecolare e delle Nanotecnologie nella vita di tutti i giorni, come nuovi sensori per analiti di interesse ambientale o biomedico, nuovi materiali e sistemi intelligenti in grado di compiere specifiche funzioni. Questi riconoscimenti inoltre mostrano come la scuola di chimica dell’Università di Parma sia sempre e comunque particolarmente attiva in ricerche di grande attualità nonostante le importanti e continue ristrettezze economiche che attanagliano il mondo accademico e la ricerca scientifica italiana. Le competenze scientifiche sono sempre disponibili per poter trasferire gli importanti risultati ottenuti dalle ricerche di base ai settori applicativi e dare così il giusto slancio a nuove tecnologie che possano rendere le imprese che vogliano cimentarsi in tale sfida più competitive anche a livello internazionale. I premi ricevuti dai ricercatori della nostra università rivestono un particolare rilievo anche perché previsti nell’ambito delle celebrazioni dei 100 anni di fondazione della Società Chimica Italiana, avvenuta a Roma nel gennaio del 1909.

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Mille molecole dedicate all’oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

Sono oltre mille le molecole in sviluppo destinate all’oncologia: “Ogni due mesi ci sono 60 nuove sostanze allo studio, e due su tre sono farmaci intelligenti” sostiene Filippo De Braud, direttore della Divisione farmacologia clinica e nuovi farmaci dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, durante un incontro promosso dal Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della presidenza del Consiglio (Cnbbsv). “Le aspettative su questi medicinali non sono state ancora completamente rispettate – ammette lo specialista – E’ importante cambiare il modo di vedere le malattie, guardando soprattutto alle alterazioni molecolari, per capire come sfruttare al meglio le opportunità offerte da questi nuovi approcci. Insomma, la ricerca è fondamentale” dice il farmacologo. E se le terapie mirate “hanno portato a benefici evidenti per i malati di tumore – interviene il presidente del Comitato, Leonardo Santi – è bene ricordare che questo è stato ottenuto a un prezzo sostenibile: contrariamente a quanto si pensa, infatti, i farmaci biologici incidono solo per il 4% sul complesso dei costi in oncologia”. Inoltre “le molecole a bersaglio permettono di trattare pazienti selezionati, con un uso estremamente appropriato delle risorse. Va quindi affinata la ricerca sui marcatori biologici, così da trattare – conclude Santi – solo chi risponde”.

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Farmaci biotecnologici e farmaci biosimilari

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2009

5 maggio all’IFO Regina Elena (IRE) di Roma dalle 14 alle 17 workshop con alcuni dei massimi specialisti italiani del tema, il prof. Francesco Locatelli, past president della Società Italiana e di quella europea di Nefrologia (SIN) e la dr.ssa Paola Minghetti, farmacologa dell’Università di Milano. Parteciperanno anche il prof. Francesco Cognetti dell’oncologia del Regina Elena e il dr. Felice Musicco dell’IRE e della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO). Da poco anche in Italia sono disponibili i farmaci biosimilari copie simili ma non uguali degli originali biotecnologici. Al contrario dei farmaci generici o equivalenti, è molto difficile copiare esattamente una molecola derivata da materiale vivente.  Gli specialisti della regione Lazio che possono utilizzare queste molecole, conoscono le differenze? Sanno che possono esserci effetti e sicurezza diversa sui pazienti? Per informare e capire il grado di conoscenza sui biosimilari tra gli specialisti del Lazio, l’Istituto regina Elena, la Fondazione degli oncologi medici italiani (AIOM), la Società Italiana di Nefrologia (SIN) e la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) si confronteranno in un incontro nel corso del quale verranno diffusi i risultati regionali di un sondaggio sui biosimilari tra oncologi e nefrologi del Lazio.

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