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Covid, da agosto è cambiata la geografia: al Sud contagi più che raddoppiati, in Molise su del 43%

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

La vera novità della pandemia è il ribaltamento geografico: nelle sette regioni del Mezzogiorno, dai 16.491 casi registrati al 31 luglio si è passati ai 38.139 attuali. Cioè in appena due mesi si è finiti dal 6,6 all’11,7% del totale nazionale. Preoccupa anche il Lazio, passato da un’incidenza del 3,5 al 5,4% dei casi sul totale nazionale (da 8.647 a 17.509). La Lombardia, nello stesso periodo, è scesa dal 39 al 33,2%: dai 96.219 contagi al 31 luglio è arrivata ai 108.065 del 4 ottobre, con 11.846 casi in più. Il quadro preoccupante è soprattutto al Sud. Il totale dei casi è addirittura triplicato negli ultimi due mesi rispetto al periodo precedente in Campania (da 4.999 a 14.337) e Sardegna (da 1.404 a 4.229), è più che raddoppiato in Basilicata (da 452 a 920) e Sicilia (da 3.288 a 7.681), è quasi raddoppiato in Calabria (da 1.266 a 2.063) e Puglia (da 4.611 a 8.234). In Molise l’incremento negli ultimi due mesi è stato del 43%. Si è passati da 471 contagiati complessivi al 31 luglio a 675 del 4 ottobre, incremento di 204 unità.Sono i numeri elaborati dall’ufficio comunicazione dell’Unsic, sindacato datoriale ramificato in tutta Italia.“Il Covid ha ripreso la sua corsa, i numeri dei contagiati sono in crescita da nove settimane – spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato e autore di un libro sul coronavirus di prossima uscita, scritto con Giampiero Castellotti. “La novità più evidente di questa fase è il rovesciamento geografico: se prima dell’estate quasi la metà dei casi apparteneva alla Lombardia e l’infezione era concentrata nel Settentrione, oggi preoccupa l’evoluzione nel Mezzogiorno, dove, tra l’altro, la condizione ospedaliera non è paragonabile con quella lombarda o veneta. L’attendismo è deleterio: occorre subito mettere in campo proposte, viste le previsioni non allettanti”.

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Il ritornello “aperture in sicurezza” non cancella le preoccupazioni di genitori e docenti anche in Molise

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, Molise compreso, crescono i timori legati alla riapertura delle scuole in presenza. E’ quanto rivela l’Unsic, sindacato datoriale che grazie ai 2.100 Caf e ai 580 patronati distribuiti in tutta la Penisola riporta lo “stato d’animo” di buona parte del Paese reale.Ad aprire un grande dibattito sul tema è stato un editoriale del presidente dell’Unsic, Domenico Mamone, che denuncia innanzitutto un’eccessiva presenza dei giudizi di politici e dei “presunti esperti” che finiscono “per annebbiare le opinioni, ben più interessate e intrise di una visione meno rosea, delle quattro categorie che costituiscono l’ossatura del mondo della scuola: i docenti, gli studenti, i genitori e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario”.Mamone si domanda, provocatoriamente, se “saranno sufficienti i tre milioni di banchi nuovi di zecca, con rotelle o senza (alcuni, sembra, provenienti dalla Cina), o la decina di milioni di mascherine che saranno quotidianamente elargite negli edifici scolastici (chi paga?) a giustificare tanto ottimismo, spinto fino all’euforico ‘rischio zero’ o a quell’usurato ritornello dell’apertura ‘in sicurezza’, come se qualcuno possa auspicare il contrario”.Quindi la domanda centrale: “Vale davvero la pena riaprire fisicamente gli istituti scolastici, specie quelli di secondo grado, se ciò equivarrà a spingere in alto i numeri dei ricoverati o, addirittura, dei decessi quotidiani per coronavirus? Se per i bambini più piccoli – aggiunge il presidente dell’Unsic – la scuola fisica assume anche una funzione di aggregazione e di supporto alla maturazione, nonché di necessità per genitori che lavorano, ben diverso è il discorso per gli adolescenti, il cui mondo è già totalmente segnato dalle nuove tecnologie e da un’autonomia gestionale nell’apprendimento che, per quanto preoccupante, è però un dato di fatto”. Mamone si domanda, quindi, se non sarebbe stato più utile, anziché acquistare milioni di banchetti (“e che fine faranno i milioni di banchi attualmente in servizio? – chiede), indirizzare gli investimenti per colmare quel divario digitale che nel nostro Paese – vedere i dati Eurostat – rappresenta una vera e propria emergenza per le sfide professionali future globali dei nostri ragazzi.Sono giunte a centinaia le adesioni alla posizione del presidente dell’Unsic, anche da parte di alcuni di quegli 800 mila docenti (età media: 51 anni), poco più di quattromila quelli che operano in Molise, che il 14 dovrebbero tornare in aula, benché si prevedano molte defezioni.
Numerosi interlocutori dichiarano che avrebbero preferito un’apertura delle scuole ad ottobre, come avveniva un tempo, che avrebbe permesso anche il prolungamento della stagione estiva, benefico per l’economia. Altri avrebbero preferito investimenti non sui banchi o sulle mascherine, bensì sulle attrezzature informatiche e sulla formazione digitale dei docenti, che colmerebbero le lacune emerse nella didattica a distanza. Altri ancora sono certi che a scuola non sarà possibile garantire la massima sicurezza con centinaia di studenti (otto milioni e 400mila il numero complessivo, circa 37mila in Molise) comunque ammassati in un edificio, un po’ come avvenuto con le discoteche.Ad esprimere preoccupazione sono soprattutto genitori e nonni, da tempo anagraficamente entrati negli “anta”. Ma gli stessi studenti più avveduti temono di poter diventare fonte di contagio per i propri cari. Insomma, secondo buona parte dell’utenza dell’Unsic occorre prendere coscienza che rimaniamo in una fase di emergenza ed ogni richiamo al “ritorno alla normalità” appare solo un palliativo.

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Incontro con la sen. Garavini sul Molise e problematiche migratorie

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Quest’anno tutti gli italiani all‘estero, proprietari di una casa in Italia, devono pagare l’Imu. Compresi quindi i tantissimi molisani che vivono lontani dal nostro Paese. E’ un provvedimento che rischia di compromettere il rapporto di tanti molisani residenti all’estero con la terra d’origine perché equipara doveri ma non diritti. L’associazione “Forche Caudine”, che da oltre trent’anni rappresenta un punto di riferimento dell’emigrazione molisana, ha raccolto il parere di Laura Garavini (Italia Viva), senatrice eletta all’estero, da anni residente in Germania, da sempre vicina al circolo dei molisani a Roma.“Pur vivendo oltreconfine, tanti molisani continuano a svolgere un prezioso ruolo sociale, economico e culturale per la terra di origine – ha spiegato la senatrice nel corso dell’incontro. “Ad esempio, si prendono cura dell’immobile, lo ristrutturano, ne evitano l’abbandono architettonico e, trascorrendo lì le vacanze con familiari, amici, conoscenti, portano vita alla cittadina, e anche un continuo indotto economico. Insomma rappresentano una vera ricchezza – umana ed economica – che va coltivata. Anche attraverso l’esonero dal pagamento dell’Imu. Si tratta di un investimento pubblico per far sì che tanti connazionali residenti all‘estero non interrompano il proprio legame con il territorio di provenienza”.Il confronto che l’associazione ha cercato con la senatrice rientra nell’opera di raccolta delle istanze dell’emigrazione molisana non solo all’estero, ma anche in Italia. Il mantenimento sempre più esoso degli immobili nei paesi d’origine, a fronte di presenze sempre più ridotte, è proprio una delle questioni più sentite. Non a caso i cartelli “vendesi”, il più delle volte infruttuosi, si moltiplicano anno dopo anno.“Alcuni comuni hanno saggiamente esonerato i propri concittadini residenti all‘estero dal pagamento dell’imposta sulla casa attraverso un’apposita delibera comunale – informa la senatrice. “E’ il caso della siciliana Cattolica Eraclea a favore dei pensionati che vivono fuori dall’Italia. Certo, una scelta non facile perché comporta minori entrate per un Comune. Ma c’è consapevolezza del valore aggiunto che i propri concittadini nel mondo, proprietari di un immobile in paese, rappresentano per il proprio territorio. L’esonero dal pagamento dell‘Imu, tra l‘altro, scongiura il rischio che si verifichi un‘ondata di messa in vendita degli immobili. Con evidenti danni per l‘intera economia della zona. Anche altri Comuni stanno adottando delibere analoghe, ad esempio Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania o San Fele, in Basilicata. Anche in Molise bisognerebbe avere più coraggio in tal senso”.C’è sempre il problema di bilanci non floridi, per cui rinunciare ad una tassa è visto come un controsenso da parte di molte amministrazioni, specie nel piccolo Molise. Non sarebbe utile, allora, che il governo ripristinasse l’esenzione dell‘Imu, almeno per i pensionati italiani residenti all’estero? “Certamente sì, facendosene carico a livello nazionale, senza che siano i singoli Comuni a pagarne il prezzo – sottolinea la Garavini. “Con l‘ultima legge di Bilancio, infatti, onde evitare una misura di infrazione da parte dell‘Europa purtroppo è stata abolita quella esenzione dall‘Imu che avevamo introdotto col governo Renzi a partire dal 2015. Al fine di ripristinarla ho proposto al ministero dell’Economia e delle Finanze una formulazione che ci permetterebbe di evitare eventuali multe da parte dell’Europa. Su questo aspetto siamo in attesa di un riscontro da parte delle autorità europee competenti in materia. E, se la proposta sarà accolta, l’obiettivo è di reinserire l’esonero nel primo provvedimento utile in Parlamento”.

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Aumentare la presenza degli specialisti sul territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

Occorre passare da 20 a 38 ore settimanali per rispondere ai bisogni dei pazienti cronici che in questi mesi hanno visto bloccate le visite a causa del Coronavirus, in modo da evitare l’esplosione delle liste d’attesa. Questo l’appello lanciato dalle società scientifiche e dalle organizzazioni sindacali di medici riunite nell’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani che ha promosso la tavola rotonda virtuale “Il problema delle cronicità al tempo del COVID -19 nella Regione Molise” nella quale medici e pazienti hanno presentato le proprie criticità a Lolita Gallo, Direttore Generale Salute della Regione Molise.Anche in Molise come nelle altre regioni in questo periodo di lockdown si è accumulato un importante ritardo nelle visite di controllo delle persone affette da patologie croniche, negli screening e nelle nuove diagnosi, un ritardo che ora va colmato facendo subito ripartire la macchina della sanità. I ritardi nelle diagnosi fanno sì che le patologie saranno intercettate a uno stadio più avanzato con rischi di salute per i cittadini e ulteriori costi per il servizio sanitario nazionale. Rispetto all’anno precedente in oncologia ci sono a livello nazionale circa 90mila diagnosi non scovate. Far slittare ancora la presa in carico dei pazienti cronici significa mettere a rischio la loro vita e tardare ancora nelle diagnosi equivale a compromettere le possibilità di successo delle terapie.Tra le altre criticità riscontrate in Molise in questo periodo anche un calo importante dell’aderenza alla terapia, con molti pazienti che hanno autosospeso i farmaci ad esempio in ambito cardiologico, un aumento degli infarti per via del timore dei pazienti a recarsi in Pronto Soccorso anche in caso di sintomi preoccupanti; il blocco di interventi delicati come quelli per le patologie valvolari cardiache. Una maggiore presenza degli specialisti può consentire un monitoraggio appropriato della salute dei pazienti con conseguenti risparmi anche per il servizio sanitario della regione, considerata la riduzione delle complicanze, delle riacutizzazioni, delle ospedalizzazioni.«Una buona attività specialistica può aiutare senz’altro a ridurre le liste d’attesa e infatti si è ritenuto di poter incrementare le ore di tali attività per raggiungere questo scopo. Siamo una Regione in piano di rientro, dove si è rivista la rete ospedaliera e si è iniziato il percorso di implementazione delle attività territoriali. Stiamo provvedendo alla riapertura dei settori della specialistica, compresi gli screening, per tornare alla normalità rispetto a tutti i servizi di cui necessita l’utenza. Già durante il periodo Covid e ora con gli interventi legislativi di questo periodo si è inteso anche a livello centrale porre nuovamente l’attenzione sul potenziamento del territorio, che possa dare una risposta pronta ed efficace alle esigenze dei cittadini.» ha dichiarato Lolita Gallo, Direttore Generale della Salute della Regione Molise.Hanno partecipato: Lolita Gallo – Direttore Generale Salute Regione Molise, Alessandra Balestrazzi – Responsabile rapporti con gli enti A.I.M.O. – Associazione Italiana Medici Oculisti, Antimo Aiello – Vice Presidente AMD regionale, Pierluigi Bartoletti – Vice Segretario Generale Nazionale FIMMG, Giuseppe D’Ascenzo – Presidente Regionale A.R.C.A. Molise – Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali, Stefano Marinari – Centro Studi SIP, Domenico Uliano- SIMFER – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, Marco Gabini – Consigliere SIR – Società Italiana di Reumatologia, Antonio Magi – Segretario Generale SUMAI-Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria, Roberto Messina – Presidente Senior Italia FederAnziani.

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Le 20 località del Molise incluse in “E-state in Italia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

L’iniziativa di promozione gratuita, lanciata dall’Unsic con alcuni partner, raggiungerà oltre 900mila italiani C’è davvero la necessità di trascorrere le vacanze in Grecia o in Spagna quando le splendide e variegate coste italiane garantiscono un quarto delle spiagge dell’intero vecchio continente? Almeno per quest’anno possiamo puntare sulle nostre inesauribili città d’arte anziché oltrepassare il confine in cerca di un’offerta certamente meno ricca e differenziata? Non certo con uno spirito autarchico, ma semplicemente per attenuare i problemi economici causati dal Covid-19 al settore turistico, l’Unsic, associazione di rappresentanza datoriale, in collaborazione con altri organismi, dal 21 giugno – giorno di partenza della bella stagione – lancerà l’iniziativa “E-state in Italia” con lo scopo di raggiungere innanzitutto i 900mila utenti dei propri tremila uffici territoriali sparsi in tutte le regioni italiane, tra 2.100 Caf, 600 Patronati (di cui 15 all’estero), 103 Caa, ecc., ma anche il maggior numero di interlocutori possibile.
L’Unsic ha predisposto una directory nel proprio portale (https://unsic.it/news/e-state-in-italia/) con la selezione di oltre 650 località italiane, ognuna con uno o più link di collegamento, 20 di base per ogni regione, più tutti i capoluoghi di provincia e le 55 località preservate dall’Unesco. Questa offerta, che privilegia i siti promozionali locali, verrà diffusa attraverso buona parte dei tremila uffici locali e i relativi social, nonché delle strutture partner. Il tutto gratuitamente.
Per quanto riguarda il Molise, oltre ai due capoluoghi di provincia, la scelta è ricaduta su Agnone con focus sul museo della campana e le Chiese, Bagnoli del Trigno, Campomarino, Capracotta, Casacalenda con focus sull’oasi Lipu, Castel San Vincenzo con la cripta dell’Abate Epifanio, Castelpetroso con il santuario, Civitacampomarano e la sua street art, Fornelli, Frosolone con l’artigianato delle lame e il museo settoriale, Gambatesa con il castello, Guardialfiera con il lago e il ponte sommerso, Pescopennataro con il parco Abete Bianco, Pietrabbondante con il teatro italico, Pizzone con il museo dell’Orso, Santa Maria del Molise con la frazione di Sant’Angelo in Grotte, Scapoli con il museo della zampogna, Sepino con la zona archeologica di Altilia, Termoli e Venafro.

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Il Molise si presenti unito all’appuntamento con la sanità del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

L’associazione degli ex-consiglieri regionali del Molise Chiede:
– a tutti i rappresentanti delle istituzioni e privati cittadini, di non disperdere il prezioso lavoro fatto e di sostenere fino in fondo la strategia, che i sindaci molisani hanno elaborato, affinché si ottenga l’inserimento del Molise nella rete nazionale dei centri covid, raccoman-dando a ciascuno di restare vigile affinché la molteplicità delle proposte non si traduca nella nullità del risultato.
– a quanti – sussidiariamente – hanno la responsabilità di pronunziarsi per decidere, di non ritenere bastevole, per ottenere il positivo risultato, un voto di astensione o di rinvio alle decisioni governative. Abbiamo voluto l’autonomia del Molise, per decidere noi il nostro futuro. La Regione Molise e le sue democratiche rappresentanze hanno il diritto-dovere di decidere da sé!
Al Presidente della Regione Donato Toma è rivolto l’appello particolare,
– affinché non mortifichi i sindaci (che sono in permanente servizio di presidio territoriale) e quanti, democraticamente, vogliano dare risposte di prevenzione, cura e riabilitazione alla salute propria e a quella dei concittadini molisani,
– perché consideri le autonomie locali, baluardo e rafforzamento dell’autonomia della stessa Regione,
– affinché le scelte fatte in Molise con coraggio e senso di appartenenza alle istituzioni e alla comunità molisana, contribuiscano a rendere merito e ed evidenza a Roma alla identità regionale dei primi cinquanta anni della prima Assemblea legislativa regionale. (by Il Presidente dell’Associazione ex Cons. Reg.li Gaspero Di Lisa)

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Gestione risorsa acqua ed esigenze del territorio: Puglia e Molise

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

“Serve un maggiore dialogo tra i ministeri interessati alla gestione della risorsa acqua per accelerare i tempi delle scelte e delle loro concrete realizzazioni.” A chiederlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto ad un confronto sul Blog del M5S.“Dopo anni di attesa – prosegue – è finalmente e concretamente avviata a soluzione la vicenda del trasferimento di importanti quantitativi d’acqua, altrimenti e colpevolmente destinati a mare, dal Molise alla Puglia, incrementando le potenzialità agricole del Tavoliere: si parla di 50 milioni di metri cubi, che permetteranno di irrigare ulteriori 25.000 ettari con importanti ricadute economiche ed occupazionali. Salutiamo con orgoglio di sistema e soddisfazione questa novità, che vede soggetti attivi i Consorzi molisani guidati dall’Ing. Napoli e il Consorzio per la bonifica della Capitanata ma anche la visione strategica delle amministrazioni regionali guidate dai Presidenti Toma ed Emiliano. La collaborazione fra istituzioni è fondamentale ovunque e ancora di più al Sud, ma non possiamo tacere che, per mancanza di accordo fra le Istituzioni coinvolte, non sono tuttora utilizzabili, a fini irrigui, le acque del bacino di Campolattaro in Campania, il più grande invaso del Centro Italia. Non solo – insiste il DG di ANBI – la capacità degli invasi nel Sud Italia, il più infrastrutturato del Paese, è fortemente ridotta dagli interrimenti, il cui escavo è rallentato anche per l’equiparazione dei materiali di risulta a rifiuti industriali, con tutti i conseguenti costi di smaltimento. Serve, dunque, uno snellimento normativo, ma anche un cambio di passo per infrastrutturare il Pese tutto con invasi capaci di abbinare funzioni di prevenzione idraulica a quelle di riserva idrica. Ancora qualche anno fa – prosegue Gargano – si quantificava in 9 miliardi di euro, il fabbisogno necessario per un piano nazionale invasi; si tratta ora di avviare un processo, evitando la polverizzazione degli investimenti, ma puntando su interventi di sistema, che superino le logiche regionaliste, perché l’acqua non conosce confini amministrativi; oltre a ciò, vanno completate le troppe infrastrutture idriche incomplete: un’autentica offesa alle esigenze del territorio. Per questo, ANBI presenterà un Piano Strategico di infrastrutture indispensabili per garantire regolarità negli apporti irrigui e quindi reddito agricolo, ma anche sviluppo del made in Italy agroalimentare, evitando le conseguenze del crescente andamento torrentizio dei corsi d’acqua, dovuto ai cambiamenti climatici. Viviamo in una società sempre più idroesigente – conclude il Direttore Generale di ANBI – A fronte di un’agricoltura, che ha ridotto, grazie soprattutto alle innovazioni tecnologiche adottate dai Consorzi di bonifica, le proprie necessità a meno del 50% del fabbisogno idrico del Paese, crescono gli appetiti d’acqua di cui, però, nessuno parla. L’irrigazione altresì non è solo un fondamentale asset produttivo, ma anche ambientale, mantenendo la risorsa all’interno del ciclo vitale e restituendola non di rado qualitativamente migliore di come prelevata.”

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I giornali lombardi scoprono il Molise: grazie alla storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2020

“I molisani ai lombardi: venite da noi, lo chiede la storia longobarda”. Ed ancora: “I molisani ai lombardi: ‘Le ferie fatele da noi, da riscoprire le radici longobarde”. Sono i titoli di importanti giornali locali della Lombardia (“Qui Brescia”, “Varesepress”), corredati da foto della montagna di Frosolone, stimolati da un articolo di “Forche Caudine” sui collegamenti tra le due regioni in ambito storico. Un accostamento che sta generando grande pubblicità per il Molise in terra lombarda.Tutto è nato a seguito dell’inclusione di Molise e Lombardia nella medesima categoria di rischio Covid-19, con l’ipotesi di trasferimenti soltanto tra queste regioni per le vacanze. “Forche Caudine” ha colto l’occasione al volo per far conoscere il Molise ai lombardi, mettendo in evidenza, tramite il prestigioso apporto del professor Mancini, i collegamenti sul fronte principalmente della storia longobarda.I giornali lombardi riprendono alcune segnalazioni di siti longobardi selezionati dall’associazione dei molisani (il complesso monastico di San Salvatore–Santa Giulia a Brescia e il castrum di Castelseprio-Torba, in provincia di Varese), ma anche le più significative testimonianze della presenza longobarda in Molise: i toponimi di alcuni borghi (compresa Campobasso), castelli e ruderi (Bagnoli del Trigno, Cerro al Volturno, Civita di Bojano, Tufara), edifici religiosi (Santa Maria di Casalpiano a Morrone del Sannio), necropoli (località Morrione e Vicenne nella piana di Bojano), ecc. Presenza che potrebbe essere valorizzata, come offerta turistica unica, con tutto il Sannio, a cominciare dalla chiesa di Santa Sofia a Benevento, inserita dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità.“Ancora una volta sono la storia e la cultura ad offrire possibilità di valorizzazione – dicono dall’associazione. “Sarebbe ora che le politiche regionali puntassero principalmente su questo, anziché perpetuare sagre o produzioni che, per quanto importanti, non possono certo rappresentare un’unicità e un elemento di richiamo per target così lontani”.
pasqualedilena@gmail.com, a.bucci@rai.it, redazione.campobasso@agi.it,

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La situazione della pandemia nel Molise

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

“La crescita dei contagi rischia di lasciare il Molise nella fase 1, con la conseguenza di un prolungamento dei tempi e relativo isolamento. Ciò induce a porre l’attenzione all’evolversi della proposta del Commissario ad acta della sanità molisana, Giustini, perché essa è, per tutti noi, una straordinaria opportunità, non sol per il rilancio della sanità a carattere pubblico del Molise, ma, anche, per il domani del Molise. È d’obbligo ricordare l’invito che il 22 Marzo abbiamo rivolto al Presidente della Regione, Dr. Toma, a prendere in considerazione e con la dovuta urgenza la necessità di riaprire gli ospedali “Vietri” di Larino e “SS. Rosario” di Venafro per renderli centri Covid 19. Una necessità per il Molise e, anche una risposta di solidarietà a quanti in altre regioni del Paese venivano colpiti duramente dal virus e avevano bisogno di strutture adeguate. La risposta del presidente Toma che intendeva gratitudine e consenso per la premura rivoltagli ci aveva tranquillizzati fino a quando, con l’aggravarsi della situazione, abbiamo visto che questo consenso si era trasformato in un silenzio rispetto al No espresso dal direttore dell’Asrem, che ha avuto il significato di un No alla decisione presa con un atto d’indirizzo, dal Consiglio Regionale. Un atto sul quale è assordante il silenzio del Consiglio prima citato. Si apre la stagione dei confronti e delle giustificazioni, facili da confutare, che portano solo a rinviare una decisione, allora come ora, urgente. Agli inizi di Aprile, con un nostro comunicato, abbiamo ripreso il discorso e rinnovato l’invito al Presidente e, per conoscenza, ai consiglieri regionali e ai sindaci, sollecitando la decisione di riapertura dei due ospedali a centri Covid, ritenendo molto avveduta la proposta avanzata dal Commissario Giustini, Una proposta lungimirante quella di un utilizzo del “Vietri” di Larino a ospedale Covid , e, anche, di Centro di Ricerca per le Malattie Infettive a carattere Interregionale, cioè il punto di riferimento, sin da subito, di un’utenza pari a 1,2 milioni di persone, cioè quattro volte gli abitanti del Molise. Una straordinaria opportunità– lo sottolineiamo ancora una volta – che partendo dal carattere pubblico della sanità si estenda in modo positivo alla programmazione del Molise, che ha forte bisogno di un diverso sviluppo per affermare la sua natura di paese –campagna, cioè di un insieme di territori verdi che contornano i centri storici dei 136 Paesi, che hanno bisogno di una visione condivisa del domani. Territori che hanno nei valori e nelle risorse – ambiente, paesaggi, storia, cultura, tradizioni – la risposta adeguata al bisogno di salute, un bene primario che, come si sa, va oltre la sanità. In tal senso la parola salute è solo da aggiungere al logo “Piacere Molise” per quel nuovo turismo, non più mordi e fuggi, ma di chi vuol godere aria pulita, acqua potabile, il verde e gli altri colori dell’arcobaleno, l’ospitalità, la bontà della tavola molisana, il paese con la sua piazza, il suo campanile, le sue viuzze, le sue piccole case. Sta qui un’altra importante opportunità, che vale la pena cogliere, ed è il Decreto rilancio, approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede, tra l’altro, un sismabonus al 110% per i lavori di miglioramento sismico eseguiti, tra il primo luglio 2020 e il 31 dicembre 2021, per i nostri territori colpiti dagli ultimi terremoti del 2002 e 2018. Si tratta di un provvedimento di altrettanta rilevanza al quale deve essere apportato un emendamento finalizzato a consentire interventi anche sulle seconde case solo nelle aree dei crateri sismici. Case da poter aprire per ridare nuova vita a un tesoro, sopra citato, che già abbiamo, i nostri 136 centri storici, a rischio abbandono. Tante opportunità da ritenere fortune da prendere a volo per dare le risposte che servono ad affrontare la crisi ed a risolverla” E’ quanto dichiara il presidente dell’Associazione fra ex consiglieri regionali del Molise Gasparo Di Lisa

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Per una pianificazione della sanità pubblica molisana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Ci avviamo verso l’auspicato superamento del dramma della pandemia e siamo chiamati a ragionare sui profondi cambiamenti da introdurre nel nostro Servizio Sanitario Nazionale per proteggere al meglio la salute dei nostri concittadini e dell’ambiente nel quale vivono.E’ ormai chiaro che questo Paese ha bisogno di un indirizzo unitario nell’ organizzazione dei servizi sanitari territoriali senza intaccare le competenze attribuite alle regioni, ma riconducendo le loro scelte nell’alveo del dettato costituzionale e dei principi sanciti dalla legge 833/78. Negli ultimi decenni molte regioni si sono prese la libertà di indebolire e, in alcuni casi, di smantellare la rete dei presidi sanitari territoriali. Le numerose morti causate da tali inopinate scelte segneranno a lungo le coscienze di quanti hanno preso decisioni illegittime e di coloro che non le hanno contrastate. Di fronte a questo dramma serve una concreta e leale collaborazione delle varie istituzioni regionali con il governo nazionale su due obiettivi cruciali: la creazione di una robusta e omogenea rete di servizi socio-sanitari per tutti i cittadini italiani e la realizzazione di una rete nazionale di centri covid. Il secondo obiettivo merita, da parte di noi molisani, un supplemento di riflessione. La disponibilità di ingenti risorse europee per la riqualificazione della nostra sanità, consente al governo nazionale di mettere in piedi una rete di ospedali dedicati alle malattie infettive. Noi molisani possiamo ignorare tutto questo e immergerci in perniciosi e inconcludenti dibattiti campanilistici? In alternativa, dobbiamo partire dalla proposta del Commissario ad acta, dr.Giustini, di destinare a tale scopo l’ospedale di Larino, come centro interregionale a servizio di una popolazione di gran lunga superiore a quella molisana, e fare fronte comune per ottenerne l’approvazione da parte del governo nazionale. Quest’ultima ipotesi richiede che tutte le forze politiche, culturali, sociali ed economiche si uniscano per raggiungere lo scopo e che la battaglia sia condotta, in prima persona, dal Presidente della Regione Molise, Donato Toma, anche a mente della risposta favorevole che ha dato alla nostra proposta del 22 Marzo u.s.. Convinti come siamo che la battaglia è tutta politica da combattere esige senso di responsabilità, unità, piena solidarietà ed è per questo Signor Presidente Toma, che siamo a chiederle se vuole averci a suo fianco in questo momento così decisivo per il futuro del Molise. (By Associazione fra ex consiglieri regionali del Molise – il Presidente Gaspero Di Lisa)

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Il Sud riparta subito. Inammissibile trattare il Molise, la Basilicata come la Lombardia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

“L’unico aspetto positivo della tragedia pandemica, è quello di approfittare per sburocratizzare lo Stato, rivedere subito il codice degli appalti per far ripartire i cantieri subito e anche su questo Fdi ha fatto la sua parte, inascoltata. L’unica soluzione per dare tranquillità al mondo produttivo, soprattutto alle piccole aziende, è il risarcimento diretto. Lo Stato ha imposto l’azzeramento delle attività e deve ripagare interamente il danno nelle forme che stabilirà. Sin qui al contrario ha costretto le imprese al protesto e, ora, all’indebitamento. Consegnare le imprese alle banche è un atto feroce, altro che atto d’amore, la richiesta di restituzione entro 6 anni è offensiva come quella di pagare interessi, come se l’azienda avesse deciso liberamente di fare un investimento. Infine non si possono trattare il Molise, la Basilicata dove ci sono zero contagi e mortalità infinitesimale, o tutto il Sud che ha la medesima tendenza, come la Lombardia. È necessario che lo Stato sappia leggere le differenze e concerti con le regioni protocolli diversi. Questo consentirebbe all’Italia di fare cassa con il Sud per ristorare la parte del Nord in crisi drammatica. Ci vuole una visione di sistema che Conte fin qui non ha saputo interpretare. Facciamo intanto ripartire il Meridione, facciamolo diventare la nostra locomotiva economica in questa difficile crisi”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli intervenendo a Coffee Break su la7.

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Molise, i servizi di Patronati e Caf in tempo di Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

Tra le strutture che in queste difficili settimane hanno continuato a lavorare, con le dovute precauzioni, per assicurare servizi ai cittadini ci sono i Patronati, che si occupano sostanzialmente di pratiche previdenziali e di pensione, e i Caf, attivi negli adempimenti fiscali.Tali organismi, per poter garantire non solo le tradizionali prestazioni, ma anche quelle attivate con i nuovi decreti legati all’emergenza coronavirus, hanno dovuto applicare radicali cambiamenti, adattando le modalità organizzative e di lavoro alla tutela di dipendenti ed utenti.
“Una delle principali attività di questi giorni è la trasmissione delle richieste di indennità Covid, gli ormai famosi 600 euro – spiega Salvatore Mamone, presidente nazionale dell’Enasc, il patronato dell’Unsic. “Le indennità, come noto, sono richieste da liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri), lavoratori dello spettacolo, stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, operai agricoli a tempo determinato, per i quali il requisito richiesto sono 50 giornate di effettivo lavoro in agricoltura nel 2019. Ci siamo imbattuti anche nei collaboratori sportivi per i quali il bonus viene richiesto e liquidato da ‘Sport e Salute’ e non dall’Inps”.Altra notizia importante è la proroga dei termini per la presentazione della disoccupazione agricola (1° giugno 2020) e della Naspi e della Disc. Coll , con prolungamento di 60 giorni rispetto ai termini ordinari.“Un altro provvedimento che sta occupando i patronati sono gli ammortizzatori sociali introdotti dal decreto 18/2020, cioè cassa integrazione, trattamento ordinario, assegno ordinario, cassa integrazione in deroga, regolamentata dalle regioni – continua Mamone. “Le aziende e i consulenti stanno richiedendo informazioni per l’applicazione corretta della norma che ha concesso la possibilità della cassa integrazione per nove settimane”.Per quanto riguarda i lavoratori, le richieste riguardano in particolare il congedo Covid/19, il congedo parentale e i congedi per disabilità, ai sensi della legge 104/92. Molte famiglie hanno richiesto informazioni e dettagli sul bonus Baby-Sitting. Nel settore dei congedi le maggiori criticità si sono evidenziate nelle compatibilità e cumulabilità tra le varie misure. Il messaggio Inps n. 1621 del 15 aprile 2020 ha finalmente chiarito alcuni aspetti oscuri dei provvedimenti.Un altro aspetto molto importante, tra le richieste dei lavoratori, è quello della tutela della salute con i riconoscimenti dell’indennità di malattia e nei casi di infezione da Coronavirus contratta in occasione di lavoro, di infortunio lavorativo. “L’Inail, con una recente circolare, ha precisato le modalità di riconoscimento dell’infortunio sul lavoro o in itinere a causa del famigerato virus – spiega ancora Mamone.Dall’Enasc fanno sapere che non mancano problemi irrisolti, come la tutela di colf e badanti, settore completamente escluso dagli interventi governativi.Il Patronato ha programmato videoconferenze sia come vademecum dei decreti “Cura Italia” e “Aprile”, sia per fornire un quadro d’insieme sulle norme introdotte dal legislatore a seguito della diffusione del virus, ad esempio le indicazioni operative per la gestione degli uffici territoriali (regolamentazione degli accessi attraverso appuntamenti, l’applicazione di smart working con la riduzione di operatori negli uffici e promozione di strumenti informatici per l’inoltro delle istanze.L’Enasc (https://enasc.it/cerca-sede-enasc/) è presente con oltre 500 sedi in tutta Italia e 15 all’estero. E’ presente anche in Molise.

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Il verde Molise: la porta che apre al domani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

di Pasquale Di Lena. La salute quale minimo comune denominatore di una fondamentale coniugazione, Sanità e Agricoltura, che nel Molise è possibile più che altrove, nel momento in cui c’è la certezza, sia della cura che della buona alimentazione.Ricordo quando, seconda metà degli anni ’90, sono rientrato nel Molise dalla Toscana e dal mondo che ho girato in lungo e in largo, e, da eletto, a far parte dell’Assemblea legislativa, il Consiglio regionale, l’assise che approva le leggi e la programmazione del suo territorio. Nel caso del Molise , un territorio contrassegnato da una ricca biodiversità, ancora diffusa ruralità, e, un patrimonio molto interessante di prodotti tipici, cioè di prodotti riconosciuti tali dalla storia, nel momento in cui sono tali almeno da 25 anni,. Ben 151 dei quasi 5mila riconosciuti in Italia. Un patrimonio enorme che sta a indicare la qualità, e, in più, anche la diversità, che il territorio esprime e lo fa con il contributo prezioso del mondo contadino e pastorale, rappresentato dal cuore grande e dalle mani abili delle donne e degli uomini di questa mia terra, che racconta il culto dell’ospitalità. Il Molise ha tutto, anche se poco per la sua estensione, solo 4.440 Km², un dato che lo pone davanti solo alla Valle d’Aosta, però, con due elementi importanti in più, le diffuse colline e un tratto di mare. Un territorio di territori che mi portano ad affermare che è il Molise la Regione più rappresentativa di quel patrimonio culturale dell’umanità, la Dieta mediterranea, uno stile di vita oltre che un’alimentazione salutare e ricca di bontà.il mio rientro 25 anni fa, con il neoliberismo che aveva preso la rincorsa e avvolto tutti in una nebbia fitta, rendendo sempre più le persone ombre di un mondo esasperato dal consumismo sfrenato.Una nebbia che il coronavirus, con le sue improvvise e tremende paure e con le sue tragedie, ha dipanato in un colpo solo, mostrando la normalità non più sostenibile – segnata da impotenza, prima ancora che da dolore per il numero alto di morti – a partire dal quadro della sanità pubblica ridotta in frantumi dall’avidità del privato. In quel tempo, seconda metà degli anni ’90, parlavo, soprattutto ai miei colleghi, della fortuna del Molise per i tanti segni di legame e continuità con il passato, la sua “arretratezza”, nei confronti di realtà che vivevano in pieno il mito del progresso e dello sviluppo, rappresentato da città, strade, case, negozi, sempre più grandi, cioè dallo spreco enorme di quel bene comune, il territorio, il solo grande tesoro che abbiamo. Milioni di ettari di suolo fertile trasformati in cemento e asfalto. Milioni e milioni di tonnellate di cibo buttati, grazie ai supermercati e ai grandi centri commerciali, in faccia ai tanti, soprattutto bambini, che hanno bisogno di un pezzo di pane. Un’arretratezza, rappresentata non solo dal primato della ruralità e della biodiversità, ma anche dalla bellezza dei paesaggi, dalla ricchezza di acque cristalline, potabili; dalla lunga storia della terra dell’Homo Aeserniensis, dei Sanniti e dei Frentani; da mille splendide tradizioni, la gran parte singolari; da una gastronomia ancora ispirata dall’orto e dal piccolo campo coltivato con semi antichi di grano, farro o mais; dalle piccole stalle, con animali che vanno al pascolo o che hanno il tempo e il modo di affezionarsi a chi li dà da mangiare e li cura; da tanti vini e tanti oli, con la Tintilia e la Gentile di Larino a tirare le rispettive file. Quell’arretratezza, oggi appare – ai più, non solo a me e a pochi altri – come l’opportunità che, grazie alle nuove generazioni, prepara il Molise a vivere un nuovo domani.Si tratta solo di pensare e lavorare per un’idea-progetto possibile da realizzare qual è quello di coniugare, come all’inizio si diceva, due politiche di grande attualità: la sanità e l’agricoltura, quest’ultima nella sua espressione più ampia di zootecnia e forestazione.
Per quanto riguarda la sanità, il Molise, ha la disponibilità di strutture, anche d’avanguardia, che sono solo da utilizzare, già pronte per ospitare eccellenze capaci di dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini molisani, e, non solo, a quanti vogliono vivere il Molise e i frutti della sua arretratezza. Lo stesso vale per l’agricoltura, l’attività primaria del Molise, che deve produrre cibo solo grazie alla fertilità del suolo e, non più, della chimica e le possenti macchine, che, insieme, hanno nutrito le multinazionali, fino a farle abbuffare, e impoverito il mondo contadino, con molti produttori che hanno abbondato il proprio campo.La fortuna del Molise, in pratica, è tutta raccolta nel suo territorio, visto che è in grado di offrire e garantire salute e benessere.
Un Molise così è solo da raccontare, però, non a quelli che lo vogliono solo attraversare ma a chi ha bisogno di viverlo settimane, mesi; vuole godere la rinascita e la nuova normalità, che è quella di un dialogo tra le persone e, ancor più, con la natura, la campagna. La fortuna di avere, dei 136 paesi sparsi sul suo territorio, ben 125 abitati da un centinaio di persone, al massimo da qualche migliaia, che, se recuperati, sono in grado di dare spazio e forza ad altre attività, come il commercio, l’artigianato, il turismo. Un insieme in grado di far vivere le esperienze proprie di una campagna che ha nel verde il suo valore aggiunto, il verde Molise.

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Molise: Coronavirus e riapertura nosocomi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Ci scrive Giorni fa Pasquale Di Lena:” l’appello, da me diffuso a nome dell’Associazione tra gli ex consiglieri regionali del Molise, “Una decisione non più rinviabile”, riguardante la riapertura immediata degli ospedali “Vietri” di Larino e “S. Rosario” di Venafro, qualificandoli, subito, come ospedali Covid 19. Considerato che la situazione riguardante la risposta che il Molise dà al Coronavirus non solo non è cambiata, ma è addirittura peggiorata con le ultime iniziative del responsabile dell’Asrem, che disattendono le indicazioni, prese a maggioranza dei voti, del Consiglio regionale del Molise, rinnoviamo questo nostro appello ai sindaci, in particolare al sindaco di Larino e di Venafro. Lo rivolgiamo, altresì a tutti i molisani, alle associazioni, ai comitati, alle organizzazioni sindacali, professionali e cooperative, per una mobilitazione dell’intero territorio perché il governo regionale blocchi l’iniziativa del dirigente dell’Asrem. Un’iniziativa che diventa un ostacolo enorme alla ricerca di una seria pianificazione – art.32 della Carta Costituzionale – della sanità, non solo molisana, quale bene comune e non di privati. Una decisione irriguardosa nei confronti del Consiglio regionale, il parlamento del Molise – spetta non a noi ma al Consiglio regionale chiedere le ragioni – e pericolosa perché serve solo a creare ulteriore confusione e tanti rischi per ogni molisano, in particolare le persone più deboli e più bisognose quali sono: gli anziani, le persone malate e quelle diversamente abili. (Associazione tra gli ex consiglieri regionali del Molise)

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Imprese Molise: “No alla logica dei prestiti, meglio l’azzeramento dei contributi”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

“Il provvedimento governativo cosiddetto ‘liquidità’ parte da una logica sbagliata: far indebitare ulteriormente le aziende anziché farle ripartire. Offrire prestiti, ma lasciare invariati i pagamenti, specie i versamenti contributivi e fiscali, equivale a rinviare a qualche mese i problemi con il sovraindebitamento del tessuto produttivo e dar vita ad una partita di giro tra l’imprenditore, costretto comunque a far fronte alle scadenze, e lo Stato. C’è quindi un solo modo per fermare questo circolo vizioso: l’azzeramento, non la sospensione, perlomeno dei contributivi previdenziali per sei mesi. In sostanza è inutile la concessione di prestiti che poi rischiano di diventare un’ulteriore zavorra, tra versamenti dilazionati e rate”.E’ quanto sostiene Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, sindacato datoriale presente con numerosi sportelli in Molise, sedi provinciali a Venafro e Campobasso.“Vanno bene i provvedimenti di solidarietà per i lavoratori, come la cassa integrazione, che hanno dominato la scena, ma il cuore pulsante della ripresa può essere solo il tessuto imprenditoriale, che va alleggerito di scadenze e di incombenze più che appesantito di debiti. L’abbattimento dei contributi ha già dimostrato, in passato, di essere una misura efficace sia per la crescita sia per l’occupazione: potrebbe essere attuato rivedendo l’impalcatura generale del sistema contributivo, orientato in una nuova solidarietà tra generazioni e tra contribuenti. In tal senso un provvedimento quale ‘quota 100’ è un privilegio che mal si concilia con il momento che stiamo vivendo e dovrebbe essere rivisto in nome del principio di equità – continua Mamone.Infine il presidente dell’Unsic, pur riconoscendo la validità del ‘reddito di cittadinanza’ in questa fase di emergenza, ritiene che i fruitori del reddito stesso potrebbero essere utilizzati nel settore agricolo, che sta soffrendo la mancanza di manodopera. Ciò permetterebbe anche di restituire senso e dignità al lavoro agricolo, creando un’occasione di esperienza, e di combattere concretamente il caporalato.

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Persino i cinesi vanno via dal Molise

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Erano 282 nel 2016. Sono scesi a 266 l’anno seguente. Poi 253 nel 2018 e 251 nel 2019. Oltre l’11 per cento in meno in quattro anni. Persino i cittadini cinesi, il cui numero aumenta in tutta Italia (più 3,8 per cento nell’ultimo anno per un totale che ha raggiunto le 300mila unità nel nostro Paese), dal Molise vanno via. In particolare dalla provincia di Campobasso, dove ce ne sono di più. Probabilmente la crisi e lo svuotamento dei paesi incide. Scarso business. Poche opportunità. Il fenomeno è prettamente molisano, dove del resto l’incidenza dei cinesi è di appena lo 0,1 per cento rispetto al dato nazionale. Nel vicino Abruzzo i cittadini cinesi sono molti di più e il loro numero continua a crescere: dai 4.263 del 2016 ai 4.377 del 2019. Ben 114 in più. Con la provincia di Teramo che fa la parte del leone, ospitandone circa la metà.Ma la crescita si registra anche in altre regioni abbastanza simili alla nostra, come la Basilicata. Qui sono passati da 798 a 906. Nella sola Matera 86 in più in quattro anni.Rilevante l’incremento costante in Lombardia: oltre settemila in più negli ultimi quattro anni (da 62.057 a 69.112). Nel Lazio sono oltre tremila in più.Detta così, la scarsa presenza di cinesi in Molise – per qualche “sovranista” – potrebbe costituire anche un elemento positivo.
In fondo è di questi giorni il successo del libro “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi” di Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, che racconta i retroscena di una politica espansionistica non certo basata su un’equità degli scambi di mercato tanto che qualcuno l’ha definito neocolonialismo. Parallelamente si registra l’allarme lanciato dallo stimato sinologo Maurizio Scarpari che in sostanza mette in guardia dalle pesanti influenze dell’insegnamento universitario sulla Cina in Italia, attraverso interventi finanziari affinché si rafforzino concetti allineati a quelli del regime.Al di là di queste analisi generali che trovano sempre più adesioni, una lettura di taglio economico calata al nostro Molise dimostra tutta la crisi commerciale della regione: i cinesi s’insediano dove c’è un mercato dinamico. E se in Molise sono pochissimi e addirittura quei pochi se ne vanno, ci sarà un motivo.Tale realtà dimostra, inoltre, che i gemellaggi tanto sbandierati negli anni passati non hanno prodotto frutti significativi.
Nel gennaio 2010, ad esempio, cioè esattamente dieci anni fa, gli organi d’informazione diedero conto dell’incontro all’hotel Europa di Isernia tra l’allora governatore Michele Iorio e una delegazione cinese della regione del Nanhu. “interessata ad allacciare rapporti istituzionali, commerciale e culturali con il Molise”, si legge nelle cronache. La delegazione era guidata da Jinren Lu Randy, funzionario del governo cinese che si occupa di investimenti per conto del distretto di Nanhu. Era composta – riportavano i giornali molisani – da Xujing Bao, imprenditrice nel mondo della moda, e Huang Enrico, V. Director per i Rapporti Italia-Cina – Small e medium enterprises Association. Iorio aveva incontrato gli stessi imprenditori a Sydney. Tra gli obiettivi: “la creazione di stabili rapporti commerciali tra gli imprenditori cinesi e quelli molisani soprattutto nel campo della moda e dell’agricoltura e la concretizzazione di comuni progetti di interscambio formativo ad alto livello scientifico tramite le Università del Nanhu e l’Università del Molise. Una domanda: si sono davvero concretizzati quegli obiettivi?Un altro accordo di cooperazione tra Molise e Cina è stato siglato a marzo 2015 nel settore agricolo dall’allora governatore Di Laura Frattura. La delegazione cinese a Palazzo Vitale era guidata dal viceministro Guo Yingguang e composta da rappresentanti del governo e delle amministrazioni pubbliche della provincia di Shanxi. Le dichiarazioni: “Una straordinaria occasione di crescita, cooperazione e scambio di conoscenze nel settore agricolo. Con l’intesa siglata oggi, ne siamo certi, gettiamo basi comuni e solide per costruire nuove opportunità per le nostre imprese. Mi auguro che questo sia il primo di una lunga serie di incontri tesi a favorire concreta collaborazione fra Cina e Molise”.Un articolo dell’epoca riporta: “Piantagioni di mela, produzione di birra, succhi di frutta e vino, i settori di maggior interesse della delegazione cinese che, nell’arco della giornata, ha visitato con grande entusiasmo alcune aziende agricole a conduzione prevalentemente familiare”.Saremmo curiosi di sapere, a quasi cinque anni di distanza, cosa ha prodotto anche quest’altra visita. (fonte: Forche caudine)

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Un sorso di “Tintilia del Molise”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

È sempre un piacere parlare di un testimone principe del territorio molisano, il vino Tintilia, ed è stato bello farlo nel Molise, a Bojano, capitale riconosciuta dell’antico Sannio.Un vino rosso (tinto) che racconta la Spagna, quale terra di origine, e, anche, la Francia per averlo adottato e, poi, portato nella capitale, nel periodo in cui, prima metà dell’800, nel Regno di Napoli c’erano i francesi. Da lì il trasferimento facile nella Provincia più vitata del Regno qual era il Molise. Terra di vini bianchi, soprattutto nelle aree interne, intorno a Campobasso e intorno a Isernia, dove appagava la gran parte dei viticoltori e dei consumatori, che, parlando del vino, lo hanno sempre inteso rosso.
Tant’è che nelle cantine di Campobasso e d’intorno chiedere un bicchiere o una bottiglia di vino rosso si diceva semplicemente, “dammi una tintilia (damme na tenteje). Tutto questo fino a quando le cantine erano diffuse e svolgevano un ruolo sociale importante. E, anche, fino a quando le minute vigne di Tintilia hanno resistito all’attacco ricevuto da una programmazione che ha scelto, agli inizi degli anni ’60, le colline che guardano da vicino l’Adriatico per lo sviluppo della nuova vitivinicoltura molisana e privilegiato fondamentalmente due vitigni, il “Trebbiano” ed il “Montepulciano”, che scendevano direttamente dall’Abruzzo.
Alla fine degli anni ’80 già non si parlava più di Tintilia, fino a quando istituzioni come Università e Ente di sviluppo, imprenditori illuminati, tecnici e comunicatori esperti di enologia – chi intorno a un banco di laboratorio, chi sulla cattedra, chi alla sua ricerca nei campi e chi intorno a una tavola imbandita – non cominciarono a riparlare, con tanta passione, dei suoi acini spargoli, della poco produzione e della grande bontà.Michele Tanno, l’agronomo, era il più appassionato di tutti, in giro a ricercare le vigne o i tralci rimasti, insieme con il disegnatore della farfalla di “Piacere Molise”, Ro Marcenaro, che lo raccontava a tutti.Un momento importante quello che stava succedendo nella prima metà degli anni ’90 con la riscoperta del vino Tintilia.
La nuova considerazione ricevuta l’ha portato a essere, nel 1966, una delle 17 tipologie della nuova Doc “Molise o del Molise” ed a fare il salto definitivo nel 2011 con il riconoscimento di una Doc tutta sua, “Tintilia del Molise”, prodotta nei vigneti coltivati, sopra i 200 s. l. m., in 60 comuni della Provincia di Campobasso e 15 della Provincia di Isernia.Il limite dei 200 metri minimi di altitudine si era reso necessario già con l’inserimento nelle Doc “Molise o del Molise” per far riconquistare a questo vitigno il suo territorio naturale e non ritrovarlo confuso tra i vitigni delle colline basse. Quelle che guardano il mare Adriatico da vicino, che tanto rappresentano la rinascita della vitivinicoltura nella seconda più piccola regione d’Italia.Una ripresa lenta ma significativa dopo l’uscita, 1999, della prima bottiglia “Tintilia del Molise” dell’azienda Di Majo Norante di Campomarino, a me cara per la riproduzione in etichetta di un angolo del mosaico più bello, quello del leone, ritrovato nella mia Larino, già capitale dei Frentani. Poi altri produttori a segnare la storia bella che vive oggi il vino “Tintilia” con le medaglie e gli applausi ricevuti in occasione delle premiazioni nei più importanti concorsi, nazionali e internazionali. Il suo sapersi accompagnare, con la delicatezza propria dell’essere molisano, ai vini italiani più noti e più blasonati.E’ così che è diventato il testimone principe del territorio molisano e dell’immagine di un Molise che c’è e vuole dire la sua, anche con le sei indicazioni geografiche riconosciute, con l’olio “Molise” Dop extravergine a fare da traino, e i suoi 150 e più prodotti tradizionali, tra i quali spiccano, bontà come la “Pampanelle di San Martino in Pensilis”, la “Stracciata”, il “Fagiolo di Acquaviva di Isernia”, la “Ventricina della Valle del Trigno”, l’”Ostia d Agnone”, la “Pezzata di Capracotta” e altro ancora.Per essere ancor più testimone e immagine del Molise, la motrice possente del treno delle bontà e delle bellezze del Molise, il “Piacere del Molise”, serve l’unità di tutti i suoi produttori dentro il consorzio di tutela; il dialogo costante produttori e istituzioni, in primo luogo i Comuni; una programmazione dello sviluppo con l’agricoltura, la zootecnia e la forestazione perni dello stesso; una reale strategia di comunicazione che guarda lontano, e, ciò è possibile se poggia su strutture, strumenti e, ancor più, professionalità capaci di tessere il racconto del Molise, delle sue risorse e dei suoi valori.L’invidia, un male tipico del mondo contadino, non solo molisano, non produce, ma fa perdere solo tempo e occasioni. E’ un freno possente, la forbice che da sempre taglia le ali al Molise, e, nel caso da me qui considerato, le ali di rosso colorate di un vino al femminile, come la “Barbera” la “Tintilia” o semplicemente “Tintilia” (by Pasquale Di Lena)

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“L’Italia festeggia sui territori il Tuber magnatum con una serie di avvenimenti……” e nel Molise?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 ottobre 2019

Di Pasquale Di Lena. E’ la terra per eccellenza (40% della raccolta media annuale) del tartufo bianco. Una perdita di immagine enorme, visto l’interesse e la curiosità che il consumatore del mondo riserva a questo pregiato tubero. La dimostrazione che nel Molise ogni raccoglitore pensa a come fare affari e che le istituzioni non sanno cosa riserva il proprio territorio e, quando lo sanno, non fanno niente per comunicare. Un’occasione persa per uno dei possibili turismi molisani animato dal tartufo. Un’occasione persa per le imprese che vivono sull’ospitalità e penso, soprattutto, alla sempre più quotata ristorazione molisana che ha forte bisogno della promozione del territorio Molise. Si pagano gli annunci alto sonanti e si paga ancor di più la mancanza di programmazione e di una strategia di marketing, che può risultare efficace e vincente solo se ha strumenti e struttura all’altezza del compito – per niente facile vista la forte concorrenza che anima il mercato – e solo se programmata nel tempo. L’idea “Piacere Molise”, nata nella prima metà degli anni ’90, e, in pratica, mai realizzata, è ancora vincente se viene presa in considerazione. La farfalla colorata c’è, si tratta solo di farla volare nelle direzioni giuste perché il territorio abbia, con tutti i suoi protagonisti, le risposte che merita.

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Molise: Un’olivocoltura tutta all’insegna del biologico e della sostenibilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Siamo solo all’inizio di una campagna di raccolta delle olive che, in Italia e nel Molise, si preannuncia altamente positiva sia per quanto riguarda la quantità che la qualità.
Previsioni belle che, se confermate, devono servire a vedere (ce n’è bisogno) con ottimismo il futuro di questo comparto fondamentale per la nostra agricoltura e, non solo, anche per quel tesoro unico che è il bene comune territorio. Il futuro ha, come si sa, bisogno di idee e di progetti, di risorse necessarie perché l’ottimismo si trasformi in fatti positivi per tutti, i protagonisti per primi, quali sono gli olivicoltori e i frantoiani, gli stessi consumatori che dall’olio extravergine di oliva ricevono una risposta altamente positiva alla propria salute.
Il Molise è terra d’olio da sempre e, con il suo olio di Venafro, è la terra che, ai tempi della Roma imperiale, ha dato più immagine agli olivi e oli italiani. Riportare alla memoria una fama è importante, ma non sufficiente per far vivere un successo ai territori che esprimono, insieme con questo storico stupendo testimone, ben altri 18 varietà autoctone, tra cui spicca l’olivo autoctono molisano più diffuso, il “Gentile di Larino”.
L’olio extravergine “Molise” Dop, è, delle cinque eccellenze Dop e una Igp, la sola indicazione geografica interamente molisana, con le varietà “Gentile di Larino” e “Aurina” prevalenti sulle rimanenti 17 varietà, l’insieme del patrimonio di biodiversità olivicola molisana. Un tesoro speciale, questo patrimonio di biodiversità, che vede l’Italia, con le sue 592 varietà autoctone, raddoppiare quello del resto del mondo. Un patrimonio fondamentale per il mercato di oggi e, ancor più, di domani, nel momento in cui la diversità sarà sempre più oggetto di desiderio, soprattutto dei ricchi nuovi consumatori.
E’ la “Gentile di Larino”, la regina dell’olivicoltura molisana, visto che la rappresenta per quasi un terzo e, come tale, ha tutto per essere la motrice del treno “olivo e olio del Molise”.
Ciò è possibile se si ha la capacità di:
raccogliere a unità il vasto territorio di origine della varietà “Gentile di Larino”, per renderlo un modello unico all’insegna del biologico e della sostenibilità;
cogliere le opportunità offerte dal mercato, sempre più globale, e dare la giusta risposta alla domanda, in costante e forte crescita, di olio extravergine di oliva biologico, e, non solo, anche Dop, a significare l’origine e la garanzia della qualità. In tal senso la possibilità di dare un grande contributo alle funzioni e ruolo del Distretto BioMolise – Laghi Frentani e del Consorzio “Tump”, nato, quest’ultimo, per la promozione sociale e economica dell’intero territorio molisano. In particolare per lo sviluppo di un turismo sempre più di attualità qual è quello del benessere e della salute, cioè la ricerca di luoghi e strutture capaci – con la sostenibilità, la qualità del cibo e dell’ospitalità – di dare le risposte al bisogno di relax, salute, star bene sotto l’aspetto sia fisico che psicologico;
rendere protagonisti gli olivicoltori e i frantoiani rilanciando l’associazionismo e la cooperazione quali strumenti indispensabili di coinvolgimento e partecipazione alla programmazione del comparto e, anche, dell’agricoltura in generale. Attori, con pari dignità, della filiera olio e non soggetti al servizio dell’industria di trasformazione e del commercio. Sta qui il rilancio del ruolo proprio delle organizzazioni professionali e cooperative, che è quello di rispetto della dignità dei propri associati e di assicurare loro, partecipando alle scelte politiche e programmatiche che le istituzioni mettono in campo, un reddito adeguato. Il primo obiettivo è quello di riportare l’agricoltura al centro di uno sviluppo economico che ha come fine la salvaguardia e tutela dei valori del territori, e, insieme, la valorizzazione delle sue risorse, a partire dalla terra e la sua fertilità.
Definire, con le istituzioni ai vari livelli di programmazione, strategie di marketing necessarie per conquistare i mercati e vincere le forti concorrenze. Una conquista che serve, per dare ai prodotti nuovi sbocchi e ai produttori quel valore aggiunto che non hanno mai avuto, essenziale per avere un reddito equo. Un reddito importante per programmare le attività dell’azienda ed assicurare ad essa il domani. Un’azienda, in pratica, libera dalle offerte di elemosine e dai ricatti, che sono tanta parte delle ragioni dell’invecchiamento nelle campagne, dell’abbandono da parte di bravi produttori e dell’ancora scarsa domanda dei giovani a vivere la campagna e l’agricoltura.
La richiesta, per dare ancora più forza di immagine all’olio della varietà “Gentile di Larino” ed al suo territorio, di due nuove Dop, una proprio “Gentile di Larino” e l’altra “Aurina di Venafro o Venafro”, da affiancare alla Dop “Molise” evo, già riconosciuta. (by Pasquale Di Lena)

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Forche Caudine: “Un ulteriore schiaffo al Molise la chiusura del Museo Pistilli”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

“La paventata chiusura dello splendido museo Pistilli nel cuore di Campobasso, inaugurato appena sette anni fa con un prezioso catalogo delle circa 150 opere contenute, che abbiamo nella nostra sede romana, rappresenta un’ulteriore ferita per il Molise. Forse non ci si rende conto della gravità di questa sciagurata evenienza: mentre si lanciano proclami sul turismo e sul ripopolamento, parallelamente si offrirebbe ai potenziali visitatori o addirittura ai nuovi residenti un territorio che somma ai tanti problemi infrastrutturali e d’immagine anche lo stato comatoso della cultura, una delle principali carte che ogni realtà lungimirante si giocherebbe per il futuro”. C’è sconforto tra i membri del direttivo dell’associazione “Forche Caudine”. Tanto più che uno di loro è nipote di Giuseppe Ottavio Eliseo, l’artista e collezionista campobassano da cui deriva buona parte dell’esposizione generosamente donata da Michele Praitano. “Con un atto del genere si disonora anche la memoria di questi grandi benefattori molisani che hanno compiuto un gesto straordinario di amore per la cultura e per la propria terra – continuano dall’associazione, dove evidenziano anche la figuraccia con i parenti dei due collezionisti molisani, venuti apposta dalla Lombardia e da Roma per l’inaugurazione. Appena sette anni fa. “L’ennesima avvilente notizia che ci raggiunge dal territorio d’origine. Se questo patrimonio fosse in mano ad un’altra Regione, ad esempio alla Toscana o alle Marche, avrebbe ben altra valorizzazione grazie a diverse sensibilità. Purtroppo”.

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