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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

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“La “moneta fiscale” è una opportunità per il Paese?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Può aiutare le imprese a “bancare” i propri crediti senza incidere sul debito pubblico?” Su questo tema fondamentale per il rilancio del sistema Italia si è svolto un serrato approfondimento promosso da Fratelli d’Italia in un web meeting a cui hanno partecipato con diversi economisti promotori della Moneta Fiscale , Marco Cattaneo, Massimo Costa, Sylos Labini e Biagio Bossone, anche i responsabili economici e fiscali delle principali associazioni d’impresa, tra le quali Confcommercio, Confagricoltura,Confartigianato, Confesercenti, Cna, confindustria e Casartigani. Un confronto senza pregiudizi con la sola volontà di capire come meglio possa dispiegarsi l’iniziativa, quale le potenzialità e quali gli eventuali rischi, promosso da Adolfo Urso, senatore di FdI e responsabile del Dipartimento Impresa e Attività produttive, e di Andrea de Bertoldi, senatore di FdI e Segretario della commissione Finanze del Senato. “Ciò rappresenta – hanno sostenuto i due senatori di Fratelli d’Italia – una modalità di ascolto e di rappresentanza che il nostro partito intende attuare in ogni ambito con le forze produttive sui temi di maggior interesse per lo sviluppo economico della Nazione. La moneta fiscale, cioè la cartolarizzazione dei crediti di imposta, che permetterebbe una facile circolazione e bancabilità di tali crediti, potrebbe permettere infatti all’Italia una maggiore capacità propulsiva nella propria politica economica, e ciò risulta quanto mai attuale in questo momento anche per le rinnovate caratteristiche di cedibilità, che i decreti covid attraverso gli eco bonus attribuiscono ai crediti di imposta”. “Sono emerse potenzialità ma anche aspetti critici che sarà nostro dovere approfondire. Gli Stati Generali della economia si fanno ogni giorno in un rapporto fecondo e costruttivo e continuativo con le forze produttive” – hanno concluso i due senatori di Fratelli d’Italia.

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Il sistema bancario sta per essere superato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Le tecnologie oggi disponibili – ma non ancora diffuse – indicano che il sistema bancario, è del tutto inutile, superfluo, superato. In futuro potrà restare in piedi non perché sia necessario, ma forse perché i regolatori vorranno evitare i costi sociali connessi al suo superamento. Il sistema bancario svolge essenzialmente tre macro funzioni ai quali corrispondono tre linee di business:
1) agevola i trasferimenti monetari (bonifici, carte di credito, ecc.) ricavandone commissioni in base alle transazioni monetarie;
2) presta denaro, guadagnando dal differenziale fra i tassi d’interessi (in un modo molto diverso da quello che la maggioranza delle persone credono, ma l’argomento ci porterebbe troppo fuori tema);
3) distribuisce prodotti d’investimento ricavando commissioni.
Di queste tre linee di business, la prima è palesemente in esaurimento. I costi per le transazioni monetarie si approssimeranno molto rapidamente allo zero. Tecnicamente non servono più le banche per trasferire grandi somme di denaro in modo sicuro e rapido da una parte all’altra. Le grandi aziende dell’informatica sono in una posizione decisamente migliore per sfruttare l’unico modo di fare profitti attraverso le transazioni: guadagnare dai dati, non dalle commissioni (almeno fino a quando questa follia continuerà ad essere normativamente consentita, ragionevolmente ancora per molti anni purtroppo).
Con i tassi d’interesse negativi, prestare denaro è un’attività sempre meno profittevole. La crisi del 2008 non ci ha consegnato solamente un mondo di tassi d’interesse negativi, ma ci sta consegnando qualcosa di ancora più rivoluzionario: la consapevolezza ormai diffusa che il denaro si crea dal nulla. Una quindicina d’anni fa, quando scrivevo che il denaro non è una merce ma una convenzione sociale, molti non comprendevano. Anni di inondamento di liquidità sui mercati finanziari da parte delle banche centrali stanno mostrando molto chiaramente che l’accesso al denaro potrebbe essere regolato da semplici algoritmi. Non c’è nessun bisogno di una infrastruttura burocratica e largamente inefficiente che seleziona chi merita o meno l’accesso al credito.
Rispetto al punto precedente, ci vorrà molto più tempo prima che l’accesso al credito venga completamente disintermediato, ma non vi è alcun dubbio che quella è la strada. In ogni caso, questa linea di business oggi è molto poco produttiva.
La terza linea di business sopra indicata è quella che – da tempo – consente alle banche di produrre utili. La creazione e commercializzazione di prodotti e servizi per l’investimento finanziario.
Anche questo settore è in profonda trasformazione. In parte per le stesse motivazioni (rendimenti negativi sui mercati e la tecnologia che abbassa i costi dei servizi d’investimento) alle quali si aggiunge la pressione regolamentare che spinge sempre di più nella direzione della trasparenza, in particolare la trasparenza sui costi.
Parliamoci chiaro: il business del risparmio gestito si fonda sostanzialmente sull’ignoranza dei clienti. Le banche riescono, in media, a drenare dai risparmi dei clienti circa il 2% all’anno, solo ed esclusivamente perché i clienti non hanno piena consapevolezza dei costi.
La regolamentazione sui costi ex-post entrata in vigore quest’anno, sebbene abbia mostrato una sostanziale inefficacia dovuta alla scaltrezza del sistema bancario unita agli evidenti limiti della Consob, tenderà sempre di più a rendere espliciti i costi in questo settore e conseguentemente i clienti, specialmente quelli più facoltosi, tenderanno a spostarsi su prodotti più efficienti come gli ETF che hanno circa un decimo dei costi rispetto ai portafogli finanziari medi.
La soluzione è chiaramente quella indicata da tempo, fra gli altri, da Paolo Sironi, uno dei più importanti esperti mondiali di Fintech e della trasformazione del sistema finanziario (riferimento mondiale per IBM sul tema dell’intelligenza artificiale applicata ai mercati finanziari). Sironi sostiene che le banche debbano passare da un modello che prevede la distribuzione di prodotti e servizi finanziari ad un modello che prevede la vera consulenza, in particolare basata sugli obiettivi di vita di clienti (Goal Based Investing).
Il pensiero di Sironi è molto profondo ed articolato e si fonda su alcuni cambiamenti nei modelli teorici di funzionamento dei mercati finanziari e più in generale dell’economia. I modelli tradizionali si basano su un’eccessiva semplificazione degli agenti economici e del contesto decisionale. Non vedono l’uomo partendo dalle sue reali caratteristiche biologiche e non hanno mai inglobato i concetti di incertezza fondamentale e di tempo irreversibile. Due concetti che sono invece alla base della Teoria della Trasparenza dei Mercati Finanziari proposta da Sironi. Partendo da questi nuovi presupposti è chiaro che vendere prodotti finanziari fondati su teorie superate, in un contesto, fra l’altro, di sempre più elevata trasparenza, diventa suicidario. L’unica scelta saggia sarebbe quella di guardare in faccia alla realtà e comprendere che quella strada porta necessariamente a sbattere. Sebbene la soluzione sia evidente, la realizzazione non è facile.Passare da un modello di distribuzione di prodotti e servizi ad un modello consulenziale richiede due asset che non s’improvvisano: credibilità e competenze.
Nel medio lungo termine, le banche, così come le conosciamo adesso, sono morti che camminano. Non hanno più alcuna ragione sostanziale di esistere (perché offrono servizi facilmente disintermediabili dalle tecnologie attuali) e l’unico settore che ancora genera una certa redditività è fondato su una visione teorica superata e sulla scarsa trasparenza. L’unico modello di business che potrebbe “salvarli” sarebbe quello di una vera consulenza, ma questo richiede un cambio di cultura aziendale improbo e molto difficilmente realizzabile.(Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Una moneta internazionale virtuale al posto del dollaro: Azzardo e rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 settembre 2019

Alla recente riunione di banchieri a Jackson Hole il governatore della Bank of England, Mark Carney, ha proposto di sostituire il dollaro, come moneta di riferimento negli scambi commerciali e nelle riserve internazionali, con la Synthetic Hegemonic Currency (SHC), una nuova valuta, non più fisica ma digitale. Un’idea temeraria, come lui stesso ammette. Secondo noi, si tratta di una proposta che potrebbe rendere ancor più instabile il già precario sistema monetario internazionale.Il governatore centrale inglese prende come esempio la moneta digitate Libra, recentemente proposta da facebook.com, che dovrebbe diventare il nuovo strumento di pagamento per le transazioni commerciali fatte sempre più online. Libra dovrebbe essere la nuova moneta privata che sostituirebbe le valute nazionali finora utilizzate, a cominciare dal dollaro. Sarebbe utilizzata da acquirenti e altri clienti privati che operano con strumenti telematici. La SHC, invece, dovrebbe essere emessa dall’autorità pubblica, cioè dalle banche centrali attraverso una loro rete di monete digitali. L’intento britannico sembra essere soprattutto volto a opporsi alla tendenza egemonica dello yuan cinese che, come Carney afferma, dal 2018 avrebbe già superato la sterlina nei contratti petroliferi. Naturalmente la nuova moneta digitale ridurrebbe anche l’influenza dominante del dollaro stesso. Un mondo con due monete competitive di riserva, afferma il governatore, renderebbe instabile l’intero sistema monetario mondiale. La Grande Depressione del ’29, aggravata dalle tensioni tra la sterlina e il dollaro, dovrebbe essere d’insegnamento.La nota di Carney rivela che la Bank of England è consapevole di ciò che avviene a livello globale. Del resto egli sottolinea che “la City è il principale centro finanziario internazionale”. La conclusione della Bank of England è sicuramente azzardata. Le sue analisi di fondo, però, meritano una certa considerazione. Il governatore afferma che la globalizzazione ha accresciuto l’impatto e i riverberi degli eventi internazionali sulle varie economie. Di conseguenza, il sistema del tasso d’inflazione flessibile e dei tassi d’interesse fluttuanti, adottato dalle banche centrali, non regge più.
Ciò ha determinato destabilizzanti asimmetrie nel sistema monetario internazionale. Infatti, mentre l’economia mondiale è passata attraverso processi di aggiustamenti, il ruolo del dollaro, invece, è rimasto uguale a quello che aveva quando il sistema di Bretton Woods nel 1971 collassò. E’ innegabile il fatto che le decisioni monetarie della Federal Reserve stiano producendo effetti negativi in molti paesi, anche in quelli che hanno pochi rapporti economici con gli Usa.Egli afferma giustamente che “un sistema unipolare non è adatto per un mondo multipolare”. Ricerche ufficiali dimostrano come una rivalutazione del dollaro dell’1% comporterebbe una contrazione dello 0,6% nei volumi di commercio nel resto del mondo.Si ricordi che metà delle transazioni commerciali mondiali è effettuata ancora in dollari! Ma la quota delle importazioni Usa è solo un quinto del totale dell’import mondiale. Perciò, a nostro avviso, anche la riforma delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), è sempre più necessaria.Il dollaro, in quanto moneta dominante del commercio mondiale, è anche la valuta principale di riserva e di rifermento per la maggior parte dei titoli emessi nei paesi emergenti. Per circa due terzi del totale. Ciò ha inevitabilmente indotto queste economie a creare delle misure di sicurezza, aumentando le loro riserve in dollari e contribuendo così a creare quello che da tempo è chiamato “carenza mondiale di risparmi”. Si stima che le riserve monetarie dei paesi emergenti potrebbero raddoppiare nei prossimi dieci anni, con un aumento di ben 9.000 miliardi di dollari.Noi riteniamo che la nuova moneta digitale SHC non sia la soluzione giusta. Essa, di fatto, annullerebbe progressivamente il ruolo, anche di controllo, delle banche centrali e degli stessi governi. Una questione, affatto secondaria, riguarda la sicurezza e le garanzie monetarie: chi sarebbe il “prestatore di ultima istanza”? Finora, e lo abbiamo visto nella Grande Crisi anche se con ritardi e lacune, il garante finale è stato la banca centrale dei vari paesi coinvolti. Come abbiamo più volte scritto in passato, il dollaro da solo non è oggettivamente più in grado di sostenere l’intero sistema monetario, finanziario, economico e commerciale mondiale. Riteniamo perciò che sia giunto il tempo per la creazione di un sistema monetario multipolare basato su un paniere di monete importanti e per l’attivazione di una nuova “moneta di conto” simile ai Diritti Speciali di Prelievo. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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La moneta dei popoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Da anni, oramai, conviviamo con una moneta che abbiamo considerato “unica” per il solo motivo che è comune a diversi paesi europei. Ma il prezzo che abbiamo dovuto pagare è stato, sin dall’inizio, molto caro. Il pedaggio attribuitici doveva servire alla Germania per tacitarla sul nostro debito sovrano già allora spropositato. I governi che si sono succeduti di destra e di sinistra si sono guardati bene dal ricercare una sana politica di contenimento della spesa e di oculata gestione delle entrate, ma ha continuato a sforare quel buco che oggi è diventato una voragine incontenibile poiché gli interessi passivi che dobbiamo sborsare sono diventati oltremodo onerosi per via di uno spread, in rapporto ai bond tedeschi di riferimento, che ci porta vicini mediamente al 5% mentre avremmo dovuto toccare non più del 2,5%.
Questa “servitù” monetaria gestita a piene mani dalla Germania ci ha messo in ginocchio giacché i tedeschi non hanno voluto sapere ragioni e hanno preteso per l’Italia, come per la Grecia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda, una severa linea di rigore e tanto lo è stata che non siamo riusciti a riservare una parte delle nostre pur magre risorse per dare fiato alla crescita foraggiando la ripresa imprenditoriale del paese.
Così l’euro è diventato per molti una “moneta avvelenata” dando ragione a quanti sostengono che “non è una moneta a fare un popolo ma sono i popoli a fare una moneta” e se non riescono questi popoli a crescere insieme e a darsi regole comuni di certo non si può pensare al miracolo industriale ed economico dell’Europa. Restiamo un popolo con una moneta di altri e ci pesa, per giunta, come un macigno. Siamo messi con le spalle al muro? Siamo stati sospinti in un vicolo cieco? Assolutamente si e, a mio avviso, possiamo uscirne non ritornando alla lira ma costruendo un’Europa diversa, più Mediterranea stabilendo un’alleanza con i paesi africani e asiatici che si affacciano nel mare nostrum o vi si trovano nei pressi e allacciando un’intesa con i due colossi del momento: la federazione russa e la Cina. Diventeremmo una forza invincibile avendo dalla nostra le risorse energetiche, i capitali, i mercati e la capacità di competere alla pari con il resto del mondo. Sarebbe una risposta eloquente a quella parte dell’Europa che non riesce a vedere oltre il proprio naso.

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Si chiama Dantes l’ultima provocazione dell’artista Hypnos

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

monetaE’ una moneta ideata per rappresentare un Italia nuova libera dallo strapotere delle banche. Il Dantes rappresenta l’uomo italiaco capace di ideare e realizzare da solo nuovi stili di vita scevro dalle logiche globalizzate e da lobby bancarie che uccidono e depredano gli stati ,doma le banche come un domatore doma le fiere.L’ideatore della moneta il ‘Dantes’ in una nota afferma che: ‘Sogno di creare con il Dantes scenari alternativi, ad un sistema socio-economico che scientificamente produce povertà ed emarginazione sociale, con l’obiettivo prioritario di migliorare la qualità della vita in termini di giustizia, solidarietà ed equità economica. Il Dantes potrebbe essere , uno strumento di intervento sul territorio, inteso come patrimonio collettivo e inalienabile, capace di favorire la nascita di una rete solidale, di valenza sociale ed economica, nell’ambito della quale sia possibile effettuare scambi circolari agiti fuori dalle abituali logiche economico-finanziare speculative, quelle cioè attualmente operanti nel nostro paese, così come in tutto il resto del mondo. La sostituzione della moneta sporca ‘Euro ‘(debito del portatore e proprietà della banca) con quella pulita ll ‘Dante’ (proprietà del portatore e debito della banca), andra’ fatta gradualmente con la doppia circolazione.
Quando la moneta era d’oro (o di altra merce) sistema monetario era pulito. I popoli potevano vivere in serenità tempi di benessere perché il potere d’acquisto conferito per pura con-venzione ai simboli, duplicava la ricchezza senza duplicare il debito. Infatti la somma delle unità di misura monetarie incorpora una quantità di valore pari a quello di tutti i beni reali misurati o misurabili nel valore perché il potere d’acquisto ha un valore commisurato a quello dei beni che si possono acquistare. Ecco perché la moneta duplica il valore dei beni reali cioè la ricchezza della collettività. Il valore duplicato può avere o il segno positivo della proprietà (oro) o il segno negativo del debito.Con l’avvento della moneta nominale (1694 data di costituzione della Banca d’Inghilterra e dell’emissione della sterlina) il sistema monetario è stato avvelenato dal debito non dovuto. Prima, chi trovava una pepita d’oro se ne appropriava senza indebitarsi verso la miniera; moneta1con la moneta nominale, al posto della miniera c’è la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito perché la banca emette moneta solo prestandola. In tal modo i popoli sono stati trasformati inconsapevolmente da proprietari in debitori del proprio denaro nella più grande truffa di tutti i tempi, passata inosservata perché basata sul principio della riserva.La moneta nominale è stata infatti concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva sicché la banca centrale poteva affermare di essere proprietaria della moneta in quanto proprietaria della riserva. All’origine il portatore poteva presentare la banconota all’incasso e convertirla in oro.Col divieto della convertibilità la moneta, pur rimanendo vera moneta, diventava falsa cambiale. Il governatore, debitore apparente, diventava creditore reale, in quanto emetteva la moneta solo prestandola, ed il portatore, creditore apparente, diventa il vero debitore, come tale, proprietario provvisorio della moneta per la durata del prestito insindacabilmente concesso per quantitativi e tempi, dal vero padrone: il governatore.Il monopolio bancario ha trasformato i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro, perché si è mascherata sotto la parvenza del valore creditizio, basato sulla riserva (con la formula ‘pagabile a vista al portatore’) il valore indotto basato sulla convenzione sociale. In tal modo la moneta è stata trasformata in una fattispecie analoga al francobollo di antiquariato che ha valore per convenzione e senza riserva. La risultante di questa strategia è stata la sistematica trasformazione delle banche centrali da debitrici in proprietarie per un valore pari a tutto il denaro emesso sotto forma di false cambiali.Abolita la convertibilità con l’avvento del c.d. corso forzoso, e successivamente eliminata la stessa riserva, con la fine degli Accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971), il compenso dovuto alla banca centrale, andava commisurato essenzialmente a quello dovuto ad una tipografia; mentre la banca si è appropriata, senza contropartita, della differenza tra costo tipografico (o scritturale) e valore nominale (creato dalla convenzione sociale), duplicata peraltro dalla emissione attuata prestando il dovuto, come lucro illecito di una truffa’. Stiamo studiando conclude Hypnos (Gilberto Di Benedetto’, con un noto imprenditore una moneta elettronica garantita’ da monete d’oro valutate non al cambio ma alle aste d’arte. Ricreeremo in questo modo una moneta solida e credibile. (foto: moneta)

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Elezioni europee. Un euro del Sud?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 maggio 2014

EuropeDa piu’ parti si propone di istituire un euro del Nord Europa e uno del Sud Europa. Due economie diverse e, quindi, due monete diverse, si sostiene. Questo risolverebbe i noti problemi che hanno afflitto, e affliggono, i Paesi mediterranei? A nostro parere no. Vediamo.
In pratica l’Italia, insieme al altri Paesi, dovrebbe sganciarsi dall’euro attuale, o dal suo valore, per avere un euro piu’ “debole”, capace di favorire le esportazioni e stimolare le imprese. Cosa succederebbe? Che i risparmiatori farebbero la fila davanti alle banche per ritirare i propri risparmi e investirli nei Paesi ad economia piu’ solida. Le banche, per acquisire liquidita’ dovrebbero ricorrere al mercato o dichiarare fallimento. Le imprese seguirebbero la sorte delle banche. Si creerebbe una situazione simile a quella dell’uscita dall’euro. L’Italia, inoltre, farebbe da capofila, rispetto alle altre economie piu’ deboli, assumendo anche il peso di maggiori oneri finanziari per sostenere le altre economie e mettendo a repentaglio la propria. La soluzione la dobbiamo trovare noi stessi, trasformando questo Paese sclerotizzato da infiniti lacciuoli, pubblici e privati, da corporazioni, sindacati e partiti, in uno Stato e una societa’ efficienti ed efficaci. Conviene a costoro, cioe’ a buona parte dei cittadini? No, purtroppo.

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Che succede nei labirinti della moneta?

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2011

Moneta 100zł z Przemysławem II

Image via Wikipedia

Ancona 3 novembre alle 17 nella Sala del Consiglio della Facoltà di Economia. Il funzionamento dei sistemi monetari moderni è assai complesso: si basa su decisioni in condizioni di incertezza e su delicati rapporti fiduciari, deve tener conto delle aspettative di molteplici attori, viene condizionato da un’ampia gamma di rischi da valutare e gestire, pone alle autorità monetarie il difficile problema di equilibrare efficienza e stabilità, liberalizzazione e regolamentazione di mercati interdipendenti e innovativi. Per fare il punto su così complesso meccanismo, il professore Pietro Alessandrini ha scritto un libro che è una mappa per orientarsi nei meandri dell’economia e della politica monetaria, di cui fornisce il quadro teorico di riferimento, i concetti chiave, gli strumenti interpretativi, i fattori di crisi, le politiche di intervento con un costante riferimento alla realtà senza tralasciare i problemi più discussi e attuali.Il libro, dal titolo “Economia e politica della moneta” (Il Mulino), sarà presentato nel corso di un incontro, presieduto da Alberto Zazzaro, che prevede gli interventi di Angelo Baglioni dell’Università Cattolica, di Riccardo De Bonis della Banca d’Italia, di Marcello De Cecco della Normale Superiore di Pisa, di Marcello Messori dell’Università Tor Vergata.
Tirerà le conclusioni Tirerà le conclusioni l’autore stesso, Pietro Alessandrini, docente di Politica Economica, di Economia Monetaria e di Politica monetaria europea all’Università Politecnica delle Marche, che chiarisce: “Avrei voluto intitolare il libro “Nel labirinto della moneta”, proprio per indicare la necessità di procedere con cautela, per non sperdersi nella rete intricata di rapporti entro la quale va collocato lo studio dell’economia monetaria: una rete che si estende a tutto il sistema finanziario, all’interno del quale è sempre più difficile isolare i confini dell’analisi monetaria. Non è soltanto un problema di aggregati monetari, che tendono ad ampliarsi. Riguarda soprattutto la rapida diffusione delle informazioni e la complessa trasmissione degli effetti su mercati più efficienti e più integrati”.

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La moneta tra leggenda e realtà

Posted by fidest press agency su sabato, 25 dicembre 2010

(Parte terza prima sezione dal saggio: “Il più grande crimine” di Paolo Barnard). Conosciamo tutti la storiella (falsa) degli antichi che per smettere di scambiarsi pecore con legna o arance con stoffa o mattoni con ferro, e quindi vivere scariolando masse di beni in giro, decisero di inventarsi la moneta di metallo, che rappresentava il valore dei beni ed era molto più agile da usare. Poi sappiamo che a un certo punto furono inventate le banconote, ancora più efficienti, e che si decise che il denaro in circolazione doveva essere sempre ‘convertibile’ in qualcosa di prezioso e concreto che gli desse un valore: oro, o altre monete importanti. Fino al 1944 e poi fino al 1971 il cittadino poteva teoricamente portare le sue banconote in banca, o alla BC, e pretendere che in cambio gli dessero un pezzetto d’oro di valore equivalente. Questo era un solido sistema per mantenere sia la quantità di moneta circolante che l’attività delle banche sotto controllo. Infatti tutte le banche dovevano in teoria garantire di emettere tanto denaro quanto oro possedevano nei forzieri, e non di più. Ma questo sistema aveva degli svantaggi enormi. C’era il perenne rischio del famoso colpo in banca e di veder sparire l’oro. Ma soprattutto in caso di crisi economica, se i cittadini si fossero precipitati in massa in banca per esigere oro al posto delle banconote divenute di poco valore (es. inflazione galoppante), le banche non avrebbero in realtà mai potuto onorare quelle richieste, perché l’oro non era di fatto mai pari alla moneta emessa. Ciò procurava automaticamente il fallimento delle banche e anche degli Stati, cioè quello che oggi si chiama Default. Una catastrofe. Fu così che nel 1944 prima (accordi di Bretton Woods) e definitivamente nel 1971 (decisione di Nixon) la convertibilità della moneta in oro (il Gold Standard) fu cancellata. Oggi le monete più in uso, dollari, sterline, euro, yen ecc. non sono più ‘convertibli’ in alcunché. Attenzione, si badi bene che ‘convertibili’ non significa che non si possano cambiare in altre monete per andare in vacanza (es. cambio euro in dollari per andare a New York); significa che il cittadino non può più ottenere da banche e BC né oro né alcun altro bene concreto in cambio delle sue banconote. Come già accennato in precedenza, le monete degli Stati oggi si distinguono in sovrane e non sovrane.
Le sovrane devono essere 1) di proprietà dello Stato che le emette; 2) non convertibili, come spiegato sopra; 3) floating, che significa che le autorità non promettono più di cambiarle a un tasso fisso con altre monete forti (es. anni fa il pesos argentino era convertibile col dollaro in un rapporto fisso di 1 pesos contro 1 dollaro), e lasciano quelle monete ‘fluttuare’ (floating) sui mercati che ne decidono i tassi di cambio di volta in volta. Il dollaro ad esempio è sovrano perché (a dispetto delle credenze dei signoraggisti) rispetta i tre criteri di cui sopra La moneta sovrana come dollaro o sterlina è sempre emessa, quindi inventata dal nulla, dallo Stato che la possiede: quello Stato origina la moneta, e i suoi cittadini possono solo usarla, guadagnandola o prendendola in prestito. L’euro invece non è moneta sovrana perché nessuno Stato europeo ne è il proprietario, ed è invece emesso da un sistema di banche centrali, sempre inventandolo dal nulla. Esso non è originato da nessuno degli Stati dell’Unione Europea, quindi l’euro non è né degli Stati né dei cittadini, e sia gli Stati che i cittadini possono solo usarlo prendendolo in prestito o guadagnandoselo. Questa cruciale differenza è anche all’origine della catastrofe finanziaria europea, un crimine architettato a tavolino anch’esso. Capirete poi. Tuttavia, in entrambi i casi, la moneta non è mai dei cittadini privati; ribadisco che i privati possono solo usarla, prendendola in prestito o guadagnandola. Va compresa questa cosa perché il pensiero contrario, e cioè che i cittadini o le banche posseggano il denaro, è fonte di innumerevoli incomprensioni ed errori (da parte dei signoraggisti in particolare). Annotate anche quanto segue, che spiegherò meglio dopo: poiché la moneta sovrana è sempre originata dallo Stato, che se la inventa di sana pianta, quello Stato può darla o sottrarla a piacimento e non ne rimarrà mai senza. Non può esaurire la propria moneta, dunque il suo debito è un falso problema (approfondimento più avanti). (segue) Paolo Barnard

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Il “complotto del signoraggio”

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2010

(Parte seconda dal saggio: “Il più grande crimine” di Paolo Barnard). I signoraggisti sostengono un’equazione semplicistica e del tutto sbagliata che recita: la moneta viene emessa dalle Banche Centrali (di seguito BC) a debito, cioè gli Stati se vogliono spendere, e quindi avere moneta, devono letteralmente comprarla dalle BC pagandola dollaro su dollaro, euro su euro, yen su yen ecc. con debito pubblico, cioè con titoli di Stato. Il film Zeitgeist addirittura fa vedere un cartone animato dove la manina dello Stato consegna i titoli alla BC americana (la FED) e la FED gli consegna i soldini. I signoraggisti ci dicono che se, ad esempio, lo Stato ha bisogno di 1 miliardo di moneta, deve indebitarsi di 1 miliardo esatto con la BC che crea quella moneta dal nulla. Quindi, dicono, il debito pubblico va alle stelle anno dopo anno, e le Banche Centrali incassano cifre inimmaginabili per aver fatto sostanzialmente niente di che, cioè stampato pezzi di carta (banconote) o premuto tasti sui computer (moneta elettronica). Sarebbe questo l’affare del millennio, anzi, la truffa del millennio, che loro chiamano signoraggio. E noi poveri cittadini alla fine dovremo ripianare quell’insensato debito truffa con le nostre tasse, in eterno. Veniamo tenuti all’oscuro di tutto ciò, sostengono i signoraggisti, da un complotto ferocemente ordito da parte di banchieri e politici, con la complicità di giornalisti e accademici, al punto che parlarne significa rischiare la vita. Questa storia è tutta, ma proprio tutta sbagliata. Nulla di quanto detto sopra accade, e molto di ciò che circola in rete come il ‘complotto del signoraggio’ è, come vedrete ampiamente di seguito, frutto di una catastrofica incomprensione di come funziona la moneta moderna. Ma c’è di peggio: è frutto anche di altri due elementi inquietanti, che sono, in ordine, l’esplosione mondiale del genere Fantasy di Rete, e il subdolo dilagare dell’ideologia Libertaria di matrice austriaca. In breve: la prodigiosa forza della Rete ha però permesso a milioni di persone delle generazioni anni ’70-’80 di replicare in essa gli affetti fantastici della propria infanzia, che erano le epiche di Tolkien o di Guerre Stellari, di Harry Potter e soci, fatte cioè di mondi fantasiosi popolati da imperi del male e cattivi onnipotenti, dove ogni sortilegio e congiura è possibile, dove i buoni lottano contro il maligno ecc., ma soprattutto dove la ragione cede sempre il posto all’emozione della fantasia. Ed ecco che anche nell’affrontare la politica o l’economia, migliaia di persone in Rete si lasciano andare a congiure scalcinate, a credenze che non hanno alcun appiglio nella realtà, la quale, purtroppo per loro, è sempre un po’ più banale e meno emozionante dei mondi fatati che immaginano. I signoraggisti sostengono l’esistenza di una cabala di perfidi banchieri padroni del mondo che tutto possono e tutto fanno, di masse di denaro immani che spariscono nel nulla, di sicari pronti a uccidere, e chi più ne ha più ne metta. A ciò si aggiunge l’influenza della scuola economica austriaca estrema dei Libertari, il cui nome più noto fu Ludwig Von Mises, che sono dei perniciosi lobbisti che mirano in sostanza a un mondo di estremismo nel Libero Mercato caratterizzato dalla sostanziale scomparsa di tutto ciò che è regola dello Stato, e soprattutto delle tasse. Essi soffiano sul fuoco di paglia del signoraggio proprio per arrivare a questo fine, e infatti i signoraggisti finiscono invariabilmente con lo sbraitare la storia (falsa, si veda in seguito) che noi cittadini dobbiamo ripianare l’enorme debito del signoraggio con le nostre tasse. Questo mi preoccupa molto. Non varrebbe la pena fermarsi troppo sul ‘complotto del signoraggio’, ma poiché, come ho scritto sopra, esso rischia di coprire un crimine economico immensamente peggiore che va fermato, e che è il reale oggetto della mia inchiesta, diventa essenziale chiarire il capitolo ‘complotto del signoraggio’. A dir la verità, tutto il teorema signoraggio potrebbe essere smontato semplicemente dicendovi questo: la spesa a debito degli Stati a moneta sovrana (com’era l’Italia fino al 2002), e che finisce indirettamente nelle casse delle Banche Centrali sotto forma di buoni del Tesoro, non è mai il debito dei cittadini, ma al contrario è la loro ricchezza. I cittadini degli Stati a moneta sovrana non sono mai chiamati a ripagare alcun debito pubblico, e le tasse non sono mai servite a ciò. Gli Stati a moneta sovrana, poi, non devono mai onorare quel debito, neppure quando è detenuto dalle Banche Centrali, nulla li costringe a farlo, anzi, proprio non lo fanno, per cui s’infrange il teorema secondo cui essi sarebbero oggi schiavi delle Banche Centrali, e noi assieme ad essi. Incredibile? No, tutto vero. (Paolo Barnard) precedente qui

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Autorionline al caffè letterario

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2010

Roma 12 Maggio 2010, ore 18.00 Caffè Letterario, Via Ostiense 95, Roma (ingresso libero)
Rassegna d’Arte e Cultura. Il programma della serata prevede  :Incontro sul tema “La crisi economica: analisi e prospettive”. Per dare una risposta, il più possibile argomentata e obiettiva, alle gravi domande che in questi giorni attanagliano l’opinione pubblica: la crisi economica che stiamo vivendo, la più grave del dopoguerra, è una crisi congiunturale o una crisi sistemica? Sopravviverà la moneta unica e, più in generale, il progetto dell’Europa unita al collasso economico che sta travolgendo la Grecia e minaccia altri paesi dell’Eurozona? E l’Italia? Interverranno gli economisti: – Enea Franza, autore di “Crack finanziario – Il perchè della crisi di oggi” (Il Borghese); – Benito Li Vigni, autore di “I predatori dell’oro nero e della finanza globale” (Baldini Castoldi Dalai Ed.); – Paolo Raimondi. Prenderanno parte al dibattito: – l’Avv. Michele Gerace, Presidente dell’Oseco, curatore di “C’era una volta il welfare state – C’era una volta la famiglia monoreddito e il maschio operaio”; – il Dott. Alessandro Romano, Membro del Comitato Scientifico dell’Oseco; – il sociologo Antonio Saccà, autore di “Il Padre di Dio” (Bietti Media Ed.). L’incontro sarà moderato dalla scrittrice Deborah D’Agostino.

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