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Le stablecoin: monete private senza controllo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La digitalizzazione è indubbiamente un profondo ed efficiente ammodernamento di tutti i settori della società. In particolare dei processi tecnologici, economici e finanziari. Anche nei settori dei pagamenti si è avuto un vero a proprio “boom digitale” e sono sottoposti a dei cambiamenti continui, a un ritmo incalzante. L’e-commerce, per esempio, sta celermente soppiantando i tradizionali settori di vendita. Le transazioni e i pagamenti hanno sempre più accantonato l’uso del contante, anche quello della carta di credito di plastica. Oggi si acquista e si paga attraverso specifiche “app” presenti negli smartphone personali.Una ricerca della Bce ha evidenziato che, in un breve lasso di tempo, sono state avanzate ben oltre 200 nuove proposte e iniziative nel campo dei pagamenti. Sono dei servizi così innovativi e ambiti dal grande business tanto da essere offerti a titolo gratuito in cambio, però, della disponibilità e della gestione di informazioni e di dati riguardanti i singoli utenti. Naturalmente a discapito della privacy. A proporli sono le cosiddette imprese bigtech, i giganti tecnologici globali, quali Google, Amazon, Facebook e molti altri tra cui la cinese Alibaba. Sono i dominatori assoluti dei listini di tutte le borse valori intenzionali. La loro forza sta non solo nell’abbondanza della liquidità ma anche nel controllo delle piattaforme online, dei social media e delle le tecnologie di comunicazione mobile.Tale sistema presuppone l’esistenza di conti correnti coperti da disponibilità o da garanzie reali. Se tenuto sotto un puntuale controllo da parte delle istituzioni di vigilanza, non vi sarebbero rischi o particolari problemi. Anzi, potrebbe agevolare e velocizzare il segmento dell’economia finanziaria e bancaria. La cosa, però, cambia completamente quando certe grandi organizzazioni economiche e finanziarie internazionali intendono creare delle monete digitalizzate private. E’ il caso delle cripto valute la cui volatilità, opacità e mancanza di controlli hanno già creato seri rischi alla stabilità dell’intero sistema. La storia dei bitcoin docet: valori saliti alle stelle e poi crollati improvvisamente, mentre le banche centrali, incapaci di intervenire, stavano a guardare preoccupate. Adesso sul mercato sono arrivate le cosiddette stablecoin globali. Sono degli strumenti finanziari sviluppati proprio per ovviare alla volatilità delle cripto valute, in quanto il loro prezzo dovrebbe essere stabilizzato rispetto a un asset di riferimento: una moneta, come il dollaro e l’euro, l’oro o altre materie prime, oppure titoli e indici di borsa. Esse devono avere come sottostante un portafoglio di asset, di “attività di riserva”. In altre parole, le stablecoin sarebbero delle cripto valute ancorate, per esempio, a delle monete garantite dalle tradizionali istituzioni internazionali. Esse hanno già suscitato grande attenzione e curiosità soprattutto quando Facebook ha annunciato di voler attivare la libra, che sarebbe la sua stablecoin globale in grado di operare senza utilizzare i sistemi di pagamenti e di compensazione e senza i vincoli dei regolamenti esistenti. Vi sono, poi, altri metodi usati da certe stablecoin, sganciati da affidabili entità centrali, per le quali la stabilizzazione sarebbe data dall’andamento di un algoritmo che detterebbe il comportamento di espansione o di riduzione delle stablecoin stesse. La loro affidabilità è certamente dubbia e molto inferiore, così come quella data dalle cosiddette collateralized stablecoin che usano appunto degli asset digitali come collaterali per garantire la loro emissione. Come al solito non è sempre oro ciò che luccica!E’chiaro che un’espansione significativa e non regolamentata del loro uso potrebbe produrre effetti negativi e destabilizzanti sul sistema economico. Lo hanno sottolineato anche il G7 e la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea che hanno definito le stablecoin una “crescente minaccia alla politica monetaria, alla stabilità finanziaria e alla concorrenza”. Infatti, le loro assicurazioni e garanzie potrebbero non essere sufficienti a far fronte alla richiesta di rimborsi in eventuali situazioni di “run”, di corsa al riscatto da parte dei detentori. Pertanto il loro valore potrebbe “oscillare” molto, “contagiando” l’intero sistema finanziario.Essendo un vero e proprio meccanismo di pagamento, una inadeguata gestione dei rischi di liquidità, di quelli operativi e cibernetici potrebbe provocare una crisi sistemica. Inoltre, aspetto non irrilevante, gli emittenti delle stablecoin andrebbero ad aumentare il cosiddetto shadow banking, la cui dimensione da anni ha di molto sorpassato il tradizionale settore bancario. Attraverso un loro eventuale ingente acquisto di titoli influirebbero pesantemente sui mercati, sull’operatività delle stesse banche e sulle politiche monetarie e dei tassi di interesse. Senza attente e stringenti misure di controllo da parte delle agenzie governative preposte, vi è anche un alto rischio che esse siano vulnerabili all’abuso criminale e all’uso per il riciclaggio e per il finanziamento di attività terroristiche.In Europa, le varie istituzioni stanno studiando le caratteristiche e gli effetti delle stablecoin con grande attenzione e preoccupazione. La Commissione europea intende approntare un regolamento del mercato delle cripto attività, senza il quale giustamente teme effetti incontrollabili e molto destabilizzanti. Le stablecoin dovrebbero rispettare i requisiti legali, i regolamenti e gli standard previsti per tutti i sistemi e gli strumenti di pagamento. La Bce e le banche centrali nazionali stanno elaborando nuove norme relative alla sorveglianza sui sistemi dei pagamenti, soprattutto su quelli elettronici. Per far fronte alla richiesta di innovazione e alla sfida di ineludibili modernizzazioni, Francoforte pensa di introdurre un euro digitale, affidabile e privo di rischi. Esso affiancherebbe il contante senza sostituirlo, rendendo il sistema dei pagamenti più fruibile, più celere ed efficiente.Si ricordi che le stablecoin sono dei mezzi di pagamento emessi da privati. Sono delle valute private, come nel medioevo quando ogni principe, piccolo o grande che fosse, coniava le proprie monete. E’ in gioco la sovranità monetaria pubblica! Chi ha il dovere di intendere lo faccia! By Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Abolizione monete 1-2 cent. A quale prezzo? Non ne vale la pena!

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 Maggio 2017

moneteIl via libera della Commissione Bilancio della Camera all’emendamento Boccadutri che sospende dal 1 gennaio 2018 le monetine da 1 e 2 centesimi, e’ una cosa buona? Chi non sbuffa quando ha un resto o un pagamento con monetine da 1 e 2 centesimi, consumatore o commerciante che sia? Quasi tutti. E gia’ alcuni commercianti arrotondano per difetto o per eccesso. Una quotidianita’ che ha pochi effetti sulla vita di ognuno? Certamente nell’immediato, ma non nel lungo periodo: i salvadanai o le ciotole in cui buttiamo queste monetine (incluse quelle da 5 centesimi), quando poi ogni tanto le andiamo a contare, sono comunque un gruzzoletto, quasi una sorta di regalo che ci sentiamo spinti a spendere come fosse un premio. Ma non lo e’. Se pensiamo, per esempio, ai costi telefonici od energetici, l’unita’ dei misura del centesimo e’ fondamentale; certo, non li maneggiamo ed e’ tutto virtuale, ma il centesimo ha una sua determinante valenza. Cosi’
come ha valenza per i prezzi all’ingrosso e le trattative commerciali di ogni tipo.
Valutiamo quindi negativamente la proposta di smetter di coniarli, e di lasciare mano libera alla fantasia dei dettaglianti per arrotondamenti che non potranno che essere a svantaggio del consumatore (credere il contrario e’ essere in malafede).
Del resto, Paesi come Usa e Canada hanno da sempre monetine di questo conio e non ci pensano neanche lontanamente di farne a meno. Dobbiamo abituarci e organizzarci per non farci sommergere dalla loro innegabile scomodita’. L’alternativa? Non c’e’, al momento. A meno che, ovviamente, non si voglia dare mano libera ai profittatori di varia tacca.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)
a sua volta l’on.le Alberto Giorgetti scrive: “Non comprendiamo pienamente le ragioni che hanno portato ad approvare la sospensione del conio delle monete da 1 e 2 centesimi. Quelle legate al risparmio per le casse dello Stato non sono infatti del tutto chiare, né tantomeno è comprensibile l’urgenza e la necessità di procedere con un emendamento alla manovrina”. “Si tratta, infatti – prosegue –, di una norma che avrebbe avuto bisogno un approfondimento più ampio proprio perché non può sottovalutarsi il rischio di ricadute sui consumatori finali, vittime di facili ‘arrotondamenti’ al rialzo. Non può quindi non sorgere il dubbio che si tratti di una disposizione che mira a favorire determinati soggetti, o, ancora più tristemente – conclude l’esponente azzurro –, l’ennesima beffa a danno dei consumatori”.

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Le sfide di Sarkò: Monete, commodities e governance

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

Il 12 novembre prossimo la Francia assumerà la presidenza del G20 e meno di due mesi dopo, cioè dal primo gennaio del 2011 anche quella del G8.  Il presidente Nicolas Sarkozy si sente investito di una missione storica, come ai tempi di de Gaulle. Nelle sue intenzioni c’è il disegno di fare dell’Unione Europea un attore globale.   A fine agosto all’incontro con gli ambasciatori e diplomatici francesi convocati all’Eliseo, ha tracciato la sua strategia. Al di là delle solite esagerazioni verbali galliche, , il programma di lavoro di Sarkozy merita però un’attenta considerazione. Prima di tutto ha rigettato l’idea dei molti che ancora vorrebbero un ritorno al tran tran abituale. Il presidente francese ha indicato i temi di grande portate internazionale da affrontare con determinazione. Il primo riguarda la riforma del sistema monetario internazionale. Dopo la caduta di Bretton Woods nel 1971, «noi viviamo in un non-sistema monetario internazionale», ha detto. nel proporre non un ritorno ai cambi fissi, ma la realizzazione di adeguati strumenti per evitare l’eccessiva volatilità delle monete. Se per arrivare all’accordo di Bretton Woods ci volle un anno di lavori, oggi Sarkozy suggerisce l’organizzazione di un seminario internazionale di esperti da tenersi in Cina per approntare proposte per la riforma monetaria. Nuovi meccanismi internazionali di garanzia e controlli sui movimenti di capitali dovrebbero far parte di un sistema di regole multilaterali. Sarkozy lavorerebbe per il superamento del sistema monetario dominato da una sola moneta, il dollaro, anche perché il mondo da molto tempo è divenuto multi polare. Questo è un tema non più rinviabile, come anche noi abbiamo in passato evidenziato. Il secondo tema mira a creare dei meccanismi per neutralizzare il rischio della volatilità dei prezzi delle materie prime che condiziona pesantemente l’economia dei singoli paesi. Bisogna partire dalla regolamentazione dei mercati dei derivati sulle commodities, sulla scia delle nuove regole proposte per contenere i derivati finanziari.Il presidente francese giustamente ritiene che la speculazione sulle materie prime e il cibo rappresenti il pericolo più grave di destabilizzazione economica e sociale. Il terzo tema verte sulla governance globale: Sarkozy prefigura la creazione di un segretariato permanente del G20 con il compito di attivare le decisioni prese collegialmente e per preparare i dossier di lavoro, coinvolgendo tutte le altre organizzazioni internazionali. Tra le priorità, mette anche la tassazione sulle transazioni finanziarie e la riforma di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale.  È un progetto molto ambizioso, ma noi riteniamo che contenga alcune proposte di riforma essenziali, che meritano il necessario sostegno, anche da parte dell’Italia. Questa visione strategica è in gran parte condivisibile, pur non approvando tutte le decisioni di politica economica sostenute da Sarkozy in sede nazionale ed europea.  Noi riteniamo che la portata della crisi richieda una grande riforma dell’economia e della finanza globale e che perciò si debba assolutamente raggiungere un’intesa complessiva tra interessi e posizioni differenti senza scadere nei soliti deludenti compromessi costruiti sui minimi comun denominatori. Nel suo discorso Sarkozy ha però mostrato un’idea dell’Europa imperniata sulla solita alleanza tra Francia e Germania.E questo è un grave limite se si vuole rendere l’Europa, tutta l’Europa protagonista della svolta necessaria. Ma di questi problemi quando si discuterà nel nostro parlamento? Mario Lettieri (Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi) e Paolo Raimondi (Economista)  (Sarkozy)

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“Africa’s Hands”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2010

Piazza Navona (Roma), fino all’11 luglio 2010 Le Cinque Lune, Continua “Africa’s Hands”, l’esposizione dedicata alle ricchezze territoriali e culturali dell’Africa, dall’arte all’antiquariato, dalla fotografia al design, dai gioielli al food, nel prestigioso Spazio in concomitanza dei Campionati Mondiali di Calcio 2010. Previste lungo il corso della mostra variegate attività culturali: performance musicali, degustazioni e presentazioni letterarie con  sottofondo dei match calcistici disputati in terra d’Africa… La mostra, curata da Anna Caridi (titolare dello spazio) in collaborazione con Paola Butera (direttore della rivista d’arte e architettura 4aMagazine http://www.4amagazine .it/Ita/pg.asp), è una rara vetrina di pezzi etnici antichi africani (maschere, chiavistelli, oggetti d’arredo, vasi, monete, gioielli…) supportata dalle notevoli  proiezioni in tema su maxi schermo (si ringraziano  Telespazio ed e-GEOS). Riportiamo sull’evento, tratte da una nota stampa della P.r. & Press Office 4aMedia Srl

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Il dollaro, l’euro e…

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2009

Oggi si parla sempre con più insistenza di un pacchetto di monete alternative al dollaro. Ci sembra opportuno incominciare proprio dall’euro che è nato dalla ragionevole speranza di diventare la seconda moneta del mondo. Ma l’impresa ci sembra molto ardua se pensiamo che già per l’euro non sono tutte luci quelle che vediamo nel nostro futuro. Il trattato di Maastricht prevede che l’Uem cammini su due gambe, quella economica e quella monetaria. Se una delle due è forte e l’altra debole, l’Uem zoppica. E’ forse un modo elegante per escludere la “politica” da questo disegno egemone e significa, per noi, la terza gamba. Ma sia chiaro. La politica alla quale intendiamo riferirci è quella che può meglio d’ogni altro strumento mediare le ragioni dell’economia con le attese del sociale. L’Europa della moneta unica si porta dietro un pesante fardello. Non si tratta tanto di garantire che le regole sull’equilibrio dei bilanci non siano valide solo nell’anno dell’esame di passaggio, ma che restassero durature, significa pure prendere atto che vi sono 23 milioni di disoccupati, 6 milioni di sotto occupati, 48 milioni di poveri ed enormi differenze nel modo di definire il rapporto giustizia, previdenza, assistenza ed istruzione tra i vari paesi della comunità. Va in primo luogo ricordato, che l’obiettivo ultimo dell’Uem non è la costruzione astratta di un sistema monetario unificato fine a se stesso. Tutto deve essere, invece, al servizio del benessere del cittadino. Lo scopo non è di aiutare i disoccupati e gli emarginati sociali con un’assistenza supplementare, anche se nella fattispecie è necessaria. Lo scopo è, invece, di ridefinire ed orientare in modo nuovo tutte le attività comunitarie e di armonizzare, nella stessa direzione, quelle nazionali. Tanto per cominciare la pressione fiscale sul lavoro deve diminuire, compensando la riduzione delle entrate con l’aumento della fiscalità sull’energia e sulle attività inquinanti in genere, e soprattutto sui redditi del risparmio. L’iva stessa potrebbe essere ridotta su certe attività ricche in mano d’opera. Gli stessi finanziamenti dei Fondi strutturali dell’Ue devono essere maggiormente orientati verso gli investimenti in cui l’intensità del capitale abbia meno importanza dell’intensità occupazionale. I disoccupati vanno preparati ad attività nuove e non abbandonati a se stessi come accade oggi. Solo in questo modo saranno in grado di occupare posti di lavoro per i quali esiste domanda e talora addirittura penuria di mano d’opera. Il contrappeso politico o, se vogliamo, il “pendant politico” oggi è indirizzato esclusivamente alla responsabilità nazionale. E’ un grossolano errore. Nel momento in cui ci prefiguriamo un’economia ed una finanza capaci di offrirci uno sviluppo armonioso della Comunità, noi dimentichiamo che la battaglia in atto la stiamo facendo azienda dopo azienda, e non tanto e non solo per la quadratura di uno o più bilanci, ma per dare ad esse uno spazio vitale, per farle prosperare, per offrire maggiori opportunità lavorative, per restituire dignità agli esseri umani attraverso un corretto impegno di lavoro. Tenere separata la politica dagli affari economici e finanziari significa perseguire una logica consumistica e capitalista d’altri tempi. Significa riversare sull’uomo il prezzo di un successo che appartiene ad altri e non è il frutto di un impegno comune, per marciare insieme uniti e non divisi da interessi contrapposti e dialetticamente inconciliabili. Questo stesso discorso se non maggiorato vale per coloro che pensano di concentrare le monete in un pacchetto unico. Le riforme se vogliamo che riescano devono riguardare tutta la filiera.

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Affiancare al dollaro un paniere di monete

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

Il presidente Nicolas Sarkozy, parlando nei giorni scorsi di fronte agli ambasciatori francesi riuniti a Parigi, ha giocato una carta pesante sul tavolo della riforma della governance finanziaria e monetaria globale. Ha detto che “il mondo non può più basarsi su un’unica moneta”, cioè sul dollaro, ma deve cercare soluzioni alternative misurate alla nuova situazione creatasi da una parte dall’evolversi della crisi finanziaria e dall’altra dall’emergere di nuovi grandi attori economici e politici sulla scena mondiale. Fino a poco fa a parlare di un “paniere di monete”, come base di un nuovo sistema monetario internazionale e di nuovi accordi sulle riserve monetarie, erano stati soltanto i paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Da ultimo, all’inizio di luglio, il presidente russo Dmitri Medvedev intervenendo a nome di tutti i presenti all’incontro dei capi di stato del BRIC riuniti a Ekaterinburg in Russia, aveva infatti ribadito che “l’economia non può funzionare se gli strumenti finanziari sono denominati in un’unica valuta.” In contemporanea con Sarkozy, negli ultimi giorni della campagna elettorale giapponese, anche il leader del Partito Democratico e neoeletto primo ministro, Yukio Hatoyama, ha dichiarato che “ovunque ci sono dubbi sulla permanenza del dollaro come moneta mondiale di riferimento”. Ammettendo che un processo alternativo sarà lungo almeno 10 anni, ha aggiunto che in ogni caso “l’unilateralismo potrebbe essere alla fine” e che Giappone, Corea del Sud, Taiwan e le nazioni dell’ASEAN del sudest asiatico stanno pensando ad una moneta unica. D’altra parte questa area, anche senza la Cina, conta già un quarto del Pil mondiale. L’entrata in campo di Parigi e di Tokyo a favore di un paniere di monete in alternativa al dollaro, come moneta unica del commercio, delle riserve, dei pagamenti e dei movimenti finanziari internazionali, cambia decisamente il peso e l’andamento della partita. Inoltre, in questi giorni il presidente francese visiterà il Brasile di Lula con cui ha un “partenariato strategico” e con cui ha firmato a luglio un “accordo per il cambiamento, con una visione comune sulla governance mondiale”. Le posizioni di Sarkozy mirano a riaffermare una vecchia idea di indipendenza, anche in campo economico, espressa in passato da De Gaulle. Jacques Rueff, il principale economista gaullista, nel 1971 aveva già sfidato la decisione americana di sganciare il dollaro dal valore delle riserve auree, denunciando questa mossa come l’inizio della grande speculazione e della globalizzazione finanziaria senza regole e senza controlli. In seguito, dalla fine degli anni ottanta, il premio Nobel francese per l’economia, Maurice Allais, una voce solitaria contro la perversione delle bolle finanziarie, aveva bollato il sistema finanziario internazionale basato sul dollaro come un “casinò mondiale”. E’ chiaro che da soli gli Stati Uniti e il dollaro non possono più essere il perno dell’economia come lo furono a Bretton Woods alla fine della seconda guerra mondiale. Hanno un debito totale (pubblico e privato) pari a circa il 200% del Pil, un deficit di bilancio vero di almeno duemila miliardi, un deficit commerciale cronico con il resto del mondo e tante bolle speculative gigantesche. La crisi è globale e richiede un impegno globale. Per quanto riguarda il sistema monetario internazionale occorrerà passare ad un paniere di monete, cosa assai impegnativa che richiederà la collaborazione di tutti. Ciò dovrebbe essere uno dei principali argomenti al G20 di Pittsburgh di fine settembre. Purtroppo, com’era prevedibile, l’opposizione alle riforme è grande. Da giorni la questione dei bonus bancari è stata trasformata in una cortina fumogena dentro la quale far scomparire le profonde e più fondamentali sfide sistemiche. Abbiamo più volte ribadito l’aspetto etico e morale riguardo ai bonus, ma ci sentiamo in dovere di avvisare che, visto il risvolto altamente emotivo e popolare della questione, sull’argomento si sta giocando una grande partita mediatica mirante a distogliere l’attenzione dalle questioni di fondo della governance, della nuova architettura economica e finanziaria globale. L’Europa dovrebbe comunque fare il primo passo unitario. E’ noto che la Germania, anche se un po’ in sordina per ovvie ragioni storiche, appoggia le spinte in avanti di Sarkozy. Francamente stupisce il silenzio del governo italiano. Eppure era stato proprio Giulio Tremonti nel suo libro del 2008 “La paura e la speranza” a prospettare la necessità di affiancare al dollaro altre monete per un sistema più stabile e lungimirante. Egli si chiedeva: “Se il dollaro è come un re che ha perso il trono, se non è più la (indiscussa) “moneta di riserva” del mondo, può ancora essere il dollaro quella “moneta di debito” su cui gli USA hanno impostato la loro vita?”. Speriamo che la voce di Tremonti, tuonante in Italia, non sia flebile a Pittsburgh! (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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