Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘monopolio’

Scuola: Si rompe il monopolio dei sindacati tradizionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Manca solo la direttiva della Ministra Giulia Bongiorno per avviare il tavolo per il rinnovo dell’accordo quadro, al quale parteciperà un nuovo sindacato: trascorsi questi adempimenti, il sindacato autonomo, guidato da Marcello Pacifico, dovrà infatti essere ammesso ai tavoli negoziali, dove finalmente potrà battersi per il rispetto del diritto in ogni istituzione scolastica del Paese. Tra le priorità che l’organizzazione intende affrontare figurano il rinnovo del CCNL per il triennio 2019/2021, la contrattazione integrativa su mobilità e sanzioni disciplinari. Anief rinnova l’appello ai dipendenti della scuola per reclutare TAS, i terminali associativi presenti in ogni scuola italiana precario o di ruolo, docente o Ata, affinché possa rappresentare le istanze del diritto e partecipare alla contrattazione integrativa e vigilare sul rispetto delle norme a fianco delle RSU

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Il mercato elettorale e il monopolio dei cosiddetti «poteri forti»

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

pifferaio-magico.medium_300Quest’anno segna per la politica la fine e l’inizio di un quinquennio. Tutti i partiti sembrano voler imitare il piazzista delle fiere paesane dove la merce, pur di scarsa qualità, è venduta con un profluvio di parole per confondere e nascondere la verità all’incauto acquirente. In tutto questo polverone da accecare la vista avanza sempre più inquietante l’idea che sia meglio non andare a votare, tanto si pensa, l’uno è degno dell’altro. Non ci rendiamo conto, forse in buona fede, che anche in questo modo facciamo il gioco di chi punta a rendere la politica un potere riservato a pochi, ai sempre più selezionati e asserviti ad interessi partigiani. In altri termini non umiliamo la politica ma, semmai, la facciamo scadere in mercimonio. E’ che non ci siamo ancora resi conto di trovarci nel bel mezzo di una rivoluzione culturale dove i retaggi del passato hanno perso smalto e c’impongono una maggiore e più attenta riflessione. Oggi non dovremmo più ragionare secondo le correnti di pensiero che hanno attraversato gli ultimi due secoli dove l’ideologia ci ha portato a distinguerci tra la sinistra il centro e la destra e le loro sfaccettature. Oggi possiamo posizionarci solo in due modi: Tra chi ha e chi è. E chi ha, comanda, e chi è, resta asservito al primo. E la beffa sta nel fatto che mentre chi vive nell’area del benessere conta poche milioni di persone tutti gli altri, sono miliardi, pur tanto numerosi, non riescono ad imporre il loro diritto a vivere con dignità. A questo punto tornando agli eventi odierni ciascuno di noi dovrebbe rendersi conto che non si può continuare a sostenere chi ci rende schiavi del bisogno e che la sola forza del chi è sta nel partecipare e soprattutto comprendere da che parte collocarsi. (Riccardo Alfonso)

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Grecia: Alla fine l’hanno fregata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

English: View of Athens from the Acropolis, Gr...

Image via Wikipedia

«Non cambiamo posizione, i responsabili greci lo sappiano», ha detto la Merkel. È la sua ultima parola. Se il governo greco non fa gli ultimi tagli – e non può farli, perchè ha tagliato la carne dei greci fino all’osso, e la rivolta travolge il governo stesso – la Grecia non avrà l’ultimo pacchetto di «salvataggio» europeo-FMI, i 130 miliardi in sospeso. Ciò significa che il 20 marzo la Grecia farà bancarotta, non potendo rinnovare i 14,5 miliardi di Buoni del Tesoro in scadenza.Non fatevi ingannare dal fatto che il governicchio greco abbia varato un disperato ultimo taglio a sangue sul suo popolo, fra gli incendi e i lacrimogeni, per accontentare la Merkel ed ottenere la tranche di 130 miliardi di euro di «aiuti» (aiuti alle banche creditrici). Non servirà, non basterà.Perchè la durezza inflessibile della Merkel ha un motivo: il fallimento greco non è più una minaccia per la zona euro. I tre anni di negoziati e austerità devastanti che il governo greco ha concesso ai suoi creditori, nel vano tentativo di restare nell’euro, ha regalato ai banchieri il tempo per liberarsi dei titoli del debito greco, e divincolarsi dalla stretta del debitore: le banche straniere, si calcola, hanno ridotto la loro esposizione del 60%. Per il resto, hanno già raggiunto un accordo di ristrutturazione tutto sommato a loro favorevole.Lo ha spiegato al Telegraph William Buiter, capo-economista di Citigroup: «Ai primi di settembre ritenevamo che il costo dell’uscita della Grecia sarebbe stato molto alto per il resto del mondo; oggi pensiamo che il rischio sia molto minore perchè il contagio può essere contenuto». Anzi, per «il resto del mondo», è diventato più alto il rischio nel salvare la Grecia: secondo il FMI, il Paese avrebbe bisogno di iniezioni di 250 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. E tutto questo, per un Paese che rappresenta solo il 2,5% dell’economia dell’area euro. Vale la pena? No, per i banchieri globali.Ciò significa che i governanti greci si sono privati da sè dell’unica arma (di ricatto) che avevano, ossia di trascinare con sè nella rovina gli altri membri dell’euro-zona. E per nulla: la bancarotta era già nei fatti da tre anni. Basti dire che l’ultimo pacchetto di salvataggio offerto dai poteri forti, quei 130 miliardi, rappresentano il 56% del PIL greco, un PIL che sta collassando. Quando mai quei 130 miliardi (un prestito, mica un regalo) avrebbero potuto essere restituiti?Adesso la Grecia viene comunque abbandonata a se stessa e alla bancarotta in catastrofe. E ci arriva, tagli dopo tagli alla spesa pubblica, rigore dopo rigore, con un’economia distrutta, una produzione industriale che è collassata, una popolazione ridotta alla miseria e senza paracadute sociali, una disoccupazione passata dal 18,2% ad ottobre al 20,9% a novembre (un aumento del 14% in un solo mese), 60 mila piccole imprese familiari chiuse per fallimento, capitali fuggiti all’estero per 60 miliardi (il 20% del PIL), le sue banche svuotate dai depositi, un’esazione fiscale atroce che però non riesce più a crescere perchè non c’è più niente da tosare, una gioventù che fugge all’estero perchè il Paese è senza prospettive, il caos sociale insieme al caos finanziario.
Conclusione: la Grecia avrebbe fatto meglio a fallire prima. Tre anni fa. Dare un calcio alla «Troika» e alle sue interessate terapie di «risanamento», rifiutare gli «aiuti» a carissimo interesse, e cessare i pagamenti alle banche tedesche e francesi – subito, quando ancora aveva un po’ di carne attaccata alle ossa. Avrebbe affrontato la bancarotta, e il ritorno alla dracma, con qualche energia in più da spendere nella stretta di cinghia che avrebbe preparato il rilancio. Rilancio che sarebbe avvenuto sicuramente, dopo due o tre semestri, con la riacquistata competitività: basti pensare che il turismo, che conta per il 16% del PIL, avrebbe avuto una ripresa tumultuosa grazie alla dracma debole. E così i noli navali, l’altro cespite nazionale.
La lezione dovrebbe servire anche per l’Italia, come per Spagna, Portogallo e Irlanda. È inutile accettare rigori e austerità per continuare a servire un debito impagabile. Il debito impagabile non va pagato. Meglio accettare l’austerità auto-imposta dal default sovrano, ugualmente tragica, ma che prepara al rilancio e alla crescita, che insistere con tagli, svendita (privatizzazioni) e austerità che non danno prospettive, e pagare il prezzo della perdita di sovranità a vantaggio di un comitato di creditori e agenti pignoratori sovrannazionali.Come nota il Telegraph, nel 1953 la Germania di Adenauer, ancora un cumulo di macerie, ottenne dagli Alleati, USA, Inghilterra, Francia, Canada… e Grecia, una ristrutturazione del debito più generosa di quella che oggi impone ad Atene: il dimezzamento dei debiti, che finirono per essere il 70% a forza di allungamento dei termini di maturità. Fu decretata una moratoria di cinque anni sul pagamento degli interessi. Il governo greco di allora condonò alcune riparazioni di guerra per la crudele occupazione del Reich, che aveva provocato la Grande Fame. L’esplicita motivazione fu: dare alla Germania ossigeno bastante a ricostruire il suo tessuto economico, e averla dalla parte dell’Occidente come prima linea contro l’URSS. La Grecia d’oggi non ha la stessa importanza strategica. Berlino e Parigi, le cui banche sono (erano) le più esposte al debito greco, hanno imposto al miserevole governo ellenico acquisti di costosissimi e inutili armamenti Made in France e Made in Germany; Atene ha accettato sperando di avere comprato degli amici soccorrevoli nella sua crisi.
Alla fine, invece, l’hanno fregata. Nel tenebroso caos che la Grecia deve adesso affrontare da sola, c’è un solo raggio di luce, ancorchè paradossale: ed è che la Polizia greca sta facendo causa comune con i rivoltosi, la cui protesta è stata mandata a stroncare nella strade. Il maggior sindacato di Polizia ha emesso il seguente comunicato: «Rifiutiamo di metterci contro i nostri genitori, fratelli, figli, contro i cittadini che chiedono un cambiamento». Ed ha minacciato di arrestare i membri della Troika per «insulto alla democrazia e alla sovranità nazionale». Questo sì può cambiare le cose. Un popolo tosato e dissanguato, da solo, non ha potere di cambiare le cose. Per un semplice fatto: non ha le armi, ha abbandonato le armi allo Stato che ha il monopolio della violenza, ed è capace di organizzarla contro i cittadini (1). Ma pensate se la nostra Polizia, pensate se i carabinieri rifiutassero di fare da scorta ai nostri politicanti avidissimi, i colpevoli del nostro immane debito pubblico, a questi parassiti che ci hanno portato alla rovina, e poi hanno ceduto la sovranità che gli avevamo delegato ai «tecnici», ossia ai maestri della tosatura e del salasso per conto dei banchieri e della Kommissione. Pensateci: chi ha le armi per cacciar via questi parassiti miliardari dal governo e dal sottogoverno, per allontanarli dai posti dove continuano ad intascarsi il maltolto e a succhiarci il sangue? C’è da sognare. La Grecia sta cominciando a diventare un esempio per noi, proprio adesso. (Maurizio Blondet fonte: effedieffe.com)

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Ospedali e dismissioni a Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

“L’attuazione di provvedimenti che porterebbero alla riduzione di centosessanta posti letto della Fondazione Santa Lucia, nonché alla presunta dismissione del polo universitario di logopedia e fisioterapia, causerebbe gravissime difficoltà a centinaia di persone colpite da gravi disabilità neuromotorie e una pesante perdita in termini di professionalità specializzata. Inoltre, si verrebbe a creare, nel Lazio, un’anomala situazione di monopolio del privato in un settore delicatissimo come quello della riabilitazione. In considerazione di questo, e sottolineando la gravità di una prolungata mancanza di risposte da parte della Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, abbiamo chiesto, nuovamente, di acquisire ogni utile elemento di conoscenza al riguardo, mediante apposita relazione, per la tempestiva adozione di eventuali adempimenti di nostra competenza”. E’ quanto dichiarato dal Leoluca Orlando, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali in merito alla ventilata ipotesi di chiudere alcuni reparti della Fondazione Santa Lucia. “Facendo seguito richiesta di relazione del 30 marzo scorso e al successivo sollecito dello scorso 21 giugno – si legge nella lettera inviata da Orlando alla Polverini – e in considerazione delle possibili ricadute assistenziali ed occupazionali che potrebbero derivare dai prospettati tagli, rinnovo la richiesta di riferire urgentemente, alla Commissione da me presieduta, ogni utile elemento di conoscenza al riguardo. In caso di ritardo o incompletezza nell’inoltro della relazione, la Commissione si riserva di intraprendere iniziative conformi ai poteri di inchiesta ad essa conferiti, ivi compresa la convocazione in audizione della S.V. in Commissione plenaria”.

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Pendolari piemontesi penalizzati

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2010

Dichiarazione dell’On. Mario Lovelli (Pd) “Non è accettabile che siano soltanto i pendolari a pagare le inefficienze dei servizi ferroviari gestiti con contratto di servizio pubblico e che vengano continuamente posti in essere degli ostacoli all’avvio di una vera concorrenza sui binari”: lo dichiara l’On. Mario Lovelli, deputato piemontese del PD. “Anche la tormentata vicenda del nuovo servizio sulla tratta Torino-Milano gestito da Arenaways è un ulteriore esempio, da una parte, di una legislazione nazionale che negli ultimi due anni ha sostanzialmente favorito il monopolio sulla rete ferroviaria, dall’altra, di un comportamento da parte del Governo e, nel nostro caso della Regione Piemonte, che impedisce a nuovi operatori ferroviari privati di poter offrire un servizio più moderno e competitivo ai cittadini piemontesi”.  “Per questo ho presentato un’interrogazione al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti chiedendo spiegazioni sulla decisione assunta da URSF (Ufficio per la regolarizzazione dei servizi ferroviari) circa il divieto di effettuare fermate intermedie da parte di Arenaways sulla tratta Torino-Milano e sull’‘anello’ che interessa anche Novi Ligure e Alessandria in grado di fornire un’offerta alternativa per gli utenti.  Il Ministro dovrà anche dare una risposta alla mia precedente interrogazione con cui avevo sollevato la questione della abolizione della carta Tutto Treno Piemonte da parte di Trenitalia motivata dalla mancata sottoscrizione di un nuovo Contratto di servizio per il trasporto ferroviario regionale su cui la Giunta Cota è bloccata dall’inizio del suo mandato”.

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I nepotismi della Lega

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Tutto il feudo leghista è impegnato ad aggiustarsi quattro uova nel piatto. La considerazione dell’on. Razzi si riferisce al monopolio leghista che a Torino, Brescia e Milano sino al Veneto ed al Friuli favorisce  concede posti di lavoro ed incarichi nella sanità regionale  ai seguaci della Lega Nord  parenti stretti o conoscenti. «Questo paese- ha spiegato ironico Razzi- si è messo nel suo seno una serpe color verde-carroccio che si sta insinuando in tutte le istituzioni italiane alimentando il focolaio virulento della secessione. Non ci venissero a parlare di Roma ladrona perché ciò che avviene, a partire dal figlio di Bossi,   in così poco tempo, ha polverizzato ogni record di clientelismo cosa che la “celeberrima” Democrazia Cristiana era riuscita a meritare in 40 anni “onesta” malsana gestione del potere». A Brescia otto vincitori di un concorso pubblico: cinque signore leghiste, la moglie del vicesindaco di Brescia, la nipote dell’assessore all’Istruzione, due assistenti di un altro assessore, la capogruppo leghista del consiglio comunale di Concesio «alla faccia dell’acido desossiribonucleico basta così?- ha concluso Razzi».

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Riciclo pneumatici

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

“Con un emendamento alla bozza di decreto del Ministro dell’Ambiente, si rischia la perdita di 15.000 posti di lavoro e la chiusura di oltre 1.000 piccole e medie imprese operanti nel settore del riciclo dei pneumatici usati”. Il commento  dell’On. Scilipoti (IDV) si riferisce alla filiera del riciclaggio della gomma fuori uso e all’autorizzazione di un prelievo straordinario di 180 milioni di euro, a carico dei consumatori, attraverso il pagamento di un nuovo contributo ambientale. “Una norma affida in via esclusiva ad un ente, in una sorta di monopolio, la gestione dei pneumatici fuori uso – continua il deputato di Italia dei Valori – impedendone l’accesso diretto alle imprese che finora lo avevano, e costringendole a rivolgersi ad un unico fornitore, che potrebbe avere interessi non collimanti o opposti, come il favorirne l’esportazione in Africa per bruciarli e produrre energia”. “Riciclando in Italia i pneumatici usati si riduce il CO2 e l’inquinamento ambientale – conclude l’On. Scilipoti (IDV) – Sarebbe opportuno che il Ministro del’Ambiente coinvolga al tavolo delle trattative anche le rappresentanze delle imprese riciclatrici”.

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Tabacco e monopolio

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

L’Italia è fuorilegge sul mercato delle sigarette. La Corte europea di Giustizia lo ha fatto sapere oggi sentenziando contro la politica dei prezzi minimi fissati per legge che impediscono la concorrenza. E alla contestazione avanzata dal nostro Paese che i prezzi fissi sono un sorta di lotta al consumo, la Corte dice: ad ognuno il suo, lo Stato lavori sull’accisa che al prezzo finale ci pensa il mercato. Se la situazione continua com’è oggi, non escludiamo che si arrivi ai livelli di vendita dello Stato di New York, dove un pacchetto di sigarette costa mediamente 11 Usd (quasi 9 euro) dopo gli ultimi provvedimenti, ma con la differenza che a New York si puo’ trovare una scelta di prezzi notevole e comprare anche online, ma in Italia, dagli attuali 4 euro e rotti per pacchetto non ci saranno alternative qualunque sia il prezzo di vendita perche’ imposto. Da qui al mercato clandestino, per un consumatore medio, il passo e’ breve. Mercato clandestino che negli ultimi anni e’ sempre in crescita e che ha solo un modo per essere contrastato: la liberalizzazione. Crediamo che dare un’occhiata a quanto succede oggi con il mercato delle droghe illegali possa essere istruttivo, visto che coi prezzi al dettaglio delle sigarette che lieviteranno e la crescita di domanda clandestina da parte dei consumatori, la delinquenza si organizzera’ piu’ di quanto fa gia’ oggi per essere in grado di fare offerte sul suo mercato clandestino parallelo. Oppure dovremo aspettare di vedere questure, prefetture e carceri esplodere per star dietro ai consumatori illegali e piccoli spacciatori di tabacco cosi’ come oggi avviene per le droghe illegali? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Class action

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

L’emendamento al decreto “milleproroghe” che in commissione Affari Costituzionali del Senato avrebbe dovuto modificare la class action, è stato ritirato. Con l’emendamento si escludevano dalla class action le aziende che trattano di servizi pubblici; era intervenuta la Confindustria che aveva chiesto di limitare questa esclusione solo alle aziende che erogano servizi pubblici in regime di concessione (monopolio), e il presentatore, sen. Antonio Battaglia, aveva accettato il suggerimento. Ma qualcosa non ha funzionato, il nostro senatore non si sentiva sicuro dell’approvazione e, per evitare una bocciatura da parte della propria maggioranza politica, ha preferito ritirarlo. Ma la vicenda non finisce qui e il nostro senatore ha rirproposto l’emendamento in un’Aula che molto probabilmente non dibattera’ ne’ nel merito specifico ne’ in assoluto sul decreto “milleproroghe”, ma votera’ l’ennesima fiducia al Governo. Nel caso in cui si dovesse dibattere, noi, grazie alla sen. Donatella Poretti, abbiamo gia’ pronta una modifica di questo emendamento: per affermare il suo contrario, levando anche i dubbi che la normativa attualmente in vigore sulla class action potrebbe far venire, cioe’ che la class action si applica anche per le aziende che erogano servizi pubblici (concessionari o meno che siano). Nei due possibili sviluppi della vicenda (dibattito o fiducia) ci preme avvisare tutti i senatori che se dovessero approvare questo emendamento, avranno dato un buon contributo per rendere ancor piu’ inutilizzabile (di quanto gia’ lo sia) quella class action che da poco hanno approvato; e sulla cui applicazione, proprio perche’ manca una verifica pratica e giurisprudenziale, nessuno -loro compresi- e’ in grado di dire se presenti problemi tali da dover esser resa ancor piu’ restrittiva per i diritti dei consumatori e benigna per avvallare gli illeciti delle aziende.

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Telecom resti nelle mani dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

Per l’ennesima volta – dichiara Paolo Landi, Segretario generale Adiconsum – tra voci e smentite, sembra che l’Italia venda i “gioielli di famiglia” e nel caso di Telecom, vende ciò che resta del patrimonio aziendale, dopo una prima privatizzazione che ha impoverito il patrimonio del primo gestore della telefonia mobile e fissa. Dopo una privatizzazione operata qualche anno fa – continua Pietro Giordano Segretario Nazionale Adiconsum – è ormai palpabile il forte rischio di consegnare in mani straniere un settore “sensibile” e delicatissimo, come quello delle telecomunicazioni. Sulla rete telefonica corre il futuro o l’arretramento di un Paese. Una rete, quella italiana, che da anni è stata abbandonata a se stessa, perché fortemente gravosa economicamente per i costi di manutenzione e ammodernamento. Il rischio è, ad avviso di Adiconsum, che tale rete cada in mani che non garantirebbero la necessaria sicurezza, privacy e sviluppo economico e democratico del Paese. Lo Stato, secondo Adiconsum, non può non essere proprietario di un “bene importantissimo ed inalienabile” come la rete telefonica. Lo Stato, altresì, sempre ad avviso di Adiconsum, non può consentire che i costi di manutenzione e ammodernamento ricadano sulla collettività. Per questo, Adiconsum chiede che la proprietà della rete telefonica resti saldamente in mano allo Stato e che i costi fissi e di sviluppo della stessa vengano ripartiti fra i vari operatori, in misura proporzionale alla quota di mercato posseduta da ciascuno di loro, sulla base del fatturato, unico dato certo e univoco del bilancio. Solo così – conclude Giordano – sarà possibile investire in tecnologia, in manutenzione ed ammodernamento, portando finalmente il collegamento internet agli 8.000.000 di italiani che ancora non vi possono accedere e sviluppare una strategia che punti alla diffusione delle fibre ottiche.

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Per la difesa dei consumatori europei

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Roma 3 dicembre 2009 Ore 10:30 Presso l’Associazione Centofiori Via Goito 35/b. Il 12 novembre 2009 è una data storica: quattordici paesi dell’Unione Europea hanno dato vita ad una nuova associazione dei consumatori europei.  Si tratta di ECU, European Consumers Union, nata dai lavori del Workshop “Crisi globale e consumatori: nuovi strumenti di tutela” organizzato da Federconsumatori  Nazionale nell’ambito del programma europeo di formazione per adulti Grundtvig.Hanno firmato l’atto costitutivo di ECU, European Consumers Union,   tutti i rappresentanti delegati delle associazioni europee di Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Francia, Grecia, Italia, Lituania, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria. “Obiettivo è rompere il monopolio dell’unica voce dei consumatori all’interno dell’Unione Europea, che non rappresenta la maggioranza delle associazioni” – ha sottolineato Bozèna Stasènkova la Neo-Presidente slovacca di ECU. “La grande novità di Ecu è che rappresenta i piccoli e i grandi paesi europei, il cui equilibrio è garantito dalla composizione del comitato direttivo. Il riferimento principale della nostra azione saranno i Parlamentari europei, con l’intento di trasformare in politiche concrete le azioni della nuova associazione”.

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Piemonte: Trasporto aereo e ferroviario

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Dichiarazione on. Vernetti del Pd: “I clamorosi disservizi registrati in queste settimane penalizzano Torino, il nostro sistema economico e rendono per migliaia di cittadini sempre più difficile partire e raggiungere la propria città. Le gravi inefficienze che in questi mesi si sono accumulate sia sul versante del trasporto aereo come su quello del trasporto ferroviario da e per Torino, sono diretta conseguenza dello stesso problema: il monopolio di Trenitalia sulle ferrovie e della nuova Compagnia aerea italiana (Cai) sul trasporto aereo. Fino a poco tempo fa l’aeroporto di Caselle era servito da due compagnie in competizione tra loro, Air One ed Alitalia, che complessivamente garantivano un maggior numero di voli e una migliore efficienza. La nascita della Cai e l’affermazione di un forte monopolio sono i principali responsabili dei mali attuali. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, non ritengo una provocazione la proposta della Presidente Bresso, ma un’idea giusta che condivido pienamente, in linea con le direttive europee. Dobbiamo aprire il trasporto ferroviario alla competizione così come è tempo che la Sagat porti nuovi vettori a Torino, a cominciare da Lufthansa Italia e Ryanair”.

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