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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘morale’

La nostra morale interiore

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

Spesso mi chiedo perché nell’essere umano prevale la morale, una qualsiasi etica, in luogo dell’amoralità e dell’immoralità? Perché vi possono essere due anime criminali delle quali una è pronta a minacciare e a uccidere e l’altra esita? Perché non si riesce a essere falsi, sino in fondo, mentre altri lo fanno con tanta naturalezza da far sembrare vero ciò che autentico non è? Perché si commettono atti impuri, e si è pronti per un sincero pentimento, mentre altri ridono e sghignazzano per quelle che considerano delle semplici bravate? Perché vi è chi teme di fare un passo che considera grave, ma che le circostanze possono spingerlo ai limiti del baratro e farlo pencolare nel vuoto ed altri, senza esitare, scelgono l’autodistruzione?
Tutto ciò mi fa pensare che esiste dentro di noi una morale interiore che frena i nostri impulsi atavici, le violenze, sebbene non vi riesca con tutti e in ogni circostanza.
Un’indicazione, probabilmente, l’ha data lo stesso Buddha quando afferma che dobbiamo essere buoni con tutti, anche se ci procurano del male, perché la bontà è l’unica che ripaga nel bene mentre la violenza e la cattiveria richiamano inevitabilmente altre risposte violente e cattive. Esprime, se vogliamo, una grande lezione di vita. Dobbiamo fare in modo che essa possa esserci di conforto. Deve sostenerci, imparando ad amare, attraverso i nostri punti fermi, offerti dalla famiglia e dalla civiltà che abbiamo costruito e sui principi d’uguaglianza e di giustizia sociale. Non dobbiamo dimenticare, prima di tutto, che fin dalla primissima infanzia l’essere umano è già pronto ad appropriarsi di riflessioni morali e ad affrontare conflitti etici.
Tutto ciò proviene, per lo più, dagli impulsi esterni. Ciò permette ai bambini di decidere, su ciò che è bene e ciò che è male, e a prestare molta attenzione a ciò che la società addita loro come moralmente accettabile o meno. E, come accade per la scuola, questa forma d’insegnamento non è un’esclusiva dei genitori o dei familiari in genere. Spesso i bambini associano gli insegnamenti, impartiti in famiglia e a scuola, con altri riferimenti che possono pervenire dalla televisione e da Internet. E’ un aspetto da non sottovalutare. Queste prime esperienze spesso lasciano cicatrici profonde e forme reattive imprevedibili. Esse coinvolgono, sovente, la morale interiore. La fanno entrare in conflitto permanente con l’altra faccia della coscienza e dello stesso vivere in comunità. Questo accade, a volte, quando in famiglia o con i compagni di scuola o di giochi si enfatizzano eccessivamente la ricchezza, le logiche consumistiche, i comportamenti egoistici e si mettono in ombra valori ben più improntati alla solidarietà e al rispetto del prossimo. Ecco perché è importante, per tutte le comunità del mondo che si formano con la famiglia, come substrato formativo e educativo, ricercare un equilibrio affettivo capace di trasmettere i giusti impulsi e nel dare le opportune indicazioni a chi può farne un buon uso e rappresentare per essi l’opportuno trampolino di lancio per tutti gli accadimen-ti della vita. Proprio per questo motivo si assegna alla religione un messaggio di Fede che sia anche d’esempio pratico oltre che un segnale estemporaneo. E la fede deve costituire per i giovani un viaggio interiore verso la scoperta dei valori che si conservano e che per una serie di circostanze non riescono a rilevare. Dobbiamo fare in modo che, come la fede precede il miracolo, così la nostra vita si esteriorizzi allacciando un rapporto diretto tra ciò che costituisce l’io e la nostra condotta di vita. Sulla stessa lunghezza d’onda procedono i tanti segnali che accogliamo da chi sceglie, ad esempio, la vita monastica, la rinuncia a un’esistenza d’agi e di ricchezze. (Riccardo Alfonso)

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“Cervello e morale: ambivalenza e sfide per la neuroetica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Parma Mercoledì 23 maggio, alle ore 17.30, nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Ateneo, si terrà il quinto incontro del ciclo di letture magistrali Bioetica/Scenari, curato dal Centro Universitario di Bioetica diretto dal prof. Antonio D’Aloia, con la Lecture del prof. Gilberto Corbellini Cervello e morale: ambivalenza e sfida per la neuroetica.L’incontro sarà aperto dai saluti del prof. Antonio D’Aloia, che introdurrà e modererà l’incontro.Gilberto Corbellini dirige il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale della Ricerche (CNR) ed è, inoltre, docente ordinario di Storia della medicina e di Bioetica a Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato, in ambito nazionale e internazionale, diversi saggi sugli avanzamenti scientifici e sulle dimensioni etiche e politiche della biomedicina del Novecento. Collabora con il supplemento domenicale del Sole 24 Ore. Ha fatto parte del Comitato Nazionale di Bioetica.
La lecture rappresenta l’occasione per affrontare il tema “neuroscienze”, soffermandosi sugli aspetti etici che emergono dai recenti studi sul cervello. In particolare per “neuroetica” «ci si riferisce sia all’indagine sulle implicazioni etiche della ricerca e della pratica clinica in ambito neuroscientifico, sia alla possibilità di comprendere meglio in che modo il cervello elabora i giudizi morali».Da tempo cercare di comprendere i meccanismi cerebrali rappresenta un’ambizione che contraddistingue gli studi sull’uomo, ma è il rapido progresso tecnologico degli ultimi tempi (si pensi alle tecniche di visualizzazione cerebrale, c.d. neuroimaging) ad avere reso più raggiungibile questo obiettivo. Ciò ha determinato il sorgere di questione etiche di grande rilievo: si pensi, all’impatto che le conoscenze e le tecnologie neuroscientifiche determinano sul trattamento delle malattie psichiatriche, al fenomeno dello human enhancement o ancora all’utilizzo dei dati scientifici all’interno dei procedimenti giudiziari.L’edizione di Bioetica/Scenari dello scorso anno accademico ha visto gli interventi all’Università di Parma di Carlo Alberto Redi, Guido Barilla, Stefano Canestrari, Roberto Cingolani, Carlos Maria Romeo Casabona e Guido Barbujani; la seconda edizione si è aperta con la Lecture di Giuseppe Remuzzi, tenutasi il 22 novembre 2017 e proseguita con la Lecture di Sergio Filippo Magni il 21 febbraio e con quelle di Luigi Naldini il 19 aprile e Anna Meldolesi l’8 maggio.L’ultimo incontro del ciclo dell’a.a.2017-2018 si terrà martedì 5 giugno con la Lecture del prof. Nelson Marmiroli dell’Università di Parma, Direttore del Consorzio Interuniversitario Nazionale di Scienze Ambientali, dal titolo I semi della discordia. Ragionando sugli OGM.

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Il bla, bla della politica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2013

Snake b n w

Snake b n w (Photo credit: Wikipedia)

Possibile che non ci rendiamo conto che per anni siamo stati presi in giro? Abbiamo perso il primo appuntamento con la storia negli anni della ricostruzione, dopo la seconda guerra mondiale, dove potevamo dare una svolta seria al paese. Il secondo è venuto dopo la caduta del muro di Berlino e la stagione di “mani pulite”. Il terzo lo stiamo perdendo da quando ci siamo accorti anni fa che stavamo nutrendo in corpo un serpe che ci stava succhiando il nostro sangue rendendoci anemici e non abbiamo fatto nulla per strapparlo dalle nostre carni. Ora cosa vogliamo di più e di diverso se siamo proprio noi la causa dei nostri mali? C’è da chiedersi dove sono gli italiani? Che faccia di bronzo ci siamo ritrovati se andando all’estero ci ridono dietro citando un certo nome che pure ha rivestito cariche importanti nel nostro paese e il voto di milioni di elettori? Siamo diventati una sorta di muro di gomma dove sono rimbalzati gli scandali, i clientelismi, i voti di scambio, le corruzioni, gli abusi, gli sprechi e quant’altro e stiamo arrivando al punto che tutto non ci riguarda più come se si trattasse di fatti che accadono agli altri e non a noi. Cosa ci vuole per risvegliarci da questo torpore? Eppure vi è qualcosa di drammatico che pencola sul nostro capo. Penso ai milioni di disoccupati giovani e non giovani che siano, penso ai milioni di poveri resi ancora più miseri dalle attuali politiche governative, penso ai cassa integrati, esodati ma anche ai piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega schiacciati da una burocrazia che avanza con il rullo compressore. Cosa deve capitarci di più? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La mia orazione funebre: le due morali

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

Bruto

Image by mmarftrejo via Flickr

Da alcuni anni, a questa parte, si stanno confrontando due forme di moralità che segnano, in qualche modo, uno spartiacque tra una concezione della vita che affonda le sue radici sui valori consolidati e quella più spregiudicata e permissiva che ne rappresenta il suo esatto opposto. Ciò è rafforzata dalle logiche del consumismo, l’idea che il denaro sia la fonte primaria dello status symbol e che a certi livelli di potere tutto è permesso e giustificato. Parodiando le parole di William Shakespeare, nel Giulio Cesare, Atto III, scena II siamo portati anche noi a declamare un’orazione funebre per la morale perdente. Antonio si rivolge al popolo romano: “amici, miei compatrioti, vogliate darmi orecchio. Io sono qui per dare sepoltura a Cesare, non già a farne lodi”. E se la morale, quella, per intenderci, che ci rende virtuosi, oggi è seppellita con le ossa dell’ipocrisia e dell’inganno va anche detto che la sua virtù magistrale era l’ambizione di potere. Colpa grave che oggi paga a caro prezzo. Ora io vengo innanzi a voi a celebrare le esequie di questa virtù. Ella mi fu amica nell’insegnamento dei miei genitori, nella dottrina della fede, nell’esempio degli spiriti nobili. Fu mia, e di chi con presunzione, arroganza, la pratica? Bruto che è uomo d’onore mi dice che è un errore dolermi della perdita. Debbo credergli? L’altra morale, quella che oggi sopravvive è, di certo, più persuasiva, più docile, più corruttibile. Mi offre la corona, mi apre le porte dei forzieri e appaga i miei sensi, il mio erotismo nell’amore mercenario. La sua morale mi seduce e ora su questa tomba mi chiedo perché debbo compiangere ciò che ha rappresentato per me solo sacrificio e rinuncia? “O senno, ti sei andato dunque a rifugiare nel cervello degli animali bruti, e gli uomini han perduto la ragione?” Eppure Scusatemi… il mio cuore giace là nella bara di quella morale dei padri. L’amai, e non senza cagione. Perché ora dovrei disprezzarla? L’amai e con me tanti altri. E la mia speranza resta e che al rimpianto di una morte possa giungere il giorno della resurrezione poiché se Bruto uccide in nome di una morale è la stessa ad ucciderlo secondo la sua stessa logica. E noi restiamo silenti e accovacciati lungo le rive del sacro Gange poiché le sue acque, nel loro lento procedere, un giorno ci faranno capire chi realmente muore e chi vivrà per sempre. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Cervello, emozioni, morale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Trieste 8 e 9 marzo alla Sissa (via Bonomea 265),  di un convegno interdisciplinare per discutere di neuroscienze, neuropsicofarmacologia e neuroetica Organizzata dal Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, la due giorni riunirà studiosi italiani per discutere e riflettere sulla neurobiologia e la neurofarmacologia delle emozioni e dei comportamenti etici. Martedì 8 marzo i lavori inizieranno alle 10 con la sessione “Evoluzione biologica, evoluzione culturale”. Se Bernando Fantini, dell’Institut d’histoire de la médecine et de la Santé e National Center of Competences on Affective Sciences  di Ginevra, illustrerà lo sviluppo storico del dizionario delle emozioni — «i termini usati nei diversi periodi storici per parlare delle emozioni, descriverle, spiegarle ed eventualmente curarne le patologie – spiega-  hanno dato significato diverso alle esperienze emozionali e permesso una strutturazione dei complessi fenomeni biologici e psicologici associati» —, Stefano Puglisi Allegra della Sapienza di Roma e Fondazione Santa Lucia metterà a confronto le emozioni negli animali e negli esseri umani, illustrando lo sviluppo del sistema nervoso nel corso dell’evoluzione. Di evoluzionismo ed emozioni parlerà anche Barbara Continenza dell’Università Tor Vergata di Roma, mentre Riccardo Luccio, dell’ateneo triestino, illustrerà il tentativo finora compiuto di misurare le emozioni, analizzando metodi fisiognomici, introspettivi, psicofisici e psicofisiologici.Nel pomeriggio, alle 14, sarà la volta della sessione “Tra biologia e filosofia”. «Il nostro rapporto con il mondo, prima che cognitivo, è intonato emotivamente» commenta Fabio Polidori dell’Università di Trieste. Il dibattito sarà allora l’occasione per illustrare la teoria freudiana delle emozioni — «l’approccio freudiano rivela alcune significative e pionieristiche affinità con gli scenari contemporanei della neuropsicologia e della neuropsicanalisi» precisa Yamina Oudai dell’Università Cà Foscari di Venezia —, per formulare una classificazione di tutte le possibili emozioni — «ricordiamo che in particolare le emozioni debbono essere distinte in base a due parametri: la coscienza della causa e quella dell’oggetto» precisa Simone Gozzano dall’Università di L’Aquila — fino alle emozioni artificiali. Negli esseri umani, infatti, le emozioni sono un correlato imprescindibile di molte attività percettive e cognitive e ci consentono di gestire i rapporti con l’altro. Ma se l’altro è un artefatto robotico? «Nell’altro – commenta Giuseppe O. Longo dell’Università di Trieste – diamo per scontata la presenza di emozioni analoghe alle nostre: ne sono indizio le espressioni corporee. Se l’altro è un artefatto, spesso proiettiamo su di esso la nostra emotività, ma nei sistemi artificiali l’attività cognitiva può prescindere dalle emozioni».Mercoledì 9 marzo, giornata conclusiva del convegno, alle 9.30 inizia la sessione “Dai modelli neuropatologici al trattamento delle emozioni patologiche”. A Carmela Morabito, dell’Università di Tor Vergata, la parola in merito alla neuropsicologia delle emozioni, a seguire l’intervento di Stefano Canali per una riflessione, dalla clinica alla neuroetica, sulla biologia degli stati affettivi e le dipendenze — «Negli ultimi anni la ricerca neuroscientifica – dichiara – ha portato a una profonda rielaborazione del modello medico della dipendenza come malattia. Le evidenze di brain imaging suggeriscono infatti di considerare la dipendenza come un disordine dell’apprendimento e della memoria, un disturbo di tipo cognitivo il cui segno cardinale è la perdita del controllo volontario e razionale del comportamento». Di emozioni, cervello e cure se ne discuterà con Giuseppe Armocida, dell’Università dell’Insubria, mentre con Vittorio Sironi, dell’Università Milano Bicocca, si rifletterà sul ruolo della psicofarmacologia e sulla “nuova capacità” di controllo della mente che, come precisa, «non può non far riflettere per le sue positive implicazioni terapeutiche, ma anche per i suoi inquietanti risvolti di  condizionamento chimico». Andrea Clarici, dell’Università di Trieste, chiuderà la sessione illustrando la metodologia psicoanalitca applicata allo studio di pazienti con lesioni cerebrali.Alle 14 ultima sessione del convegno: “Biologia delle emozioni e scienze umane”. Raffaella Rumiati, neuroscienziata della Sissa, illustrerà come le neuroscienze spiegano il pregiudizio, da quello sessista a quello nei confronti di gruppi etnici diversi dal nostro. Sarà poi la volta di Stefano Cappa del San Raffaele di Milano: qual è il ruolo delle emozioni nelle scelte economiche? «Oggi anche gli studi di psicoeconomia e neuroeconomia – precisa Cappa – hanno rivalutato il ruolo delle emozioni nei processi di decisione razionale, tanto che in una ideale valutazione della massima utilità le emozioni non vengono più considerate semplici fattori interferenti». Si parlerà inoltre di empatia, la capacità cioè di capire e condividere i sentimenti di un’altra persona: una delle componenti principali di ciò che è stata definita l’intelligenza sociale. «Le neuroscienze sociali – precisa Giorgia Silani della Sissa – hanno ormai cominciato a gettare luce sui meccanismi cerebrali alla base delle risposte empatiche osservabili nella popolazione, definendo le basi neuronali sottostanti i processi cognitivi ed affettivi associati a questa complessa emozione sociale». In chiusura, la giornalista Daniela Ovadia inviterà tutti a riflettere sul ruolo dei media nella divulgazione delle scoperte delle neuroscienze e delle loro ricadute etiche e sociali.La partecipazione al convegno è libera. È previsto il rilascio di un attestato di partecipazione agli interessati che desiderino utilizzarlo per richiedere il riconoscimento di cfu o altri tipi di crediti formativi.

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Secondo natura o contro?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2011

Lettera al direttore Per me che non sono uno scienziato, definire sempre e con esattezza quali azioni umane siano secondo natura e quali contro natura, è impresa ardua. Però, poiché m’intendo un poco di religione e di morale, trovo assurdo stabilire la norma: naturale = morale; innaturale = immorale. Mangiare un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino a mezzanotte, quando il nostro fisico non ha per niente bisogno, è secondo natura oppure contro natura? Dovrebbe essere contro natura. Nessuno però si sogna di affermare che è azione immorale. Così come nessuno si sogna di sostenere che sia immorale fumare ogni tanto una sigaretta. Desiderare ardentemente di unirsi alla persona amata, ma astenersi dall’amplesso per non procreare, dovrebbe essere contro natura.  Decidere di restare vergini per tutta la vita, pure dovrebbe essere contro natura. Però la  Chiesa Cattolica consiglia di astenersi dall’amplesso nei periodi fecondi al fine di una maternità e paternità responsabili (cf Catechismo, n. 2370). E considera una virtù la verginità (cf Catechismo, n. 1618). Se poi andiamo al n. 2357 del Catechismo, vediamo che gli atti d’omosessualità sono immorali poiché “contrari alla legge naturale”. Un bel pasticcio! Alle volte gli atti contro la legge naturale sono considerati morali, altre  volte immorali. E la masturbazione, condannata dalla Chiesa? Secondo natura o contro natura? E l’atto nefando, riprovevole, senza dubbio immorale, dello stupro? Secondo natura o contro natura? Va contro la persona, però in qualche modo va a vantaggio della specie. Insomma, mi sembra troppo chiaro che non possiamo giudicare la moralità di un atto in base al fatto che vada contro la legge naturale, oppure l’assecondi.(Attilio Doni Genova)

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Il “cavaliere” e il disagio morale

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

Lettera al direttore. Il cardinale Angelo Bagnasco ha detto: “La collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un  evidente disagio morale”. Giustissime parole, anche se non si può fare a meno di pensare che i vescovi avrebbero  dovuto prendere da un pezzo un atteggiamento più severo nei riguardi dell’allegro Cavaliere. In ogni modo, dalla  collettività di cui parla il cardinale, bisogna escludere un trenta per cento, compresi i politici del Pdl, tra i  quali, il che fa meraviglia, gentili signore. Per queste persone, il “mercimonio di sé” è dubbio sia cosa immorale.  Queste persone, anche cattolicissime, non guardano sgomente. Mi chiedo se l’atteggiamento di questo terzo circa della  collettevità, sarebbe stato lo stesso qualora Silvio Berlusconi, avendo magari passioni diverse, avesse invitato alle  sue cenette una decina di transessuali. Apriti cielo! Eppure, da un punto di vista morale, sarebbe stata l’identica  cosa. Ma vallo a spiegare al trenta per cento della collettività. (Francesca Ribeiro)

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Libertà religiosa ed educazione sessuale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Lettera al direttore. Un lettore su La Stampa del 18 gennaio, difende il discorso del Papa che ravvisava “una minaccia alla libertà religiosa” nei “corsi di educazione sessuale o civile” imposti in alcuni Paesi europei, e scrive:  “L’educazione sessuale ha per oggetto dati tecnici e informazione, nulla ha a che vedere…con la morale sessuale. La scuola deve limitarsi a questo. La morale sessuale è composta da convinzioni personali che vanno lasciate alle famiglie. La scuola non deve insegnare una morale”. Le cose però non stanno così, giacché  la morale, compresa quella sessuale, inevitabilmente non viene trasmessa soltanto dalle famiglie, ma dall’intera società (costumi, mezzi di comunicazione di massa, ecc.), scuola compresa. Gli insegnanti non sono macchine, ma persone che hanno le loro convinzioni etiche, ed è assai difficile che un docente non comunichi agli alunni il proprio punto di vista. Spesso gli insegnanti affrontano temi che toccano la sfera della sessualità, ed è difficile (lo affermo per cognizione di causa) che restino neutrali davanti a problemi quali l’aborto, la contraccezione, l’omosessualità, le coppie di fatto, ecc. In realtà, Benedetto XVI ha il timore, sacrosanto, essendo il Papa, che nelle scuole d’Europa venga trasmessa una morale sessuale diversa da quella cattolica. Ma siamo certi che questa sia rispettosa delle libertà individuali?  (Renato Pierri Ex docente di religione cattolica)

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La morale del ministro

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Lettera al direttore. La notizia tragica della morte dei tre operai a Capua, ha fatto sì che si ricordasse con tristezza e rabbia l’infelice dichiarazione del ministro Tremonti: “La legge sulla sicurezza sul lavoro è un lusso che non possiamo permetterci”. Ma che cos’è che deve sorprenderci?  Il fatto che il ministro abbia fatto una considerazione immorale, oppure che, come capita ogni tanto a diversi uomini politici, non si sia controllato come il solito, non abbia pensato a ben dissimulare la propria morale, la propria visione del mondo, il proprio modo di considerare il prossimo? (Elisa Merlo)

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Editoriale. La questione morale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Editoriale Fidest. Ma di quale morale stiamo parlando? La verità è che siamo tutti moralmente impegnati. Lo sono gli evasori fiscali con i loro 220 miliardi di euro di imposte evase, lo sono i tanti vincitori di appalti che sono stati assegnati per una determinata cifra e dopo 3-4 anni scopriamo che il loro ammontare si triplica se non di più, lo sono quei manager pubblici che hanno goduto dei capitali a fondo perduto per costituire imprese nel meridione e dopo averli riscossi hanno lasciato solo gli scheletri dei capannoni e tutto questo è costato allo Stato, nel giro di pochi anni, oltre 100 miliardi, al valore attuale. Persino il ponte sullo stretto, la più avveniristica opera di costruzione, è costata, senza che fosse stato aperto un cantiere già 200 milioni di euro. A queste cifre dobbiamo aggiungere quelle più modeste, ma significative, delle cattive gestioni della sanità pubblica, dei vari comitati d’affari locali per le piccole e medie opere pubbliche che costano allo Stato e agli enti locali tre volte di più per analoghi lavori condotti all’estero. A questo punto è forse più facile capire chi sono gli immorali in Italia. Lo sono i precari con la loro pretesa di avere un lavoro con qualche tutela. Lo sono gli operai che vengono licenziati da un giorno all’altro senza cassa integrazione. Lo sono i pensionati che dal 2001 ad oggi hanno perso il 70% del loro potere d’acquisto e si vedono erosi quotidianamente i loro diritti dall’assistenza alla protezione sociale. Lo sono gli studenti e le loro famiglie con una istruzione sempre più d’élite dove i diplomi e le lauree brevi non servono a nulla se non integrati da costosissimi master. Lo sono i lavoratori con contratti a termine e gli atipici che sui loro modesti salari si vedono gravate imposte da nababbi.  (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Incesto. Abrogare reato contro la morale

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2010

Intervento della sen. Donatella Poretti, Radicali/Pd: “Una ragazza maggiorenne confessa all’amica di scuola di aver fatto sesso con il padre in maniera consenziente. L’amica sconvolta dopo giorni racconta il fatto e la notizia arriva ai carabinieri, che non riescono a trovare altro capo d’imputazione (se il rapporto e’ consenziente, non si puo’ imputare la violenza sessuale) se non il reato d’incesto. Il codice penale stabilisce -ex art 564- la pena della reclusione da uno a cinque anni per chiunque commetta incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con un fratello o con una sorella, in modo che ne derivi scandalo pubblico. E’ per l’appunto la sola nozione di “pubblico scandalo” la condizione di punibilita’, mentre l’incesto come forma di abuso sessuale, costrizione fisica e psicologica a compiere o subire atti contro la propria volonta’, si configura come reato penale solo grazie alla legge 66/1996 (Norme contro la violenza sessuale). Nel nostro Paese si e’ dovuto aspettare fino al 1996 perche’ la violenza sessuale divenisse un reato contro la persona e non piu’ contro la morale. Una legge che prevede pene e aggravanti quando la violenza e’ di un ascendente e nei confronti di un minore, anche se il genitore e’ adottivo. La storia di Chiavari e’ esemplare. Tra padre e figlia difficilmente si puo’ parlare di rapporto alla pari, un genitore ha sempre un potere sul figlio. Se il magistrato non riuscisse a dimostrare la violenza quantomeno psicologica esercitata dal padre, perche’ dovrebbe essere utile mandarli entrambi in carcere senza assistenza psicologica e con l’aggravante di scontare la pena per un reato “infamante”, tanto che esistono sezioni speciali nelle carceri per motivi di sicurezza? Credo che questo sarebbe criminogeno. Sui media e nei bar della citta’ di Chiavari in questi giorni non si parla di altro. Il magistrato, per applicare la legge vigente, dovra’ verificare se esista o meno il pubblico scandalo…  dovra’ cioe’ certificare un pubblico scandalo che gia’ esiste oppure dovra’ sostenere che se anche il pubblico scandalo e’ in corso, lo stesso non esiste. Il reato contro la morale della famiglia andrebbe abolito e questa vicenda e’ la dimostrazione della confusione che si crea quando un peccato diventa reato. Nel caso le indagini dimostrassero la violenza sessuale, verrebbe punito il genitore con l’aggravante dell’incesto; nel caso in cui non si dimostrasse la violenza, invece, sarebbe necessario l’intervento dei servizi sociali e di una assistenza psicologica, anche la separazione del nucleo famigliare ma non certamente il carcere per il genitore e la figlia”.

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Secondo natura e contro natura

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Lettera al direttore. Ad un lettore che, sul Corriere della Sera del 29 giugno, scrive: ” Per l’uomo è naturale nascere, crescere, riprodursi e morire. Il celibato di preti è pertanto un comportamento contro natura. La Chiesa, in ogni occasione, auspica che tutti si comportino secondo natura, ma è lei che impone ai preti un comportamento contro natura”, risponde: “La Chiesa parla soprattutto di «diritto naturale». A me sembra che la libera scelta della castità non possa essere considerata un comportamento contro natura”. Diverse inesattezze in due righe. La Chiesa, soprattutto in tema di sessualità, parla di natura, e non solo pretende di stabilire che cosa sia contro natura e che cosa secondo natura, ma della distinzione fa anche arbitrariamente un criterio etico: secondo natura = morale; contro natura = immorale. E in  base a questo criterio afferma che “la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato” ( Catechismo n. 2352); e che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” (n. 2357). In base a questo criterio afferma che è morale astenersi dall’amplesso nei periodi fecondi, mentre è immorale ricorrere ai contraccettivi artificiali, giacché “nel primo caso i coniugi usufruiscono di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali” (Humanae vitae, n. 16). Altra inesattezza: la libera scelta non riguarda il celibato, bensì il sacerdozio. La Chiesa “costringe” il giovane che si sente “chiamato” da Dio al sacerdozio, ad abbracciare il celibato. Infine: Gesù parla di eunuchi che nascono così “dal seno della madre” (difetto fisico contro natura?), e di eunuchi che si rendono “tali da sé per il regno dei cieli” (cf Mt 19,12). (Renato Pierri)

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La logica del “do ut des”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2009

Lettera al direttore. Sorrisi e strette di mano tra il Pontefice e Silvio Berlusconi a Ciampino. Io non posso immaginare che cosa il Cavaliere pensi di papa Ratzinger, però considerato che la dirittura morale è caratteristica necessaria di un papa eletto per volere dello Spirito Santo, mi sento autorizzata ad immaginare che cosa Benedetto XVI pensi del Cavaliere. E quindi dovrei stupirmi assai per il fatto che il Papa non gli abbia detto quel che pensava del suo comportamento, chiaramente, come avrebbe fatto Gesù. Ma da tempo la Chiesa ci ha abituati al principio del do ut des; io do una cosa a te, e tu dai una cosa a me; da tempo ci ha abituati a veder subordinare ciò che è giusto a ciò che conviene. Nessuna meraviglia quindi. La Chiesa mette tutto a tacere, chiude un occhio sui comportamenti poco lodevoli del Cavaliere, sulle posizioni inumane della Lega nei riguardi degli immigrati, e in compenso potrà imporre ai cittadini italiani la sua posizione riguardo al  testamento biologico e alla pillola abortiva RU486. Carlo Magno imponeva il battesimo con la violenza e il terrore, la Chiesa  impone la sua volontà ricorrendo ad armi più sottili. Ma ogni forma di coartazione è contraria al vangelo di Cristo. (Elisa Merlo)

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Riflessione sui temi di morale

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

Parolario (Como), 5 settembre Ricca di proposte la giornata che spazierà dall’alpinismo con Marco Albino Ferrari (direttore dei Meridiani Montagna) all’arte, dalla riflessione su temi di morale con il filosofo Simone Pollo ad un’indagine poetico-musicale del mondo di Rainer Maria Rilke con Massimiliano Finazzer Flory, senza dimenticare i bambini, con laboratori creativi a Cantù. Tra gli ospiti illustri di Parolario, la scrittrice genovese Francesca Duranti e lo psichiatra e psicanalista Michele Sforza. Inizia inoltre, con la presenza di Serena Sinigaglia, il ciclo di incontri letterari con uomini e donne di teatro presso il Foyer del Teatro Sociale. Gran finale con il film Puccini e la fanciulla di Paolo Benvenuti, vincitore del Busto Arsizio Film Festival nel 2008, che sarà accompagnato dalla proiezione di un prezioso documentario con le uniche riprese di Puccini dal vivo.

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Giudizi di comodo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, Sergio Romano, rispondendo ad un lettore (Corriere del 27 luglio), il quale si lamenta per un articolo del direttore di Famiglia Cristiana sul ritorno delle centrali nucleari in Italia, scrive tra l’altro: “Quando don Sciortino scrive i suoi articoli, qualcuno dice: «Ecco, vedete, lo dice anche Famiglia Cristia¬na ». Occorrerebbe invece ricor¬dare che don Sciortino non ha, quando affronta certi argomenti, l’autorità morale di un sacer¬dote”. Il dott. Romano dovrebbe però ricordare che don Sciortino, come sacerdote e come direttore di Famiglia Cristiana, parla come uno che ha l’autorità morale di un esperto di morale, e segnatamente di morale cristiana. Quindi la frase: «Lo dice anche Famiglia Cristia¬na », ha un fondamento. E poiché la costruzione di centrali nucleari nel nostro Paese è anche un problema morale (responsabilità verso i cittadini e le future generazioni), don Sciortino fa benissimo a parlarne. Ma perché ogni volta che parla un religioso non si entra nel merito  di ciò che afferma, anziché parlare di ingerenze come fa il lettore del Corriere? (Elisa Merlo)

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L’arte del dire e del non fare

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2009

Editoriale fidest. Due progetti faraonici mi hanno colpito tra gli altri: quello riguardo la costruzione delle centrali atomiche e il ponte sullo stretto di Messina. Qui parliamo la stessa lingua di una storiella che qualche tempo fa circolava circa la domanda che una signora dell’alta società pose a un poveretto che gli tendeva la mano per un obolo. A cosa ti serve? Gli chiese la dama e questi di rimando: sto morendo di fame, signora. Al che la signora con le lacrime agli occhi e con voce tremula gli disse: non ti preoccupare buon uomo la prossima settimana ripasserò e ti porterò una fetta della torta che la mia cuoca preparerà. La morale? E’ che è meglio l’uovo oggi che la gallina domani in specie per chi come l’affamato della storia, che ho riportato, ha le ore contate. E’ oggi, infatti, che abbiamo fame di energia. E’ oggi che la circolazione è diventata drammatica. Cosa ne facciamo di un ponte che nella migliore delle ipotesi entrerà in esercizio tra una decina di anni e lo stesso dicasi riguardo le centrali atomiche? Per non parlare delle enormi risorse finanziarie che saranno monopolizzate da tali costruzioni. Se vogliamo entrare brevemente nel merito incominciamo a dire che in fatto di circolazione, intendiamo, sia chiaro, quella intermodale, che coinvolge i percorsi terrestri, aerei, lacunari, fluviali e marittimi noi abbiamo ridotto i tempi di percorrenza, ad esempio, tra Roma e Milano passando nel giro di pochi anni dalle 7/8 ore alle 3 ore e mezza ma non abbiamo risolto il disagio di chi da pendolare è riuscito da una parte ad avere mezzi più velocii per fare 35/40 chilometri e per poi impiegare il doppio se non il triplo di tempo per percorrere, in città, dai 4 ai 5 Km. Ma se restiamo sulla strada ferrata sembra giusto dover impiegare tre ore è mezzo per coprire una tratta di 600 Km e dover impiegare con lo stesso mezzo mille chilometri in 12 ore se passiamo dalla Milano Roma al Roma Palermo? Questo perché? E non venite a dirci del ponte sullo stretto. Non sarebbe stato più facile raddoppiare la linea ferrata Messina Palermo? E ancora perché non fare la grande velocità lungo tutto il percorso da Roma a Palermo? E poi vi sono le grandi strade del mare con le navi veloci e con attracchi diversificati che potrebbero favorire in primo luogo l’autotrasporto con i mezzi pesanti sottraendolo al carico autostradale. Queste e molte altre iniziative intelligenti potrebbero essere adottate in tempi brevi se si avesse la voglia di fare di là delle promesse. Purtroppo non è così e allora si ricorre al futuro, il più lontano possibile perché se il fare è bello in non fare è ancora “più bello assai”. E per gli italiani vale la logica borbonica: la carota delle promesse e il bastone delle prese in giro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Rispetto del diritto alla vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2009

«I bambini a cui viene impedito di nascere sono i più poveri tra i poveri, diceva Madre Teresa. che di povertà se ne intendeva. Ora quel pensiero trova  nella nuova enciclica una sistemazione culturale definitiva» commenta Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, la pubblicazione di Caritas in veritate. «Il collegamento tra la questione della vita nascente e morente con la questione dei diritti umani e della solidarietà anche a livello internazionale mostra la natura centrale, fondativa del diritto alla vita rispetto all’architettura complessiva degli Stati e delle relazioni internazionali. «Il Movimento per la vita ringrazia Benedetto XVI per la profondità del suo insegnamento» conclude Casini. «E’ giunto il momento di pensare alla distruzione di esseri umani nel momento stesso del loro comparire all’esistenza ed all’eutanasia come alla sconfitta degli stati, dell’Europa e delle politiche di aiuto allo sviluppo e  viceversa alla promozione del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale come la più moderna e laica affermazione del principio di uguaglianza e quindi come al principio di un autentico rinnovamento civile e morale».

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Esperienza religiosa e psicologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

(pagg. 416, € 15,00), una delle novità più importanti che l’editrice ELLEDICI pubblica quest’anno, in coedizione con la rivista Civiltà cattolica.  Opera del gesuita Giovanni Cucci, docente incaricato di Filosofia e Psicologia presso l’Università Gregoriana, il volume pone in evidenza il «vicendevole aiuto che sono chiamate a offrirsi» la psicologia e la religione (due “mondi” i cui rapporti sono stati spesso tutt’altro che idilliaci), con un taglio inedito, franco ed aperto nella scelta degli argomenti: dalla vicenda personale di Sigmund Freud nei suoi rapporti con la fede religiosa ai temi suggestivi dello sviluppo morale, della mistica, della conversione e della creatività.

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