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Posts Tagged ‘morire’

Morire a Roma non è solo una tragedia, ora è anche un lusso

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

Chi ha avuto la malaugurata sciagura di subire un lutto in questi mesi di emergenza sanitaria, si sarà di certo scontrato con le sconcertanti attese che si verificano nei cimiteri romani. Le operazioni di cremazione e tumulazione, gestite da Ama Spa sono paralizzate da mesi. Mancano gli operatori cimiteriali, diventati insufficienti per coprire le attività ordinarie, figuriamoci quelle straordinarie, effetto dell’aumento delle morti per Covid. Un servizio pubblico al collasso, con operatori allo stremo delle forze, trattati come palline da pingpong, costretti a saltare da un cimitero all’altro. Senza contare che si lavora con ritmi incessanti, con tutte le condizioni climatiche sfavorevoli, come l’eccezionale caldo di questi giorni.Ma il dramma è anche per i familiari, costretti a subire un doppio lutto, visto che l’attesa stimata tra una cremazione e la tumulazione è finanche di 4 mesi. Una situazione inaccettabile che ha visto l’interessamento anche delle forze dell’ordine ma che a quanto pare non è servito a risolvere questa drammatica problematica. Per questo USB ha inviato una richiesta di intervento urgente ad Ama, a Roma Capitale e alla Prefettura di Roma, affinché i responsabili agiscano in fretta per ripristinare adeguati livelli di gestione del servizio, a partire dell’incremento degli operatori cimiteriali. Se gli organi competenti continueranno a sonnecchiare, siamo disposti ad avviare le procedure di sciopero e a presentare un esposto alla Procura della Repubblica.

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Anne Boyer: Non morire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Collana Oceani, trad. Viola Di Grado, pp. 288, 20 euro. La nave di Teseo.Arriva finalmente in Italia il Premio Pulitzer 2020 per la non-fiction. Una testimonianza emblematica e sovversiva della lotta contro il tumore al seno, ma anche un’indagine accurata sull’industria farmaceutica, sul sistema sanitario e sulla “cultura rosa”, mettendone in luce pure gli aspetti più controversi e attuali.Opera vincitrice anche del premio Windham-Campbell 2020 per la saggistica e finalista al PEN/Jean Stein Book Award 2020.Una settimana dopo il suo quarantunesimo compleanno, ad Anne Boyer viene diagnosticato un cancro al seno altamente aggressivo. Per una madre single che vive del suo stipendio, abituata a prendersi cura del prossimo e che ora si trova a dover invece contare sugli altri, è un cambiamento traumatico, ma anche l’occasione per raccontare la malattia con parole nuove.Così la forza e la precisione della scrittura riscattano la fatica di un percorso segnato dall’incredibile macchina del profitto messa in opera dal capitalismo sulla nostra salute, capace di distribuire in modo iniquo sofferenza e morte secondo sesso, classe sociale, razza. Una malattia mediata dagli schermi digitali, tra blogger, truffatori e feticisti del cancro, ma anche dalle pagine della grande letteratura, da John Donne a Susan Sontag. Non morire, premiato con il premio Pulitzer 2020 per la non fiction, è l’emozionante e dirompente storia di una donna che non si arrende, è un’avventura nei territori in cui siamo più deboli, è un racconto che colpisce al cuore per la sua potente grazia. dal 29 ottobre in libreria.

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La catena alimentare che ci fa vivere e morire

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Oggi possiamo dire che moltissimi lavori sono stati eseguiti, soprattutto in biologia molecolare, allo scopo di conoscere i meccanismi messi in atto per limitare tale capacità totale degli acidi nucleici per operare le sintesi proteiche. Alla fine, c’è da ritenere che quel seme “primigenio”, che taluni pensano possa pervenire dagli spazi intergalattici, sia stato riprodotto in loco rendendogli sufficiente autonomia per cui non si è reso più necessario attingere altrove gli elementi base. Da qui dovrebbe derivare anche l’idea della catena alimentare attraverso la quale vi possa essere l’acquisizione di quelle sostanze che altrimenti non potrebbero essere acquisite e che permettono la stessa sopravvivenza degli individui. Un ambiente, quindi, inteso nella forma più ampia per esercitare un’azione sugli acidi nucleici nel senso di permettere loro di sintetizzare proteine soltanto a immagine e somiglianza di quelle contenute nel citoplasma delle cellule che li ospitano al fine di promuoverne e di mantenerne il differenziamento. Così finiamo con la stessa passione, curiosità e interesse a guardare il microcosmo e il macrocosmo poiché la scintilla della vita può avere un’origine extraterrestre, ma è anche vero che è approdata da noi e ci permettiamo ora di manipolarla a nostro piacimento. Se poi consideriamo il fatto, che sono stati trovati dei geni che hanno perso gran parte della loro struttura, ciò non impedisce loro di fabbricare proteine perfettamente normali e funzionali, significa che ci permette d’aprire un capitolo nuovo nella storia dell’umanità. Le loro implicazioni potrebbero persino avvalorare quanto di fantastico e di straordinario è esistito nella storia degli essi viventi e dei poteri che possono aver perso in questa caduta “qualitativa”, che pur non accertato scientificamente, potrebbero essersi sfibrati nelle più intime strutture cellulari. Un processo che potrebbe avere la sua importanza durante lo sviluppo. Il suo citoplasma potrebbe influire sugli acidi nucleici, limitandone le capacità totali di produrre tutte le proteine dell’individuo, onde permettere il necessario differenziamento cellulare e di agire nel citoplasma di tali protozoi e nel generare un processo di alterazione del Dna che lo renda incapace di curarne l’esatta riproduzione. Usando una parafrasi si potrebbe immaginare di essere presenti a un concerto (fabbrica di proteine) nel momento in cui il direttore dell’orchestra (Dna del nucleo) perda la sua capacità di far tradurre in suoni armonici quanto è stabilito nel pentagramma. Sarà l’intera orchestra (citoplasma) che farà fronte alla situazione avocando a sé la realizzazione della “struttura” armonica indicata nella partitura. In questo senso sono andate le ricerche fatte da Landstainer, Pauling e altri che aprirono orizzonti nuovi sulle influenze che si verificano da parte delle molecole di un antigene artificialmente modificate, sulla formazione dei relativi anticorpi per determinarne direttamente la necessaria struttura atta a farli funzionare su di esse. Sta di fatto che la prestigiosa rivista scientifica americana “Nature” conferisce a quest’ipotesi un notevole risalto e l’astronomo Frank Drake ha inaugurato la prima effettiva ricerca, in proposito, utilizzando il radiotelescopio di Green Bank in West Virginia, verso Tau Ceti e Epsilon Eridani, due stelle vicine, e di tipo solare. Altri hanno seguito l’ipotesi fantascientifica di Crick puntando la ricerca sull’infinitamente piccolo. Per costoro tutto finisce con l’apparire come un fantastico ed un po’ alienante gioco di scatole cinesi: Il DNA, di cui disponiamo, è costituito da milioni di basi in grado di sintetizzare milioni di proteine. A questo punto più si va a ritroso con le tecniche d’ingegneria genetica e maggiormente crescono le difficoltà e s’ingarbugliano i segnali. Dobbiamo forse convenire che è proprio questa la storia della nostra vita e della nostra morte? (Riccardo Alfonso)

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La catena alimentare che ci fa vivere e morire

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Oggi possiamo dire che moltissimi lavori sono stati eseguiti, soprattutto in biologia molecolare, allo scopo di conoscere i meccanismi messi in atto per limitare tale capacità totale degli acidi nucleici per operare le sintesi proteiche. Alla fine, c’è da ritenere che quel seme “primigenio”, che taluni pensano possa pervenire dagli spazi intergalattici, sia stato riprodotto in loco rendendogli sufficiente autonomia per cui non si è reso più necessario attingere altrove gli elementi base. Da qui dovrebbe derivare anche l’idea della catena alimentare attraverso la quale vi possa essere l’acquisizione di quelle sostanze che altrimenti non potrebbero essere acquisite e che permettono la stessa sopravvivenza degli individui. Un ambiente, quindi, inteso nella forma più ampia per esercitare un’azione sugli acidi nucleici nel senso di permettere loro di sintetizzare proteine soltanto a immagine e somiglianza di quelle contenute nel citoplasma delle cellule che li ospitano al fine di promuoverne e di mantenerne il differenziamento. Così finiamo con la stessa passione, curiosità e interesse a guardare il microcosmo e il macrocosmo poiché la scintilla della vita può avere un’origine extraterrestre, ma è anche vero che è approdata da noi e ci permettiamo ora di manipolarla a nostro piacimento. Se poi consideriamo il fatto, che sono stati trovati dei geni che hanno perso gran parte della loro struttura, ciò non impedisce loro di fabbricare proteine perfettamente normali e funzionali, significa che ci permette d’aprire un capitolo nuovo nella storia dell’umanità. Le loro implicazioni potrebbero persino avvalorare quanto di fantastico e di straordinario è esistito nella storia degli essi viventi e dei poteri che possono aver perso in questa caduta “qualitativa”, che pur non accertato scientificamente, potrebbero essersi sfibrati nelle più intime strutture cellulari. Un processo che potrebbe avere la sua importanza durante lo sviluppo. Il suo citoplasma potrebbe influire sugli acidi nucleici, limitandone le capacità totali di produrre tutte le proteine dell’individuo, onde permettere il necessario differenziamento cellulare e di agire nel citoplasma di tali protozoi e nel generare un processo di alterazione del Dna che lo renda incapace di curarne l’esatta riproduzione. Usando una parafrasi si potrebbe immaginare di essere presenti a un concerto (fabbrica di proteine) nel momento in cui il direttore dell’orchestra (Dna del nucleo) perda la sua capacità di far tradurre in suoni armonici quanto è stabilito nel pentagramma. Sarà l’intera orchestra (citoplasma) che farà fronte alla situazione avocando a sé la realizzazione della “struttura” armonica indicata nella partitura. In questo senso sono andate le ricerche fatte da Landstainer, Pauling e altri che aprirono orizzonti nuovi sulle influenze che si verificano da parte delle molecole di un antigene artificialmente modificate, sulla formazione dei relativi anticorpi per determinarne direttamente la necessaria struttura atta a farli funzionare su di esse. Sta di fatto che la prestigiosa rivista scientifica americana “Nature” conferisce a quest’ipotesi un notevole risalto e l’astronomo Frank Drake ha inaugurato la prima effettiva ricerca, in proposito, utilizzando il radiotelescopio di Green Bank in West Virginia, verso Tau Ceti e Epsilon Eridani, due stelle vicine, e di tipo solare. Altri hanno seguito l’ipotesi fantascientifica di Crick puntando la ricerca sull’infinitamente piccolo. Per costoro tutto finisce con l’apparire come un fantastico ed un po’ alienante gioco di scatole cinesi: Il DNA, di cui disponiamo, è costituito da milioni di basi in grado di sintetizzare milioni di proteine. A questo punto più si va a ritroso con le tecniche d’ingegneria genetica e maggiormente crescono le difficoltà e s’ingarbugliano i segnali. Dobbiamo forse convenire che è proprio questa la storia della nostra vita e della nostra morte? (Riccardo Alfonso)

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Romain Gary: Gli uccelli vanno a morire in Perù

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Questa raccolta apparve per la prima volta nel 1962 col titolo Gloria ai nostri illustri pionieri che Romain Gary sosteneva di aver preso in prestito da un’opera intitolata Passeggiate sentimentali al chiaro di luna, scritta da un certo Sacha Tsipochkine. Naturalmente, Sacha Tsipochkine non era che l’ennesimo frutto della fertile immaginazione del futuro autore della Vita davanti a sé. La raccolta riapparve nel 1975 col titolo Gli uccelli vanno a morire in Perù, un racconto pubblicato per la prima volta nel 1964 sulla rivista Playboy e diventato poi, nel 1968, un film diretto dallo stesso Gary con Jean Seberg nel ruolo della protagonista.Alla fortunata riconsiderazione critica di Gary in corso ovunque nel mondo e, soprattutto, in Francia, dove la sua opera è entrata a far parte della prestigiosa Bibliothèque de la Pléiade, questa raccolta dà certamente un contributo rilevante.
Da Gli uccelli vanno a morire in Perù, il primo racconto in cui si narra di Jacques Rainier, sognatore e poeta che, nella stagione del disincanto della sua vita, va a vivere su una spiaggia a dieci chilometri a nord di Lima dove gli uccelli vanno a morire come fosse la loro Benares, fino a Gloria ai nostri illustri pionieri, l’ultimo profetico racconto in cui grazie a «benefiche radiazioni» la specie umana si è estinta in un mondo animale governato da nuovi, imperturbabili pionieri americani, l’intera galleria dei personaggi di Gary occupa la scena di questi racconti. Pagine feroci, eppure piene di humour e di immaginazione dove, sul confine tra la vita e la morte, la civiltà e l’animalità, il sognatore, il naïf, il disperato, il disincantato, il vanitoso, l’ostinato, l’ottimista, gli infiniti modi d’essere dei personaggi e dell’esistenza stessa di Gary, sono esposti senza pudore in una prosa fatta di cruda ironia e di poesia. Traduzione dal francese di Giovanni Bogliolo Euro 15,00 278 pagine.
Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque a Vilnius nel 1914. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza, 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956 vince il Goncourt con Le radici del cielo (Neri Pozza, 2009). Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza, 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Emile Ajar (identificato all’inizio come Paul Pavlovitch, nipote reale di Romain Gary), La vita davanti a sé (Neri Pozza, 2005) che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Nel 1980 dà alle stampe il suo ultimo romanzo Gli aquiloni (Neri Pozza, 2017) e il 2 dicembre dello stesso anno si uccide, nella sua casa di rue du Bac a Parigi con un colpo di pistola alla testa.

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Morire da Vigile del Fuoco volontario, per 10 euro lordi l’ora

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

È inarrestabile la catena di morti sul lavoro che colpisce i vigili del fuoco. Fabbriche, cantieri, capannoni sono luoghi dove la morte è in agguato, non solo per chi li frequenta quotidianamente ma anche per quanti sono chiamati a intervenire in emergenza. Questo dice molto sia sullo stato della sicurezza nei posti di lavoro che sulle dotazioni, l’organizzazione e le procedure che dovrebbero garantire l’incolumità dei soccorritori.
Grande è la rabbia per la tragedia avvenuta ieri notte alla Rykem di San Donato Milanese, dove ha perso la vita il vigile del fuoco volontario Pinuccio La Vigna, 49 anni, dipendente dell’Agenzia delle Entrate, intervenuto tra i primi con il distaccamento di Pieve Emanuele, un paese dove anche il sindaco è pompiere volontario.
“Volontario”, la parolina miracolosa che al tempo della crisi, del precariato, delle manovre, fa sorridere la pubblica amministrazione, segnatamente il Corpo Nazionale e il ministero. Sei un “volontario”, mi risolvi un sacco di grane che non potrei affrontare per mancanza di personale e mezzi, ti pago due spiccioli (10 euro l’ora, lordi) solo in caso di intervento operativo, hai gli stessi obblighi di un effettivo, sei sempre a disposizione e per ringraziarti ho persino ampliato la fascia d’età. Fino al 2004 non si poteva essere vigili del fuoco volontari superati i 45 anni. Poi arrivò il Dpr 76 e voilà, tutti volontari fino ai 57 anni.
Non è un paese normale, quello in cui la pubblica incolumità poggia le basi sui piedi fragili del volontario e del discontinuo e che maltratta i “permanenti” negando loro persino l’assicurazione Inail. Perché, si sa, quello del vigile del fuoco è un mestiere per eroi disinteressati, che non hanno famiglia e vivono di aria e di gloria. Intanto lo Stato risparmia e se qualcuno ci rimette la pelle, pazienza, lo ha fatto in nome del superiore pubblico interesse. Una bella medaglietta e via, avanti il prossimo.
Ma adesso basta! Il silenzio lo lasciamo ai responsabili. NOI vigili del fuoco proviamo solo rabbia per l’ennesimo “omicidio” sul posto di lavoro, a pochi giorni di distanza dalla morte dei due colleghi di Catania, scomparsi nel silenzio generale e in quello colpevole dei vertici del Corpo nazionale e della politica. Tradurremo la nostra rabbia in azione.

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Di populismo si può morire?

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

populismoChi ha letto l’interessante libro “Il populismo tra storia, politica e diritto” a cura di Raffaele Chiarelli con i tipi della Rubbettino in vendita nelle librerie da circa due anni, sa bene che la parola “populismo” non è così malvagia come si vorrebbe far credere. Scrive, tra l’altro, Aldo Giannulli: “I movimenti populisti aspirano a presentarsi come portavoce del popolo”. Ne devo dedurre che il “populismo” è una realtà fortemente esistita sia nella storia recente europea sia dagli stessi predecessori di Grillo in Italia come Achille Occhetto, Mario Segni e Marco Pannella. Se poi metto da parte la raccolta di Chiarelli sul pensiero populista, se non altro per non coinvolgerlo nelle mie personali opinioni, devo dedurre che il populismo è una parola che è capace di conciliare le attese popolari per ciò che la politica dovrebbe sostenere e salvaguardare, ma che nei fatti disattende.
Partiamo da ciò che vorremmo sia la politica: un sensore delle aspettative popolari in difesa dei ceti più deboli e per un’equa distribuzione delle risorse, nel garantire la giustizia sociale, la difesa per i più deboli e nel saper mantenere gli impegni che assume con il suo elettorato. Non dimentichiamo che nel mondo su sette miliardi di abitanti almeno il 90% manifesta un disagio esistenziale per colpa di quel dieci per cento di accaparratori ed avide sanguisughe.
E’ forse usato in maniera negativa il populismo se pretendiamo che oltre al diritto alla vita vi sia anche quello a vivere? E cosa significa “vivere?” Vuol dire pretendere dalla società che ti ospita il rispetto di altri diritti: alla salute, ad un tetto dove ripararsi, al libero accesso alle fonti alimentari ed energetiche, all’istruzione, al lavoro, all’assistenza sanitaria e ad un vecchiaia serena.
Se tutto questo si chiama populismo ben venga il populismo. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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La libertà di vivere e di morire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2010

Lettera al direttore. Durante la trasmissione Ottoemezzo (La7) del 16 novembre Pierferdinando Casini, ha dichiarato: “Non mi importa di andare a Vieni via con me. (Rai 3). Mi dispiace che questa sera vadano in onda solo Mina Welby e Peppino Englaro, che parleranno della cosiddetta dolce morte e non chi, come Mario Melazzini, vuole vivere e non vuole staccare quella spina. Mi piacerebbe che ci fosse un confronto su questi grandi valori e non una campana sola. A Pierferdinando sfugge che di norma si parla dei problemi e non dei non – problemi. La questione affrontata da Saviano riguarda la libertà di una persona di decidere della propria vita qualora questa sia perennemente attaccata ad una macchina, e sia resa insopportabile da malattia inguaribile, situazione in cui venne a trovarsi il povero Welby. E questo è un grave problema. Nessuno invece si sogna di impedire di vivere, a chi è disposto a vivere in qualsiasi condizione. Questo non è un problema. (Francesca Ribeiro)

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“Ti odio da morire”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Ad appena un anno dalla sua pubblicazione, sono oltre 6000 le copie vendute di “Ti odio da morire” (Arduino Sacco Editore), il romanzo d’esordio di Alessandro Nardone, giunto ormai alla sua terza ristampa. Il giovane autore, ex consigliere comunale di Como, ha stupito tutti ieri durante la sua partecipazione al salotto letterario ospitato dalla rassegna capitolina “All’Ombra del Colosseo”, ingaggiando una schermaglia amorosa, aspra ed incalzante, con Sylvie Giustinetti, la protagonista femminile del libro. Nella trama del libro, in gran parte autobiografico, Sylvie è una femme fatale, misteriosa ed intrigante, una donna di una bellezza disarmante, dalla grande cultura e dai modi estremamente raffinati che tenta di soggiogare in ogni modo Francesco, il suo uomo. Un lavoro editoriale avvincente, tra realtà e invenzione, retroscena e curiosità, in un verosimile e accattivante affresco della scena politica italiana, uno spaccato  sulle difficoltà che incontrano i ragazzi della generazione dell’autore in campo affettivo e nel loro approccio generale alla vita.  Il pubblico ha assistito divertito allo scambio di battute pungenti tra i due, appassionandosi a questo  gioco delle parti e rimanendo con il fiato sospeso fino alla fine sull’esito della querelle. Tra i suoi film ricordiamo alcune pellicole molto conosciute e apprezzate come “Paparazzi” di Neri Parenti o “Il cielo in una stanza” di Carlo Vanzina.  Di recente ha interpretato Catalina in “I love you, I love you” , il cortometraggio presentato all’ultimo Festival di Cannes.

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Afghanistan: blindato freccia chi l’ha visto?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 maggio 2010

Dichiarazione On. Maurizio Turco – cofondatore del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia: “Fin dal 15 luglio 2009 il Ministro della difesa La Russa, all’indomani della tragica e prevedibile morte di un militare dell’esercito impiegato come mitragliere in ralla su un mezzo «Lince» nella zona di guerra dell’Afghanistan, affermava nelle aule di Camera e Senato e su molte testate giornalistiche che i veicoli tattici leggeri multiruolo «Lince» sarebbero stati sostituiti con i più adeguati «Veicolo blindato medio 8×8 Freccia». I 54 mezzi di cui il Ministro aveva annunciato la disponibilità fanno parte di un primo lotto del programma di acquisizioni per 249 unità – 172 combat, 36 commando anticarro, 20 posto comando e 21 porta mortaio -, il secondo lotto in finanziamento è di 109 unità ed il terzo di 86. La prima fase di acquisizione, per 49 unità, è finanziata per 310 milioni di euro dal Ministero dello sviluppo economico (MSE), in base a una convenzione tra il Ministero della difesa ed il Ministero dell’economia e delle finanze, sulla base dell’articolo 1, comma 95, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006). Le fasi successive avranno un valore di 1.230 milioni di euro. Il costo totale di 1.540 milioni di euro dovrebbe essere ripartito su più esercizi finanziari, dal 2006 al 2014, come segue secondo il programma originale indicato dai documenti del Parlamento: nel 2006, 6 milioni di euro; nel 2007, 50 milioni di euro; nel 2008, 120 milioni di euro; nel 2009, 220 milioni di euro; nel 2010, 260 milioni di euro; nel 2011, 280 milioni di euro; nel 2012, 280 milioni di euro; nel 2013, 260 milioni di euro; nel 2014, 64 milioni di euro. Le cifre sono indicative, per la prima tranche finanziata con fondi del Ministero dello sviluppo economico non è nota la spesa sui singoli esercizi finanziari. Insomma, sono stati spesi moltissimi soldi per non concludere assolutamente nulla! Sono trascorsi più di dieci mesi da quando La Russa ha annunciato l’impiego dei Freccia in Afghanistan eppure questi mezzi sono ancora un miraggio e non sappiamo fino a quando lo saranno. Intanto siamo costretti ad assistere ai suoi annunci, mentre i nostri militari continuano a morire.”

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Morire a Clipperton

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2009

Di Marco Ferrari. Sperduto scarabocchio di sabbia proteso sul Pacifico, Clipperton dista tre giorni di navigazione dalla terraferma. Ai primi del Novecento, il Messico decide di occupare stabilmente con un manipolo di soldati, accompagnati dalle famiglie, quest’inutile striscia di terra piatta, brulicante di granchi e devastata dai cicloni, per sfruttarne il guano, contendendolo alla Francia. Ha così inizio una delle pagine più tragiche della storia dei mari: con lo scoppio della guerra civile messicana, tutti si scordano di quell’avamposto di federali inviato a presidiare il più inutile dei territori. I «dimenticati di Clipperton» conoscono la disperazione e vengono decimati da fame e scorbuto finché resta vivo un solo uomo, che uccide e violenta donne e bambini. Una storia vera raccontata da un punto di vista inusuale: quello di Alicia Rovira Arnaud, protagonista e superstite del dramma, che in una lettera inviata a Vittorio Emanuele III, arbitro del possesso di Clipperton tra Messico e Francia, narra la rovina umana del corpo d’occupazione beffato dalla spietatezza del potere e dalla barbarie della natura. (Pagine 208 Euro 16,00 Codice 23729S ISBN 978-88-425-4244-5)

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