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Posts Tagged ‘morte cardiaca’

Aritmie ventricolari e morte cardiaca improvvisa: pubblicate le nuove linee guida Usa

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

Stethoscope on the ECG. medical symbolic close-up photoL’American Heart Association (AHA), l’American College of Cardiology (ACC) e la Heart Rhythm Society (HRS) hanno pubblicato un documento dedicato alla gestione degli adulti con aritmie ventricolari oppure a rischio di morte cardiaca improvvisa. «La linea guida fornisce raccomandazioni aggiornate in entrambi gli argomenti» afferma Sana Al-Khatib, del Duke University Medical Center di Durham (Stati Uniti) che coordinato il comitato di esperti autori dell’articolo appena pubblicato su Circulation. «Queste raccomandazioni si propongono di aiutare i medici sia nell’individuare i pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa, sia nell’impostare una corretta valutazione e la migliore terapia» scrivono gli autori. La nuova linea guida rimpiazza quella del 2006, sostituendo anche alcune sezioni del documento ACC/AHA/HRS 2008 sulla terapia delle aritmie, in particolare quelle sulle indicazioni relative all’uso del defibrillatore cardioversore impiantabile. «Il nuovo documento rivede anche le raccomandazioni sulla prevenzione della morte cardiaca improvvisa contenute nella linea guida pubblicata dall’AHA e dall’American College of Cardiology Foundation (ACCF) nel 2011 e dedicate alla diagnosi e al trattamento della cardiomiopatia ipertrofica» osservano gli autori, ricordando che l’arresto cardiaco improvviso e la sua conseguenza più comune, la morte cardiaca improvvisa, rappresentano circa metà dei decessi per cause cardiovascolari. «Negli ultimi 20-30 anni, negli Stati Uniti sono stati circa 230.000-350.000 i decessi dovuti ogni anno a una morte cardiaca improvvisa» afferma Al-Kathib. Per i pazienti ad aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa la linea guida consiglia ai medici di adottare un approccio condiviso al trattamento, in cui le decisioni terapeutiche si basano non solo sulle migliori evidenze disponibili, ma anche sugli obiettivi, le preferenze e i valori di ogni paziente. Il nuovo documento fornisce anche indicazioni dettagliate sulla gestione di malattie e sindromi specifiche associate a un aumentato rischio di morte cardiaca improvvisa dovuto ad aritmie ventricolari. «Una raccomandazione che merita di essere evidenziata è quella sui defibrillatori cardioversori impiantabili usati in prevenzione primaria nei pazienti con cardiomiopatia non ischemica» concludono gli autori. (foto: aritmie)

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Nuove scoperte per prevenire la morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

pragaDa diversi anni studiano le patologie cardiache ereditarie che possono provocare sincope e morte improvvisa, talvolta anche nei lattanti (sindrome della morte in culla), spesso nei giovani atleti. Si tratta di Peter Schwartz, Direttore del Centro di Aritmia Cardiaca e Genetica Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, e Josef Kautzner, Direttore del Dipartimento di Cardiologia all’Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale di Praga.
I due cardiologi saranno i presidenti del simposio internazionale dal titolo “Sudden Cardiac Death”, in programma dal 30 marzo al primo aprile 2017 a Praga (Repubblica Ceca), organizzato dall’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dall’Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale di Praga e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Ancora oggi è difficile individuare le persone che sono a rischio di morte cardiaca improvvisa. Circa la metà delle persone colpite da morte cardiaca improvvisa non aveva ricevuto una precedente diagnosi per malattia cardiaca» spiega Schwartz. «Per fortuna si stanno raggiungendo rapidi progressi nelle conoscenze genetiche che sono alla base di questi eventi, così come nelle tecniche di imaging che consentiranno di identificare i soggetti ad alto rischio. Durante il simposio cardiologi provenienti da tutti il mondo si confronteranno sulle recenti acquisizioni riguardanti l’epidemiologia, la stratificazione del rischio e la prevenzione della morte cardiaca improvvisa».

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Morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2016

cardiology congress-2016I programmi di primo soccorso hanno aumentato esponenzialmente la disponibilità di defibrillatori automatici (AEDs) nei luoghi pubblici, ma ci sono ancora pochi dati sull’effettivo utilizzo. Al Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Girona (Spagna) hanno svolto una analisi dell’uso di questi dispositivi da quando ne è stato implementato l’uso nella Regione.
“I dati epidemiologici dell’OMS – afferma Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma e ESC Local Press Coordinator – parlano di un caso ogni mille abitanti l’anno per un totale di 350mila morti negli Stati Uniti e 50mila in Italia, circa 1200 al giorno. Tra questi si contano anche circa 1000 giovani con meno di 35 anni. Circa l’80% dei decessi improvvisi è attribuibile alla cardiopatia ischemica”.
Nello studio che sarà presentato al Congresso ESC 2016 della Società Europea di Cardiologia sono state prese in esame sia unità fisse che mobili, in una analisi retrospettiva eseguita tra il 2011 e il 2015. Dei 231 dispositivi disponibili, è stato possibile ottenere informazioni complete su 189, il 71,4% erano portatili.
L’alterazione più frequentemente identificata era l’asistolia (l’assenza della sistole cardiaca, ossia la mancanza di attività elettrica del cuore che comporta il blocco della circolazione sanguigna), presente nel 42% dei casi, mentre è stato identificato un primo ritmo defibrillabile nel 24% dei tracciati. Gli AEDs hanno dimostrato una specificità del 100% nell’individuare le aritmie per le quali era indicato eseguire la defibrillazione con solo 8 casi ‘falsi negativi’ di fibrillazione ventricolare.
Individuato il ritmo per cui vi è indicazione al trattamento di emergenza, il defibrillatore si è dimostrato efficace nel ripristinare il ritmo sinusale, ossia il battito imposto al cuore dal ‘nodo seno-atriale’, (pacemaker naturale che si trova nell’atrio destro, in congiunzione con la vena cava superiore).
L’analisi del ritmo e dello status cardiopolmonare ha permesso ai volontari di intervenire nel 79% dei casi. Il 42,5% dei pazienti trattati con il dispositivo di emergenza recuperava la circolazione spontanea, contro il 47% dei soggetti con alterazioni senza indicazioni al trattamento. La ricerca ha mostrato che solo 1 su 4 era candidato all’uso del defibrillatore ma soprattutto ha mostrato l’eccellente livello di sicurezza e specificità: la metà dei pazienti sottoposti a shock sono stati successivamente trattati con successo dei dipartimenti di emergenza. Unico neo: l’incapacità dei dispositivi ad identificare alcune fibrillazioni lievi/sottili, un problema da risolvere per non rischiare l’under-treatment.
“Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte in Italia, essendo attribuibile a queste patologie oltre il 41% dei decessi registrati ogni anno, ben oltre la percentuale ascrivibile a tutte le patologie tumorali (28.4%)” – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e, considerando gli anni potenziali di vita perduti (ovvero gli anni che ciascun deceduto avrebbe vissuto, se fosse morto ad un’età pari a quella della sua speranza di vita), le malattie cardiache causano ogni anno la perdita di oltre 300 000 anni di vita della popolazione con meno di 65 anni (1)”-
“Le aritmie fatali più spesso colpevoli di arresto cardiaco sono le aritmie ventricolari – aggiunge Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e, tra queste, la fibrillazione ventricolare. La malattia coronarica, con una prevalenza dell’80%, rappresenta di gran lunga la causa più frequente di Morte Cardiaca Improvvisa (MCI) (circa il 63% della mortalità totale), e tale percentuale non è significativamente diversa tra i due sessi (62.9% nei maschi e 63.8% nelle femmine. L’incidenza della MCI continua a crescere proporzionalmente con l’età, ma si evidenzia come oltre il 45% delle MCI interessi soggetti con meno di 65 anni. È fondamentale il luogo in cui avviene l’evento MCI. La localizzazione è importante per determinare le modalità più opportune di intervento (la cosiddetta “catena della sopravvivenza”) e l’organizzazione delle risorse”.
Secondo lo studio Maastricht, l’80% degli arresti cardiaci extra ospedalieri è avvenuto a domicilio ed, in quasi la metà dei casi, in assenza di testimoni. Il 20% circa degli eventi avviene, invece, in strada od in ambienti pubblici, dando luogo pressoché in tutti i casi (93%) ad un tentativo di rianimazione. Secondo la legge n.120 del 2001 la sopravvivenza dopo arresto cardiaco è del 2%, ma se la defibrillazione avviene entro 5 minuti, la percentuale schizza al 50%.
Dei 50.000 casi italiani l’anno, ¼ potrebbe salvarsi con il defibrillatore. La maggiore efficacia si registra se l’intervento viene somministrato entro 5 minuti dall’evento: ogni minuto che passa si riduce la possibilità di sopravvivere del 10%.
G Ital Cardiol Vol 9 Suppl 1-11 2008
LA DEFINIZIONE: MCI Morte naturale, preceduta da improvvisa perdita della conoscenza, che si verifica entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, in soggetti con o senza cardiopatia nota preesistente, ma in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili.

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Morte cardiaca improvvisa: molti casi inspiegabili potrebbero dipendere da mutazioni geniche

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

CPR

I test genetici gettano nuova luce sul decesso di quasi 500 bambini e ragazzi australiani e neozelandesi morti per morte cardiaca improvvisa nell’arco di tre anni, secondo uno studio prospettico pubblicato sul New England Journal of Medicine. «Il decesso inaspettato di un bambino o di un giovane adulto apparentemente in buona salute è un evento che ha un impatto devastante su famiglie, medici e società civile» esordisce Chris Semsarian coautore dell’articolo e responsabile del Programma di cardiologia molecolare al The Centenary Institute del Royal Prince Alfred Hospital, alla University of Sydney, in Australia. I ricercatori hanno studiato in modo prospettico 490 casi di morte cardiaca improvvisa in persone di età compresa tra uno e 35 anni dal 2010 al 2012, analizzando le cause di morte, trovate solo nel 60% dei casi, rivedendo le informazioni delle autopsie e analizzando di nuovo i rapporti di polizia. Nella maggior parte dei casi, i decessi sono stati spiegati da una diagnosi di malattia coronarica (24% dei casi), cardiomiopatia ereditaria (16%), miocardite (7%) e dissezione aortica (4%). «Ma nel restante 40% dei decessi l’autopsia non ha evidenziato cause apparenti che potessero giustificarli» scrivono gli autori, che per approfondire l’argomento hanno ottenuto il permesso di analizzare i campioni di sangue delle persone morte per morte cardiaca improvvisa. «E dai test genetici effettuati emerge che in un caso su quattro la persona deceduta per morte cardiaca improvvisa aveva una mutazione genetica clinicamente rilevante anche se il cuore era strutturalmente normale» spiega Semsarian, rilevando che nella maggior parte dei casi la morte cardiaca improvvisa si è verificata nel sonno (38%) o durante il riposo (27%), cosa che mette in dubbio l’efficacia dell’attività fisica nel ridurre il rischio di morte cardiaca improvvisa. «Fare una diagnosi genetica nei casi inspiegabili di morte cardiaca improvvisa ha implicazioni per i familiari in termini sia di prevenzione sia di sollievo psicologico, sapendo che almeno una causa c’è stata» conclude il cardiologo. (foto: arresto cardiaco) (fonte: doctor33)

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Morte cardiaca improvvisa

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2015

Le persone con Cardiomiopatie (malattie primitive del miocardio) costituiscono una percentuale sempre più consistente di pazienti che si rivolgono al cardiologo. Queste malattie, che interessano direttamente il muscolo cardiaco, restano difficili da gestire, nonostante i rapidi progressi che sono stati raggiunti nel settore. D’altra parte, poche altre aree della cardiologia hanno assistito a un così significativo contributo della ricerca scientifica, alla comprensione della fisiopatologia e della gestione clinica, facendo intravedere futuri sviluppi.
Una delle più conosciute è la Cardiomiopatia Ipertrofica, responsabile di numerosi casi di morte improvvisa, soprattutto tra i giovani. «La Cardiomiopatia Ipertrofica è malattia caratterizzata da un ispessimento patologico delle pareti del cuore, spesso con andamento familiare», spiega Franco Cecchi, Consulente Centro Aritmie genetiche e Cardiomiopatie Istituto Auxologico IRCCS Milano, già Professore Associato di Cardiologia Università di Firenze e Responsabile Centro di riferimento regionale Cardiomiopatie. «Alla sua origine ci sono errori nel codice genetico delle proteine contrattili del cuore. La morte improvvisa ne è la complicanza più severa, anche se fortunatamente non è la più frequente, determinando comunque circa cinquecento casi l’anno in Italia».
I pazienti con Cardiomiopatia sono stimati in circa il 3 per mille della popolazione generale. La Cardiomiopatia Ipertrofica è la più diffusa cardiopatia su base genetica: si stima che ne soffrano circa due persone su mille, pari a oltre centodiecimila in Italia. Ma solo un terzo di loro lo sa, perché chi ne è affetto può rimanere a lungo senza sintomi. «Le persone con Cardiomiopatia costituiscono, quindi, una quota sempre più ampia dei pazienti che si rivolgono ai cardiologi» aggiunge Iacopo Olivotto, responsabile del Centro di riferimento regionale Cardiomiopatie, Dipartimento Cuore e vasi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi Firenze. «La condizione, però, richiama l’attenzione del pubblico soltanto in occasione di morti improvvise durante attività sportive, mentre interessa anche altre categorie di persone».
Cecchi e Olivotto sono i presidenti dell’evento che si svolge dal 22 al 24 ottobre 2015 a Firenze: il terzo “Florence International Symposium on Advances in Cardiomyopathies” che è anche e il dodicesimo Meeting of the Myocardial and Pericardial diseases Working Group della European Society of Cardiology. L’evento è presentato dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Firenze e dalla Fondazione A.R.Card Onlus, e sono promossi dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Oggi sappiamo che in molti casi questa classe di malattie del muscolo cardiaco è compatibile con una vita normale. Tuttavia, circa un terzo dei pazienti ha complicanze importanti come scompenso cardiaco, sincope, ictus, e come già detto, morte improvvisa. Per questo motivo è importante ottenere una diagnosi precoce e accurata» prosegue Cecchi. «Per questo, oltre alla visita e agli esami cardiologici comuni, è indicato l’uso di tecnologie avanzate, come la Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto e l’analisi genetica dei geni che possono causare le Cardiomiopatie. Infatti oggi è possibile individuare la mutazione genetica. « In oltre la metà dei casi si può scoprire la mutazione responsabile» commenta Olivotto. «Oggi è possibile eseguire l’analisi genetica con nuove metodiche diagnostiche (NGS – next generation sequencing) che permettono di esaminare contemporaneamente oltre cento geni potenzialmente responsabili di cardiomiopatie».
Una volta che la mutazione genetica è stata identificata, va poi verificata anche nei familiari che daranno il consenso ad essere esaminati. Questo consente una diagnosi precoce anche negli altri individui della famiglia che possono essere affetti dalla condizione, in modo da poter modificare lo stile di vita o attuare terapie in grado di limitare gli eventi avversi. «Un moderno approccio terapeutico alla Cardiomiopatia Ipertrofica è principalmente basato su alcuni tipi di farmaci che si sono dimostrati efficaci nel ridurre i sintomi quali l’affanno e i dolori anginosi, e nel controllo della aritmie» prosegue Cecchi. «Nei pazienti in cui l’ipertrofia miocardica determina ostruzione all’ efflusso del sangue dal ventricolo sinistro, può essere necessario ricorrere ad un intervento cardiochirurgico di disostruzione, detto “miectomia”».
Nei pazienti con aritmie pericolose per la vita o elevato rischio per morte improvvisa, esiste oggi la possibilità di una prevenzione efficace mediante l’impianto di defibrillatori altamente evoluti. «L’introduzione del defibrillatore impiantabile nella pratica clinica degli ultimi 25 anni ha reso di fatto disponibile una terapia salvavita per la prevenzione primaria e secondaria della morte improvvisa cardiaca per oltre un milione di pazienti in tutto il mondo. Tuttavia, l’utilizzo di cateteri transvenosi comporta potenziali complicazioni, mentre ’utilizzo dei nuovi dispositivi totalmente sottocutanei può superare questi eventi avversi» conclude Olivotto.

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