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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘morte’

La morte di Giulietto Chiesa è una grande perdita

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

“Era un uomo brillante e di talento, conosciuto in molti Paesi del mondo. Uomo a cui sono legato da molti anni di amicizia. Ci siamo incontrati quando Giulietto era corrispondente per il quotidiano L’Unita, organo del Partito Comunista Italiano. Era un giornalista meraviglioso, era interessato a molte cose, parlava con le persone più variegate e per molti è diventato un amico. Abbiamo avuto un rapporto di fiducia e comprensione reciproca. Ciò è stato particolarmente evidente durante gli anni della Perestrojka, che Giulietto ha visto come un’occasione per grandi cambiamenti positivi nel nostro Paese ed in tutto il mondo. Ho sentito il suo sostegno in quegli anni ed anche successivamente e lo ringrazio per questo.
Giulietto era un uomo di ferme convinzioni e cercava di attuarle nella sua attività giornalistica, in politica, come membro del Parlamento europeo e nella vita pubblica. Era preoccupato per tutto ciò che riguardava la difesa delle idee di pace e della lotta contro la minaccia militare. E’ stato particolarmente coinvolto nelle attività del World Politics Forum, che ha unito gli sforzi di politici, scienziati ed altre persone di grande rilievo culturale e con esperienza. Ha anche mantenuto rapporti molto stretti con la Fondazione Gorbachev.
Giulietto Chiesa è stato legato al nostro paese per molti anni, lui e tutta la sua famiglia erano sinceri amici della Russia. Ho scritto una lettera a sua moglie Fiametta e ho espresso le mie più profonde condoglianze a lei ed al loro figlio. Che il suo ricordo splenda nel tempo”. È quanto ha dichiarato Michail Gorbačëv, già presidente dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Fonte: https://www.gorby.ru/presscenter/news/show_30134/

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Non si muore solo di vecchiaia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Sappiamo bene che non tutti gli esseri viventi nascono sani e vivono in buona salute sino alla loro morte fisica per invecchiamento. Prima e, dopo nati, i rischi di malformazioni congenite e di malattie virali, di una certa gravità, e la presenza di cellule tumorali rende la vita di ciascuno di noi una sfida sempre aperta contro le forze del male. Vedere i nostri congiunti, o anche amici spegnersi lentamente soffrendo, o a gestire un male, se non mortale ma capace di condizionarne l’esistenza rendendola sommamente amara per sé e per gli altri che sono accanto, è uno scenario non infrequente. In tutti questi casi noi ci sentiamo impotenti, ma non vinti. Ora vi sono i trapianti d’organi. Essi, per lo più, possono essere realizzati se vi è un donatore e se muore. Ma non è finita qui. Il corpo del ricevente può scatenare una reazione immunitaria provocata da un antigene che riconosce l’estraneità del nuovo organo che si sostituisce.
Vi sono, ovviamente, i farmaci che cercano di combattere questa reazione dell’organismo umano, ma essi sono, per lo più, tossici e possono provocare danni piuttosto seri ad altri organi del paziente. Nello stesso tempo vi è una differenza notevole tra la domanda di trapianti e l’offerta disponibile. È un aspetto che, talvolta, trascende la legalità permettendo trapianti tra vivi o diventando, ancora più grave sacrificando vite umane sia pure per la sopravvivenza di altre.
Oggi questa possibilità può essere superata e con tutti i suoi aspetti immunologici, attraverso l’uso degli embrioni e delle cellule staminali. Se questa è la risposta che ci attendiamo dalla clonazione, ben venga. Diciamo che in uno scenario futuro noi possiamo avere una “banca personale” dove sono riprodotti e conservati i nostri “organi vitali”: cuore, fegato, polmoni e quanto altro e messi a disposizione per ogni occorrenza. Non dobbiamo dimenticare che già esistono, in natura dei geni così detti “riparatori” che hanno il compito di restaurare in continuazione gli effetti distruttivi delle radiazioni sulle cellule. Sono degli enzimi preposti al controllo del DNA evitandogli la formazione di tumori o danni d’altro genere.
Sta a noi farli notare e ad aiutarli a essere sempre presenti e attivi. Il secondo aspetto, quello della clonazione, è senza dubbio più spettacolare, ma sicuramente inquietante e dagli effetti destabilizzanti su tutti gli esseri umani. Qui non si tratta di una terapia, per debellare una o più malattie, ma di poter intervenire con le proprie forze.
Non è tanto il discorso dell’avere una copia, di noi stessi, e sulla quale esercitare un “dominio” che condizioni i comportamenti, i sentimenti dell’altro fino a renderlo, in altre parole, un automa, un replicante. E’ questo e non altri il rischio che incombe su di noi e che taluni intravedono possibile in ogni caso dato che non sarà facile con i progressi della scienza, ma soprattutto con gli interessi umani, fare dei distinguo di merito e porre dei limiti alle due possibilità praticabili.
D’altra parte, come afferma lo stesso Wilmut: “L’embrione è un potenziale uomo, ma non è una persona. Non contiene ancora la diversificazione del sistema nervoso”. Ora se possiamo dire d’avere una base comune, le due diverse risposte che ci attendiamo devono essere ben chiare e ben definite. Se vogliamo rendere un servizio all’umanità e non renderla schiava delle sue debolezze e delle voglie egemoniche, dobbiamo impedire gli eccessi. (Riccardo Alfonso)

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La vecchiaia è una condizione da sconfiggere solo con la morte?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Mentre pensiamo a quale potrà essere la nostra esistenza tra cento o mille anni, mi chiedo quale risposta noi diamo al presente e come ci poniamo, per essere credibili, con la nostra struttura fisica e rapporto con la natura oggi. Allan Larson direttore generale della Commissione Europea afferma che “l’invecchiamento attivo è la chiave per risolvere questo problema, attraverso un contributo dei cittadini alla società in termini di capacità, piuttosto che di cronologia. Essi dovranno adattarsi lavorando più a lungo, andando in pensione più tardi, in modo più graduale e mantenendosi attivi dopo il pensionamento, impegnandosi in attività che servono a favorire il mantenimento di buone condizioni di salute”.
Tutti questi aspetti costituiscono una sfida ai concetti classici in base ai quali si prendono in considerazione i problemi degli anziani, anche nel mercato del lavoro. La tendenza normale è quella di identificare questa categoria di persone come un problema, con caratteristiche omogenee, per il quale si creano programmi speciali. Il fatto di categorizzare ci porta a pensare che vi sia un problema, per cui sia le persone che le politiche, poste in atto, hanno un carattere di marginalizzazione e di separazione.
L’orientamento non è sostenibile in termini economici, poiché la percentuale di dipendenza è molto variabile. Inoltre, la partecipazione è un aspetto centrale della vita delle persone e dell’impegno dei cittadini, per i quali una posizione diversa, dal proposto, non è sostenibile nemmeno in termini sociali.” Ma cosa vuol significare, in punti pratici, l’invecchiamento attivo? I segni più importanti e le risposte più qualificanti potrebbero essere i seguenti:
Migliorare le competenze, la motivazione e la mobilità dei lavoratori più anziani.
Porre in atto le prassi migliori per garantire un sostegno all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e alla diffusione delle conoscenze. Adattare il posto di lavoro ad una forza lavoro in via d’invecchiamento, attraverso cambiamenti delle regole e delle prassi occupazionali. Migliorare l’ambiente di lavoro in modo da ridurre al minimo l’erosione dell’occupabilità e da consentire una più lunga vita lavorativa. Porre in atto politiche occupazionali mirate a facilitare l’accesso dei lavoratori in corso d’invecchiamento a forme più adatte e più flessibili di attività professionale. Adottare atteggiamenti e prassi che impediscano di porre fuori del mercato del lavoro i più anziani. Ciò consentirà alla società di trarre vantaggio dal potenziale degli anziani in misura superiore a quanto avviene oggi. L’obiettivo, al quale tutte le parti in causa si devono sentire impegnate, governo, imprese, lavoratori, è quello di consentire ai lavoratori di tutte le età di mantenersi più a lungo in attività. È un discorso che è conseguente alla realtà che viviamo. D’altra parte, che senso può avere andare in pensione oggi 5-10 anni prima dei nostri nonni, quando siamo in condizioni di salute notevolmente migliori? In generale abbiamo condizioni di lavoro più comode ed è probabile che viviamo 6-8 anni di più. Questa scelta non sarebbe forse diversa se i lavoratori più anziani avessero vere e proprie opportunità di rimanere attivi più a lungo, qualora fossero fatti gli investimenti adeguati per garantirne l’occupabilità e si attuassero i cambiamenti opportuni del posto di lavoro e nel mercato del lavoro, oltre a mettere a punto i progetti pensionistici? È una riflessione duplice insita nel mio ragionamen-to. La prima è che s’invecchia in migliori condizioni di salute e la seconda è che i datori di lavoro, i sindacati e i lavoratori si stanno concentrando troppo sui programmi pensionistici invece di farlo sui necessari cambiamenti nella gestione stessa dell’età.
D’altra parte, nelle stesse grandi aziende, sia pubbliche sia private, vi sono lavori che possono essere agevolmente svolti da giovani e altri da demandare agli anziani perché più sedentari e più ripetitivi e richiedenti minore partecipazione intellettuale e rapidità di esecuzione. È un discorso che vale a tutti i livelli d’impegno. Può andare bene dai lavori generici a quelli specialistici. Significa anche che lavorare, aiuta l’organismo a stare bene e a tenersi in esercizio non solo fisico ma anche mentale. E’, se vogliamo, la prima terapia che suggeriamo agli anziani per tenersi in forma. (Riccardo Alfonso)

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Cordoglio di tutti i farmacisti italiani per la scomparsa del dottor Roberto Stella

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

“Il Comitato Centrale della FOFI e tutti i farmacisti italiani esprimono il loro cordoglio per la scomparsa del dottor Roberto Stella, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Varese” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli. “La sua vita e le circostanze della sua morte, a causa dell’infezione da nuovo Coronavirus, esprimono in massimo grado la passione, la competenza e la dedizione che sono i più importanti valori di tutti i professionisti della salute italiani. E’ grazie all’impegno di persone come Roberto Stella che il nostro paese potrà superare anche questa emergenza e, a questo proposito, molto si potrebbe aggiungere, ma in questo momento di grande tristezza preferiamo rimanere in silenzio”.

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“La morte di un ragazzino di 15 anni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Napoli. E’ una tragedia immane e rispettiamo il dolore di una mamma. È però giusto sottolineare che il Carabiniere ha agito come doveva, in una situazione di imminente pericolo per sé stesso e per la sua fidanzata»È il commento della dottoressa Patrizia Massimini, vice presidente dell’Associazione Nuova Difesa.«Una vita è stata stroncata e un’altra è stata distrutta per sempre. Adesso – prosegue – non vogliamo la gogna mediatica per il carabiniere e siamo pronti ad offrirgli assistenza legale, mediante il professionista che collabora con la nostra associazione e che già si è occupato di casi come quello del Vice Brigadiere Francesco Tedesco relativamente al caso Cucchi, caso Magherini, caso Narducci, caso Carabinieri di Aulla o, caso molto simile a questo, quello del poliziotto che a Guidonia, nel 2017, sparò e uccise due giovani che armati di pistola a giocattolo, tentarono di rapinare un commerciante. Le accuse nei confronti di quel poliziotto sono state archiviate. Attendiamo serenamente l’esito delle perizie con la consapevolezza – conclude – che non è facile distinguere in piena notte e mentre te la stanno puntando alla tempia, una pistola vera da quella a giocattolo».

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Morte Mirella Freni

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Mirella freniLa scomparsa del soprano Mirella Freni (all’eta di 84 anni), avvenuta il 9 febbraio 2020 dopo una lunga malattia degenerativa è stata resa nota con profonda tristezza da Jack Mastroianni, suo manager di una vita. Una delle grandi artiste della seconda metà del ‘900, Mirella Freni si è spenta nella sua casa di Modena circondata dai suoi familiari: la figlia Micaela Magiera, i nipoti Gaia e Mattia Previdi, il cognato Matteo Cuoghi, la sorella Marta e la sua amica di sempre Fausta Mantovani. Mirella Freni era stata sposata con il Maestro Leone Magiera e in seconde nozze per oltre trent’anni con il noto basso bulgaro Nicolai Ghiaurov, scomparso nel 2004.Nata a Modena il 27 febbraio 1935, Mirella Freni debuttò nel ruolo di Micaela nella Carmen di Bizet il 3 marzo 1955. Fin dall’inizio della sua carriera il fascino della voce e la sua vivace personalità nei repertori mozartiani e belcantistici le hanno fatto guadagnare l’affetto del pubblico e dei colleghi. Un caso felice portò all’incontro tra Freni ed Herbert von Karajan alla Scala per la prima della leggendaria produzione di Zeffirelli della Bohéme del 1963. In Mirella Freni, Karajan trovò la sua “Mimì” ideale, insieme ad un’affine spirito artistico. Cominciò così una fruttuosa collaborazione durata oltre vent’anni nel corso della quale l’artista iniziò a interpretare con grande giudizio ruoli più impegnativi, per esempio Otello, Requiem, Boccanegra di Verdi, o Manon Lescaut di Puccini, oppure Onegin di Čajkovskij e Adriana di Cilea. Al tempo stesso “Mimì” rimaneva il suo “cavallo di battaglia”. Mirella Freni era nota per la sua disciplina vocale, unita alla sua capacità di rifiutare ruoli vocalmente compromettenti, come quando declinò l’invito di Karajan a interpretare il ruolo del titolo nella Turandot di Puccini. Grazie a ciò Mirella Freni raggiunse il quinto ed ultimo decennio della sua carriera con voce fresca e con il desiderio di ampliare il suo repertorio interpretando opere russe e veriste, come La Dama di picche e La pulzella d’Orleans di Čajkovskij, o Fedora di Giordano.Mirella Freni ebbe la fortuna di esibirsi in numerose occasioni con i tenori Plácido Domingo e Luciano Pavarotti e con direttori come Claudio Abbado, Carlos Kleiber, James Levine, Riccardo Muti, Seiji Ozawa, Giuseppe Sinopoli e Herbert von Karajan, tra gli altri. Un ricco repertorio di CD e di DVD restano a testimonianza della sua grande arte.
Il Metropolitan Opera ha reso onore a Mirella Freni con un Gala il 15 maggio 2005 con cui ha celebrato i suoi quarant’anni di collaborazione con il teatro e i cinquant’anni di carriera. L’evento fu anche l’occasione per dare l’inatteso annuncio del suo ritiro dalle scene.Nei suoi ultimi anni Mirella Freni si è dedicata all’insegnamento, fino a quando l’avanzare della malattia le ha precluso la possibilità di condurre un’attività continuativa. ( copyright Photo by Ken Howard)

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Coronavirus, Foad Aodi(Amsi): “Chiediamo un indagine internazionale sulla morte di Li Wenliang

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

E tuteliamo gli altri 7 medici cinesi che hanno dato l’allarme”. Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,l’Unione medica Euro Mediterranea (Umem) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire (UxU) esprimono condoglianze ai familiari del dr. Li Wenliang morto dopo giorni di sofferenza in ospedale tenuto in vita dai macchinari per la ventilazione extra corporea. Ringraziamo il Dr. Wenliang per il suo coraggio a denunciare per primo l’inizio del contagio ma non fu creduto anzi ha ricevuto un maltrattamento e la prigione. Speriamo che anche gli altri 7 medici cinesi del gruppo che hanno annunciato insieme al Dr. Li che nessuno li possa toccare e maltrattare come tanti altri medici e infermieri cinesi e stranieri che ricevono minacce tutti i giorni dalla polizia cinese nonostante stiano offrendo un servizio di assistenza sanitaria e a domicilio importante a Wuhan e provincia. Cosi dichiara Foad Aodi Fondatore Amsi e Umem e membro del Gdl Salute Globale Fnomceo che chiede una indagine internazionale sulla morte del Collega Cinese e si rivolge a tutti i medici e infermieri cinesi e stranieri in Cina, esprimendo a loro solidarietà e sostegno invitandoli a denunciare tutto senza paura visto che la cura e la battaglia contro l’epidemia di Coronavirus dipende da loro e dal loro impegno costante come ci riferiscono i nostri colleghi cinesi e di origine straniera che sono in Contatto con noi dalla Cina. Infine Aodi nel ribadire la nostra denuncia iniziale contro Oms e Cina per il ritardo di annunciare il contagio e per fortuna tutte e due sia l’Oms che la Cina hanno ammesso il loro sbaglio, adesso avverte che l’emergenza oltre a fermare l’epidemia senza creare allarmismi, bisogna combattere la discriminazione nei confronti dei cinesi che sono aumentate del 60% a Gennaio, di non dare spazio alle strumentalizzazioni su farmaci per fini e interessi economici sulla pelle dei pazienti senza evidenze scientifiche, di tutelare ed ascoltare i professionisti della sanità cinesi di origine straniera che stanno collaborando insieme per l’interesse della salute come ci informa anche il medico di origine yemenita che sta lavorando giorno e notte per prevenire e curare i pazienti che hanno bisogno di assistenza anche domiciliare.conclude Aodi (Fonte:www.amsimed.org)

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La paura della morte

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

La considero l’espressione più drammatica dell’Io narcisistico che si oppone all’universo. Chi è tranquillo davanti alla prospettiva della morte rivela di aver fatto un grande salto dalla identificazione con il sé alla identificazione con l’essere. Un nulla che abbiamo voluto, in un moto estremo d’orgoglio frammisto a presunzione, riempire di un qualcosa che ci appaghi. Ma è una pura illusione. Noi nasciamo poiché si compongono due sistemi creativi: quello per clonazione e l’altro per un atto sessuale. Il primo ci duplica ed il secondo ci differenzia. Il primo finirebbe con il renderci tutti uguali fisicamente e mentalmente mentre il secondo determina le opportune variazioni per farci sentire diversi per quel poco che basta per riempire d’orgoglio o per annichilire le nostre mire personalistiche. Esse si riconducono al desiderio di quanti ricercano la lode, l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso e si tormentano se non ce l’hanno. Che poi costoro, arsi dal successo, riescano, pur privi dell’elogio e del consenso degli altri, a ritrovare per altri versi, una loro identità resta un fatto puramente illusorio. A pensarci bene, è lo stato più precario in cui si possa trovare un essere umano. (Riccardo Alfonso)

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Profondo cordoglio per la morte di Piero Terracina da Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

“A nome mio e di Fratelli d’Italia il più profondo cordoglio per la morte di Piero Terracina. La sua scomparsa non scalfirà la memoria: racconteremo ai nostri figli e alle generazioni che verranno la sua storia, affinché gli orrori del passato non tornino mai più”. E’ quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Si aggiunge al cordoglio Fabio Rampelli vice presidente della Camera dei Deputati: “M’inchino all’ultimo sopravvissuto del campo di sterminio di Auschwitz, Piero Terracina. L’immensa tragedia che ha attraversato la sua vicenda familiare e personale è quella che oggi chiamiamo Shoah e ha percosso il ‘900 e umiliato l’umanità intera. Terracina, insieme a tanti altri ebrei sopravvissuti, è riuscito a trasformare quella tragedia in un insegnamento perenne. Senza aver vissuto il suo dolore, proseguiremo la sua azione nella speranza che la storia possa essere da monito per sempre. Giunga alla famiglia e alla comunità ebraica il mio abbraccio”.

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Ultra limina leti – Oltre le porte della morte. L’ultimo viaggio dei cittadini di Scolacium​

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Roccelletta di Borgia (Catanzaro) domenica 20 ottobre 2019 alle ore 10,00 presso il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium, si terrà l’inaugurazione dell’allestimento temporaneo della Mostra Vide Ultra limina leti – Oltre le porte della morte. L’ultimo viaggio dei cittadini di Scolacium. Saranno presentati reperti provenienti dalla necropoli di Scolacium.
Le necropoli di Scolacium testimoniano l’importanza del centro. Con la crescita economica e sociale della città si organizzarono e iniziarono ad estendersi anche le “città dei morti”. Le ricerche archeologiche hanno permesso di scoprire le diverse tipologie di sepolcri, dalle inumazioni alle tombe ad incinerazione, fino ai mausolei monumentali che, lungo le vie e sotto gli occhi dei cittadini, plasmavano la fisionomia del suburbio e erano uno dei punti di riferimento per i viaggiatori. Il contesto proposto per rappresentare l’ultimo viaggio proviene dalla necropoli sud-est, che ha restituito sepolture databili tra il I secolo a.C. e il IV secolo d.C.: una tomba ad inumazione in cassone di mattoni e due urne cinerarie (in terracotta e in lamina di piombo) con i loro corredi, manufatti in vetro deposti insieme alla salma e alcuni oggetti rinvenuti fusi all’esterno delle tombe, in relazione ai rituali post mortem. Il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium è afferente al Polo museale della Calabria, diretto dalla dottoressa Antonella Cucciniello che con apposito provvedimento ha nominato referente di questo prestigioso Bene culturale l’archeologa Elisa Nisticò.

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Al dolore per la morte di due giovani poliziotti si aggiunge una nota del sindacato di polizia Sap

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

Per Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) potrebbe essersi trattato di “un difetto nelle fondine in dotazione al personale della Polizia di Stato a costare la vita ai due agenti uccisi a Trieste” E precisa: “Uno dei due agenti aveva già avuto problemi con la fondina rotante e gliene era stata data un’altra di vecchio tipo che non permette di bloccare l’arma al suo interno. All’altro collega che invece aveva la nuova fondina rotante – spiega Paoloni – è stata sfilata l’arma insieme al dispositivo di contenimento, poiché il supporto ha ceduto rompendosi. Questo è un difetto che come Sap stiamo denunciando da circa un anno con continue note al Dipartimento, il quale giorni fa ci ha anche risposto dicendo che sono in corso verifiche volte alla ricerca di soluzioni per le criticità rilevate. Abbiamo sempre denunciato questa anomalia che stavolta si è rivelata fatale. Se la dinamica dovesse essere confermata – conclude – sarebbe di una gravità inaudita e qualcuno dovrà assumersene la responsabilità”.

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Morte Camilleri: Rojc, Italia perde vero intellettuale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

“L’Italia perde uno dei suoi ultimi veri intellettuali, un uomo che leggeva e interpretava la complessa realtà contemporanea con gli strumenti creativi delle arti e della critica. Come tutti i grandi ha saputo creare un mondo e farne metafora universale. La potenza di Camilleri deve essere ancora recepita in tutta la sua coerenza, al di là delle opere che giustamente gli diedero larga fama di pubblico”. Lo afferma Tatjana Rojc, scrittrice, critica letteraria e senatrice del Pd, esprimendo cordoglio per la scomparsa di Andrea Camilleri.”La sua lezione civile – aggiunge Rojc – si è collocata nella grandissima tradizione dei Maestri del nostro Mezzogiorno, di cui ha definito la bellezza e le ombre, e da cui ha guardato il mondo cogliendone l’essenza tragica”.

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OLIVER PÖTZSCH, La figlia del boia e il gioco della morte

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

È il 1670 e Simon Fronwieser si trova nella città di Oberammergau per portare in collegio il figlio di sette anni, Peter, e affidarlo agli insegnamenti di Georg Kaiser, ex maestro di scuola di Simon. Mentre saluta il figlio, tuttavia, Simon viene raggiunto dalla notizia di un omicidio scioccante: l’uomo che avrebbe dovuto interpretare la parte di Cristo nella rappresentazione della Passione, Dominik Faistenmantel, figlio del presidente del consiglio comunale, è stato trovato morto, inchiodato alla croce del set. Dato che non c’è un medico in città, Simon viene portato a esaminare il corpo. L’opportunità di trascorrere più tempo con suo figlio e di indagare sull’omicidio rapidamente lo convincono a rimanere.
Presto viene raggiunto da suo suocero, Jakob Kuisl, il boia di Schongau, e i due iniziano a mettere insieme il puzzle della morte dell’attore. È stato assassinato da un rivale geloso? I lavoratori immigrati recentemente arrivati, e alquanto impopolari presso i cittadini di Oberammergau, sono in qualche modo coinvolti? O è una punizione da parte di Dio per l’arroganza degli abitanti del villaggio, colpevoli di aver messo in scena lo spettacolo quattro anni prima di quanto prescritto da un’antica usanza? Ancora una volta, sembra che spetti al boia e alla sua famiglia svelare il mistero e portare alla luce gli oscuri segreti di una città. Traduzione dal tedesco di Alessandra Petrelli Euro 19,00
660 pagine
L’autore è nato nel 1970 e vive a Monaco di Baviera con la sua famiglia. È autore della fortunata saga La figlia del boia che comprende le opere La figlia del boia (Neri Pozza, 2012; BEAT, 2013), Il monaco nero (Neri Pozza, 2013; BEAT, 2015), Il re dei mendicanti (Neri Pozza, 2015; BEAT, 2017), Il mago (Neri Pozza, 2017; BEAT 2019), La figlia del boia e il diavolo di Bamberga (Neri Pozza, 2018) e Il menestrello (2019).

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La morte di un giovane dentro La Sapienza diventa un caso politico

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Roma. “Tollerare l’illegalità significa anche questo. La morte terribile del giovane Francesco Ginese, il 26enne che scavalcando il cancello per partecipare a un rave abusivo dentro la Sapienza si è reciso l’arteria femorale, dimostra mancanza di controllo da parte del ministero dell’Interno che pure era stato allertato. Il rettore aveva più volte denunciato i ripetuti concerti non autorizzati organizzati da centri sociali che hanno trasformato la Sapienza nel loro auditorium a cielo aperto. Che cosa ha impedito alle forze di Polizia di intervenire per evitare che si ripetesse per l’ennesima volta questo appuntamento? Si tratta dell’Università più popolosa d’Europa che ogni giorno è frequentata da decine di migliaia di studenti, e luogo da sempre appetito ai centri sociali che ne fanno zona franca per le loro attività illegali e di negazione della vita e della democrazia. Sulla vicenda sono pronti un esposto alla Procura della Repubblica e un’interrogazione parlamentare a risposta immediata, chiediamo a Salvini di riferire alla Camera per dare spiegazione del tragico evento e del contesto nel quale si è consumato”.
È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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OLIVER PÖTZSCH: La figlia del boia e il gioco della morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 giugno 2019

È il 1670 e Simon Fronwieser si trova nella città di Oberammergau per portare in collegio il figlio di sette anni, Peter, e affidarlo agli insegnamenti di Georg Kaiser, ex maestro di scuola di Simon. Mentre saluta il figlio, tuttavia, Simon viene raggiunto dalla notizia di un omicidio scioccante: l’uomo che avrebbe dovuto interpretare la parte di Cristo nella rappresentazione della Passione, Dominik Faistenmantel, figlio del presidente del consiglio comunale, è stato trovato morto, inchiodato alla croce del set. Dato che non c’è un medico in città, Simon viene portato a esaminare il corpo. L’opportunità di trascorrere più tempo con suo figlio e di indagare sull’omicidio rapidamente lo convincono a rimanere.
Presto viene raggiunto da suo suocero, Jakob Kuisl, il boia di Schongau, e i due iniziano a mettere insieme il puzzle della morte dell’attore. È stato assassinato da un rivale geloso? I lavoratori immigrati recentemente arrivati, e alquanto impopolari presso i cittadini di Oberammergau, sono in qualche modo coinvolti? O è una punizione da parte di Dio per l’arroganza degli abitanti del villaggio, colpevoli di aver messo in scena lo spettacolo quattro anni prima di quanto prescritto da un’antica usanza? Ancora una volta, sembra che spetti al boia e alla sua famiglia svelare il mistero e portare alla luce gli oscuri segreti di una città.Traduzione dal tedesco di Alessandra Petrelli Euro 19,00
660 pagine
L’autore è nato nel 1970 e vive a Monaco di Baviera con la sua famiglia. È autore della fortunata saga La figlia del boia che comprende le opere La figlia del boia (Neri Pozza, 2012; BEAT, 2013), Il monaco nero (Neri Pozza, 2013; BEAT, 2015), Il re dei mendicanti (Neri Pozza, 2015; BEAT, 2017), Il mago (Neri Pozza, 2017; BEAT 2019), La figlia del boia e il diavolo di Bamberga (Neri Pozza, 2018) e Il menestrello (2019).

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Ruolo dell’alimentazione come fattore delle principali cause di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Uno studio, condotto da più di 130 scienziati, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, relativo all’ importanza del cibo come causa di morte: un’analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease. Nello studio sono stati presi in esame i dati di 195 paesi tra il 1990 e il 2017, relativi a 15 tipi di alimenti, consumati in quantità più o meno elevate: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi, latte, fibre, calcio, omega 3 derivanti dal pesce, acidi grassi polinsaturi, carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, e sodio. Dal punto di vista geografico: pur con le differenze dovute alle culture alimentari e alla posizione, nessuna area è immune da squilibri, eccessi e carenze. I fattori alimentari che più incidono sulla salute sono la carenza di cereali integrali e di frutta, l’alto consumo di sodio e di carne rossa o processata, l’abbondanza di bevande zuccherate e di grassi animali, e i bassi livelli di frutta secca e semi di fibre vegetali e omega-3. Ogni anno, una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate. La dieta scorretta è risultata responsabile, nel 2017, di 11 milioni di morti: malattie cardiovascolari (9.497.300 di morti), seguite da cancro (913.100 morti) e diabete (338.700. Inoltre, fattori di rischio dietetici sono risultati all’origine di 255 milioni di disability-adjusted life year o DALY (“attesa di vita corretta per disabilità”) un indice della gravità globale di una malattia, che valuta gli anni persi per disabilità o morte prematura. i principali fattori di rischio alimentare per decessi e DALY: Alto apporto di sodio (3 milioni morti e 70 milioni DALY), basso apporto di cereali integrali (3 milioni morti e 82 milioni DALY) basso consumo di frutta (2 milioni morti e 65 milioni DALY). Questo studio fornisce un quadro completo del potenziale impatto della dieta subottimale su NCD (risk factor for non-communicable diseases), evidenziando la necessità di migliorare la dieta nei vari paesi. I risultati di questo studio costituisce un’importante base scientifica per la progettazione di interventi mirati per migliorare l’alimentazione attraverso l’implementazione di interventi dietetici evidence-based e fornire una piattaforma per la valutazione del loro impatto sulla salute umana ogni anno. L’articolo è talmente importante da meritare una lettura approfondita.
(fonte: GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990-2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017.Lancet. 2019 Apr 3. pii: S0140-6736(19)30041-8. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30041-8.Eugenia Gallo Biologa Esperta di fitovigilanza CERFIT, AOU Careggi Università di Firenze, fitoterapia33)

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Cellule cerebrali rianimate quattro ore dopo la morte

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

E mini-cervelli coltivati in laboratorio per testare nuovi farmaci, alcuni dei quali permettono di ringiovanire nell’unico modo possibile: uccidendo le cellule vecchie. La fantascienza entra nella vita di tutti i giorni e solleva pressanti interrogativi etici. E’ giusto “uccidere” la vecchiaia? E lavorare su cervelli bonsai? Di questi e di altri temi si parlerà a Milano dal 13 al 18 maggio. La Settimana della Neuroetica, promossa dalla Società Italiana di Neuroetica (SINe), quest’anno affronterà pubblicamente i temi più caldi e controversi (dalla previsione del crimine al neuromarketing, da nuove cure per l’Alzheimer al potenziamento morale) nell’ambito di eventi divulgativi che coinvolgeranno 6 università milanesi e 2 centri di ricerca d’eccellenza. Tutti a ingresso libero con studiosi di alto livello.
Al centro della Settimana un convegno internazionale con esperti di fama mondiale, come Adrian Owen, l’esploratore degli stati vegetativi, capace di fare “parlare” attraverso macchine persone che si riteneva non fossero più coscienti; Alfred Mele, studioso della libertà umana, che oggi alcune ricerche scientifiche ci dicono essere solo un’illusione; e Barbara Sahakian, esperta del potenziamento cognitivo, la possibilità di accrescere la nostra intelligenza con nuovi dispositivi medici. Ecco il programma completo.
Milano Lunedì 13 maggio dalle 9:00 alle 13:00 si terrà un evento scientifico divulgativo organizzato dall’Università Cattolica su Neuroscienze e professioni future: questioni etiche presso il Palazzo Lombardia (Piazza Città di Lombardia 1, Milano – Ingresso N4, Sala Marco Biagi, 1° piano).
Lavorare con le neuroscienze: neuromanagement e neuromarketing (con M. Balconi, C. Manzi, S. Malanga, E. Salati, M. Santoro)
· Martedì 14 maggio dalle 14:30 alle 17:30 si terrà, presso l’Università Statale di Milano, Dip. Studi internazionali, giuridici e storico-politici (Via Conservatorio, 7, Sala Seminari DILHPS) un evento divulgativo sul tema Homo Homini Lupus? L’aggressività umana tra basi neuropsicobiologiche, contesti sociali, dinamiche politiche e questioni etiche. Ossia: cosa dicono le neuroscienze sui nuovi fenomeni di violenza, quale dialogo con le scienze umane? (con R. Cammarata, R. Ferrucci, M. Massari, F.G. Pizzetti)
· Martedì 14 maggio dalle 14:00 alle 17:00 si terrà, presso l’Università di Milano-Bicocca (Via Cadore 48, Monza, Edificio U18, Aula 5) un evento divulgativo sul tema Riabilitare il cervello. Manipolazione fisica, interfaccia robotica e stimolazione virtuale: prospettive cliniche e nodi neuroetici. Ossia: come si può recuperare da malattie e traumi cerebrali grazie alle nuove tecnologie (con V. Sironi, M. Cerri. S. Songhorian, M. Bartolo, R. Folgieri)
· Mercoledì 15 maggio dalle 14:30 alle 17:30 si terrà un evento scientifico divulgativo presso l’Università Bocconi (via Röntgen 1, Aula 1 c3 sr01) dal titolo Diritto penale, filosofia e neuroscienze. Sviluppi tecnologici e profili etici. Ossia: come possono cambiare i processi e i codici e la prevenzione del crimine grazie alle neuroscienze (con G. Canzio, S. Fuselli, C. Grandi, G. Tuzet)
· Dal 15 al 17 maggio si terrà il Convegno Internazionale della Società italiana di neuroetica e della International Neuroethics Society presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano (via Olgettina, 58, DIBIT 1). I grandi temi della neuroetica, dal neurodiritto al potenziamento, dalla clinica alla cognizione morale fino al free will (ospiti: A. Owen, B. Sahakian, R. Rumiati, F. Guala, A. Mele, J. Savulescu, C. Ferrarese, A. Salles).
· Giovedì 16 maggio dalle 9:30 alle 13:00 si terrà un evento scientifico divulgativo presso la Fondazione IRCSS Istituto Neurologico Carlo Besta (Via Celoria 11- SALA Pluribus -3 piano) dal titolo Una introduzione alla Legge 219/2017: Consenso informato, DAT, Pianificazione Condivisa della Cura e malattie neurologiche. Ossia: dilemmi della cura e del fine vita e questioni giuridiche quando ad ammalarsi è il cervello (con A. Solari, M. Leonardi, F.G. Pizzetti, A. Pessina)
· Venerdì 17 maggio dalle 11:00 alle 17:00 si terrà presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM (Via Carlo Bo, 1, Aula dei 146), un evento dal titolo scientifico divulgativo Neuroetica e coscienza: dalla mente alla natura. Un rebus scientifico: ciò che ci rende umani è ancora da spiegare, ipotesi a confronto (con F. Cimatti, R. Manzotti, V. Fano, P. Perconti, S. Sarasso, T. Parks)
· Venerdì 17 maggio dalle 18:30 alle 20:00 presso la libreria Walden (via Vetere, 14) si terrà la presentazione del libro di J. Savulescu e I. Persson, Inadatti al futuro. L’esigenza di un potenziamento morale, Rosenberg & Sellier, 2019. La necessità di potenziarsi moralmente per evitare catastrofi planetarie, ne parlano J. Savulescu, A. Lavazza e M. Reichlin.
· Sabato 18 maggio dalle 9:00 alle 13:00 presso IRCCS – Fondazione Don Carlo Gnocchi Milano (via don Palazzolo, 21) si terrà un evento scientifico divulgativo dal titolo La compromissione cognitiva: verso una nuova assistenza ecologica. Il modello della RSA aperta e l’etica della cura. Le emergenze create dal diffondersi di malattie neurodegenerative. Il metodo nuovo per affrontarle (con M. Mozzanica, G. Fumagalli, F. Giunco, S. Inglese).
http://www.societadineuroetica.it.
La Società italiana di neuroetica e filosofia delle neuroscienze (SINe) è nata nel 2013 e riunisce studiosi di diverse discipline, interessati alle nuove conoscenze sul cervello, alle loro ricadute etiche, filosofiche, sociali e legali. Tra i soci, neuroscienziati, medici, filosofi, psicologi e giuristi. La SINe promuove attività scientifica, convegni e iniziative di divulgazione intorno alla nuova disciplina, nata agli inizi degli anni Duemila. L’attuale presidente è Michele Di Francesco, rettore dello IUSS di Pavia, vicepresidente è Massimo Reichlin, professore ordinario di filosofia morale alla Università Vita-Salute San Raffaele, dove ha sede la Società. Il convegno 2019 è organizzato in collaborazione con la Società internazionale di neuroetica (INS), che ha sede negli Stati Uniti.

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Nel 2018 sei persone al giorno sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

I rifugiati e i migranti che hanno tentato di raggiungere l’Europa attraverso il Mar Mediterraneo nel 2018 hanno perso la vita a un ritmo allarmante, mentre i tagli alle operazioni di ricerca e soccorso hanno consolidato la posizione di questa rotta marittima come la più letale al mondo. Secondo l’ultimo rapporto ‘Viaggi Disperati’, pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in media sei persone hanno perso la vita nel Mediterraneo ogni giorno.Si stima che 2.275 persone sarebbero morte o disperse durante la traversata del Mediterraneo nel 2018, nonostante un calo considerevole del numero di quanti hanno raggiunto le coste europee. In totale, sono arrivati 139.300 rifugiati e migranti in Europa, il numero più basso degli ultimi cinque anni. “Salvare vite in mare non costituisce una scelta, né rappresenta una questione politica, ma un imperativo primordiale”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Possiamo porre fine a queste tragedie solo trovando il coraggio e la capacità di vedere aldilà della prossima imbarcazione, e adottando un approccio a lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che dia priorità alla vita e alla dignità di ogni essere umano”.Il rapporto descrive come un cambio delle politiche adottate da alcuni Stati europei abbia portato al verificarsi di numerosi incidenti in cui un numero elevato di persone è rimasto in mare alla deriva per giorni, in attesa dell’autorizzazione a sbarcare. La navi delle ONG e i membri degli equipaggi hanno subìto crescenti restrizioni alle possibilità di effettuare operazioni di ricerca e soccorso. Lungo le rotte dalla Libia all’Europa, una persona ogni 14 arrivate in Europa ha perso la vita in mare, un’impennata vertiginosa rispetto ai livelli del 2017. Altre migliaia di persone sono state ricondotte in Libia, dove hanno dovuto affrontare condizioni terribili nei centri di detenzione. Per molti, approdare in Europa ha rappresentato la fase finale di un viaggio da incubo durante il quale sono stati esposti a torture, stupri e aggressioni sessuali, e alla minaccia di essere rapiti e sequestrati a scopo d’estorsione. Gli Stati devono agire con urgenza per scardinare le reti dei trafficanti di esseri umani e consegnare alla giustizia i responsabili di tali crimini. Tuttavia, nuovi semi di speranza sono germogliati in alcuni contesti. Nonostante lo stallo politico rispetto all’avanzamento di un approccio regionale ai soccorsi in mare e alle operazioni di sbarco, come auspicato dall’UNHCR e dall’OIM nel giugno scorso, diversi Stati hanno assunto l’impegno di ricollocare le persone soccorse nel Mediterraneo centrale, una potenziale base per una soluzione prevedibile e duratura. Gli Stati hanno, inoltre, promesso migliaia di posti destinati al reinsediamento per permettere l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia.Il rapporto rivela, inoltre, i cambiamenti significativi nelle rotte seguite dai rifugiati e dai migranti. Per la prima volta in anni recenti, la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa con circa 8.000 persone arrivate via terra (attraverso le enclavi di Ceuta e Melilla) e altre 54.800 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Ne è conseguito che il bilancio delle vittime nel Mediterraneo occidentale è quasi quadruplicato, da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno. Circa 23.400 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia nel 2018, un numero cinque volte inferiore rispetto all’anno precedente. La Grecia ha, invece, accolto un numero simile di arrivi via mare, circa 32.500 persone rispetto alle 30.000 del 2017, ma ha registrato un numero quasi tre volte superiore di persone giunte attraverso il confine terrestre con la Turchia. Altrove in Europa, si sono registrati circa 24.000 rifugiati e migranti arrivati in Bosnia-Erzegovina, in transito attraverso i Balcani occidentali. A Cipro sono arrivate diverse imbarcazioni di siriani salpate dal Libano, mentre un numero limitato di persone ha tentato di raggiungere il Regno Unito via mare dalla Francia verso la fine dell’anno.

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“I nati pretermine, in particolare se estremamente prematuri, rischiano la vita ogni minuto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

“In Italia, tuttavia, il tasso di mortalità per quelli di peso inferiore a 1500 grammi è tra i più bassi al mondo. Nel nostro paese gli ultimi dati disponibili evidenziano, infatti, una mortalità dell’11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti Terapie Intensive Neonatali (TIN) del mondo (dati forniti dal Vermont Oxford Network) e continua a diminuire, grazie all’elevatissimo livello di assistenza raggiunto dalle nostre TIN.
Tuttavia, la fragilità di questi neonati e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave. La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare, come è accaduto nel caso del piccolo Marco a Brescia.”
Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, interviene sul caso dei neonati deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia, a causa di sepsi ed enterocolite necrotizzante, due tra le patologie più temibili per i neonati prematuri. Si attendono con fiducia gli esiti delle indagini del Ministero della Salute, attualmente in corso, per decretare in modo definitivo ed ufficiale i motivi dei decessi.Nel mondo le complicazioni legate alla prematurità sono la principale causa di morte dei bambini di età inferiore ai 5 anni (dati OMS) e il 40% dei circa tre milioni di decessi/anno in epoca neonatale è dovuto ad infezioni.I neonati prematuri sono biologicamente suscettibili alle infezioni perché l’immaturità del loro sistema immunitario, dovuta alla precoce interruzione della gravidanza, li rende vulnerabili all’attacco di batteri e virus, anche di quelli considerati innocui per gli adulti. Più il neonato è prematuro e più risulta esposto alle infezioni, anche per il mancato trasferimento di fattori protettivi dalla mamma al feto, in particolare immunoglobine, che si verifica soprattutto nelle ultime settimane di gestazione.
Inoltre il neonato pretermine ha la necessità di procedure invasive, indispensabili per poter sopperire all’immaturità delle sue funzioni vitali, prime fra tutte quella gastro-intestinale e quella respiratoria (cateteri intravascolari, ventilazione meccanica, drenaggi), che ne garantiscono la sopravvivenza, ma che costituiscono ulteriori inevitabili fattori di rischio per le infezioni.La Società Italiana di Neonatologia esprime la sua vicinanza soprattutto ai genitori, ma anche ai medici e agli infermieri che si sono presi cura dei piccoli pazienti deceduti, perché conosce bene il dolore profondo che si prova quando, nonostante tutte le cure messe in atto, l’evoluzione della “malattia prematurità” non è favorevole.“Quando i genitori ci affidano i loro bambini li curiamo come fossero nostri figli, garantendo loro la massima attenzione e professionalità, perché consideriamo il benessere di ogni neonato e la sopravvivenza dei prematuri la prima ragione del nostro essere medici. Se vogliamo veramente mettere il neonato al centro del futuro” conclude Mosca, “dobbiamo innanzitutto mirare a ridurre le cause della prematurità e continuare a migliorare l’assistenza con l’obiettivo di rendere questa popolazione sempre meno vulnerabile.”

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I detenuti che muoiono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di Peppe, detenuto ergastolano da circa trent’anni. La sua storia non è unica ma piuttosto rappresentativa di tanti come lui, sparsi per le molteplici sezioni di “Alta Sicurezza” nelle patrie galere della nostra bella Italia.
Peppe è un sessantenne che ha trascorso metà della sua vita in carcere. Finito dentro per reati di criminalità organizzata per i quali i giudici, ritenutolo colpevole, lo hanno condannato al carcere a vita senza possibilità di benefici.
L’ho incontrato per la prima volta circa 15 anni fa nel carcere di Voghera. Ero stato trasferito qui perché giorni prima avevo ottenuto la revoca del 41bis, il cosiddetto “carcere duro”. Peppe era giunto a Voghera circa un paio di anni prima di me e si era ambientato ed adattato discretamente, come ebbi a notare fin da subito.
Cordialissimo, fu il primo detenuto ad accogliermi in sezione facendomi sentire a mio agio ed attenuando, non di poco, tutti i disagi dovuti al cambiamento sia del carcere che delle persone nuove che bisogna imparare a conoscere ma, soprattutto, rendendomi meno duro l’impatto drastico conseguente al passaggio da una situazione di totale isolamento ad una di maggiore apertura che, se non vissuta con moderata adesione si rischia il disorientamento.
La prima impressione che ebbi di Peppe fu quella di un uomo energico, atletico e per nulla abbattuto dai circa 15 anni di carcere fino ad allora scontati. Notai successivamente che frequentava regolarmente la palestra e quasi tutti i giorni faceva la corsetta ai passeggi del carcere. Si manteneva in forma per intenderci.
Ricordo il suo viso rubicondo, incorniciato da una barba nera spruzzata qua e la da qualche tonalità di grigio che cominciava ad incedere. Insomma, per farla breve, Peppe era allora un uomo che, come è solito dirsi, sprizzava salute da tutti i pori. Trascorso poco più di un anno dal mio arrivo a Voghera, fui trasferito in un altro carcere e questo determinò l’ovvia conseguenza di perdere di vista Giuseppe.
Passarono molti anni da allora e, per una strana coincidenza del destino, mi ritrovai di nuovo qua, nella stessa sezione da cui ero partito anni prima. E chi ritrovo? Peppe! Molte cose erano cambiate da allora però. Per prima cosa stentai parecchio a riconoscere nella figura che ora avevo davanti quella di Peppe: non era possibile, dissi fra me e me, che quella era la stessa persona conosciuta anni prima. Innanzi a me avevo, ormai, l’immagine di Peppe sbiadita. È stato come ritornare su un luogo dopo tempo e rivedere un vecchio manifesto affisso alla parete di cui a mala a pena si riesce a distinguere i contorni dell’immagine ritratta.
Il viso, ora pallido, portava i segni di un certo patimento che non sarebbero sfuggiti neanche ad un occhio poco esperto. La barba, ora bianchissima e non più curata come un tempo, conservava soltanto qualche residua ed impercettibile macchiolina di pepe. I pochi capelli rimasti, bianchi e radi, come radi erano ormai i denti, incorniciavano il corpo esile che un tempo fu energico e vitale.
Ma ciò che mi scosse profondamente fu notare il leggero e continuo tremolio delle sue braccia e il balbettio che accompagnava i suoi discorsi. Dapprima non ebbi il coraggio di chiedergli il perché sia per pudore che per discrezione. Lascia che fosse lui a parlarmene quando ne avrebbe avuto voglia di farlo. Lo fece quasi subito: gli avevano diagnosticato il morbo di Parkinson. Era ancora nella fase iniziale (così gli avevano detto i medici) e la buona cura che gli avevano prescritto avrebbe rallentato la degenerazione della patologia che, come sappiamo, è questa una delle sue caratteristiche. Oggi lo stadio della sua malattia è molto degenerato tanto che ha serie difficoltà nella deambulazione, nell’uso della parola e delle mani. Ormai al limite dell’autosufficienza al punto che gli è stato assegnato un “piantone”, ovvero un altro detenuto che con regolare mansione lavorativa, lo affianca per le quotidiane esigenze inerenti l’igiene e l’alimentazione.
Peppe, oltre alle cure mediche e del corpo, avrebbe bisogno di un’altra cura, altrettanto importante e fondamentale: la cura dell’anima e dello spirito che solo le persone a lui care sarebbero in grado di assicurargli. Ma, a causa delle disastrose condizioni economiche, non vede la moglie e i figli da diversi anni. L’unica fonte di reddito che fino a qualche anno fa assicurava una sopravvivenza accettabile alla sua famiglia era il lavoro della figlia, ora disoccupata. Riescono a malapena a vivere grazie alla pensione dell’anziana madre, provvidenziale ammortizzatore sociale, in questa società dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Peppe ha già scontato una congrua pena, non sarebbe il caso di valutare un graduale rilascio per consentirgli di curarsi meglio e circondato dall’affetto dei suoi familiari? Il diritto alla salute è garantito (dovrebbe) dalla nostra costituzione. Ma siamo certi che in questo caso, come in tanti altri, sia rispettato? O bisogna ancora perseverare nella cinica ed ipocrita linea, adottata da diverso tempo ormai, secondo la quale i detenuti malati, spesso terminali, vengono rilasciati pochi mesi, se non giorni, prima del decesso.
L’amara riflessione che ci suscita questa dolente storia è che, purtroppo, Peppe non si chiama Dell’Utri e non ha al suo fianco uno stuolo di valenti e combattivi avvocati pronti a battersi, giustamente, per il proprio assistito. Speriamo solo che Peppe non vada ad allungare la lunga lista dei decessi in carcere o quelli che avvengono a pochi giorni dal rilascio, sarebbe una ulteriore sconfitta dello stato di diritto ma, ancor di più del senso di Humanitas che, purtroppo, pare passare sempre più in secondo piano rispetto al continuo sventolio della bandiera dell’esigenza della sicurezza. A chi potrebbe nuocere un uomo affetto da morbo di Parkinson in stato avanzato? (Carmelo Musumeci)

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