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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘morte’

Miti e leggende sulla morte di Mario Contino

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

Esce per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno un singolare libro dal titolo LA MORTE UMANIZZATA: SHINIGAMI E TRISTI MIETITORI (Miti e leggende sulla morte) di Mario Contino. Chi si occupa di storia delle religioni e gli antropologi hanno quasi sempre considerato che la Morte sia, soprattutto nelle culture arcaiche e primitive, un “fatto sociale”, un avvenimento che genera una crisi, non soltanto nel gruppo familiare, ma anche in quello più ampio del sociale, della comunità; e che per questo le strutture sociali reagiscono alla morte attraverso una serie di mezzi simbolici mitici e rituali, talora magici, che conducono gli individui a vivere la morte secondo i paradigmi offerti dalla stessa struttura sociale. Ma la Morte, questo grande mistero, custodisce anche segreti affascinanti da dover essere indagati e interpretati … Dichiara l’autore Mario Contino. “Cosa è la morte? Cosa c’è dopo la morte? A queste domande tentano di dare risposta, da secoli, alcune delle menti più brillanti del pianeta che hanno trattato l’argomento dal punto di vista filosofico e scientifico. Io non sono né uno scienziato né un filosofo, ma ugualmente ho voluto tentare di comprendere l’essenza della morte attraverso lo studio del folklore, dei miti e delle leggende ad essa collegate, senza tralasciare né la scienza né la filosofia. Perché l’ho fatto? Perché la Morte fa parte della vita è ogni uomo dovrebbe riflettere su questo importantissimo e inevitabile traguardo.” “In un contesto particolare, come quello del XXI secolo, dove accanto a posizioni scettiche legate a un’imperante secolarizzazione, resta viva la speranza che la morte non sia la fine di tutto, l’idea di riprendere e approfondire il tema della morte, in questo lavoro fatto da Mario Contino, diventa non solo prezioso, ma addirittura coraggioso. Un percorso graduale e fatto nei dovuti modi che partendo dal naturale approccio scientifico alla morte, si immerge progressivamente nell’incantevole e prezioso mondo della tradizione, un mondo spesso denso di verità più di quanto noi stessi possiamo immaginare…“ Estratto dalla prefazione del Prof. Lamanna Cosimo

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Anniversario della morte di Enrico Berlinguer

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2021

Un ricordo di Agostino Spataro. Il giornalista e politico italiano ci riporta, nei suoi ricordi, la morte all’ospedale di Padova del compagno Enrico Berlinguer avvenuta 11 giugno del 1984. Vi fu ricoverato il 7 dello stesso mese per un ictus cerebrale che lo ha colpito durante lo svolgimento del comizio. “E’ stata – scrive – Una lunga e triste agonia, senza speranza di ripresa. In ogni caso, politicamente era morto. E nei dettagli rammenta: “Questa mattina, verso le 10,00, mi telefona Siso Montalbano, della segreteria Fed, per comunicarmi di aver parlato con il Comitato regionale (C.R.) che gli avevano detto che Berlinguer era praticamente morto e che i funerali erano stati previsti per mercoledì 13 a Roma”. E Spataro continua prendendo lo spunto dal suo brano autografo dal suo quaderno n° 3: “In serata si dovevano tenere assemblee di commemorazione al chiuso. Non capii e chiesi: “Ma è morto o no”. Siso era imbarazzato. M’invitò a recarmi subito in federazione. “Dunque, hanno deciso di staccare la spina?”- replicai. Accesi la radio, mentre mi preparavo per partire. Su Rai/1 davano una emissione sulla vicenda di Luther King. Nessun riferimento al dramma di Berlinguer. Giunto in federazione (verso le ore 11,000) trovo esposta al balcone la bandiera rossa del nostro destino, listata a lutto. Non c’era più dubbio Enrico era morto. Eppure la radio non aveva detto nulla! Forse per non interrompere le trasmissioni programmate? Dopo King, seguì un concerto di musiche italiane degli anni ’50. In Federazione trovai tanti compagni e compagne in evidente apprensione. Volti tesi, scuri. Niente lacrime. Origliai fra i vari capannelli. Parole bisbigliate, spezzate. Praticamente, capii che la morte di Berlinguer era avvenuta, ma non era stata ancora ufficialmente annunciata. I compagni mi dicono che è morto stamattina intorno alle 9,30 che, però, la segreteria nazionale del partito ha deciso di annunciarne il trapasso verso le ore 13,00. Insomma, ufficialmente, era ancora vivo anche se erano stati programmati i funerali. Non capisco la ragione di tale strano (forse un po’ stupido) comportamento del Centro del partito. Mi dicono che, forse, prendono tempo per preparare il testo del comunicato. Osservo che il comunicato si può emettere anche qualche ora dopo la morte. Intanto bisognava darne l’annuncio. Il povero Gildo Mocada, cui sfuggiva il complicato ingranaggio di cui sopra, da vecchio partigiano pensò bene di esporre dal balcone la bandiera a lutto. Le due cose non reggevano: la bandiera confermava la morte che però non era stata annunciata. Si decise di ritirare la bandiera. Qualcuno ri-telefona a Roma per avere ragguagli. Nulla di nuovo: è morto e la morte sarà comunicata più tardi. Ascoltiamo il Tg/uno delle 12,00. Il conduttore dice che “le condizioni di salute dell’on. Enrico Berlinguer si sono aggravate… L’elettrocardiogramma è piatto…ci sono pochissime speranze di ripresa.” L’annunciò della morte verrà dato da Achille Occhetto al Tg/2 e rilanciato nell’edizione del Tg/1. Ancora non c’è un comunicato della Direzione. Sarà emanato in serata. Viene ri-esposta la bandiera a lutto. A questo punto non si capisce perché questa sceneggiata in cui sono state raggiunte punte di crassa stupidità che ometto per carità di … partito.” E continua: “La sera vado a Favara a tenere la commemorazione. Assemblea molto partecipata. Sono presenti delegazioni di altri partiti: Psi, Dp e Dc (guidata dall’on. Angelo La Russa). Parlo a braccio. Non ho avuto tempo per preparare un discorso. Dico quel che sento, che ricordo del caro compagno Berlinguer che ebbi l’onore di presentare (10 anni prima, il 25 aprile 1974) alla grande manifestazione pro-divorzio del nostro Partito che tenemmo nella piazza Stazione di Agrigento.” E Spataro ancora ricorda: ” Ho assistito dal palco delle autorità istituzionali, in Piazza San Giovanni, a Roma, alla imponente manifestazione di popolo, del nostro popolo comunista, svoltasi per dare l’estremo saluto al compagno Enrico Berlinguer. Una manifestazione davvero grandiosa che- a detta degli esperti- ha superato tutte le precedenti per partecipazione. Senza offesa per nessuno. Bella, calda, commossa la piazza, quanto scialbi, freddini i discorsi commemorativi di Nilde Iotti, di Marco Fumagalli (Fgci) e di Giancarlo Pajetta che era quello ufficiale. Già sul palco circolavano critiche soffuse, leggere insofferenze verso le parole di Pajetta che continua ad atteggiarsi come il primo della classe. Uno che – come diceva Leo Longanesi di Curzio Malaparte – al matrimonio vuole essere la sposa e al funerale il caro estinto. L’indomani (14/6), in partenza per Palerno, all’aeroporto di Fiumicinio incontro Occhetto e la sua compagna. Con loro c’è anche Ammavuta. Achille (che oggi quando m’incontra finge di non riconoscermi- ndr) si lascia andare, arrivando addirittura a sentenziare che “Pajettta ha parlato contro Berlinguer”. Un giudizio eccessivo anche se, in effetti, dal suo discorso è venuto fuori un ritratto non pienamente corrispondente alla personalità del segretario del Pci, sicuramente, il più amato, e rispettato, dentro e fuori del Partito. In alcuni passaggi, a braccio, si lasciò sfuggire degli accenni critici (indiretti) alla più recenti posizioni di Berlinguer contro il decreto Craxi per il taglio della scala mobile e ai tentativi di ricerca di punti di contatto, di convergenza con la Dc, allusivi alla vicenda dell’on. Aldo Moro, non citato per nome. E’ inutile negarlo, nel Pci c’e una corrente di pensiero (e d’azione) che flirta con il craxismo anche quando questo opera per ridimensionare il Pci, per capovolgere, in suo favore, i rapporti di forza all’interno della sinistra. Secondo questo pensiero in simil pelle, la grande forza popolare, democratica, elettorale del Pci costituisce in Europa un’anomalia da eliminare, quantomeno da ridimensionare. Non è un mistero che, per quanto non dichiarata, tale tendenza si polarizza, si organizza intorno alla “corrente” migliorista a cui anche Pajetta si richiama. Anche in questo drammatico frangente, Giancarlo Pajetta si è dimostrato un esibizionista, per altro senza più quella verve polemica, ironica che, in passato, lo ha contraddistinto nello scontro politico e parlamentare. E’ vecchio, eppure non mostra alcuna intenzione di “far posto ai giovani”. Sostiene che vuole “morire sul campo” ossia non mollare gli incarichi di alta e delicata responsabilità, specie nel settore esteri, che detiene da una vita. Pur sapendo di sfidare l’ira del nostro popolo. A piazza San Giovanni anche la Iotti ha voluto ringraziare, pubblicamente, Bettino Craxi, (per che cosa poi?) l’uomo che nel recente congresso del Psi, a Verona, non ha fischiato Berlinguer solo “perché non sapeva fischiare”. Com’era prevedibile, al solo udire il nome di Craxi la piazza di San Giovanni insorse, fece partire una marea di fischi che annichilirono il serioso presidente del Consiglio seduto in prima fila sulla tribuna d’onore. Posizioni di ostentato dissenso rispetto alla linea del defunto segretario nei rapporti con Craxi che creano confusione e disagio nel partito e consentono al leader del Psi di poter affermare che “non tutti nel Pci condividono la linea della scontro” e a Martelli di blaterare che Berlinguer è un “neurocomunista”. La direttiva del Centro, e quindi anche della Federazione, era quella di limitarsi a fare la commemorazione al chiuso e di evitare, fino al giorno dei funerali, discorsi elettorali. Mi parve una direttiva sbagliata, per altro, in contrasto con quanto ci raccomandò Berlinguer già colpito dall’ictus: “Continuate a lavorare, andate casa per casa…” Ripresi questo accorato appello e invitai i compagni a intensificare la mobilitazione elettorale. Almeno a Favara quella direttiva restò inapplicata. (Nota del direttore: E’ questo, a mio avviso, il punto centrale di quella parte significativa della storia italiana dove lo spartiacque rappresentava la tessitura di una trama in cui due uomini, Berlingue e Moro, sia pure culturalmente diversi per formazione, si sentirono uniti per imprimere una svolta significativa al modo di fare politica e, soprattutto, per porre un argine alle politiche corruttive che stavano inquinando il mondo politico italiano. Si è trasformata, invece, in una svolta involutiva che ancora oggi fa sentire il suo peso sebbene sia ora necessario, forse più che in passato, offrire ampio spazio di manovra alla parte sana del paese per una sua crescita culturale e sociale capace di proiettarci nel futuro con fermezza di intenti e solido impegno civile. Se oggi continuiamo a parlarne lo dobbiamo senza dubbio al sacrificio e alla dedizione di uomini come Berlinguer e Moro, ma pure di molti altri e tra costoro di Mino Pecorelli. Il loro ricordo deve esserci d’insegnamento ed è quindi un nostro dovere affidarli alla storia per tramandarli alle future generazioni. E’ questo il motivo del perché anch’io nel mio piccolo, ho cercato con il libro “Il Dittatore” di richiamarne l’attenzione riproponendolo in questi giorni dopo che ai tempi della prima stesura mi fu impedita la pubblicazione. (Riccardo Alfonso)

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Tumore al polmone: ridotto del 28% il rischio morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Nei pazienti colpiti dalla forma più comune di tumore del polmone, quella non a piccole cellule, l’immunoterapia associata a cicli limitati di chemioterapia, cioè due invece dei “classici” quattro, riduce del 28% il rischio di morte e del 33% il rischio di progressione della malattia. Non solo, il 38% dei pazienti che hanno ricevuto la duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con 2 cicli di chemioterapia, era vivo a due anni rispetto al 26% di quelli trattati con la sola chemioterapia. Sono i dati principali dello studio di fase 3 CheckMate -9LA, presentato oggi in una sessione orale al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), in corso fino all’8 giugno in forma virtuale.“Nel 2020 in Italia sono state stimate quasi 41.000 nuove diagnosi di tumore del polmone – afferma Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino -. È una neoplasia particolarmente difficile da trattare, perché circa il 70% dei casi è scoperto in fase avanzata. E la sopravvivenza a 5 anni per le persone con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non supera il 6%. Da qui l’importanza di nuove opzioni terapeutiche. Lo studio CheckMate -9LA ha coinvolto più di 700 pazienti ed ha un disegno innovativo. Innanzitutto la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, consente di ottenere un meccanismo d’azione completo e sinergico, perché diretto verso due diversi checkpoint (PD-1 e CTLA-4). L’ulteriore vantaggio di questo schema terapeutico è rappresentato dall’utilizzo di cicli limitati di chemioterapia, che permette di ridurre gli effetti collaterali. Si tratta di un grande beneficio per i pazienti, anche da un punto di vista psicologico, perché la chemioterapia fa ancora paura. Il paziente, in meno di un mese, termina la chemioterapia e prosegue il trattamento con l’immunoterapia”. “La duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con due cicli di chemioterapia, in prima linea nel tumore metastatico – spiega il Prof. Gridelli -, ha evidenziato miglioramenti sia nella sopravvivenza globale che in quella libera da progressione di malattia. In particolare, a un follow up esteso a due anni, l’associazione ha continuato a mostrare un miglioramento duraturo della sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia, con una mediana di 15,8 mesi rispetto a 11 mesi. Anche la durata della risposta ha raggiunto 13 mesi rispetto a 5,6 mesi con la sola chemioterapia. E questi benefici si sono mantenuti indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1 e dall’istotipo, squamoso o non squamoso”. Proprio oggi l’ASCO premia il Prof. Gridelli con il “B.J. Kennedy Award for Scientific Exellence in Geriatric Oncology”, prestigioso riconoscimento che attesta il contributo decisivo nella ricerca, diagnosi e trattamento dei tumori negli anziani. Cesare Gridelli dedica la sua lettura alla gestione del tumore del polmone non a piccole cellule avanzato nel paziente anziano. Il valore della produzione scientifica del Prof. Gridelli è testimoniato da un parametro molto elevato, che si basa sul numero di pubblicazioni e di citazioni ricevute (H-index pari a 69).

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Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi occidentali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Diminuirne l’incidenza e la mortalità è l’obiettivo di politiche internazionali come il Cancer Plan europeo. In attesa che le politiche a lungo termine diano i loro risultati, i clinici si confrontano con nuove tecniche diagnostiche, terapie innovative e approcci di gestioni. Al centro il paziente e le sue peculiarità tra cui la perdita di peso e la malnutrizione, causate da un metabolismo alterato a causa della malattia e fattore prognostico negativo. Le linee guida ESPEN e lo studio PreMiO (1) hanno evidenziato un supporto nutrizionale inadeguato nel 51,1% dei malati di cancro e una perdita di peso involontaria già alla prima visita oncologica. E nel 2011 è stato messo a punto il ‘Parallel Pathway’ ossia un percorso di valutazione e intervento nutrizionale messo in atto da una equipe multidisciplinare (2). Obiettivo, intercettare tempestivamente la perdita di preziosa massa muscolare, preservare e integrare quella rimasta, scongiurare gli effetti avversi della perdita di peso tra cui la cachessia, ossia una grave sindrome da deperimento che impedisce la prosecuzione delle cure ed è causa di morte nel 20% dei pazienti oncologici. Ma vediamo più nel dettaglio i risultati dell’indagine: l’analisi della consapevolezza della malnutrizione ha rivelato che il 51% degli intervistati non aveva potuto iniziare o aveva dovuto ridurre la terapia antitumorale per problemi nutrizionali, e il 48% è stato costretto ad interrompere le terapie. Nonostante il 99% del campione sia a conoscenza dei problemi nutrizionali e metabolici dei propri pazienti e l’85% conosca il Percorso Parallelo metabolico-nutrizionale e il 71% fosse a conoscenza delle Linee di Indirizzo del Ministero (2017), il 54% ritiene che queste non siano adeguatamente implementate nelle Regioni italiane. Esiste uno scollamento tra le conoscenze e l’applicazione di soluzioni: il 99% degli intervistati sostiene che l’introduzione del Percorso Parallelo di nutrizione sarebbe utile a migliorare gli outcome e il 95% è consapevole che la perdita di massa magra è fattore di rischio per una maggiore tossicità delle terapie ma alla questione sulla necessità di eseguire uno screening nutrizionale su tutti i pazienti, il 32% non è d’accordo di eseguire uno screening a tappeto e il 41% coinvolge il nutrizionista solo su casi specifici. Mentre in un centro su 4 le Linee di Indirizzo del 2017 semplicemente non vengono applicate. Non sufficiente inoltre il 49% dei centri in cui la valutazione nutrizionale è importante, si, ma viene effettuata ‘occasionalmente’. E solo nel 25% dei casi il paziente viene valutato alla prima visita (il 47% ne valuta al primo incontro solo alcuni, e l’11% ‘quando è possibile’ il che implica perdere tempo prezioso data l’importanza della tempestività dell’intervento). Prova di conoscenza del range di perdita di peso che deve allertare un intervento: un oncologo su 4 sostiene che sia quando la perdita di peso supera il 10% del peso corporeo. Anche qui è troppo tardi, la risposta corretta è tra il 5 e il 10% così come indicato dal 67,5% del campione. Infine, solo il 18% degli oncologi che hanno risposto fanno parte anche del team nutrizionale, ma l’81% ritiene che sarebbe utile farne parte per una assistenza multidisciplinare. In sintesi lo screening e il monitoraggio nutrizionale dovrebbero essere routine di una buona pratica clinica nel trattamento del cancro, eppure tre recenti sondaggi globali sugli operatori sanitari hanno rivelato una gestione inadeguata: il 48% dei partecipanti attende un calo ponderale superiore al 15% prima di diagnosticare una cachessia tumorale e prescrivere un trattamento di supporto (mentre è sufficiente tra il 5 e il 10%) e dal 61 al 77 dei malati di cancro non ha ricevuto alcun trattamento per la cachessia prima di raggiungere lo stadio IV di malattia, troppo tardi per poter ottenere una inversione significativa.Studi su modelli animali di cachessia neoplastica hanno dimostrato che fermare la perdita muscolare può portare ad una sopravvivenza prolungata anche senza interferire sul decorso della malattia. Ecco perché il mantenimento della massa muscolare deve essere un obiettivo terapeutico per migliorare la quantità e la qualità della sopravvivenza. Il programma di trattamento deve includere nutrizione, supplementi nutrizionali, terapia farmacologica, movimento, riabilitazione motoria e consulenza psicologica.

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Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2021

(oltre il 40%) e una delle cause principali di morbosità e invalidità. Lo abbiamo scoperto drammaticamente in quest’anno di pandemia, che ha visto molti cardiopatici disertare gli ospedali e quindi sottrarsi ad accertamenti diagnostici e terapie. Va ricordato che chi sopravvive ad un attacco cardiaco diventa un malato cronico e la malattia modifica la qualità della vita. La prevenzione, pertanto, è l’unica possibile soluzione per intervenire tempestivamente sui diversi fattori di rischio modificabili (l’ipertensione arteriosa, l’eccesso di grassi e zuccheri nel sangue, il fumo, l’alcool, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta). Su queste variabili intervengono sia la prevenzione primaria, che riguarda chi non ha mai sviluppato una malattia cardiovascolare, sia la prevenzione secondaria, volta a prevenire eventuali recidive in chi ha già subito un evento avverso. «I fattori di rischio modificabili sono il terreno sul quale possiamo giocare la nostra partita per il cuore, attraverso la prevenzione. E vincerla. Gli studi epidemiologici l’hanno dimostrato da tempo: il rischio cardiovascolare è reversibile e abbassare i livelli dei fattori di rischio riduce gli eventi cardiovascolari e la loro gravità. Uno stile di vita corretto – insieme alla terapia farmacologica quando è necessario – possono fare molto per la salute del cuore e la prevenzione delle conseguenze più gravi»- spiega la dottoressa Cristina Giannattasio, responsabile del Cardiocenter del Dipartimento Cardiotoracovascolare Ospedale Niguarda, sostenuto dalla Fondazione De Gasperis. Per ottenere risultati significati, sottolineano al Cardiocenter, la prevenzione deve divenire parte della nostra cultura, del livello sociale, a partire dai giovani, che dovrebbero adottare sin da subito uno stile di vita corretto. La prevenzione nasce dalla consapevolezza, ma se un comportamento favorevole alla salute del cuore viene vissuto come normale sarà più naturale farlo proprio e mantenerlo nel tempo.

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Morte dell’ambasciatore in Congo: “ Poniamo fine al massacro di un popolo”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2021

Riguardo la tragica morte in Congo dell’ambasciatore Attanasio interviene il Dott. Gianpaolo Parolini, Presidente Nazionale Associazione Smile Mission Onlus,con una lettera indirizzata al Ministro degli Esteri Di Maio, e alla Prof.ssa Laura Strohmenger, Membro associato OMS. Questo il contenuto della missiva:”La morte del nostro Ambasciatore, dr. Luca Attanasio, del Carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo Baguma, avvenuta in Congo, ci porta alla triste realtà di una Regione (il Nord Kiwu) che, pur essendo ricchissima (diamanti e coltan in primo luogo) e, forse, proprio per questo, è perennemente in guerra. Una situazione che è funzionale a tutti coloro che hanno interessi economici nella Regione.Una guerra che dura da decenni, che è costata la vita a otto milioni di persone e alla quale non è mai stato dato un grande peso in Europa, negli USA o in Cina.Come è ben noto, l’ONU ha inviato un contingente non adeguato a fermare la carneficina. Aiuti umanitari arrivano da tutto il mondo, ma non lasciano traccia; danno solo l’impressione a noi occidentali di restituire un po’ del maltolto.Smile Mission Onlus, Associazione di Volontariato Odontoiatrico Internazionale, nel Nord Kiwu ha creato negli ultimi 15 anni, una scuola di odontoprotesisti dentali, scuola riconosciuta anche a livello governativo e che ormai si autogestisce. Conosciamo bene quindi la situazione in cui versa questo territorio. Mille sono le situazioni e gli avvenimenti che si potrebbero raccontare per illustrare la ferocia e la disperazione che segnano giornalmente la vita degli abitanti. Purtroppo però noi occidentali non facciamo nulla per evitare o fermare questa situazione, per eliminare gli interessi delle nostre lobby, particolarmente forti economicamente e politicamente e che finanziano i disordini e l’anarchia, foraggiando i cosiddetti “ ribelli” che altro non sono che mercenari al soldo dei paesi che hanno interessi economici.Vogliamo chiedere che finalmente con forza e incisività si intervenga in tutte le Sedi Internazionali possibili per porre fine a questa tragedia.La morte del Dr. Attanasio e dei suoi accompagnatori, un ambasciatore così disponibile e che ci ha prestato ascolto e aiutato in molte occasioni, deve smuovere le coscienze di coloro che possono intervenire.Non facciamo in modo che ricada il silenzio, poniamo fine al massacro di questo popolo e delle nostre coscienze”. Dott. Gianpaolo Parolini Presidente Nazionale Associazione Smile Mission Onlus.

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Dolore e sconcerto per la morte dell’ambasciatore e del carabiniere

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

“La terribile notizia dell’attentato in Congo nel quale hanno perso la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il militare dell’Arma dei Carabinieri ci addolora e ci getta nel totale sgomento. In attesa che si faccia luce sulla dinamica e che la magistratura apra l’inchiesta, ci stringiamo alle famiglie delle due vittime, al prestigioso mondo della diplomazia italiana e all’Arma dei Carabinieri, punte di diamante della nostra presenza in tutto il pianeta”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.
E da parte dell’onle Ciriello questore della Camera dei deputati: ““Profondo dolore per quanto accaduto, questa mattina, in Congo, dove il nostro Ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci sono rimasti uccisi a seguito di un vile attentato terroristico al convoglio Onu su cui stavano viaggiando”. “Mi auguro – soggiunge – che il Governo italiano, tramite il ministro Luigi Di Maio, ricostruisca in tempi rapidi la dinamica dell’accaduto e che la Procura di Roma apra un’inchiesta per risalire all’identità di mandanti ed esecutori dell’attentato, che non devono rimanere impuniti. Sarebbe opportuno, da parte del Governo, anche un rafforzamento delle misure antiterrorismo per il nostro personale diplomatico e militare impegnato nelle Nazioni più a rischio. Esprimo la mia vicinanza e il più sentito cordoglio alle famiglie delle vittime che meritano giustizia”

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185 persone innocenti negli USA condannate a morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

La pena di morte è ancora in uso in alcuni stati degli Stati Uniti. È particolarmente tragico quando si verificano errori e di conseguenza lo Stato uccide persone innocenti. Secondo un’indagine del Death Penalty Information Center, 185 persone negli Stati Uniti sono state condannate a morte dal 1973, nonostante fossero innocenti. Il rapporto con i numeri spaventosi è stato presentato giovedì a Washington. La polizia e i pubblici ministeri sono responsabili dei motivi più frequenti di errori di valutazione. Anche lo spergiuro e le false dichiarazioni sono spesso problematici. Robert Dunham, direttore del Death Penalty Information Center, ha detto che ci si dovrebbe chiedere se ci si può fidare dello stato per emettere condanne a morte. La Florida è il triste leader delle statistiche: 30 persone sono state condannate a morte lì, ma che sono state successivamente dimostrate innocenti. È seguito dall’Illinois con 21 e dal Texas con 16 innocenti. L’Illinois aveva annullato la pena di morte nel 2011 proprio per questo problema.Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato più volte di essere contrario alla pena di morte. La scorsa settimana diversi gruppi per i diritti umani hanno chiesto a Biden di inviare all’ergastolo 49 detenuti condannati ai sensi della legge nazionale. Oltre 1.500 persone sono state giustiziate negli Stati Uniti dagli anni ’70. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, lo studio dimostra come l’infallibilità dei giudici non è che un mito poichè gli uomini sono condannati all’errore, e i giudici, sono uomini. L’errore giudiziario diventa sempre meno un episodio isolato per diventare un fenomeno collettivo, che può minacciare qualsiasi individuo del corpo sociale. La fretta nelle indagini, l’eccessiva fiducia accordata ai testimoni non sempre attendibili, la troppa importanza data alle presunzioni di colpevolezza e agli indizi sono tra i fattori che predispongono all’errore, ai quali va ad aggiungersi la pressione esercitata dall’opinione pubblica che desidera ad ogni costo trovare un colpevole, anche in mancanza di certezze irrefutabili.

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Malattie cardiache prima causa di morte nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Le malattie cardiache rimangono la principale causa di morte in tutto il mondo, secondo l’aggiornamento 2021 delle American Heart Association’s Heart Disease and Stroke Statistics, pubblicato su Circulation. Sulla base dell’aggiornamento statistico del 2021, che ha fornito i dati sulla mortalità degli Stati Uniti dal 2018, le malattie cardiovascolari rimangono la principale causa di morte negli Stati Uniti.
A livello globale, quasi 18,6 milioni di persone sono decedute per malattie cardiovascolari nel 2019, l’ultimo anno per il quale sono state calcolate le statistiche mondiali, con un aumento del 17,1% nell’ultimo decennio. Ci sono stati più di 523,2 milioni di casi di malattie cardiovascolari nel 2019, il che significa un aumento del 26,6% rispetto al 2010. Ma secondo gli esperti, l’onere globale delle malattie cardiovascolari crescerà esponenzialmente nei prossimi anni a causa degli effetti a lungo termine della pandemia da Covid-19. «Covid-19 influenzerà direttamente e indirettamente i tassi di prevalenza e di morte delle malattie cardiovascolari per gli anni a venire. La ricerca sta dimostrando che il coronavirus può causare danni al cuore. Inoltre, le persone stanno ritardando la cura di infarti e ictus, il che può portare a esiti peggiori» spiega Salim Virani, del Baylor College of Medicine di Houston, negli Stati Uniti, che ha presieduto il comitato di scrittura. E i ricercatori sottolineano che un problema ancora più critico saranno i comportamenti e lo stile di vita che sono prevalenti durante la pandemia, molti dei quali fanno aumentare il rischio di malattie cardiache e ictus. «Abitudini alimentari malsane, aumento del consumo di alcol, mancanza di attività fisica e il costo mentale dell’isolamento da quarantena, e persino la paura di contrarre il virus, possono avere un impatto negativo sul rischio di una persona per la malattia cardiovascolare» prosegue Virani.La novità del rapporto di quest’anno è un capitolo dedicato agli esiti avversi della gravidanza, che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari nelle madri e nei loro bambini. Le complicazioni della gravidanza, tra cui problemi ipertensivi, diabete gestazionale, nascite pretermine, e bambini piccoli per l’età gestazionale, si verificano nel 10-20% di tutte le gravidanze negli Stati Uniti, e un problema cardiovascolare è la causa più comune di morte materna nel paese. «Dobbiamo tenere conto di questo problema per salvare la vita delle madri e migliorare quella dei bambini» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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Bicentenario della morte di Napoleone

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2021

Bonaparte visse sull’Isola in esilio dal 4 maggio 1814 fino al 27 febbraio 1815. Da maggio e per tutta l’estate 2021, all’Isola d’Elba, si celebra il bicentenario della morte di Napoleone. Nell’isola Bonaparte visse, in esilio, per quasi dieci mesi, dal 4 maggio 1814 fino al 27 febbraio 1815, lasciando numerose tracce e luoghi da scoprire. Il calendario ha coinvolto associazioni internazionali come La Federazione europea delle città napoleoniche e Route Napoléon. L’idea, spiega in una nota Visit Elba, è anche quella di creare una settimana napoleonica, che diventi un evento annuale ricorrente per attrarre turisti. Celebrando il bicentenario della sua morte, si potranno inoltre scoprire episodi poco conosciuti, che hanno caratterizzato il soggiorno del Generale Bonaparte sull’isola d’Elba. (foto copyright Christian Flammia)

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Per un mondo senza la pena di morte

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Si è tenutosul sito e sulla pagina Facebook della Comunità di Sant’Egidio, il webinar internazionale #stand4humanity #nodeathpenalty . Promosso da Sant’Egidio, l’evento vedrà la partecipazione di numerose associazioni che si battono per l’abolizione della pena di morte. Sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni, esperti, attivisti e testimoni della società civile da Africa, Asia, Europa e Nord America, come David Sassoli (presidente del Parlamento europeo), Sandra Babcock, (direttore del Cornell Centre on the Death Penalty Worldwide), Joaquin Martinez (Former death row inmate, exonerated), Suzana Norilihan (lawyer and activist), Navy Pillay (President of international commission against Death Penalty), Krisanne Vaillancourt Murphy (Executive Director of Catholic Mobilizing Network) e Mario Marazziti (Comunità di Sant’Egidio).Il webinar si è concluso con l’illuminazione straordinaria del Colosseo, simbolo della campagna globale contro la pena di morte.Nel cuore di settimane importanti per la discussione e il voto in corso alle Nazioni Unite sulla moratoria della pena di morte, l’evento – in ricordo del giorno in cui, nel 1786, in cui venne abolita, per la prima volta, la pena capitale da uno Stato, il Granducato di Toscana – intende rafforzare il movimento abolizionista e lanciare un messaggio al mondo per la difesa della vita e dei diritti umani anche attraverso la rete di oltre 2.300 “Città per la vita” che la Comunità di Sant’Egidio ha creato negli ultimi anni.

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Le malattie cardiovascolari sono nel nostro Paese la causa di oltre una morte su tre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Un milione di italiani con più di 65 anni soffre di patologie strutturali dovute al deterioramento delle valvole cardiache. Una popolazione vulnerabile nel caso di infezione da Covid-19, ma il cui destino è reso ancora più fragile dagli effetti che il virus ha avuto, e di nuovo sta avendo in questi giorni, sul blocco dei ricoveri, il differimento degli interventi in elezione e l’inesorabile allungamento delle liste d’attesa per le procedure valvolari mini-invasive. Il GISE, la Società Italiana di Cardiologia Interventistica, propone i risultati di una survey effettuata in 130 emodinamiche italiane, traccia il quadro della contrazione di attività, delle cause che l’hanno prodotta, della direzione che stiamo prendendo e della necessaria correzione di rotta per tutelare le persone malate di cuore.A presentare il Manifesto a tutela del paziente cardiopatico, nel corso di una conferenza stampa virtuale, saranno il Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica Giuseppe Tarantini, il Presidente Eletto del GISE Giovanni Esposito e il Segretario Generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso.

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Strappata alla vita per mano di suo fratello

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

«Un pensiero e una preghiera per Maria Paola, strappata alla vita a 20 anni per mano di suo fratello.Tanta la violenza che si cela dietro questa inaccettabile morte: da quella contro gli omosessuali e quella sulle donne. Ma anche quella indegna idea che una donna non possa scegliere per sé stessa e che abbia bisogno del permesso di qualcuno per essere libera. C’é una violenza atroce che dilaga tra i giovani e che continua a sfociare in simili episodi. Un inaccettabile degrado che abbiamo il dovere di arginare al più presto. Lo Stato deve tornare a farsi sentire e dare il messaggio chiaro che la violenza non è tollerata e chiunque la pratichi ne dovrà rispondere davanti alla legge.Ora pena esemplare per questo schifoso assassino».Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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La vecchiaia è una condizione da sconfiggere con la morte?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Mentre pensiamo a quale potrà essere la nostra esistenza tra cento o mille anni, mi chiedo quale risposta noi diamo al presente e come ci poniamo, per essere credibili, con la nostra struttura fisica e rapporto con la natura oggi. Allan Larson direttore generale della Commissione Europea afferma che “l’invecchiamento attivo è la chiave per risolvere questo problema, attraverso un contributo dei cittadini alla società in termini di capacità, piuttosto che di cronologia. Essi dovranno adattarsi lavorando più a lungo, andando in pensione più tardi, in modo più graduale e mantenendosi attivi dopo il pensionamento, impegnandosi in attività che servono a favorire il mantenimento di buone condizioni di salute”.
Tutti questi aspetti costituiscono una sfida ai concetti classici in base ai quali si prendono in considerazione i problemi degli anziani, anche nel mercato del lavoro. La tendenza normale è quella di identificare questa categoria di persone come un problema, con caratteristiche omogenee, per il quale si creano programmi speciali. Il fatto di categorizzare ci porta a pensare che vi sia un problema, per cui sia le persone che le politiche, poste in atto, hanno un carattere di marginalizzazione e di separazione.
L’orientamento non è sostenibile in termini economici, poiché la percentuale di dipendenza è molto variabile. Inoltre, la partecipazione è un aspetto centrale della vita delle persone e dell’impegno dei cittadini, per i quali una posizione diversa, dal proposto, non è sostenibile nemmeno in termini sociali.” Ma cosa vuol significare, in punti pratici, l’invecchiamento attivo? I segni più importanti e le risposte più qualificanti potrebbero essere i seguenti:
Migliorare le competenze, la motivazione e la mobilità dei lavoratori più anziani.
Porre in atto le prassi migliori per garantire un sostegno all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e alla diffusione delle conoscenze. Adattare il posto di lavoro ad una forza lavoro in via d’invecchiamento, attraverso cambiamenti delle regole e delle prassi occupazionali. Migliorare l’ambiente di lavoro in modo da ridurre al minimo l’erosione dell’occupabilità e da consentire una più lunga vita lavorativa.
Porre in atto politiche occupazionali mirate a facilitare l’accesso dei lavoratori in corso d’invecchiamento a forme più adatte e più flessibili di attività professionale.
Adottare atteggiamenti e prassi che impediscano di porre fuori del mercato del lavoro i più anziani. Ciò consentirà alla società di trarre vantaggio dal potenziale degli anziani in misura superiore a quanto avviene oggi.
L’obiettivo, al quale tutte le parti in causa si devono sentire impegnate, governo, imprese, lavoratori, è quello di consentire ai lavoratori di tutte le età di mantenersi più a lungo in attività.
È un discorso che è conseguente alla realtà che viviamo. D’altra parte, che senso può avere andare in pensione oggi 5-10 anni prima dei nostri nonni, quando siamo in condizioni di salute notevolmente migliori? In generale abbiamo condizioni di lavoro più comode ed è probabile che viviamo 6-8 anni di più. Questa scelta non sarebbe forse diversa se i lavoratori più anziani avessero vere e proprie opportunità di rimanere attivi più a lungo, qualora fossero fatti gli investimenti adeguati per garantirne l’occupabilità e si attuassero i cambiamenti opportuni del posto di lavoro e nel mercato del lavoro, oltre a mettere a punto i progetti pensionistici? È una riflessione duplice insita nel mio ragionamen-to. La prima è che s’invecchia in migliori condizioni di salute e la seconda è che i datori di lavoro, i sindacati e i lavoratori si stanno concentrando troppo sui programmi pensionistici invece di farlo sui necessari cambiamenti nella gestione stessa dell’età.
D’altra parte, nelle stesse grandi aziende, sia pubbliche sia private, vi sono lavori che possono essere agevolmente svolti da giovani e altri da demandare agli anziani perché più sedentari e più ripetitivi e richiedenti minore partecipazione intellettuale e rapidità di esecuzione. È un discorso che vale a tutti i livelli d’impegno. Può andare bene dai lavori generici a quelli specialistici. Significa anche che lavorare, aiuta l’organismo a stare bene e a tenersi in esercizio non solo fisico ma anche mentale. E’, se vogliamo, la prima terapia che suggeriamo agli anziani per tenersi in forma. (Riccardo Alfonso)

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Le statine si associano a un ridotto rischio di morte tra gli anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

Uno studio su Jama firmato dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e VA Boston Healthcare System getta nuova luce sul ruolo che le statine possono svolgere negli anziani che non hanno avuto un infarto, un ictus o altri eventi cardiovascolari. Nella loro analisi retrospettiva dei dati dei Veterans Health Administration Services e dei Centers for Medicare & Medicaid Services, gli autori hanno osservato che il rischio di morte per qualsiasi causa era inferiore del 25% tra i veterani che usavano statine rispetto ai non trattati. Ma non solo: le probabilità di morire per eventi cardiovascolari, come un infarto o un ictus, era più bassa del 20%.«Le statine sono comunemente prescritte negli adulti di mezza età, ma sottovalutate nelle persone sopra i 75 anni» afferma la coautrice Ariela Orkaby del Brigham and Women’s Hospital, sottolineando che dai risultati dello studio emerge la persistenza del beneficio delle statine indipendentemente dall’età più anziana o più giovane e dalla presenza di condizioni come la demenza. I ricercatori hanno esaminato i dati sui veterani che hanno utilizzato i servizi Veterans Administration tra il 2002 e il 2012, che avevano 75 anni o più e che non avevano avuto in precedenza infarti, ictus o altri eventi cardiovascolari. Degli oltre 300.000 partecipanti, gli autori ne hanno identificati più di 57.000 che assumevano statine. «Nel complesso, l’assunzione di statine risulta significativamente legata a un minor rischio di morte per eventi cardiovascolari o per qualsiasi causa, con benefici persistenti anche nei veterani in età avanzata, compresi quelli che avevano 90 anni o più» riprende Orkaby, aggiungendo che i tassi di mortalità restavano bassi anche nei soggetti anziani affetti da patologie neurologiche come la demenza, esclusi da studi precedenti. «Analizzando ulteriormente i dati abbiamo scoperto che anche l’avvio del trattamento con statine si associa in modo significativo a un minor rischio di eventi cardiovascolari come infarti e ictus, ed è stato particolarmente interessante vedere un marcato declino del tasso di ictus tra i partecipanti neri» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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La morte di Giulietto Chiesa è una grande perdita

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

“Era un uomo brillante e di talento, conosciuto in molti Paesi del mondo. Uomo a cui sono legato da molti anni di amicizia. Ci siamo incontrati quando Giulietto era corrispondente per il quotidiano L’Unita, organo del Partito Comunista Italiano. Era un giornalista meraviglioso, era interessato a molte cose, parlava con le persone più variegate e per molti è diventato un amico. Abbiamo avuto un rapporto di fiducia e comprensione reciproca. Ciò è stato particolarmente evidente durante gli anni della Perestrojka, che Giulietto ha visto come un’occasione per grandi cambiamenti positivi nel nostro Paese ed in tutto il mondo. Ho sentito il suo sostegno in quegli anni ed anche successivamente e lo ringrazio per questo.
Giulietto era un uomo di ferme convinzioni e cercava di attuarle nella sua attività giornalistica, in politica, come membro del Parlamento europeo e nella vita pubblica. Era preoccupato per tutto ciò che riguardava la difesa delle idee di pace e della lotta contro la minaccia militare. E’ stato particolarmente coinvolto nelle attività del World Politics Forum, che ha unito gli sforzi di politici, scienziati ed altre persone di grande rilievo culturale e con esperienza. Ha anche mantenuto rapporti molto stretti con la Fondazione Gorbachev.
Giulietto Chiesa è stato legato al nostro paese per molti anni, lui e tutta la sua famiglia erano sinceri amici della Russia. Ho scritto una lettera a sua moglie Fiametta e ho espresso le mie più profonde condoglianze a lei ed al loro figlio. Che il suo ricordo splenda nel tempo”. È quanto ha dichiarato Michail Gorbačëv, già presidente dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Fonte: https://www.gorby.ru/presscenter/news/show_30134/

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Non si muore solo di vecchiaia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Sappiamo bene che non tutti gli esseri viventi nascono sani e vivono in buona salute sino alla loro morte fisica per invecchiamento. Prima e, dopo nati, i rischi di malformazioni congenite e di malattie virali, di una certa gravità, e la presenza di cellule tumorali rende la vita di ciascuno di noi una sfida sempre aperta contro le forze del male. Vedere i nostri congiunti, o anche amici spegnersi lentamente soffrendo, o a gestire un male, se non mortale ma capace di condizionarne l’esistenza rendendola sommamente amara per sé e per gli altri che sono accanto, è uno scenario non infrequente. In tutti questi casi noi ci sentiamo impotenti, ma non vinti. Ora vi sono i trapianti d’organi. Essi, per lo più, possono essere realizzati se vi è un donatore e se muore. Ma non è finita qui. Il corpo del ricevente può scatenare una reazione immunitaria provocata da un antigene che riconosce l’estraneità del nuovo organo che si sostituisce.
Vi sono, ovviamente, i farmaci che cercano di combattere questa reazione dell’organismo umano, ma essi sono, per lo più, tossici e possono provocare danni piuttosto seri ad altri organi del paziente. Nello stesso tempo vi è una differenza notevole tra la domanda di trapianti e l’offerta disponibile. È un aspetto che, talvolta, trascende la legalità permettendo trapianti tra vivi o diventando, ancora più grave sacrificando vite umane sia pure per la sopravvivenza di altre.
Oggi questa possibilità può essere superata e con tutti i suoi aspetti immunologici, attraverso l’uso degli embrioni e delle cellule staminali. Se questa è la risposta che ci attendiamo dalla clonazione, ben venga. Diciamo che in uno scenario futuro noi possiamo avere una “banca personale” dove sono riprodotti e conservati i nostri “organi vitali”: cuore, fegato, polmoni e quanto altro e messi a disposizione per ogni occorrenza. Non dobbiamo dimenticare che già esistono, in natura dei geni così detti “riparatori” che hanno il compito di restaurare in continuazione gli effetti distruttivi delle radiazioni sulle cellule. Sono degli enzimi preposti al controllo del DNA evitandogli la formazione di tumori o danni d’altro genere.
Sta a noi farli notare e ad aiutarli a essere sempre presenti e attivi. Il secondo aspetto, quello della clonazione, è senza dubbio più spettacolare, ma sicuramente inquietante e dagli effetti destabilizzanti su tutti gli esseri umani. Qui non si tratta di una terapia, per debellare una o più malattie, ma di poter intervenire con le proprie forze.
Non è tanto il discorso dell’avere una copia, di noi stessi, e sulla quale esercitare un “dominio” che condizioni i comportamenti, i sentimenti dell’altro fino a renderlo, in altre parole, un automa, un replicante. E’ questo e non altri il rischio che incombe su di noi e che taluni intravedono possibile in ogni caso dato che non sarà facile con i progressi della scienza, ma soprattutto con gli interessi umani, fare dei distinguo di merito e porre dei limiti alle due possibilità praticabili.
D’altra parte, come afferma lo stesso Wilmut: “L’embrione è un potenziale uomo, ma non è una persona. Non contiene ancora la diversificazione del sistema nervoso”. Ora se possiamo dire d’avere una base comune, le due diverse risposte che ci attendiamo devono essere ben chiare e ben definite. Se vogliamo rendere un servizio all’umanità e non renderla schiava delle sue debolezze e delle voglie egemoniche, dobbiamo impedire gli eccessi. (Riccardo Alfonso)

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La vecchiaia è una condizione da sconfiggere solo con la morte?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Mentre pensiamo a quale potrà essere la nostra esistenza tra cento o mille anni, mi chiedo quale risposta noi diamo al presente e come ci poniamo, per essere credibili, con la nostra struttura fisica e rapporto con la natura oggi. Allan Larson direttore generale della Commissione Europea afferma che “l’invecchiamento attivo è la chiave per risolvere questo problema, attraverso un contributo dei cittadini alla società in termini di capacità, piuttosto che di cronologia. Essi dovranno adattarsi lavorando più a lungo, andando in pensione più tardi, in modo più graduale e mantenendosi attivi dopo il pensionamento, impegnandosi in attività che servono a favorire il mantenimento di buone condizioni di salute”.
Tutti questi aspetti costituiscono una sfida ai concetti classici in base ai quali si prendono in considerazione i problemi degli anziani, anche nel mercato del lavoro. La tendenza normale è quella di identificare questa categoria di persone come un problema, con caratteristiche omogenee, per il quale si creano programmi speciali. Il fatto di categorizzare ci porta a pensare che vi sia un problema, per cui sia le persone che le politiche, poste in atto, hanno un carattere di marginalizzazione e di separazione.
L’orientamento non è sostenibile in termini economici, poiché la percentuale di dipendenza è molto variabile. Inoltre, la partecipazione è un aspetto centrale della vita delle persone e dell’impegno dei cittadini, per i quali una posizione diversa, dal proposto, non è sostenibile nemmeno in termini sociali.” Ma cosa vuol significare, in punti pratici, l’invecchiamento attivo? I segni più importanti e le risposte più qualificanti potrebbero essere i seguenti:
Migliorare le competenze, la motivazione e la mobilità dei lavoratori più anziani.
Porre in atto le prassi migliori per garantire un sostegno all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e alla diffusione delle conoscenze. Adattare il posto di lavoro ad una forza lavoro in via d’invecchiamento, attraverso cambiamenti delle regole e delle prassi occupazionali. Migliorare l’ambiente di lavoro in modo da ridurre al minimo l’erosione dell’occupabilità e da consentire una più lunga vita lavorativa. Porre in atto politiche occupazionali mirate a facilitare l’accesso dei lavoratori in corso d’invecchiamento a forme più adatte e più flessibili di attività professionale. Adottare atteggiamenti e prassi che impediscano di porre fuori del mercato del lavoro i più anziani. Ciò consentirà alla società di trarre vantaggio dal potenziale degli anziani in misura superiore a quanto avviene oggi. L’obiettivo, al quale tutte le parti in causa si devono sentire impegnate, governo, imprese, lavoratori, è quello di consentire ai lavoratori di tutte le età di mantenersi più a lungo in attività. È un discorso che è conseguente alla realtà che viviamo. D’altra parte, che senso può avere andare in pensione oggi 5-10 anni prima dei nostri nonni, quando siamo in condizioni di salute notevolmente migliori? In generale abbiamo condizioni di lavoro più comode ed è probabile che viviamo 6-8 anni di più. Questa scelta non sarebbe forse diversa se i lavoratori più anziani avessero vere e proprie opportunità di rimanere attivi più a lungo, qualora fossero fatti gli investimenti adeguati per garantirne l’occupabilità e si attuassero i cambiamenti opportuni del posto di lavoro e nel mercato del lavoro, oltre a mettere a punto i progetti pensionistici? È una riflessione duplice insita nel mio ragionamen-to. La prima è che s’invecchia in migliori condizioni di salute e la seconda è che i datori di lavoro, i sindacati e i lavoratori si stanno concentrando troppo sui programmi pensionistici invece di farlo sui necessari cambiamenti nella gestione stessa dell’età.
D’altra parte, nelle stesse grandi aziende, sia pubbliche sia private, vi sono lavori che possono essere agevolmente svolti da giovani e altri da demandare agli anziani perché più sedentari e più ripetitivi e richiedenti minore partecipazione intellettuale e rapidità di esecuzione. È un discorso che vale a tutti i livelli d’impegno. Può andare bene dai lavori generici a quelli specialistici. Significa anche che lavorare, aiuta l’organismo a stare bene e a tenersi in esercizio non solo fisico ma anche mentale. E’, se vogliamo, la prima terapia che suggeriamo agli anziani per tenersi in forma. (Riccardo Alfonso)

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Cordoglio di tutti i farmacisti italiani per la scomparsa del dottor Roberto Stella

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

“Il Comitato Centrale della FOFI e tutti i farmacisti italiani esprimono il loro cordoglio per la scomparsa del dottor Roberto Stella, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Varese” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli. “La sua vita e le circostanze della sua morte, a causa dell’infezione da nuovo Coronavirus, esprimono in massimo grado la passione, la competenza e la dedizione che sono i più importanti valori di tutti i professionisti della salute italiani. E’ grazie all’impegno di persone come Roberto Stella che il nostro paese potrà superare anche questa emergenza e, a questo proposito, molto si potrebbe aggiungere, ma in questo momento di grande tristezza preferiamo rimanere in silenzio”.

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“La morte di un ragazzino di 15 anni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Napoli. E’ una tragedia immane e rispettiamo il dolore di una mamma. È però giusto sottolineare che il Carabiniere ha agito come doveva, in una situazione di imminente pericolo per sé stesso e per la sua fidanzata»È il commento della dottoressa Patrizia Massimini, vice presidente dell’Associazione Nuova Difesa.«Una vita è stata stroncata e un’altra è stata distrutta per sempre. Adesso – prosegue – non vogliamo la gogna mediatica per il carabiniere e siamo pronti ad offrirgli assistenza legale, mediante il professionista che collabora con la nostra associazione e che già si è occupato di casi come quello del Vice Brigadiere Francesco Tedesco relativamente al caso Cucchi, caso Magherini, caso Narducci, caso Carabinieri di Aulla o, caso molto simile a questo, quello del poliziotto che a Guidonia, nel 2017, sparò e uccise due giovani che armati di pistola a giocattolo, tentarono di rapinare un commerciante. Le accuse nei confronti di quel poliziotto sono state archiviate. Attendiamo serenamente l’esito delle perizie con la consapevolezza – conclude – che non è facile distinguere in piena notte e mentre te la stanno puntando alla tempia, una pistola vera da quella a giocattolo».

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