Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘morte’

L’anafilassi è ancora causa di morte in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2022

L’iniezione di adrenalina rappresenta il trattamento di prima scelta nel caso di una reazione di anafilassi. Eppure, nel nostro Paese, ancora oggi si registra un elevato numero di morti per mancata somministrazione tempestiva di adrenalina auto-iniettabile. L’auto-iniettore è un dispositivo in grado di erogare una quantità predosata di adrenalina, che rappresenta un vero e proprio salvavita in caso di shock anafilattico. Il quadro d’accesso a questi dispositivi nelle diverse regioni italiane, però, non è omogeneo e molti pazienti allergici, a rischio di shock anafilattico, sono spesso sprovvisti degli auto-iniettori di adrenalina. Per questa ragione Food Allergy Italia APS ha lanciato Shock, una campagna di informazione e sensibilizzazione sull’anafilassi, realizzata con il patrocinio di Cittadinanzattiva e AIITO, Associazione Allergologi ed Immunologi Italiani Territoriali ed Ospedalieri e con il supporto non condizionato di Viatris. “L’anafilassi è una emergenza medica assoluta. I sintomi che si manifestano in caso di anafilassi comprendono prurito, eritemi e orticaria, asma, rigonfiamento della lingua e della laringe e interessamento dell’apparato cardiocircolatorio (abbassamento della pressione sanguigna e tachicardia). I sintomi possono presentarsi in combinazioni diverse. Ostruzione delle vie respiratorie e insufficienza cardiovascolare dovute a shock anafilattico possono essere fatali – afferma Riccardo Asero, Presidente AAIITO.

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Le infezioni/sepsi sono oggi al terzo posto tra le cause di morte neonatale nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Coinvolgono circa il 2,2% dei nati vivi, con una mortalità che varia dall’ 11 al 19%. Ma le gravi infezioni sono responsabili anche di elevati tassi di morbosità, che rappresentano circa il 3% di tutti i DALY (disability-adjusted life year) cioè gli anni di vita persi a causa di morbosità, mortalità e disabilità. La sepsi neonatale si presenta in due forme nosologiche, diverse per età di insorgenza, patogenesi ed eziologia: la forma precoce con esordio entro le prime 72 ore di vita, a trasmissione verticale del patogeno dalla madre prima o durante il parto e la forma tardiva, che esordisce dopo le 72 ore di vita, a trasmissione orizzontale del patogeno, quindi correlata all’assistenza dei neonati ricoverati. Nonostante gli importanti progressi tecnologici e il miglioramento del livello di cure, che hanno determinato un significativo aumento della sopravvivenza dei neonati pretermine, la sepsi rimane, ancora oggi, una patologia con una mortalità e morbosità non significativamente modificate negli ultimi anni. L’immaturità del sistema immunitario dei neonati, li rende più fragili e maggiormente esposti all’azione degli agenti patogeni. Questa suscettibilità alle infezioni è tanto più elevata quanto più il neonato è pretermine. Infatti, le forme precoci interessano l’1,4% dei nati con peso < 1500 g (circa 28 volte maggiore che nei nati a termine) con una mortalità del 34%, mentre le forme tardive interessano il 19,9%, con una mortalità del 17,1% a livello mondiale.Dati ancora più allarmanti riguardano i neonati di peso < 1000 g che presentano, per la sepsi precoce, una incidenza dell’1,8% con una mortalità del 46%, mentre per la sepsi tardiva un’incidenza del 34% con una mortalità del 17%. By Marinella Proto Pisani, Valentina Casertano e Giancarlo Panico – http://www.sin-neonatologia.it

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Settecentenario della morte di Dante

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2022

In occasione del Settimo Centenario della morte di Dante Alighieri, la Casa di Dante in Roma ha inteso dar vita, nei giorni 8 e 9 settembre 2021, a una manifestazione celebrativa che sia non soltanto un atto di omaggio formale, ma un concreto apporto all’onoranza solenne e insieme un contributo durevole alla definizione della figura, dell’opera, del “mito” di Dante, focalizzati nel tempo suo, nella prospettiva dello scorrere dei secoli, nella realtà del XXI secolo. Dove Dante mantiene una “presenza”, un fascino, una capacità di “presa” su lettori anche lontanissimi da lui, nel tempo e nello spazio, e per essi una vitalità, che si configurano come un aspetto tra i piú sorprendenti e suggestivi del personaggio.A tal fine, esclusa l’ipotesi del simposio ad ampio raggio, che avrebbe avuto scarsa possibilità di incidenza significativa in questo contesto, si è optato per un “focus”, momento e luogo di convergenza e di attenzione sul tema prescelto, che cerchi di fissare come in una “istantanea” un profilo criticamente definito dell’uomo, del poeta, del pensatore, còlto nel momento della scadenza settecentenaria della morte e fermato in un sobrio ma denso volume di Atti che resti come un medaglione commemorativo dell’evento. Perciò è stato definito un sommario di interventi, affidati a pochi relatori in grado di delinearlo con tratti essenziali, quale è affidato alla seconda parte del volume; nella prima, trovano posto gli interventi e i messaggi di saluto delle Autorità intervenute alla manifestazione.Un volume compatto, che vuole rendere un estremo omaggio al grande Poeta che ha saputo, come scrive Curtius, sovrastare con la sua statura i secoli. Casa editrice: Salerno Editrice Collana: Pubblicazioni del ‘Centro Pio Rajna’, 30 A cura di: Bruno Itri Pagine: 216

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XX Corso Estivo di aggiornamento in Bioetica “Bioetica, Morte e Immortalità”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

Roma 4-8 luglio dalle 15:00 alle 18:30 Ateneo Pontificio Regina Apostolurum e Online. La Facoltà di Bioetica in collaborazione con la Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, avviano il XX Corso Estivo di aggiornamento in Bioetica “Bioetica, Morte e Immortalità” (in lingua italiana e inglese, in sede). verrà affrontato il tema della mortalità umana e dell’aspirazione all’immortalità dal punto di vista delle attuali questioni bioetiche. Questa XX Edizione si propone uno studio interdisciplinare del fenomeno della morte e la ricerca dell’immortalità per favorire la conoscenza e comprensione delle tecniche, i benefici e i rischi inerenti con particolare attenzione alla loro sicurezza ed efficacia e soprattutto all’impatto sulla visione dell’uomo e quindi della natura umana, così come la intendiamo oggi e le eventuali conseguenze per le future generazioni. Si offre ai partecipanti la possibilità di acquisire le competenze necessarie per la valutazione etica delle tecnologie di avanguardia e gli strumenti efficaci per la gestione e la consulenza circa l’uso di queste ultime applicate nell’ambito della vita e della professione medica. Durante il Corso verranno dati gli elementi utili per l’uso di queste conoscenze nella prassi professionale quotidiana di coloro che lavorano nell’ambito scientifico, medico, politico, legale e sociale, della comunicazione o dell’insegnamento nelle scuole e le università. Il Corso è strutturato in lezioni, sessioni di domande e risposte, seminari, cineforum e attività di gruppo interattive e gli argomenti vengono trattati da Docenti della Facoltà di Bioetica ed esperti esterni, provenienti da diversi paesi. Quest’anno, una novità; la mattina del 5 e 6 luglio dalle ore 9.00 alle 13.00, un Modulo dedicato ai Giornalisti – in collaborazione con l’Università Europea di Roma (UER) e in Media Partnership con Avvenire – per affrontare l’informazione su tematiche specifiche dal punto di vista etico e bioetico. L’idea nasce dall’esigenza di quanto sia spesso presente un “vuoto conoscitivo” nell’affrontare tematiche etiche e bioetiche nel mondo dell’Informazione. Il non sapere e non comprendere a fondo determinate questioni, alimenta un caos conoscitivo che spesso sfocia in informazioni errate e faziose, fake news etc. In tematiche etiche, neuroetiche e bioetiche occorre dunque fare chiarezza. Il 7 luglio dalle 17:00, presso l’Ateneo, verrà presentato il libro Enhancement Fit for Humanity: Perspectives on Emerging Technologies (Routledge, 2022) a cura di Michael Baggot, Alberto García Gómez, Alberto Carrara, and Joseph Tham, Docenti della Facoltà di Bioetica e Filosofia, nato dalle conferenze presentate per la prima volta nel Corso Estivo di Bioetica del 2018 intitolato “Human Enhancement: Bioethical Challenges of Emerging Technologies. Il Corso sarà in italiano con traduzione simultaneo in inglese e spagnolo.

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Centenario della morte di Giovanni Verga

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2022

Il Comune di Vizzini, il Museo Civico “Immaginario Verghiano”e Fondazione 3M celebrano il noto scrittore con la mostra “La segreta mania – Giovanni Verga fotografo”. L’esposizione, che sarà aperta al pubblico fino al 18 settembre presso il Museo Civico di Vizzini, è volta a far scoprire la passione di Verga per la fotografia – che egli stesso aveva definito la sua “segreta mania” – e il ruolo che questa rivestì nella sua vita. Nonostante la sua attività come fotografo sia a lungo stata ignorata, infatti, per diversi anni – dal 1878 al 1911 – l’autore siciliano accostò al lavoro letterario l’interesse per la fotografia.La scoperta delle lastre di vetro e dei rullini su cui lo scrittore aveva impresso le sue immagini risale ormai al 1970, ma la sua produzione fotografica è ancora poco nota al grande pubblico. Una produzione che vede come protagonista la Sicilia urbana e rurale – la stessa che l’autore descriveva anche nelle pagine scritte – ma anche altri e più inaspettati paesaggi, come quelli dei laghi lombardi, della Svizzera, di Bormio e dei suoi dintorni che Verga ebbe modo di visitare partendo da Milano, dove visse a lungo. Sono numerosi inoltre i ritratti, dove – oltre a parenti e amici – spesso compaiono fattori, contadini, massari e cameriere: gli stessi personaggi semplici che animavano anche i suoi romanzi e le sue novelle.Tutte le opere esposte – che raccontano lo stile di vita, l’estetica e la storia del tempo – provengono dall’archivio fotografico della Fondazione 3M, istituzione culturale permanente di ricerca e formazione e proprietaria di uno storico archivio fotografico di oltre 110 mila immagini. “La segreta mania” non mostra però le foto originali scattate dallo scrittore siciliano, purtroppo andate perdute, ma stampe recenti realizzate con un’accurata ricerca filologica per riprodurne le corrette tonalità.Il centenario della morte di Giovanni Verga ha rappresentato l’occasione per ravvivare un rapporto di lunga data tra il Comune di Vizzini, il Museo “Immaginario Verghiano” e la Fondazione 3M, che già nel 2005 aveva donato al Comune circa 100 stampe dello scrittore – ancora oggi parte fondamentale dell’esposizione permanente del Museo – oltre ad aver organizzato negli anni una serie eventi espositivi volti a valorizzare patrimonio fotografico verghiano, in collaborazione con il celebre studioso di letteratura e giornalista vizzinese Giovanni Garra Agosta.La mostra “La segreta mania – Giovanni Verga fotografo” sarà aperta al pubblico dal 20 marzo al 18 settembre 2022, dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle 18.30 presso il Museo Civico “Immaginario Verghiano” – Palazzo Trao-Ventimiglia (via Santa Maria dei Greci 12 a Vizzini – CT): uno spazio volto a celebrare l’illustre scrittore e la sua produzione letteraria e fotografica ampiamente ispirate al territorio della città di Vizzini e al suo contesto socio-culturale. By Alessandra Spagnolo

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Ucraina: Serracchiani (Pd), Putin blasfemo esalta la morte

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

“Citare la Bibbia per esaltare morte e distruzione seminate su una popolazione inerme è uno degli atti più blasfemi che si possano commettere. Noi non possiamo smettere di impiegare la massima energia per fermare questa barbara aggressione, che è una sfida al mondo libero e democratico. Sono enormi i danni che Putin sta facendo all’Europa e al popolo russo con la sua folle guerra, ma ricadranno su di lui”. E’ il commento della presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani alla citazione della Bibbia, fatta da Vladimir Putin allo stadio di Mosca, “Non c’è amore più grande di dare la propria vita per i propri amici”.

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A proposito del disegno di legge italiano sulla morte medicalmente assistita

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2022

Il rischio di ridurre tutto a una rigida attuazione di protocolli di Alberto Gambino (pubblicato su L’Osservatore Romano 9 feb 2022) Il Parlamento italiano si appresta a discutere il disegno di legge “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”. Il testo si propone di raccogliere le indicazioni della sentenza n. 242 del 2019 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, a certe condizioni, agevola l’esecuzione del proposito suicida di un paziente. La Corte, nella stessa sentenza, ha invitato il Parlamento a legiferare. Un testo normativo, che legittimi la compartecipazione al suicidio di un essere umano, non lascia spazio ad alcuna approvazione. Né, di per sé, lo si può considerare ineluttabile in ragione dell’invito a legiferare della Consulta. In realtà, il controllo di legittimità sulle leggi da parte della Corte costituzionale non impone al Parlamento l’adozione dell’esercizio del potere legislativo. Nel prendere atto che la Camera dei deputati ha, comunque, deciso di avviare la discussione sul ddl e che — nelle intenzioni — i proponenti intendono recepire le indicazioni della richiamata sentenza n. 242 del 2019, pare opportuno valutare la coerenza del testo a tali prescrizioni.La Corte costituzionale indica espressamente sette requisiti: 1) che il proposito suicida si sia formato autonomamente e liberamente; 2) che il paziente sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; 3) che il paziente sia affetto da una patologia irreversibile; 4) che tale patologia provochi sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili; 5) che il paziente sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; 6) che le condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale; 7) che tale verifica sia preceduta da un parere del comitato etico territorialmente competente. A tali requisiti, la Corte ne antepone uno: che il paziente, prima della scelta, sia coinvolto in un percorso di cure palliative. Marcate criticità del ddl manifestano una certa distanza dalle indicazioni della Corte. Si rileva, innanzitutto, come tra i presupposti dell’accesso a un suicidio medicalmente assistito, il ddl manchi di precisare le caratteristiche dei «trattamenti sanitari di sostegno vitale», il cui sussistere rappresenta nell’impianto argomentativo della Corte l’elemento che motiva la praticabilità eccezionale di un’assistenza al suicidio e, altresì, l’unica condizione di rilievo oggettivo che appare concretamente in grado di circoscrivere l’accesso all’assistenza suddetta.Il ddl, inoltre, aggiunge alla sussistenza di una «patologia irreversibile», come previsto in via esclusiva dalla Corte costituzionale, anche la possibilità che la persona interessata sia «portatrice di una condizione clinica irreversibile» (art. 3, co. 2, lett. a), ampliandone l’orizzonte applicativo alle persone con disabilità e pur in assenza di una malattia. Si tratta di un salto radicale e contrastante con il disposto della Corte costituzionale, con un messaggio culturale particolarmente insidioso: anche la vita di chi versa in condizione di menomazione clinica può legittimare l’agevolazione di un intento suicidario. Circa il ruolo del medico e del Comitato per la valutazione clinica (art. 7) — da istituirsi capillarmente presso ogni azienda sanitaria locale — si rileva la problematicità di quanto previsto dall’art. 5, co. 8, del ddl, ove il loro disaccordo può sfociare, su richiesta del paziente, in un vaglio giudiziale, evidentemente condizionando la serenità dell’esame clinico della vicenda. Si evidenzia con particolare preoccupazione, inoltre, come il ddl abbia travisato il richiamo della Corte alla pre-condizione dell’effettiva fruizione di un programma adeguato di medicina palliativa. Nel ddl tale condizione pregiudiziale si realizza in una mera certificazione (“rapporto”) redatta da un sanitario con la sommaria indicazione che la persona è genericamente a conoscenza del diritto di accedere alle cure palliative (art. 5, comma 3), in contraddizione anche con l’inquadramento legislativo della medicina palliativa nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza e la sua qualificazione quale risorsa ordinaria da affiancarsi a qualsiasi trattamento terapeutico in condizioni di sofferenza. Il coinvolgimento in un percorso di cure palliative deve costituire, secondo il disposto della Corte, «un pre-requisito della scelta, in seguito, di qualsiasi percorso alternativo da parte del paziente». Dunque, la Consulta prescrive che soltanto dopo l’attivazione di un percorso di palliazione e terapia del dolore, al paziente possa essere consentita una scelta suicidaria assistita. Secondo il ddl, poi, «Gli enti ospedalieri pubblici autorizzati sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dalla presente legge» (art. 6, co. 4); il che impone (come previsto nei commi precedenti dell’art. 6) la previsione dell’obiezione di coscienza per il personale sanitario. Il tema è cruciale e riguarda il ruolo del Servizio sanitario nazionale (Ssn), cui la sentenza n. 242/2019 assegna una funzione di controllo procedurale circa la sussistenza dei requisiti dell’assistenza al suicidio, senza invece attribuire alcun obbligo di assicurare attraverso il personale sanitario l’esecuzione di suicidi assistiti. A detta della Corte, dunque, nessun coinvolgimento diretto di medici e, pertanto, nessun problema — neppure astratto — di obiezione di coscienza, rimanendo «alla coscienza del singolo medico scegliere se prestarsi, o no, a esaudire la richiesta del malato». Il ddl ribalta la prospettiva della Corte costituzionale trasformando l’aiuto al suicidio in una sorta di pratica sanitaria inclusa nei livelli ordinari di assistenza, che si cristallizza — come ricordato — nella presenza diffusa dei Comitati di cui all’art. 7, con tutti gli evidenti riflessi consequenziali sul piano del messaggio sociale. Il che impone (come indicato nel ddl) la previsione dell’obiezione di coscienza per il personale sanitario; previsione, che, peraltro, appare lacunosa e indebitamente parziale (lo si evince dalla persistenza di un obbligo di assistenza nella fase precedente l’intervento).Un coinvolgimento diretto e capillare delle strutture sanitarie aprirebbe a veri e propri protocolli e prassi mediche di enorme impatto sulla percezione collettiva. Non può tacersi, in questo senso, l’inquietudine che tutto ciò finisca per rappresentare una spinta verso scelte esiziali drammatiche ed esito di solitudine esistenziale, che certamente non è nelle intenzioni degli stessi proponenti del ddl.In definitiva, il testo ora all’esame della Camera anziché far valere una prospettiva solidaristico-relazionale verso i problemi del fine vita scivola in una rigida procedimentalizzazione di protocolli di risoluzione di quei problemi, orientata a procurare la morte del paziente.

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“Progresso”: Dalla pena di morte alla morte per pena

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2022

Ci scrive Carmelo Musumeci: “L’altro giorno mi è capitato di leggere su “Il Dubbio”, uno dei miei giornali preferiti, questa dichiarazione del magistrato, ora in pensione, Edmondo Bruti Liberati: “Il carcere, la privazione della libertà come pena, nella storia dell’umanità ha costituito un “progresso” rispetto alle pene corporali e alla pena di morte”. Non sono per nulla d’accordo, anche perché la pena di morte e le pene corporali nelle nostre “Patrie Galere” continuano ad esistere: secondo i dati pubblicati dal Ministero di Giustizia, nell’anno appena passato 61 persone si sono tolte la vita all’interno degli istituti di pena italiani. Dalle informazioni raccolte tramite le visite effettuate da Antigone nel corso del 2020, emerge una media di 23,86 casi di autolesionismo ogni 100 persone detenute. (Fonte: XVII rapporto sulle condizioni di detenzione, Associazione Antigone). La differenza rispetto al passato è che ora i prigionieri si fanno del male e si tolgono la vita da soli ed in questo non ci vedo nessun “progresso”. La schiavitù, la pena di morte, la vendetta, la tortura fanno parte della cultura di ogni società, sia antica che moderna. Invece l’usanza di punire tenendo chiusa una persona in una cella per anni e anni è un fatto relativamente nuovo. Non più «il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà». Il carcere “è peggiore della morte perché più molesto, più duro, più lungo da scontare. La pena viene rateizzata nel tempo e non condensata in un momento come la morte; ed è proprio questa la sua forza ammonitrice ed esemplare”. (C. Beccaria) Una lunga pena detentiva, o addirittura l’ergastolo, è una punizione che supera tutte le altre, la più mostruosa, così terribile che poteva essere giustificata solamente con la copertura di motivazioni religiose. Infatti, il carcere non è un’invenzione laica. Ha preso esempio dalla religione cristiana perché il carcere assomiglia molto all’inferno dei cristiani: il luogo in cui i dannati e gli angeli ribelli espiano eternamente la loro pena.Penso che i nostri giudici, prima di condannarci, dovrebbero capire perché abbiamo sbagliato e subito dopo i nostri “educatori” dovrebbero preoccuparsi di tenerci dentro meno possibile, perché il carcere uccide più dei nostri reati.Il carcere, anche nel migliore “mondo possibile”, è violenza, pura violenza. Il carcere non è la medicina, ma è il peggiore dei mali. Non è con il carcere o con la giustizia delle catene che si “educa”, ma, piuttosto, con l’amore. E l’amore in carcere è la cosa che manca più di tutto. Il carcere migliore è quello che ancora devono costruire.In galera, per non diventare scemi, bisognava diventare matti perché dopo tanti anni di carcere solo la follia ti può salvare. Il carcere è la terra di nessuno e per sopravvivere a volte devi diventare ancora più cattivo, per non perdere la tua umanità e quel poco d’amore che ti è rimasto dentro. Il carcere, con i suoi artigli di cemento armato, non dilania solo la carne e le ossa dei prigionieri. Non beve solo il loro sangue e le loro lacrime, ma ne divora l’anima. Io credo che il carcere sia come una malattia: meno se ne fa, più si guarisce in fretta. La limitazione dei contatti con l’esterno, l’imposizione di norme burocratiche ottuse e spesso stupide e infantili, per anni e anni, creano dei poveri diavoli. Io credo che la galera, così com’è, sia un’istituzione totale e criminogena, perché oltre a farti perdere la libertà, la gestione della tua vita e spesso anche dei tuoi pensieri, ti spoglia della tua identità. Il carcere ti disinsegna a vivere.Il carcere rappresenta uno strumento di straordinaria ingiustizia, un luogo di esclusione e di annullamento della persona umana: dietro la vuota retorica di risocializzazione, di rieducazione, si nasconde in realtà una vita non degna di essere vissuta.Io non vedo nessuna giustizia nel tenere un uomo trent’anni in carcere, e spesso per sempre, ci vedo solo tanta ingiustizia; paradossalmente, ci vedo più giustizia in un’immediata fucilazione.Qual è la pena equa? Qualsiasi pena non sarà mai giusta, né equa, in quanto pena. Però, a mio parere, ci sarebbe una pena giusta: chi commette un reato è una persona socialmente o culturalmente malata, quindi basterebbe semplicemente curarla con attenzione.La migliore vendetta per un figlio a cui hanno ucciso il padre sarebbe pretendere che la società, o lo Stato, cambi, migliori e reinserisca nella società la persona che ha sbagliato. Sarà il senso di colpa la sua pena eterna.È improbabile che le persone diventino buone chiuse in una gabbia. E per i forcaioli la certezza della pena potrebbe essere anche di fare scontare la pena fuori dal carcere. Una società è giusta se prima di pretendere che non ci siano reati, pretende che non ci siano luoghi di sofferenza e d’ingiustizia…La gente dovrebbe sapere che il carcere così com’è non ti vuole punire o migliorare, ma ti vuole solo distruggere. Io sono per l’abolizione dell’istituzione carceraria. Si potrebbero e si devono trovare altri tipi di difesa e di punizione, perché tenere una persona chiusa in gabbia è diseducativo ed è peggio del crimine che si vuole punire.Soprattutto per gli ergastolani, il carcere in Italia è un cimitero e la cella la loro tomba.La pena deve dare speranza, altrimenti è come un’esecuzione, una vendetta, invece la propria pena si potrebbe scontare fuori dalle mura di un carcere, facendo cose socialmente utili. Carmelo Musumeci

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Morto David Sassoli presidente del Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2022

“L’Italia e l’Europa perdono una grande personalità. Un uomo attento, determinato, preparato, che non ha mai fatto mancare, anche nei momenti più duri, il suo impegno politico per tenere saldi i valori fondanti dell’Unione e che, in prima persona, da tempo era impegnato nel processo di riforma. Un processo a cui credeva davvero. Ai familiari di David Sassoli, a chi gli ha voluto bene, un forte abbraccio e le più sentite condoglianze”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze. David Sassoli è morto presso il centro oncologico di Aviano, in provincia di Pordenone dove era stato ricoverato in seguito ad una grave forma di disfunzione del sistema immunitario. Il 9 novembre scorso era stato colpito da una brutta polmonite da legionella. Dopo la degenza a Strasburgo era rientrato in Italia per la convalescenza ma in seguito ad una brutta ricaduta è stato di nuovo ricoverato presso il nosocomio di Aviano dove si è spento nella notte passata.

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Diritto alla dolce morte: il suicidio assistito. Il caso Mario

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

Abbiamo più volte parlato, direttamente e non, del suicidio assistito. Il caso del DJ Fabo e il processo penale che ha visto imputato Marco Cappato. Ogg, dop la decisione della Consulta, per la prima volta in Italia si parla di applicazione – so che il termine può essere considerato orribile – della dolce morte.L’associazione Luca Coscioni ha divulgato la dichiarazione rilasciata da Mario, ovvero il primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio assistito dopo che il Comitato Etico si è espresso a favore così come previsto dalla Consulta.Chi è Mario? E’ un uomo, di 43 anni, ormai da 11 anni paralizzato dalle spalle ai piedi a causa di un incidente stradale.L’iter che Mario ha affrontato è stato lungo e difficoltoso, e solo grazie alla pronuncia della Consulta a seguito dello scalpore del caso Cappato è potuto giungere ad un epilogo diverso dal solito.Da oltre un anno Mario si era rivolto alla propri Azienda Ospedaliera chiedendo verifica delle proprie condizioni di salute così che potesse accedere, del tutto legalmente, al farmaco che può porre fine alle sue sofferenze.Mario, quindi, ha sin da subito seguito l’iter e le regole stabilite dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 242/2019.L’Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche (ASUR), ha rifiutato di sottoporre Mario alla visita richiesta e quest’ultimo che si è quindi rivolgeto al Tribunale di Ancona.Sono state necessarie due diffide legali all’ASUR Marche, per accedere al Comitato etico, che ha confermato il possesso dei requisiti per l’accesso legale al suicidio assistito.Si tratta per il momento della vittoria, sicuramente importante, riportata nel corso di una battaglia, posto che sarà sempre il Tribunale di Ancona a dover decidere se Mario potrà assumere il medicinale richiesto.Il Comitato Etico, oltre a dover verificare se Mario avesse o meno i requisiti previsti dalla Legge ha anche valutato il farmaco. Per quest’ultimo sono state sviluppate perplessità legate, secondo quanto si legge in una Nota divulgata dalla Regione Marche, “alle modalità e sulla metodica del farmaco che il soggetto avrebbe chiesto (il tiopentone sodico nella quantità di 20 grammi, senza specificare come dovesse essere somministrato ndr)”.Nessun dubbio, invece, sul fatto che Mario sia affetto da una patologia irreversibile e che egli sia perfettamente in grado di intendere e volere. Il dubbio è se il farmaco indicato sia effettivamente appropriato a garantire una morte senza sofferenza.Quali sono le condizioni necessarie per avere l’assenso da parte del Comitato etico? Il soggetto deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitali; deve essere affetto da una patologia irreversibile; la quale deve essere fonte di sofferenze intollerabili; e deve essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Cosa succederà adesso? L’Avvocato Filomena Gallo, legale di Mario, ha dichiarato che procederà a rispondere all’Asur Marche e al Comitato etico in merito alle modalità di attuazione della scelta, in modo che la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona vengano rispettate. E per tale ragione dichiara l’Avvocato Gallo: “ Forniremo, in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di auto-somministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni. La sentenza della Corte costituzionale pone in capo alla struttura pubblica del servizio sanitario nazionale il solo compito di verifica di tali modalità previo parere del comitato etico territorialmente competente” Una volta chiarito quest’ultimo punto Mario potrà scegliere quando morire e potrà farlo nella sua casa. Qualora dovesse cambiare idea, anche all’ultimo momento, sarà liberissimo di farlo. Sarà infatti lui stesso, attraverso l’uso del dito mignolo della mano destra, ad auto-somministrarsi il farmaco letale, senza l’intervento di nessun medico.La scelta di Mario di attendere che l’Italia fosse pronta Si ritiene giusto dover precisare che nell’agosto del 2020 Mario era riuscito ad avere l’ok dalla Svizzera per poter morire là, dove il suicidio assistito è consentito. Sara Astorino, legale, consulente Aduc

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Johanna Mo: La morte viene di notte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2021

Quando Hanna Duncker aveva diciannove anni, suo padre fu condannato per omicidio. La vergogna e la confusione che seguirono le lasciarono il cuore spezzato. Per sfuggire alle dicerie di provincia, Hanna fuggì dalla comunità dell’isola in cui era cresciuta, giurando di non tornare mai più. Sedici anni dopo, Hanna torna a Öland per ripulire la sua casa d’infanzia dopo la morte del padre ed è scossa dalla consapevolezza di voler rimanere, nonostante gli avvertimenti del fratello. Hanna si stabilisce in un cottage malconcio vicino al mare e inizia a lavorare per la polizia locale. Non vuole che i suoi colleghi la giudichino in base alla sua storia, ma in una piccola comunità non ci si può nascondere dal proprio passato – e non aiuta il fatto che il suo nuovo capo sia lo stesso poliziotto che in passato aveva messo suo padre dietro le sbarre. Il primo giorno del suo nuovo lavoro, Hanna viene chiamata su una scena del crimine inquietante. Un ragazzo di quindici anni è stato trovato morto nel sito del patrimonio mondiale Stora Alvaret, nella parte meridionale dell’isola, e la giovane detective viene gettata a capofitto in un’indagine di omicidio che arriverà a risvegliare i fantasmi del suo passato. Hanna si rende conto che dovrebbe ritirarsi dall’indagine, ma non vuole essere quella che se ne va, ancora una volta. La caccia alla verità diventa una resa dei conti con le persone che una volta ha abbandonato, ma è determinata a non lasciare nulla di intentato per trovare l’assassino del ragazzo… E’ nata a Kalmar, in Svezia, e ora vive con la sua famiglia a Stoccolma. Ha trascorso gli ultimi vent’anni lavorando come critica letteraria, traduttrice e redattrice freelance. La morte viene di notte è il suo debutto a livello internazionale. Traduzione dallo svedese di Gabriella Diverio Euro 18,00 / 464 pagine I NERI DI NERI POZZA

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Miti e leggende sulla morte di Mario Contino

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

Esce per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno un singolare libro dal titolo LA MORTE UMANIZZATA: SHINIGAMI E TRISTI MIETITORI (Miti e leggende sulla morte) di Mario Contino. Chi si occupa di storia delle religioni e gli antropologi hanno quasi sempre considerato che la Morte sia, soprattutto nelle culture arcaiche e primitive, un “fatto sociale”, un avvenimento che genera una crisi, non soltanto nel gruppo familiare, ma anche in quello più ampio del sociale, della comunità; e che per questo le strutture sociali reagiscono alla morte attraverso una serie di mezzi simbolici mitici e rituali, talora magici, che conducono gli individui a vivere la morte secondo i paradigmi offerti dalla stessa struttura sociale. Ma la Morte, questo grande mistero, custodisce anche segreti affascinanti da dover essere indagati e interpretati … Dichiara l’autore Mario Contino. “Cosa è la morte? Cosa c’è dopo la morte? A queste domande tentano di dare risposta, da secoli, alcune delle menti più brillanti del pianeta che hanno trattato l’argomento dal punto di vista filosofico e scientifico. Io non sono né uno scienziato né un filosofo, ma ugualmente ho voluto tentare di comprendere l’essenza della morte attraverso lo studio del folklore, dei miti e delle leggende ad essa collegate, senza tralasciare né la scienza né la filosofia. Perché l’ho fatto? Perché la Morte fa parte della vita è ogni uomo dovrebbe riflettere su questo importantissimo e inevitabile traguardo.” “In un contesto particolare, come quello del XXI secolo, dove accanto a posizioni scettiche legate a un’imperante secolarizzazione, resta viva la speranza che la morte non sia la fine di tutto, l’idea di riprendere e approfondire il tema della morte, in questo lavoro fatto da Mario Contino, diventa non solo prezioso, ma addirittura coraggioso. Un percorso graduale e fatto nei dovuti modi che partendo dal naturale approccio scientifico alla morte, si immerge progressivamente nell’incantevole e prezioso mondo della tradizione, un mondo spesso denso di verità più di quanto noi stessi possiamo immaginare…“ Estratto dalla prefazione del Prof. Lamanna Cosimo

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Anniversario della morte di Enrico Berlinguer

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2021

Un ricordo di Agostino Spataro. Il giornalista e politico italiano ci riporta, nei suoi ricordi, la morte all’ospedale di Padova del compagno Enrico Berlinguer avvenuta 11 giugno del 1984. Vi fu ricoverato il 7 dello stesso mese per un ictus cerebrale che lo ha colpito durante lo svolgimento del comizio. “E’ stata – scrive – Una lunga e triste agonia, senza speranza di ripresa. In ogni caso, politicamente era morto. E nei dettagli rammenta: “Questa mattina, verso le 10,00, mi telefona Siso Montalbano, della segreteria Fed, per comunicarmi di aver parlato con il Comitato regionale (C.R.) che gli avevano detto che Berlinguer era praticamente morto e che i funerali erano stati previsti per mercoledì 13 a Roma”. E Spataro continua prendendo lo spunto dal suo brano autografo dal suo quaderno n° 3: “In serata si dovevano tenere assemblee di commemorazione al chiuso. Non capii e chiesi: “Ma è morto o no”. Siso era imbarazzato. M’invitò a recarmi subito in federazione. “Dunque, hanno deciso di staccare la spina?”- replicai. Accesi la radio, mentre mi preparavo per partire. Su Rai/1 davano una emissione sulla vicenda di Luther King. Nessun riferimento al dramma di Berlinguer. Giunto in federazione (verso le ore 11,000) trovo esposta al balcone la bandiera rossa del nostro destino, listata a lutto. Non c’era più dubbio Enrico era morto. Eppure la radio non aveva detto nulla! Forse per non interrompere le trasmissioni programmate? Dopo King, seguì un concerto di musiche italiane degli anni ’50. In Federazione trovai tanti compagni e compagne in evidente apprensione. Volti tesi, scuri. Niente lacrime. Origliai fra i vari capannelli. Parole bisbigliate, spezzate. Praticamente, capii che la morte di Berlinguer era avvenuta, ma non era stata ancora ufficialmente annunciata. I compagni mi dicono che è morto stamattina intorno alle 9,30 che, però, la segreteria nazionale del partito ha deciso di annunciarne il trapasso verso le ore 13,00. Insomma, ufficialmente, era ancora vivo anche se erano stati programmati i funerali. Non capisco la ragione di tale strano (forse un po’ stupido) comportamento del Centro del partito. Mi dicono che, forse, prendono tempo per preparare il testo del comunicato. Osservo che il comunicato si può emettere anche qualche ora dopo la morte. Intanto bisognava darne l’annuncio. Il povero Gildo Mocada, cui sfuggiva il complicato ingranaggio di cui sopra, da vecchio partigiano pensò bene di esporre dal balcone la bandiera a lutto. Le due cose non reggevano: la bandiera confermava la morte che però non era stata annunciata. Si decise di ritirare la bandiera. Qualcuno ri-telefona a Roma per avere ragguagli. Nulla di nuovo: è morto e la morte sarà comunicata più tardi. Ascoltiamo il Tg/uno delle 12,00. Il conduttore dice che “le condizioni di salute dell’on. Enrico Berlinguer si sono aggravate… L’elettrocardiogramma è piatto…ci sono pochissime speranze di ripresa.” L’annunciò della morte verrà dato da Achille Occhetto al Tg/2 e rilanciato nell’edizione del Tg/1. Ancora non c’è un comunicato della Direzione. Sarà emanato in serata. Viene ri-esposta la bandiera a lutto. A questo punto non si capisce perché questa sceneggiata in cui sono state raggiunte punte di crassa stupidità che ometto per carità di … partito.” E continua: “La sera vado a Favara a tenere la commemorazione. Assemblea molto partecipata. Sono presenti delegazioni di altri partiti: Psi, Dp e Dc (guidata dall’on. Angelo La Russa). Parlo a braccio. Non ho avuto tempo per preparare un discorso. Dico quel che sento, che ricordo del caro compagno Berlinguer che ebbi l’onore di presentare (10 anni prima, il 25 aprile 1974) alla grande manifestazione pro-divorzio del nostro Partito che tenemmo nella piazza Stazione di Agrigento.” E Spataro ancora ricorda: ” Ho assistito dal palco delle autorità istituzionali, in Piazza San Giovanni, a Roma, alla imponente manifestazione di popolo, del nostro popolo comunista, svoltasi per dare l’estremo saluto al compagno Enrico Berlinguer. Una manifestazione davvero grandiosa che- a detta degli esperti- ha superato tutte le precedenti per partecipazione. Senza offesa per nessuno. Bella, calda, commossa la piazza, quanto scialbi, freddini i discorsi commemorativi di Nilde Iotti, di Marco Fumagalli (Fgci) e di Giancarlo Pajetta che era quello ufficiale. Già sul palco circolavano critiche soffuse, leggere insofferenze verso le parole di Pajetta che continua ad atteggiarsi come il primo della classe. Uno che – come diceva Leo Longanesi di Curzio Malaparte – al matrimonio vuole essere la sposa e al funerale il caro estinto. L’indomani (14/6), in partenza per Palerno, all’aeroporto di Fiumicinio incontro Occhetto e la sua compagna. Con loro c’è anche Ammavuta. Achille (che oggi quando m’incontra finge di non riconoscermi- ndr) si lascia andare, arrivando addirittura a sentenziare che “Pajettta ha parlato contro Berlinguer”. Un giudizio eccessivo anche se, in effetti, dal suo discorso è venuto fuori un ritratto non pienamente corrispondente alla personalità del segretario del Pci, sicuramente, il più amato, e rispettato, dentro e fuori del Partito. In alcuni passaggi, a braccio, si lasciò sfuggire degli accenni critici (indiretti) alla più recenti posizioni di Berlinguer contro il decreto Craxi per il taglio della scala mobile e ai tentativi di ricerca di punti di contatto, di convergenza con la Dc, allusivi alla vicenda dell’on. Aldo Moro, non citato per nome. E’ inutile negarlo, nel Pci c’e una corrente di pensiero (e d’azione) che flirta con il craxismo anche quando questo opera per ridimensionare il Pci, per capovolgere, in suo favore, i rapporti di forza all’interno della sinistra. Secondo questo pensiero in simil pelle, la grande forza popolare, democratica, elettorale del Pci costituisce in Europa un’anomalia da eliminare, quantomeno da ridimensionare. Non è un mistero che, per quanto non dichiarata, tale tendenza si polarizza, si organizza intorno alla “corrente” migliorista a cui anche Pajetta si richiama. Anche in questo drammatico frangente, Giancarlo Pajetta si è dimostrato un esibizionista, per altro senza più quella verve polemica, ironica che, in passato, lo ha contraddistinto nello scontro politico e parlamentare. E’ vecchio, eppure non mostra alcuna intenzione di “far posto ai giovani”. Sostiene che vuole “morire sul campo” ossia non mollare gli incarichi di alta e delicata responsabilità, specie nel settore esteri, che detiene da una vita. Pur sapendo di sfidare l’ira del nostro popolo. A piazza San Giovanni anche la Iotti ha voluto ringraziare, pubblicamente, Bettino Craxi, (per che cosa poi?) l’uomo che nel recente congresso del Psi, a Verona, non ha fischiato Berlinguer solo “perché non sapeva fischiare”. Com’era prevedibile, al solo udire il nome di Craxi la piazza di San Giovanni insorse, fece partire una marea di fischi che annichilirono il serioso presidente del Consiglio seduto in prima fila sulla tribuna d’onore. Posizioni di ostentato dissenso rispetto alla linea del defunto segretario nei rapporti con Craxi che creano confusione e disagio nel partito e consentono al leader del Psi di poter affermare che “non tutti nel Pci condividono la linea della scontro” e a Martelli di blaterare che Berlinguer è un “neurocomunista”. La direttiva del Centro, e quindi anche della Federazione, era quella di limitarsi a fare la commemorazione al chiuso e di evitare, fino al giorno dei funerali, discorsi elettorali. Mi parve una direttiva sbagliata, per altro, in contrasto con quanto ci raccomandò Berlinguer già colpito dall’ictus: “Continuate a lavorare, andate casa per casa…” Ripresi questo accorato appello e invitai i compagni a intensificare la mobilitazione elettorale. Almeno a Favara quella direttiva restò inapplicata. (Nota del direttore: E’ questo, a mio avviso, il punto centrale di quella parte significativa della storia italiana dove lo spartiacque rappresentava la tessitura di una trama in cui due uomini, Berlingue e Moro, sia pure culturalmente diversi per formazione, si sentirono uniti per imprimere una svolta significativa al modo di fare politica e, soprattutto, per porre un argine alle politiche corruttive che stavano inquinando il mondo politico italiano. Si è trasformata, invece, in una svolta involutiva che ancora oggi fa sentire il suo peso sebbene sia ora necessario, forse più che in passato, offrire ampio spazio di manovra alla parte sana del paese per una sua crescita culturale e sociale capace di proiettarci nel futuro con fermezza di intenti e solido impegno civile. Se oggi continuiamo a parlarne lo dobbiamo senza dubbio al sacrificio e alla dedizione di uomini come Berlinguer e Moro, ma pure di molti altri e tra costoro di Mino Pecorelli. Il loro ricordo deve esserci d’insegnamento ed è quindi un nostro dovere affidarli alla storia per tramandarli alle future generazioni. E’ questo il motivo del perché anch’io nel mio piccolo, ho cercato con il libro “Il Dittatore” di richiamarne l’attenzione riproponendolo in questi giorni dopo che ai tempi della prima stesura mi fu impedita la pubblicazione. (Riccardo Alfonso)

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Tumore al polmone: ridotto del 28% il rischio morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Nei pazienti colpiti dalla forma più comune di tumore del polmone, quella non a piccole cellule, l’immunoterapia associata a cicli limitati di chemioterapia, cioè due invece dei “classici” quattro, riduce del 28% il rischio di morte e del 33% il rischio di progressione della malattia. Non solo, il 38% dei pazienti che hanno ricevuto la duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con 2 cicli di chemioterapia, era vivo a due anni rispetto al 26% di quelli trattati con la sola chemioterapia. Sono i dati principali dello studio di fase 3 CheckMate -9LA, presentato oggi in una sessione orale al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), in corso fino all’8 giugno in forma virtuale.“Nel 2020 in Italia sono state stimate quasi 41.000 nuove diagnosi di tumore del polmone – afferma Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino -. È una neoplasia particolarmente difficile da trattare, perché circa il 70% dei casi è scoperto in fase avanzata. E la sopravvivenza a 5 anni per le persone con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non supera il 6%. Da qui l’importanza di nuove opzioni terapeutiche. Lo studio CheckMate -9LA ha coinvolto più di 700 pazienti ed ha un disegno innovativo. Innanzitutto la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, consente di ottenere un meccanismo d’azione completo e sinergico, perché diretto verso due diversi checkpoint (PD-1 e CTLA-4). L’ulteriore vantaggio di questo schema terapeutico è rappresentato dall’utilizzo di cicli limitati di chemioterapia, che permette di ridurre gli effetti collaterali. Si tratta di un grande beneficio per i pazienti, anche da un punto di vista psicologico, perché la chemioterapia fa ancora paura. Il paziente, in meno di un mese, termina la chemioterapia e prosegue il trattamento con l’immunoterapia”. “La duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con due cicli di chemioterapia, in prima linea nel tumore metastatico – spiega il Prof. Gridelli -, ha evidenziato miglioramenti sia nella sopravvivenza globale che in quella libera da progressione di malattia. In particolare, a un follow up esteso a due anni, l’associazione ha continuato a mostrare un miglioramento duraturo della sopravvivenza globale nel confronto con la sola chemioterapia, con una mediana di 15,8 mesi rispetto a 11 mesi. Anche la durata della risposta ha raggiunto 13 mesi rispetto a 5,6 mesi con la sola chemioterapia. E questi benefici si sono mantenuti indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1 e dall’istotipo, squamoso o non squamoso”. Proprio oggi l’ASCO premia il Prof. Gridelli con il “B.J. Kennedy Award for Scientific Exellence in Geriatric Oncology”, prestigioso riconoscimento che attesta il contributo decisivo nella ricerca, diagnosi e trattamento dei tumori negli anziani. Cesare Gridelli dedica la sua lettura alla gestione del tumore del polmone non a piccole cellule avanzato nel paziente anziano. Il valore della produzione scientifica del Prof. Gridelli è testimoniato da un parametro molto elevato, che si basa sul numero di pubblicazioni e di citazioni ricevute (H-index pari a 69).

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Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi occidentali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Diminuirne l’incidenza e la mortalità è l’obiettivo di politiche internazionali come il Cancer Plan europeo. In attesa che le politiche a lungo termine diano i loro risultati, i clinici si confrontano con nuove tecniche diagnostiche, terapie innovative e approcci di gestioni. Al centro il paziente e le sue peculiarità tra cui la perdita di peso e la malnutrizione, causate da un metabolismo alterato a causa della malattia e fattore prognostico negativo. Le linee guida ESPEN e lo studio PreMiO (1) hanno evidenziato un supporto nutrizionale inadeguato nel 51,1% dei malati di cancro e una perdita di peso involontaria già alla prima visita oncologica. E nel 2011 è stato messo a punto il ‘Parallel Pathway’ ossia un percorso di valutazione e intervento nutrizionale messo in atto da una equipe multidisciplinare (2). Obiettivo, intercettare tempestivamente la perdita di preziosa massa muscolare, preservare e integrare quella rimasta, scongiurare gli effetti avversi della perdita di peso tra cui la cachessia, ossia una grave sindrome da deperimento che impedisce la prosecuzione delle cure ed è causa di morte nel 20% dei pazienti oncologici. Ma vediamo più nel dettaglio i risultati dell’indagine: l’analisi della consapevolezza della malnutrizione ha rivelato che il 51% degli intervistati non aveva potuto iniziare o aveva dovuto ridurre la terapia antitumorale per problemi nutrizionali, e il 48% è stato costretto ad interrompere le terapie. Nonostante il 99% del campione sia a conoscenza dei problemi nutrizionali e metabolici dei propri pazienti e l’85% conosca il Percorso Parallelo metabolico-nutrizionale e il 71% fosse a conoscenza delle Linee di Indirizzo del Ministero (2017), il 54% ritiene che queste non siano adeguatamente implementate nelle Regioni italiane. Esiste uno scollamento tra le conoscenze e l’applicazione di soluzioni: il 99% degli intervistati sostiene che l’introduzione del Percorso Parallelo di nutrizione sarebbe utile a migliorare gli outcome e il 95% è consapevole che la perdita di massa magra è fattore di rischio per una maggiore tossicità delle terapie ma alla questione sulla necessità di eseguire uno screening nutrizionale su tutti i pazienti, il 32% non è d’accordo di eseguire uno screening a tappeto e il 41% coinvolge il nutrizionista solo su casi specifici. Mentre in un centro su 4 le Linee di Indirizzo del 2017 semplicemente non vengono applicate. Non sufficiente inoltre il 49% dei centri in cui la valutazione nutrizionale è importante, si, ma viene effettuata ‘occasionalmente’. E solo nel 25% dei casi il paziente viene valutato alla prima visita (il 47% ne valuta al primo incontro solo alcuni, e l’11% ‘quando è possibile’ il che implica perdere tempo prezioso data l’importanza della tempestività dell’intervento). Prova di conoscenza del range di perdita di peso che deve allertare un intervento: un oncologo su 4 sostiene che sia quando la perdita di peso supera il 10% del peso corporeo. Anche qui è troppo tardi, la risposta corretta è tra il 5 e il 10% così come indicato dal 67,5% del campione. Infine, solo il 18% degli oncologi che hanno risposto fanno parte anche del team nutrizionale, ma l’81% ritiene che sarebbe utile farne parte per una assistenza multidisciplinare. In sintesi lo screening e il monitoraggio nutrizionale dovrebbero essere routine di una buona pratica clinica nel trattamento del cancro, eppure tre recenti sondaggi globali sugli operatori sanitari hanno rivelato una gestione inadeguata: il 48% dei partecipanti attende un calo ponderale superiore al 15% prima di diagnosticare una cachessia tumorale e prescrivere un trattamento di supporto (mentre è sufficiente tra il 5 e il 10%) e dal 61 al 77 dei malati di cancro non ha ricevuto alcun trattamento per la cachessia prima di raggiungere lo stadio IV di malattia, troppo tardi per poter ottenere una inversione significativa.Studi su modelli animali di cachessia neoplastica hanno dimostrato che fermare la perdita muscolare può portare ad una sopravvivenza prolungata anche senza interferire sul decorso della malattia. Ecco perché il mantenimento della massa muscolare deve essere un obiettivo terapeutico per migliorare la quantità e la qualità della sopravvivenza. Il programma di trattamento deve includere nutrizione, supplementi nutrizionali, terapia farmacologica, movimento, riabilitazione motoria e consulenza psicologica.

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Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

(oltre il 40%) e una delle cause principali di morbosità e invalidità. Lo abbiamo scoperto drammaticamente in quest’anno di pandemia, che ha visto molti cardiopatici disertare gli ospedali e quindi sottrarsi ad accertamenti diagnostici e terapie. Va ricordato che chi sopravvive ad un attacco cardiaco diventa un malato cronico e la malattia modifica la qualità della vita. La prevenzione, pertanto, è l’unica possibile soluzione per intervenire tempestivamente sui diversi fattori di rischio modificabili (l’ipertensione arteriosa, l’eccesso di grassi e zuccheri nel sangue, il fumo, l’alcool, la sedentarietà e l’alimentazione scorretta). Su queste variabili intervengono sia la prevenzione primaria, che riguarda chi non ha mai sviluppato una malattia cardiovascolare, sia la prevenzione secondaria, volta a prevenire eventuali recidive in chi ha già subito un evento avverso. «I fattori di rischio modificabili sono il terreno sul quale possiamo giocare la nostra partita per il cuore, attraverso la prevenzione. E vincerla. Gli studi epidemiologici l’hanno dimostrato da tempo: il rischio cardiovascolare è reversibile e abbassare i livelli dei fattori di rischio riduce gli eventi cardiovascolari e la loro gravità. Uno stile di vita corretto – insieme alla terapia farmacologica quando è necessario – possono fare molto per la salute del cuore e la prevenzione delle conseguenze più gravi»- spiega la dottoressa Cristina Giannattasio, responsabile del Cardiocenter del Dipartimento Cardiotoracovascolare Ospedale Niguarda, sostenuto dalla Fondazione De Gasperis. Per ottenere risultati significati, sottolineano al Cardiocenter, la prevenzione deve divenire parte della nostra cultura, del livello sociale, a partire dai giovani, che dovrebbero adottare sin da subito uno stile di vita corretto. La prevenzione nasce dalla consapevolezza, ma se un comportamento favorevole alla salute del cuore viene vissuto come normale sarà più naturale farlo proprio e mantenerlo nel tempo.

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Morte dell’ambasciatore in Congo: “ Poniamo fine al massacro di un popolo”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2021

Riguardo la tragica morte in Congo dell’ambasciatore Attanasio interviene il Dott. Gianpaolo Parolini, Presidente Nazionale Associazione Smile Mission Onlus,con una lettera indirizzata al Ministro degli Esteri Di Maio, e alla Prof.ssa Laura Strohmenger, Membro associato OMS. Questo il contenuto della missiva:”La morte del nostro Ambasciatore, dr. Luca Attanasio, del Carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo Baguma, avvenuta in Congo, ci porta alla triste realtà di una Regione (il Nord Kiwu) che, pur essendo ricchissima (diamanti e coltan in primo luogo) e, forse, proprio per questo, è perennemente in guerra. Una situazione che è funzionale a tutti coloro che hanno interessi economici nella Regione.Una guerra che dura da decenni, che è costata la vita a otto milioni di persone e alla quale non è mai stato dato un grande peso in Europa, negli USA o in Cina.Come è ben noto, l’ONU ha inviato un contingente non adeguato a fermare la carneficina. Aiuti umanitari arrivano da tutto il mondo, ma non lasciano traccia; danno solo l’impressione a noi occidentali di restituire un po’ del maltolto.Smile Mission Onlus, Associazione di Volontariato Odontoiatrico Internazionale, nel Nord Kiwu ha creato negli ultimi 15 anni, una scuola di odontoprotesisti dentali, scuola riconosciuta anche a livello governativo e che ormai si autogestisce. Conosciamo bene quindi la situazione in cui versa questo territorio. Mille sono le situazioni e gli avvenimenti che si potrebbero raccontare per illustrare la ferocia e la disperazione che segnano giornalmente la vita degli abitanti. Purtroppo però noi occidentali non facciamo nulla per evitare o fermare questa situazione, per eliminare gli interessi delle nostre lobby, particolarmente forti economicamente e politicamente e che finanziano i disordini e l’anarchia, foraggiando i cosiddetti “ ribelli” che altro non sono che mercenari al soldo dei paesi che hanno interessi economici.Vogliamo chiedere che finalmente con forza e incisività si intervenga in tutte le Sedi Internazionali possibili per porre fine a questa tragedia.La morte del Dr. Attanasio e dei suoi accompagnatori, un ambasciatore così disponibile e che ci ha prestato ascolto e aiutato in molte occasioni, deve smuovere le coscienze di coloro che possono intervenire.Non facciamo in modo che ricada il silenzio, poniamo fine al massacro di questo popolo e delle nostre coscienze”. Dott. Gianpaolo Parolini Presidente Nazionale Associazione Smile Mission Onlus.

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Dolore e sconcerto per la morte dell’ambasciatore e del carabiniere

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

“La terribile notizia dell’attentato in Congo nel quale hanno perso la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il militare dell’Arma dei Carabinieri ci addolora e ci getta nel totale sgomento. In attesa che si faccia luce sulla dinamica e che la magistratura apra l’inchiesta, ci stringiamo alle famiglie delle due vittime, al prestigioso mondo della diplomazia italiana e all’Arma dei Carabinieri, punte di diamante della nostra presenza in tutto il pianeta”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.
E da parte dell’onle Ciriello questore della Camera dei deputati: ““Profondo dolore per quanto accaduto, questa mattina, in Congo, dove il nostro Ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci sono rimasti uccisi a seguito di un vile attentato terroristico al convoglio Onu su cui stavano viaggiando”. “Mi auguro – soggiunge – che il Governo italiano, tramite il ministro Luigi Di Maio, ricostruisca in tempi rapidi la dinamica dell’accaduto e che la Procura di Roma apra un’inchiesta per risalire all’identità di mandanti ed esecutori dell’attentato, che non devono rimanere impuniti. Sarebbe opportuno, da parte del Governo, anche un rafforzamento delle misure antiterrorismo per il nostro personale diplomatico e militare impegnato nelle Nazioni più a rischio. Esprimo la mia vicinanza e il più sentito cordoglio alle famiglie delle vittime che meritano giustizia”

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185 persone innocenti negli USA condannate a morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

La pena di morte è ancora in uso in alcuni stati degli Stati Uniti. È particolarmente tragico quando si verificano errori e di conseguenza lo Stato uccide persone innocenti. Secondo un’indagine del Death Penalty Information Center, 185 persone negli Stati Uniti sono state condannate a morte dal 1973, nonostante fossero innocenti. Il rapporto con i numeri spaventosi è stato presentato giovedì a Washington. La polizia e i pubblici ministeri sono responsabili dei motivi più frequenti di errori di valutazione. Anche lo spergiuro e le false dichiarazioni sono spesso problematici. Robert Dunham, direttore del Death Penalty Information Center, ha detto che ci si dovrebbe chiedere se ci si può fidare dello stato per emettere condanne a morte. La Florida è il triste leader delle statistiche: 30 persone sono state condannate a morte lì, ma che sono state successivamente dimostrate innocenti. È seguito dall’Illinois con 21 e dal Texas con 16 innocenti. L’Illinois aveva annullato la pena di morte nel 2011 proprio per questo problema.Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato più volte di essere contrario alla pena di morte. La scorsa settimana diversi gruppi per i diritti umani hanno chiesto a Biden di inviare all’ergastolo 49 detenuti condannati ai sensi della legge nazionale. Oltre 1.500 persone sono state giustiziate negli Stati Uniti dagli anni ’70. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, lo studio dimostra come l’infallibilità dei giudici non è che un mito poichè gli uomini sono condannati all’errore, e i giudici, sono uomini. L’errore giudiziario diventa sempre meno un episodio isolato per diventare un fenomeno collettivo, che può minacciare qualsiasi individuo del corpo sociale. La fretta nelle indagini, l’eccessiva fiducia accordata ai testimoni non sempre attendibili, la troppa importanza data alle presunzioni di colpevolezza e agli indizi sono tra i fattori che predispongono all’errore, ai quali va ad aggiungersi la pressione esercitata dall’opinione pubblica che desidera ad ogni costo trovare un colpevole, anche in mancanza di certezze irrefutabili.

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Malattie cardiache prima causa di morte nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Le malattie cardiache rimangono la principale causa di morte in tutto il mondo, secondo l’aggiornamento 2021 delle American Heart Association’s Heart Disease and Stroke Statistics, pubblicato su Circulation. Sulla base dell’aggiornamento statistico del 2021, che ha fornito i dati sulla mortalità degli Stati Uniti dal 2018, le malattie cardiovascolari rimangono la principale causa di morte negli Stati Uniti.
A livello globale, quasi 18,6 milioni di persone sono decedute per malattie cardiovascolari nel 2019, l’ultimo anno per il quale sono state calcolate le statistiche mondiali, con un aumento del 17,1% nell’ultimo decennio. Ci sono stati più di 523,2 milioni di casi di malattie cardiovascolari nel 2019, il che significa un aumento del 26,6% rispetto al 2010. Ma secondo gli esperti, l’onere globale delle malattie cardiovascolari crescerà esponenzialmente nei prossimi anni a causa degli effetti a lungo termine della pandemia da Covid-19. «Covid-19 influenzerà direttamente e indirettamente i tassi di prevalenza e di morte delle malattie cardiovascolari per gli anni a venire. La ricerca sta dimostrando che il coronavirus può causare danni al cuore. Inoltre, le persone stanno ritardando la cura di infarti e ictus, il che può portare a esiti peggiori» spiega Salim Virani, del Baylor College of Medicine di Houston, negli Stati Uniti, che ha presieduto il comitato di scrittura. E i ricercatori sottolineano che un problema ancora più critico saranno i comportamenti e lo stile di vita che sono prevalenti durante la pandemia, molti dei quali fanno aumentare il rischio di malattie cardiache e ictus. «Abitudini alimentari malsane, aumento del consumo di alcol, mancanza di attività fisica e il costo mentale dell’isolamento da quarantena, e persino la paura di contrarre il virus, possono avere un impatto negativo sul rischio di una persona per la malattia cardiovascolare» prosegue Virani.La novità del rapporto di quest’anno è un capitolo dedicato agli esiti avversi della gravidanza, che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari nelle madri e nei loro bambini. Le complicazioni della gravidanza, tra cui problemi ipertensivi, diabete gestazionale, nascite pretermine, e bambini piccoli per l’età gestazionale, si verificano nel 10-20% di tutte le gravidanze negli Stati Uniti, e un problema cardiovascolare è la causa più comune di morte materna nel paese. «Dobbiamo tenere conto di questo problema per salvare la vita delle madri e migliorare quella dei bambini» concludono gli autori. (fonte Doctor33)

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