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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘morti’

Morti di Pavia, USB: basta vite umane sacrificate al profitto, introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

I vigili del fuoco sono dovuti intervenire con il nucleo NBCR (Nucleare, batteriologico, chimico e radiometrico) per entrare nel capannone della Di.Gi.Ma. di Villanterio (Pavia), dove due lavoratori hanno perso la vita intorno a mezzogiorno, ultimi di una lunga lista che solo quest’anno tocca le 300 vittime.Andrea Lusini, 51 anni, e Alessandro Brigo, 50 anni compiuti proprio oggi, sono stati uccisi dalla rottura di una valvola che ha saturato l’ambiente di idrogeno solforato, gas estremamente tossico, capace di uccidere un uomo in pochi minuti. Sarà compito degli inquirenti stabilire le circostanze esatte dell’accaduto. Soprattutto se gli impianti usati nell’azienda, che si occupa di trasformazione dei sottoprodotti della macellazione, fossero a norma e se i lavoratori operassero nel rispetto delle regole sulla sicurezza.L’episodio avviene nello stesso mese della morte di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne che ha pagato con la vita il mancato rispetto delle misure di sicurezza e del suo contratto di apprendista, lasciata sola con un macchinario di cui non aveva padronanza e che l’ha uccisa. E accade a pochi giorni dalla tragedia della funivia del Mottarone, anche quella avvenuta per sete di profitto, a conferma di una tendenza precisa in atto in questo Paese.In Italia il tributo di sangue pagato al sistema economico è mediamente di tre vite umane al giorno, lavoratori che perdono la vita guadagnandosi da vivere. Le lavoratrici e i lavoratori muoiono come mosche, uccisi dal mancato rispetto delle norme di sicurezza, dalla loro interpretazione lassa, dalla mancata formazione, dalla scarsa manutenzione, dalla sete di profitto come sola guida degli imprenditori. Questa tendenza, lungi dall’essere frenata dalla pandemia, continua la sua strada di sangue, ancora di più oggi che la situazione economica è più precaria che mai. USB denuncia da sempre e continuerà a denunciare che queste non sono semplici morti, ma omicidi, voluti da un sistema economico che mette gli esseri umani, i lavoratori all’ultimo posto. È tempo di introdurre nel codice penale il reato di “omicidio sul lavoro”.

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Tabacco. 8 milioni di morti all’anno nel mondo. Quasi 90mila in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2021

Il fumo di tabacco è uno dei maggiori problemi di salute del mondo. Nel corso del XX secolo, ha ucciso circa 100 milioni di persone, la maggior parte delle quali nei paesi ricchi di oggi.Gli oneri sanitari del fumo si stanno ora spostando dai paesi ad alto reddito a quelli a reddito medio-basso; alcune stime suggeriscono che un miliardo di persone potrebbe morire a causa del tabacco nel XXI secolo. Secondo lo studio Global Burden of Disease più di 8 milioni di persone sono morte prematuramente a causa del fumo nel 2017. 7 milioni di persone sono morte per aver fumato tabacco da sole. Ma ci sono anche grandi impatti sulla salute dovuti al fumo passivo: si stima che 1,2 milioni di persone siano morte prematuramente a causa del fumo passivo.A confronto, il fumo passivo ha ucciso più persone rispetto agli incidenti stradali a livello globale.Il Global Burden of Disease è un importante studio globale sulle cause e sui fattori di rischio di morte e malattia pubblicato sulla rivista medica The Lancet.Queste stime del numero annuale di decessi attribuiti a un’ampia gamma di fattori di rischio sono visibili su uno specifico grafico, che può può essere esplorato per qualsiasi paese o regione utilizzando l’interruttore “cambia paese”.: https://ourworldindata.org/smoking. Il fumo è un fattore di rischio per molte delle principali cause di morte al mondo, compresi i polmoni e altre forme di cancro, malattie cardiache e respiratorie. Nel grafico si nota che è il secondo principale fattore di rischio di morte a livello globale. In Italia, i morti sono quasi 90mila (84.848), è la terza causa di morte dopo l’altra pressione sanguigna (119.780) e l’alto tasso di zucchero nel sangue (104.405). Dopo il fumo c’è l’obesità con 63.365 morti. Questi dati sono importanti visto che il prossimo 31 maggio è la giornata mondiale contro il fumo. (fonte: Comunicato Aduc)

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Lavoro: Mura (Pd), morti bianche flagello da fermare a ogni costo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2021

“Dobbiamo fermare a ogni costo questo flagello delle morti bianche che continua a colpire i lavoratori in ogni parte del Paese. Esprimiamo ancora una volta solidarietà per le vite spezzate ingiustamente, ma al contempo prendiamo tutti un vero e forte impegno a rimettere mano al più presto a norme e proposte di legge che diano impulso a un nuovo approccio alla sicurezza sul lavoro. La pandemia ha stravolto le agende parlamentari ma non possiamo dimenticare che se il Covid è un’emergenza le morti e gli incidenti sul lavoro sono un’emergenza permanente, cui dobbiamo dare finalmente risposta”. Così la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), esprimendo il suo cordoglio per la morte di un lavoratore in un cantiere ad Alessandria, nel cui crollo sono stati coinvolti altri lavoratori, e per la morte di un gruista nel porto di Taranto.

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Covid, Senior Italia FederAnziani: quasi trentamila morti da inizio anno

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

«A un anno di distanza dall’inizio della pandemia, con 103mila vittime, di cui quasi un terzo (28.842) solo dall’inizio di quest’anno, con una media di 331 morti al giorno nel mese di marzo, l’Italia quasi completamente in zona rossa e una campagna vaccinale che procede a singhiozzo, la sensazione è che poco o nulla si sia riusciti a fare fin qui per mettere in sicurezza quella fascia di popolazione, gli over 80 e i fragili, che sono i soggetti più a rischio per il Covid – dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani. – Dalla nostra manifestazione del nove marzo scorso dedicata alle centomila vittime del Covid, il numero dei morti è aumentato di quasi altre tremila unità. Quasi tremila morti in otto giorni, come sempre anziani, nonostante le rassicurazioni ricevute da diversi esponenti delle istituzioni sul tanto atteso “cambio di passo”. Gli anziani vogliono vaccinarsi, non ne possono più, e invece ancora riceviamo ogni giorno centinaia di segnalazioni da tutta Italia di over 80, malati oncologici, persone anziane con diabete, malattie cardiovascolari e altre forme di fragilità che ancora non hanno idea di quando saranno chiamati e non riescono a ricevere informazioni o rassicurazioni. A ciò si aggiunga che con tutta l’Italia (fatta eccezione per la Sardegna) nuovamente in zona rossa, l’ansia e la depressione tornano a dilagare tra i senior, ancora una volta chiusi in casa, isolati, in grande difficoltà e senza alcun supporto psicologico.La cosa paradossale è che si blinda il Paese, si chiudono le scuole di ogni ordine e grado, con moltissimi genitori che dovendo continuare a lavorare non hanno la possibilità di accudire i loro figli, e al tempo stesso si lascia aperta la possibilità, riconosciuta dall’ultimo decreto, di affidare i bambini ai nonni. Dunque chiudiamo tutto per evitare i contatti interpersonali e i contagi ma lasciamo che avvengano proprio quelli più rischiosi, ovvero tra i bambini in età scolare e i nonni, anzi, li rendiamo praticamente inevitabili dato che moltissime famiglie, trovandosi dall’oggi al domani senza scuole né asili e senza nessun aiuto per accudire i figli, si sono viste costrette a ricorrere ai nonni, magari facendo la cosa più sconsigliata di tutte, ovvero lasciare i bambini a dormire a casa dei nonni per giorni interi.Ma la principale ragione di sconforto – conclude Messina – è il procedere a rilento della campagna vaccinale, che ora subisce una drastica battuta d’arresto con la sospensione del vaccino AstraZeneca, decisione che avrà conseguenze pesantissime, allontanando ulteriormente l’obiettivo dell’immunità di gregge e pertanto della messa in sicurezza di tutta la popolazione, generando in quest’ultima disorientamento e sfiducia.»

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Covid-19: entro questa settimana si supereranno i 100mila morti

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

«Nel giro di pochi giorni supereremo la soglia dei centomila morti per Coronavirus in Italia dall’inizio della pandemia. Perlopiù si tratta degli anziani di questo Paese, delle persone più fragili, di genitori e nonni, e siamo basiti e preoccupati dall’indifferenza generale di fronte a questa carneficina silenziosa che si consuma ogni giorno – a dichiararlo è Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani – Per questo alle 12:00 di lunedì 8 marzo, data in cui quella fatidica soglia sarà purtroppo superata secondo le proiezioni, saremo a Roma a Piazza Colonna davanti a Palazzo Chigi, con un presidio simbolico, nel rispetto delle norme anti-Covid, al fine di ricordare le vittime e testimoniare la vicinanza alle loro famiglie. Auspichiamo che il Presidente del Consiglio Draghi, i Presidenti di Camera e Senato, i Ministri e le altre cariche istituzionali si uniscano a noi per un minuto di raccoglimento in onore dei nostri centomila morti. A quel che vediamo la situazione purtroppo non è destinata a migliorare, considerata la rapidità della diffusione delle varianti e la lentezza con cui procedono le vaccinazioni nei confronti degli anziani. A oggi le persone vaccinate sono appena il 2,44% del totale. A questo ritmo ci vorranno più di un anno e dieci mesi per coprire il 70% della popolazione, ovvero dovremmo arrivare al gennaio del 2023. Ma come sarà cambiato fino ad allora il volto di questo Paese? Quante altre decine di migliaia di vite avremo dovuto perdere? Che ne sarà della nostra economia? Dei posti di lavoro, degli esercizi commerciali, delle piccole imprese dei figli e dei nipoti? Nessuno sembra voler alzare la testa dalla quotidianità e proiettarsi in avanti per dare una risposta a questi quesiti. Sentiamo tutte le forze politiche dire che dobbiamo cambiare passo, ma qua l’unico passo che cambia è quello del numero dei morti che continua a crescere. I decessi di febbraio sono stati 9.183. Nei soli primi tre giorni di marzo si aggiungono altri 936 decessi, con un trend che torna a crescere. Sommati ai 14.357 di gennaio arriviamo a 24.476 dall’inizio del 2021, con una media di 394 morti al giorno, e arriviamo a ben 98.635 dall’inizio della pandemia. Si tratta prevalentemente di persone anziane. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2, infatti, secondo l’ultimo aggiornamento ISS è salita a 81. Bisognava anzitutto proteggere i 4 milioni e 400mila over 80, li avremmo dovuti vaccinare tutti entro marzo per abbattere significativamente la mortalità. Sapevamo che il traguardo sarebbe stato difficile da raggiungere, ma non possiamo continuare ad assistere al suo spostamento in avanti nel tempo. Ci sono Regioni nelle quali le prenotazioni per la vaccinazione degli over 80 sono partite solo adesso, il che vuol dire che persone anziane e fragili, con diverse patologie, per le quali la letalità del virus supera ampiamente il 20%, saranno costrette ad attendere ancora settimane, mesi, per ricevere entrambe le dosi di vaccino e poter tirare finalmente un respiro di sollievo. E infine pensiamo a tutte le persone malate e immunodepresse che non riescono ad avere il vaccino, a volte più fragili persino degli stessi over 80. Assistiamo senza batter ciglio al bollettino dei morti giornalieri nel tardo pomeriggio di ogni giorno. Ormai solo a pochi si stringe il cuore pensando alle sofferenze delle famiglie, alle perdite delle nostre biblioteche umane che se ne vanno. Pensiamo a cosa non farebbe un padre per salvare suo figlio. Ma un figlio cosa deve e può fare per salvare il suo caro? Ormai le famiglie italiane sono anestetizzate da tutto ciò e lo si vive come fosse parte della normalità. Per non cedere a questa logica di indifferenza, al superamento di questa tragica soglia che non è soltanto un numero, abbiamo scelto di fermarci in un momento di saluto e riflessione, che vuol essere al tempo stesso uno sprone a non arrendersi e a prendere decisioni rapide, nel bene del Paese.»

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FederAnziani: 14.357 morti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

I decessi di anziani in Europa e in Italia a causa del coronavirus non si fermano. Nel solo mese di gennaio sono morte oltre quattordicimila persone solo nel nostro Paese (ovvero 463 decessi in media al giorno), e nella quasi totalità dei casi si tratta di over 80. Neanche il terremoto dell’Aquila, dell’Irpinia, del Belice, del Veneto, e del centro Italia del 2016, sommati insieme, hanno fatto tante vittime. Eppure davanti a questo vero e proprio genocidio stentiamo tuttavia a vedere una reazione adeguata da parte della classe politica Italiana ed europea.» A dichiararlo è il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, che prosegue: «Il piano di vaccinazione europeo procede a rilento, l’Europa è apparsa fin qui ostaggio della burocrazia e incapace di imprimere a questa battaglia fondamentale la celerità che sarebbe stata più che mai necessaria. Adesso si tratta di correre, gli Stati devono velocizzare la somministrazione dei vaccini, e bisogna mettere rapidamente in campo tutte le risorse economiche, logistiche e di comunicazione che consentano di raggiungere nel più breve tempo possibile la platea degli anziani e dei soggetti fragili che per primi devono essere messi in sicurezza. Con quasi 500 morti al giorno in Italia – età media 80 anni – stiamo assistendo alla scomparsa di una generazione, alla distruzione di un patrimonio di vite umane, ma anche di memoria collettiva e radici. Inoltre gli anziani sono disorientati rispetto alla campagna vaccinale, chiedono informazioni e hanno difficoltà a restare in contatto con la medicina del territorio, come emerge dalle centinaia di telefonate che arrivano al nostro numero verde (Emergenza Solitudine, 800.99.14.14). Alla paura e al disorientamento di questi mesi si somma ora la preoccupazione di non riuscire ad accedere al vaccino e di mancare così l’appuntamento fondamentale con quella che appare l’unica via di salvezza, la sola speranza di poter fare ritorno alla normalità. Dai nostri dati emerge anche una diffusa preoccupazione per il destino di figli e nipoti, molti dei quali hanno perso il lavoro o visto fallire le proprie attività a causa del prolungarsi dell’emergenza e della sordità della politica di fronte al dilagare della crisi economica oltre che al grido di dolore delle famiglie che ogni giorno vedono morire i loro anziani. Nessuno dimentichi che soltanto la nostra nazione in tutto il mondo è in grado, con la medicina del territorio, di vaccinare oltre un milione di persone al giorno.»

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Christian Kracht: I Morti

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

Collana Oceani, pp. 320, 20 euro. Vincitore dell’Hermann Hesse Literature Prize e del Swiss Book Prize. Una straordinaria avventura, una immersione nel mondo del cinema degli anni ’30, dalla penna di uno dei maggiori scrittori contemporanei di lingua tedesca. Giappone, primi anni Trenta. Masahiko Amakasu è cresciuto in collegio, dove è riuscito a sopravvivere alle terribili vessazioni dei compagni grazie al suo professore di tedesco. Anni dopo, Amakasu invita Alfred Hugenberg – Presidente della Accademia del Cinema del Reich – a inviare in Giappone obiettivi e pellicole di produzione tedesca, oltre che un regista disposto a collaborare alla costituzione di un “asse di celluloide” tra il Giappone e la Germania, per contrastare l’ascesa del cinema imperialista americano. La scelta del Reich ricade su Emil Nageli, che sta viaggiando per l’Europa, apparentemente in cerca di un soggetto per il suo nuovo film e per superare il senso di vuoto che gli ha lasciato la morte del padre. Il Reich non sospetta che Nageli sta tramando contro il Reich insieme ad altri registi ebrei, che stanno lasciano la Germania, per raggiungere gli USA. Nel frattempo, a Tokyo, mentre Amakasu è impegnato a ricevere Charlie Chaplin, negli stessi giorni arriva a Tokyo anche Ida, la fidanzata di Nageli, che desidera fare strada nel mondo del cinema. Tra Amakasu e Ida nasce subito una forte attrazione. Nageli non tarda a scoprire il tradimento e abbandona Ida e il suo progetto cinematografico e Ida rimane con Amakasu. Un attentato, fallito, al primo ministro giapponese rivela le Reale intenzioni di Nageli e sua moglie Ida, costringendoli a una rocambolesca fuga verso gli Stati Uniti. (Editore La nave di Teseo)

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Coronavirus. Italia e Mondo: siamo tra i primi nella classifica di morti per ogni milione di abitanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Per avere un quadro vero della incidenza dei morti per Coronavirus, occorre che il confronto si faccia rapportando il numero dei morti con la popolazione residente.Ebbene, l’Italia, nel Mondo, è tra i primi in classifica: su 218 Paesi esaminati, siamo al quinto posto, con 909 morti su un milione di abitanti. Eppure, il Governo affermava che avevamo un sistema sanitario tra i migliori al Mondo. Tutto smentito dai fatti. Si sosteneva, da parte di alcuni esperti, che l’infezione fosse poco più di una influenza, che il virus era morto e che sarebbe scomparso in estate. Tutto smentito dai fatti.A luglio scorso la Lega aveva organizzato un convegno all’insegna de “l’emergenza non esiste”. Tutto smentito dai fatti. Per tutti quelli che ritenevano esemplare la decisione della Svezia di non imporre il confinamento, al contrario di quanto era stato prescritto nella confinante Norvegia, ricordiamo i numeri: 660 morti per milione di abitanti in Svezia; 60 morti per milione di abitanti in Norvegia. La Svizzera, che ha deciso di riaprire gli impianti sciistici, ne ha 555 su un milione di abitanti. Auguri agli elvetici. Per inciso, la Germania ha 196 morti per milione di abitanti. Sorge la domanda: i tedeschi sono più resistenti degli italiani? No, l’hanno presa sul serio.Ancora oggi, c’è chi propone di aprire gli impianti sciistici e relativi alberghi e chi (M5S, Lega e FdI) si oppone all’utilizzo del Mes per motivi sanitari.Non c’è che dire, siamo proprio in buone mani. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Tre detenuti morti, oltre mille contagiati e nessuna norma di prevenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Siamo ad oltre mille contagi nelle carceri italiane tra detenuti e personale penitenziario, con un trend di crescita spaventoso. Morti tre detenuti. Allo stato attuale nessuna misura di prevenzione per evitare il propagarsi del virus. A dichiaralo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo: “sono tre i detenuti morti nella seconda ondata nelle carceri italiane; uno a Livorno, uno ad Alessandria ed uno a Milano. Ad oggi sono 1050 i casi accertati di positività al COVID-19 tra detenuti e personale penitenziario, ma preoccupano gli oltre 1300 poliziotti in malattia ed in isolamento fiduciario o in attesa di tampone. Fin qui l’analisi dei dati è incontrovertibile, in 15 giorni sarà una catastrofe. Allora come mai non si passa da un regime di celle aperte a quello chiuso per evitare contatti ravvicinati? Come mai non si sospendono i colloqui con i famigliari, chiudono le scuole e tutte quelle attività non indispensabili, consentendo solo contatti Skype per una quindicina di giorni per evitare il diffondersi del virus? Sarebbero queste sicuramente norme di buon senso. Pensare di gestire tutti i detenuti contagiati nelle carceri è evidente a tutti, forse anche a Petralia e Tartaglia, che non è possibile. Ed ecco di nuovo come nella prima fase il garante dei detenuti che chiede a voce alta di rimettere in libertà quanti più detenuti possibili per evitare che si ammalino e per garantire il diritto alla salute. Il Ministro della Giustizia dal canto suo ha già provveduto a far sapere il suo pensiero con una norma che rimette in libertà tutti i residui pena non superiori a 18 mesi, con esclusione di alcune categorie, con il controllo del braccialetto elettronico. Braccialetti che, come nella prima fase in cui sono stati liberati circa ottomila detenuti, non sono sufficienti. Tutte queste indecisioni rendono chiaro il quadro politico prima che amministrativo. La mancanza di prevedimenti è una chiara volontà politica di alleggerire le carceri di migliaia di detenuti. Non può essere data lettura diversa, ma in questo caso il Ministro deve fare in fretta, come sollecitato anche dai radicali, altrimenti corre il rischio di avere altre sommosse. Noi dell’S.PP. siamo di un’altra idea: bisognava fare tutte le cose che abbiamo più volte dette, sopra riportate, perché crediamo nella certezza della pena e perché pensiamo che non sia questo il rispetto che meritano i famigliari delle vittime, abusati due volte. Lo stato deve stare senza sé e senza ma dalla parte dei cittadini e non dei delinquenti e che nessuno si stupisca quando a breve saremo costretti a fare uscire ancora i detenuti di alta sicurezza perché non sarà una necessità ma una scelta”.www.sindacatospp.it

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ISTAT: incidenti stradali, morti in calo nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, nel 2019 il numero dei morti in incidenti stradali è in calo rispetto all’anno precedente.”Bene, ma non basta!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo i dati di oggi dimostrano che si potrebbe fare molto di più se i Comuni, ad esempio, invece di dare l’80% delle loro multe per sosta vietata e ztl, si concentrassero sulle infrazioni più pericolose, che determinano più incidenti” prosegue Dona.”Le multe elevate dai vigili nei comuni capoluoghi per divieto di sosta (art. 157 e 158 Cds) sono pari a 3,5 mln (3.527.685) su un totale di 17,3 mln (17.381.283), il 20,3%, mentre quelle per le ztl (art. 7 Cds) sono oltre 10 mln (10.179.804), pari al 58,6%, per un totale pari al 78,9%. Multe facili da dare, specie quelle delle ztl, considerato che la segnaletica è incomprensibile, troppo piccola per poter essere letta da qualunque automobilista” prosegue Dona.”Le multe per le infrazioni gravi, invece, sono troppo poche. Quelle per il mancato rispetto della precedenza (art. 145 Cds), che produce il 13% degli incidenti, sono pari ad appena lo 0,1% (0,117%), poco sopra 20 mila (20.372), quelle per il mancato rispetto della distanza di sicurezza (art. 149 cds), che determina, sempre secondo i dati di oggi, il 9% degli incidenti, sono addirittura lo 0,025%, 4.376 multe. Le multe date dai vigili per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (art. 187) sono 837, lo 0,005%, per guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186) sono 5.620, lo 0,032%, prosegue Dona.”Insomma, invece di avere ausiliari della sosta che danno multe facili per fare cassa, servono più vigili nelle strade, che fanno più controlli per le infrazioni realmente pericolose” conclude Dona.

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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“Gli incidenti stradali sono la causa più frequente al mondo di morti non naturali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

“È ormai diventato un problema planetario e bisogna agire subito per fermare questa strage”. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Alberto Pallotti, che interviene sui dati diffusi dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington a Seattle. Dati che fanno tremare: nel mondo ogni anno muoiono per incidenti stradali 1,2 milioni di persone e 54 milioni restano ferite. Ma quello che lascia più sconvolti è che negli ultimi trent’anni il numero di incidenti è salito del 15%, anche se meno letali. Dalla stessa ricerca si evince che il Paese più colpito dagli incidenti nel 2017 è stata, con oltre 261 mila vittime. «La nostra associazione ha lanciato una campagna internazionale per cercare di fermare questa strage che, nel silenzio generale, continuando imperterrita. Prossimamente creeremo una federazione mondiale di vittime della strada per esportare il nostro modello di lotta, che finora ha prodotto ottimi risultati. L’obiettivo è tentare di dimezzare entro dieci anni questi numeri paurosi e portarli da un milione di morti a 500 mila», dice Pallotti. Che continua: «Il nostro non è un obiettivo impossibile. Parleremo con la Cina e con i Paesi più colpiti per spiegare loro le strategie messe a punto nel nostro Paese per fermare la strage stradale, un percorso virtuoso che, anche se poteva essere portato avanti in modo migliore, dal 2000 a oggi ha tuttavia prodotto ottimi risultati». L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada è impegnata in questi giorni su più fronti. «Il 24 gennaio», spiega Pallotti, «saremo vicini alle famiglie delle vittime ungheresi che hanno perso la vita sull’A4, a Verona, perché il pullman sul quale viaggiavano è finito contro un pilone. Saranno presenti i responsabili delle varie sedi italiane dell’associazione. Inoltre, stiamo tentando di dare un sostegno alle famiglie delle sette vittime falciate da un’auto impazzita in Alto Adige durante il periodo di Natale».

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Gran Bretagna: Morti nel Tir

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

La scoperta, in Gran Bretagna, di 39 persone, tra cui un adolescente, morte di stenti in un camion, muove a grande commozione. Anche se al momento non si conosce ancora la nazionalità delle vittime, tutto fa pensare a una nuova tragedia dell’immigrazione, inaccettabile per l’Europa dei diritti umani.La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello alle istituzioni e ai Paesi europei perché prendano al più presto misure capaci di arginare il triste conteggio delle morti nei viaggi della speranza, in questo caso via terra, probabilmente attraverso la rotta balcanica, oppure nel mare Mediterraneo, come è accaduto nuovamente, pochi giorni fa, davanti alle coste di Lampedusa.Alcuni provvedimenti possono e devono essere presi con urgenza. Il primo riguarda la riapertura di ingressi regolari per motivi di lavoro, data anche la forte domanda esistente di manodopera in diversi settori dell’economia europea e nei servizi alle persone, a partire dai Paesi più afflitti dal calo demografico. In secondo luogo, per chi fugge dalle guerre, occorre incentivare i corridoi umanitari, secondo il modello felicemente sperimentato, dal febbraio 2016, da Sant’Egidio insieme alle Chiese Protestanti e alla Cei, ma anche riprendere in considerazione i ricollocamenti all’interno dell’Europa. Infine riteniamo necessario puntare su una consistente e rinnovata cooperazione con i Paesi di origine dell’immigrazione, per offrire ai giovani un futuro là dove vivono, senza più tentati offrire il loro destino ai trafficanti di uomini.

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Morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

«Nel silenzio assordante del mondo politico e istituzionale del Paese, salvo qualche lodevole eccezione, continua l’inaccettabile conta dei morti sul lavoro in Italia. In una manciata di ore si sono registrate ben 4 vittime, 3 in Lombardia e una in Abruzzo: numeri che rendono ancora più drammatico il bilancio dell’anno in corso, che già nei primi sei mesi si era attestato su livelli nettamente peggiori rispetto al 2018. Non è accettabile continuare a parlare di lavoro esclusivamente in termini macroeconomici e occupazionali, senza porsi il problema delle condizioni di salute e sicurezza in cui ciascuna attività viene svolta».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«La creazione dell’Ispettorato unico nazionale non ha portato i benefici auspicati e, probabilmente, ha anche contribuito a un appesantimento burocratico inopportuno e a un drenaggio delle risorse a disposizione degli altri enti preposti alle attività di controllo e vigilanza. A conferma del fatto che qualsiasi riforma del settore non può risultare efficace senza una fruttuosa interlocuzione con imprese, rappresentanze dei lavoratori, specialisti in materia di sicurezza.In un Paese in cui ogni anno si verificano 50.000 infortuni solo tra i lavoratori minori di 15 anni è ovvio che si debba parlare di un problema culturale. La crisi economica ha ovviamente avuto ripercussioni pesanti: si taglia ciò che si ritiene superfluo, si assume personale con minore esperienza per risparmiare, si opta per soluzioni contrattuali che non assicurano tempi insufficienti a una adeguata formazione. La tutela della salute del dipendente, invece, deve essere curata con la stessa attenzione riservata a tutti i processi produttivi. Altrimenti la conta dei morti non avrà fine».

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“L’Europa agisca in fretta per arginare le morti causate dall’amianto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Secondo l’Oms sono 107mila ogni anno, di cui circa 6mila in Italia. Un’emergenza sanitaria che fa paura e che riguarda ogni cittadino”. Lo afferma Luisa Regimenti, responsabile Sanità nel Lazio per la Lega e candidata alle elezioni europee nella circoscrizione Italia centrale.“Oggi è la giornata mondiale delle vittime dell’amianto – prosegue Regimenti – ma non basta un giorno all’anno per ricordarci di questo pericolo. Perché, nonostante siano trascorsi quasi trent’anni da quando il nostro Paese ha messo al bando l’amianto, questa fibra killer è ancora presente in molte strutture, scuole e persino ospedali. E le prospettive non sono certo rosee, visto che nei prossimi anni la situazione, secondo gli esperti, è destinata a peggiorare”.“E’ perciò necessario un cambio di rotta nelle politiche europee, una presa di coscienza collettiva e interventi mirati” – conclude.

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Morti e feriti a Tripoli nelle ultime 36 ore

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Notte di attacchi sulle case a Tripoli con 300 morti di cui 90 minorenni e 100 donne morte 1700 feriti più di 40 mila sfollati di cui 50% donne e il 25% minorenni. Così l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) descrive la notte scorsa caratterizzata da attacchi aerei su Tripoli da parte dell’esercito su Haftar utilizzando aerei senza pilota con numerosi danni sulle abitazioni ,morti e feriti sotto le macerie così riferiscono i medici libici al fondatore Amsi e Consigliere OMCEO di Roma Foad Aodi che é in contatto con loro dall’inizio del conflitto.
In base al bilancio fornito dai medici libici oggi fino ore 13.00 ci sono 300 morti di cui 90 minorenni e 100 donne ,ci sono più di 40 mila sfollati di cui il 50% donne e il 25% minorenni. Inoltre ci informano che nei prossimi giorni saranno operate 45 donne e minorenni da un chirurgo francese presso l’ospedale di Bengasi. Ringraziamo Papa Francesco per il suo appello a favore della popolazione e dei rifugiati in Libia e l’urgenza di corridoio sanitario e umanitario.

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Libia:Foad Aodi (Amsi) 262 morti di cui 80 bambini, 18 professionisti della sanità e una donna incinta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Amsi 1550 feriti di cui 400 gravi e più di 35 mila sfollati e numerose ambulanze distrutte e ospedali colpiti e 45 famiglie evacuate.Queste sono le cifre che fotografano la situazione tragica a Tripoli in Libia, aggiornata con i morti di oggi alle ore 16.00 del 22.04 ,seguita dal Fondatore dellAmsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) e Consigliere OMCEO di Roma – Foad Aodi – che é in contatto con i medici libici locali che soccorrono e certificano la morte di bambini ,donne violentate, feriti gravi sia in ospedale che nelle strade e periferie della capitale. La situazione ormai è entrata in una fase cruciale e viene chiamata dall’esercito di Haftar la seconda fase e aspettano il semaforo verde proprio dallo stesso Haftar per il colpo finale prima dell’inizio del mese di Ramadan.La situazione degli ospedali peggiora giorno per giorno e non riesce a curare e operare tutti i feriti e sono a rischio anche i pazienti cronici ed i dializzati ,la direttrice del centro di dialisi di Ain Zara ha trasferito il materiale del deposito per la dialisi insieme ai medici libici in un posto più sicuro. Inoltre sono state distribuiti alimenti e cibo a più di 400 famiglie delle 800 registrate per ricevere sostegno e cibo nel sud della capitale. I combattenti stanno utilizzando i bambini, le donne e gli ospedali come scudo umano continua Aodi che denuncia l’utilizzo ancora più massiccio dei migranti irregolari nei conflitti specialmente quelli che sono stati fatti fuggire da Bengasi e Tobrok per mancanza di cibo e medicinali sufficienti per tutti i migranti e per poi reclutarli nel conflitto. Si parla di aerei che arrivano direttamente dall’estero con giovani reduci dalla Siria e nello stesso tempo la fuga di generali da Tripoli verso paesi amici a loro. Di recente è stata chiusa la strada verso l’aeroporto di Tripoli. Sicuramente la situazione tragica e la sofferenza della popolazione libica e il reclutamento dei bambini e migranti irregolari nel conflitto da parte di tutte e due le parti rimarrà una macchia pesante nella storia e sulla coscienza di chi sostiene uno contro l’altro senza pensare un attimo al popolo libico, ai migranti,alle donne e ai bambini sfruttati e violentati e sta aumentando giorno dopo giorno il pericolo di violenza sessuale sui minorenni e pedofilia ,il mercato nero e clandistino dei trapianti d’organi tra i numerosi orfani di numerose famiglie scomparse completamente conclude Aodi ricordando l’appello Amsi e Co-mai #SalviamolaLibia e la sua popolazione ,compreso i bambini e le donne ,dai giochi e conflitti politici internazionali e di leadership e di interesse economico più grande di lei.

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Migranti: 117 dispersi in mare, 10 le donne e due bambini tra cui uno di due mesi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Sono 117 i migranti scomparsi in mare venerdì, 50 miglia a nord-est di Tripoli. Tra i dispersi ci sono 10 donne e due bambini, tra cui un bimbo di due mesi. È questo il nuovo, drammatico, bilancio provvisorio dell’ennesimo naufragio avvenuto sulla rotta Libia-Italia, il primo dall’inizio del nuovo anno. I sopravvissuti hanno indicato che i loro compagni di migranti provenivano da paesi dell’Africa occidentale, tra cui Nigeria, Costa d’Avorio e Gambia. Tra i dispersi ci sono anche i migranti sudanesi. Al momento risultano in salvo solo in tre, due sudanesi e un gambiano, recuperati da un elicottero della Marina militare italiana. Sono i superstiti che hanno rivelato all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) il numero delle persone che viaggiava sul gommone inabissato. Inizialmente si era parlato di una ventina di dispersi. A bordo viaggiavano anche dieci donne, di cui una in stato di gravidanza, e due bambini piccoli, uno di soli 10 mesi. Il naufragio è avvenuto in un Mediterraneo ormai pressoché sguarnito di soccorsi. È la Sea Watch, infatti, l’unica nave umanitaria rimasta, dopo la campagna contro le ONG varata, tra gli altri, dal vicepremier italiano Matteo Salvini, che ha commentato così l’accaduto: “Altri morti al largo della Libia. Finché i porti europei rimarranno aperti, finché qualcuno continuerà ad aiutare i trafficanti, purtroppo gli scafisti continueranno a fare affari e a uccidere”. Intanto, proprio sabato, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha registrato quasi il raddoppio degli arrivi in Europa nei primi 16 giorni dell’anno sullo stesso periodo del 2018. I morti accertati sono già 83. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sempre sabato, ha dato notizia di un altro naufragio con 53 morti, avvenuto nei giorni scorsi, al largo del Marocco. “È stato riferito che un sopravvissuto – afferma l’UNHCR – dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio e sta ricevendo cure mediche in Marocco. Per diversi giorni navi di soccorso marocchine e spagnole hanno effettuato le operazioni di ricerca dell’imbarcazione e dei sopravvissuti, senza risultati”. Il Mediterraneo, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ormai sguarnito di soccorsi, continua ad essere battuto dagli scafisti, pronti a traghettare migranti dall’Africa in Italia. E con i “viaggi della speranza” sono riprese le tragedie in mare anche se il traffico è rallentato, quando le reti di contrabbando sulla costa mediterranea della Libia sono state parzialmente distrutte dalla pesante pressione italiana.

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“Siria: morti 15 bambini a causa del freddo e della mancanza di cure mediche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF in Medio Oriente e in Nord Africa: “Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini. In solo un mese, almeno 8 bambini – la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un’ora – sono morti.A Rukban, dove l’80% delle circa 45.000 persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie.Allo stesso tempo, nella Siria orientale, le dure violenze ad Hajin nell’area di Deir-Ez-Zor hanno causato lo sfollamento di circa 10.000 persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. Stando alle informazioni disponibili, il viaggio difficile e pericoloso avrebbe causato la morte di 7 bambini – molti con meno di un anno di vita.Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21° secolo. La tragica perdita di vite causata dall’uomo deve fine adesso.Senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria. La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate.L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un’influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro fuori dalle aree di scontro e di facilitare l’accesso all’assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria.I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte.
Ancora una volta, l’UNICEF chiede a tutte le parti di facilitare urgentemente l’arrivo di un convoglio umanitario a Rukban, che comprenda cliniche sanitarie mobili per distribuire aiuti e servizi salvavita.Non è sicuramente troppo da chiedere quando le vite di decine di migliaia di bambini – bambini – ne dipendono.

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“Nel 2018 si sono registrati più di 1450 morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

È quanto rileva l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. E facendo una media su base annua sono quattro persone al giorno che perdono la vita sul posto di lavoro o per incidenti durante il tragitto casa-lavoro.” Lo ha dichiarato in una nota Luigi FERRARA, Presidente di CONFASSOCIAZIONI Sicurezza. “In dieci anni, e cioè dal 2008, anno dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza, sono morte più di 15mila persone – ha continuato FERRARA che è anche Presidente ANCORS, Associazione Nazionale dei Consulenti e dei Responsabili della Sicurezza sul lavoro -. Un bollettino di guerra che continuiamo a contrastare, ma a non debellare. Perché ciò che manca è la consapevolezza che la sicurezza sia un elemento fondamentale per la vita. Dobbiamo lavorare insieme per un mondo dove il lavoro significa salute e sicurezza, dove le persone si sentono protette ma non guidate dagli obblighi”. “Le leggi esistenti sicuramente servono, ma a fare la differenza è la diversa sensibilità culturale delle persone – ha proseguito FERRARA – ed è per questo che CONFASSOCIAZIONI e ANCORS insieme propongono la creazione di un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro e nelle Famiglie. Avere una cabina unica di regia, puntare alla semplificazione degli adempimenti formali previsti dalla normativa vigente per le PMI, coinvolgere tutti i cittadini in attività formative e informative per renderli consapevoli del rischio e attenti ai pericoli cui sono esposti, sono alcuni punti che riteniamo essenziali per dare soluzioni pratiche a questa grande piaga. Senza dimenticare la progettazione strategica di ulteriori livelli di prevenzione per il futuro di un mondo di sempre maggior interazione con i sistemi automatizzati. “La chiave di volta è semplice e concreta – ha affermato il Presidente di CONFASSOCIAZIONI SICUREZZA – , renderci consapevoli attori del nostro cambiamento. Due esempi su tutti: il fumo nei locali chiusi e le cinture di sicurezza. Per il fumo all’inizio si pensava inaccettabile il veto. Oggi non è più così, esistono aree dedicate per i fumatori come pure paesi nel mondo che lo inibiscono anche all’aria aperta, come la Svezia. Per quanto riguarda le cinture di sicurezza siamo a metà del percorso perché se è vero che quelle anteriori sono diventate una buona abitudine, siamo ancora lontani per l’uso salva vita dato da quelle posteriori”. “Tra i nostri obiettivi strategici – ha concluso il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo DEIANA – c’è quello di garantire e diffondere il più possibile la cultura della prevenzione. E uno dei passi strategici verso tale obiettivo è stato il Protocollo d’Intesa tra CONFASSOCIAZIONI e Croce Rossa Italiana, presentato lo scorso dicembre a Roma nella Sala Stampa del Senato. Un primo passo formale che ha già in cantiere azioni pratiche come l’azione congiunta per far approvare una norma di legge che preveda la presenza obbligatoria di un defibrillatore in ogni auto nuova venduta perché le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel nostro Paese. Abbiamo aumentato la prevenzione con i seggiolini in auto che avvisano i genitori della presenza dei piccoli. Dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti, inserendo l’obbligo di avere a bordo un defibrillatore con la necessità di frequentare un corso di primo soccorso, per chi vuole conseguire la patente di guida, un provvedimento da sempre auspicato dalla Croce Rossa. Una sola domanda semplice: quante vite potremmo salvare attraverso questa semplice misura?” (Dott.ssa Adriana Apicella Direttore Generale CONFASSOCIAZIONI)

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