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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘morti’

ISTAT: incidenti stradali, morti in calo nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, nel 2019 il numero dei morti in incidenti stradali è in calo rispetto all’anno precedente.”Bene, ma non basta!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo i dati di oggi dimostrano che si potrebbe fare molto di più se i Comuni, ad esempio, invece di dare l’80% delle loro multe per sosta vietata e ztl, si concentrassero sulle infrazioni più pericolose, che determinano più incidenti” prosegue Dona.”Le multe elevate dai vigili nei comuni capoluoghi per divieto di sosta (art. 157 e 158 Cds) sono pari a 3,5 mln (3.527.685) su un totale di 17,3 mln (17.381.283), il 20,3%, mentre quelle per le ztl (art. 7 Cds) sono oltre 10 mln (10.179.804), pari al 58,6%, per un totale pari al 78,9%. Multe facili da dare, specie quelle delle ztl, considerato che la segnaletica è incomprensibile, troppo piccola per poter essere letta da qualunque automobilista” prosegue Dona.”Le multe per le infrazioni gravi, invece, sono troppo poche. Quelle per il mancato rispetto della precedenza (art. 145 Cds), che produce il 13% degli incidenti, sono pari ad appena lo 0,1% (0,117%), poco sopra 20 mila (20.372), quelle per il mancato rispetto della distanza di sicurezza (art. 149 cds), che determina, sempre secondo i dati di oggi, il 9% degli incidenti, sono addirittura lo 0,025%, 4.376 multe. Le multe date dai vigili per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (art. 187) sono 837, lo 0,005%, per guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186) sono 5.620, lo 0,032%, prosegue Dona.”Insomma, invece di avere ausiliari della sosta che danno multe facili per fare cassa, servono più vigili nelle strade, che fanno più controlli per le infrazioni realmente pericolose” conclude Dona.

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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“Gli incidenti stradali sono la causa più frequente al mondo di morti non naturali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

“È ormai diventato un problema planetario e bisogna agire subito per fermare questa strage”. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Alberto Pallotti, che interviene sui dati diffusi dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington a Seattle. Dati che fanno tremare: nel mondo ogni anno muoiono per incidenti stradali 1,2 milioni di persone e 54 milioni restano ferite. Ma quello che lascia più sconvolti è che negli ultimi trent’anni il numero di incidenti è salito del 15%, anche se meno letali. Dalla stessa ricerca si evince che il Paese più colpito dagli incidenti nel 2017 è stata, con oltre 261 mila vittime. «La nostra associazione ha lanciato una campagna internazionale per cercare di fermare questa strage che, nel silenzio generale, continuando imperterrita. Prossimamente creeremo una federazione mondiale di vittime della strada per esportare il nostro modello di lotta, che finora ha prodotto ottimi risultati. L’obiettivo è tentare di dimezzare entro dieci anni questi numeri paurosi e portarli da un milione di morti a 500 mila», dice Pallotti. Che continua: «Il nostro non è un obiettivo impossibile. Parleremo con la Cina e con i Paesi più colpiti per spiegare loro le strategie messe a punto nel nostro Paese per fermare la strage stradale, un percorso virtuoso che, anche se poteva essere portato avanti in modo migliore, dal 2000 a oggi ha tuttavia prodotto ottimi risultati». L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada è impegnata in questi giorni su più fronti. «Il 24 gennaio», spiega Pallotti, «saremo vicini alle famiglie delle vittime ungheresi che hanno perso la vita sull’A4, a Verona, perché il pullman sul quale viaggiavano è finito contro un pilone. Saranno presenti i responsabili delle varie sedi italiane dell’associazione. Inoltre, stiamo tentando di dare un sostegno alle famiglie delle sette vittime falciate da un’auto impazzita in Alto Adige durante il periodo di Natale».

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Gran Bretagna: Morti nel Tir

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

La scoperta, in Gran Bretagna, di 39 persone, tra cui un adolescente, morte di stenti in un camion, muove a grande commozione. Anche se al momento non si conosce ancora la nazionalità delle vittime, tutto fa pensare a una nuova tragedia dell’immigrazione, inaccettabile per l’Europa dei diritti umani.La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello alle istituzioni e ai Paesi europei perché prendano al più presto misure capaci di arginare il triste conteggio delle morti nei viaggi della speranza, in questo caso via terra, probabilmente attraverso la rotta balcanica, oppure nel mare Mediterraneo, come è accaduto nuovamente, pochi giorni fa, davanti alle coste di Lampedusa.Alcuni provvedimenti possono e devono essere presi con urgenza. Il primo riguarda la riapertura di ingressi regolari per motivi di lavoro, data anche la forte domanda esistente di manodopera in diversi settori dell’economia europea e nei servizi alle persone, a partire dai Paesi più afflitti dal calo demografico. In secondo luogo, per chi fugge dalle guerre, occorre incentivare i corridoi umanitari, secondo il modello felicemente sperimentato, dal febbraio 2016, da Sant’Egidio insieme alle Chiese Protestanti e alla Cei, ma anche riprendere in considerazione i ricollocamenti all’interno dell’Europa. Infine riteniamo necessario puntare su una consistente e rinnovata cooperazione con i Paesi di origine dell’immigrazione, per offrire ai giovani un futuro là dove vivono, senza più tentati offrire il loro destino ai trafficanti di uomini.

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Morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

«Nel silenzio assordante del mondo politico e istituzionale del Paese, salvo qualche lodevole eccezione, continua l’inaccettabile conta dei morti sul lavoro in Italia. In una manciata di ore si sono registrate ben 4 vittime, 3 in Lombardia e una in Abruzzo: numeri che rendono ancora più drammatico il bilancio dell’anno in corso, che già nei primi sei mesi si era attestato su livelli nettamente peggiori rispetto al 2018. Non è accettabile continuare a parlare di lavoro esclusivamente in termini macroeconomici e occupazionali, senza porsi il problema delle condizioni di salute e sicurezza in cui ciascuna attività viene svolta».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«La creazione dell’Ispettorato unico nazionale non ha portato i benefici auspicati e, probabilmente, ha anche contribuito a un appesantimento burocratico inopportuno e a un drenaggio delle risorse a disposizione degli altri enti preposti alle attività di controllo e vigilanza. A conferma del fatto che qualsiasi riforma del settore non può risultare efficace senza una fruttuosa interlocuzione con imprese, rappresentanze dei lavoratori, specialisti in materia di sicurezza.In un Paese in cui ogni anno si verificano 50.000 infortuni solo tra i lavoratori minori di 15 anni è ovvio che si debba parlare di un problema culturale. La crisi economica ha ovviamente avuto ripercussioni pesanti: si taglia ciò che si ritiene superfluo, si assume personale con minore esperienza per risparmiare, si opta per soluzioni contrattuali che non assicurano tempi insufficienti a una adeguata formazione. La tutela della salute del dipendente, invece, deve essere curata con la stessa attenzione riservata a tutti i processi produttivi. Altrimenti la conta dei morti non avrà fine».

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“L’Europa agisca in fretta per arginare le morti causate dall’amianto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Secondo l’Oms sono 107mila ogni anno, di cui circa 6mila in Italia. Un’emergenza sanitaria che fa paura e che riguarda ogni cittadino”. Lo afferma Luisa Regimenti, responsabile Sanità nel Lazio per la Lega e candidata alle elezioni europee nella circoscrizione Italia centrale.“Oggi è la giornata mondiale delle vittime dell’amianto – prosegue Regimenti – ma non basta un giorno all’anno per ricordarci di questo pericolo. Perché, nonostante siano trascorsi quasi trent’anni da quando il nostro Paese ha messo al bando l’amianto, questa fibra killer è ancora presente in molte strutture, scuole e persino ospedali. E le prospettive non sono certo rosee, visto che nei prossimi anni la situazione, secondo gli esperti, è destinata a peggiorare”.“E’ perciò necessario un cambio di rotta nelle politiche europee, una presa di coscienza collettiva e interventi mirati” – conclude.

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Morti e feriti a Tripoli nelle ultime 36 ore

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Notte di attacchi sulle case a Tripoli con 300 morti di cui 90 minorenni e 100 donne morte 1700 feriti più di 40 mila sfollati di cui 50% donne e il 25% minorenni. Così l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) descrive la notte scorsa caratterizzata da attacchi aerei su Tripoli da parte dell’esercito su Haftar utilizzando aerei senza pilota con numerosi danni sulle abitazioni ,morti e feriti sotto le macerie così riferiscono i medici libici al fondatore Amsi e Consigliere OMCEO di Roma Foad Aodi che é in contatto con loro dall’inizio del conflitto.
In base al bilancio fornito dai medici libici oggi fino ore 13.00 ci sono 300 morti di cui 90 minorenni e 100 donne ,ci sono più di 40 mila sfollati di cui il 50% donne e il 25% minorenni. Inoltre ci informano che nei prossimi giorni saranno operate 45 donne e minorenni da un chirurgo francese presso l’ospedale di Bengasi. Ringraziamo Papa Francesco per il suo appello a favore della popolazione e dei rifugiati in Libia e l’urgenza di corridoio sanitario e umanitario.

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Libia:Foad Aodi (Amsi) 262 morti di cui 80 bambini, 18 professionisti della sanità e una donna incinta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Amsi 1550 feriti di cui 400 gravi e più di 35 mila sfollati e numerose ambulanze distrutte e ospedali colpiti e 45 famiglie evacuate.Queste sono le cifre che fotografano la situazione tragica a Tripoli in Libia, aggiornata con i morti di oggi alle ore 16.00 del 22.04 ,seguita dal Fondatore dellAmsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) e Consigliere OMCEO di Roma – Foad Aodi – che é in contatto con i medici libici locali che soccorrono e certificano la morte di bambini ,donne violentate, feriti gravi sia in ospedale che nelle strade e periferie della capitale. La situazione ormai è entrata in una fase cruciale e viene chiamata dall’esercito di Haftar la seconda fase e aspettano il semaforo verde proprio dallo stesso Haftar per il colpo finale prima dell’inizio del mese di Ramadan.La situazione degli ospedali peggiora giorno per giorno e non riesce a curare e operare tutti i feriti e sono a rischio anche i pazienti cronici ed i dializzati ,la direttrice del centro di dialisi di Ain Zara ha trasferito il materiale del deposito per la dialisi insieme ai medici libici in un posto più sicuro. Inoltre sono state distribuiti alimenti e cibo a più di 400 famiglie delle 800 registrate per ricevere sostegno e cibo nel sud della capitale. I combattenti stanno utilizzando i bambini, le donne e gli ospedali come scudo umano continua Aodi che denuncia l’utilizzo ancora più massiccio dei migranti irregolari nei conflitti specialmente quelli che sono stati fatti fuggire da Bengasi e Tobrok per mancanza di cibo e medicinali sufficienti per tutti i migranti e per poi reclutarli nel conflitto. Si parla di aerei che arrivano direttamente dall’estero con giovani reduci dalla Siria e nello stesso tempo la fuga di generali da Tripoli verso paesi amici a loro. Di recente è stata chiusa la strada verso l’aeroporto di Tripoli. Sicuramente la situazione tragica e la sofferenza della popolazione libica e il reclutamento dei bambini e migranti irregolari nel conflitto da parte di tutte e due le parti rimarrà una macchia pesante nella storia e sulla coscienza di chi sostiene uno contro l’altro senza pensare un attimo al popolo libico, ai migranti,alle donne e ai bambini sfruttati e violentati e sta aumentando giorno dopo giorno il pericolo di violenza sessuale sui minorenni e pedofilia ,il mercato nero e clandistino dei trapianti d’organi tra i numerosi orfani di numerose famiglie scomparse completamente conclude Aodi ricordando l’appello Amsi e Co-mai #SalviamolaLibia e la sua popolazione ,compreso i bambini e le donne ,dai giochi e conflitti politici internazionali e di leadership e di interesse economico più grande di lei.

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Migranti: 117 dispersi in mare, 10 le donne e due bambini tra cui uno di due mesi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Sono 117 i migranti scomparsi in mare venerdì, 50 miglia a nord-est di Tripoli. Tra i dispersi ci sono 10 donne e due bambini, tra cui un bimbo di due mesi. È questo il nuovo, drammatico, bilancio provvisorio dell’ennesimo naufragio avvenuto sulla rotta Libia-Italia, il primo dall’inizio del nuovo anno. I sopravvissuti hanno indicato che i loro compagni di migranti provenivano da paesi dell’Africa occidentale, tra cui Nigeria, Costa d’Avorio e Gambia. Tra i dispersi ci sono anche i migranti sudanesi. Al momento risultano in salvo solo in tre, due sudanesi e un gambiano, recuperati da un elicottero della Marina militare italiana. Sono i superstiti che hanno rivelato all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) il numero delle persone che viaggiava sul gommone inabissato. Inizialmente si era parlato di una ventina di dispersi. A bordo viaggiavano anche dieci donne, di cui una in stato di gravidanza, e due bambini piccoli, uno di soli 10 mesi. Il naufragio è avvenuto in un Mediterraneo ormai pressoché sguarnito di soccorsi. È la Sea Watch, infatti, l’unica nave umanitaria rimasta, dopo la campagna contro le ONG varata, tra gli altri, dal vicepremier italiano Matteo Salvini, che ha commentato così l’accaduto: “Altri morti al largo della Libia. Finché i porti europei rimarranno aperti, finché qualcuno continuerà ad aiutare i trafficanti, purtroppo gli scafisti continueranno a fare affari e a uccidere”. Intanto, proprio sabato, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ha registrato quasi il raddoppio degli arrivi in Europa nei primi 16 giorni dell’anno sullo stesso periodo del 2018. I morti accertati sono già 83. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sempre sabato, ha dato notizia di un altro naufragio con 53 morti, avvenuto nei giorni scorsi, al largo del Marocco. “È stato riferito che un sopravvissuto – afferma l’UNHCR – dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio e sta ricevendo cure mediche in Marocco. Per diversi giorni navi di soccorso marocchine e spagnole hanno effettuato le operazioni di ricerca dell’imbarcazione e dei sopravvissuti, senza risultati”. Il Mediterraneo, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ormai sguarnito di soccorsi, continua ad essere battuto dagli scafisti, pronti a traghettare migranti dall’Africa in Italia. E con i “viaggi della speranza” sono riprese le tragedie in mare anche se il traffico è rallentato, quando le reti di contrabbando sulla costa mediterranea della Libia sono state parzialmente distrutte dalla pesante pressione italiana.

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“Siria: morti 15 bambini a causa del freddo e della mancanza di cure mediche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF in Medio Oriente e in Nord Africa: “Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini. In solo un mese, almeno 8 bambini – la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un’ora – sono morti.A Rukban, dove l’80% delle circa 45.000 persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie.Allo stesso tempo, nella Siria orientale, le dure violenze ad Hajin nell’area di Deir-Ez-Zor hanno causato lo sfollamento di circa 10.000 persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. Stando alle informazioni disponibili, il viaggio difficile e pericoloso avrebbe causato la morte di 7 bambini – molti con meno di un anno di vita.Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21° secolo. La tragica perdita di vite causata dall’uomo deve fine adesso.Senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria. La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate.L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un’influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro fuori dalle aree di scontro e di facilitare l’accesso all’assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria.I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte.
Ancora una volta, l’UNICEF chiede a tutte le parti di facilitare urgentemente l’arrivo di un convoglio umanitario a Rukban, che comprenda cliniche sanitarie mobili per distribuire aiuti e servizi salvavita.Non è sicuramente troppo da chiedere quando le vite di decine di migliaia di bambini – bambini – ne dipendono.

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“Nel 2018 si sono registrati più di 1450 morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

È quanto rileva l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. E facendo una media su base annua sono quattro persone al giorno che perdono la vita sul posto di lavoro o per incidenti durante il tragitto casa-lavoro.” Lo ha dichiarato in una nota Luigi FERRARA, Presidente di CONFASSOCIAZIONI Sicurezza. “In dieci anni, e cioè dal 2008, anno dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza, sono morte più di 15mila persone – ha continuato FERRARA che è anche Presidente ANCORS, Associazione Nazionale dei Consulenti e dei Responsabili della Sicurezza sul lavoro -. Un bollettino di guerra che continuiamo a contrastare, ma a non debellare. Perché ciò che manca è la consapevolezza che la sicurezza sia un elemento fondamentale per la vita. Dobbiamo lavorare insieme per un mondo dove il lavoro significa salute e sicurezza, dove le persone si sentono protette ma non guidate dagli obblighi”. “Le leggi esistenti sicuramente servono, ma a fare la differenza è la diversa sensibilità culturale delle persone – ha proseguito FERRARA – ed è per questo che CONFASSOCIAZIONI e ANCORS insieme propongono la creazione di un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro e nelle Famiglie. Avere una cabina unica di regia, puntare alla semplificazione degli adempimenti formali previsti dalla normativa vigente per le PMI, coinvolgere tutti i cittadini in attività formative e informative per renderli consapevoli del rischio e attenti ai pericoli cui sono esposti, sono alcuni punti che riteniamo essenziali per dare soluzioni pratiche a questa grande piaga. Senza dimenticare la progettazione strategica di ulteriori livelli di prevenzione per il futuro di un mondo di sempre maggior interazione con i sistemi automatizzati. “La chiave di volta è semplice e concreta – ha affermato il Presidente di CONFASSOCIAZIONI SICUREZZA – , renderci consapevoli attori del nostro cambiamento. Due esempi su tutti: il fumo nei locali chiusi e le cinture di sicurezza. Per il fumo all’inizio si pensava inaccettabile il veto. Oggi non è più così, esistono aree dedicate per i fumatori come pure paesi nel mondo che lo inibiscono anche all’aria aperta, come la Svezia. Per quanto riguarda le cinture di sicurezza siamo a metà del percorso perché se è vero che quelle anteriori sono diventate una buona abitudine, siamo ancora lontani per l’uso salva vita dato da quelle posteriori”. “Tra i nostri obiettivi strategici – ha concluso il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo DEIANA – c’è quello di garantire e diffondere il più possibile la cultura della prevenzione. E uno dei passi strategici verso tale obiettivo è stato il Protocollo d’Intesa tra CONFASSOCIAZIONI e Croce Rossa Italiana, presentato lo scorso dicembre a Roma nella Sala Stampa del Senato. Un primo passo formale che ha già in cantiere azioni pratiche come l’azione congiunta per far approvare una norma di legge che preveda la presenza obbligatoria di un defibrillatore in ogni auto nuova venduta perché le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel nostro Paese. Abbiamo aumentato la prevenzione con i seggiolini in auto che avvisano i genitori della presenza dei piccoli. Dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti, inserendo l’obbligo di avere a bordo un defibrillatore con la necessità di frequentare un corso di primo soccorso, per chi vuole conseguire la patente di guida, un provvedimento da sempre auspicato dalla Croce Rossa. Una sola domanda semplice: quante vite potremmo salvare attraverso questa semplice misura?” (Dott.ssa Adriana Apicella Direttore Generale CONFASSOCIAZIONI)

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Visti umanitari per diminuire morti e migliorare gestione dei rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

I paesi UE dovrebbero rilasciare visti umanitari presso ambasciate e consolati all’estero, in modo che le persone in cerca di protezione possano accedere all’Europa senza rischiare la vita.Il Parlamento martedì ha chiesto che la Commissione europea presenti, entro il 31 marzo 2019, una proposta legislativa che istituisca un visto umanitario europeo. Tale visto darebbe al richiedente l’accesso al territorio europeo esclusivamente nello Stato membro che lo rilascia e al solo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale.
L’iniziativa legislativa è stata approvata con 429 voti in favore, 194 voti contrari e 41 astensioni.I deputati sottolineano che, nonostante i numerosi annunci e richieste di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo in Europa, l’UE non dispone di un quadro armonizzato di procedure di ingresso protetto. Inoltre, a causa di opzioni giuridiche insufficienti, si stima che il 90% delle persone cui è stata concessa protezione internazionale abbia raggiunto l’Unione europea con mezzi irregolari.Ridurre il numero di vittime, combattere il contrabbando e migliorare l’uso dei fondi per la migrazione
Il Parlamento ritiene che i visti umanitari contribuirebbero a ridurre l’intollerabile numero di vittime nel Mediterraneo e sulle rotte migratorie verso l’UE (almeno 30.000 persone sono morte alle frontiere dell’UE dal 2000). Permetterebbero, inoltre, di combattere il traffico di esseri umani e gestire meglio gli arrivi, l’accoglienza e il trattamento delle domande di asilo.Tale strumento dovrebbe, poi, contribuire a ottimizzare il bilancio degli Stati membri e dell’UE in materia di asilo, procedure di applicazione della legge, controllo delle frontiere, sorveglianza e attività di ricerca e salvataggio.I deputati sottolineano che la decisione di rilasciare visti umanitari europei rimarrebbe di esclusiva competenza degli Stati membri.
La risoluzione chiarisce che i beneficiari del visto dovranno dimostrare una chiara esposizione o un rischio di essere perseguitati e di non far parte di un processo di reinsediamento. La valutazione della domanda non dovrebbe comportare un processo completo di determinazione dello status, ma prima del rilascio del visto, ogni richiedente dovrà essere sottoposto a un’indagine di sicurezza, attraverso le pertinenti banche dati nazionali ed europee, “per garantire che non costituisca un rischio per la sicurezza”.
Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa entro il 31 marzo 2019. La Commissione dovrà fornire una risposta motivata alla richiesta del Parlamento.

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Sei morti e molti feriti in una discoteca di Corinaldo in provincia di Ancona

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (AN) si compie una tragedia dovuta a quanto si sa, dalle prime indagini degli inquirenti, da un fuggi fuggi generale dovuto da qualcuno che ha spruzzato uno spray urticante e che ha generato una scena di panico collettivo aggravato dal fatto che il numero dei presenti fosse superiore a quello consentito. Il risultato è stato che cinque ragazzi e una mamma sono morti, dodici sono stati ricoverati in codice rosso e altri 54 tra codice verde e giallo e la maggior parte per traumi da schiacciamento. Ha scritto Giorgia Meloni su facebook: “«Da italiana e da mamma rimango impietrita di fronte alla tragedia che ad Ancona, in un locale, trasforma un concerto in una vera e propria strage. Muoiono cinque adolescenti e una mamma, che presumibilmente si trovava lì per proteggere i suoi figli. Altri ragazzi, troppi, sono in ospedale, diversi in condizioni gravi. Prego per loro e per le loro famiglie. E spero che si faccia tutto ciò che è umano per conoscere le cause e colpire gli eventuali responsabili». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa in un comunicato Mariastella Gelmini di Forza Italia: “Strage davvero inconcepibile al concerto di SferaEbbasta alla LanternaAzzurra di Corinaldo, vicino Ancona. 6 morti (5 ragazzi e una mamma), 12 feriti in gravi condizioni, più di 100 con traumi da schiacciamento. Accertare subito responsabilità, mai più tragedie così assurde”.

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Ricerca di soluzioni alle morti nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

In vista dell’incontro di questa settimana dei Capi di stato e di governo dell’Unione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, lanciano un appello congiunto ai leader europei affinché adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel Mar Mediterraneo, che quest’anno hanno raggiunto un tasso record.I leader delle due organizzazioni richiamano l’attenzione sul fatto che in alcuni Paesi il dibattito politico su rifugiati e migranti, in particolare coloro che arrivano via mare, ha raggiunto livelli di tensione pericolosamente alti, nonostante gli arrivi in Europa siano diminuiti. Lo scontro politico alimenta timori inutili, rendendo più difficile la collaborazione tra i Paesi e impedendo di compiere progressi nella ricerca di soluzioni.
“L’attuale tenore del dibattito politico – che ci dipinge un’Europa sotto assedio – non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.“I pericolosi flussi migratori illegali non sono nell’interesse di nessuno. Insieme dobbiamo investire di più per promuovere una migrazione regolare, potenziare la mobilità e l’integrazione per favorire la crescita e lo sviluppo a vantaggio delle due sponde del Mediterraneo”, ha dichiarato Antonio Vitorino, Direttore Generale dell’OIM.Dall’inizio dell’anno i decessi sono stati oltre 1.700: questo significa che il tasso di morti e dispersi durante le traversate nel Mar Mediterraneo è drasticamente aumentato. Solo nel mese di settembre, una persona su otto è morta o scomparsa nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, in gran parte a causa di una riduzione nella capacità di ricerca e soccorso.Oltre alla necessità di migliorare la capacità di ricerca e soccorso, l’UNHCR e l’OIM hanno proposto un accordo regionale attuabile che renderebbe le operazioni di sbarco e accoglienza prevedibili e rapide.L’UNHCR e l’OIM sollecitano i leader europei a orientare le discussioni di questa settimana sulle soluzioni pratiche che vanno adottate con estrema urgenza e sulla necessità di garantire che le responsabilità siano debitamente condivise tra gli Stati europei. Allo stesso tempo, accogliamo con favore i progressi compiuti finora da alcuni Stati membri dell’UE per arrivare a una condivisione delle responsabilità nell’attuare soluzioni per la ricerca, il salvataggio e le operazioni successive allo sbarco di rifugiati e migranti.
L’UNHCR e l’IOM rammentano inoltre ai leader europei di rimanere concentrati sull’attuazione delle priorità già concordate in precedenza nella Dichiarazione politica e nel Piano d’azione di La Valletta, in cui gli Stati esprimevano profonda solidarietà nell’affrontare le cause primarie alla base dei flussi migratori forzati e irregolari, sostenendo al tempo stesso i Paesi che accolgono un gran numero di rifugiati e migranti.È inoltre necessario un sostegno maggiore e più efficace da parte dei leader dell’UE per lo sviluppo di soluzioni strutturali a lungo termine che possano migliorare le condizioni nei Paesi di origine e di transito, affinché le persone abbiano la possibilità di condurre una vita dignitosa.

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14 migranti rimasti uccisi in due incidenti stradali nel foggiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) esprime il proprio cordoglio per la tragica morte di 14 migranti rimasti vittime di due gravi incidenti stradali avvenuti a soli due giorni di distanza.
Sabato 4 agosto Amadou Balde, Ceeay Aladje, Moussa Kande e Alì Dembele, 4 migranti che lavoravano come braccianti nelle campagne del foggiano, sono rimasti uccisi in uno scontro frontale che ha coinvolto il furgone sul quale viaggiavano stipati e un tir che trasportava pomodori. Insieme a loro, altre quattro persone sono rimaste ferite e lottano per la vita presso gli Ospedali Riuniti di Foggia.
Oggi altri 10 migranti sono morti in un identico incidente avvenuto sempre nel foggiano. Pare che le vittime avessero terminato da poco il turno di lavoro nei campi di Capitanata e che il loro furgone si sia scontrato frontalmente con un camion carico di pomodori.
Nonostante i diversi interventi di Istituzioni e società civile e un dialogo sempre più avanzato nella lotta a caporalato e sfruttamento, ogni estate le cronache locali costringono a commentare la morte di lavoratori italiani e stranieri nel settore agroalimentare.Questo tragico evento impone di concretizzare quanto prima i programmi interregionali di contrasto dello sfruttamento già avviati e fare in modo che nessuno possa più morire di lavoro nelle campagne italiane. E’ nell’interesse di tutti promuovere percorsi di legalità e garantire il rispetto delle norme di base in materia di lavoro e sicurezza, fare emergere casi di sfruttamento e contrastare i caporali, regolarizzando i trasporti e prevedendo alloggi dignitosi per i lavoratori stagionali che sono sempre più importanti per il settore agroalimentare.
E’ importante infine che ogni soggetto coinvolto – dalle Istituzioni al settore datoriale, dalla società civile alla Grande Distribuzione – contribuisca fattivamente al ripristino della legalità.

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Gaza. Meotti: la colpa di quei morti è di Hamas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Roma 21 maggio, alle 17,30, presso il Centro Studi Americani di via Caetani 32 si discuterà del libro di Giulio Meotti «Israele. L’ultimo stato europeo» e seguirà il commento sugli fatti di Gaza. All’evento, moderato da Barbara Pontecorvo, prenderanno parte Angelino Alfano, Emanuele Fiano, Enrico Mentana, Stefano Parisi e Ofer Sachs.
Per Giulio Meotti «È grave il bilancio di morti e feriti palestinesi oggi al confine fra Gaza e Israele. Lo stato ebraico, che nelle stesse ore è impegnato a Gerusalemme a celebrare lo spostamento lì dell’ambasciata americana e il riconoscimento di quella città come capitale, a Gaza sta difendendo il suo confine riconosciuto dalla comunità internazionale. La responsabilità degli scontri ricade infatti su Hamas, il movimento terrorista che vuole distruggere Israele e governa la Striscia di Gaza. Qualsiasi altro paese difenderebbe i propri confini e le proprie case da manifestazioni con 50.000 persone che vuole abbatterli. I tragici scontri di Gaza illuminano la condizione unica in cui si trova Israele fin dalla sua nascita 70 anni fa, ovvero quella di una democrazia minacciata nel suo diritto a esistere e a difendersi.»Questo il commento a poche ore dalla notizia degli ultimi scontri in M.O. di Giulio Meotti, giornalista de «Il Foglio» e autore per Rubbettino del libro in uscita in libreria “Israele. L’ultimo stato europeo” nel quale l’autore definisce lo stato israeliano come un avamposto della democrazia, del diritto e della cultura occidentale, che il fondamentalismo islamico vuole spazzare via e che l’Occidente dovrebbe avere a cuore. Perché un piccolo paese assediato nelle sedi internazionali e sui campi di battaglia è tra i più felici del mondo? Il segreto di Israele risiede in un modello culturale opposto a quello oggi in voga in un Occidente dominato dal relativismo, dal pacifismo e dal politicamente corretto. A 70 anni dalla nascita, Israele è una delle più antiche democrazie al mondo che ha eccelso in tutti i campi dello scibile umano e uno dei più straordinari successi della società aperta. Mentre raccoglieva i Premi Nobel, compiva scoperte scientifiche, riempiva le sale da concerto e stampava il più alto numero di libri pro capite, Israele si difendeva con le unghie e con i denti. È la grande storia della “villa nella giungla”. L’Occidente è quello che è grazie alle sue radici bibliche e illuministiche. Se l’elemento ebraico di quelle radici è rovesciato e Israele è perso, allora anche l’Occidente è perso. Per questo come va per la stato ebraico, andrà per tutti noi. Israele è la frontiera felice della cività occidentale.

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Bambini: la strage degli innocenti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il nuovo rapporto dell’UNICEF “Ogni bambino è vita”, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, in particolare nei paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa.Secondo il rapporto, a livello mondiale, nei paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei paesi ad alto reddito, quel tasso è di 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei paesi più sicuri.Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei paesi ad alto reddito entro il 2030, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite.“Mentre, negli ultimi 25 anni, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”. Secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia.I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

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Tragedia ferroviaria: Campagna elettorale anche sui morti?

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

ferrovieNon si può far campagna elettorale sulle tragedie. Dopo il disastro della linea ferroviaria Cremona-Milano, causato da un cedimento della rotaia, abbiamo letto alcune dichiarazioni di Matteo Salvini (Lega) e Pier Luigi Bersani (Liberi e Uguali).
“Senza vincoli europei avremmo la libertà di investire in sicurezza”, dichiara Salvini, mentre per Bersani la responsabilità è del “processo di liberalizzazione del mercato ferroviario”.
La liberalizzazione del mercato ferroviario non c’entra niente perchè i binari sono della Rete ferroviaria italiana (RFI), che è un’ azienda pubblica e motrici e carrozze sono di Trenord, che al 72% è pubblica (Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato).Di che parla, allora, Bersani? I vincoli finanziari europei non ci azzeccano, non impediscono di investire in sicurezza, tant’è che era prevista la manutenzione (sostituzione del giunto) di quella tratta ferroviaria che, inoltre, è sottoposta a verifiche mensili da RFI. Le indagini verificheranno se la responsabilità del disastro è dovuta al binario o/e al carrello del vagone.Allora, cosa c’entra l’Europa, chiamata in causa da Salvini? Si fa campagna elettorale sui morti? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Incidenti Stradali: oltre 3 mila morti l’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 9 dicembre 2017

incidenti stradali-2In Italia nel 2016 ci sono stati 3.283 morti, 249.175 feriti e 175.791 incidenti stradali, con costi sociali per 17 miliardi di euro.“I numeri degli incidenti stradali sono un vero e proprio bollettino di guerra e la soluzione che viene data da decenni è sempre l’inasprimento delle sanzioni, che ormai è chiaro, non servono a nulla. Contro questa ecatombe che colpisce tantissimi dei nostri giovani occorre cominciare a creare una coscienza della sicurezza stradale, a partire dall’inserire nei programmi scolastici, sin dalle elementari i corsi di educazione stradale, almeno cerchiamo di salvare dalla mattanza le future generazioni !!!” ha dichiarato Alessandro Marchetti, Presidente dell’ANASPOL, l’Associazione Nazionale Agenti e Sottufficiali della Polizia Locale.“Occorre poi obbligare i Comuni ad utilizzare tutti i soldi delle multe” ha proseguito Marchetti “e non solo il 50% come avviene oggi, ad aumentare la sicurezza stradale: le strade ad esempio sono delle groviere piene di buche, causa del ferimento e del decesso di migliaia di motorini. I Sindaci mettano poi a disposizione i poliziotti locali nelle scuole, che dopo aver controllato le entrate e le uscite dei bambini, vadano dentro a spiegare quanto sia importante, per salvare delle vite, rispettare il codice della strada. Noi dell’ANASPOL lo facciamo già, in forma volontaria, gratuitamente e fuori dall’orario di lavoro, ma siamo una piccola goccia nell’oceano, serve l’impegno delle Amministrazioni.”
“Purtroppo non possiamo mettere un Agente in ogni auto che prima di far partire il veicolo controlla se il conducente sia in grado di guidare” ha concluso Marchetti “ma il Parlamento, ricordandosi che lo Stato spende poi 17 miliardi di euro l’anno in spese sanitarie e sociali, deve obbligare le case costruttrici ad inserire obbligatoriamente quei meccanismi informatici ed elettronici, tra i quali ricordo ricordo il riflessometro, che sono in grado persino di fermare o rallentare la velocità dell’auto se il conducente non mantiene un comportamento corretto. Le soluzioni ci sono e in pochissimo tempo potremmo forse più che dimezzare il numero dei morti e dei feriti, che dovrebbe essere l’unico, vero, obiettivo immediato.”

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Smog: Intervenire in maniera strutturale

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Smog Journeys“Siamo consapevoli da tempo che l’inquinamento atmosferico non fa ammalare solo il pianeta ma anche i suoi abitanti, causando la morte di circa 9 milioni di persone l’anno. L’inquinamento atmosferico è una delle peggiori forme presenti ed è responsabile di 6,5 milioni di morti l’anno. Le malattie causate sono tra le più disparate: da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie, dai tumori ad alcune gravi infezioni”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola che aggiunge: “La scarsità delle piogge e l’innalzamento delle temperature, registrate in questo 2017, hanno portato ad un autunno anomalo che sta avendo effetti devastanti. L’inquinamento non deve più essere gestito come una emergenza, e certo non basta chiudere le finestre, come raccomandato ai torinesi. Non si può continuare a gestire sempre tutto in emergenza: dai terremoti alla siccità, dalle alluvioni all’inquinamento da polveri sottili. Il problema non si risolve neppure con il bonus verde, previsto nella manovra. E’ indispensabile intervenire in maniera strutturale ed incisiva programmando una serie di misure che mettano al sicuro il nostro Paese. C’è bisogno di agire con immediatezza – conclude la deputata azzurra – aumentando il verde urbano per abbassare la quantità di polveri sottili e inquinanti gassosi. Forza Italia una volta al Governo si attiverà per la prevenzione e la cura del nostro ambiente e di conseguenza della nostra salute”.

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