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Posts Tagged ‘morti’

“Siria: morti 15 bambini a causa del freddo e della mancanza di cure mediche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Dichiarazione di Geert Cappelaere, Direttore regionale dell’UNICEF in Medio Oriente e in Nord Africa: “Le gelide temperature e le dure condizioni di vita a Rukban, al confine sud occidentale della Siria con la Giordania, stanno sempre più mettendo a rischio le vite dei bambini. In solo un mese, almeno 8 bambini – la maggior parte con meno di 4 mesi e il più piccolo nato da solo un’ora – sono morti.A Rukban, dove l’80% delle circa 45.000 persone sono donne e bambini, il freddo intenso e la mancanza di cure mediche per le madri prima e durante il parto e per i neonati, hanno acuito le già difficili condizioni di vita per i bambini e le loro famiglie.Allo stesso tempo, nella Siria orientale, le dure violenze ad Hajin nell’area di Deir-Ez-Zor hanno causato lo sfollamento di circa 10.000 persone dallo scorso dicembre. Le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro devono affrontare diverse difficoltà nel lasciare la zona di conflitto e rimangono al freddo in attesa per giorni senza rifugi o aiuti di base. Stando alle informazioni disponibili, il viaggio difficile e pericoloso avrebbe causato la morte di 7 bambini – molti con meno di un anno di vita.Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21° secolo. La tragica perdita di vite causata dall’uomo deve fine adesso.Senza servizi di assistenza sanitaria solidi e accessibili, protezione e rifugi, molti altri bambini moriranno giorno dopo giorno a Rukban, Deir-Ez-Zor e in ogni altro luogo in Siria. La storia ci giudicherà per queste morti che avrebbero potute essere evitate.L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto e tutti coloro che esercitano un’influenza su di loro di garantire passaggi sicuri a tutte le famiglie alla ricerca di un luogo sicuro fuori dalle aree di scontro e di facilitare l’accesso all’assistenza medica salvavita per i bambini ad Hajin e ovunque in Siria.I bisogni di assistenza a Rukban sono più che urgenti, sono estremamente gravi e iniziano a diventare una questione di vita o di morte.
Ancora una volta, l’UNICEF chiede a tutte le parti di facilitare urgentemente l’arrivo di un convoglio umanitario a Rukban, che comprenda cliniche sanitarie mobili per distribuire aiuti e servizi salvavita.Non è sicuramente troppo da chiedere quando le vite di decine di migliaia di bambini – bambini – ne dipendono.

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“Nel 2018 si sono registrati più di 1450 morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

È quanto rileva l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. E facendo una media su base annua sono quattro persone al giorno che perdono la vita sul posto di lavoro o per incidenti durante il tragitto casa-lavoro.” Lo ha dichiarato in una nota Luigi FERRARA, Presidente di CONFASSOCIAZIONI Sicurezza. “In dieci anni, e cioè dal 2008, anno dell’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza, sono morte più di 15mila persone – ha continuato FERRARA che è anche Presidente ANCORS, Associazione Nazionale dei Consulenti e dei Responsabili della Sicurezza sul lavoro -. Un bollettino di guerra che continuiamo a contrastare, ma a non debellare. Perché ciò che manca è la consapevolezza che la sicurezza sia un elemento fondamentale per la vita. Dobbiamo lavorare insieme per un mondo dove il lavoro significa salute e sicurezza, dove le persone si sentono protette ma non guidate dagli obblighi”. “Le leggi esistenti sicuramente servono, ma a fare la differenza è la diversa sensibilità culturale delle persone – ha proseguito FERRARA – ed è per questo che CONFASSOCIAZIONI e ANCORS insieme propongono la creazione di un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro e nelle Famiglie. Avere una cabina unica di regia, puntare alla semplificazione degli adempimenti formali previsti dalla normativa vigente per le PMI, coinvolgere tutti i cittadini in attività formative e informative per renderli consapevoli del rischio e attenti ai pericoli cui sono esposti, sono alcuni punti che riteniamo essenziali per dare soluzioni pratiche a questa grande piaga. Senza dimenticare la progettazione strategica di ulteriori livelli di prevenzione per il futuro di un mondo di sempre maggior interazione con i sistemi automatizzati. “La chiave di volta è semplice e concreta – ha affermato il Presidente di CONFASSOCIAZIONI SICUREZZA – , renderci consapevoli attori del nostro cambiamento. Due esempi su tutti: il fumo nei locali chiusi e le cinture di sicurezza. Per il fumo all’inizio si pensava inaccettabile il veto. Oggi non è più così, esistono aree dedicate per i fumatori come pure paesi nel mondo che lo inibiscono anche all’aria aperta, come la Svezia. Per quanto riguarda le cinture di sicurezza siamo a metà del percorso perché se è vero che quelle anteriori sono diventate una buona abitudine, siamo ancora lontani per l’uso salva vita dato da quelle posteriori”. “Tra i nostri obiettivi strategici – ha concluso il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo DEIANA – c’è quello di garantire e diffondere il più possibile la cultura della prevenzione. E uno dei passi strategici verso tale obiettivo è stato il Protocollo d’Intesa tra CONFASSOCIAZIONI e Croce Rossa Italiana, presentato lo scorso dicembre a Roma nella Sala Stampa del Senato. Un primo passo formale che ha già in cantiere azioni pratiche come l’azione congiunta per far approvare una norma di legge che preveda la presenza obbligatoria di un defibrillatore in ogni auto nuova venduta perché le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel nostro Paese. Abbiamo aumentato la prevenzione con i seggiolini in auto che avvisano i genitori della presenza dei piccoli. Dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti, inserendo l’obbligo di avere a bordo un defibrillatore con la necessità di frequentare un corso di primo soccorso, per chi vuole conseguire la patente di guida, un provvedimento da sempre auspicato dalla Croce Rossa. Una sola domanda semplice: quante vite potremmo salvare attraverso questa semplice misura?” (Dott.ssa Adriana Apicella Direttore Generale CONFASSOCIAZIONI)

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Visti umanitari per diminuire morti e migliorare gestione dei rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

I paesi UE dovrebbero rilasciare visti umanitari presso ambasciate e consolati all’estero, in modo che le persone in cerca di protezione possano accedere all’Europa senza rischiare la vita.Il Parlamento martedì ha chiesto che la Commissione europea presenti, entro il 31 marzo 2019, una proposta legislativa che istituisca un visto umanitario europeo. Tale visto darebbe al richiedente l’accesso al territorio europeo esclusivamente nello Stato membro che lo rilascia e al solo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale.
L’iniziativa legislativa è stata approvata con 429 voti in favore, 194 voti contrari e 41 astensioni.I deputati sottolineano che, nonostante i numerosi annunci e richieste di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo in Europa, l’UE non dispone di un quadro armonizzato di procedure di ingresso protetto. Inoltre, a causa di opzioni giuridiche insufficienti, si stima che il 90% delle persone cui è stata concessa protezione internazionale abbia raggiunto l’Unione europea con mezzi irregolari.Ridurre il numero di vittime, combattere il contrabbando e migliorare l’uso dei fondi per la migrazione
Il Parlamento ritiene che i visti umanitari contribuirebbero a ridurre l’intollerabile numero di vittime nel Mediterraneo e sulle rotte migratorie verso l’UE (almeno 30.000 persone sono morte alle frontiere dell’UE dal 2000). Permetterebbero, inoltre, di combattere il traffico di esseri umani e gestire meglio gli arrivi, l’accoglienza e il trattamento delle domande di asilo.Tale strumento dovrebbe, poi, contribuire a ottimizzare il bilancio degli Stati membri e dell’UE in materia di asilo, procedure di applicazione della legge, controllo delle frontiere, sorveglianza e attività di ricerca e salvataggio.I deputati sottolineano che la decisione di rilasciare visti umanitari europei rimarrebbe di esclusiva competenza degli Stati membri.
La risoluzione chiarisce che i beneficiari del visto dovranno dimostrare una chiara esposizione o un rischio di essere perseguitati e di non far parte di un processo di reinsediamento. La valutazione della domanda non dovrebbe comportare un processo completo di determinazione dello status, ma prima del rilascio del visto, ogni richiedente dovrà essere sottoposto a un’indagine di sicurezza, attraverso le pertinenti banche dati nazionali ed europee, “per garantire che non costituisca un rischio per la sicurezza”.
Il Parlamento chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa entro il 31 marzo 2019. La Commissione dovrà fornire una risposta motivata alla richiesta del Parlamento.

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Sei morti e molti feriti in una discoteca di Corinaldo in provincia di Ancona

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (AN) si compie una tragedia dovuta a quanto si sa, dalle prime indagini degli inquirenti, da un fuggi fuggi generale dovuto da qualcuno che ha spruzzato uno spray urticante e che ha generato una scena di panico collettivo aggravato dal fatto che il numero dei presenti fosse superiore a quello consentito. Il risultato è stato che cinque ragazzi e una mamma sono morti, dodici sono stati ricoverati in codice rosso e altri 54 tra codice verde e giallo e la maggior parte per traumi da schiacciamento. Ha scritto Giorgia Meloni su facebook: “«Da italiana e da mamma rimango impietrita di fronte alla tragedia che ad Ancona, in un locale, trasforma un concerto in una vera e propria strage. Muoiono cinque adolescenti e una mamma, che presumibilmente si trovava lì per proteggere i suoi figli. Altri ragazzi, troppi, sono in ospedale, diversi in condizioni gravi. Prego per loro e per le loro famiglie. E spero che si faccia tutto ciò che è umano per conoscere le cause e colpire gli eventuali responsabili». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa in un comunicato Mariastella Gelmini di Forza Italia: “Strage davvero inconcepibile al concerto di SferaEbbasta alla LanternaAzzurra di Corinaldo, vicino Ancona. 6 morti (5 ragazzi e una mamma), 12 feriti in gravi condizioni, più di 100 con traumi da schiacciamento. Accertare subito responsabilità, mai più tragedie così assurde”.

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Ricerca di soluzioni alle morti nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

In vista dell’incontro di questa settimana dei Capi di stato e di governo dell’Unione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, lanciano un appello congiunto ai leader europei affinché adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel Mar Mediterraneo, che quest’anno hanno raggiunto un tasso record.I leader delle due organizzazioni richiamano l’attenzione sul fatto che in alcuni Paesi il dibattito politico su rifugiati e migranti, in particolare coloro che arrivano via mare, ha raggiunto livelli di tensione pericolosamente alti, nonostante gli arrivi in Europa siano diminuiti. Lo scontro politico alimenta timori inutili, rendendo più difficile la collaborazione tra i Paesi e impedendo di compiere progressi nella ricerca di soluzioni.
“L’attuale tenore del dibattito politico – che ci dipinge un’Europa sotto assedio – non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.“I pericolosi flussi migratori illegali non sono nell’interesse di nessuno. Insieme dobbiamo investire di più per promuovere una migrazione regolare, potenziare la mobilità e l’integrazione per favorire la crescita e lo sviluppo a vantaggio delle due sponde del Mediterraneo”, ha dichiarato Antonio Vitorino, Direttore Generale dell’OIM.Dall’inizio dell’anno i decessi sono stati oltre 1.700: questo significa che il tasso di morti e dispersi durante le traversate nel Mar Mediterraneo è drasticamente aumentato. Solo nel mese di settembre, una persona su otto è morta o scomparsa nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, in gran parte a causa di una riduzione nella capacità di ricerca e soccorso.Oltre alla necessità di migliorare la capacità di ricerca e soccorso, l’UNHCR e l’OIM hanno proposto un accordo regionale attuabile che renderebbe le operazioni di sbarco e accoglienza prevedibili e rapide.L’UNHCR e l’OIM sollecitano i leader europei a orientare le discussioni di questa settimana sulle soluzioni pratiche che vanno adottate con estrema urgenza e sulla necessità di garantire che le responsabilità siano debitamente condivise tra gli Stati europei. Allo stesso tempo, accogliamo con favore i progressi compiuti finora da alcuni Stati membri dell’UE per arrivare a una condivisione delle responsabilità nell’attuare soluzioni per la ricerca, il salvataggio e le operazioni successive allo sbarco di rifugiati e migranti.
L’UNHCR e l’IOM rammentano inoltre ai leader europei di rimanere concentrati sull’attuazione delle priorità già concordate in precedenza nella Dichiarazione politica e nel Piano d’azione di La Valletta, in cui gli Stati esprimevano profonda solidarietà nell’affrontare le cause primarie alla base dei flussi migratori forzati e irregolari, sostenendo al tempo stesso i Paesi che accolgono un gran numero di rifugiati e migranti.È inoltre necessario un sostegno maggiore e più efficace da parte dei leader dell’UE per lo sviluppo di soluzioni strutturali a lungo termine che possano migliorare le condizioni nei Paesi di origine e di transito, affinché le persone abbiano la possibilità di condurre una vita dignitosa.

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14 migranti rimasti uccisi in due incidenti stradali nel foggiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) esprime il proprio cordoglio per la tragica morte di 14 migranti rimasti vittime di due gravi incidenti stradali avvenuti a soli due giorni di distanza.
Sabato 4 agosto Amadou Balde, Ceeay Aladje, Moussa Kande e Alì Dembele, 4 migranti che lavoravano come braccianti nelle campagne del foggiano, sono rimasti uccisi in uno scontro frontale che ha coinvolto il furgone sul quale viaggiavano stipati e un tir che trasportava pomodori. Insieme a loro, altre quattro persone sono rimaste ferite e lottano per la vita presso gli Ospedali Riuniti di Foggia.
Oggi altri 10 migranti sono morti in un identico incidente avvenuto sempre nel foggiano. Pare che le vittime avessero terminato da poco il turno di lavoro nei campi di Capitanata e che il loro furgone si sia scontrato frontalmente con un camion carico di pomodori.
Nonostante i diversi interventi di Istituzioni e società civile e un dialogo sempre più avanzato nella lotta a caporalato e sfruttamento, ogni estate le cronache locali costringono a commentare la morte di lavoratori italiani e stranieri nel settore agroalimentare.Questo tragico evento impone di concretizzare quanto prima i programmi interregionali di contrasto dello sfruttamento già avviati e fare in modo che nessuno possa più morire di lavoro nelle campagne italiane. E’ nell’interesse di tutti promuovere percorsi di legalità e garantire il rispetto delle norme di base in materia di lavoro e sicurezza, fare emergere casi di sfruttamento e contrastare i caporali, regolarizzando i trasporti e prevedendo alloggi dignitosi per i lavoratori stagionali che sono sempre più importanti per il settore agroalimentare.
E’ importante infine che ogni soggetto coinvolto – dalle Istituzioni al settore datoriale, dalla società civile alla Grande Distribuzione – contribuisca fattivamente al ripristino della legalità.

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Gaza. Meotti: la colpa di quei morti è di Hamas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Roma 21 maggio, alle 17,30, presso il Centro Studi Americani di via Caetani 32 si discuterà del libro di Giulio Meotti «Israele. L’ultimo stato europeo» e seguirà il commento sugli fatti di Gaza. All’evento, moderato da Barbara Pontecorvo, prenderanno parte Angelino Alfano, Emanuele Fiano, Enrico Mentana, Stefano Parisi e Ofer Sachs.
Per Giulio Meotti «È grave il bilancio di morti e feriti palestinesi oggi al confine fra Gaza e Israele. Lo stato ebraico, che nelle stesse ore è impegnato a Gerusalemme a celebrare lo spostamento lì dell’ambasciata americana e il riconoscimento di quella città come capitale, a Gaza sta difendendo il suo confine riconosciuto dalla comunità internazionale. La responsabilità degli scontri ricade infatti su Hamas, il movimento terrorista che vuole distruggere Israele e governa la Striscia di Gaza. Qualsiasi altro paese difenderebbe i propri confini e le proprie case da manifestazioni con 50.000 persone che vuole abbatterli. I tragici scontri di Gaza illuminano la condizione unica in cui si trova Israele fin dalla sua nascita 70 anni fa, ovvero quella di una democrazia minacciata nel suo diritto a esistere e a difendersi.»Questo il commento a poche ore dalla notizia degli ultimi scontri in M.O. di Giulio Meotti, giornalista de «Il Foglio» e autore per Rubbettino del libro in uscita in libreria “Israele. L’ultimo stato europeo” nel quale l’autore definisce lo stato israeliano come un avamposto della democrazia, del diritto e della cultura occidentale, che il fondamentalismo islamico vuole spazzare via e che l’Occidente dovrebbe avere a cuore. Perché un piccolo paese assediato nelle sedi internazionali e sui campi di battaglia è tra i più felici del mondo? Il segreto di Israele risiede in un modello culturale opposto a quello oggi in voga in un Occidente dominato dal relativismo, dal pacifismo e dal politicamente corretto. A 70 anni dalla nascita, Israele è una delle più antiche democrazie al mondo che ha eccelso in tutti i campi dello scibile umano e uno dei più straordinari successi della società aperta. Mentre raccoglieva i Premi Nobel, compiva scoperte scientifiche, riempiva le sale da concerto e stampava il più alto numero di libri pro capite, Israele si difendeva con le unghie e con i denti. È la grande storia della “villa nella giungla”. L’Occidente è quello che è grazie alle sue radici bibliche e illuministiche. Se l’elemento ebraico di quelle radici è rovesciato e Israele è perso, allora anche l’Occidente è perso. Per questo come va per la stato ebraico, andrà per tutti noi. Israele è la frontiera felice della cività occidentale.

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Bambini: la strage degli innocenti

Posted by fidest press agency su martedì, 20 febbraio 2018

Ogni anno, 2,6 milioni di neonati nel mondo non sopravvivono al primo mese di vita, circa 7.000 neonati ogni giorno. Un milione di loro muore lo stesso giorno in cui nasce. Secondo il nuovo rapporto dell’UNICEF “Ogni bambino è vita”, il tasso di mortalità neonatale a livello mondiale rimane allarmante, in particolare nei paesi più poveri del mondo. I bambini nati in Giappone, Islanda e Singapore hanno la probabilità di sopravvivenza più alta, mentre i neonati in Pakistan, Repubblica Centrafricana e Afghanistan la più bassa.Secondo il rapporto, a livello mondiale, nei paesi a basso reddito, la media del tasso di mortalità neonatale è di 27 morti su 1.000 nati. Nei paesi ad alto reddito, quel tasso è di 3 su 1.000. I neonati dei luoghi a più alto rischio per la nascita hanno una probabilità oltre 50 volte maggiore di morire rispetto a quelli nati nei paesi più sicuri.Il rapporto sottolinea inoltre che 8 dei 10 luoghi più pericolosi per nascere si trovano in Africa Subsahariana, dove le donne in gravidanza hanno probabilità molto inferiori di ricevere assistenza durante il parto a causa di povertà, conflitti e istituzioni deboli. Se ogni paese portasse il suo tasso di mortalità neonatale alla media dei paesi ad alto reddito entro il 2030, potrebbero essere salvate 16 milioni di vite.“Mentre, negli ultimi 25 anni, abbiamo più che dimezzato il numero di morti fra i bambini sotto i cinque anni, non abbiamo fatto progressi simili nel porre fine alla morte di bambini con meno di un mese di vita”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, Direttore Generale dell’UNICEF. “Dato che la maggior parte di queste morti sono prevenibili, non abbiamo ancora raggiunto i risultati necessari per i bambini più poveri del mondo”. Secondo il rapporto, queste morti possono essere prevenute tramite l’accesso a personale ostetrico qualificato, insieme a soluzioni comprovate come acqua pulita, disinfettanti, allattamento nelle prime ore di vita, contatto pelle a pelle e buona nutrizione. Tuttavia, la mancanza di operatori sanitari e ostetrici qualificati, comporta che in migliaia non ricevono il supporto salvavita di cui avrebbero bisogno per sopravvivere. Per esempio, mentre in Norvegia ci sono 218 medici, infermieri e ostetrici per 10.000 persone, questo valore è di 1 per 10.000 in Somalia.I bambini che nascono in Giappone hanno le maggiori possibilità di sopravvivenza, con solo 1 bambino morto ogni 1.111 nati vivi durante i primi 28 giorni di vita. I bambini nati in Pakistan, hanno le minori possibilità: ogni 1.000 bambini nati vivi, 46 muoiono entro la fine del primo mese dalla nascita – circa 1 su 22. L’Italia, nella classifica dei paesi col tasso di mortalità neonatale più alto, si colloca al 169esimo posto su 184 paesi esaminati, con un tasso di mortalità neonatale di 2,0 – ovvero 1 neonato morto ogni 500 nati vivi.

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Tragedia ferroviaria: Campagna elettorale anche sui morti?

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

ferrovieNon si può far campagna elettorale sulle tragedie. Dopo il disastro della linea ferroviaria Cremona-Milano, causato da un cedimento della rotaia, abbiamo letto alcune dichiarazioni di Matteo Salvini (Lega) e Pier Luigi Bersani (Liberi e Uguali).
“Senza vincoli europei avremmo la libertà di investire in sicurezza”, dichiara Salvini, mentre per Bersani la responsabilità è del “processo di liberalizzazione del mercato ferroviario”.
La liberalizzazione del mercato ferroviario non c’entra niente perchè i binari sono della Rete ferroviaria italiana (RFI), che è un’ azienda pubblica e motrici e carrozze sono di Trenord, che al 72% è pubblica (Regione Lombardia e Ferrovie dello Stato).Di che parla, allora, Bersani? I vincoli finanziari europei non ci azzeccano, non impediscono di investire in sicurezza, tant’è che era prevista la manutenzione (sostituzione del giunto) di quella tratta ferroviaria che, inoltre, è sottoposta a verifiche mensili da RFI. Le indagini verificheranno se la responsabilità del disastro è dovuta al binario o/e al carrello del vagone.Allora, cosa c’entra l’Europa, chiamata in causa da Salvini? Si fa campagna elettorale sui morti? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Incidenti Stradali: oltre 3 mila morti l’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 9 dicembre 2017

incidenti stradali-2In Italia nel 2016 ci sono stati 3.283 morti, 249.175 feriti e 175.791 incidenti stradali, con costi sociali per 17 miliardi di euro.“I numeri degli incidenti stradali sono un vero e proprio bollettino di guerra e la soluzione che viene data da decenni è sempre l’inasprimento delle sanzioni, che ormai è chiaro, non servono a nulla. Contro questa ecatombe che colpisce tantissimi dei nostri giovani occorre cominciare a creare una coscienza della sicurezza stradale, a partire dall’inserire nei programmi scolastici, sin dalle elementari i corsi di educazione stradale, almeno cerchiamo di salvare dalla mattanza le future generazioni !!!” ha dichiarato Alessandro Marchetti, Presidente dell’ANASPOL, l’Associazione Nazionale Agenti e Sottufficiali della Polizia Locale.“Occorre poi obbligare i Comuni ad utilizzare tutti i soldi delle multe” ha proseguito Marchetti “e non solo il 50% come avviene oggi, ad aumentare la sicurezza stradale: le strade ad esempio sono delle groviere piene di buche, causa del ferimento e del decesso di migliaia di motorini. I Sindaci mettano poi a disposizione i poliziotti locali nelle scuole, che dopo aver controllato le entrate e le uscite dei bambini, vadano dentro a spiegare quanto sia importante, per salvare delle vite, rispettare il codice della strada. Noi dell’ANASPOL lo facciamo già, in forma volontaria, gratuitamente e fuori dall’orario di lavoro, ma siamo una piccola goccia nell’oceano, serve l’impegno delle Amministrazioni.”
“Purtroppo non possiamo mettere un Agente in ogni auto che prima di far partire il veicolo controlla se il conducente sia in grado di guidare” ha concluso Marchetti “ma il Parlamento, ricordandosi che lo Stato spende poi 17 miliardi di euro l’anno in spese sanitarie e sociali, deve obbligare le case costruttrici ad inserire obbligatoriamente quei meccanismi informatici ed elettronici, tra i quali ricordo ricordo il riflessometro, che sono in grado persino di fermare o rallentare la velocità dell’auto se il conducente non mantiene un comportamento corretto. Le soluzioni ci sono e in pochissimo tempo potremmo forse più che dimezzare il numero dei morti e dei feriti, che dovrebbe essere l’unico, vero, obiettivo immediato.”

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Smog: Intervenire in maniera strutturale

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Smog Journeys“Siamo consapevoli da tempo che l’inquinamento atmosferico non fa ammalare solo il pianeta ma anche i suoi abitanti, causando la morte di circa 9 milioni di persone l’anno. L’inquinamento atmosferico è una delle peggiori forme presenti ed è responsabile di 6,5 milioni di morti l’anno. Le malattie causate sono tra le più disparate: da quelle cardiovascolari a quelle respiratorie, dai tumori ad alcune gravi infezioni”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola che aggiunge: “La scarsità delle piogge e l’innalzamento delle temperature, registrate in questo 2017, hanno portato ad un autunno anomalo che sta avendo effetti devastanti. L’inquinamento non deve più essere gestito come una emergenza, e certo non basta chiudere le finestre, come raccomandato ai torinesi. Non si può continuare a gestire sempre tutto in emergenza: dai terremoti alla siccità, dalle alluvioni all’inquinamento da polveri sottili. Il problema non si risolve neppure con il bonus verde, previsto nella manovra. E’ indispensabile intervenire in maniera strutturale ed incisiva programmando una serie di misure che mettano al sicuro il nostro Paese. C’è bisogno di agire con immediatezza – conclude la deputata azzurra – aumentando il verde urbano per abbassare la quantità di polveri sottili e inquinanti gassosi. Forza Italia una volta al Governo si attiverà per la prevenzione e la cura del nostro ambiente e di conseguenza della nostra salute”.

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Livorno: temporali con morti e distruzioni

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

livorno“In Italia sta aumentando in maniera esponenziale il dissesto idrogeologico e soprattutto l’ associato rischio specifico per l’uomo. Ancora una volta contiamo i morti, frutto di una cattiva gestione del territorio e delle opere idrauliche spesso mal gestite ma allo steso tempo, notiamo che la popolazione non sa come comportarsi quando c’è un’alluvione o di qualsiasi altra emergenza atmosferica. Nel caso specifico di Livorno è fondamentale rivedere l’assetto idraulico della città ed in particolare del Rio Maggiore – in più punti tombinato nel suo corso prosomi alla foce – per tentare di arginare i frequenti ma non rovinosi allagamenti che si verificavano nell’area di Via Nazario Sauro. Neppure i recenti lavori di messa in sicurezza mediante la costruzione di vasi di espansione hanno risolto il problema che anzi si è mostrato in tutta la sua drammaticità”. E’ l’allarme – denuncia del climatologo Massimiliano Fazzini, Docente dell’Università di Camerino e Ferrara, ricercatore, geologo, importante studioso di tali fenomeni ed esponente dell’Associazione Nazionale dei Geomorfologi Italiani.“Le precipitazioni occorse nell’area metropolitana di Livorno sono state comprese tra 180 e 270 millimetri, valori estremamente elevati in relazione al lasso temporale in cui sono cadute – circa 150 minuti. A confermare l’abbondanza delle precipitazioni – ha continuato Fazzini – si pensi che nei primi otto mesi dell’anno erano caduti in questa area cumulate simili – mediamente circa 250 millimetri – e che la precipitazione media per l’intero mese di settembre si aggira sui 100 millimetri. Se attualmente queste cumulate meteoriche possono avere tempi di ritorno semi secolari, è molto probabile che tre un ventennio esse possano divenire se non comuni piuttosto frequenti. IL ricorso, da parte degli organi amministrativi, alla realizzazione di Piani locali di Adattamento ai Cambiamenti Climatici o dei PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) si fa quindi sempre più urgente e decisivi per pianificare il futuro delle comunità, soprattutto in relazione all’annullamento del rischio”. (foto: by Il fatto quotidiano)

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In Yemen oltre 200 mila casi sospetti di colera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

“In Yemen l’epidemia di colera si sta diffondendo rapidamente: oltre 200.000 i casi sospetti, aumentando ad una media di 5.000 al giorno. Ora ci troviamo di fronte alla peggiore epidemia di colera nel mondo. In soli due mesi, il colera si è diffuso in quasi tutti i governatori di questo paese devastato dalla guYemenerra. Già sono morte più di 1.300 persone– di cui un quarto bambini – e si prevede che il numero di morti possa aumentare.
L’UNICEF, l’OMS ei nostri partner stanno lavorando per fermare l’accelerazione di questa epidemia mortale. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per localizzare e monitorare la diffusione della malattia e per raggiungere persone con acqua pulita e adeguate cure sanitarie e igieniche. Le squadre di intervento rapido vanno di casa in casa per raggiungere le famiglie con informazioni su come proteggersi. L’UNICEF e l’OMS stanno prendendo tutte le misure per aumentare gli interventi di prevenzione e di trattamento. Invitiamo le autorità dello Yemen ad aumentare i loro sforzi interni per impedire che l’epidemia si diffonda ulteriormente. Questa epidemia mortale del colera è la conseguenza diretta di due anni di duro conflitto. Il collasso dei sistemi idrici e igienico-sanitari ha tagliato fuori 14,5 milioni di persone dall’accesso regolare all’acqua e ai servizi igienici, aumentando la capacità della malattia di diffondersi. L’aumento dei tassi di malnutrizione ha indebolito la salute dei bambini e li ha resi più vulnerabili alla malattia. Circa 30.000 operatori sanitari locali dedicati che svolgono il ruolo più importante per fermare questo epidemia non sono vengono pagati da quasi 10 mesi. Invitiamo tutte le autorità all’interno del paese a pagare questi operatori e soprattutto invitiamo tutte le parti a porre fine a questo devastante conflitto”.

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Strage di Manchester

Posted by fidest press agency su martedì, 23 maggio 2017

AFP_OR8TXManchester nel foyer della Manchester Arena, un palazzetto di Manchester, in Regno Unito alle ore 22,40 circa (in Italia alle 23,40) c’è stata un’esplosione mentre si teneva un concerto della popstar americana Ariana Grande. I morti accertati sul luogo dell’attentato sono 22 e i feriti 60. Le autorità locali, per le modalità dell’evento, hanno subito pensato ad un attentato terroristico. Ciò che sconcerta è che al meeting vi erano moltissimi giovani ed anche bambini. Se sarà confermata la pista terroristica sarebbe l’atto più grave nel Regno unito dalle bombe di Londra del 2005.

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Cos’altro deve accadere?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2017

Un periodo più nero di quello che ci presenta la realtà quotidiana non si ricorda dal tempo della seconda guerra mondiale. Il Centro Italia stravolto dal terremoto di agosto, con replay di analoga violenza>: morti, città distrutte, capolavori d’arte in macerie. Come se non bastasse le medesime zone vengono soffocate dalla neve.
Un albergo, che non avrebbe dovuto essere lì, travolto da una slavina, altri morti, dispersi, tragedie individuali e collettive. Un autobus con studenti sbanda e si incendia, provocando 16 morti e oltre 20 feriti; un insegnate si prodiga a salvare il più possibile dei suoi allievi, ma non riesce a salvare i suoi due figli.Un elicottero della Protezione civile corre in soccorso di un turista sciatore, che ha voluto sfidare il maltempo e la neve ghiacciata rimanendo ferito, recuperato lo sciatore, a causa del maltempo precipita da 600 mt. …. Tutti morti, soccorritori, e il medico che già si era prodigato per aiutare i superstiti dell’albergo di cui sopra.
Mi chiedo cos’altro deve accadere per renderci conto che non si può e non si deve sfidare la Natura.
Mi disgusta accendere il televisore e sentire Barbara D’Urso appropriarsi di queste tragedie e, con malcelato compiacimento in vista dell’audience, descriverne gli aspetti più sensibili per attirare l’attenzione dei telespettatori. Con quanto accaduto in questi giorni, la medesima Barbara D’Urso ha mesi di programmazione garantita. (Rosario Amico Roxas)

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Sono 85 mila i morti l’anno in Italia a causa dell’inquinamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

università milano bicoccaSi svolgerà a Milano il 27 e 28 gennaio 2017 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, in Via Festa del Perdono, 7 il congresso dal titolo “RespiraMI – Air pollution and our health”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. L’inquinamento provoca ogni anno in Europa quasi mezzo milione di morti, 85 mila soltanto in Italia. I principali organi colpiti dall’inquinamento sono i polmoni, il cuore e l’apparato circolatorio, aumentando drammaticamente le malattie respiratorie e cardiovascolari. Dati recenti però dimostrano che i danni alla salute provocati dall’inquinamento sono più vasti, a cominciare dai tumori, ma anche per altre patologie che interessano lo sviluppo cognitivo soprattutto nei bambini e nei feti durante la gravidanza, oppure per quelle neurodegenerative negli anziani. L’obiettivo di questo incontro internazionale è di condividere le novità relative agli effetti dell’inquinamento, soprattutto per quanto riguarda le azioni per combatterlo in diverse aree critiche del mondo, come la Cina, l’Europa dell’Est e la Lombardia. Specialisti italiani e provenienti da diverse parti del mondo porteranno i propri contributi, anche alla luce delle strategie suggerite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Etiopia: almeno 678 morti durante la fine settimana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

etiopiaSecondo l’Oromo Federalist Congress (OFC), il maggiore partito di rappresentanza del popolo Oromo in Etiopia, almeno 678 persone sono morte questa fine settimana a Bishoftu in Etiopia in seguito al panico scatenato dalle forze dell’ordine durante un festival religioso. Circa due milioni di persone hanno partecipato domenica 2 ottobre alla festa di Irreechaa, forse la maggiore festa religiosa degli Oromo in cui si ringrazia per il raccolto ottenuto e si celebra l’inizio della primavera.Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) la responsabilità diretta delle morti è da ricondurre a una deliberata provocazione delle istituzioni governative. Nonostante gli organizzatori abbiano fermamente sottolineato il carattere religioso e culturale dell’evento in cui nessun atto di tipo politico avrebbe dovuto interferire, le istituzioni hanno preteso l’intervento dei rappresentanti ufficiali e, nonostante l’evidente impossibilità del proposito, avrebbero chiesto persino la registrazione nominativa di tutti i partecipanti. Quando quindi alcuni politici vicini al governo hanno voluto tenere un discorso davanti alla moltitudine, la folla ha reagito scandendo slogan antigovernativi e chiedendo democrazia e giustizia. In tutta risposta le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare e lanciare gas lacrimogeni sulle persone. Nel panico scatenato dall’intervento militare centinaia di persone sono state calpestate e sono rimaste schiacciate.Mentre il governo finora parla di 55 morti, l’OFC conta almeno 678 vittime ma ricorda che il numero dei morti è molto probabilmente destinato a salire poiché altre 400 persone gravemente ferite risultano ricoverate negli ospedali. Mulatu Gemechu, vicepresidente dell’OFC, inoltre riporta almeno altri 900 feriti lievi.La strage di domenica rappresenta un pericoloso spartiacque nella politica del paese africano. Già da tempo l’APM chiede all’Europa di non continuare a ignorare le violenze e la repressione delle autorità etiopi contro gli Oromo e altre etnie presenti nel paese, ora però teme che nel paese si scateni un’ondata di proteste che verosimilmente rischiano anch’esse di farsi violente. Un ulteriore inasprimento delle politiche repressive causerebbe certamente anche l’intensificarsi del flusso di persone in fuga e in cerca di salvezza in Europa. Continuare con la politica del fare finta di niente non può che incoraggiare il governo etiope a rispondere alle proteste con ancora maggiore arbitrarietà e violenza.
Le prime reazioni alla strage si sono avute il giorno dopo con le proteste spontanee svolte nelle città di Ambo, Shashamene, Bishoftu, Arsi Negele, Zway, Gimbi e Meta Robi durante le quali sono morte altre persone e molti Oromo sono stati arrestati. I manifestanti inferociti hanno lanciato sassi, bloccato strade e dato fuoco a una stazione di servizio della polizia.

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Le lacune nel sistema di identificazione di migranti morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2016

londraLondra. Nel 2015 e nella prima metà del 2016 più di 6.600 rifugiati e migranti sono annegati o sono stati dati per dispersi nel Mediterraneo dopo che i loro barconi si sono rovesciati nel tentativo di raggiungere l’Europa. Un nuovo rapporto, realizzato dall’Università di York, la City University of London e il GMDAC dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, mostra che molti dei corpi non sono stati identificati e le famiglie a casa non sanno cosa è accaduto ai propri cari.Il rapporto descrive le conclusioni del Mediterranean Missing Project, finanziato dal Consiglio per le Ricerche Economiche e Sociali. Esso è stato varato dall’ESRC nell’ambito di un ampio programma di ricerca del valore di un milione di sterline in risposta alla crisi umanitaria in atto. Un team di ricercatori ha lavorato per un periodo di 12 mesi sull’isola greca di Lesbo e in Sicilia, i due principali punti d’ingresso per i migranti e i rifugiati in Europa, dove un gran numero d’ imbarcazioni che trasportano migranti sono affondate negli ultimi anni, e ha osservato il modo in cui le autorità trattavano i corpi dei migranti. I ricercatori hanno intervistato una serie di operatori coinvolti nelle operazioni, tra i quali dipendenti comunali, organizzazioni non governative, guardia costiera, medici legali e personale di pompe funebri cosi come famiglie di migranti dispersi provenienti da Tunisia, Siria e Iraq per comprendere la loro esperienza.Quello che hanno scoperto è scioccante. Sia il numero dei migranti arrivati che quello dei morti ha sopraffatto le autorità locali, che hanno risorse limitate e, nel caso della Grecia, che è stata devastata dalla crisi economica. Di conseguenza, gli sforzi per determinare le identità dei migranti deceduti sono stati insufficienti. Le indagini ufficiali sono state limitate e spesso lacunose. Gli effetti personali dei rifugiati ritrovati sulle spiagge non sono stati raccolti sistematicamente o messi da parte per supportare l’identificazione, inoltre i superstiti dei naufragi non sono stati intervistati sistematicamente a proposito di coloro che erano morti.Ci sono anche problematiche riguardanti la gestione dei dati sui corpi. In Italia, per esempio, ogni regione archivia i dati in maniera indipendente. In Grecia, anche se i campioni di DNA prelevati dai cadaveri sono archiviati in un unico sito, non c’è modo di collegare il campione di DNA conservato ad Atene con i corpi seppelliti nel cimitero di Lesbo poiché fino a poco tempo fa i corpi non venivano etichettati uniformemente. “Ai sensi della legge internazionale sui diritti umani, tutti gli Stati hanno l’obbligo d’indagare su qualsiasi morte sospetta”, afferma il Dottor Simon Robins. “Tuttavia abbiamo riscontrato che in molti casi le morti dei migranti non sono state oggetto d’indagine. Pensate alla quantità di risorse e all’attenzione riservata per capire cosa è successo alle vittime del disastro aereo del volo MH370 della Malaysia Airlines. Negli ultimi 18 mesi, è deceduto un numero di migranti pari a circa i passeggeri di 13 jumbo jet, ma vi è stata poca attenzione mediatica e sono stati fatti sforzi insufficienti per determinare le loro identità.” Il problema principale riscontrato dai ricercatori nel loro rapporto è la mancanza di una politica coordinata e coerente per quanto riguarda i migranti deceduti sia in Grecia che in Italia. Il vuoto politico a livello nazionale significa che le municipalità e le autorità locali sono sopraffatte e non sono dotate delle capacità o risorse finanziarie per far fronte alla natura e al volume di questa crisi umanitaria. Ci sono numerose agenzie con mandati sovrapposti che non riescono a coordinarsi fra loro, il che si traduce nel fatto che nessuno è sicuro di chi sia responsabile di cosa. Le diverse agenzie locali e regionali coinvolte hanno poco sostegno dai governi nazionali o dall’Unione Europea.
In Italia, una Commissione Speciale per le Persone Disperse ha condotto indagini sui casi di tre naufragi di grandi dimensioni e, attraverso accordi fra gli operatori competenti, tra cui esperti forensi e polizia, supportata con risorse, ha permesso di effettuare un lavoro eccellente nella raccolta dei dati dai corpi. Adesso, l’obiettivo in Italia è quello di estendere questi sforzi a tutti i migranti deceduti. Sia in Grecia che in Italia, gli sforzi per contattare le famiglie dei dispersi sono stati in gran parte frustranti, con il risultato che pochi dati sono stati raccolti dalle famiglie dei migranti dispersi, impedendo le identificazioni. Il risultato di tutto ciò è che i corpi vengono seppelliti senza identificazione, con poche possibilità di poterli identificare in futuro. Questo rappresenta un esempio per la Grecia, la quale richiede l’accorpamento del coordinamento delle varie agenzie che operano con mandati inadeguati e sovrapposti.Un altro problema è la mancanza di un meccanismo internazionale di scambio di dati sui migranti deceduti e sulle persone disperse, in modo che tali dati possano essere incrociati per effettuare identificazioni.Ciò significa che non ci sono in Europa punti di contatto per i membri della famiglia in cerca di un proprio caro che potrebbe essere deceduto attraversando il Mediterraneo. Un’ulteriore barriera è che spesso i famigliari alla ricerca di una persona dispersa non sono nemmeno in grado di viaggiare per gli Stati europei per identificare il loro parente. E’ difficile riuscire ad ottenere un visto per entrare nell’Unione Europea, inoltre non esistono cose come un visto umanitario.
Allora, cosa si può fare per migliorare la situazione? Gli autori suggeriscono diversi modi in cui gli Stati possono migliorare le proprie procedure per identificare coloro che sono annegati in mare.“Noi crediamo che l’Italia e la Grecia abbiano l’obbligo legale di investigare così come l’obbligo morale verso le famiglie di coloro che sono deceduti, obblighi che non vengono adempiuti”, afferma il Dottor Simon Robins.
La City University London è un’università globale di eccellenza accademica, specializzata nel business e nelle professioni e con una prestigiosa sede nel centro di Londra. È nel primo cinque percento delle università al mondo secondo il Times Higher Education World University Rankings 2013/14 e tra le prime trenta università del Regno Unito secondo il Times Higher Education Table of Tables 2012. È classificata tra le prime 10 università del Regno Unito per i posti di lavoro ottenuti dai suoi laureati (The Good University Guide 2014) e tra le prime 5 per il livello di remunerazione iniziale ricevuto dai suoi laureati (Lloyds Bank).
L’Università attrae oltre 17.000 studenti (di cui il 35% a livello di dottorato) da oltre 150 paesi e personale docente da oltre 50 paesi. Il suo prestigio accademico si fonda su una base molto ampia, con specializzazioni di livello mondiale in settori quali business, legge, scienze della salute, ingegneria, matematica, informatica, scienze sociali, oltre che nelle discipline artistiche, inclusi il giornalismo e la musica. Le origini dell’Università risalgono al 1894, con la fondazione del Northampton Institute sul quale sorge attualmente il corpo principale del campus della City. Nel 1966, la scuola ha ricevuto la qualifica di Università per decreto reale e il Sindaco di Londra è stato invitato a esserne Rettore, una consuetudine unica che continua ancora oggi. Dal 2010, il professor Paul Curran è Vice-Rettore della City University London.

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185 morti per attacchi di Boko Haram in 6 giorni

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

Gold_AfricaDopo i recenti attacchi dei miliziani di Boko Haram, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l’Unione Africana (UA) di fallimento nella protezione della popolazione civile e nella lotta anti-terrorismo. Se l’UA richiede ancora più soldi per combattere il gruppo terroristico Boko Haram, deve presentare una strategia per frenare la violenza in Africa Occidentale e migliorare realmente la protezione della popolazione civile. Secondo l’APM, la forza regionale di pace dell’UA Multinational Joint Task Force (MNJTF) finora non è stata molto efficace. In maggio 2015 la MNJTF è stata portata a 8.700 soldati per poter combattere Boko Haram in tutti i paesi africani in cui il gruppo terroristico è attivo. Nella conferenza dei donatori che si tiene oggi 1 febbraio 2016 ad Addis Abeba (Etiopia) dovrebbero essere approvati fino a 100 milioni di euro per finanziare e rafforzare la MNJTF.Negli ultimi sei giorni in Nigeria, Camerun e Ciad sono state uccise almeno 185 persone e 213 persone sono rimaste ferite in gravi attacchi di Boko Haram. Nello stato federale di Borno in Nigeria 86 persone sono state uccise nella notte del 30 gennaio nel villaggio di Dalori, mentre 62 persone sono rimaste ferite. Tre attentatori suicidi si sono fatti esplodere dopo essere riusciti a penetrare in un campo profughi. Pochi giorni prima, il 25 gennaio, cinque commercianti sono stati uccisi nelle vicinanze della città di Maiduguri e due giorni dopo, il 27 gennaio, 13 persone sono morte in un triplice attentato e 30 persone sono rimaste ferite. Nello stato federale nigeriano di Adamawa lo scorso 29 gennaio un bambino di 12 anni si è fatto saltare in aria al mercato di Gombi uccidendo dieci persone.
Domenica 31 gennaio nel Ciad si sono avuti due attentati suicidi nei quali sono rimaste uccise tre persone e altre 56 sono rimaste ferite. Lo scorso 25 gennaio gli attacchi a tre villaggi in Camerun hanno causato 28 morti e 65 feriti. L’inseguimento dei miliziani di Boko Haram da parte dell’esercito camerunese e nigeriano ha causato altri 40 morti tra la popolazione civile.Gli attentati dimostrano quanto sia pericoloso Boko Haram e quanto poco coordinata sia la lotta anti-terrorismo in Africa Occidentale. In effetti, ogni volta che la pressione su Boko Haram si fa più forte in Nigeria, l’organizzazione terroristica si sposta in altri paesi africani. Per combattere efficacemente Boko Haram é fondamentale che i paesi interessati si coordinino tra di loro.

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I morti della baia del Bengala

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2015

Bay_of_Bengal_mapMentre si attende la ripresa dei pericolosi viaggi via mare nella Baia del Bengala, i paesi della regione hanno oggi affermato che l’unico modo per ridurre le perdite di vite umane in mare è lavorare insieme per fronteggiare i movimenti migratori misti con approcci complessivi e sostenibili.Venerdì scorso, delegati da più di 20 paesi e organizzazioni internazionali si sono incontrati a Bangkok per il secondo “incontro speciale sulla migrazione irregolare nell’Oceano Indiano”. I delegati hanno fatto il punto sui risultati raggiunti a partire dallo scorso incontro di maggio, quando circa 5.000 rohingya e bangladesi erano sbarcati dopo settimane alla deriva nel mare.“Con 60 milioni di persone sfollate nel mondo oggi, un numero senza precedenti, è diventato ormai chiaro che la questione dei movimenti forzati è un fenomeno globale che nessun paese può risolvere da solo,” ha detto Volker Türk, Assistente per la Protezione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.“I numeri che osserviamo in questa regione possono essere gestiti, e noi accogliamo con favore l’approccio regionale proposto,” ha aggiunto. “Il fatto che solo 1.000 persone hanno intrapreso il viaggio in mare da settembre, ci offre uno spazio di opportunità per mettere in atto questi piani.” Durante l’incontro, l’UNHCR, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNODC), hanno presentato un documento che offre una guida agli Stati colpiti dal fenomeno sulle risposte immediate che possono porre in essere quando questo tipo di movimenti riprenderanno. Il documento delinea la necessità di maggiori e coordinati sforzi per la ricerca e il salvataggio in mare, per le operazioni di sbarco prevedibili così come per un’accoglienza e permanenza ben organizzate. Sottolinea anche l’importanza di procedure di registrazione effettive per identificare le persone che hanno bisogno di protezione internazionale e i gruppi vulnerabili come donne, bambini e vittime di tratta.“Finché i rifugiati potranno tornare a casa in modo volontario, dignitoso e sicuro, avremo bisogno di trovare forme di riparo temporaneo, di accolgienza umanitaria alternativa che assicurino loro l’accesso alla sanità, all’educazione, al lavoro,” ha detto Türk. “Permettere loro di lavorare in paesi che hanno bisogno di manodopera e importano lavoro è una strategia doppiamente vincente: dà loro dignità e autonomia, e alleggerisce l’onere dei paesi ospitanti”.Aprendo i lavori, il Ministro degli Esteri tailandese Don Pramudwinai ha sottolineato che le soluzioni devono andare dalla prevenzione alla cura, e comprendere promozione di mezzi di sostentamento, migrazione sicura, applicazione severa della legge, e una protezione temporanea per chi è già partito, sospendendo soluzioni più durature.Durante una recente visita nella regione ddel Myanmar Rakhine, Türk, dell’UNHCR, ha notato progressi nell’individuazione di soluzioni per gli sfollati interni, ma ha anche sentito delle “lamentele legittime” che devono ancora essere affrontate. “Il cuore della questione è assicurare un’identità legale a tutte le persone del territorio del Myanmar e le libertà fondamentali che ne derivano, come la libertà di movimento, la non-discriminazione e l’accesso ai servizi,” ha dichiarato. “Speriamo che il nuovo governo darà a questa questione l’attenzione che merita, alla luce del fatto che la mancanza di questi diritti innesca i trasferimenti e, di conseguenza, ha delle ripercussioni internazionali”.Ha aggiunto che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile offrono il quadro di riferimento per affrontare le cause profonde e assicurare che nessuno sia lasciato indietro rispetto a salute, educazione, lavoro e dignità legale, tra gli altri diritti.Si stima che circa 95.000 persone abbiano intrapreso questo pericoloso viaggio dal 2014, con più di 1.000 morti in mare e centinaia trovati sepolti in fosse comuni non riconosciute.

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