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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘morti’

Covid-19, milioni di morti si potevano prevenire

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Proteggere e promuovere la cooperazione tra paesi nella “preparedness” e nell’offerta di presidi di diagnosi e cura, combattere le diseguaglianze e porre più attenzione alla sicurezza quando si fa ricerca biologica: sono le richieste principali che la Lancet Covid 19 Commission porge ai paesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per prevenire altre morti evitabili da Covid-19. Per i 28 redattori del documento presentato ieri al DG OMS Tedros Ghebreyesus, la gestione della pandemia è stata un fallimento. Governi lenti, e passivi nel contrasto della disinformazione sui media, hanno prestato poca attenzione ai più vulnerabili. Si sarebbero potuti evitare milioni di morti. Tra l’altro, le morti per Covid non sono state fin qui i 6,9 milioni del conteggio ufficiale ma 17,9 milioni. Presidente della commissione della rivista e del Sustainable Development Solutions Network, Jeffrey Sachs (Columbia University) evoca «un’azione collettiva che promuova la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile, affrontando le disuguaglianze sanitarie globali e proteggendo il mondo dalle future malattie». Le nazioni del mondo devono iniziare a collaborare tra loro. I cinque pilastri – L’OMS detta cinque “pilastri” delle future politiche anti-pandemie. Primo, imparare dagli errori di governi che non si sono coordinati sui protocolli di viaggio, sul testing, sull’approvvigionamento di mascherine etc) e dai successi di alcuni paesi: l’Est Asia, che nel 2002 era stato scottato dall’epidemia di Sars, ha adottato strategie di contenimento più efficaci, con un’incidenza di morti inferiore. Secondo, agire sul contenimento dei contagi evitando il contatto tra individui infetti e non infetti. Terzo, ridurre le disuguaglianze sanitarie dentro ogni stato membro Oms. Quarto, mettere in protezione le fasce più vulnerabili. Quinto, produrre nuovi vaccini e nuove terapie. Questo innanzi tutto a livello di ogni nazione. Ma non tutti gli stati membri Oms sono in grado di fare da soli. Nei Paesi ad alto reddito, tre persone su quattro sono state vaccinate, in quelli più poveri solo una su sette. I paesi ricchi ora devono dare di più.Misure nazionali ed internazionali – Il “board” raccomanda di fare sempre riferimento all’OMS, che sulle malattie emergenti ha importanti poteri ispettivi e decisionali da utilizzare nei siti colpiti, nell’interesse del mondo intero. Chiede poi di stabilire sistemi coordinati di sorveglianza tra nazioni per predire il rischio di nuove ondate. «Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India, Federazione Russa ed alter potenze regionali devono mettere da parte le rivalità geopolitiche per lavorare insieme». Altri target: arrivare ad un accordo pandemico globale e potenziare le International Health Regulations creando un sistema internazionale di sorveglianza e monitoraggio degli esiti e della trasmissione delle malattie infettive. Nel contempo, urge istituire nell’OMS un Global Health Board composto da elementi dei governi nazionali in rappresentanza di ciascuna delle regioni del globo, per supportare l’organizzazione nelle decisioni.Il Fondo Globale per la Salute -Tra le nazioni del mondo, quelle del G20 (tra cui l’Italia) dovrebbero infine collaborare ad un piano decennale per assicurare che in tutte le regioni del mondo si producano e si distribuiscano mezzi per il controllo della pandemia. Ciò richiede uno sforzo economico: il “board” a tal proposito evoca il varo di un Global Health Fund che finanzi la produzione di dispositivi per il controllo delle malattie da virus, l’organizzazione di sistemi di risposta alle pandemie ed il rinforzo dei presìdi di medicina territoriale in paesi a reddito medio-basso. Per il Fondo, servirebbero, si calcola, 60 miliardi di dollari annui (1% del Pil dei paesi ad alto reddito). L’obiettivo è aiutare i sistemi sanitari nazionali in difficoltà non solo in relazione alle pandemie ma a tutti i temi di sanità ad esse correlati. E serve governare la ripresa post-pandemica, per un mondo più sostenibile, che non può prescindere dal rafforzamento della cooperazione multilaterale, da finanziamenti, da investimenti in biosicurezza «e dalla solidarietà internazionale con i Paesi e le persone più vulnerabili». (fonte doctor33)

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Morti improvvise nello sport

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2022

Troppo spesso veniamo colpiti dalla notizia che un giovane in buona salute, magari un atleta, è morto improvvisamente e allora ci domandiamo “ma non si poteva sapere prima che era a rischio?”. Una utile risposta a questa domanda giunge da tre documenti appena pubblicati in Europa e a cui ha contribuito il Centro per le Aritmie di Origine Genetica dell’Istituto Auxologico Italiano, diretto dai Professori Peter Schwartz e Lia Crotti.Il primo documento, coordinato dal Professor Arthur Wilde di Amsterdam e pubblicato simultaneamente in Europace e in ben altre tre prestigiose riviste scientifiche, è stato firmato da 27 esperti tra cui la Professoressa Lia Crotti e rivisto per l’approvazione da un altro gruppo di esperti tra cui il Professor Schwartz. Questi numeri indicano che per molti anni quanto scritto guiderà le indicazioni per fare i test genetici aventi l’obiettivo di identificare precocemente i soggetti ancora in buona salute ma a rischio di morte improvvisa.In molte condizioni lo screening genetico effettuato sulla base di un sospetto clinico aiuta i medici a formulare una diagnosi precisa, fornisce informazioni sulla prognosi e può determinare la terapia più efficace. Per esempio nella sindrome del QT lungo, che può essere fatale ma che si cura molto bene, l’elettrocardiogramma può essere quasi normale e l’analisi genetica è necessaria per chiarire la diagnosi e permettere una terapia “mirata” in quanto “la specifica variante genetica può determinare le situazioni a rischio (quali sforzi fisici o rumori improvvisi) come abbiamo dimostrato 20 anni fa” dice il Professor Schwartz. Il grande impatto clinico della genetica è ben dimostrato dal fatto che una volta identificata la mutazione che causa la malattia in un soggetto diventa possibile, in pochi giorni, valutare l’intera famiglia (queste malattie genetiche si trasmettono con una probabilità del 50% ad ogni gravidanza e quindi molti familiari possono essere affetti). Ad esempio, dopo un arresto cardiaco in un atleta diventa imperativo cercare di identificare la mutazione responsabile e poi cercarla subito in tutta la famiglia per prevenire ulteriori rischi o tragedie. Il secondo documento, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, rappresenta il punto di vista ufficiale della Società Italiana di Cardiologia dello Sport ed è stato coordinato dal Dr. Luigi Sciarra (Presidente della SIC Sport) e dal Professor Domenico Corrado dell’Università di Padova. A questo documento ha contribuito significativamente il Centro per le Aritmie di Origine Genetica dell’Istituto Auxologico Italiano con la Dr.ssa Silvia Castelletti e i Professori Schwartz e Crotti. Il terzo documento, pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology e coordinato dal Prof. Michael Papadakis di Londra, ha voluto fornire anche un approccio pratico presentando una serie di scenari clinici per sottolineare l’importanza del test genetico per la diagnosi, la stratificazione del rischio e la terapia in atleti in cui si sospetti una cardiopatia o una canalopatia ereditaria. Dice la Prof. Crotti: “E’ sempre più evidente come la genetica delle aritmie sia uscita dai laboratori di ricerca e sia ora in grado di contribuire in modo decisivo al management clinico e alla prevenzione della morte cardiaca improvvisa, soprattutto nei giovani e negli atleti” ricorda il Professor Schwartz che nel Centro delle Aritmie di Origine Genetica vede ogni giorno, con i suoi collaboratori, 6-8 famiglie con queste malattie.

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Morti di lavoro: superata quota 500 nel 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2022

Hanno superato quota 500 i morti di lavoro dall’inizio del 2022: per l’esattezza 506, e non siamo ancora a metà dell’anno. Una strage. È la Lombardia ad avere il triste primato della regione in cui si muore di più sul lavoro, con 70 decessi, seguita dal Veneto a quota 64.Spazi come cantieri, fabbriche, magazzini, botteghe e campi trasformati in luoghi di morte, senza dimenticare le morti in itinere, un fenomeno di cui non parla nessuno. Centinaia di lavoratori perdono la vita cadendo da impalcature, stritolati da macchinari industriali manomessi, svolgendo mansioni delicate senza formazione, oppure perché non adatte alla propria età, o ancora nel tragitto da o verso il luogo di lavoro, a causa di orari impossibili e grandi distanze da coprire.Appare evidente, di fronte a questi numeri, come molti datori di lavoro continuino ad evitare di applicare misure di sicurezza che potrebbero salvare la vita ai propri dipendenti, il tutto per diminuire i tempi, aumentare la produttività e di conseguenza i profitti. Un fenomeno che da tempo USB e Rete Iside Onlus denunciano.Di fronte a questa strage noi di USB e Rete Iside, insieme alle deputate di Manifesta, abbiamo elaborato una proposta di legge che prevede l’introduzione del reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro. Con la sua approvazione si predisporrebbe uno strumento di deterrenza nei confronti di coloro che non applicano misure per tutelare di salute e sicurezza dei lavoratori. Con oltre 500 morti nel solo 2022 approvare questa legge ci appare sempre più urgente e necessario.

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Morti lavoro: Mura (Pd), 6 morti in 2 giorni è vera strage

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2022

“Sei morti in due giorni è una vera strage, non sono numeri da sommare alla fine dell’anno, sono vite e famiglie spezzate per sempre, è una strage alla quale non possiamo abituarci, che non può diventare ‘normale’ cronaca”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), dopo gli odierni incidenti mortali nel Veronese e nel Materano, che si sommano ai quattro di ieri.”Sono stati fatti sforzi per porre un freno a questa terribile sequela di vittime e ancor più di feriti ma – rileva la parlamentare – non stanno ancora dando gli effetti sperati. Bisogna fare più in fretta e probabilmente ancora di più. Sono sempre più convinta che la formazione alla sicurezza da parte di lavoratori e imprese sia imprescindibile per fare prevenzione”, conclude.

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Codici: le morti senza onore del Pio Albergo Trivulzio

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

Un altro colpo di spugna e il forte timore che non sia l’ultimo. Così l’associazione Codici commenta la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Milano per l’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio in merito alla gestione dell’emergenza Covid nella struttura, dove nei primi mesi del 2020 si registrarono numerosi decessi tra gli anziani ricoverati.“Solo pochi giorni fa commentavamo con amarezza l’archiviazione disposta dal Gip del Tribunale di Asti per il focolaio esploso lo scorso anno nella Rsa I Glicini di Bra, dove si contarono decine di contagi e decessi – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – e quindi non possiamo dirci sorpresi da questa decisione della Procura di Milano, che purtroppo conferma una linea a nostro avviso ingiusta e sbagliata, che ci amareggia profondamente. È un ulteriore colpo duro e doloroso per i parenti degli anziani ospiti, che chiedevano verità e giustizia per quella che è stata all’epoca ribattezzata come la strage delle Rsa, visto l’alto numero di decessi, e che oggi invece viene messa da parte come un effetto collaterale del Covid per cui nessuno è colpevole. È per questo che parliamo di morti senza onore, perché in un colpo solo vengono cancellati gli allarmi dell’epoca, nella fase più acuta e drammatica dell’emergenza, quando si denunciavano la scarsa assistenza ai pazienti e le carenze organizzative di strutture impreparate, il caos generale che regnava e le sue tragiche conseguenze. Il Covid non può essere un alibi. Le responsabilità a nostro avviso ci sono e bisogna rispettare le vittime ed i familiari che le piangono, che chiedevano giustizia e assistono ora invece ad un’operazione di immunità generale”.

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Morti di Pavia, USB: basta vite umane sacrificate al profitto, introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

I vigili del fuoco sono dovuti intervenire con il nucleo NBCR (Nucleare, batteriologico, chimico e radiometrico) per entrare nel capannone della Di.Gi.Ma. di Villanterio (Pavia), dove due lavoratori hanno perso la vita intorno a mezzogiorno, ultimi di una lunga lista che solo quest’anno tocca le 300 vittime.Andrea Lusini, 51 anni, e Alessandro Brigo, 50 anni compiuti proprio oggi, sono stati uccisi dalla rottura di una valvola che ha saturato l’ambiente di idrogeno solforato, gas estremamente tossico, capace di uccidere un uomo in pochi minuti. Sarà compito degli inquirenti stabilire le circostanze esatte dell’accaduto. Soprattutto se gli impianti usati nell’azienda, che si occupa di trasformazione dei sottoprodotti della macellazione, fossero a norma e se i lavoratori operassero nel rispetto delle regole sulla sicurezza.L’episodio avviene nello stesso mese della morte di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne che ha pagato con la vita il mancato rispetto delle misure di sicurezza e del suo contratto di apprendista, lasciata sola con un macchinario di cui non aveva padronanza e che l’ha uccisa. E accade a pochi giorni dalla tragedia della funivia del Mottarone, anche quella avvenuta per sete di profitto, a conferma di una tendenza precisa in atto in questo Paese.In Italia il tributo di sangue pagato al sistema economico è mediamente di tre vite umane al giorno, lavoratori che perdono la vita guadagnandosi da vivere. Le lavoratrici e i lavoratori muoiono come mosche, uccisi dal mancato rispetto delle norme di sicurezza, dalla loro interpretazione lassa, dalla mancata formazione, dalla scarsa manutenzione, dalla sete di profitto come sola guida degli imprenditori. Questa tendenza, lungi dall’essere frenata dalla pandemia, continua la sua strada di sangue, ancora di più oggi che la situazione economica è più precaria che mai. USB denuncia da sempre e continuerà a denunciare che queste non sono semplici morti, ma omicidi, voluti da un sistema economico che mette gli esseri umani, i lavoratori all’ultimo posto. È tempo di introdurre nel codice penale il reato di “omicidio sul lavoro”.

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Tabacco. 8 milioni di morti all’anno nel mondo. Quasi 90mila in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Maggio 2021

Il fumo di tabacco è uno dei maggiori problemi di salute del mondo. Nel corso del XX secolo, ha ucciso circa 100 milioni di persone, la maggior parte delle quali nei paesi ricchi di oggi.Gli oneri sanitari del fumo si stanno ora spostando dai paesi ad alto reddito a quelli a reddito medio-basso; alcune stime suggeriscono che un miliardo di persone potrebbe morire a causa del tabacco nel XXI secolo. Secondo lo studio Global Burden of Disease più di 8 milioni di persone sono morte prematuramente a causa del fumo nel 2017. 7 milioni di persone sono morte per aver fumato tabacco da sole. Ma ci sono anche grandi impatti sulla salute dovuti al fumo passivo: si stima che 1,2 milioni di persone siano morte prematuramente a causa del fumo passivo.A confronto, il fumo passivo ha ucciso più persone rispetto agli incidenti stradali a livello globale.Il Global Burden of Disease è un importante studio globale sulle cause e sui fattori di rischio di morte e malattia pubblicato sulla rivista medica The Lancet.Queste stime del numero annuale di decessi attribuiti a un’ampia gamma di fattori di rischio sono visibili su uno specifico grafico, che può può essere esplorato per qualsiasi paese o regione utilizzando l’interruttore “cambia paese”.: https://ourworldindata.org/smoking. Il fumo è un fattore di rischio per molte delle principali cause di morte al mondo, compresi i polmoni e altre forme di cancro, malattie cardiache e respiratorie. Nel grafico si nota che è il secondo principale fattore di rischio di morte a livello globale. In Italia, i morti sono quasi 90mila (84.848), è la terza causa di morte dopo l’altra pressione sanguigna (119.780) e l’alto tasso di zucchero nel sangue (104.405). Dopo il fumo c’è l’obesità con 63.365 morti. Questi dati sono importanti visto che il prossimo 31 maggio è la giornata mondiale contro il fumo. (fonte: Comunicato Aduc)

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Lavoro: Mura (Pd), morti bianche flagello da fermare a ogni costo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Maggio 2021

“Dobbiamo fermare a ogni costo questo flagello delle morti bianche che continua a colpire i lavoratori in ogni parte del Paese. Esprimiamo ancora una volta solidarietà per le vite spezzate ingiustamente, ma al contempo prendiamo tutti un vero e forte impegno a rimettere mano al più presto a norme e proposte di legge che diano impulso a un nuovo approccio alla sicurezza sul lavoro. La pandemia ha stravolto le agende parlamentari ma non possiamo dimenticare che se il Covid è un’emergenza le morti e gli incidenti sul lavoro sono un’emergenza permanente, cui dobbiamo dare finalmente risposta”. Così la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd), esprimendo il suo cordoglio per la morte di un lavoratore in un cantiere ad Alessandria, nel cui crollo sono stati coinvolti altri lavoratori, e per la morte di un gruista nel porto di Taranto.

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Covid, Senior Italia FederAnziani: quasi trentamila morti da inizio anno

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

«A un anno di distanza dall’inizio della pandemia, con 103mila vittime, di cui quasi un terzo (28.842) solo dall’inizio di quest’anno, con una media di 331 morti al giorno nel mese di marzo, l’Italia quasi completamente in zona rossa e una campagna vaccinale che procede a singhiozzo, la sensazione è che poco o nulla si sia riusciti a fare fin qui per mettere in sicurezza quella fascia di popolazione, gli over 80 e i fragili, che sono i soggetti più a rischio per il Covid – dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani. – Dalla nostra manifestazione del nove marzo scorso dedicata alle centomila vittime del Covid, il numero dei morti è aumentato di quasi altre tremila unità. Quasi tremila morti in otto giorni, come sempre anziani, nonostante le rassicurazioni ricevute da diversi esponenti delle istituzioni sul tanto atteso “cambio di passo”. Gli anziani vogliono vaccinarsi, non ne possono più, e invece ancora riceviamo ogni giorno centinaia di segnalazioni da tutta Italia di over 80, malati oncologici, persone anziane con diabete, malattie cardiovascolari e altre forme di fragilità che ancora non hanno idea di quando saranno chiamati e non riescono a ricevere informazioni o rassicurazioni. A ciò si aggiunga che con tutta l’Italia (fatta eccezione per la Sardegna) nuovamente in zona rossa, l’ansia e la depressione tornano a dilagare tra i senior, ancora una volta chiusi in casa, isolati, in grande difficoltà e senza alcun supporto psicologico.La cosa paradossale è che si blinda il Paese, si chiudono le scuole di ogni ordine e grado, con moltissimi genitori che dovendo continuare a lavorare non hanno la possibilità di accudire i loro figli, e al tempo stesso si lascia aperta la possibilità, riconosciuta dall’ultimo decreto, di affidare i bambini ai nonni. Dunque chiudiamo tutto per evitare i contatti interpersonali e i contagi ma lasciamo che avvengano proprio quelli più rischiosi, ovvero tra i bambini in età scolare e i nonni, anzi, li rendiamo praticamente inevitabili dato che moltissime famiglie, trovandosi dall’oggi al domani senza scuole né asili e senza nessun aiuto per accudire i figli, si sono viste costrette a ricorrere ai nonni, magari facendo la cosa più sconsigliata di tutte, ovvero lasciare i bambini a dormire a casa dei nonni per giorni interi.Ma la principale ragione di sconforto – conclude Messina – è il procedere a rilento della campagna vaccinale, che ora subisce una drastica battuta d’arresto con la sospensione del vaccino AstraZeneca, decisione che avrà conseguenze pesantissime, allontanando ulteriormente l’obiettivo dell’immunità di gregge e pertanto della messa in sicurezza di tutta la popolazione, generando in quest’ultima disorientamento e sfiducia.»

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Covid-19: entro questa settimana si supereranno i 100mila morti

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

«Nel giro di pochi giorni supereremo la soglia dei centomila morti per Coronavirus in Italia dall’inizio della pandemia. Perlopiù si tratta degli anziani di questo Paese, delle persone più fragili, di genitori e nonni, e siamo basiti e preoccupati dall’indifferenza generale di fronte a questa carneficina silenziosa che si consuma ogni giorno – a dichiararlo è Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani – Per questo alle 12:00 di lunedì 8 marzo, data in cui quella fatidica soglia sarà purtroppo superata secondo le proiezioni, saremo a Roma a Piazza Colonna davanti a Palazzo Chigi, con un presidio simbolico, nel rispetto delle norme anti-Covid, al fine di ricordare le vittime e testimoniare la vicinanza alle loro famiglie. Auspichiamo che il Presidente del Consiglio Draghi, i Presidenti di Camera e Senato, i Ministri e le altre cariche istituzionali si uniscano a noi per un minuto di raccoglimento in onore dei nostri centomila morti. A quel che vediamo la situazione purtroppo non è destinata a migliorare, considerata la rapidità della diffusione delle varianti e la lentezza con cui procedono le vaccinazioni nei confronti degli anziani. A oggi le persone vaccinate sono appena il 2,44% del totale. A questo ritmo ci vorranno più di un anno e dieci mesi per coprire il 70% della popolazione, ovvero dovremmo arrivare al gennaio del 2023. Ma come sarà cambiato fino ad allora il volto di questo Paese? Quante altre decine di migliaia di vite avremo dovuto perdere? Che ne sarà della nostra economia? Dei posti di lavoro, degli esercizi commerciali, delle piccole imprese dei figli e dei nipoti? Nessuno sembra voler alzare la testa dalla quotidianità e proiettarsi in avanti per dare una risposta a questi quesiti. Sentiamo tutte le forze politiche dire che dobbiamo cambiare passo, ma qua l’unico passo che cambia è quello del numero dei morti che continua a crescere. I decessi di febbraio sono stati 9.183. Nei soli primi tre giorni di marzo si aggiungono altri 936 decessi, con un trend che torna a crescere. Sommati ai 14.357 di gennaio arriviamo a 24.476 dall’inizio del 2021, con una media di 394 morti al giorno, e arriviamo a ben 98.635 dall’inizio della pandemia. Si tratta prevalentemente di persone anziane. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2, infatti, secondo l’ultimo aggiornamento ISS è salita a 81. Bisognava anzitutto proteggere i 4 milioni e 400mila over 80, li avremmo dovuti vaccinare tutti entro marzo per abbattere significativamente la mortalità. Sapevamo che il traguardo sarebbe stato difficile da raggiungere, ma non possiamo continuare ad assistere al suo spostamento in avanti nel tempo. Ci sono Regioni nelle quali le prenotazioni per la vaccinazione degli over 80 sono partite solo adesso, il che vuol dire che persone anziane e fragili, con diverse patologie, per le quali la letalità del virus supera ampiamente il 20%, saranno costrette ad attendere ancora settimane, mesi, per ricevere entrambe le dosi di vaccino e poter tirare finalmente un respiro di sollievo. E infine pensiamo a tutte le persone malate e immunodepresse che non riescono ad avere il vaccino, a volte più fragili persino degli stessi over 80. Assistiamo senza batter ciglio al bollettino dei morti giornalieri nel tardo pomeriggio di ogni giorno. Ormai solo a pochi si stringe il cuore pensando alle sofferenze delle famiglie, alle perdite delle nostre biblioteche umane che se ne vanno. Pensiamo a cosa non farebbe un padre per salvare suo figlio. Ma un figlio cosa deve e può fare per salvare il suo caro? Ormai le famiglie italiane sono anestetizzate da tutto ciò e lo si vive come fosse parte della normalità. Per non cedere a questa logica di indifferenza, al superamento di questa tragica soglia che non è soltanto un numero, abbiamo scelto di fermarci in un momento di saluto e riflessione, che vuol essere al tempo stesso uno sprone a non arrendersi e a prendere decisioni rapide, nel bene del Paese.»

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FederAnziani: 14.357 morti in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

I decessi di anziani in Europa e in Italia a causa del coronavirus non si fermano. Nel solo mese di gennaio sono morte oltre quattordicimila persone solo nel nostro Paese (ovvero 463 decessi in media al giorno), e nella quasi totalità dei casi si tratta di over 80. Neanche il terremoto dell’Aquila, dell’Irpinia, del Belice, del Veneto, e del centro Italia del 2016, sommati insieme, hanno fatto tante vittime. Eppure davanti a questo vero e proprio genocidio stentiamo tuttavia a vedere una reazione adeguata da parte della classe politica Italiana ed europea.» A dichiararlo è il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, che prosegue: «Il piano di vaccinazione europeo procede a rilento, l’Europa è apparsa fin qui ostaggio della burocrazia e incapace di imprimere a questa battaglia fondamentale la celerità che sarebbe stata più che mai necessaria. Adesso si tratta di correre, gli Stati devono velocizzare la somministrazione dei vaccini, e bisogna mettere rapidamente in campo tutte le risorse economiche, logistiche e di comunicazione che consentano di raggiungere nel più breve tempo possibile la platea degli anziani e dei soggetti fragili che per primi devono essere messi in sicurezza. Con quasi 500 morti al giorno in Italia – età media 80 anni – stiamo assistendo alla scomparsa di una generazione, alla distruzione di un patrimonio di vite umane, ma anche di memoria collettiva e radici. Inoltre gli anziani sono disorientati rispetto alla campagna vaccinale, chiedono informazioni e hanno difficoltà a restare in contatto con la medicina del territorio, come emerge dalle centinaia di telefonate che arrivano al nostro numero verde (Emergenza Solitudine, 800.99.14.14). Alla paura e al disorientamento di questi mesi si somma ora la preoccupazione di non riuscire ad accedere al vaccino e di mancare così l’appuntamento fondamentale con quella che appare l’unica via di salvezza, la sola speranza di poter fare ritorno alla normalità. Dai nostri dati emerge anche una diffusa preoccupazione per il destino di figli e nipoti, molti dei quali hanno perso il lavoro o visto fallire le proprie attività a causa del prolungarsi dell’emergenza e della sordità della politica di fronte al dilagare della crisi economica oltre che al grido di dolore delle famiglie che ogni giorno vedono morire i loro anziani. Nessuno dimentichi che soltanto la nostra nazione in tutto il mondo è in grado, con la medicina del territorio, di vaccinare oltre un milione di persone al giorno.»

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Christian Kracht: I Morti

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

Collana Oceani, pp. 320, 20 euro. Vincitore dell’Hermann Hesse Literature Prize e del Swiss Book Prize. Una straordinaria avventura, una immersione nel mondo del cinema degli anni ’30, dalla penna di uno dei maggiori scrittori contemporanei di lingua tedesca. Giappone, primi anni Trenta. Masahiko Amakasu è cresciuto in collegio, dove è riuscito a sopravvivere alle terribili vessazioni dei compagni grazie al suo professore di tedesco. Anni dopo, Amakasu invita Alfred Hugenberg – Presidente della Accademia del Cinema del Reich – a inviare in Giappone obiettivi e pellicole di produzione tedesca, oltre che un regista disposto a collaborare alla costituzione di un “asse di celluloide” tra il Giappone e la Germania, per contrastare l’ascesa del cinema imperialista americano. La scelta del Reich ricade su Emil Nageli, che sta viaggiando per l’Europa, apparentemente in cerca di un soggetto per il suo nuovo film e per superare il senso di vuoto che gli ha lasciato la morte del padre. Il Reich non sospetta che Nageli sta tramando contro il Reich insieme ad altri registi ebrei, che stanno lasciano la Germania, per raggiungere gli USA. Nel frattempo, a Tokyo, mentre Amakasu è impegnato a ricevere Charlie Chaplin, negli stessi giorni arriva a Tokyo anche Ida, la fidanzata di Nageli, che desidera fare strada nel mondo del cinema. Tra Amakasu e Ida nasce subito una forte attrazione. Nageli non tarda a scoprire il tradimento e abbandona Ida e il suo progetto cinematografico e Ida rimane con Amakasu. Un attentato, fallito, al primo ministro giapponese rivela le Reale intenzioni di Nageli e sua moglie Ida, costringendoli a una rocambolesca fuga verso gli Stati Uniti. (Editore La nave di Teseo)

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Coronavirus. Italia e Mondo: siamo tra i primi nella classifica di morti per ogni milione di abitanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Per avere un quadro vero della incidenza dei morti per Coronavirus, occorre che il confronto si faccia rapportando il numero dei morti con la popolazione residente.Ebbene, l’Italia, nel Mondo, è tra i primi in classifica: su 218 Paesi esaminati, siamo al quinto posto, con 909 morti su un milione di abitanti. Eppure, il Governo affermava che avevamo un sistema sanitario tra i migliori al Mondo. Tutto smentito dai fatti. Si sosteneva, da parte di alcuni esperti, che l’infezione fosse poco più di una influenza, che il virus era morto e che sarebbe scomparso in estate. Tutto smentito dai fatti.A luglio scorso la Lega aveva organizzato un convegno all’insegna de “l’emergenza non esiste”. Tutto smentito dai fatti. Per tutti quelli che ritenevano esemplare la decisione della Svezia di non imporre il confinamento, al contrario di quanto era stato prescritto nella confinante Norvegia, ricordiamo i numeri: 660 morti per milione di abitanti in Svezia; 60 morti per milione di abitanti in Norvegia. La Svizzera, che ha deciso di riaprire gli impianti sciistici, ne ha 555 su un milione di abitanti. Auguri agli elvetici. Per inciso, la Germania ha 196 morti per milione di abitanti. Sorge la domanda: i tedeschi sono più resistenti degli italiani? No, l’hanno presa sul serio.Ancora oggi, c’è chi propone di aprire gli impianti sciistici e relativi alberghi e chi (M5S, Lega e FdI) si oppone all’utilizzo del Mes per motivi sanitari.Non c’è che dire, siamo proprio in buone mani. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Tre detenuti morti, oltre mille contagiati e nessuna norma di prevenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Siamo ad oltre mille contagi nelle carceri italiane tra detenuti e personale penitenziario, con un trend di crescita spaventoso. Morti tre detenuti. Allo stato attuale nessuna misura di prevenzione per evitare il propagarsi del virus. A dichiaralo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo: “sono tre i detenuti morti nella seconda ondata nelle carceri italiane; uno a Livorno, uno ad Alessandria ed uno a Milano. Ad oggi sono 1050 i casi accertati di positività al COVID-19 tra detenuti e personale penitenziario, ma preoccupano gli oltre 1300 poliziotti in malattia ed in isolamento fiduciario o in attesa di tampone. Fin qui l’analisi dei dati è incontrovertibile, in 15 giorni sarà una catastrofe. Allora come mai non si passa da un regime di celle aperte a quello chiuso per evitare contatti ravvicinati? Come mai non si sospendono i colloqui con i famigliari, chiudono le scuole e tutte quelle attività non indispensabili, consentendo solo contatti Skype per una quindicina di giorni per evitare il diffondersi del virus? Sarebbero queste sicuramente norme di buon senso. Pensare di gestire tutti i detenuti contagiati nelle carceri è evidente a tutti, forse anche a Petralia e Tartaglia, che non è possibile. Ed ecco di nuovo come nella prima fase il garante dei detenuti che chiede a voce alta di rimettere in libertà quanti più detenuti possibili per evitare che si ammalino e per garantire il diritto alla salute. Il Ministro della Giustizia dal canto suo ha già provveduto a far sapere il suo pensiero con una norma che rimette in libertà tutti i residui pena non superiori a 18 mesi, con esclusione di alcune categorie, con il controllo del braccialetto elettronico. Braccialetti che, come nella prima fase in cui sono stati liberati circa ottomila detenuti, non sono sufficienti. Tutte queste indecisioni rendono chiaro il quadro politico prima che amministrativo. La mancanza di prevedimenti è una chiara volontà politica di alleggerire le carceri di migliaia di detenuti. Non può essere data lettura diversa, ma in questo caso il Ministro deve fare in fretta, come sollecitato anche dai radicali, altrimenti corre il rischio di avere altre sommosse. Noi dell’S.PP. siamo di un’altra idea: bisognava fare tutte le cose che abbiamo più volte dette, sopra riportate, perché crediamo nella certezza della pena e perché pensiamo che non sia questo il rispetto che meritano i famigliari delle vittime, abusati due volte. Lo stato deve stare senza sé e senza ma dalla parte dei cittadini e non dei delinquenti e che nessuno si stupisca quando a breve saremo costretti a fare uscire ancora i detenuti di alta sicurezza perché non sarà una necessità ma una scelta”.www.sindacatospp.it

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ISTAT: incidenti stradali, morti in calo nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, nel 2019 il numero dei morti in incidenti stradali è in calo rispetto all’anno precedente.”Bene, ma non basta!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo i dati di oggi dimostrano che si potrebbe fare molto di più se i Comuni, ad esempio, invece di dare l’80% delle loro multe per sosta vietata e ztl, si concentrassero sulle infrazioni più pericolose, che determinano più incidenti” prosegue Dona.”Le multe elevate dai vigili nei comuni capoluoghi per divieto di sosta (art. 157 e 158 Cds) sono pari a 3,5 mln (3.527.685) su un totale di 17,3 mln (17.381.283), il 20,3%, mentre quelle per le ztl (art. 7 Cds) sono oltre 10 mln (10.179.804), pari al 58,6%, per un totale pari al 78,9%. Multe facili da dare, specie quelle delle ztl, considerato che la segnaletica è incomprensibile, troppo piccola per poter essere letta da qualunque automobilista” prosegue Dona.”Le multe per le infrazioni gravi, invece, sono troppo poche. Quelle per il mancato rispetto della precedenza (art. 145 Cds), che produce il 13% degli incidenti, sono pari ad appena lo 0,1% (0,117%), poco sopra 20 mila (20.372), quelle per il mancato rispetto della distanza di sicurezza (art. 149 cds), che determina, sempre secondo i dati di oggi, il 9% degli incidenti, sono addirittura lo 0,025%, 4.376 multe. Le multe date dai vigili per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (art. 187) sono 837, lo 0,005%, per guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186) sono 5.620, lo 0,032%, prosegue Dona.”Insomma, invece di avere ausiliari della sosta che danno multe facili per fare cassa, servono più vigili nelle strade, che fanno più controlli per le infrazioni realmente pericolose” conclude Dona.

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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“Gli incidenti stradali sono la causa più frequente al mondo di morti non naturali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

“È ormai diventato un problema planetario e bisogna agire subito per fermare questa strage”. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Alberto Pallotti, che interviene sui dati diffusi dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington a Seattle. Dati che fanno tremare: nel mondo ogni anno muoiono per incidenti stradali 1,2 milioni di persone e 54 milioni restano ferite. Ma quello che lascia più sconvolti è che negli ultimi trent’anni il numero di incidenti è salito del 15%, anche se meno letali. Dalla stessa ricerca si evince che il Paese più colpito dagli incidenti nel 2017 è stata, con oltre 261 mila vittime. «La nostra associazione ha lanciato una campagna internazionale per cercare di fermare questa strage che, nel silenzio generale, continuando imperterrita. Prossimamente creeremo una federazione mondiale di vittime della strada per esportare il nostro modello di lotta, che finora ha prodotto ottimi risultati. L’obiettivo è tentare di dimezzare entro dieci anni questi numeri paurosi e portarli da un milione di morti a 500 mila», dice Pallotti. Che continua: «Il nostro non è un obiettivo impossibile. Parleremo con la Cina e con i Paesi più colpiti per spiegare loro le strategie messe a punto nel nostro Paese per fermare la strage stradale, un percorso virtuoso che, anche se poteva essere portato avanti in modo migliore, dal 2000 a oggi ha tuttavia prodotto ottimi risultati». L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada è impegnata in questi giorni su più fronti. «Il 24 gennaio», spiega Pallotti, «saremo vicini alle famiglie delle vittime ungheresi che hanno perso la vita sull’A4, a Verona, perché il pullman sul quale viaggiavano è finito contro un pilone. Saranno presenti i responsabili delle varie sedi italiane dell’associazione. Inoltre, stiamo tentando di dare un sostegno alle famiglie delle sette vittime falciate da un’auto impazzita in Alto Adige durante il periodo di Natale».

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Gran Bretagna: Morti nel Tir

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

La scoperta, in Gran Bretagna, di 39 persone, tra cui un adolescente, morte di stenti in un camion, muove a grande commozione. Anche se al momento non si conosce ancora la nazionalità delle vittime, tutto fa pensare a una nuova tragedia dell’immigrazione, inaccettabile per l’Europa dei diritti umani.La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello alle istituzioni e ai Paesi europei perché prendano al più presto misure capaci di arginare il triste conteggio delle morti nei viaggi della speranza, in questo caso via terra, probabilmente attraverso la rotta balcanica, oppure nel mare Mediterraneo, come è accaduto nuovamente, pochi giorni fa, davanti alle coste di Lampedusa.Alcuni provvedimenti possono e devono essere presi con urgenza. Il primo riguarda la riapertura di ingressi regolari per motivi di lavoro, data anche la forte domanda esistente di manodopera in diversi settori dell’economia europea e nei servizi alle persone, a partire dai Paesi più afflitti dal calo demografico. In secondo luogo, per chi fugge dalle guerre, occorre incentivare i corridoi umanitari, secondo il modello felicemente sperimentato, dal febbraio 2016, da Sant’Egidio insieme alle Chiese Protestanti e alla Cei, ma anche riprendere in considerazione i ricollocamenti all’interno dell’Europa. Infine riteniamo necessario puntare su una consistente e rinnovata cooperazione con i Paesi di origine dell’immigrazione, per offrire ai giovani un futuro là dove vivono, senza più tentati offrire il loro destino ai trafficanti di uomini.

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Morti sul lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

«Nel silenzio assordante del mondo politico e istituzionale del Paese, salvo qualche lodevole eccezione, continua l’inaccettabile conta dei morti sul lavoro in Italia. In una manciata di ore si sono registrate ben 4 vittime, 3 in Lombardia e una in Abruzzo: numeri che rendono ancora più drammatico il bilancio dell’anno in corso, che già nei primi sei mesi si era attestato su livelli nettamente peggiori rispetto al 2018. Non è accettabile continuare a parlare di lavoro esclusivamente in termini macroeconomici e occupazionali, senza porsi il problema delle condizioni di salute e sicurezza in cui ciascuna attività viene svolta».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«La creazione dell’Ispettorato unico nazionale non ha portato i benefici auspicati e, probabilmente, ha anche contribuito a un appesantimento burocratico inopportuno e a un drenaggio delle risorse a disposizione degli altri enti preposti alle attività di controllo e vigilanza. A conferma del fatto che qualsiasi riforma del settore non può risultare efficace senza una fruttuosa interlocuzione con imprese, rappresentanze dei lavoratori, specialisti in materia di sicurezza.In un Paese in cui ogni anno si verificano 50.000 infortuni solo tra i lavoratori minori di 15 anni è ovvio che si debba parlare di un problema culturale. La crisi economica ha ovviamente avuto ripercussioni pesanti: si taglia ciò che si ritiene superfluo, si assume personale con minore esperienza per risparmiare, si opta per soluzioni contrattuali che non assicurano tempi insufficienti a una adeguata formazione. La tutela della salute del dipendente, invece, deve essere curata con la stessa attenzione riservata a tutti i processi produttivi. Altrimenti la conta dei morti non avrà fine».

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“L’Europa agisca in fretta per arginare le morti causate dall’amianto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Secondo l’Oms sono 107mila ogni anno, di cui circa 6mila in Italia. Un’emergenza sanitaria che fa paura e che riguarda ogni cittadino”. Lo afferma Luisa Regimenti, responsabile Sanità nel Lazio per la Lega e candidata alle elezioni europee nella circoscrizione Italia centrale.“Oggi è la giornata mondiale delle vittime dell’amianto – prosegue Regimenti – ma non basta un giorno all’anno per ricordarci di questo pericolo. Perché, nonostante siano trascorsi quasi trent’anni da quando il nostro Paese ha messo al bando l’amianto, questa fibra killer è ancora presente in molte strutture, scuole e persino ospedali. E le prospettive non sono certo rosee, visto che nei prossimi anni la situazione, secondo gli esperti, è destinata a peggiorare”.“E’ perciò necessario un cambio di rotta nelle politiche europee, una presa di coscienza collettiva e interventi mirati” – conclude.

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