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Etiopia: almeno 678 morti durante la fine settimana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

etiopiaSecondo l’Oromo Federalist Congress (OFC), il maggiore partito di rappresentanza del popolo Oromo in Etiopia, almeno 678 persone sono morte questa fine settimana a Bishoftu in Etiopia in seguito al panico scatenato dalle forze dell’ordine durante un festival religioso. Circa due milioni di persone hanno partecipato domenica 2 ottobre alla festa di Irreechaa, forse la maggiore festa religiosa degli Oromo in cui si ringrazia per il raccolto ottenuto e si celebra l’inizio della primavera.Per l’Associazione per i popoli minacciati (APM) la responsabilità diretta delle morti è da ricondurre a una deliberata provocazione delle istituzioni governative. Nonostante gli organizzatori abbiano fermamente sottolineato il carattere religioso e culturale dell’evento in cui nessun atto di tipo politico avrebbe dovuto interferire, le istituzioni hanno preteso l’intervento dei rappresentanti ufficiali e, nonostante l’evidente impossibilità del proposito, avrebbero chiesto persino la registrazione nominativa di tutti i partecipanti. Quando quindi alcuni politici vicini al governo hanno voluto tenere un discorso davanti alla moltitudine, la folla ha reagito scandendo slogan antigovernativi e chiedendo democrazia e giustizia. In tutta risposta le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare e lanciare gas lacrimogeni sulle persone. Nel panico scatenato dall’intervento militare centinaia di persone sono state calpestate e sono rimaste schiacciate.Mentre il governo finora parla di 55 morti, l’OFC conta almeno 678 vittime ma ricorda che il numero dei morti è molto probabilmente destinato a salire poiché altre 400 persone gravemente ferite risultano ricoverate negli ospedali. Mulatu Gemechu, vicepresidente dell’OFC, inoltre riporta almeno altri 900 feriti lievi.La strage di domenica rappresenta un pericoloso spartiacque nella politica del paese africano. Già da tempo l’APM chiede all’Europa di non continuare a ignorare le violenze e la repressione delle autorità etiopi contro gli Oromo e altre etnie presenti nel paese, ora però teme che nel paese si scateni un’ondata di proteste che verosimilmente rischiano anch’esse di farsi violente. Un ulteriore inasprimento delle politiche repressive causerebbe certamente anche l’intensificarsi del flusso di persone in fuga e in cerca di salvezza in Europa. Continuare con la politica del fare finta di niente non può che incoraggiare il governo etiope a rispondere alle proteste con ancora maggiore arbitrarietà e violenza.
Le prime reazioni alla strage si sono avute il giorno dopo con le proteste spontanee svolte nelle città di Ambo, Shashamene, Bishoftu, Arsi Negele, Zway, Gimbi e Meta Robi durante le quali sono morte altre persone e molti Oromo sono stati arrestati. I manifestanti inferociti hanno lanciato sassi, bloccato strade e dato fuoco a una stazione di servizio della polizia.

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Le lacune nel sistema di identificazione di migranti morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2016

londraLondra. Nel 2015 e nella prima metà del 2016 più di 6.600 rifugiati e migranti sono annegati o sono stati dati per dispersi nel Mediterraneo dopo che i loro barconi si sono rovesciati nel tentativo di raggiungere l’Europa. Un nuovo rapporto, realizzato dall’Università di York, la City University of London e il GMDAC dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, mostra che molti dei corpi non sono stati identificati e le famiglie a casa non sanno cosa è accaduto ai propri cari.Il rapporto descrive le conclusioni del Mediterranean Missing Project, finanziato dal Consiglio per le Ricerche Economiche e Sociali. Esso è stato varato dall’ESRC nell’ambito di un ampio programma di ricerca del valore di un milione di sterline in risposta alla crisi umanitaria in atto. Un team di ricercatori ha lavorato per un periodo di 12 mesi sull’isola greca di Lesbo e in Sicilia, i due principali punti d’ingresso per i migranti e i rifugiati in Europa, dove un gran numero d’ imbarcazioni che trasportano migranti sono affondate negli ultimi anni, e ha osservato il modo in cui le autorità trattavano i corpi dei migranti. I ricercatori hanno intervistato una serie di operatori coinvolti nelle operazioni, tra i quali dipendenti comunali, organizzazioni non governative, guardia costiera, medici legali e personale di pompe funebri cosi come famiglie di migranti dispersi provenienti da Tunisia, Siria e Iraq per comprendere la loro esperienza.Quello che hanno scoperto è scioccante. Sia il numero dei migranti arrivati che quello dei morti ha sopraffatto le autorità locali, che hanno risorse limitate e, nel caso della Grecia, che è stata devastata dalla crisi economica. Di conseguenza, gli sforzi per determinare le identità dei migranti deceduti sono stati insufficienti. Le indagini ufficiali sono state limitate e spesso lacunose. Gli effetti personali dei rifugiati ritrovati sulle spiagge non sono stati raccolti sistematicamente o messi da parte per supportare l’identificazione, inoltre i superstiti dei naufragi non sono stati intervistati sistematicamente a proposito di coloro che erano morti.Ci sono anche problematiche riguardanti la gestione dei dati sui corpi. In Italia, per esempio, ogni regione archivia i dati in maniera indipendente. In Grecia, anche se i campioni di DNA prelevati dai cadaveri sono archiviati in un unico sito, non c’è modo di collegare il campione di DNA conservato ad Atene con i corpi seppelliti nel cimitero di Lesbo poiché fino a poco tempo fa i corpi non venivano etichettati uniformemente. “Ai sensi della legge internazionale sui diritti umani, tutti gli Stati hanno l’obbligo d’indagare su qualsiasi morte sospetta”, afferma il Dottor Simon Robins. “Tuttavia abbiamo riscontrato che in molti casi le morti dei migranti non sono state oggetto d’indagine. Pensate alla quantità di risorse e all’attenzione riservata per capire cosa è successo alle vittime del disastro aereo del volo MH370 della Malaysia Airlines. Negli ultimi 18 mesi, è deceduto un numero di migranti pari a circa i passeggeri di 13 jumbo jet, ma vi è stata poca attenzione mediatica e sono stati fatti sforzi insufficienti per determinare le loro identità.” Il problema principale riscontrato dai ricercatori nel loro rapporto è la mancanza di una politica coordinata e coerente per quanto riguarda i migranti deceduti sia in Grecia che in Italia. Il vuoto politico a livello nazionale significa che le municipalità e le autorità locali sono sopraffatte e non sono dotate delle capacità o risorse finanziarie per far fronte alla natura e al volume di questa crisi umanitaria. Ci sono numerose agenzie con mandati sovrapposti che non riescono a coordinarsi fra loro, il che si traduce nel fatto che nessuno è sicuro di chi sia responsabile di cosa. Le diverse agenzie locali e regionali coinvolte hanno poco sostegno dai governi nazionali o dall’Unione Europea.
In Italia, una Commissione Speciale per le Persone Disperse ha condotto indagini sui casi di tre naufragi di grandi dimensioni e, attraverso accordi fra gli operatori competenti, tra cui esperti forensi e polizia, supportata con risorse, ha permesso di effettuare un lavoro eccellente nella raccolta dei dati dai corpi. Adesso, l’obiettivo in Italia è quello di estendere questi sforzi a tutti i migranti deceduti. Sia in Grecia che in Italia, gli sforzi per contattare le famiglie dei dispersi sono stati in gran parte frustranti, con il risultato che pochi dati sono stati raccolti dalle famiglie dei migranti dispersi, impedendo le identificazioni. Il risultato di tutto ciò è che i corpi vengono seppelliti senza identificazione, con poche possibilità di poterli identificare in futuro. Questo rappresenta un esempio per la Grecia, la quale richiede l’accorpamento del coordinamento delle varie agenzie che operano con mandati inadeguati e sovrapposti.Un altro problema è la mancanza di un meccanismo internazionale di scambio di dati sui migranti deceduti e sulle persone disperse, in modo che tali dati possano essere incrociati per effettuare identificazioni.Ciò significa che non ci sono in Europa punti di contatto per i membri della famiglia in cerca di un proprio caro che potrebbe essere deceduto attraversando il Mediterraneo. Un’ulteriore barriera è che spesso i famigliari alla ricerca di una persona dispersa non sono nemmeno in grado di viaggiare per gli Stati europei per identificare il loro parente. E’ difficile riuscire ad ottenere un visto per entrare nell’Unione Europea, inoltre non esistono cose come un visto umanitario.
Allora, cosa si può fare per migliorare la situazione? Gli autori suggeriscono diversi modi in cui gli Stati possono migliorare le proprie procedure per identificare coloro che sono annegati in mare.“Noi crediamo che l’Italia e la Grecia abbiano l’obbligo legale di investigare così come l’obbligo morale verso le famiglie di coloro che sono deceduti, obblighi che non vengono adempiuti”, afferma il Dottor Simon Robins.
La City University London è un’università globale di eccellenza accademica, specializzata nel business e nelle professioni e con una prestigiosa sede nel centro di Londra. È nel primo cinque percento delle università al mondo secondo il Times Higher Education World University Rankings 2013/14 e tra le prime trenta università del Regno Unito secondo il Times Higher Education Table of Tables 2012. È classificata tra le prime 10 università del Regno Unito per i posti di lavoro ottenuti dai suoi laureati (The Good University Guide 2014) e tra le prime 5 per il livello di remunerazione iniziale ricevuto dai suoi laureati (Lloyds Bank).
L’Università attrae oltre 17.000 studenti (di cui il 35% a livello di dottorato) da oltre 150 paesi e personale docente da oltre 50 paesi. Il suo prestigio accademico si fonda su una base molto ampia, con specializzazioni di livello mondiale in settori quali business, legge, scienze della salute, ingegneria, matematica, informatica, scienze sociali, oltre che nelle discipline artistiche, inclusi il giornalismo e la musica. Le origini dell’Università risalgono al 1894, con la fondazione del Northampton Institute sul quale sorge attualmente il corpo principale del campus della City. Nel 1966, la scuola ha ricevuto la qualifica di Università per decreto reale e il Sindaco di Londra è stato invitato a esserne Rettore, una consuetudine unica che continua ancora oggi. Dal 2010, il professor Paul Curran è Vice-Rettore della City University London.

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185 morti per attacchi di Boko Haram in 6 giorni

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2016

Gold_AfricaDopo i recenti attacchi dei miliziani di Boko Haram, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l’Unione Africana (UA) di fallimento nella protezione della popolazione civile e nella lotta anti-terrorismo. Se l’UA richiede ancora più soldi per combattere il gruppo terroristico Boko Haram, deve presentare una strategia per frenare la violenza in Africa Occidentale e migliorare realmente la protezione della popolazione civile. Secondo l’APM, la forza regionale di pace dell’UA Multinational Joint Task Force (MNJTF) finora non è stata molto efficace. In maggio 2015 la MNJTF è stata portata a 8.700 soldati per poter combattere Boko Haram in tutti i paesi africani in cui il gruppo terroristico è attivo. Nella conferenza dei donatori che si tiene oggi 1 febbraio 2016 ad Addis Abeba (Etiopia) dovrebbero essere approvati fino a 100 milioni di euro per finanziare e rafforzare la MNJTF.Negli ultimi sei giorni in Nigeria, Camerun e Ciad sono state uccise almeno 185 persone e 213 persone sono rimaste ferite in gravi attacchi di Boko Haram. Nello stato federale di Borno in Nigeria 86 persone sono state uccise nella notte del 30 gennaio nel villaggio di Dalori, mentre 62 persone sono rimaste ferite. Tre attentatori suicidi si sono fatti esplodere dopo essere riusciti a penetrare in un campo profughi. Pochi giorni prima, il 25 gennaio, cinque commercianti sono stati uccisi nelle vicinanze della città di Maiduguri e due giorni dopo, il 27 gennaio, 13 persone sono morte in un triplice attentato e 30 persone sono rimaste ferite. Nello stato federale nigeriano di Adamawa lo scorso 29 gennaio un bambino di 12 anni si è fatto saltare in aria al mercato di Gombi uccidendo dieci persone.
Domenica 31 gennaio nel Ciad si sono avuti due attentati suicidi nei quali sono rimaste uccise tre persone e altre 56 sono rimaste ferite. Lo scorso 25 gennaio gli attacchi a tre villaggi in Camerun hanno causato 28 morti e 65 feriti. L’inseguimento dei miliziani di Boko Haram da parte dell’esercito camerunese e nigeriano ha causato altri 40 morti tra la popolazione civile.Gli attentati dimostrano quanto sia pericoloso Boko Haram e quanto poco coordinata sia la lotta anti-terrorismo in Africa Occidentale. In effetti, ogni volta che la pressione su Boko Haram si fa più forte in Nigeria, l’organizzazione terroristica si sposta in altri paesi africani. Per combattere efficacemente Boko Haram é fondamentale che i paesi interessati si coordinino tra di loro.

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I morti della baia del Bengala

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2015

Bay_of_Bengal_mapMentre si attende la ripresa dei pericolosi viaggi via mare nella Baia del Bengala, i paesi della regione hanno oggi affermato che l’unico modo per ridurre le perdite di vite umane in mare è lavorare insieme per fronteggiare i movimenti migratori misti con approcci complessivi e sostenibili.Venerdì scorso, delegati da più di 20 paesi e organizzazioni internazionali si sono incontrati a Bangkok per il secondo “incontro speciale sulla migrazione irregolare nell’Oceano Indiano”. I delegati hanno fatto il punto sui risultati raggiunti a partire dallo scorso incontro di maggio, quando circa 5.000 rohingya e bangladesi erano sbarcati dopo settimane alla deriva nel mare.“Con 60 milioni di persone sfollate nel mondo oggi, un numero senza precedenti, è diventato ormai chiaro che la questione dei movimenti forzati è un fenomeno globale che nessun paese può risolvere da solo,” ha detto Volker Türk, Assistente per la Protezione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.“I numeri che osserviamo in questa regione possono essere gestiti, e noi accogliamo con favore l’approccio regionale proposto,” ha aggiunto. “Il fatto che solo 1.000 persone hanno intrapreso il viaggio in mare da settembre, ci offre uno spazio di opportunità per mettere in atto questi piani.” Durante l’incontro, l’UNHCR, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNODC), hanno presentato un documento che offre una guida agli Stati colpiti dal fenomeno sulle risposte immediate che possono porre in essere quando questo tipo di movimenti riprenderanno. Il documento delinea la necessità di maggiori e coordinati sforzi per la ricerca e il salvataggio in mare, per le operazioni di sbarco prevedibili così come per un’accoglienza e permanenza ben organizzate. Sottolinea anche l’importanza di procedure di registrazione effettive per identificare le persone che hanno bisogno di protezione internazionale e i gruppi vulnerabili come donne, bambini e vittime di tratta.“Finché i rifugiati potranno tornare a casa in modo volontario, dignitoso e sicuro, avremo bisogno di trovare forme di riparo temporaneo, di accolgienza umanitaria alternativa che assicurino loro l’accesso alla sanità, all’educazione, al lavoro,” ha detto Türk. “Permettere loro di lavorare in paesi che hanno bisogno di manodopera e importano lavoro è una strategia doppiamente vincente: dà loro dignità e autonomia, e alleggerisce l’onere dei paesi ospitanti”.Aprendo i lavori, il Ministro degli Esteri tailandese Don Pramudwinai ha sottolineato che le soluzioni devono andare dalla prevenzione alla cura, e comprendere promozione di mezzi di sostentamento, migrazione sicura, applicazione severa della legge, e una protezione temporanea per chi è già partito, sospendendo soluzioni più durature.Durante una recente visita nella regione ddel Myanmar Rakhine, Türk, dell’UNHCR, ha notato progressi nell’individuazione di soluzioni per gli sfollati interni, ma ha anche sentito delle “lamentele legittime” che devono ancora essere affrontate. “Il cuore della questione è assicurare un’identità legale a tutte le persone del territorio del Myanmar e le libertà fondamentali che ne derivano, come la libertà di movimento, la non-discriminazione e l’accesso ai servizi,” ha dichiarato. “Speriamo che il nuovo governo darà a questa questione l’attenzione che merita, alla luce del fatto che la mancanza di questi diritti innesca i trasferimenti e, di conseguenza, ha delle ripercussioni internazionali”.Ha aggiunto che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile offrono il quadro di riferimento per affrontare le cause profonde e assicurare che nessuno sia lasciato indietro rispetto a salute, educazione, lavoro e dignità legale, tra gli altri diritti.Si stima che circa 95.000 persone abbiano intrapreso questo pericoloso viaggio dal 2014, con più di 1.000 morti in mare e centinaia trovati sepolti in fosse comuni non riconosciute.

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Festa dei Morti con i suoi pupi di zucchero

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

giusiPalermo lunedì 2 novembre al Teatro Biondo (via Roma 258), sono previsti dalle 16 alle 23, laboratori per i bambini e performance teatrali con il coinvolgimento di attori, autori e musicisti, nell’ambito di Notte di Zucchero, festa di morti, pupi e grattugie, da un’idea dell’attrice palermitana Giusi Cataldo.
La Festa del 2 novembre in Sicilia è l’occasione per commemorare i propri cari, ma soprattutto per insegnare ai bambini a non aver paura della morte. “L’intento è quello di ritrovare lo spirito di una tradizione che si sta perdendo per far spazio a zucche e vampiri, quella della Festa dei Morti con i suoi pupi di zucchero, i regali per i bambini e la frutta di martorana, ma soprattutto un momento importante in cui rivive la memoria. Scegliamo di non impoverire la Festa, di non perderla”, spiega Giusi Cataldo che con Dora Argento cura l’evento.
Dalle 16 alle 19.30 Notte di Zucchero è dedicata proprio ai bambini, con laboratori a cura di Giuditta Pecoraino, Atelier d’Anais, Banda Baratta, cooperativa “Il canto di Los”, Giuseppe Cutino, Guerrilla Gardening Palermo, Leonora Cupane con il Laboratorio autobiografico del Centro Studi Narrazione delle Città Invisibili. Inoltre, è previsto uno speciale laboratorio di trucco e acconciature, a cura di Pino Ciacia. Per alcuni di questi laboratori è previsto un contributo per il materiale fornito, a partire da 2 euro.
Dalle 20 alle 23 con ingresso gratuito sono previste performance itineranti (non sul palcoscenico, ma in luoghi vari e inaspettati del Teatro) di numerosi attori, che reciteranno sulla base di testi, molti dei quali scritti appositamente per Notte di Zucchero.
I testi sono di Roberto Alajmo, Arturo Belluardo, Gigi Borruso, Antonio Calabrò, Giuseppe Di Piazza, Giampiero Finocchiaro, Beatrice Monroy, Sabrina Petyx, Lina Prosa, Francesco Randazzo, Evelina Santangelo, Gaetano Savatteri, Elvira Seminara, Angelica Termini, Nadia Terranova.
notti di zuccheroGli attori/performer sono Babel Baccanica, Gigi Borruso, Norino Buogo, Stefania Blandeburgo, Giovanni Carta, Ester Cucinotti, Maria Cucinotti, Sandro Dieli, Giuseppe Di Piazza, Sebastiana Eriu, Said Ben Moussa, Giuditta Perriera, Alessandra Pizzullo, Anna Raimondi, Giuliano Scarpinato, Angelica Termini, Emanuela Trovato, Alfonso Veneroso, Gli Allievi della Scuola del Teatro Biondo diretta da Emma Dante.
Sono previsti anche gli interventi musicali di La Banda di Palermo; Andrea Emanuele, Oksana Svekla, Francesca Adamo Sollima, con le musiche di Rossini, Bach,Verdi, Schubert, Berstein, Bart; Lady Laura Seragù e Riccardo Randisi con “Swing funerals”.
In programma anche la proiezione del documentario “Quando ero piccolo”, a cura di Giusi Cataldo, testimonianze e memorie dei palermitani sulla Festa dei Morti.
L’ideazione e la direzione artistica è a cura dell’associazione Notte di Zucchero, con la collaborazione artistica di Alessandra Perrone, il sostegno del Teatro Biondo e il Patrocinio gratuito da parte del Comune di Palermo. La produzione a cura di Blow Up. (foto: giusi, notti di zucchero)

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Morti in Cadore

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2015

cadore“Da Agosto ad Ottobre è il periodo di maggiore rischio soprattutto per un territorio malato come quello italiano . I mari si sono riscaldati e favoriscono il mantenimento prolungato di cellule temporalesche cariche d’acqua. Ogni anno in Italia, proprio in questo periodo si verificano puntualmente eventi calamitosi”. Lo ha affermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale Geologi, intervenendo sulle frane che stanno colpendo parte del Nord Italia.
“I cambiamenti climatici sono in atto – ha proseguito Graziano – e bisogna che tutti ne prendano atto al di là del fatto che sotto il profilo scientifico non sono ancora pienamente conosciuti. Le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, Obama come quelle di Papa Francesco, sono di notevole importanza e segnano una vera svolta rappresentando un chiaro messaggio al mondo intero e soprattutto alle società occidentali, e dovranno delineare un nuovo stile di vita. Gli aspetti energetici e la difesa del territorio, sono entrambi pilastri di nuova politica ambientale basata proprio sui cambiamenti climatici”.

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Iss: da alcol 20mila morti l’anno, più vittime della droga

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2012

Sono cifre che pesano quelle sui decessi legati all’uso di alcol in Italia, ventimila morti all’anno, più di quelli dovuti alla droga (mille all’anno) e agli incidenti stradali (cinquemila), soprattutto perché potrebbero essere evitabili. E pesano ancora di più se si guarda ai dati in Europa: nella fascia d’età 15-29 anni, il 25% dei decessi registrati tra i ragazzi e il 10% tra le ragazze è causato dal consumo rischioso di questa sostanza. A tracciare il quadro è Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol Cnesps dell’Istituto superiore di sanità, in occasione dell’Alcohol Prevention Day. «Nel 2007» spiega «la stima della mortalità alcol-correlata in Italia ha evidenziato che il 4,4% dei decessi tra gli uomini e il 2,5% tra le donne era legato al consumo di alcol per un totale di 20.102 morti. A queste cifre vanno aggiunte le morti dei minori di 20 anni, che condurrebbero a una stima complessiva di almeno 30mila decessi alcol-correlati». Gli effetti dell’alcol, continua Scafato, «sono assimilabili a quelli delle altre droghe: tale sostanza induce alla dipendenza fisica e psichica, provoca assuefazione e disturbi comportamentali come la compulsività e il craving. È inoltre causa di circa 60 tipi diversi di condizioni patologiche e danni alla salute, tra cui lesioni, disordine psichico e comportamentale, tumori, patologie gastrointestinali, malattie cardiovascolari, immunologiche, dell’apparato scheletrico, infertilità e problemi prenatali». Ed è anche sulla base di questo qua dro (sono di qualche giorno fa i dati dell’Istat che hanno messo in luce come i comportamenti a rischio nel 2011 per quanto riguarda l’alcol riguardano oltre otto milioni di persone), che il Codacons lancia la sua proposta di apporre avvertenze sulle etichette di bottiglie di birra, vino e alcolici in genere, per informare i consumatori circa la pericolosità di questa sostanza, al pari di quanto già avviene per le sigarette.(fonte farmacista33)

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Spread, art.18 e vecchi merletti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2012

Ci sono guerre dimenticate, alcune sottilmente retrocesse, altre spettacolarmente pubblicizzate. Guerre appena fuori l’uscio, ma lontane dalle nostre tavole ben imbandite di sapori e di colori vivaci.Eppure c’è un’altra guerra con la residenza a fianco della nostra dimora, che deruba vite, che recide esistenze, che rapina umanità nel silenzio più malato di illegalità. Mentre tutti, quindi nessuno, giocano a fare dello spread, dell’art. 18, il grimaldello intangibile per ogni eventuale crescita possibile, continua la sequela dei morti accatastati uno sull’altro, morti insignificanti di ieri, di oggi e di domani, morti che non parlano, che non possono dettare i tempi alla giustizia disattenta. Sono morti e basta.
Morti meno importanti di quelli dell’emergenza mafia, terrorismo, criminalità, infatti quelli, sebbene con il ritardo assassino della storia, hanno imposto il risveglio delle coscienze.
Questi altri invece sono morti che vengono da prima della vittoria su ogni mafia, e continuano a dispetto di ogni tragedia, di ogni solitudine, soprattutto a causa di ogni smemorata ingiustizia. Sono i morti che ogni giorno inzuppano di lacrime di coccodrillo i tanti contratti di lavoro fantasma, nei cantieri, nei luoghi destinati alla fatica ma privi di ogni sicurezza. Sono troppi questi morti che gridano vendetta, lo fanno senza armi, ma con la richiesta feroce di una ingerenza umanitaria, dal momento che quella sindacale rimane inevasa alla coscienza. Sono questi i morti che indicano una tradizione, diventata infame malcostume, quale accondiscendenza della sciagura già prossima.
Nel bel paese si ode il corpo a corpo con la mafia, il terrorismo, la politica corrotta, la corruzione capillare, c’è frastuono di colpi, c’è lotta, c’è vita, c’è speranza. Invece per questi morti senza lode né medaglie scintillanti, c’è ad attendere il prossimo sventurato, la postura composta del giuda di turno, di quello e di quell’altro che racconterà una verità disconnessa dall’altra, da quella che è per davvero causa di tante dipartite sconosciute. Italia, Italia, è sempre Italia, quella del pallone d’oro mondiale e quella per l’inciucio nazionale, è Italia che si barrica, che si offende, che carica a testa bassa, che marcia per le strade, che prende le botte e le restituisce, è Italia che rimbrotta e si intestardisce, ma non si impunta per l’ennesimo innocente caduto dall’impalcatura perché sprovvisto della necessaria imbracatura.
C’è chi imputa questa cecità diffusa alla strategia furba e alla pressione opulenta esercitata dagli interessi di categoria, dalle lobby solitamente ignote. Sono tante le inefficienze, altrettante le inefficaci soluzioni mostrate alla fiera degli stolti, esse inciampano sovente con la disonestà intellettuale insita nel profitto quale fine, che inventa e costruisce il potere della politica, quella politica che non fa servizio, perché opera per alcuni, e non per tutti, tanto meno per quei morti in lista di attesa, e comunque tutti finiti in serie B.(Vincenzo Andraous)

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Morti per strada

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2012

Français : Clochard parisien sur l'avenue des ...

Image via Wikipedia

Roma Domenica 5 febbraio 2012 ore 10.00 Basilica di Santa Maria in Trastevere. Nel 2011 a Roma sono morti 32 senza fissa dimora e dall’inizio del 2012 sono già tre i morti per la strada. In questi giorni di grande freddo, che colpisce duramente chi vive per strada, la Comunità di Sant’Egidio ricorda, con centinaia di senza dimora, Modesta Valenti, una donna di 71 anni che viveva per strada nei pressi della Stazione Termini, dove si rifugiava la notte per dormire.
Il 31 gennaio 1983, Modesta si sentì male proprio alla Stazione Termini e l’equipaggio dell’ambulanza che accorse alla chiamata non volle prenderla a bordo perché, a causa delle condizioni in cui viveva, era sporca e aveva i pidocchi. Modesta morì dopo ore di agonia, in attesa che qualcuno decidesse di darle soccorso.La Comunità di Sant’Egidio nella celebrazione liturgica di Domenica 5 febbraio farà memoria, come ogni anno, di Modesta e di tutti gli amici che vivevano nelle strade della Capitale e che sono morti in questi anni. Nel corso della liturgia verrà ricordato il nome di ciascuno delle 470 persone morte, perché nessuno sia mai dimenticato

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La belle époque

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2012

guerrieri

Image by portobeseno via Flickr

Editoriale Fidest.Non è molto che ci siamo lasciati alle spalle il XX secolo. Condivido le parole di Elio Guerriero allorché a questo riguardo annotava: “Poche epoche della storia sono state segnate dal dramma come il secolo XX.” Un inizio “sfavillante” con “l’ottimismo dell’esposizione universale e gli spensierati balli di corte.” Ma durarono solo circa tre lustri prima che il rombo del cannone diede il via al primo conflitto mondiale che, in quattro anni di guerra, provocò distruzioni e morti. Eppure si pensava ad un caso unico, il più drammatico ed anche irripetibile. Questo giudizio fu fallace. Il peggio doveva ancora venire e spuntò puntuale nel 1939 con una guerra che oltre ad essere globale lasciò negli europei una traccia indelebile sulla barbarie umana. E ancora è Guerrieri a ricordarcelo: “L’Europa consuma una sorta di suicidio collettivo; sulle cui macerie si ergono le dittature atee e paganeggianti, oppressive e sterminatrici. Lo shoah, lo sterminio di massa di popoli e razze, solo per breve tempo lasciò spazio alla riflessione e ai tentativi di ricostruzione. I conflitti non sparirono dal continente, ma vennero de localizzati in Africa, in Asia, in altri continenti. Un bilancio così amaro non può tuttavia misconoscere che è stato anche il secolo in cui il desiderio di Dio ha travagliato cuori e menti, si è scavato strade e pensieri nuovi, originali, inattesi.” Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo, avendo superato il primo decennio ci accorgiamo che molte ferite del passato continuano a lacerare le nostre carni e a lasciarci doloranti. Non sembriamo ancora maturi per quel salto di qualità che il pensiero della fede, il pragmatismo delle genti, la ragione dei saggi ci inducono a perseguire di là degli egoismi di parte e delle partigianerie di classe che ci fanno ripiegare sui nostri egoismi, sula logica dell’homo homini lupus in luogo dell’homo homini amicus che è un valore di gran lunga più appagante e risolutore per capire ciò che siamo e ciò che la stessa ragione ci porta a concludere nella nostra esperienza terrena. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Morti per dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

“Dal 1853 al 2003 sono decedute oltre 11.000 persone in Italia a causa del dissesto idrogeologico. Di queste ben 4000 sono morte per inondazioni e 7000 per frane e fenomeni torrentizi. Questo solo in Italia”. Lo ha affermato Rodolfo Coccioni , Vice – Presidente della Federazione Italiana Scienze della Terra . Di frane , di alluvioni, di terremoti, di calamità naturali e non solo quelle avvenute in Italia ma anche nel resto del Mondo , si parlerà a Geoitalia 2011, la biennale delle geoscienze, organizzata dalla Federazione Italiana Scienze della Terra ed in programma dal 19 al 23 Settembre al Lingotto di Torino con la partecipazione di 1500 scienziati provenienti da tutto il Mondo. Non solo numeri e tragedie perché Geoitalia 2011 darà spazio a proposte ,progetti, ricerche , condotte su scala internazionale . Dunque tra i temi ci sarà anche quello del dissesto idrogeologico. “Dal 1853 al 2003 – ha proseguito Coccioni – abbiamo avuto una media di ben 75 morti all’anno per frane , inondazioni , fenomeni torrentizi. Dal 1955 al 2000 il Ministero dei Lavori Pubblici ha elargito circa 4500 MLN di Euro mentre le Regioni , da quando esistono , hanno speso annualmente poco più di 700 MLN di Euro . E’ chiaro che a Torino approfondiremo la situazione attuale esistente in tutto il Mondo, ma credo che i soli dati italiani siano già significativi”

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Incidenti stradali in calo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Stando alle ultime rilevazioni dell’ISTAT che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, riporta nel 2010, sulla base di una stima anticipata, in Italia gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 207.000 ed hanno causato 3.998 morti e 296.000 feriti con lesioni di diversa gravità. Ogni giorno, durante il 2010, si sono verificati mediamente 567 incidenti stradali con lesioni a persone, per una media giornaliera di 11 morti e 811 feriti. Rispetto all’anno precedente, nel 2010 si riscontra una diminuzione del 3,9% del numero degli incidenti e del 3,7% di quello dei feriti: un calo più consistente (-5,6%) si rileva nel numero dei morti, il quale fa seguito alla diminuzione del 10,3% registrata nel 2009 rispetto al 2008. L’indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti moltiplicato 100, è pari, per l’anno 2010, a 1,9 (era 2,0 nel 2009). Nell’Unione Europea (a 27 paesi) si sono registrati, nel 2010, 30.926 morti per incidente stradale, l’11% in meno rispetto all’anno precedente. Secondo Giovanni D’Agata le cause principali rimangono la velocità eccessiva, al di sopra dei limiti consentiti. E quella non commisurata alle condizioni di tempo e luogo. Ma bisogna prevedere anche i comportamenti non regolari degli altri. Bene i controlli relativi alle condizioni psicofisiche dei conducenti ma l’autorità preposta ai controlli non abbassi la guardia.

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Morti per smog a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

“I nuovi autorevoli dati sullo smog sono agghiaccianti, il fronte dei medici e degli epidemiologi evidenzia un quadro di morti sempre più grave, che richiede da parte del Comune risposte concrete e immediate – dichiara Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio- Ormai da molti anni si evidenzia che sono a rischio diretto gli adulti, ma già nei bambini si dimostrano patologie che nel tempo potranno arrecare danni seri. In particolare, nello studio viene evidenziato che a Roma il 23% dei residenti vive a meno di 75m da una strada ad alto traffico e che possano essere attribuiti al forte inquinamento nell’area di residenza l’11% dei casi di aggravamento di asma nei bambini, il 18% di problemi acuti negli anziani affetti da bronco pneumopatia cronico ostruttiva, e il 23% di problemi acuti negli anziani malati di malattie coronariche. Peraltro, se a Roma la concentrazione media annuale di polveri sottili PM2.5 si riducesse a 10 microgrammi per metro cubo (il livello raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità) sarebbero evitate 1278 morti (997 per cause cardiovascolari) e la popolazione di 30 anni guadagnerebbe un anno di vita, con un beneficio economico superiore ai 2 miliardi di euro.

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Morti in carcere

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Roma – <<È importante fare piena luce sul caso di Carmelo Castro, il ragazzo di 19 anni deceduto in carcere a marzo del 2009>>. Lo afferma Antonio De Napoli, Portavoce del Forum Nazionale dei Giovani, l’unica piattaforma di rappresentanza giovanile in Italia. <Castro è deceduto dopo tre giorni di detenzione. La famiglia – prosegue De Napoli – non ha mai accettato la tesi del suicidio così come riportato formalmente, chiedendo immediatamente la riapertura delle indagini, negata a distanza diquasi un anno. A questa richiesta si è recentemente associata anche Antigone, rilevando numerose stranezze nei verbali depositati in procura e nei referti medici>>. <<Il Forum si è occupato pochi mesi fa di giustizia penitenziaria con una ricerca sulla percezione che i giovani hanno della funzione sociale del carcere. Sono emersi – aggiunge il Portavoce del Forum – dati molto interessanti che indicano un’attenzione particolare dei giovani sul complesso tema delle carceri. Fugare definitivamente ogni dubbio sulla morte di un ragazzo di appena 19 anni deve essere la principale preoccupazione. L’emergenza carcere si combatte anche facendo piena luce su casi come questi>>. <<Ricordiamo – conclude De Napoli – che le morti in carcere nel 2010 sono state più di 170, un dato che non può essere considerato una semplice statistica>>.

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Pena capitale e morti in carcere

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2010

“Oggi si celebra la giornata mondiale contro la pena di morte. Nei giorni scorsi la Camera, tra un tripudio di belle parole, ha votato alla unanimità  una risoluzione in tal senso. Il fatto e’ che nelle carceri italiane, dall’inizio dell’anno, vi sono stati piu’ di cinquanta suicidi. Non è anche questa una odiosa pena di morte di cui e’ in larga misura responsabile lo Stato?” (On. Giuliano Cazzola)

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Afghanistan: i morti e la politica

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Tocca, questa volta, al generale Massimo Fogari, capo ufficio stampa dello stato maggiore difesa, dare la notizia della morte di quattro alpini e del ferimento del quinto in seguito ad un attacco del talebani ad un convoglio logistico nel distretto del Gulistan a circa 200 Km a est di Farah al confine con Helmand. “E’ avvenuto – precisa il generale – alle 9,45 locali. L’ordigno esploso ha investito in pieno il blindato Lince sul quale si trovavano i cinque militari”. E’ seguito un breve ma intenso conflitto a fuoco.
Subito dopo la notizia il mondo delle istituzione e della politica si è affrettato ad esternare il proprio cordoglio. Lo hanno fatto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Consiglio  Silvio Berlusconi. Il primo con “profonda commozione per i militari “impegnati per la pace e la stabilità in Afghanistan” e il secondo esprime dolore alla notizia, ma anche gratitudine per i militari che “consentono al nostro paese di mantenere i suoi impegni internazionali a favore della pace.” Il ministro degli esteri Franco Frattini si sofferma “sull’altissimo costo umano che siamo costretti a pagare per una missione fondamentale per la nostra sicurezza nazionale”. Coglie, altresì, l’occasione per ricordare la riunione dei rappresentanti speciali dei ministri degli esteri dei governi impegnati in l’Afghanistan e in Pakistan che si svolgerà a Roma il 18 ottobre prossimo e dove sarà presente anche il ministro degli esteri Afghano Zalmai Rassoul. Per l’opposizione Pierluigi Bersani al cordoglio aggiunge l’invito al governo di “puntualizzare la sua strategia nella regione afghana e sul modo d’affrontare una situazione sul campo che si sta rendendo sempre più difficile.”  Piero Fassino, responsabile esteri del Pd non ha dubbi: “dobbiamo stare lì finchè il paese non diventa stabile, fino a che non sappiamo che cosa lasciamo” e ciò implica il rischio che alle vittime odierne se ne aggiungano altre. Di altro avviso è  Antonio Di Pietro. Per lui è un giorno di lutto e s’impone il silenzio ma nonostante ciò certe cose vanno dette e subito: “Dobbiamo dire basta a questa guerra fraticida”. “Il governo si assuma le sue responsabilità e richiami immediatamente il nostro contingente”. “L’Italia dei valori in Parlamento -aggiunge Di Pietro- ha chiesto il ritiro dei nostri militari. La missione che avrebbe dovuto essere di pace ha cambiato i suoi connotati, trasformandosi in missione di guerra. Non ha più senso nè logica rimanere in Afghanistan in queste condizioni”. In effetti cresce nell’opinione pubblica il “partito” del disimpegno e della consapevolezza che ci siamo imbarcati in una avventura bellica estranea alla nostra cultura e alla nostra visione del mondo. Non dobbiamo permettere che altri morti funestino il paese più di quanto non dobbiamo contarne sino ad oggi, e sono già tanti.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa nel corso di una conferenza stampa tenuta a Milano presso il comando dell’Aeronautica Militare ha dato i nomi dei militari deceduti: Sebastiano Ville, 27 anni, originario di Francofonte (Siracusa). Era maresciallo e la sua base era in Veneto, a Belluno, Gianmarco Manca, di Alghero, 32 anni, e Marco Pedone, di Patù (Lecce), di 23 anni. Entrambi erano di stanza al VII Reggimento Alpini di Belluno.

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A proposito dei 3 operai morti a Capua

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

“Il tragico incidente di Capua, nel quale hanno perso la vita tre operai intenti a bonificare una cisterna nello stabilimento di una multinazionale farmaceutica olandese, ripropone drammaticamente, ancora una volta, i temi della sicurezza sul lavoro”. Così L’On. Scilipoti (IdV) nel corso di un convegno degli Informatori Scientifici del Farmaco in Sicilia. “Questa triste vicenda – aggiunge il deputato (IdV) – avviene in un momento in cui è ancora fresca la delusione degli operatori del settore farmaceutico per lo slittamento a Dicembre dell’entrata in vigore delle norme contenute nel D.Lgs. 106/09, Salute e Sicurezza sul lavoro”. Tra i convenuti all’incontro, il Presidente dell’A.I.I.S.F., il Dott. Patrizio Mondì, componente del Forum Nazionale della Farmaceutica, ha denunciato l’elevato livello di stress correlato al lavoro, raggiunto negli ultimi anni dagli addetti all’informazione scientifica, come evidenziato da incidenti e patologie, talvolta con esiti fatali, quasi mai correttamente attribuiti a cause lavorative. “ Sono indignato – conclude Scilipoti – per il ripetersi d’incidenti mortali causati da gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori, il governo intervenga subito negli accertamenti da compiere e nella definizione delle norme di garanzia da adottare e far rispettare affinchè non avvengano più tragedie come questa”.  (Angelica Bianco)

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Altri due militari italiani morti in Afghanistan

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2010

Lettera al direttore. E il presidente del Consiglio è molto triste per questo. Però ha dichiarato che “siamo lì per una missione importante” e che “dobbiamo rafforzare l’idea che stare lì ne vale la pena perché le conseguenze altrimenti sarebbero negative per tutto il mondo”. Vale la pena sacrificare vite umane per la sicurezza del mondo. Un’affermazione pronunciata con tanta serietà e naturalezza, in un serio momento, come può non essere creduta? Ma che la sicurezza del mondo dipenda dal successo della guerra in Afghanistan è una semplice congettura. La stessa che ci venne propinata quando fu deciso di bombardare ed invadere l’Iraq, e la stessa che gli appassionati della guerra ci propineranno quando decideranno di fare una guerricciola all’Iran. Perché questa guerra finisca non bisognerà contare la bare dei bambini afgani, e neppure le bare dei nostri militari o di altre nazioni, bisognerà contare la bare dei soldati americani. Quando il popolo degli Stati Uniti sarà stanco di contarle, può darsi che il premio Nobel per la pace si renderà conto che è ora di smetterla col feroce conflitto. Ed allora anche il governo italiano dirà che ora di ritirare i nostri militari. (Attilio Doni Genova)

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Summit Unione Africana

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

Kampala (Uganda) dal 25 al 27 luglio.Summit dedicato al tema “Salute materno infantile e sviluppo in Africa”. L’Africa ospita circa il 12% della popolazione mondiale, ma conta solo il 3% del personale sanitario globale, e porta su di sé il peso di almeno metà delle morti materne e infantili del pianeta. In Etiopia, ad esempio,  il 94% dei parti avviene a casa senza assistenza specializzata. 1 bambino su 8 muore prima di aver raggiunto 5 anni, e c’è un dottore ogni 50.000 persone. In Niger 1 donna su 7 perde la vita mentre è incinta o durante il parto. In un paese come l’Italia il rischio di morire di parto riguarda 1 donna su 26.000. I Capi di Stato africani, riuniti a per il , possono e devono agire per salvare la vita di 4,5 milioni di bimbi e 265.000 madri che ogni anno muoiono nel continente, 12.000 bambini circa ogni giorno. Questo è l’appello di Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente che lavora dal 1919 per migliorare concretamente la vita dei bambini in Italia e nel mondo, affinché i leader africani assumano impegni concreti. del Si stima che  l’85% delle morti di madri, neonati e bambini al di sotto dei cinque anni si potrebbero evitare se tutte le madri e i loro figli potessero ricevere un’assistenza sanitaria di base che comprende la capacità di pianificare e distanziare le nascite, l’assistenza specializzata al parto, l’accesso a servizi di supporto ostetrico, cure postnatali immediate ed efficienti, vaccinazioni e trattamenti per la polmonite, la diarrea e la malaria. Ogni anno le vite di circa 4 milioni di donne, neonati e bambini in Africa potrebbero essere salvate se questi interventi già sperimentati potessero raggiungere il 90 percento delle famiglie nel continente.Ogni Paese deve mantenere o superare l’impegno preso nel 2001 ad Abuja (Nigeria) di destinare il 15% del bilancio nazionale alla sanità. Inoltre, una parte consistente di queste risorse deve essere dedicata specificatamente alla salute materno-infantile. Personale sanitario – i Paesi devono assumere, formare e distribuire sul territorio più dottori, ostetriche e  personale infermieristico, evitando l’esodo massiccio dall’Africa di personale specializzato. In questo modo si potrà contribuire a compensare la mancanza di 800.000 operatori nel continente entro il 2015.Riduzione del divario tra ricchi e poveri – i Paesi devono garantire l’accessibilità dei servizi sanitari, compresa l’assistenza del personale ostetrico, alla fascia più povera della popolazione attraverso la gratuità per madri e bambini ai di sotto dei cinque anni. L’impegno dell’Italia in vista del Summit UN di settembre.L’African Union Summit è l’ultimo appuntamento importante prima del summit straordinario delle Nazioni Unite, che si terrà a settembre a New York, per verificare i progressi fatti rispetto agli Obiettivi di Sviluppo del Millenio (MDG). Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha chiesto un piano d’azione congiunto per accelerare le azioni sulla salute materno-infantile che mostra i peggiori progressi tra gli obiettivi di sviluppo del 2015.

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