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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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La mossa politica di Salvini in Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Forse per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il ministro Salvini si è recato l’11 dicembre in Israele dove dapprima ha perlustrato il confine col Libano “terrorista” e poi, ignorando del tutto i palestinesi, ha incontrato Netanyahu e i suoi ministri a un duplice scopo: riorientare la politica italiana stabilendo un asse tra Italia e Israele per la lotta al terrorismo e alle migrazioni e per pianificare una comune penetrazione in Africa, e in secondo luogo riorientare anche”tutte” le grandi Istituzioni internazionali, l’ONU, l’UNESCO, l’Unione Europea, il cui atteggiamento “è sbilanciato in senso antisraeliano”. A tal fine, agendo da Amministratore unico dell’Italia, ha annunciato a sorpresa un incontro bilaterale ai massimi livelli tra i governi d’Italia e d’Israele a Gerusalemme all’inizio del prossimo anno.
Molti autorevoli ebrei italiani, guardando agli interessi supremi delle comunità ebraiche e dello stesso Stato d’Israele, avevano espresso una viva preoccupazione per l’annunciata visita del ministro degli Interni in Israele. Essi ritengono distruttivi per il popolo d’Israele e per gli Ebrei del mondo “rapporti del governo d’Israele con partiti e movimenti di estrema destra in Europa e nel mondo” in quanto “l’appoggio, pur strumentale e provvisorio, di partiti di destra inquinati dall’antisemitismo ma ostili all’Islam è una seduttiva lusinga. Un’illusione autodistruttiva”. Per questa ragione il presidente della Conferenza dei Rabbini europei Pinchas Goldshmidt ha chiesto ad Israele di “interrompere le relazioni con partiti di estrema destra in Europa, indipendentemente dalle posizioni che essi assumono sullo Stato ebraico. Infatti quando un partito è razzista, ostile a parti della società, “e intollerante rispetto alle minoranze, gli ebrei, pur non essendo oggetto di violenza oggi, lo saranno in un prossimo futuro”.
Gli ebrei si sentono in pericolo quando “nello spazio pubblico irrompono atteggiamenti o atti di razzismo contro stranieri e migranti” o atteggiamenti e atti aggressivi diretti contro le comunità Rom e Sinti; perciò gli ebrei italiani, firmatari di tale appello, avevano chiesto a Salvini una condanna di tutto ciò nella visita in Israele e “un impegno sul piano delle istituzioni a combatterne e rimuoverne le radici”
Ma egli non ne ha tenuto conto. Commentando l’attentato di Strasburgo egli ha detto che “occorre individuare, ricercare, bloccare e arrestare con ogni mezzo, verificare chi entra e chi esce da un Paese” e che il caso di Strasburgo doveva servire di lezione per chi “in Europa parla di porte e porti aperti. Casa mia e il mondo sono aperti alle persone perbene, chi porta violenza e distruzione non deve avere nessun tipo di compassione e di ospitalità”.
Quando il ministro italiano pronunciava queste parole si sapeva tuttavia che l’attentatore omicida, Cherif Chekatt, era un cittadino francese, nato a Strasburgo, però di un altro colore. Sicché inevitabilmente i non meritevoli di compassione e di ospitalità diventavano, nel messaggio così trasmesso, tutti i cittadini presenti in un Paese diversi per etnia dalla maggioranza degli altri cittadini. In sostanza un preavviso di pulizia etnica.
Questo messaggio sta entrando di giorno in giorno nella mente degli italiani. Come una volta avveniva per il calcio, Salvini ha trasmesso la sua visita e le sue parole in Israele “minuto per minuto” mediante Twitter, con cui parla direttamente con 933.000 persone che lo seguono e con cui attraverso il rilancio di TV e giornali raggiunge tutti gli altri. Molti si lamentano perché Salvini non fa solo il ministro degli Interni, ma fa anche il Primo Ministro, il ministro degli Esteri e il ministro dell’Economia. Ma questa non è la cosa più rilevante. La cosa più rilevante è che egli fa il ministro della Cultura Popolare (l’ultimo, prima di Salò, fu Pavolini). Non sarebbe poi così grave se ci fossero gli antidoti. Ma gli antidoti non ci sono perché tutto il coro degli oppositori di Salvini, giornali e partiti, lo sono per tutto tranne che per questo; la parola della caccia allo straniero, al profugo, al migrante, al musulmano, al rom, la parola della sicurezza e dell’autodifesa sta correndo indisturbata in Italia, lavora ai fianchi l’opinione pubblica per entrare nel senso comune. E se questo si compie, non ci sarà bisogno di arrivare fino agli ebrei per avere una società non più democratica e un regime senza Costituzione, come teme Zagrebelsky, e più nessuno sarà tutelato.
Questo ci pare oggi il vero caso italiano. Il ministro Salvini non vuole il fascismo, la sua è una resistibile ascesa, non è il cattivo che ci vuole dominare, ma la sua cultura lo è. È questa che non deve governare. Il resto si discuta, ma senza sbagliare le priorità. Non poniamo qui la questione del governo, che è politica e propria di un’altra sede. Ma poniamo il problema che si blocchi la pretesa di governare la cultura popolare, che non solo non ci sia un Ministero della Cultura Popolare, ma nemmeno ne venga esercitata la funzione in qualsiasi forma. Questo dovrebbero fare e pretendere le stesse forze di governo, proprio in forza del loro patto; questo di sicuro farebbero e otterrebbero gli altri partiti se ancora fossero tali, se ancora usassero del loro potere residuo non per sé, ma per il bene del Paese: non c’è neanche bisogno di essere di sinistra, basterebbe esserci.
Il sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri pubblica la presa di posizione degli ebrei italiani, il resoconto di un respingimento alla Malpensa, una rilettura, risalente a Pier Cesare Bori, della matrice interculturale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non solo “occidentale” ma confuciana laica e spirituale, e uno sviluppo del discorso sulla Costituzione e il suo inadempimento avviato da Zagrebelsky. (Fonte: Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Politica: Cosa perdono gli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2010

Se Berlusconi non avesse la fiducia con lui se ne andrebbero anche i maggiorenti del Pd. Si dissolverebbero in pratica i due grossi partiti: Pd e Pdl. Se è questa la posta in gioco, secondo una ipotesi avanzata dal giornalista Travaglio e avallata da esperti politologi di caratura internazionale, diventa interesse dei rispettivi leader lasciare governare l’attuale presidente poiché la sua tenuta è anche quella degli altri. Volendo tenere in piedi tale ipotesi si giustifica la mossa di Berlusconi d’attrarre nella sua abitazione di Arcore il giovane e inesperto Matteo Renzi per una cena “avvelenata” che gli ha permesso di comprometterlo agli occhi dei suoi compagni di partito e di “ridicolizzare” la sua dichiarata volontà di rottamare i pesi superflui in casa Pd. Si giustificano anche molte altre strane “coincidenze” che hanno permesso al nostro presidente del Consiglio di restare in sella con una opposizione che da sola è riuscita a fare più danni di quanti non li avesse fatti dall’esterno Berlusconi. Ha bruciato Romano Prodi e lo stesso Veltroni e ora si trova in una botte di ferro perché se va male a Bersani andrà ancora peggio con Vendola. Proprio per questo motivo tutti sembrano voler dare una mano a Berlusconi, di là delle dichiarazioni di segno contrario, proprio per salvare se stessi e il sistema attuale. Così, sia pure ridimensionato, si sta maturando il rituale di sempre e i presupposti ci sono tutti. Il parlamento italiano è, per lo meno al 70% formato di uomini e donne voluti dall’attuale establishment con una legge elettorale “bloccata” con nominativi scelti e condannati ad essere solo e semplicemente degli yesman. Qui si spiega la ragione per la quale Berlusconi ha una disistima così forte per il parlamento. E’ solo un incomodo, forse a tratti utile, ma non necessario. A questo punto il problema non è che tutto è finito con la fiducia a Berlusconi ma che si perde la grande occasione per ricominciare con uomini e donne nuovi “rottamando i vecchi”. Così gli italiani perdono la grande occasione di una rivoluzione liberale e per restare un popolo di cinici e rassegnati. E allora dovremmo aggiungere che il 14 dicembre per noi resta solo una data mediatica con un risultato scontato in partenza, per buona pace dei signori della politica. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Roma e la cartellonistica abusiva

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Il Sindaco di Roma Alemanno e l’Assessore al Commercio Bordoni avrebbero trovato l’accordo sullo stanziamento necessario affinchè il 50% dei maxi cartelloni abusivi venga rimosso. Si ricorda, tuttavia, analoga promessa risalente a tre mesi fa. Sarà la volta buona o si tratta di una mossa tattica per prendere tempo?  Il Responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli esprime un’opinione molto chiara al riguardo:  “Dopo il tentativo di privatizzazione dell’acqua sarà la volta del vento perché proprio quest’ultimo, il vento, è un altro bene comune prossimo ad essere devastato dai novelli Attila che trovano in Alemanno un esemplare eclatante. Non solo l’acqua infatti o il vento o altri beni comuni, – continua l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – subiscono le aggressioni di queste mani rapaci, ma anche il “guardo” che tanto aveva entusiasmato Leopardi, il quale se si trovasse oggi a mirare il famoso colle, potrebbe decantare le bontà dell’ultima mutanda o dell’utilitaria che fa diventare leone l’ultimo “meschino” e le altre idiozie che i sedicenti esperti di marketing elaborano ogni giorno. Parole quindi al vento quelle di Alemanno che nell’economia globale necessita di bombardare le coscienze collettive con i famigerati loghi. Nell’economia deviata, o meglio nella diseconomia – continua Marinelli – le facezie dell’Attila capitolino, la cui immagine continua ancora a rinvenirsi sui muri della Capitale a distanza di due anni dalle ultime elezioni appare semplicemente un contentino ai cittadini infuriati che forse ricordano come, per buttarla in retorica, la grandezza di Roma, duemila anni fa, si basava proprio sul bene pubblico che era quel qualcosa che appartiene collettività e non dei palazzinari e “mutandari” di oggi”.

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Cafè Chantant? Forse… secondo noi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2009

chantosaRoma 17 maggio ore 17,30 Via Tor Caldara, 23 Teatro Delle Emozioni Le Muse in Scena  Ida Greco & Fabio Isaia in coreografie Letizia Cerenzia e Ronni Salvati Uno spettacolo di sicuro successo e grande divertimento. Prosa e musica si incontrano in chiave comica in questo  spettacolo che, grazie al coinvolgimento del pubblico, richiama  il folklore della Napoli di fine ‘800-inizi ‘900 con la figura della  Sciantosa, che in quegli anni spopolava nei cafè chantant  portando alla ribalta una sua invenzione: “la Mossa”. La  sciantosa canta successi del maestro Gambardella, citandone  qualcuno: “Nini Tirabuscio”, “Lily Kangy”, “A tazze e cafè”, e  tanti altri ancora, per poi portarli in una delle più famose  tammurriate dei maestri Nicolardi ed  E.A. Mario “Tammurriata nera”. Ad affiancarla c’è un maestro  di chitarra che, oltre ad interagire comicamente con la  Sciantosa, offre al pubblico canzoni umoristiche scritte da  grandi autori quali Armando Gill e Gigi Pisano e musicate da  Giuseppe Ciuffi, come “Rea confessa”, “Attenti alle donne”,  “Ma ve pare ve pà”, per poi arrivare a grandi classici come  “Malafemmena” del mitico Totò.  Toccando argomenti di vita quotidiana, facendo rivivere le  manie dei tempi odierni. (foto Sciantosa)

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