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Posts Tagged ‘mostri’

Laini Taylor: Sogni di mostri e divinità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2021

Collana:LAINY Pagine:572 Prezzo in libreria:€ 13 Prezzo E-Book:€ 7.99 Traduzione di Donatella Rizzati Il libro conclusivo della trilogia La chimera di Praga. La misteriosa Karou è una chimera unica nel suo genere: al contrario dei suoi simili, l’eroina de la trilogia La chimera di Praga ha sembianze umane, impreziosite da meravigliosi capelli blu. È innamorata di Akiva, un serafino dalla bellezza eterea. Angeli e chimere sono però nemici naturali, in lotta da secoli. C’è solo un modo per ristabilire la pace: tentare un’alleanza fra le chimere e quegli angeli che, come Akiva, hanno deciso di ribellarsi al loro imperatore. In questo terzo e conclusivo capitolo della saga entriamo subito nel vivo dell’azione: l’esercito degli angeli discende sulla Terra, in pieno giorno, in una Roma sfolgorante di sole, con uno stuolo di telecamere intente a riprendere e un pubblico sbalordito a osservare la scena. Nel frattempo, dopo il tradimento che ha portato la sua specie allo stremo, Karou sta ricostruendo l’esercito delle chimere e, grazie a un inganno ingegnoso, è ora alla guida della ribellione contro gli angeli. Il futuro della sua specie dipende da lei, ed è giunto il momento dello scontro finale. Riusciranno Karou e Akiva a realizzare il sogno di una realtà in cui i loro popoli smettano di distruggersi e in cui, forse, potrebbe esserci spazio per il loro amore? Con queste pagine mozzafiato, caratterizzate da una tensione costante e una serie di personaggi indimenticabili, Laini Taylor conferma il suo grande talento. Un finale stupefacente per una trilogia fantasy davvero epica, una suggestiva rivisitazione moderna della mitologia classica e cristiana che ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo.

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Tutti i mostri dei soffitti degli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze Un libro racconta per la prima volta le ‘grottesche’, gli affreschi con personaggi fantasy dipinti sulle campate della galleria. Decine di migliaia di mostri, tra creature leggendarie, esseri mitologici, animali fantastici, maschere da incubo, abitano i soffitti degli Uffizi: sono i protagonisti delle grottesche che ornano le volte del corridoio al primo piano della celebre galleria, decine di campate per centinaia e centinaia di metri quadrati di affreschi. Le decorazioni del museo “a grottesca”, effettuate nella seconda metà del ‘500 (Il primo corridoio degli Uffizi, quello sul lato Est del primo piano, fu dipinto fra il 1579 e il 1581 da Antonio Tempesta, inizialmente, poi da Alessandro Allori e dalla sua bottega) recuperavano tratti e stilemi dall’antichità romana: i soggetti degli affreschi sono apparentemente sfuggenti, ma ricchi di simbologie complesse e di episodi curiosi, protagonisti dei quali sono figure appunto buffe, bizzarre, mostruose, appunto grottesche. Il tutto, però, raffigurato con un grande rigore ed equilibrio compositivo e geometrico. Per la prima volta la storia, la genesi e la tecnica di queste suggestive e misteriose pitture, molto in voga nel Rinascimento, viene raccontata in un libro, ‘Le Grottesche degli Uffizi’ (Giunti , 416 pagine): curato dalla studiosa Valentina Conticelli con un contributo di Francesca De Luca, il volume, ricco di dettagli e di immagini inedite a grande formato, ripercorre la storia della decorazione del complesso architettonico e rivela i segreti significati di ogni campata, conducendo il lettore in un mondo immaginario, sospeso tra realtà e mitologia. ‘Le Grottesche degli Uffizi’ verrà presentato sabato pomeriggio alle ore 16 nell’auditorium Vasari della Galleria: oltre all’autrice interverranno all’incontro il direttore del complesso Eike Schmidt, l’ex ministro dei Beni culturali ed ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la storica dell’arte Sonia Maffei.

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Stadio della Roma: quando è schiava degli appetiti privatistici la politica genera mostri

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Degli arresti attorno all’affaire dello stadio della Roma colpisce soprattutto la composizione, un misto di imprenditori e politici di tutte le componenti che mette bene in evidenza in cosa consista la cosiddetta governance dell’attività economica. Quando politica ed imprenditoria si sposano per concordare opere faraoniche, con un ritorno economico quasi esclusivamente per le parti private, il fattore corruzione svolge una funzione decisiva. È il ruolo al quale è stata relegata la politica oggi, mero servizio per gli affari degli investitori privati, che vogliono operare con il massimo vantaggio e correndo il minor rischio d’impresa possibile. I tagli agli enti locali in questi anni hanno favorito questa dinamica. I capitali disponibili sono in mano ai grandi investitori privati e questo mette le amministrazioni in una condizione di sudditanza. Non c’è alcun respiro strategico nelle scelte della politica, ma si agisce in funzione degli appetiti privatistici. Anche il continuo ricorso agli appalti nella stessa gestione dei servizi pubblici ha favorito in questi anni una commistione pubblico-privato nella quale a perdere è sempre la parte pubblica. Che in questa vicenda sia coinvolto il presidente di una delle maggiori aziende partecipate di Roma Capitale, è indicativo della prevalenza che gli affari privati hanno assunto nella vita della città.Non è diversa la vicenda dello stadio, un’opera di cui la città non sente affatto il bisogno e che è di gran lunga meno importante di tante altre cose assai più urgenti, come il recupero delle periferie o il rilancio dell’edilizia popolare attraverso il riuso di tanto patrimonio abbandonato e/o sottratto alla mafia.Una politica schiava degli interessi privati genera mostri e tante opere inutili e dannose al territorio. Qualcuno ha sperato che le cose stessero cambiando perché erano comparsi volti nuovi. Il metodo però è rimasto lo stesso e i nodi ora arrivano al pettine.

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Lo schema renzismo-antirenzismo produce solo mostri come dimostra il caso della pessima riforma del senato

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

Ben ritrovati, cari lettori di TerzaRepubblica. Avete trascorso buone vacanze? Di certo non sarete stati distolti dalle vicende nazionali: l’estate, purtroppo, non ci ha offerto nessun spunto significativo, né sotto il profilo economico – considerato che la stagnazione in cui siamo immersi continua, mortificando attese e speranze, nonostante le euforie, esagerate e controproducenti, per un decimo di punto di pil in più – né tantomeno sul piano politico, visto che siamo costretti (nostro malgrado) ad assistere al marcire di quel che resta dei partiti ed al vociare sguaiato, inconcludente e pericoloso pur se per certi versi giustificato, del sempre più affollato fronte dei demagoghi populisti. Ahinoi, fenomeni coerenti con un paese che continua ad essere in declino, nonostante gli sforzi (spesso sinceri, anche se non sempre) di chi prova ad invertire il senso di marcia.In questa fase, che a suo tempo abbiamo definito Seconda Repubblica bis, lo schema di gioco si è ormai consolidato: da un lato Renzi e il renzismo, che continuano a proporsi come l’incarnazione del nuovo e in nome di questo conquistano sempre maggiori quote di potere (per la verità, più formale che sostanziale), e dall’altro un coacervo di forze declinanti – la sinistra massimalista (Sel e pulviscoli vari) e quella nostalgica (Bersani e D’Alema), le diverse anime ormai spettrali del centro, quel che resta della destra berlusconiana – e di forze crescenti perché capaci di agitare il malcontento, principalmente la Lega di Salvini e il “nuovo” 5stelle di Di Maio (su cui varrà la pena di fare qualche riflessione più approfondita, prossimamente). Non è proprio la vecchia dicotomia bipolare “berlusconismo-antiberlusconismo”, ma poco ci manca. Si tratta di uno schema che consente a Renzi di apparire gigante, tra tanti nani. È probabilmente questo gioco di specchi che deve aver indotto oltre 200 esponenti della cosiddetta società civile a tassarsi per comprare una pagina di giornale in cui tessere – un po’ sperticatamente, ma si sa a gufo, controgufo e mezzo – le lodi del presidente del Consiglio. Tuttavia, il suo pragmatismo, alimentato da molte buone intenzioni e da un approccio de-ideologizzato ma nello stesso tempo poco nutrito di cultura politica, educazione istituzionale e visione strategica, non risulta sufficiente a far innescare le molte svolte di cui il Paese ha bisogno per affrancarsi da quel declino che sembra essere la cifra del suo destino da ormai un quarto di secolo. Come ha scritto con sagacia Davide Giacalone, il Renzi delle varie “leopolde” intrigava, ci consegnava finalmente una sinistra con i piedi per terra, non più ebbra di ideologie e luoghi comuni. E pazienza se era egolatrico. Ma il risultato, dopo una fase sufficientemente lunga perché il test sia attendibile, è deludente. E non può essere la pochezza degli avversari, interni ed esterni al Pd renziano, a rendere la delusione meno cocente.Si prenda la questione della riforma del Senato come un esempio per tutti. Non sarebbe nemmeno sbagliato scendere in guerra, se l’obiettivo fosse giusto. Ma francamente – e non ce ne voglia il presidente Napolitano, di cui apprezziamo l’ansia riformatrice ma non l’obiettivo su cui l’ha concentrata – la legge di riforma costituzionale per la quale si dovrebbe combattere proprio non ci convince. Da un lato, c’è la difesa ad oltranza da parte del governo di una riforma che affronta un problema vero (il malfunzionamento dell’attività parlamentare per effetto del cosiddetto bicameralismo perfetto) con uno strumento del tutto sbagliato (ridefinire il Senato come camera rappresentativa del decentramento regionale proprio quando invece andrebbe affrontata con decisione, per non dire furia, riformista il fallimento delle Regioni). Dall’altro, all’interno del Pd si sta scatenando quello che ormai è stato definito un “Vietnam”, con 25 dissidenti (o “vietcong”) pronti a tutto pur di introdurre l’eleggibilità dei senatori attualmente esclusa dal ddl Boschi. Il che, naturalmente, non affronta minimamente la contraddizione più patente della riforma stessa. Certo, sappiamo benissimo che, al di là del merito della questione, il vero obiettivo dell’opposizione interna al Pd è alzare le barricate nei confronti di Renzi e del suo governo, in una logica di regolamento di conti (sempre legittimo in politica, per carità, ma del quale a noi non importa un fico secco). Tuttavia, si poteva ottenere eguale risultato facendo una seria controproposta, anziché infilarsi in una logica di mediazione (come quella di Anna Finocchiaro, che ha prodotto, sull’articolo 10 del ddl, l’opzione di un “listino” in cui eleggere i senatori, ma pur sempre tra i consiglieri regionali, e comunque indicati dai partiti e dunque scelti indirettamente dai cittadini). Ma quand’anche si ottenesse l’elettività diretta, come vogliono i dissidenti, sarebbe una vittoria di Pirro. Perché la questione è marginale. Il vero difetto di questa riforma è ontologico: è sbagliato il ruolo che avrà il futuro Senato. Nelle buone intenzioni della riforma la “camera alta” dovrebbe diventare luogo di mediazione tra gli interessi istituzionali dello Stato e delle Regioni. In pratica, diventerebbe la stampella di un federalismo che in Italia è nato zoppo, e poi si è rivelato totalmente incapace di camminare. Il fallimento della Riforma del Titolo V è a tutti evidente (per ammissione persino di chi l’ha fatta, quella maledetta contro-riforma). Ci siamo ubriacati di decentramento e sussidiarietà, e ora non riusciamo a smaltire la sbornia. Da queste colonne abbiamo criticato fin dall’inizio l’impostazione della riforma, di cui pure c’era assoluto bisogno. Purtroppo, tranne qualche raro caso, le pressioni politiche e parlamentari non si sono indirizzate a modifiche lungimiranti che avessero come strategia una corretta e funzionale architettura istituzionale, come per esempio, smontare l’illusione federalista. No, l’obiettivo è stato solo scatenare la bagarre.Ecco, questa è la foto della lotta tra il “gigante” Renzi e i “nani”. Di una riforma costituzionale c’è assoluto bisogno da decenni, ma non di “qualunque” riforma costituzionale. I ripetuti passaggi obbligatori tra Camera e Senato sarebbero potuti essere l’occasione – non perfetta, perché quella passa per la convocazione di un’Assemblea Costituente, ma pur sempre una buona occasione – per smontare il bicameralismo, dividendo la produzione legislativa tra Camera e Senato e mettendo mano agli assurdi regolamenti che oggi scandiscono la vita parlamentare. Invece, l’8 settembre (data evocativa) quando riprenderà l’iter della riforma al Senato – forse direttamente in aula, visto che il governo vorrebbe evitare l’esame in Commissione, luogo complicato e pieno di insidie, dove Renzi non ha nemmeno più la maggioranza – si parlerà di una riforma costituzionale pessima e di controproposte penose. Buon ritorno alla quotidianità. (Enrico Cisnetto direttore terza Repubblica http://www.terzarepubblica.it)

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Luca Ponzi: Mostri normali

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2012

Storie di morte e di altri misteri Una nuova tappa per la collana Gialli italiani irrisolti affidata da Mursia alle penne di giornalisti esperti di cronaca nera. Luca Ponzi, giornalista della carta stampata e della tivù, indaga in Emilia Romagna tra le storie di morte diverse tra loro che, a partire dagli anni Settanta, hanno sconvolto la normalità di una delle nostre regioni più benestanti. Delitti che dopo tanti anni sono ancora senza colpevole e senza movente, a causa di indagini condotte male, di false piste, di convinzioni fuorvianti. Le vittime avevano esistenze normali, ma quello che davvero sconcerta è che, scavando in queste atroci vicende, probabilmente anche gli assassini erano, fino al momento di uccidere, persone normali. Pagine 176 Euro 12,00 Codice 12841MEAN 978-88-425-4782-2

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La paura è fatta di niente

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

Autrice: Rosa Tiziana Bruno Illustrazioni di Antonio BoffaCollana: I libri del filo invisibile nPrezzo: 12,00 €; copertina cartonata Tutti i bambini hanno paura: dei mostri, del buio o di essere abbandonati. Avere paura è normale e naturale ma è giusto accompagnarli e non lasciarli soli con questi timori, per aiutarli a capire che non solo gli unici a provare paura e a comprendere che La paura è fatta di niente.  E ci sono poi alcuni bambini, sia nella scuola dell’Infanzia che nella Primaria, più deboli sotto il profilo dello sviluppo affettivo. Bambini che manifestano maggiormente bisogni d’accoglienza, di ascolto, di rassicurazione, di mediazione. Tali bisogni risultano amplificati nelle classi dove la presenza di alunni stranieri è una costante. Dunque si rende utile un percorso di educazione affettiva per promuovere una crescita e una maturazione sociale e affettiva degli alunni attraverso l’incontro con i sentimenti e le emozioni, in un clima di fiducia e di rispetto all’interno del gruppo classe, dove ciascuno può sentirsi sicuro di esprimersi, di ascoltare e di essere ascoltato. È importante scoprire che la paura è un’emozione naturale che appartiene a tutti. Un’emozione che a volte è perfino utile, ma che spesso è fatta di niente…
Questo viaggio nel mondo delle emozioni è reso ancor più ricco dalle bellissime e ricche illustrazioni di Antonio Boffa che si uniscono così bene ai testi semplici ma incisivi di Rosa Tiziana Bruno. Dopo il libro che aiuta a riflettere sulle emozioni attraverso i sogni, proponiamo dunque un altro viaggio nel mondo delle emozioni dei bambini, spesso trascurate dagli adulti, a volte molto più attenti al loro benessere fisico che a quello emotivo. L’autrice, insegnante, esperta di pedagogia e di progetti di narrazione, ha predisposto un progetto per aiutare insegnanti e operatori vari a lavorare con i bambini sul tema della paura e delle emozioni, attraverso questo libro. Una sintesi del progetto è sul sito della casa editrice ma chi è interessato può fare richiesta del progetto completo. (la paura…)

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