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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘movimento cinque stelle’

Il MoVimento 5 Stelle vuole abolire l’ordine dei giornalisti

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

di Vito Crimi Non l’avevo detto a nessuno, ma avete scoperto il nostro grande segreto. Dunque confesso: il MoVimento 5 Stelle vuole abolire l’Ordine dei Giornalisti. Ero certo che le 300.000 persone scese il piazza nel 2008 per invocare l’abolizione dell’Ordine fossero passate inosservate… e pensavo che nessuno si fosse accorto, l’anno seguente, della nascita di un Movimento sancita proprio su questo tema così complesso e delicato… speravo poi che nessuno ricordasse i miei primi disegni di legge presentati nel 2013, che prevedevano proprio l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, e che il dibattito in Aula nel 2014 durante la legge di riforma delle modalità di sostegno all’editoria fosse caduto nel dimenticatoio.
Ma ieri, finalmente, il mistero è stato svelato. E dopo 10 anni alcuni “giornalisti” (le virgolette non sono casuali) hanno scoperto che sì, forse potrei avere questa idea in testa. Al di là dell’ironia, sono vent’anni che si dibatte della reale utilità dell’Ordine e non si riesce a trovare unanime consenso neanche tra chi ne sostiene il ruolo.Come ho tenuto a precisare nell’audizione di ieri nella Commissione Cultura della Camera dei Deputati, avrei potuto fare come nel 2013: presentare subito, senza pensarci due volte, una proposta di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Invece, pensate un po’, ho preferito incontrare prima i nuovi vertici dell’Ordine, ascoltarli e accogliere con favore il loro percorso di autoriforma, in attesa di valutarne la proposta.Ho comunicato direttamente al Presidente dell’Ordine la mia disponibilità ad aspettare la loro proposta di autoriforma, per comprendere se sarà in grado di rispondere alle tante criticità sollevate sulla necessità che esista un albo dei giornalisti, un organo che possa decidere chi può scrivere notizie e chi no.Addirittura, si parla di “minacce” da parte mia. Ora manca solo che qualcuno scomodi Putin o qualche troll russo su Twitter, e allora il segretissimo piano di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti sarà definitivamente svelato.
Vi svelo un altro segreto: dal primo giorno in cui ho ricevuto le deleghe all’Informazione e all’Editoria, il mio ufficio ha visto una raffica di appuntamenti e incontri con i giornalisti, piuttosto che con gli editori. Contrariamente a quanto si possa pensare, non sono barricato in un fortino: anzi, la mia porta è sempre aperta per ascoltare rilievi e preoccupazioni, condividere problemi, cercare soluzioni e camminare insieme verso le necessarie riforme che l’editoria attende da tempo, oramai non più procrastinabili. Il mio lavoro è questo: ascoltare, confrontarmi e prendere di conseguenza decisioni politiche. E non posso far altro che ringraziare tutti i giornalisti che mi hanno sempre parlato con franchezza, offrendomi consigli, suggerimenti e rivolgendomi anche critiche serrate.È curioso: Crimi, quello che viene indicato come “nemico” dell’informazione, in realtà è sempre al fianco della libertà di stampa per avviare quelle riforme che non sono mai state realizzate. Crimi, quello che viene indicato come “nemico” dei giornalisti, si batte per riconoscere loro compensi degni e dignità alla professione, per la tutela delle fonti, per la difesa dalle diffamazioni temerarie e tanto altro.Cari “giornalisti”, spero vi rendiate conto che è proprio questo vostro atteggiamento ad essere corresponsabile della profonda crisi dell’informazione tradizionale, a beneficio di un’informazione libera e condivisa, senza filtri e senza “ordini” di scuderia che impongono chi può e chi non può scrivere o fare informazione.Come affermava ieri in Aula il collega Alberto Bagnai, il pluralismo dell’informazione si realizza quando chi fa informazione garantisce la pluralità delle opinioni, e non è sufficiente che ci sia una pluralità di soggetti se questi poi danno voce ad un pensiero unico perché si possa definire pluralismo.A chi ancora difende l’attuale Ordine dei Giornalisti, definendolo l’unico presidio a tutela della loro libertà, ricordo solo che l’Ordine esiste dal 1925 e che con l’Ordine vigente ci ritroviamo oppressi dal precariato nel giornalismo e senza alcuna tutela per chi svolge il lavoro di giornalista.
Non servono proclami: difenderò sempre i giornalisti, la libertà di raccontare le notizie e la verità, il diritto ad avere un lavoro dignitosamente retribuito, il riconoscimento delle dovute tutele. Difenderò tutto questo con atti legislativi e provvedimenti concreti. Ma, per favore, non chiedetemi di difendere l’Ordine dei Giornalisti. (fonte: blog delle stelle)

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L’Italia politica degli ultimi anni: guardiamo il passato per capire il presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

amintore fanfaniPartiamo dall’intervento di Amintore Fanfani, sul finire degli anni sessanta, in un’assise congressuale della Dc dove denunciava i primi casi di corruzione politica e che anni dopo Aldo Moro e Berlinguer cercarono un possibile deterrente attraverso la formula del “compromesso storico”. Sappiamo che tale tentativo fallì tragicamente con il rapimento e l’uccisione di Moro e la successiva morte per cause naturali di Berlinguer. Il tema fu ripreso da Bettino Craxi in un suo famoso discorso alla Camera dei deputati per difendersi da un sistema corruttivo già ampiamente diffuso e che lo aveva travolto.
Seguirono gli eventi internazionali con la caduta del muro di Berlino e il conseguente collasso dell’Urss. Di rimbalzo l’Italia subì una crisi al contrario con la dissoluzione della D.C. ma non del partito comunista. Fu anche la stagione di “mani pulite” e si pensò ad una svolta virtuosa.
Fu, purtroppo, un’occasione mancata. Non si fecero i conti con i pregiudizi dell’elettorato italiano nei confronti del partito comunista anche se aveva cambiato il nome e non si trovò di meglio, per colmare il vuoto lasciato dalla Dc, che dar vita a un partito nuovo di zecca chiamando alla ribalta un uomo il cui merito era quello d’avere ingenti disponibilità economiche e l’audience delle sue televisioni private e di alcune testate giornalistiche. Si pensò ad una rivoluzione liberale ma il tutto si tradusse in una sorta di “liberismo creativo” dove l’Italia perse la sua grande occasione per rigenerarsi.
Dopo un lungo torpore, dove le sorti del Paese continuarono a peggiorare, si pensò a una nuova svolta con un movimento denominato 5Stelle che divenne nel 2013 il primo partito del paese ma non di governo. Primeggiarono i voti di coalizione dove il Pd prevalse sul centro destra per una manciata di voti che gli permise d’ottenere il premio di maggioranza.luigi di maio
E ora siamo arrivati al 2018 con la nuova tornata elettorale. Cosa dovrebbe insegnarci il passato?
A non fidarsi di certo da chi ci ha delusi e ad offrire un’apertura di credito al diverso, se non proprio il nuovo, che si sta profilando espresso dal Movimento cinque stelle. Non vediamolo come il virtuoso che si contrappone al corrotto. Vediamolo per quello che è. Un movimento fatto di persone che possono anche sbagliare ma che hanno il privilegio di provenire dalla società civile senza passare dalle logiche partitiche e dagli inciuci di palazzo. Tutto qui? Certo e per l’Italia politica ne basta e ne avanza. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici della Fidest)

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Caso Raggi e le sorti di un movimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2017

beppe_grillo-fonte-wikipediaCi scrivono degli amici che abitano in alta Italia: “Vediamo sul giornale le notizie su Roma che sembra ogni giorno più ingovernabile vorremmo credere che le cose non fossero poi cosi brutte, ma ciò che si legge è abbastanza sconfortante”. Io che risiedo da molti anni nella capitale posso dire che al più mi ritrovo con gli stessi problemi di sempre usuali a chi per muoversi prende il bus o per le piccole distanze va a piedi e utilizza i cassonetti per l’immondizia, ma non direi che la situazione sia peggiorata, semmai è stazionaria. Ciò che mi preoccupa, invece, è l’effetto domino che ha determinato nell’opinione pubblica nazionale un’idea così deformata della realtà. Sappiamo bene che il tutto è partito, purtroppo, da chi ha pensato di poter scegliere la propria squadra in autonomia e ha finito con il restare invischiata in un tourbillon che ha messo a nudo la credibilità e in qualche caso la correttezza dei suoi compagni di cordata. E gli avversari politici non aspettavano altro per riversare sulla giovane sindaca le loro frustrazioni per non aver vinto le elezioni e per dimostrare all’opinione pubblica nazionale quanto fosse poco affidabile un movimento messo alla prova dei fatti. E hanno esagerato, ovviamente, poco curandosi del danno d’immagine che avrebbero provocato. I romani hanno votato la Raggi perché ha fatto da garante un Movimento che lotta per il buon governo del paese e credo le abbiano già perdonato i suoi primi passi falsi perché non è in discussione l’onestà ma il clima politico della capitale ancora troppo incline alla corruzione e all’inciucio. Non dimentichiamo che le precedenti amministrazione le hanno lasciato un debito da capogiro e qui per rimettere sui giusti binari la capitale occorre un’operazione di “ripulitura” non indifferente pestando i piedi ai tanti che vi hanno lucrato e che ora si vedono tolta davanti la mangiatoia. (Centro studi politici della Fidest)

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Il futuro del movimento cinque stelle

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2016

beppe_grillo-fonte-wikipediaIl MoVimento 5 Stelle continua a crescere ogni giorno che passa e insieme ad esso anche la sua struttura di coordinamento.
Dal novembre del 2014 Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia operano come riferimento più ampio del M5S sul territorio e in Parlamento e si confrontano regolarmente con me per esaminare la situazione generale, condividere le decisioni più urgenti e costruire, con l’aiuto di tutti, il futuro del MoVimento 5 Stelle.
Dal luglio 2015 Manlio Di Stefano, Nunzia Catalfo, Davide Bono, David Borrelli, Alfonso Bonafede, Paola Taverna, Max Bugani, Marco Piazza, Nicola Morra e Danilo Toninelli operano come responsabili delle funzioni di Rousseau, il sistema operativo del MoVimento 5 Stelle.
Da maggio 2016 David Borrelli e Massimo Bugani fanno parte, assieme a Davide Casaleggio, dell’Associazione Rousseau, fondata da Gianroberto per implementare lo sviluppo degli strumenti di democrazia digitale e aiutare il MoVimento 5 Stelle a crescere ancora.
A giugno 2016 è stata presentata la squadra di supporto ai comuni composta da Riccardo Fraccaro (area Nord), Alfonso Bonafede (centro e Sardegna), Giancarlo Cancelleri (Sud e Sicilia).
In futuro continueremo ad evolvere, ad allargare di conseguenza la struttura di coordinamento e a potenziare gli strumenti di democrazia diretta a disposizione degli iscritti per le decisioni dirimenti all’interno del MoVimento 5 Stelle. (Beppe Grillo)

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Gianmarco Corbetta nuovo capogruppo del M5S Lombardia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 Maggio 2016

corbettaMilano. il nuovo capogruppo del Gruppo consiliare M5S Lombardia sarà il consigliere regionale Gianmarco Corbetta in virtù della rotazione semestrale stabilita dalle regole interne del gruppo. Corbetta, che succede a Stefano Buffagni, sarà capogruppo fino alla fine di ottobre.
Nato a Bovisio Masciago (Monza Brianza) nel 1972 è laureato in Scienze Politiche e si è occupato di ricerca e selezione di personale. In Consiglio regionale è componente delle commissioni Ambiente e protezione civile, Antimafia e Cultura, istruzione, formazione, comunicazione e sport. E’ membro del Meetup Amici di Beppe Grillo di Monza-Brianza dal 2007, attivista dal 2008, organizer o assistant organizer da gennaio 2009 fino all’elezione in Regione. Dal 2010 in avanti ha contribuito alla nascita delle liste del MoVimento a Monza, Desio, Varedo, Vimercate e Cesano Maderno. E’ stato co-fondatore e portavoce del Comitato per l’Alternativa al nuovo inceneritore di Desio, nato nel 2008 su iniziativa degli Amici di Beppe Grillo di Monza, Desio, Carate Brianza e Saronno. Nel luglio 2012 il progetto di costruzione del nuovo inceneritore è stato cancellato. (foto: corbetta)

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La mia rabbia in corpo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2013

Ho litigato di brutto con il macellaio dopo l’acquisto di una fettina di carne di vitello. Non certo per quello che costa, oramai ci sono abituato, anche se non accetto le speculazioni di mercato che fanno surrettiziamente lievitare i prezzi. La materia del contendere è stato il ruolo di Grillo e del suo movimento. Il macellaio insisteva nel dire che Grillo l’ha deluso perché non ha cercato di allearsi con il Pd per una nuova maggioranza di governo e con l’aggravante che ha permesso, in tal modo, di rilanciare Berlusconi e dargli nuove opportunità per ricattare il Paese.
Il motivo del mio palese malumore si è improvvisamente scaricato su uno dei tanti che ha avuto la sventura, probabilmente in modo inconsapevole, d’interferire dialetticamente sul mio pensiero. Già un anno fa sostenevo che se volevamo offrire al Movimento5stelle il ruolo necessario per governare il paese e fare piazza pulita degli “inciuciari” di professione occorreva che gli italiani lo votassero almeno al 43%. L’aver raggiunto, invece, il 25% è stata una “disgrazia” per Grillo perché al buon risultato in termini assoluti vi corrispondeva l’impossibilità d’essere un protagonista della storia politica italiana. Ora sono consapevole che se la prossima risposta elettorale ruoterà intorno al 20-25% il movimento potrà solo vivacchiare e finire nel vortice di quelle cadute d’immagine decisamente irreversibile.
Ma per uscire da questa spirale perversa occorre, a mio avviso, fare un altro avanzamento. Sta bene la rete, stanno bene i comizi in piazza, ma starebbero altrettanto bene i rapporti diretti con categorie di cittadini, ad esempio i pensionati. Perché proprio costoro? Per il semplice motivo che sono le persone che più delle altre si vedono per strada, fanno capannello a gruppetti di 3-4, occupano le panchine dei giardini, vanno a fare la spesa e sono diventati, in pratica, il passaparola ideale per un confronto dialettico. In proposito ho un progetto curato dei miei centri studi e che sto verificando sul terreno. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Il M5S e il suo “male oscuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

Non trascorre giorno che i media non provino “piacere” a raccontare la cosiddetta debacle del movimento e a volerci dimostrare che quel 25% preso alle politiche dello scorso febbraio è stato un exploit difficilmente ripetibile e già lo danno intorno al 10-14% per le prossime scadenze elettorali.
La verità è ben altra. Il vero successo-insuccesso del Movimento lo dobbiamo proprio a quel 25%. Poco è stato per un reale cambiamento del Paese tanto per non trovarsi sotto il fuoco di fila dei denigratori interni ed esterni.
Già in tempi non sospetti di “plageria” sostenni che il M5S avrebbe avuto il suo momento magico se gli italiani avessero capito che la parabola berlusconiana doveva concludersi e che la vera rivoluzione sarebbe venuta proprio dal web e dalle piazze di Grillo ma a condizione che avesse raggiunto il 35-40% dei consensi.
Non tutti, ovviamente, gli italiani hanno capito e ci ritroviamo di nuovo con il revival berlusconiano, con le ambiguità del Pd e gli “inciuci” istituzionali d’alto bordo.
Ora uno sbocco è possibile se i due gruppi parlamentari del movimento saranno capaci di “fare, saper fare e far sapere” attraverso i vari canali della comunicazione. Sino a oggi è apparso nell’immaginario collettivo solo un semplice desiderio d’esprimersi ignorando l’importanza d’informare, di far parlare i fatti oltre gli annunci. In pratica sono state sottovalutate le regole della comunicazione a tutto campo. Manca una competenza che non può essere bypassata dall’urgenza attraverso le sole picconate di Grillo. Se vuole riprendere l’iniziativa il movimento deve riprendersi gli spazi che aveva e aprirsi ad altri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Dall’uomo qualunque a M5S

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2013

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: ”non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il suo bacino elettorale (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che tende ad ampliarsi intorno a loro. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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