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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘mozambico’

Attacchi jihadisti in Mozambico

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2021

Gli estremisti islamici stanno tentando di sradicare la presenza cristiana dal Mozambico, in particolare tramite gli attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Le aggressioni, iniziate nell’ottobre 2017, secondo fonti della Chiesa locale hanno causato circa 2.500 vittime e 750.000 senzatetto. Cresce anche il numero dei rapimenti, la maggior parte dei quali ai danni di minori. I terroristi addestrano militarmente i bambini sequestrati per impiegarli nei loro ranghi, mentre le minorenni vengono violentate e costrette a diventare loro “spose”. A ciò si aggiungono i traumi dei bambini costretti ad assistere alle esecuzioni sommarie dei genitori. Aiuto alla Chiesa che Soffre, mentre continua a denunciare il dramma vissuto dalla popolazione locale, non solo cristiana, e la sostanziale inerzia delle istituzioni internazionali, si rivolge ai propri benefattori con alcuni progetti che intendono proteggere ciò che i jihadisti tentano di distruggere. La fondazione pontificia sta raccogliendo fondi per assicurare il necessario sostegno psicologico e sociale per gli sfollati della provincia di Cabo Delgado. Nella stessa area ACS fornirà aiuti di emergenza, in particolare materiali per la costruzione di sessanta case e due centri comunitari per i rifugiati. Ma proprio in questi ultimi giorni Aiuto alla Chiesa che Soffre sta ricevendo altre richieste di aiuto dalle diverse diocesi del Paese. Le urgenze sono individuate dai vescovi locali per garantire la continuità dell’attività pastorale e il futuro della Chiesa in Mozambico. ACS sosterrà la formazione di dieci religiose della Congregazione delle Figlie agostiniane del Santissimo Salvatore di Khongolote, e quella di trentanove seminaristi della diocesi di Tete; fornirà aiuti straordinari per l’acquisto di attrezzature per la protezione dalla minaccia del COVID-19 da destinare a centodiciannove sacerdoti e suore in servizio a Tete e a tutti i componenti della comunità; garantirà la sussistenza di settantuno religiose della diocesi di Nacala; supporterà i sacerdoti attraverso le offerte per la celebrazione di Messe presso i Seminari San Carlo Lwanga e Mater Apostolorum a Nampula; sosterrà l’evangelizzazione tramite il mezzo radiofonico e farà avere veicoli per l’attività pastorale delle suore in servizio presso la parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Carapira. Aiuto alla Chiesa che Soffre lo scorso novembre 2020 ha destinato 100.000 euro agli aiuti di emergenza per soccorrere la popolazione brutalmente aggredita dai jihadisti mozambicani affiliati all’ISIS. Nel 2021 intende continuare a essere vicina alla popolazione ferita e sostanzialmente ignorata dalla comunità internazionale.

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Panico diffuso in Mozambico per gli attacchi dei jihadisti affiliati all’ISIS

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2021

«Il panico è diffuso» fra la popolazione e vi è timore di nuovi attacchi da parte di gruppi terroristici, anche a Pemba, capoluogo della provincia mozambicana di Cabo Delgado, secondo quanto riferisce ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Don Kwiriwi Fonseca, componente del team della Comunicazione della diocesi di Pemba. «Ogni volta che sente uno sparo, o un qualsiasi scambio di colpi d’arma da fuoco», anche se provenienti «dai campi di addestramento dell’esercito, la gente entra immediatamente nel panico e corre fuori dalle case. Per questo il governo, le ONG e la Chiesa dovranno parlare intensamente e costantemente di pace e sicurezza, perché c’è veramente molta paura», spiega il sacerdote. Questo è quanto si verifica anche nella stessa Pemba, la principale base delle forze di sicurezza governative dell’intera regione. Il terrore descritto da Don Fonseca trasforma ogni movimento inusuale, ogni suono più forte del solito, ogni colpo isolato in un attacco imminente. Se questo accade quando si ha il solo timore di un attacco è facile comprendere cosa si verifica quando l’aggressione è effettiva, come è accaduto lo scorso 22 aprile. «Fin dal primo attacco – il più violento, il 24 marzo – le notizie sono giunte in maniera frammentaria, ma il 22 aprile quattro persone sono state uccise e altre sequestrate». A quasi un mese dall’attacco verificatosi a Palma, nell’estremo nord, la città al centro del megaprogetto di sfruttamento del gas naturale offshore, la medesima città è stata ancora una volta teatro di una grave aggressione. «Il governo non si è ancora manifestato, anche se diverse persone hanno confermato che, sì, ci sono stati degli attacchi», racconta il sacerdote. La guerra non dichiarata da parte di gruppi armati affiliati all’ISIS ha sconvolto quest’area del nord Mozambico. Il conflitto, dall’ottobre 2017, ha causato circa 2.500 vittime e oltre 750.000 sfollati. La Chiesa è impegnata nel tentativo di aiutare la popolazione costretta alla fuga e ora totalmente dipendente dalla solidarietà e dal sostegno altrui. Don Kwiriwi Fonseca, nel descrivere gli attuali bisogni della popolazione, è lapidario: «Qui manca tutto». Il sacerdote della diocesi di Pemba collabora con Aiuto alla Chiesa che Soffre dall’inizio del conflitto. «Vogliamo ringraziare la fondazione pontificia ACS per il suo sostegno e perché ci è stata sempre accanto sin dal primo momento della crisi, qui nella diocesi di Pemba».

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Crisi in Mozambico: attacchi simultanei e sparatorie ovunque nel nord del Paese

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

«Stiamo correndo, scappando, per nasconderci sulla spiaggia. Ci sono sparatorie ovunque». É la drammatica testimonianza di un abitante della città di Palma, nel nord del Mozambico. Il concitato messaggio è stato registrato a metà pomeriggio di due giorni fa, 24 marzo, dopo l’attacco alla città da parte di gruppi armati. Nella registrazione, ricevuta dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), si sente chiaramente che l’uomo corre mentre dice anche che «le case sono abbandonate», segno che l’intera popolazione è fuggita dalle proprie abitazioni. Gli eventi vengono seguiti con grande preoccupazione da Pemba, capitale della provincia di Cabo Delgado. Sono molti anche i sacerdoti e le suore che hanno dovuto lasciare le loro parrocchie e missioni a causa degli attacchi armati che affliggono dal 2017 questa regione del Mozambico settentrionale.Don Kwiriwi Fonseca, uno dei responsabili della comunicazione della diocesi di Pemba, ha spiegato ad ACS che «gli attacchi» sono avvenuti «simultaneamente nella città di Manguna e nei quartieri di Quibuite e Quilaua della città di Palma». Padre Edegard Silva è un missionario brasiliano attualmente a Pemba. La sua parrocchia del Sacro Cuore di Gesù nel distretto di Muidumbe è stata teatro di uno dei più violenti attacchi terroristici del 2020. Il missionario ha riferito ad ACS che l’attacco di ieri era previsto «perché negli ultimi quindici giorni i criminali e gli insorti avevano perpetrato una serie di attacchi nella regione di Nangade e praticamente tutte le comunità confinanti con Palma erano già state attaccate». Padre Edegard ha confermato che la popolazione è attualmente in fuga a causa dell’attacco armato: «Molti parenti dei nostri catechisti di Palma ci hanno contattato per informarci che stanno fuggendo. Quando si verificano questi attacchi le persone scappano in montagna ed è difficile comunicare a causa del segnale debole e delle batterie mobili scariche». Il sacerdote ha aggiunto che la città di Palma si trova nella regione «dove si sta portando avanti il ​​grande progetto di esplorazione del gas della multinazionale Total» e che molti osservatori sottolineano che questo è una delle ragioni della «rivolta», come spesso viene chiamata questa situazione di violenza a livello locale.Cabo Delgado è teatro di attacchi da parte di gruppi armati legati a jihadisti del sedicente Stato Islamico dall’ottobre 2017, il che ha generato una gravissima crisi umanitaria. Secondo le Nazioni Unite alla fine dello scorso anno c’erano già più di 670.000 sfollati e oltre duemila morti.Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sostenuto fin dall’inizio gli sforzi della Chiesa locale per aiutare la popolazione sfollata, e ha assicurato un primo soccorso d’urgenza di 160.000 euro. ACS fornisce inoltre contributi per il sostentamento di sacerdoti e religiose, finanzia seminari, attività di formazione religiosa e altri progetti per far fronte ai bisogni più urgenti della vita della Chiesa, sia a Pemba sia in tutto il restante territorio del Mozambico.

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I civili soffrono le conseguenze piu’ gravi delle violenze in corso nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime preoccupazione in merito al peggioramento della sicurezza nella provincia di Cabo Delgado, nel Mozambico settentrionale. I civili, in particolar modo donne e bambini, soffrono le conseguenze più gravi delle violazioni di massa di diritti umani, compresi aggressioni brutali e rapimenti.Migliaia di persone sono fuggite dal distretto di Muidumbe a causa dei ripetuti attacchi perpetrati ai danni di numerosi villaggi a partire dalla settimana scorsa. Si registrano testimonianze orripilanti di violenze di estrema brutalità scatenate contro civili da gruppi armati non statali nel distretto di Muidumbe. Secondo le testimonianze, sarebbero state prese di mira e distrutte anche scuole, cliniche mediche, case private e infrastrutture governative.Numerosi civili in fuga da tali attacchi si sono rifugiati nel distretto di Mueda, accolti da membri delle comunità di accoglienza o da famigliari. Ci si aspetta che altre persone fuggiranno prima che nuovi attacchi verranno sferrati.Le violenze perpetrate da gruppi armati nella provincia di Cabo Delgado hanno costretto alla fuga almeno 355.000 persone dal 2017, secondo stime delle Nazioni Unite. Molte cercano rifugio in aree delle province di Cabo Delgado, di Nampula e di Niassa. Numerosi distretti continuano a essere inaccessibili poiché occupati da gruppi armati oppure restano ad alto rischio di essere attaccati. L’UNHCR teme che i civili, compresi anziani e persone con disabilità, possano restare intrappolati in queste aree.Continuano ad approdare persone presso la spiaggia di Paquitequete, nel distretto di Pemba, in arrivo principalmente da Macomia, Quissanga e dall’isola di Ibo. Il numero di sfollati giunti in quest’area da metà ottobre è di 14.353. Per centinaia di questi, che vivono in spiaggia in condizioni precarie, l’accesso ad acqua potabile rappresenta l’esigenza più urgente, secondo una valutazione dell’UNHCR. Le persone, inoltre, vivono in condizioni igienico-sanitarie inadeguate e in spazi caratterizzati da sovraffollamento.Le agenzie umanitarie, tra cui l’UNHCR, hanno assicurato l’erogazione di cibo, acqua e servizi igienici, ma è necessario adottare con urgenza ulteriori misure a causa dei nuovi arrivi nell’area di Pemba. L’accesso a determinate aree continua a essere ridotto a causa delle violenze e dell’assenza di sicurezza.L’UNHCR ha lanciato un appello da 19,2 milioni di dollari per soddisfare le esigenze più urgenti degli sfollati. Attualmente, è stato raccolto il 39 per cento dei fondi richiesti.

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A migliaia costretti alla fuga dalla recrudescenza delle violenze nel Mozambico settentrionale

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta intensificando la risposta nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, dove il recente riacutizzarsi delle violenze ha costretto migliaia di persone a fuggire per mettersi in salvo. Sono almeno 100.000 le persone attualmente sfollate in tutta la provincia.Nei mesi passati si è registrato un drastico aumento di aggressioni brutali perpetrate da gruppi armati, con le ultime settimane rivelatesi il periodo più instabile dagli incidenti scoppiati nell’ottobre del 2017. In totale, nella provincia sono stati registrati almeno 28 attacchi dall’inizio dell’anno. Attualmente, risultano aggressioni commesse in nove dei sedici distretti di Cabo Delgado. La provincia è una delle aree meno sviluppate del Paese. Le violenze si stanno ora verificando anche nei distretti meridionali di Cabo Delgado, spingendo le persone a fuggire verso Pemba, il capoluogo della provincia. Uno degli incidenti più recenti è avvenuto a soli 100 km da Pemba.Gruppi armati hanno colpito in modo casuale i villaggi locali terrorizzando la popolazione. Le persone in fuga riferiscono di omicidi, mutilazioni, torture, case date alle fiamme, e coltivazioni ed esercizi commerciali distrutti. L’UNHCR ha raccolto testimonianze di decapitazioni, rapimenti e sparizioni di donne e bambini. Talvolta, gli aggressori avvertono la popolazione locale comunicando luogo e ora in cui colpiranno, creando così il panico e spingendo le persone a fuggire in fretta e furia dai villaggi. La maggior parte si lascia tutto alle proprie spalle, non avendo tempo di prendere effetti personali, cibo o documenti d’identità. Al momento sono centinaia i villaggi dati alle fiamme o completamente abbandonati per la campagna a tutto campo di indiscriminato terrore condotta dagli aggressori. Anche le istituzioni governative sono state oggetto di attacchi.I civili sono fuggiti in diverse direzioni, anche verso piccole isole in cui molti non hanno un alloggio in cui vivere. Alcuni, tra cui numerosi bambini e donne, dormono all’aperto e hanno accesso limitato all’acqua potabile. La maggior parte degli sfollati interni (internally displaced persons/IDP) ha trovato riparo presso famiglie o amici andando, così, a incrementare la pressione sulle già scarse risorse locali. Molti sfollati vivono in condizioni estremamente precarie. Il mese scorso, sei persone sono morte di diarrea sull’isola di Matemo.In risposta al rapido aggravarsi della situazione, e su richiesta del Governo del Mozambico rivolta a tutte le agenzie umanitarie, l’UNHCR sta estendendo la propria presenza su tutta la provincia per rispondere in modo più efficace alle crescenti esigenze della popolazione sfollata. Molti sono sopravvissuti a violenze e violazioni dei diritti umani e necessitano urgentemente di protezione e sostegno psicosociale.L’UNHCR contribuirà al coordinamento di tutte le attività di protezione in partenariato col Governo. L’Agenzia, inoltre, nelle prossime settimane dispiegherà personale e aiuti supplementari per soddisfare le necessità, inizialmente a beneficio di 15.000 IDP e delle comunità di accoglienza.Molte delle aree colpite dagli attacchi erano state devastate dal ciclone Kenneth nell’aprile 2019. In quell’occasione, circa 160.000 persone erano state direttamente interessate e hanno necessità di assistenza. Gli abitanti di Cabo Delgado, inoltre, sono stati gravemente colpiti da recenti inondazioni che hanno distrutto i ponti, limitandone ulteriormente l’accesso a cibo e ad altre risorse.L’UNHCR chiede che sia garantito con urgenza un sostegno deciso volto a consentirle di intensificare l’intervento in Mozambico. Nel frattempo, l’Agenzia impegnerà 2 milioni di dollari dalle proprie riserve operative per rispondere alle esigenze iniziali.

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Progetto Mozambico

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

“Io e la mia collega Vice Ministro Emanuela Del Re questa mattina al Ministero degli Affari Esteri, abbiamo fortemente voluto attivare il “Tavolo Mozambico”.
Assieme ai colleghi Sottosegretari Manlio Di Stefano e Michele Geraci, abbiamo incontrato Assomineraria, che ha presentato il suo progetto di internazionalizzazione, Alleanza Cooperative, CNA e Confindustria. Con il coinvolgimento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, di Cassa Depositi e Prestiti e delle direzioni coinvolte del MAECI.Gli investimenti all’estero contribuisco in modo estremamente importante sulla bilancia commerciale italiana, per questo è strategica la valorizzazione del nostro sistema Paese, con un focus specifico sui paesi in via di sviluppo.
Il Mozambico, con cui recentemente l’Italia ha sottoscritto un’importante protocollo d’intesa, nei prossimi anni rappresenterà uno dei maggiori esportatori di risorse minerarie, gas e petroli, ma anche un modello di cooperazione che tiene conto di tutto il mondo economico e sociale che ne fa parte.Stiamo lavorando, in modo sinergico, con gli operatori che intervengono in ambiti usualmente distanti come sono il settore oil&gas e quello della cooperazione, ma che operano già da anni in quel territorio.Possiamo offrire un contributo importante per promuovere l’organizzazione dell’industria mozambicana, fornire competenze tecniche specifiche ad operatori del settore e avviare la produzione, partendo dalla manifattura più semplice.Il progetto “Mozambico”, che sono certa darà i suoi frutti, potrebbe rappresentare un modello, quasi una piattaforma di interventi e di programmi, da replicare”.Così su Facebook il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Bambini alle prese con i cicloni in India e in Mozambico

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

In India, nell’Odisha, 28 milioni di persone, di cui 10 milioni di bambini, vivono sul percorso di impatto del ciclone Fani. Circa 1 milione di persone sono già state evacuate in preparazione di quello che è stato descritto come il ciclone più forte dell’India in più di 20 anni.
Più di 120.000 bambini sono stati colpiti dal ciclone Kenneth, la tempesta più forte che il Mozambico abbia mai registrato. Almeno 400 scuole sono state danneggiate o distrutte, colpendo oltre 40.000 studenti. Un’epidemia di colera è stata dichiarata nella zona colpita di Cabo Delgado. Il ciclone del 25 aprile è arrivato appena sei settimane dopo che il ciclone Idai aveva colpito 1 milione di bambini. Quasi due mesi dopo, quasi 25.000 persone continuano a vivere nei rifugi.Il ciclone che attualmente colpisce l’India e i cicloni che hanno attraversato il Mozambico in marzo e aprile hanno causato gravi danni alla vita di migliaia di bambini. Secondo l’UNICEF dovrebbero essere un campanello d’allarme urgente per i leader mondiali sui gravi rischi che gli eventi meteorologici estremi rappresentano per la vita dei bambini.”Stiamo assistendo ad una tendenza preoccupante”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Cicloni, siccità e altri eventi meteorologici estremi stanno aumentando di frequenza e intensità. Come abbiamo visto in Mozambico e altrove, i paesi e le comunità più povere sono colpite in modo sproporzionato. Per i bambini già vulnerabili, l’impatto può essere devastante”. “I bambini saranno i più colpiti da questi disastri”, ha detto Gautam Narasimhan, Senior Adviser dell’UNICEF sui cambiamenti climatici. Non si tratta di un’attività normale”. Il cambiamento climatico è legato all’innalzamento del livello del mare e all’aumento delle precipitazioni associate ai cicloni, causando così una maggiore devastazione nelle zone costiere, ma anche nell’entroterra. Nel breve termine, i bambini più vulnerabili sono a rischio di annegamenti , malattie mortali come il colera e la malaria, malnutrizione dovuta alla ridotta produzione agricola e traumi psicologici – tutti elementi che si aggravano quando i centri sanitari e le scuole vengono colpiti. A lungo termine, i cicli di povertà possono protrarsi per anni e limitare la capacità delle famiglie e delle comunità di adattarsi ai cambiamenti climatici e di ridurre il rischio di disastri”.
L’UNICEF lavora per contenere l’impatto di eventi meteorologici estremi, anche attraverso: la progettazione di sistemi idrici in grado di resistere ai cicloni e alla contaminazione dell’acqua salata; il rafforzamento delle strutture scolastiche e il sostegno alle esercitazioni di preparazione; il sostegno ai sistemi sanitari comunitari nelle aree a rischio; la possibilità di preposizionare scorte in vista dei principali eventi meteorologici.

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Mozambico: altri 368.000 bambini a rischio dopo il secondo devastante ciclone “Kenneth”

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Secondo l’UNICEF, altri 368.000 bambini in Mozambico sono ora a rischio e potenzialmente bisognosi di sostegno umanitario salvavita dopo che il paese è stato colpito da una seconda grande tempesta – il Cyclone Kenneth – in meno di sei settimane.
Il ciclone Kenneth è arrivato giovedì nella provincia di Cabo Delgado nel nord del Mozambico come tempesta di categoria 4 e i meteorologi stanno avvertendo che il lento movimento del sistema potrebbe continuare a scaricare la pioggia per giorni, mettendo le aree colpite ad alto rischio di forti inondazioni e frane. Anche lo sfollamento è una delle maggiori preoccupazioni, poiché Kenneth ha distrutto fino al 90% delle abitazioni in alcuni villaggi.”Cabo Delgado non ha una storia di cicloni e siamo profondamente preoccupati che le comunità della zona non sarebbero state preparate all’entità della tempesta, mettendo bambini e famiglie in una posizione molto vulnerabile”, ha detto Michel Le Pechoux, Vice Rappresentante dell’UNICEF in Mozambico. “Il terreno è saturo di pioggia e i fiumi sono già gonfi, quindi l’emergenza rischia di peggiorare a causa delle inondazioni dei prossimi giorni”. Stiamo facendo tutto il possibile per avere sul campo operatori e rifornimenti per tenere la gente al sicuro”. L’UNICEF a Cabo Delgado ha squadre specializzate in salute, nutrizione, protezione dei bambini, acqua e servizi igienico-sanitari, e ha predisposto aiuti umanitari, compresi kit sanitari e per la purificazione dell’acqua, per accelerare la risposta alle emergenze. Le valutazioni sono in corso e l’entità del disastro diventerà chiara nei prossimi giorni.
Questa è la prima volta nella storia che, nella stessa stagione, due forti cicloni tropicali colpiscono il Mozambico. Il ciclone tropicale Kenneth segue il ciclone tropicale Idai, che ha raggiunto il paese il 14 marzo, causando più di 600 morti e circa 1,85 milioni di persone bisognose.14.800 casi malaria nelle aree colpite dal ciclone Idai- Secondo l’UNICEF, più di 14.800 casi di malaria sono stati segnalati dal 27 marzo nella provincia di Sofala in Mozambico, una delle zone più colpite dal ciclone Idai. Tra tutte le malattie trasmissibili a livello globale, la malaria è il terzo più grande killer di bambini di età compresa tra un mese e cinque anni. Anche prima del ciclone Idai, il Mozambico era uno dei 15 paesi che totalizzano l’80% dei decessi per malaria nel mondo. L’UNICEF e i suoi partner stanno intensificando gli sforzi per prevenire la trasmissione della malaria. Circa 1 milione di zanzariere sono necessarie per le zone colpite dal ciclone Idai, e l’UNICEF ne ha finora procurate 500.000 e ne ha distribuite oltre 116.000. Anche le scuole e i centri sanitari sono stati trattati con disinfettanti e spray antizanzare nell’ambito di una campagna condotta dal Ministero della Salute per completare la distribuzione di reti da letto trattate con insetticidi.
La devastazione causata dai cicloni Idai e Kenneth potrebbe potenzialmente portare il numero complessivo di bambini bisognosi di assistenza umanitaria a quasi 1,4 milioni nelle zone colpite del Mozambico settentrionale e centrale. Dopo il ciclone Idai a marzo, l’UNICEF ha lanciato un appello per 122 milioni di dollari per sostenere la sua risposta umanitaria a favore dei bambini e delle famiglie colpite dalla tempesta e dalle sue conseguenze, in Mozambico, Zimbabwe e Malawi nei prossimi nove mesi.

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In Mozambico il ciclone Idai ha lasciato dietro di sé centinaia di vittime e migliaia di sfollati

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

La situazione è particolarmente critica a Beira, la città più colpita, dove manca tutto, a partire dall’acqua potabile e dall’assistenza sanitaria per curare chi è rimasto ferito. La Comunità di Sant’Egidio, presente nel Paese dalla fine degli anni Ottanta, avendo accompagnato il Paese verso la Pace e contribuito al suo sviluppo con progetti sanitari (Dream per la cura dei malati di Aids) e per la registrazione anagrafica dei minori (con Bravo!), si è già attivata per raccogliere gli aiuti. Servono soprattutto medicinali, vestiti e generi alimentari di prima necessità come riso e farina, ma anche i macchinari per rimuovere le macerie e ad avviare la ricostruzione.
Gli aiuti saranno distribuiti attraverso la rete capillare costituita dalle numerose Comunità di Sant’Egidio presenti in tutto il Paese. Proprio a Beira molti tra gli sfollati si sono rifugiati nel centro Dream della Comunità, dove hanno ricevuto i primi soccorsi. “Dall’Italia e dall’Europa ci attendiamo una risposta urgente e generosa ai bisogni di questa popolazione che manca di tutto – ha dichiarato il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo -. Occorre dare un segnale forte di solidarietà nei confronti di una nazione che sta vivendo uno dei suoi momenti più difficili dalla guerra civile conclusa nel ’92. In pericolo sono soprattutto i soggetti più fragili: anziani, malati, persone con disabilità e bambini. Rivolgiamo un appello al Nord del mondo e a ogni cittadino perché risponda con generosità mostrando di non dimenticare chi soffre per una tragedia causata da cambiamenti climatici a cui non si è voluto dare, ormai da troppo tempo, una risposta adeguata e solidale”

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Ciclone Idai e inondazioni su Malawi, Mozambico e Zimbabwe

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Secondo l’UNICEF, quasi 850.000 persone – circa la metà delle quali si stima siano bambini – sono state colpite da gravi inondazioni in Malawi e Mozambico, e il numero è destinato ad aumentare man mano che il ciclone Idai si sposta ad ovest e l’impatto del ciclone diventa più chiaro. Il ciclone tropicale, che trasporta forti piogge e venti fino a 170 km/h (106mp/h), è approdato giovedì sera nel porto di Beira, quarta città più grande del Mozambico, lasciando i 500.000 residenti senza linee elettriche e di comunicazione. In tutto il Mozambico, secondo le stime iniziali del governo, 600.000 persone sono state colpite, di cui 260.000 sono bambini.”Centinaia di migliaia di bambini hanno già visto le loro vite sconvolte dalle devastanti inondazioni, e ora il ciclone Idai ha portato ulteriori sofferenze alle famiglie sul suo cammino”, ha detto il Direttore regionale dell’UNICEF per l’Africa orientale e meridionale, Leila Pakkala. “Molti bambini avranno perso la casa, le scuole, gli ospedali e persino gli amici e i loro cari. L’UNICEF lavora sul campo in stretto coordinamento con i rispettivi governi e partner umanitari dei tre paesi per aumentare la nostra risposta e rispondere ai bisogni immediati dei bambini colpiti e delle loro famiglie”.Il ciclone si è spostato attraverso il Mozambico nello Zimbabwe durante il fine settimana. Si stima che quasi 1,6 milioni di persone vivano in zone che potrebbero essere colpite da forti venti e piogge. Sebbene l’entità dell’impatto del ciclone non sia ancora del tutto chiara, è probabile che comprenda danni alle scuole e alle strutture sanitarie, danni alle infrastrutture idriche e sanitarie, ostacoli all’accesso all’acqua potabile per le comunità colpite, aumentando così il rischio di malattie trasmesse dall’acqua, la distruzione delle case delle persone e causando maggiori rischi per la protezione, in particolare di donne e bambini.Dall’inizio di marzo, le inondazioni causate dal sistema meteorologico Tropical Cyclone Idai hanno colpito più di un milione di persone e causato almeno 145 morti.
In Malawi, secondo i dati del Governo, più di 922.900 persone sono state colpite in 14 distretti – tra cui si stima 460.000 bambini – con 56 morti e 577 feriti. L’avvicinarsi del ciclone potrebbe complicare la risposta umanitaria, dato che l’accesso alle comunità vulnerabili è già limitato e potrebbe essere ulteriormente limitato dalle crescenti inondazioni. Con migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case inondate, molte famiglie non dispongono di generi alimentari, acqua e strutture igienico-sanitarie di base. Le inondazioni hanno anche interrotto la possibilità di andare a scuola per migliaia di bambini.
In Zimbabwe, secondo le prime stime del governo del distretto di Chimanimani, nel Manicaland, sono circa 1.600 famiglie (8.000 persone) colpite dal ciclone, con 23 morti e 71 persone disperse. Ci sono segnalazioni non ufficiali di bambini colpiti da inondazioni, frane e frane a Chimanimani.
L’UNICEF sta lavorando con partner per sostenere i governi dei paesi colpiti per fornire interventi salvavita per soddisfare le esigenze dei bambini e delle donne colpite dal ciclone e dalle inondazioni. La risposta comprenderà interventi riguardanti la sanità, con particolare attenzione alla risposta e alla prevenzione del colera; l’istruzione, per ridurre al minimo l’interruzione delle lezioni e migliorare l’accesso sicuro alle scuole; la protezione, con particolare attenzione alle esigenze degli sfollati interni (IDP); l’acqua e i servizi igienico-sanitari, per garantire l’accesso ad acqua pulita e sicura ed un maggiore utilizzo delle strutture igienico-sanitarie e la promozione dell’igiene; l’alimentazione, con particolare attenzione alla prevenzione della mortalità dei bambini sotto dei cinque anni collegata alla malnutrizione.L’UNICEF chiede 20,3 milioni di dollari per sostenere la risposta nei tre paesi colpiti.

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Mozambico: Mediazione per mettere fine agli scontri armati

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2016

mozambicoIn Mozambico, dopo le contestate elezioni del 2014, si vive una crisi politica profonda. Negli ultimi mesi violenze e scontri armati tra le forze del governo del Mozambico e del principale partito di opposizione, la Renamo, hanno prodotto vittime e spinto alcune migliaia di mozambicani a rifugiarsi nel vicino Malawi. Dal 18 luglio è iniziata una mediazione internazionale per la risoluzione della attuale crisi politica, con la presenza di vari mediatori sotto la coordinazione della Unione Europea, rappresentata da Mario Raffaelli e da don Angelo Romano, della Comunità di Sant’Egidio.
La mediazione lavora nel quadro di una cosiddetta “Commissione Mista”, composta da dodici rappresentanti del Presidente della Repubblica del Mozambico e del Presidente della Renamo.Oggi tale mediazione ha raggiunto un importante risultato. La Renamo chiede, dall’inizio della crisi politica, di poter governare le province del Mozambico dove ha un forte appoggio politico dalla popolazione. Tale richiesta necessitava, per essere risolta, di una più ampia trattazione, nel quadro della riforma dei poteri locali del Mozambico.
La mediazione ha ottenuto che la riforma dello Stato mozambicano, sotto il segno della decentralizzazione, divenga parte dei lavori del negoziato stesso: oggi è stata creata una sub-commissione incaricata di questo lavoro specifico, sempre con l’aiuto della Mediazione.Tale risultato permetterà la creazione di un clima di fiducia reciproca, necessario per il raggiungimento della pace.
La Comunità di Sant’Egidio, presente in tutte le province del Mozambico, protagonista della mediazione che portò agli accordi di pace del 4 ottobre 1992, è ancora oggi in prima linea per difendere gli importanti risultati ottenuti in quello storico accordo e per progredire sulla via della pace, dello sviluppo e del vivere insieme.La “generazione della pace”, cioè dei mozambicani nati dopo gli accordi di pace del 1992, è oggi maggioritaria nel paese e chiede a gran voce che la pace non sia sprecata. (foto: mediazione-mozambico)

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SACE Missione Mozambico e Congo, oltre 1 miliardo di progetti allo studio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2015

congoIn Mozambico SACE ha allo studio nuove operazioni a sostegno di export e investimenti per un valore totale di 1 miliardo di euro in una varietà di settori: dall’oil & gas alle costruzioni, dall’agroindustria alle altre tecnologie industriali.
Il dato riflette il forte dinamismo di un’economia in crescita costante – a tassi superiori al 7% annuo negli ultimi quattro anni – capace di offrire importanti opportunità sia per le grandi imprese che per le Pmi italiane grazie a nuovi ingenti investimenti in progetti infrastrutturali (energetici ed edili) e minerario-estrattivi. Secondo le previsioni di SACE, che prenderà parte alla Fiera multisettoriale in questi giorni a Maputo (Facim), nei prossimi quattro anni l’export italiano in Mozambico riuscirà a mettere a segno una crescita del 5% medio annuo, trainata prevalentemente dalla meccanica strumentale nei suoi diversi comparti. Prospettive positive provengono in particolare dalle recenti scoperte di giacimenti di gas naturale al largo delle coste nazionali: riserve di gas per 100 trilioni di metri cubi con investimenti attesi per oltre 50 miliardi di dollari, pari a tre volte il Pil del Paese, che potrebbe accreditarsi come nuovo hub australe del gas. In Congo SACE conferma la piena disponibilità a sostenere l’export el’internazionalizzazione verso questo mercato in cui i profili di rischio sono ancora elevati. Il contesto operativo, piuttosto complesso ed esposto al ciclo delle commodity, è tuttavia capace in prospettiva di offrire buone opportunità in una gamma differenziata di settori.
Secondo le stime di SACE, l’export italiano verso la Repubblica del Congo potrebbe mettere a segno una crescita pari a circa 80 milioni di euro tra il 2015-2017, se riuscisse a cogliere a pieno il trend della domanda di beni da importare espressa dal Paese.
Driver principale delle opportunità per le imprese italiane è il piano di investimenti pubblici varato dal governo per sviluppare una rete di infrastrutture di base, trasporti ed energia. Vi è inoltre un buon potenziale per i settori delle costruzioni e del turismo anche sulla scia degli All-Africa Games, le olimpiadi africane, ospitati a Brazzaville proprio in questi giorni. Iniziative che rientrano tutte in una strategia di maggior diversificazione dell’economia congolese, con l’obiettivo primario di ridurne la vulnerabilità rispetto all’andamento delle materie prime e colmare gap socio-economici nella popolazione.
A Brazzaville, la delegazione visiterà il “cantiere” di Kintelé, il più grande progetto immobiliare e urbanistico del Congo, che coinvolge anche una filiera di aziende italiane (grandi e Pmi).
La missione governativa, la quarta in Africa sub-sahariana negli ultimi due mesi, conferma l’attrattività di questa Regione per le imprese italiane e trova riscontro nelle operazioni assicurate da SACE a sostegno di export e internazionalizzazione, in crescita del 63% nel primo semestre 2015.Per cogliere questo potenziale, SACE ha avviato il programma Frontier Markets, dedicato soprattutto alle Pmi: oltre ad offrire l’assistenza degli uffici SACE di Johannesburg e Nairobi, mette a disposizione delle imprese linee di credito garantite a sostegno di operazioni con controparti locali; servizi di advisory, per valutare i settori merceologici a maggior potenziale, i profili di rischio sottostanti (di credito, politici, normativi, ambientali) e le soluzioni finanziario-assicurative a supporto delle singole transazioni commerciali e d’investimento; seminari e incontri di business matching e approfondimento sul territorio.

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Solidarietà: Per un pozzo in Mozambico

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2012

Lake malawi mozambico coast

Image via Wikipedia

Roma iovedì 15 marzo 2012 ore 15.30 aula 8 – dipartimento di Scienze della Terra piazzale Aldo Moro 5, verrà presentato il progetto, attualmente in fase di realizzazione, per il reperimento di risorse idriche essenziali per il villaggio di Nangololo, nel distretto di Muidumbe in Mozambico. Grazie all’iniziativa della onlus La Lokomotiva, che ha promosso la raccolta fondi, è stato possibile perforare nello scorso novembre un pozzo per acqua a servizio della comunità di Nangololo, sede della missione delle Sorelle della Consolata. Il laboratorio di Idrogeologia quantitativa della Sapienza ha collaborato offrendo l’assistenza tecnico-scientifica per la riuscita del progetto. Verranno illustrati i risultati finora ottenuti in attesa della messa in opera del pozzo, prevista per la prossima primavera, tramite una pompa alimentata a pannelli solari. Info (Marco Petitta)

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Mozambico e nuova collaborazione economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Incontro tra Da Pozzo e S.E. Carla Elisa Luis Mucavi: possibilità per le Pmi friulane nell’agricoltura e agroindustria, nella logistica e nella formazione delle competenze produttive e tecnologiche Nuove opportunità di collaborazione economica con il Mozambico, nei comparti dell’agricoltura e dell’agroindustria, ma anchenelle competenze e nell’esperienza produttive, nelle tecnologie e infrastrutture logistiche o per il turismo. L’interscambio commerciale con il Fvg, se in una serie storica non presenta cifre significative, ha visto un miglioramento soprattutto negli ultimi due anni. Anche se i numeri non sono elevati, la provincia di Udine, nel 2010, rappresenta addirittura il 98% dell’export della regione verso il Mozambico. Esportiamo principalmente macchinari per l’agricoltura e la silvicoltura, mobili, prodotti della siderurgia, macchine per la formatura di metalli e altre macchine utensili, e prodotti tessili, mentre dal Mozambico, sempre restando ai dati 2010, importiamo metalli, combustibili e altre materie prime, come la pietra e l’argilla. (dal pozzo)

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