Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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“Il Fondo Atlante è fallito

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

salva bancheSecondo quanto riportato dalla stampa nazionale, il famigerato fondo che, nelle intenzioni del Governo, avrebbe dovuto sostenere sulle sue spalle la grande crisi bancaria italiana, sarebbe vicino alla liquidazione, non avendo retto il peso del crollo delle due banche venete. Il fondo, infatti, aveva investito in Veneto banca e Popolare di Vicenza 3,4 miliardi di euro per rinviarne la liquidazione coatta ed è stato poi costretto, per le vicissitudini occorse ai due istituti che tutti conosciamo, a svalutare le sue partecipazioni, azzerando così il capitale. La chiusura di Atlante è solo l’ultima dimostrazione della fallimentare strategia del duo Renzi-Padoan nel gestire l’economia del nostro Paese. Soltanto un anno fa, l’allora presidente del Consiglio Renzi twittava in pompa magna che “Atlante sarà la soluzione, lo vedremo nelle prossime ore e settimane”. Infatti abbiamo visto.Che Renzi non se la cavasse proprio bene con la finanza lo avevamo capito già con il caso MPS, allorché, nel gennaio 2016, se ne uscì affermando che “MPS è una banca risanata. Acquistarla ora è un vero affare”. Da quel momento, il titolo MPS iniziò un crollo in Borsa senza precedenti, portando il capitale dell’istituto senese al quasi azzeramento e costringendo il Governo Gentiloni a stanziare d’urgenza un fondo da 20 miliardi di euro per il salvataggio della banca, dopo che lo stesso Renzi aveva sostenuto per mesi che non vedeva altra soluzione che l’acquisto da parte di soggetti privati, che poi non sono arrivati.Noi avevamo previsto che sarebbe finita così, quando scrivemmo ironicamente che, grazie ai maghi del Governo, con il Fondo Atlante il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, aveva risolto, con un colpo di bacchetta, tutti i problemi del settore bancario italiano. Denunciammo anche il rischio legato alla partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti nei salvataggi bancari, dal momento che questa avviene con il risparmio postale. Anziché mettere a rischio il denaro degli italiani proponendo soluzioni fantasiose come nei casi MPS e Atlante, sarebbe ora che il Governo cominciasse a pensare seriamente al modo di proteggere i risparmi dei contribuenti”.

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EU Security Policy Assessment: debate with Commissioner King and national MPs

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

european parliamentMembers of national parliaments, civil society and MEP’s will assess the current EU security policy with Commissioner Julian King to ensure that it is fit for purpose in a meeting organized by the Civil Liberties Committee on Thursday morning.The aim of the meeting is to receive input from national parliaments and civil society organizations on current EU security policies. The findings will feed into the comprehensive assessment of EU security policy currently carried out by the Commission, to be delivered by June 2017.
The assessment covers the three priorities of the European Agenda on Security adopted in 2015: tackling terrorism and preventing radicalization, disrupting organized crime and fighting cybercrime and looks at the key measures and instruments within these areas.
Commissioner King will present the preliminary findings followed by contributions from Members of National Parliaments: Maarten Groothuizen, The Netherlands, Koen Metsu, Belgium and Stefano Danbruoso, Italy and from civil society organisations: International Commission of Jurists, EuroCop and Amnesty International.The presentations will be followed by a debate with participation of members from national parliaments and the European Parliament.

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I grandi debitori di MPS non pagano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

corriere-della-seradi Luigi Di Maio Dal Corriere della Sera: “Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dice no alla black list dei debitori, la lista delle aziende che hanno ottenuto e poi non restituito prestiti pesanti dalle banche finite poi in difficoltà, a partire dal Monte dei paschi di Siena. “No, secondo me non va pubblicata la lista dei grandi debitori insolventi”, segnando un cambio di direzione rispetto all’orientamento che il governo aveva lasciato filtrare nei giorni scorsi”. Il principio – spiega il ministro – è che l’imprenditore va dalla banca a chiedere i soldi. È responsabilità della banca capire se è insolvente. È un po’ strano spostare l’onere su chi chiede i soldi”E’ molto strano che siano i cittadini comuni a dover pagare per quelli, che come riportato dagli organi di stampa (Corriere, Il Sole, Libero), sono i grandi debitori insolventi di MPS, su tutti Carlo De Benedetti (tessera numero 1 del Pd e patron de La Repubblica che infatti su questo scandalo non scrive mezza riga), che con i 600 milioni di euro di Sorgenia risulta il maggior debitore del Monte dei Paschi, almeno tra i privati citati dai giornali. Perchè Calenda tutela gli interessi del numero 1 del Pd e se ne frega dei cittadini che gli pagano lo stipendio? Pensi a fare il ministro dello Sviluppo Economico di un Paese in macerie anzichè il palo ai grandi debitori insolventi. Vogliamo che la lista dei grandi debitori insolventi MPS venga pubblicata al più presto, prima di prendere altri soldi ai cittadini devono essere loro a pagare! (fonte: blog di Grillo)

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MPS – Obbligazioni subordinate. Arriva anche la beffa del bollo di fine anno

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

monte dei paschi di sienaIl 31 dicembre sarà calcolata l’imposta di bollo sugli strumenti finanziari come disciplinato dall’articolo 3 del Decreto Ministeriale 24 maggio 2012 e confermato dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate 48/E del 21 dicembre 2012 che stabilisce al punto 2.2 che “le aliquote di imposta si applicano sul valore di mercato dei prodotti finanziari o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso, come risultante dalla comunicazione inviata alla clientela”.I bond subordinati del Mps sono tutti non quotati, inclusa l’obbligazione “Antonveneta” codice IT0004352586 in possesso del pubblico al dettaglio.Questa, infatti, è negoziata dallo stesso Monte dei Paschi di Siena al DDT (evitiamo facili ironie…) che è tecnicamente un “internalizzatore sistematico”. Il titolo, quindi, viene considerato non quotato, esattamente come gli altri subordinati della banca.
Cosa significa tutto ciò? Che sarà calcolata l’imposta di bollo dello 0,2% sul valore nominale dei titoli e non sull’ultimo prezzo disponibile, che per il bond “Antonveneta” di cui sopra è 46.Conseguenza è che, ad esempio, un portatore di quel bond per diecimila euro nominali pagherà un’imposta di bollo di 20 euro e non di 9,20 euro come accadrebbe se fosse invece calcolata sul valore di 46. Un’ulteriore perdita che si aggiunge al resto, ed un ingiusto guadagno per il fisco… come se gia’ ingiustamente non ne avesse.…

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MPS: Ma chi ha preso i soldi e non li ha restituiti?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

siena“I cittadini italiani che di fatto diventeranno proprietari di Mps hanno il diritto di sapere chi ha causato questo disastro, innanzitutto conoscendo chi ha preso soldi e non li sta restituendo”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, nel corso di una conferenza stampa a Siena sulla crisi delle banche.
“Vogliamo – ha sottolineato – i nomi. I primi 10, 100, 1000 nomi di chi ha preso soldi e non li restituisce. E questo per ridare dignità a una banca storica e a una città come Siena. Non solo, deve andare a casa anche il vecchio management e serve piena trasparenza sulle scelte compiute in questi anni. Serve discontinuità”.

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MPS: Il Governo ha imparato dal caso Etruria, ma ora serve una soluzione sistemica per le sofferenze bancarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2016

sienaA giudicare dal comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i provvedimenti presi per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena tutelano completamente i risparmiatori coinvolti. Apprendiamo, infatti, che gli obbligazionisti subordinati con obbligazioni Tier 2 (praticamente tutti i piccoli investitori) potranno scegliere fra una conversione in azioni al valore nominale (100%) oppure la conversione in obbligazioni non subordinate. Oggettivamente si tratta di una soluzione ottima, ma – come sempre – il diavolo sta nei dettagli e fino a quando l’articolato non sarà disponibile non scopriremo ad esempio come il Governo ha pensato di distinguere l’investitore retail dallo speculatore istituzionale. Benissimo, infatti, tutelare i risparmiatori ma al tempo stesso non si possono regalare soldi a coloro che hanno speculato su questa situazione. In ogni caso, una volta che il Governo fa una cosa buona a favore dei risparmiatori è corretto evidenziarla cosi’ come facciamo le molte volte che fanno cose improponibili.
etto questo, resta il nodo principale che è quello di un intervento sistemico. La soluzione trovata per l’emergenza (la garanzia sulle obbligazioni emesse per la liquidità immediata, l’intervento nel capitale dello Stato) è sicuramente positiva, ma se non si troverà in tempi rapidissimi una soluzione definitiva per il problema delle sofferenze bancarie, rischiamo fra un anno di dover tornare in Parlamento a chiedere un’ulteriore aumento del debito pubblico per ampliare il fondo per i salvataggi bancari, senza aver risolto definitivamente il problema. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Comunicato stampa su Banca Mps

Posted by fidest press agency su domenica, 25 dicembre 2016

monte dei paschi di sienaLa Fondazione Monte dei Paschi esprime il proprio rammarico per la mancata realizzazione dell’operazione di rafforzamento patrimoniale posta in essere dalla Banca Mps e comunica che, a seguito delle cessioni effettuate nei giorni scorsi e autorizzate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, detiene attualmente una quota pari allo 0,10% del capitale sociale della Conferitaria. Nell’incertezza dell’evolversi degli eventi, le suddette dismissioni, compiute nel rispetto delle disposizioni di legge e statutarie e dei documenti programmatici vigenti, per quanto abbiano prodotto un fortissimo ridimensionamento della partecipazione e dello storico legame con la Conferitaria, consentono oggi di limitare quasi del tutto i rischi patrimoniali dell’Ente per quanto attiene il verificarsi di scenari particolarmente avversi per gli azionisti.La Fondazione continuerà a seguire con particolare attenzione l’evoluzione degli eventi inerenti la Banca e, in coerenza con le proprie finalità di promozione dello sviluppo economico, assicurerà il massimo supporto al territorio, sempre nel rispetto delle disposizioni di legge, statutarie e degli indirizzi programmatici vigenti.

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Deutsche Bank e MPS: le sorellastre del sistema bancario europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

Cosa hanno in comune Monte Paschi di Siena e Deutsche Bank? Sicuramente la spregiudicatezza, gli alti rischi di tenuta e la eventualità di un salvataggio pubblico. Anche se di dimensioni grandemente differenti, entrambe le banche sono un po’ il simbolo dei rispettivi sistemi bancari nazionali. MPS è la più longeva, la più antica banca al mondo, creata nel 1472,Deutsche bank e oggi allo sbando. DB, fondata 146 anni fa, è diventata sinonimo e pilastro della capacità economica tedesca fino alla sua caduta nei gorghi della peggiore speculazione.
Nonostante queste pericolose somiglianze, i consiglieri economici della Merkel, come il suo ‘aiutante di campo’ Christopher Schmidt, stranamente sono molto preoccupati del futuro di MPS. Puntano il dito su una barca in difficoltà, ma non vedono, o non vogliono vedere, la nave che rischia di andare a fondo. Eppure recentemente Der Spiegel, il principale settimanale tedesco, ha pubblicato un lunghissimo articolo sulle attività della Deutsche Bank. E’ un vero e proprio dossier, veritiero, devastante, inevitabilmente spietato. Incomincia così: ”Cupidigia, provincialismo, codardia, comportamenti maniacali, egoismo, immaturità, falsità, incompetenza, debolezza, superbia, decadenza e arroganza”. Queste sono le pesanti parole usate per spiegare l’involuzione della DB, che emergono anche nelle migliaia di pagine dei documenti e delle interviste analizzati. Il settimanale tedesco sottolinea che il collasso della prima banca tedesca è il risultato di decenni di fallimenti della sua leadership. Nel periodo tra il 1994 e il 2012 si è perso completamento il controllo della banca fino a “saccheggiarne e derubarne la sua stessa anima”. Se una volta la DB era l’icona di rispettabilità e di solidità, oggi si è trasformata in una caricatura del “Lupo di Wall Street”. “Deutsche Bank è broken” scrive Der Spiegel, sommersa da ben 7.800 denunce legali! Nel 1994 DB aveva un bilancio di 573 miliardi di euro e circa 73.000 impiegati, di cui tre quarti in Germania. Già nel 2001 gli impiegati erano diventati 95.000, solo la metà in Germania. Nel 2007 il bilancio era salito a 2.200 miliardi di euro e gli impiegati in Germania invece erano scesi ad un terzo del totale. Mentre nel 2015 il bilancio si ridusse a 1,600 miliardi di euro, gli impiegati salivano a 100.000, anche se distribuiti in 70 Paesi del mondo. Come si evince, nel processo internazionalizzazione la banca ha incominciato, purtroppo, ad imitare i comportamenti dirigenziali di stile anglo-americano. Ha completato la trasformazione da “più grande banca commerciale tedesca a banca di investimento anglo-americana”. Tanto che lo stesso l’Economist inglese a suo tempo la definì “un gigantesco hedge fund”. Con l’internazionalizzazione iniziò di fatto la fase degli eccessi, degli errori e delle malversazioni intenzionali, le cui ramificazioni legali ne stanno ancora divorando i bilanci. Si ricordi la spregiudicata scelta di operare nella speculazione in derivati finanziari di vario tipo, particolarmente in quelli legati ai mutui e alle ipoteche.
monte dei paschi di sienaE’ importante notare che, se nel 1994 la maggior parte dei profitti della DB provenivano dai servizi bancari commerciali tradizionali, già nel 2007 era la cosiddetta ‘investment division’ , cioè il dipartimento finanziario impegnato soprattutto in strumenti e operazioni ad alto rischio, che produceva ben 70% di tutti i profitti della banca. E’ questo il periodo in cui i rapporti tra DB e MPS si sono fatti più stretti per via di una serie di derivati finanziari che la banca tedesca aveva concesso alla banca italiana per coprire dei buchi di bilancio. Derivati finanziari che si sono rivelati poi delle perdite pesanti per MPS. Perdite che sono andate ad ampliare i buchi e a generare altri derivati, come il famoso ‘Santorini’. Naturalmente la DB, invece, ha fatto guadagni significativi sui derivati MPS.
Il problema è stato poi la convinzione dei grandi capi della DB di avere scoperto “il potere degli dei’ che li ha portati a trasformarla nella banca numero uno al mondo nel settore dei derivati finanziari, superando persino le grandi banche americane. Nello stesso periodo è partita anche la corsa ai bonus dei dirigenti. Ancora nel 2015, anni dopo lo scoppio della grande crisi finanziaria che per la prima volta evidenziava la anomalia degli stratosferici stipendi dei manager, ben 756 alti funzionari della DB guadagnavano oltre 1 milione di euro.
Ancora oggi la DB è rinchiusa in una sorta di “nicchia darwinista, un buffet self service per pochi, dove nessuno può essere incolpato”.
La crisi della DB è talmente profonda da convincere Der Spiegel che non si può in alcun caso escludere l’opzione più estrema, quella di un suo salvataggio pubblico da parte del governo tedesco. Con buona pace per le preoccupazioni di Berlino per una simile soluzione anche per MPS. E’evidente che farsi le pulci tra sistemi bancari, in questo caso quello tedesco e quello italiano, aumenta il discredito verso l’intero mondo bancario, minando la stessa architettura europea. Secondo noi è giunto il momento in cui i consigli di amministrazione e i manager delle varie banche dissestate vengano sottoposti al rigoroso vaglio della magistratura, unitamente ai maggiori beneficiari dei capitali elargiti. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Padoan Dimettiti: salviamo Mps, non il Pd

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2016

pier-carlo-padoanIl ministro Padoan deve andare a casa. Il M5S vuole sfiduciarlo perché non ha saputo affrontare con tempismo le emergenze del sistema bancario, ha tergiversato per mesi e mesi su Montepaschi e adesso, sotto Natale, ci chiede di poter fare fino a 20 miliardi in più di debito senza spiegare in alcun modo come vuole usarli. Non possiamo accettare di dare alcuna carta bianca a un governo fantoccio. Soprattutto dopo che il suo predecessore ha imposto la chiusura anticipata, con la fiducia, della legge di Bilancio senza una vera discussione in Senato.Il Bomba ha rinviato fino a dicembre la data del referendum e ha trascinato il Paese in una campagna tanto inutile quanto dannosa. Nel frattempo la grana Montepaschi peggiorava e la banca senese veniva usata come arma di ricatto nei confronti degli elettori. Ora, il M5S non può concedere alcuna scorciatoia.Il Partito democratico ha massacrato la banca più antica del mondo per sete di potere e di consenso. Sono stati bruciati miliardi e miliardi di capitale solo negli ultimi anni. Adesso la dirigenza, targata JpMorgan e paracadutata a Siena dal Bomba, non ha niente di meglio da fare che ricattare i piccoli risparmiatori, obbligandoli, di fatto, a trasformare i loro risparmi in capitale di rischio.
La stessa JP Morgan che si garantirà commissioni per 450 milioni (in caso di successo dell’operazione di mercato) senza comunque esporsi.
Non possiamo consentire a Padoan di mettere le mani nelle tasche degli italiani con questa sfrontatezza per fare l’ennesimo regalo a un ceto di banchieri e manager che andrebbe invece spazzato via. Sarebbero altri miliardi buttati al vento.
Il M5S è favorevole a uno strumento pubblico allo scopo di sistemare il settore del credito, ma noi siamo per una vera nazionalizzazione di Montepaschi e di pezzi del sistema bancario, un intervento pubblico di lunga durata che azzererebbe i Cda colpevoli del disastro e avvierebbe una gestione interna dei crediti deteriorati (che non possono diventare un business per pochi speculatori). Soprattutto il M5S introdurrebbe: 1) principi di sana e prudente gestione; 2) una politica degli impieghi rivolta all’economia reale; 3) una policy delle remunerazioni dei dirigenti realmente commisurata ai risultati d’impresa. E’ così che si salvano gli istituti e si tutela il risparmio.
Invece il governo-avatar chiede di poter spendere fino a 20 miliardi per una moltitudine fumosa di obiettivi. Interventi di capitale? In favore di chi e quanto? Sostegno alle emissioni di liquidità? Tutela dei piccoli investitori? Stiamo messi bene se si comportano come con il ‘salva-banchieri’.Chi prenderà cosa? Quali e quante stampelle si lanceranno a un ceto manageriale che dovrebbe soltanto andare a casa?
Il maggior debito è cosa buona se lo si usa bene. E’ assurdo pensare di dare l’ok per aumentarlo senza sapere come saranno utilizzati questi soldi. Non abbiamo nessuna fiducia in un governo che è la fotocopia di quello che ha arrecato danni enormi al sistema bancario con provvedimenti ispirati alla tutela dei soliti noti e macchiati da conflitti di interesse di tipo familistico. A tal proposito, stiamo ancora aspettando un segno di responsabilità e di discontinuità da parte degli organi di vigilanza: i vertici di Bankitalia e Consob dovrebbero essere già andati a casa da tempo.
Inoltre, le eventuali ricapitalizzazioni “precauzionali” impostate dall’esecutivo, che accetta supinamente le regole Ue, porterebbero a un “burden sharing” e quindi a perdite per gli investitori privati (titolari di obbligazioni subordinate), con il rischio di un effetto panico e, dunque, di una destabilizzazione ancora peggiore.Quanti soldi abbiamo perso per la loro incapacità di gestire il problema causato da loro stessi? Quanto ci costerà l’immobilismo di Renzi che ha fatto bruciare in questi mesi miliardi di euro?
Ora si dimostra che, come sempre proposto dal M5S, è possibile l’intervento pubblico: Padoan si assuma la responsabilità di non averlo fatto un anno fa; si sarebbe evitato il crollo del sistema che è costato decine di miliardi al nostro sistema bancario. I soldi dei cittadini vanno usati per difendere i risparmi dei cittadini stessi, non i guadagni dei privati. Il M5S continua a far da sentinella in difesa del risparmio. (Fonte: blog grillo) (foto: padoan)

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MPS: il ‘pasticciaccio brutto’ della Consob. Ma il Governo dov’è?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

monte dei paschi di sienaLa vicenda della conversione “volontaria” dei piccoli obbligazionisti subordinati MPS in azioni ha raggiunto livelli grotteschi che sfiorano il ridicolo. Apprendiamo da un comunicato pubblicato alle 9:05 di oggi sul sito della banca che dalle ore 9 di oggi è stata riaperta, con il benestare della CONSOB, la possibilità di convertire le obbligazioni subordinate in azioni MPS. La scelta andrebbe fatta fra le ore 9 di questa mattina e le ore 14 di mercoledì prossimo.I documenti pubblicati sul sito della Banca sono decine e decine di pagine piene di correzioni.
Non hanno avuto neppure l’accortezza di pubblicare un documento formattato in modo decente! La CONSOB è riuscita a farsi coprire di ridicolo vietando solo pochi giorni fa di far proporre ai piccoli investitori senza adeguato profilo di rischio l’operazione e rimangiandosi la decisione solo dopo poche ore ricorrendo alla finzione (perché di finzione si tratta) che l’operazione non sarebbe svolta dietro consulenza della banca, ma di spontanea iniziativa del cliente.
Quindi il cliente viene chiamato ed informato dalla banca (quindi sollecitato dalla banca!), ma firma – con il consenso dell’autorità che dovrebbe vigilare sulla correttezza e trasparenza degli intermediari – non solo che ha letto e compreso tutte le informazioni pubblicate (in tre giorni è materialmente impossibile che questo accada), ma perfino la falsità che l’operazione sarebbe fatta di sua spontanea volontà e non dietro consulenza della banca.Una delle cose ridicole di tutta questa operazione sono i tempi.
Sostanzialmente c’è una manciata di ore a disposizione per fare una valutazione estremamente complessa e per la quale – e qui veniamo al ruolo del Governo – manca un’informazione chiave: cosa accade se l’aumento di capitale non va a buon fine?L’unico soggetto che può e deve rispondere a questa domanda è il Governo.Il Governo non può lasciare oltre 40 mila investitori subordinati del Monte dei Paschi a prendere una decisione così delicata senza avere tutte le informazioni disponibili per fare una scelta d’investimento consapevole.
Nel caso in cui non dovesse andare in porto l’operazione (cosa quantomeno probabile), la conversione forzosa prevista da un decreto del Governo che, secondo le voci di stampa, sarebbe già pronto, dovrebbe prevedere una forma di risarcimento.
Come sarà esattamente questa forma di risarcimento?Il Governo deve comunicare queste informazioni adesso, prima che la finestra di “conversione” si chiuda e non dopo, come sembra voglia fare.Già la Consob ha fatto un pasticcio incredibile, chiediamo a gran voce che non ci si metta anche il Governo a prendere in giro i risparmiatori. (Alessandro Pedone Responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Mps: I nuovi vertici alla guida della banca

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2016

monte dei paschi di siena“Notizia degli ultimi giorni è il cambio repentino dei vertici di Mps, banca la cui crisi è nota soprattutto da quando il presidente Renzi ha sostenuto l’acquisto delle azioni che da quel giorno hanno perso appena il 75%. Quello che però vorremmo davvero sapere è quale sia il coinvolgimento del Ministro Padoan in questo cambio e quale sia il ruolo di J.P. Morgan”. Così Pietro Laffranco, deputato di Forza Italia, intervenendo in aula a Montecitorio per un question time al Ministro Padoan. “Francamente sentir parlare dal Ministro Padoan di un piano di netta discontinuità non credo tranquillizzi gli italiani risparmiatori, obbligazionisti, e gli azionisti di Monte Paschi Siena, anche perché questa paventata discontinuità non chiarisce se davvero il Ministro abbia fatto pressioni sul vecchio amministratore di Mps per arrivare alle sue dimissioni, così come non dà lumi su quale sia stato il ruolo di J. P. Morgan in questa vicenda. J.P Morgan come è noto è la banca d’affari che ha coordinato il prestito ponte a favore di Mps e per cui la nomina del nuovo amministratore non sarebbe irrilevante”.

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Il sistema bancario sempre in bilico

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

banca mondialeDopo le grandi agitazioni nel mondo bancario internazionale provocate dagli stress test, le vacanze estive sembra abbiano creato un’ovattata atmosfera di apparente tranquillità. Ma, osservando con più attenzione i processi finanziari in corso, l’emergenza resta sempre dietro l’angolo.
Non solo per quanto riguarda il futuro della MPS, della Veneto Banca e di altre banche in Italia.
Negli Usa, per esempio, la componente repubblicana del Comitato per i Servizi Finanziari della Camera dei Deputati ha recentemente presentato un dossier sul coinvolgimento della grande banca inglese, la Hong Kong Shanghai Bank Corporation (HSBC), nel riciclaggio dei soldi provenienti dal traffico di droga operato dal cartello messicano di Sinaloa e da quello colombiano del Norte del Valle.
Sono stati documentati ben 881 milioni di dollari “lavati” dai narcotrafficanti nel sistema bancario americano. Quella emersa e documentata dalle indagini in realtà è solo una piccola parte dell’enorme business che si è sviluppato, in modo incontrastato, per anni.Durante le indagini, iniziate nel 2013, la HSBC aveva ammesso il crimine e accettato di pagare una multa di circa 2 miliardi di dollari. Il rapporto accusa in particolare il Dipartimento di Giustizia americano di avere bloccato il processo contro la banca, anche su pressione della Financial Services Authority, l’equivalente inglese della Consob, in quanto “ esso avrebbe potuto avere serie conseguenze per il sistema finanziario”.
E’ un’accusa molto forte che la dice lunga sull’opacità di certe operazioni fatte da importanti attori del sistema bancario americano e inglese. Soprattutto sulla capacità delle ‘too big to fail’ di influenzare le decisioni delle istituzioni finanziarie di controllo e addirittura di quelle dei governi. L’opacità naturalmente si estende anche a molte altre operazioni finanziarie e ai bilanci delle banche che spesso non riflettono il loro vero stato di salute. Nonostante gli stress test.
Anche in Europa sono in corso alcune complesse operazioni bancarie, in particolare in Germania. All’inizio di agosto l’indice borsistico europeo Stoxx Europe 50 ha rimosso dal suo listino la Deutsche Bank e il Credit Suisse per evitare che il livello dell’indice fosse influenzato negativamente dalle continue perdite di valore delle azioni delle suddette banche.
Attraverso le pagine del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, Martin Hellwig, un importante economista dell’istituto tedesco di ricerca Max Planck, ha addirittura ventilato l’ipotesi della necessità di una nazionalizzazione della Deutsche Bank che si troverebbe in “una crisi peggiore di quella del 2008”. Il bail in, con la partecipazione di azionisti e obbligazionisti nella copertura delle perdite della banca, non sarebbe sufficiente a salvarla.
Da parte sua il Fmi ha recentemente dichiarato che la DB “presenta grandi rischi ” per l’intero sistema bancario. Infatti essa sarebbe grandemente indebitata e pericolosamente sotto capitalizzata.
La DB è anche in continuo conflitto con l’agenzia americana Commodity Futures Trading Commission (CFTC), che controlla il mercato dei derivati, in quanto non esporrebbe in modo chiaro la vera situazione delle sue operazioni in derivati finanziari otc, “compromettendo la capacità di valutare i potenziali rischi sistemici del mercato dei derivati”.
Da ultimo anche la Banca del Regolamenti Internazionali e l’International Organization of Securities Commissions (IOSCO), che coordina gli enti di vigilanza dei mercati finanziari a livello mondiale, affermano che persino le Central Counterparty Clearing (CCP), cioè le “casse di compensazione” che dovrebbero garantire le parti coinvolte nei contratti in derivati, non sarebbero in grado di far fronte ai loro compiti per mancanza di fondi.
Al riguardo non è un caso che la stabilità delle casse di compensazioni e i rischi derivanti dalla speculazione finanziaria siano stati posti, su iniziativa della Cina e dell’India, nell’agenda del G20 che si terrà nella città cinese di Hangzhou all’inizio di settembre. Ciò dovrebbe essere di monito anche in Europa per far sì che il sistema bancario e i derivati non siano lasciati in balia del “fai da te“ del mercato. Senza ulteriori indugi essi dovrebbero essere sottoposti ad una stringente e profonda revisione da parte dei governi che dovrebbero ovviamente mirarli più al credito produttivo che agli interessi della speculazione finanziaria.
(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Renzi vuol salvare l’MPS a spese delle Casse e dell’INPGI

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

senza bavaglioIl Fondo Atlante II, gestito dalla Quaestio sgr di cui è presidente Alessandro Penati, firma di Repubblica, è chiamato a investire nelle banche italiane, in particolare per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Così ha deciso il governo Renzi, che attraverso l’Adepp, l’associazione della Casse previdenziali delle professioni (e quindi anche attraverso l’INPGI), intende reperire almeno 500 milioni di euro con una sorta di prelievo forzoso. In realtà non si tratta di un investimento, bensì di un vero e proprio salvataggio. Si tratta dell’ennesimo salvataggio del sistema bancario varato da Renzi-Maria Elena Boschi (detta Etruria dal nome della banca “salvata” di cui il padre era consigliere d’amministrazione). Il Fondo Atlante II, guarda caso nato a giugno di quest’anno, comprerà le sofferenze delle banche italiane, pagandole fino al 32 per cento del valore originario.
Tecnicamente si farà carico dei Npl (Non performing loans), cioè i prestiti o i crediti deteriorati, fino al 32 per cento del loro valore, che è ben più elevato di quanto i fondi di investimento pagherebbero se dovessero rilevarli loro!!! Quanto ha a disposizione Atlante II? Secondo indiscrezioni che circolano negli ambienti finanziari, potrà contare fino a 6 miliardi di euro parte dei quali verranno dai sottoscrittori istituzionali, tra i quali alcune banche italiane come Unicredit e Intesa, dalle assicurazioni, dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp) ma anche dalla Casse previdenziali dei professionisti, come spiegheremo più avanti.
Questa prima fase dell’operazione si chiuderà l’8 agosto. Allora sapremo quanto è stato reperito dal Fondo Atlante. Le modalità operative e i rischi di questo salvataggio sono ignote. Si sa solo che il 25 luglio l’Adepp (Associazione degli Enti previdenziali) ha deliberato invitando le casse previdenziali di Commercialisti, medici, avvocati, giornalisti, architetti, ecc… a contribuire con 500 milioni di euro ad Atlante II, fondo costituito ad hoc per sostenere ancora una volta il Monte dei Paschi con i soldi dei privati e dei contribuenti.
Il presidente Alberto Oliveti, ha rilasciato sempre il 25 luglio una stringata dichiarazione, nella quale si dice che l’Adepp è disposta a “investire a sostegno del sistema Paese nel quale i professionisti operano e valutare con la massima attenzione l’investimento in Atlante II″. Un sostegno al buio perché nessuno, forse nemmeno il governo conosce i dettagli dell’operazione!!!
Gli unici ad opporsi al prelievo forzoso sono stati i commercialisti. L’ Associazione nazionale commercialisti (Anc) ha apertamente contestato l’annunciato provvedimento, scrivendo una lettera ufficiale al premier e al ministro dell’economia Padoan per respingere il tentativo di mettere le mani nelle casse nel loro Ente previdenziale. “Non è un tesoretto cui attingere in caso di bisogno”, hanno senza bavaglio1scritto i commercialisti invitando gli organi di tutte le casse previdenziali, “e in particolare il consiglio di amministrazione e l’assemblea dei delegati della Cassa dei dottori commercialisti” a non ratificare la decisione presa dall’Adepp.
Noi giornalisti cosa aspettiamo?? Il conflitto d’interessi? Non interessa la politica! Chi dovrebbe gestire l’operazione sulla quale gravano numerose incognite oltre che rilievi di legittimità? Non è noto, ma è certo che il ministero del Tesoro è azionista di MPS, banca che beneficerà degli investimenti. Non solo, ma Il Tesoro, attraverso la Cassa depositi e prestiti (Cdp) ha di fatto previsto questo paracadute, gestito da Quaestio sgr, società che fa capo al prode Penati.
Il nome Atlante è strettamente legato alle vicende di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, entrambe reduci da una ricapitalizzazione fallita da 2,5 miliardi. Poi però è arrivata la crisi di Mps e quella lettera della Bce, che ne ha mandato a picco il titolo in Borsa, con cui Francoforte ha chiesto il progressivo smaltimento di 10 miliardi di crediti difficili.
Alessandro PenatiIl governo Renzi anziché sostenere i cittadini continua a sostenere il sistema bancario. L’ennesima nefandezza si consuma ai danni dei professionisti, imponendo alle casse previdenziali di investire in un fondo ad hoc. Noi pensiamo che l’intervento delle casse previdenziali nel fondo Atlante II, rappresenti una illecita quanto ingiusta intromissione del Governo nelle tasche dei cittadini e, come tale, dovrebbe essere denunciato in Procura e impugnato di fronte ai tribunali amministrativi. Il Codacons ha deciso inoltre di promuovere un ricorso collettivo al Tar del Lazio contro i provvedimenti governativi salva-banche. Sarebbe utile organizzare una class action. E’ venuta l’ora di muoversi e di organizzare iniziative dalla base dei giornalisti italiani per impedire l’appropriazione indebita delle risorse private per finanziare l’ennesimo salvataggio del sistema bancario. (foto: senza bavaglio) (Fabrizio de Jorio Giornalisti Italiani Uniti)

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Banche: Padoan in aula per informativa su sistema bancario e su MPS

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2016

monte dei paschi di siena“Ci sono notizie secondo cui le casse previdenziali dei liberi professionisti sarebbero state indotte, costrette, convinte, a fornire 500 milioni di euro al fondo costituente Altante 2, o Giasone, finalizzato alla salvezza del Monte dei Paschi di Siena. Se così fosse sarebbe veramente grave, sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista economico, perché metteremmo a rischio le pensioni di circa un milione e mezzo di pensionati e pensionandi, togliendo loro circa 500 milioni di euro, non si sa bene a che titolo e non si sa bene con quale strumento di convincimento. Il tutto per salvare Mps, banca molto chiacchierata, di stretta osservanza Pci-Pds-Ds-Pd negli ultimi 20-30 anni”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula a Montecitorio.“Per questo chiedo che il ministro Padoan venga al più preso in Parlamento per un’informativa urgente su quello che sta succedendo al nostro sistema bancario, su quello che sta succedendo ad Mps, su quello che succerà dopo venerdì 29 a chiusura dei mercati per quanto riguarda il salvataggio o meno di Mps.
Saremo costretti ad un altro decreto legge notturno? Decreto che poi sarà reiterato tre-quattro volte in Aula con altri decreti? Sarà applicato il bail-in, non sarà applicato il bail-in? Noi chiediamo che Padoan venga a spiegare quello che sta succedendo, e che soprattutto spieghi quello che sta succedendo alle casse previdenziali dei liberi professionisti italiani. Un milione e mezzo di liberi professionisti che rischiano la loro pensione per andare in soccorso di Mps. Noi vorremmo una Commissione parlamentare d’inchiesta su quello che è successo al Monte Paschi”, ha concluso Brunetta.

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