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Posts Tagged ‘muammar gheddafi’

Libro: Muammar Gheddafi – Il prezzo del progresso

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

GheddafiRiccardo Alfonso, Muammar Gheddafi – 40 anni di storia libica – Edizioni Fidest – pag. 232. La storia incomincia il primo settembre del 1969 con l’operazione Gerusalemme. E’ un altro importante capitolo della storia politica dell’Islam. E’ anche una svolta significativa alla politica occidentale che aveva cercato di sostituire il colonialismo con governi locali autoctoni ma asserviti alla causa capitalistica e ancora peggio ai vari comitati d’affari, sovente di malaffare, e alle multinazionali. E’ una premessa che ci pone un interrogativo: è possibile cambiare la storia dei paesi africani ed asiatici con governi indipendenti e sovrani della volontà popolare o anche rivoluzionari ma guidati da uomini come Gheddafi che hanno saputo garantire l’autonomia del paese dalle tante seduzioni occidentali? Il tema si carica di attualità con le recenti accadimenti che vedono una immigrazione senza controllo dalle coste libiche. E dire che da almeno dieci anni a questa parte eravamo consapevoli che questo sarebbe potuto accadere ma abbiamo fatto come le tre classiche scimmiette: non vedere non sentire e non parlare fino ad arrivare ai fatti di oggi e ai loro drammatici risvolti. (pubblicato su Amazon)

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La fuga di Gheddafi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2011

The ancient desert town of Ghadames, Libya, is...

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Tra i Tuareg della Libia continua a crescere la paura di nuove

discriminazioni e forme di marginalizzazione dopo la caduta del regime di Gheddafi. L’Associazione per i popoli minacciati (APM) riporta il fatto che quasi 500 Tuareg della regione di Ghadames, nella Libia sudoccidentale, hanno cercato rifugio e protezione nella vicina Algeria. Oltre a questo il “Coordinamento dei Tuareg in Libia” mette in guardia dalla possibilità di attacchi alla popolazione civile e definisce come catastrofica la situazione della popolazione Tuareg della Libia. Per i Tuareg è fatale che vengano additati collettivamente come seguaci di Gheddafi e contemporaneamente venga attribuito loro anche un ruolo fondamentale nella fuga del dittatore. In questo modo viene sopravvalutato il loro influsso politico in Africa nordoccidentale e al tempo stesso viene ignorata la grande diversità esistente nei movimenti tuareg. Così anche i rappresentanti dei 600.000 Tuareg che vivono in Libia sono minacciati dagli scagnozzi di Gheddafi e sono costretti quindi a lasciare il paese. Si teme che i Tuareg diventino nuovamente i grandi perdenti dopo le grandi rivolte in Nordafrica. I Tuareg vengono ritenuti collettivamente sostenitori di Gheddafi in quanto dall’inizio degli anni ’90 il dittatore aveva sostenuto i movimenti di liberazione tuareg nel nord del Mali e in Niger e da questi ambienti aveva anche reclutato soldati da utilizzare per combattere i movimenti insurrezionali nel proprio paese. Allo stesso tempo la maggioranza dei Tuareg che vivono in Libia non ha niente a che vedere con questi mercenari e sono fondamentalmente critici nei confronti di Gheddafi, in quanto per anni ha negato l’esistenza stessa di popolazioni non arabe in Nordafrica. In Libia la maggiorparte dei Tuareg sono arrivati alla ricerca di lavoro dopo che la catastrofica carestia degli anni ’70 nella regione del Sahel aveva completamente annientato le proprie greggi e ogni mezzo di sostentamento economico. Tra l’altro i combattenti Tuareg in Mali e Niger non sono mai stati convinti sostenitori di Gheddafi. Il dittatore ha sempre strumentalizzato i Tuareg come anche i movimenti di liberazione in Ciad, Sudan ed altri stati, con l’obiettivo di destabilizzare l’area. Più volte Gheddafi ha negato il proprio sostegno ai movimenti quando questo gli è sembrato più opportuno. Adesso aspettarsi che i Tuareg garantiscano asilo a Gheddafi è alquanto irrealistico. Per di più in nessuno stato dell’Africa nordoccidentale i Tuareg hanno una tale posizione di poter da poter garantire protezione al così poco amato dittatore. Loro stessi si trovano in una posizione alquanto difficile in questi paesi e per questo Gheddafi ne è anche in buona parte responsabile. La rivolta in Libia e la relativa situazione in fermento, coglie i Tuareg in un momento difficile. Inoltre da quando la lotta al terrorismo a livello globale si è rivolta anche contro l’AQMI (Al Qaida nel Maghreb islamico), i Tuareg soffrono per la sempre crescente militarizzazione del Sahara. In questo modo è crollato il settore turistico, che per i Tuareg rappresentava ormai la maggiore risorsa economica.

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Vivo o morto: tertium non datur

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2011

Muammar al Gaddafi Mouammar Kadhafi Colonel Qu...

Image by Abode of Chaos via Flickr

Gheddafi sparisce come una primula Rossa, pur senza essere la Primula Rossa, segno che gode di protezioni ad altissimo livello; ha stipulato un’assicurazione sulla vita ad altissimo valore ricattatorio, per cui il suo silenzio compensa la sua incolumità e quella delle persone “da nominare”. Mobilitati capi di Stato e di governo che da una parte sfoggiano rigore per la platea, ma dietro le quinte si adoperano per evitare al satrapo l’onta di un processo per delitti contro l’umanità, nel quale chiamerebbe alla sbarra i correi che hanno lucrato con lui. Il silenzio non è solamente “d’oro” ma vale molto più dell’oro, garantendo l’impunità. L’ONU, la NATO e il vari governi occidentali impegnati in Libia in uno scontro … al penultimo sangue (perché è quello della popolazione civile !), possono rischiare la figuraccia di lasciare il campo alla beffa del satrapo di Tunisi? La taglia non ha funzionato, anche perché recita “vivo o morto”, mentre a gran voce lo si vorrebbe vivo per sottoporlo a processo; morto potrebbe aver lasciato istruzioni per l’uso dirette a vendicarsi dei tanti che lo hanno osannato per lucro e poi abbandonato per interesse. “Vivo o morto” tertium non datur ! E invece non è così, perché potrà accedere proprio quel tertium in grado di salvare la capra del colonnello e i cavoli dei correi; né vivo, né morto, semplicemente scomparso; ma la scomparsa segnerebbe una sconfitta di tutti quei servizi più o meno segreti e più o meno deviati che si sarebbero lasciati beffare; tutto ciò mi ricorda tanto l’affannosa ricerca di Bin Laden e il misterioso ritrovamento con relativa uccisione, farcita da foto falsificate, contraddizioni, mezze verità e tre quarti di menzogne. Così accadrà a Gheddafi; sarà ritrovato, prima o poi; quando l’interesse si sarà calmato, quando ben altri problemi assilleranno l’intero pianeta. In tale frangente non vorrei essere nei panni di uno dei tanti sosia del colonnello folle. (Rosario Amico Roxas)

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Mandato arresto Gheddafi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

“La richiesta di arresto della Corte Penale Internazionale di Gheddafi, del figlio Saif al Islam e del capo dell’intelligence di regime Al Senoussi, e’ un fatto estremamente positivo” Ha dichiarato l’on.Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e gia’ Sottosegretario agli Affari Esteri. “Gheddafi e il suo apparato repressivo- ha proseguito l’on.Vernetti- si sono resi responsabili in questi mesi di orribili crimini contro la popolazione civile libica e solo l’intervento militare della Nato ha evitato conseguenza ancora più tragiche” “La scelta odierna della Corte Penale Internazionale – ha dichiarato l’on.Vernetti- rende più deboli i dittatori in tutto il pianeta e soprattutto trasmette loro un segnale chiaro: chi compie crimini contro l’umanità non può considerarsi al sicuro sotto la protezione della sovranità nazionale del proprio paese” “Da oggi- ha concluso l’on.Vernetti- il regime di Gheddafi e’ ancora più debole e la comunità internazionale deve sostenere ancor più convintamente il Consiglio di Transizione di Bengasi quale rappresentante legittimo del popolo libico, fornendo loro ogni sostegno economico, politico e militare necessario.”

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Relazione pericolosa tra l’Italia e Regime di Gheddafi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Di Giampiero Gramaglia e Luigi Garofalo. Siamo complici, con l’obbligo morale di riconoscere le nostre responsabilità. Giampiero Gramaglia e Luigi Garofalo ci costringono a farlo con questo libro. Un’inchiesta coraggiosa e illuminante che getta finalmente luce sugli intrecci di interessi inconfessabili esistiti tra l’Italia e il regime di Gheddafi. Giampiero Gramaglia e Luigi Garofalo ripercorrono con rigore le tappe che hanno portato al Trattato di amicizia con Gheddafi siglato dal Governo Berlusconi. Cosa ha legato l’Italia a una feroce dittatura, capace di reprimere nel sangue le rivolte dei propri cittadini? Attraverso la produzione di documenti originali, numerose interviste a imprenditori operanti in Libia e una minuziosa ricostruzione degli eventi degli ultimi anni, scopriamo che c’è stato molto più del bunga bunga dietro a questa relazione pericolosa.

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Berlusconi: il grande amico di Gheddafi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2011

Il governo Berlusconi oltre a fornire le basi logistiche agli alleati, alle h. 20 del 20 marzo ha autorizzato il decollo di due “tornado”, con destinazione Libia con la missione di neutralizzare la contraerea che ostacola i bombardieri francesi nel loro compito di colpire il bunker di Gheddafi. Potrebbe trattarsi di una operazione doverosa, alla luce dell’Alleanza Atlantica, della NATO, dell’UE, dell’ONU, se non ci fosse il recentissimo spettacolo offerto di un capo di governo con un baciamano. (Rosario Amico Roxas)

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Berlusconi-Gheddafi: vite parallele

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

Sono due uomini che provengono da diverse culture eppure hanno in comune molte cose. Si sono incontrati più volte e tra loro è maturato un feeling che si rafforzato con lo sviluppare interessi comuni e progetti di natura finanziaria e imprenditoriale secondo la stagionata logica del capitalismo di marca occidentale. Per essi ho scomodato due termini che risalgono al pensiero platonico e socratico: mimesis e poiesis. Mimesis, com’è noto, è spiegata da Platone con un celebre esempio, quello del letto e della sua suddivisione in tre tipi diversi: l’idea del letto, di chi lo fabbrica e di chi lo dipinge. Sono il frutto della rappresentazione di una realtà sensibile. L’ideatore è il demiurgo, il fabbricatore è l’artefice (artigiano) e chi lo dipinge è un pittore, non un artefice ma un imitatore (mimesis) I primi due possiedono il sapere sia pure a livelli diversi, dal perfetto all’imperfetto. Poiesis, ovvero il fare, è come la fioritura dei fiori, il coming-out di una farfalla dal bozzolo. Sono analogie presenti nel pensiero di Martin Heidegger. Un momento di estasi e raffigurante un qualcosa che si allontana dal suo presentarsi cangiando aspetto. Ed ora la configurazione delle parole trovano la loro rispondenza nelle figure che intendo associare ad esse. Nella fattispecie l’ideatore è “l’innominato”, Gheddafi è il fabbricatore e il pittore Berlusconi. Il letto, nella sua modularità, si identifica con l’oggetto comune con il quale i tre, con “multiforme ingegno”, danno il loro contributo. Il poiesis rappresenta il tocco finale, il “fare artistico”, in cui si costruisce e si delinea l’opera. Tutto questo si identifica con la trama intessuta da un artefice geniale, il demiurgo, che avverte una visione prospettica dei nuovi rapporti di forza esistenti in un modello di società globale nel quale si giocano partite sempre più impegnative per affermare e consolidare il primato del più forte, del più intelligente ma anche più cinico della specie umana. Ed ecco perché queste “vite parallele”  marciano accomunate da un fine che li lega indissolubilmente. Diversi ma non tanto. Diversi ma non troppo. Entrambi fanno del potere l’elemento di sostegno alla loro opera. Entrambi sanno che se mollano la presa rischiano di finire rovinosamente nel fango. Entrambi appartengono ad una catena di interessi che li attraversa e li sostiene. Ecco perché Gheddafi è destinato a vincere in Libia e Berlusconi a non perdere in Italia, demiurgo permettendo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Libia: l’imbattibile presidente

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2011

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). Pres...

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Il 4 marzo scorso, dopo pochi giorni dalla rivolta che infiammò la Libia e provocò, a differenza degli altri capi di stato dell’area (Tunisia ed Egitto), una dura reazione di Gheddafi ma che, nonostante ciò, non sembrava riuscire ad avere ragione dell’onda popolare che gli si rivoltava contro, scrissi che per i rivoltosi, nonostante i loro successi, vi erano poche speranze di scalzare dal trono il rais. I fatti di questi giorni sembrano darmi ragione. E lo spiegai chiaramente tanto che ora mi stupisco che capi di stato, esperti di politica araba e mediorientale non si siano resi conto, sin dall’inizio, del crescente divario tra un uomo che si teneva saldo al potere anche con un non indifferente consenso popolare e una rivolta di popolo senza una guida politica e militare autorevole. E alla fine mi chiesi se l’Occidente, ad eccezione degli Usa che da tempo ci ha abituati a prendere solenne cantonate nella politica da intraprendere con il mondo arabo (vedasi Saddam Hussein ma anche la Cisgiordania ai tempi di Arafat e ora con l’Iran e la Siria e per non parlare dell’Afghanistan e il Pakistan), non avesse l’intenzione, inconfessabile ma auspicata di tenersi se non proprio Gheddafi per lo meno il figlio ragionando come chi, con la morte di Tito in Jugoslavia, preconizzava il rischio di una ingovernabilità dell’area per la mancanza di un uomo che fosse capace di tenere aggregate etnie diverse e conflittuali tra loro e fu un facile profeta con ciò che è poi accaduto qualche anno dopo. E Gheddafi lo ha fatto capire ventilando il rischio che la rivoluzione trasformasse la Libia in un dominio di al qaeda e che diventasse fuori controllo la “bomba umana” dei profughi che decine di migliaia avrebbero potuto riversarsi sulle coste meridionali dell’Europa. Ma vi è in Europa anche l’anima del mercante avido e in cerca di lucrosi affari. E da qui l’interesse, forse dei francesi ma anche dei britannici, di scalzare i grossi interessi economici e commerciali dell’Italia e mettere le mani sui pozzi di petrolio libici che sembravano saldamente gestiti dagli italiani dopo la “furba riverenza” del baciamano di Berlusconi e la benedizione dell’autorevole referente russo. Da qui il compiacimento di alcuni organi di stampa internazionali alle dichiarazioni ostili del figlio di Gheddafi nei confronti del supposto “tradimento” dell’Italia. Ma a mio avviso i giochi restano aperti per l’Italia perché se la dinastia Gheddafi resterà al potere lo si deve molto all’insignificante ruolo svolto da una comunità europea incapace di pensare ad una politica estera unitaria perché continua ad essere facile preda di interessi nazionalistici, mentre la Russia continua ad avere un grosso ascendente nell’attuale governance libica-ghedaffiana formata da una classe politica e militare dichiaratamente filo russa e da essa dipendente per le forniture militari e gli interessi economici e finanziari di Gheddafi. E la Russia è amica, a sua volta sia degli italiani sia dei ghedaffiani Putin ha saputo, in questo frangente, gestire al meglio il suo gioco: se vincono i rivoltosi l’Italia ha un merito e se vince Gheddafi il merito è dei russi ed entrambi possono farsi da spalla per riscuotere dal vincitore, chiunque sia, il giusto apprezzamento. qui

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Gheddafi cerca salvacondotto

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Continua la controffensiva del Colonnello. Nella notte i fedellissimi del rais hanno riconquistato Zawiya. Un migliaio di sostenitori di Gheddafi ha festeggiato il ritorno della città sotto il controllo dell’esercito con una vera e propria festa in uno stadio di calcio cittadino, costellata dai fuochi di artificio. E’ sempre piu’intricata la questione libica e Gheddafi si sta rivelando un osso duro.A prevederlo è stato 15 giorni fa in un’intervista al Clandestinoweb l’onorevole Bobo Craxi, dirigente del Partito Socialista Italiano come responsabile Esteri. E adesso cosa accadra’ in Libia. Abbiamo chiesto il parere dell’onorevole Craxi. La situazione libica si complica giorno dopo giorno. Cosa crede che avverra’ adesso? “In questo momento c’è in piedi una trattaTiva e la situazione è in empasse, non si fanno ne’ passi avanti ne’ indietro. Era chiaro che la vicenda libica fosse diversa sia da quella egiziana che da quella tunisina, perche’ quella di Gheddafi era una dittatura vera. Non si è smosso nulla nella capitale e la battaglia si è spostata sul controllo dei pozzi petroliferi”. Quale sara’ a suo parere il destino del Colonnello? “Se sotto l’aspetto politico Gheddafi non potra’ più essere accolto nella comunità internazionale, è probabile che sia alla ricerca di un salvacondotto, ponendo però l’occidente mediterraneo davanti ai rischi cui va incontro: un infiltrazione ancora più massiccia di Al Quaeda all’interno della fascia nord mediterranea e una presenza significativa di forze ostili a lui e all’occidente. Del resto Gheddafi ha parlato chiaro. L’Italia è ancora quella dell’8 settembre, dell’abbandono dell’interesse nazionale, con Frattini in prima fila nella veste di ventriloquo della politica americana”. Che ruolo crede che avra’ l’Italia nei confronti della risoluzione del problema libico? “Ieri si è anticipata una decisione che non è stata ancora assunta: si è riunito il Consiglio supremo della Difesa Nazionale che ha deciso di appoggiare la Nato. Per una presa di posizione di questa portata bisogna passare per il Parlamento, dove probabilmente non ci saranno forze che si opporranno. La cosa davvero incredibile è che abbiamo rovesciato di 360 gradi la nostra posizione politica nel giro di qualche mese con un realismo che ha tenuto in conto solo un’opzione: la caduta di Gheddafi. Se il Colonnello dovesse cavarsela, Berlusconi resterebbe l’unico ancora in grado di interloquire con lui: non a caso si è tenuto abbastanza sobrio nel rivolgergli delle accuse”.

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Libia: inasprire le sanzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2011

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto un forte inasprimento delle sanzioni contro il regime di Gheddafi. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’Unione Europea devono allargare le loro azioni finanziarie per colpire il regime di Gheddafi. L’APM per esempio propone di interrompere tutti i pagamenti alla Banca Centrale libica. Inoltre le sanzioni devono essere allargate alle imprese libiche che operano all’estero e alla Libyan Investment Authority (LIA) che gestisce la maggior parte delle 800 partecipazioni estere del clan Gheddafi per un valore di 152 miliardi di dollari. Inoltre le imprese petrolifere che continuano a fornirsi di petrolio dalla Libia dovrebbero eseguire i pagamenti su un conto vincolato a cui possa avere accesso solo la nuova dirigenze libica post-Gheddafi. Secondo le informazioni fornite dal Ministero delle finanze statunitense tale regolamento è già valido per le imprese statunitensi. L’APM denuncia anche il comportamento dell’impresa petrolifera austriaca OMV che continua a pagare le forniture petrolifere dalla Libia alla Banca centrale libica. Chi conosce gli stretti legami tra la Banca centrale libica e il clan Gheddafi dovrebbe sapere che quei soldi servono al regime per finanziarsi l’attuale guerra per il mantenimento del potere. Lo slogan pubblicitario della OMV “correttezza, responsabilità e rispetto” suona come una tragica presa in giro delle vittime del regime. Una portavoce della OMV ha confermato che l’impresa continua a fornirsi di petrolio dalla Libia e ha precisato che ciò non viola alcuna sanzione né dell’Unione Europea né dell’ONU. L’OMV è la maggiore impresa austriaca e appartiene per il 31,5% alla holding industriale statale AG. Dal 2002 il presunto impegno etico della OMV è fortemente messo in discussione a causa dei suoi affari petroliferi in Sudan e in Iran. Oltre alla OMV attualmente sono soprattutto imprese indiane e cinesi a continuare a fornirsi di petrolio dalla Libia effettuando i pagamenti presso la Banca centrale libica. In questo modo il regime di Gheddafi può contare su entrate alla banca da lui controllata pari a dodici milioni di dollari al giorno.

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“Baciapiede” per Gheddafi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Lettera al direttore. E se Gheddafi riuscisse a riprendere il potere sulla Libia? Se tutto tornasse come prima, e magari un giorno il dittatore  venisse a farci una nuova visita di cortesia con i suoi bei cavalli berberi? Gli faremmo le nostre scuse per non esserci schierati dalla sua parte, e anziché cinquecento signorine da convertire all’Islam, gliene faremmo trovare mille, e al posto del baciamano, ci sarebbe il “baciapiede”. (Elisa Merlo)

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Gheddafi: “L’Italia mi ha baciato le mani”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

“Se Berlusconi si diletta ad andare in giro a baciare le mani di dittatori esibizionisti, ciò non consente a nessuno di poter dire che ad abbassarsi a tali scenografiche genuflessioni sia l’Italia intera!  Il concetto deve essere ben chiaro, e sarebbe proprio il caso che il Presidente del Consiglio lo spiegasse a chiare lettere, perché lui a titolo personale può fare ciò che vuole – e ne ha dato notevole prova con i suoi straordinari festini -, ma nella sua veste di Capo del Governo non può far vergognare la Nazione”. E’ il duro commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, ai titoli ed agli articoli che campeggiano su tutti gli organi d’informazione che riportano le parole del rais libico Muammar Gheddafi, oramai assediato a Tripoli, che rispondendo violentemente alle parole di Silvio Berlusconi, il quale aveva detto che lui non ha più la Libia sotto controllo, ha affermato tra l’altro “abbiamo costretto l’Italia ad inginocchiarsi”, ed ancora “l’Italia mi ha baciato la mano”, riferendosi al baciamano che il nostro premier gli fece lo scorso marzo a Sirte, in occasione di un vertice delle Lega araba.

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Gheddafi ha vinto

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

E’ la sensazione di queste ultime ore. La rivolta avrebbe avuto un motivo se fosse riuscita al primo colpo sparato come avvenne quarantuno anni fa. Allora vi era un capo che guidava i rivoltosi e un gruppo di ufficiali che seppero fare da garanti con l’occidente. Oggi appare più un’armata Brancaleone dove il minimo comune multiplo è il riscatto dalla miseria e dall’abiezione, ma al tempo stesso l’incapacità di avere una guida che in cui tutti possano riconoscersi per stabilire le basi ad una alternativa, che in ogni caso non porterà molto lontano se non si ristabiliscono le regole di una convivenza civile e si affermi un governo  rappresentativo e capace di costruire una democrazia non tanto e non solo dell’alternativa ma per un’equa distribuzione delle risorse. D’altra parte sembra ben misero il destino di una nazione che solo Gheddafi come Tito nei Balcani è riuscito a darle un contenuto unitario ma ora sembra destinato, dopo i giorni della rabbia, a dividersi in tanti tronconi. Così si sfalda un sistema senza che al suo posto si riesca a trovare uno strumento valido che possa prendere il controllo della situazione. Forse, rispetto ai vicini tunisini ed egiziani la “sfortuna” dei libici sta proprio nella ricchezza del sottosuolo. E’ la leva di una prosperità che continua a fare gola a tanti nei potentati arabi e in quelli occidentali o orientali che siano, ma da questo gioco continueranno ad essere esclusi gli stessi rivoltosi di oggi, checchè si possa dire o pensare. Alla fine alla rabbia di oggi, come è accaduto nell’Iraq di Saddam Hussein, qualcuno si chiederà se, tutto sommato, non sarebbe stato meglio tenersi il rais che si vuole cacciare. E l’occidente, proprio per gli errori del passato ha oggi le mani legate. Se interviene militarmente ci troveremo, senza meno, con lo stesso dramma dell’Irak dove le sue truppe un giorno osannate da liberatori il giorno dopo sono state ritenute degli usurpatori. Proprio per questo motivo c’è già chi in occidente si chiede se Gheddafi, per quanto inviso, non sia il male minore per una situazione di ingovernabilità dell’area sempre più ricca solo di incognite dal punto di vista dell’unità nazionale, della governabilità e della rappresentatività internazionale. Forse, in questo bailamme si troverà nel figlio di Gheddafi un compromesso o nel suo ex ministro della giustizia ma bisogna accelerare i tempi della successione se non si vuole ancora di più percorrere la via della guerra civile, del genocidio, della ingovernabilità e dell’anarchia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il ruolo enigmatico dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 febbraio 2011

Un ruolo assicurato da Berlusconi che, dal canto suo – informa una nota di Palazzo Chigi – «ha sottolineato il ruolo centrale dell’Onu nel promuovere una reazione efficace della comunità internazionale.(Il Messaggero del   27 febbraio 2011). Ci pare di leggere nella dichiarazione del Presidente del Consiglio che il tanto declamato “ruolo centrale dell’Onu nella questione libanese” potrebbe far intendere all’amico Gheddafi: “Caro amico mio, io non c’entro niente, è l’ONU che mi obbliga a fare ciò che dovrò fare, se fosse dipeso da me ti avrei mandato soccorsi per stroncare la rivolta islamica, fondamentalista con ampie venature comuniste, per esportare la democrazia nel tuo paese (ovviamente seguendo i miei consigli!), e iniziare una radicale “missione di pace”; ma è intervenuta l’ONU, dove esiste una maggioranza di nazioni  filo-comuniste (un po’ come accade in Italia con la Corte Costituzionale !), quindi sarò costretto ad allinearmi, pur sollecitando una “soluzione rapida e pacifica della crisi”, in modo da salvaguardare te, amico mio, e la tua famiglia, unitamente ai risparmi che hai accumulato in 42 anni di servizio al tuo popolo (oggi ingrato!). Il fatto è, caro amico mio, che i provvedimenti che l’ONU vuole prendere, me li comunicano all’ultimo momento, quando c’è solo da metterli in pratica; sono stato di fatto emarginato dalle decisioni, ed è inascoltato anche il mio ministro degli esteri.” Non sarà testuale la comunicazione del cavaliere al suo benefattore tribale, ma certamente ne rende il senso. (Rosario Amico Roxas)

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Libia:violenza brutale

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

In seguito alla brutale violenza messa in atto dal regime libico contro i manifestanti, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto la sospensione della Libia dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU. Non è accettabile che a partire dalla prossima settimana la Libia sieda nel Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra per discutere delle violazioni dei diritti umani commessi nel mondo mentre il suo capo di stato Muammar Gheddafi fa sparare sui manifestanti nel proprio paese. Le Nazioni Unite non possono continuare a far finta di nulla di fronte ai racconti dei testimoni oculari che parlano di massacri e di una situazione simile alla guerra civile nelle strade libiche. La Libia è uno dei 47 paesi membri del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU che il prossimo 18 febbraio inizierà la sua 16esima sessione di sedute. L’elezione della Libia al consiglio dei diritti umani, in cui sarà regolarmente rappresentata fino al 2013, è stata accompagnata da molteplici polemiche. Secondo le indicazioni date dalle Nazioni Unite, l’elezione di un paese nel Consiglio dovrebbe tenere conto della tutela e dell’impegno profuso per il rispetto dei diritti umani nel proprio paese. La sospensione di un paese membro può essere raggiunta unicamente con una maggioranza dei due terzi dell’Assemblea Generale dell’ONU nei casi in cui vengano commesse gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani. Un regime che fa massacrare la propria popolazione dalle forze di sicurezza e da mercenari stranieri dovrebbe aver perso il diritto di decidere sulle violazioni dei diritti umani in altri paesi. Poiché Muammar Gheddafi evidentemente non può più contare ciecamente sulle proprie forze di sicurezza, ora impiega mercenari provenienti dai vicini paesi africani per sedare la rivolta in casa propria. Solamente qualche settimana fa Gheddafi ha fatto deportare arbitrariamente e con ampio uso di violenza migliaia di migranti africani che in parte vivevano da anni in Libia.

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Libro: “Gheddafi 40 anni di storia libica”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2011

Nota editoriale. Abbiamo inteso aprire una nuova pagina titolata “Pubblicazioni Fidest” nell’intento di divulgare i nostri lavori di approfondimento che sono stati approntati nel corso degli anni e aggiornati correlandoli all’attualità. Il primo testo che pubblichiamo è Gheddafi 40 anni di storia libica”. Parla di una rivoluzione e dell’avvento al potere di un militare l’allora tenente Muammar Gheddafi. In quella circostanza furono i militari ad andare al potere deponendo un dittatore e corrotto politico e i suoi dignitari.Non a caso in Egitto la politica è ora gestita dai militari e in Tunisia non sembra diverso lo scenario. L’intento è di portare un contributo all’informazione e alla conoscenza di una società che è stata per secoli a noi vicina ma anche attraversata da contrasti e conflitti per predomini territoriali e lotte religiose. L’autore, Riccardo Alfonso, non ha nascosto le sue simpatie per questo “rivoluzionario” ante litteram per i fini che si era proposto e per il modello politico che intendeva instaurare nel suo paese. Da qualche anno, purtroppo, gli scenari sono cambiati e lo stesso Gheddafi sembra aver mutato pelle esponendosi ad un severo giudizio critico da parte degli stessi suoi sostenitori. D’altra parte la Libia nel XX secolo ha convissuto con la storia d’Italia, nella sua avventura colonialista, con tante luci e ombre che tale occupazione ha comportato e le vittime che ha generato e di questo vi è traccia nel testo dell’autore.Precedenti: qui

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Gheddafi e Berlusconi: Pecunia non olet

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

Il denaro non puzza, dicevano i latini. Anche Alceo (VII secolo a.C.) diceva che “l’uomo vale per le sue ricchezze”; evidentemente non si riferiva a quelle etiche ma alla moneta sonante. Stante così le cose non comprendiamo lo stracciar di vesti che leggiamo o sentiamo dai media su alcuni aspetti della visita del leader libico Muammar Gheddafi. Gheddafi e Berlusconi, e gli imprenditori italiani, stanno facendo affari: energia, costruzioni, armamenti, finanza, ecc. Il resto e’ fumo. L’Europa islamica? Un desiderio, come lo è quello delle Chiese che ritengono assoluto il proprio credo: praticamente tutte. L’invasione degli africani? Forse, intanto l’80% degli immigrati arriva dal Nord-Est. I cavalli berberi? Sono belli, perchè non vederli? Le 200 “modelle”, come dice El Mundo “fanno scenografia”, come la tenda e gli abiti libici. Chi punta sugli aspetti vistosi fa fumo. E’ una vecchia tecnica. Purtroppo, i furbi di turno la ripropongono, tanto ci sono sempre  i fessi che ci credono. Giuseppe Prezzolini (1882-1992), giornalista, diceva che i cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi. Appunto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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