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Mueller lascia al Congresso USA il giudizio sull’ostruzione alla giustizia di Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

By Domenico Maceri. “Ringrazio il brillante e rispettatissimo avvocato Alan Dershowitz per avere demolito le stupidissime asserzioni legali del ‘Giudice’ Andrew Napolitano”. Questa la reazione di Donald Trump per commentare le recenti prese di posizioni di due collaboratori della Fox News sul tema dell’ostruzione alla giustizia contenuto nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. La colpa di Napolitano è di aver dichiarato che il rapporto di Mueller specifica la colpevolezza del presidente per ostruzione alla giustizia, considerando i suoi comportamenti “illegali, indifendibili e condannabili”. Secondo Napolitano, esistono i presupposti per procedere all’impeachment. Napolitano ha poi fatto dichiarazioni che cercano di colmare il buco nei suoi rapporti con Trump, spiegando in un’intervista alla Fox Business Network che il presidente è un suo amico da trent’anni e lo sarà per altri trenta. Ha etichettato anche normale che il 45esimo presidente lo abbia attaccato personalmente per distrarre l’attenzione dal rapporto di Mueller.
Come ho già scritto in proposito, Mueller ha concluso le sue indagini senza però incriminare il presidente anche perchè vi è una direttiva del ministero di Giustizia dove è precisato che un presidente in carica non può essere incriminato. Nel merito, a questo riguardo, va precisato che non sono state trovate prove inconfutabili di cospirazione fra Trump e i russi nonostante la campagna “sistematica” russa di sconvolgere l’elezione americana del 2016. La stessa sorte non è toccata ad altri 34 soggetti, alcuni dei quali sono già in carcere o hanno in corso dei processi. Da aggiungere pure che Mueller ha indirizzato 14 inchieste ad altri procuratori, 12 delle quali sono finora segrete.
Nel merito Mueller ha spiegato che “un’accusa criminale contro un presidente in carica” inciderebbe negativamente sulle sue capacità di governare. Questo potrebbe spiegare il suo comportamento nelle indagini dirette su Trump. Si ricorda che il 45esimo presidente non è stato interrogato direttamente da Mueller ma si è limitato a rispondere a domande per iscritto che ovviamente sono state preparate con l’assistenza dei suoi legali. A parecchie di queste domande Trump ha risposto di non “ricordare”. Posssiamo supporre che la decisione di Mueller di non insistere sull’interrogatorio faccia a faccia con Trump va ricercata nel fatto che poteva attingere da altre fonti le informazione che reputava utili alle sue indagini anche se nel suo rapporto aveva sottolineato di ritenere “insufficienti” le argomentazioni addotte da Trump. Resta quindi irrisolta la domanda cardine sul perché un candidato presidenziale avesse accettato volentieri l’assistenza russa per la sua corsa alle presidenziali.
La storia ci dice che un procuratore speciale può interrogare un presidente in carica. George W. Bush e Bill Clinton si sono sottoposti a testimoniare in casi di accertata ostruzione. Il primo fu nel caso di Valerie Plame, l’agente della Cia la cui identità fu rivelata da alcuni funzionari del governo. Uno di questi responsabili, Lewis “Scooter” Libby, capo di Gabinetto del vice presidente Dick Cheney a quei tempi, fu condannato per aver mentito agli investigatori, ma alla fine fu graziato in parte da Bush e, in modo definitivo, da Donald Trump. Clinton dovette testimoniare davanti un gran giurì per le indagini di Whitewater, un’inchiesta su investimenti immobiliari della famiglia Clinton e di alcuni collaboratori del presidente.
Ma chi è Mueller? E’ una persona rispettabile e moralmente integra a dispetto degli attacchi ricevuti da Trump durante i 22 mesi di indagini. Secondo un sondaggio (53% favorevoli) gli americani hanno su di lui un’opinione positiva. Il fatto che non abbia incriminato il presidente non lo si deve, tuttavia, intendere come una decisione assunta dal procuratore speciale nel considerare l’inquisito al di sopra della legge. Infatti, il rapporto spiega che il “Congresso può applicare le leggi di ostruzione al presidente” seguendo il principio che “nessuno” ha completa immunità, nemmeno il presidente. Significa, in altre parole, che solo il Congresso ne ha la facoltà.
Mueller difatti, come hanno rilevato parecchi analisti e in particolar modo Laurence Tribe, esperto di diritto costituzionale della Harvard University, ha fornito al Congresso una road map per procedere nel giudicare il presidente. Spetta ora al congresso trarne le conclusioni”.
Ricordiamo ai nostri lettori che Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications. (La Fidest è grata al prof. Maceri per il suo autorevole intervento riguardo questa spinosa questione che vede un presidente Usa coinvolto in un’inchiesta così delicata e divisiva per l’opinione pubblica del suo paese come nel resto del mondo).

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