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Posts Tagged ‘multa’

Antitrust: Tar annulla 228mln multa fatturazione a 28 giorni

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Il Tar del Lazio ha annullato le maxi sanzioni per complessivi 228 milioni di euro inflitte nel gennaio 2020 dall’Antitrust a Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre per un’intesa anticoncorrenziale relativa al repricing effettuato nel ritorno alla fatturazione mensile.”Una vergogna! Che la giustizia non funzioni in questo Paese è cosa nota, ma ora si è toccato il fondo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Tar continua ad assecondare la politica dilatoria delle compagnie telefoniche, che si arrampicano sui muri e sugli specchi a caccia di cavilli legali pur di poter fare i loro comodi in barba a quanto hanno deciso le Authority: Agcom e Antitrust. Una decisione che ci lascia sgomenti!” conclude Dona.

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Multa e taglio punti patente annullati perché il Comune non può privatizzare l’autovelox

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2021

L’apparecchiatura di rilevamento a distanza deve essere gestita direttamente dalla polizia È escluso che a certificare la taratura periodica possa essere la società che noleggia lo strumento: accertare le infrazioni spetta solo alla polizia locale, che non può limitarsi a un’impropria validazione dei dati. Alla luce di questa cristallina decisione che riflette in maniera evidente il sentire comune, è ora di dire basta con macchinette velox fatto oggetto di un’assoluta privatizzazione a beneficio delle società appaltatrici per “far cassa” che poco hanno a che fare con la sicurezza stradale. È quanto emerge dall’ordinanza 14109/21, pubblicata il 24 maggio dalla seconda sezione civile della Cassazione. Secondo gli Ermellini, il Comune non può “appaltare” le multe per eccesso di velocità alla società che gli noleggia gli strumenti di misurazione: da una parte la taratura periodica dell’apparecchio non può essere certificata dall’installatore privato, dall’altra nell’accertamento delle infrazioni al codice della strada è sempre necessario l’intervento della polizia locale, che non può risolversi in «un improprio sistema di validazione dei dati» forniti dal terzo. Accolto il ricorso dell’automobilista sanzionato ex articolo 142, comma ottavo, Cds: la Suprema corte decide nel merito annullando i verbali. Sbaglia il tribunale di Oristano in sede d’appello a riformare la sentenza del giudice di pace: il magistrato onorario rilevava che l’amministrazione non fosse riuscita a dimostrare come l’apparecchiatura di rilevamento a distanza fosse gestita direttamente dalla polizia ex articolo 345 del regolamento di esecuzione Cds. Ma per il giudice del gravame la società che gestisce gli strumenti si limita a installare e impostare i velox, compiendo soltanto attività manuali sotto il diretto controllo dei vigili urbani. Ora trovano ingresso proprio le censure che denunciano violazione di legge rispetto alla gestione delle apparecchiature. La Corte costituzionale ha stabilito nella sentenza 113/15 che tutti gli strumenti di rilevamento della velocità dei veicoli devono essere sottoposti a verifica periodica di funzionalità e taratura. Ma la certificazione deve arrivare da un ente verificatore ad hoc e non dal fornitore privato, altrimenti non le multe e la decurtazione dei punti non valgono. Indubbia l’illegittimità rilevata nell’operato dell’amministrazione, che travolge l’atto di contestazione: dal contratto di noleggio degli strumenti non emerge che la polizia locale abbia assunto la piena disponibilità degli apparecchi. Il tutto mentre il carattere pubblicistico e la rilevanza dell’accertamento compiuto dai velox, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” «non può essere assolutamente fatto oggetto di un’assoluta privatizzazione» a beneficio delle società fornitrici.

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Super multa per la JPMorgan per manipolazione dei mercati

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La JP Morgan Chase, la più grande banca americana, dovrà pagare una multa di 920,2 milioni di dollari, la più salata della storia, per protratte operazioni di manipolazione del mercato. La decisione è stata presa dalla Commodity Futures Trading Commission (Cftc), l’agenzia del governo statunitense che si occupa della regolamentazione dei future e di altri derivati finanziari contrattati sui mercati delle commodity, quelli delle materie prime e dei prodotti alimentari. Il suo scopo è quello di garantire l’integrità del settore finanziario. Secondo l’ordinanza della citata Cftc, dal 2008 al 2016 la JP Morgan ha tenuto “una condotta manipolatrice e ingannevole” in particolare nei mercati dei metalli preziosi e dei contratti future legati alle obbligazioni del Tesoro. Di fatto, gli operatori, i trader, della JP Morgan hanno emesso centinaia di migliaia di ordini di acquisto che venivano poi ritirati, cancellati, prima della loro esecuzione. In questo modo hanno stravolto il normale andamento della domanda e dell’offerta, inducendo gli altri investitori a intraprendere azioni finanziarie basate su valutazioni e attese falsate. In pratica il sistema JP Morgan funzionava in questo modo: gli operatori emettevano ordini farlocchi di acquisto, per esempio, di contratti future sull’oro, i cosiddetti spoof order. Creavano così un “effetto onda”, imitato da altri operatori, per far salire il prezzo dei derivati. Poi, un momento prima di ritirare gli ordini fatti, essi emettevano un ordine vero, il cosiddetto genuine order, con il quale, invece, vendevano il future, il cui valore a quel punto era salito. Solo per un dato segmento di operazioni analizzate, è stato appurato che la JP Morgan avrebbe fatto profitti per oltre 172 milioni di dollari mentre gli altri operatori avrebbero avuto perdite per circa 312 milioni. Nell’ordinanza della Cftc si legge anche che per anni la banca ha disinformato e manipolato la stessa agenzia di controllo, rallentando così ogni possibile intervento di correzione e di sanzione. La JP Morgan non ha potuto nemmeno giustificarsi e scaricare le responsabilità su qualche singolo dipendente “avventuriero”, in quanto i vari dirigenti dei dipartimenti preposti ai mercati erano direttamente coinvolti. Soltanto nel 2016 la JP Morgan avrebbe iniziato a collaborare con l’agenzia di controllo. Per questa ragione, e ciò è alquanto sorprendente, l’ammontare della multa è stato proposto dalla banca e accettato dalla Cftc. Inoltre, sempre per tale tardiva e discutibile dimostrazione di buona volontà e di cooperazione, l’agenzia non ha chiesto che la banca fosse squalificata e dichiarata bad actor e, quindi, esclusa dai mercati perché “cattivo operatore”. Il che, e non solo secondo noi, sarebbe stata una vera rivoluzione nella finanza. Ancora una volta per le banche too big to fail si applica un conveniente accordo di favore. Le multe, anche se apparentemente salate, sono spesso solo una misera percentuale dei profitti fatti illegalmente e fraudolentemente. Il loro patteggiamento, di conseguenza, comporta sempre la fine delle indagini e dei procedimenti legali intrapresi. In merito, comunque, il Dipartimento di Giustizia e il Procuratore dello Stato del Connecticut stanno istruendo dei procedimenti penali per frode. Anche la Security Exchange Commission (Sec), la Consob americana, l’agenzia federale preposta alla sorveglianza delle attività delle borse valori e alla protezione degli investitori, sta iniziando un caso legale in sede civile. Vedremo se andranno oltre l’imposizione di semplici ammende. C’è poco da sperarci. Indubbiamente è in corso un profondo dibattito negli Stati Uniti circa l’efficacia delle azioni di controllo e di repressione da parte delle agenzie preposte al funzionamento dei mercati. Infatti, due consiglieri della succitata Cftc, si sono dichiarati non completamente soddisfatti per la mancata applicazione dello status di bad actor per la JP Morgan. Hanno richiesto una maggiore e fattiva collaborazione tra la Cftc e la Sec, che avrebbe l’autorità di escludere dai mercati le banche e gli operatori considerati inaffidabili. “Essenzialmente, hanno detto i due consiglieri, oggi la Sec consiglia alla Cftc quello che la Cftc deve consigliare alla Sec, il cui regolamento, poi, le vieta di fare”, Un “procedimento circolare” che oscura la trasparenza e le responsabilità con uno spreco di risorse. E’ qualcosa che anche in Europa e in Italia dovremmo imparare, circa le nostre varie agenzie di controllo. La gravità dell’affaire della JP Morgan va ben oltre il caso in sé. La manipolazione dei mercati delle commodity non ha soltanto una valenza finanziaria. In questi mercati vengono contrattate le derrate e le risorse più importanti per l’economia e per la vita dei popoli e dei singoli cittadini: il cibo, l’energia, e tutte le materi prime che entrano nei settori produttivi dell’economia reale. Non ci si può dimenticare dei picchi d’inflazione relativi ai prezzi del grano, del riso o del petrolio che, più volte in questi primi venti anni del ventunesimo secolo, hanno stravolto intere nazioni e impoverito, spesso fino alla fame, centinaia di milioni di persone. Su problemi di tale portata non si dovrebbe né mettere la testa sotto la sabbia per non vedere né usare la mano leggera quando si scoprono comportamenti illegali. Essi, di solito, sono alla base di scandalosi arricchimenti. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

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Multa dell’Antitrust a Sixthcontinent

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

Un primo importante passo verso la giustizia. È il commento delle associazioni dei consumatori Codici ed Aeci, che aderiscono alla Federazione Consumatori Italiana insieme ad Aiace e Konsumer, in merito alla multa inflitta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a Sixthcontinent. Attiva nell’ambito della pubblicità online e dell’e-commerce, in particolare nell’offerta e nella vendita di shopping card attraverso la piattaforma sixthcontinent.com, la società ha ricevuto una sanzione di 4 milioni di euro per condotte ingannevoli e aggressive.“Questa multa – dichiarano Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici, ed Ivan Marinelli, Presidente di Aeci – conferma quanto denunciamo da mesi. La convenienza economica prospettata dalla società è stata ingannevole ed i consumatori sono stati danneggiati da condotte aggressive. Prima Sixthcontinent ha negato, poi ha minimizzato, ora ha scaricato la colpa su una presunta truffa perpetrata da alcuni utenti. Riteniamo sia arrivato il momento che la società si assuma le sue responsabilità e risarcisca i consumatori. È quello che chiediamo con la class action che abbiamo avviato e che ha raccolto centinaia di adesioni”.Il giudizio dell’Antitrust è netto. Come appurato dall’Autorità, Sixthcontinent ha bloccato gli account di molti clienti in modo ingiustificato, ha ostacolato il rilascio di shopping card dei vari merchant e ne ha ritardato più volte l’attivazione, ha convertito forzosamente le proprie shopping card dal valore promesso e spendibile sulla piattaforma in crediti da usare sulla stessa, ha svalutato la percentuale dei crediti utilizzabili per l’acquisto delle shopping card dei vari merchant dal 50% all’1-3%, ha ridotto in modo significativo il numero e l’importanza di shopping card acquistabili e degli altri servizi di pagamento fruibili in precedenza con il saldo e con i crediti accumulati. Infine, in alcuni casi la società ha omesso il rimborso delle somme versate per l’acquisto delle shopping card e ha offerto solo crediti spendibili sulla piattaforma ormai priva di molti servizi di pagamento prima utilizzabili. Le condotte accertate hanno coinvolto complessivamente oltre 500 mila consumatori.Sui siti http://www.codici.org e http://www.euroconsumatori.eu sono disponibili i moduli di adesione alla class action.

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Garante Privacy, multa 17mln euro a Wind Tre Spa

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Wind Tre Spa per circa 17 milioni di euro per numerosi trattamenti illeciti di dati, legati prevalentemente ad attività promozionali.” Ottima notizia! Finalmente fioccano sanzioni esemplari per le attività illecite di telemarketing e teleselling. Dopo Eni gas e luce e Tim è la volta di Wind tre. E’ vergognoso che il problema del marketing selvaggio sia ancora irrisolto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo il nuovo regolamento sul funzionamento del Registro pubblico delle opposizioni, che non solo consentirà ai consumatori di poter iscrivere al Registro anche i loro cellulari, ma anche di revocare tutti i consensi precedentemente espressi, varato il 17 gennaio 2020 dal Consiglio dei Ministri con incredibile ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Legge n. 5 dell’11 gennaio 2018, non diventerà operativo prima del 1° dicembre 2020″ prosegue Dona.”Gli italiani non ne possono più di telefonate indesiderate e di attivazioni di servizi non richiesti. Speriamo, quindi, che il regolamento sia varato nei tempi previsti” conclude Dona.

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Coronavirus. Multato per aver comprato del vino. Allora non lo vendano

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

La vita è troppo breve per bere vini mediocri. Diceva Goethe. Ma in tempi di epidemia non se ne può proprio bere, al massimo ci si può ammazzare con le sigarette e i sigari.
Leggiamo su Repubblica edizione di Torino che un uomo è stato multato per essere uscito di casa, in bicicletta, ed avere comprato tre bottiglie di vino ed un pacco di pasta. Speriamo che la sanzione sia arrivata per la pasta, ma ne dubitiamo. Per i militari, l’uscita non era necessaria, per di più pericolosa perché in bici e quindi meritevole di sanzione. 102,50 euro di multa. Tre bottiglia d’annata, insomma. Se la ricostruzione è veritiera non possiamo che consigliare al sig. Vino di fare ricorso. Come si può dire che un pacco di pasta non è necessario? E tre bottiglie di vino? Si punisce il vizio? Quindi chi va in tabaccheria? Se la multa rifugge parametri oggettivi finendo per giudicare i consumi (che non ci risultano siano vietati, nè di bevande alcoliche nè di tabacchi) è chiaro che l’osservanza delle norme non è rimessa ad un metro valutativo certo, ma all’arbitrio del giudicante. Tre pacchi di pasta da mezzo kg e quindi secondo le porzioni medie da 80 g
sono una scorta più che giornaliera e legittimano una spesa di tre bottiglie di vino? Ma, ci domandiamo, tre bottiglie di vino, quindi poco più di un paio di litri, di per sé non sono anch’esse una scorta secondo le quantità massime consigliate dall’OMS? Che cosa hanno sanzionato i carabinieri? Se questa è l’applicazione delle norme allora meglio vietare la vendita di alcolici e chiudere anche le tabaccherie. (Alessandro Gallucci, legale, consulente Aduc)

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Gomme e catene da neve: 1,7 milioni di italiani a rischio multa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Dal 15 novembre al 15 aprile scatta l’obbligo di montare pneumatici invernali o di avere a bordo catene da neve; ma gli italiani rispettano questa regola? Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, nell’ultimo anno 1,2 milioni di automobilisti hanno guidato senza dotarsi dei dispositivi prescritti dalla legge e, più in generale, la platea di automobilisti a rischio multa potrebbe essere addirittura più ampia, arrivando a 1,7 milioni di persone.È questo il numero di automobilisti che alla domanda “come ti comporti prima di partire per un viaggio in auto al di fuori della tua città” hanno dichiarato di mettersi tranquillamente al volante senza essere in regola con la norma. Limitandoci al solo ultimo anno, però, per quale motivo così tanti italiani non hanno guidato con dispositivi di sicurezza tanto fondamentali? L’8% ha detto di essersene dimenticato, il 7% ha dichiarato di non poterselo permettere economicamente e il 6% ha addirittura ammesso che non si è adeguato perché ritiene questi dispositivi di poca utilità. Eppure, i rischi nel non utilizzare gomme adatte alle intemperie o catene da neve sono molto alti; non solo per la propria incolumità, ma anche per l’RC auto, che potrebbe perdere di validità in caso di sinistro.

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Buy&sharing: Dopo pronuncia Antitrust non finisce tutto: disonesti e furbi ci sono sempre

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

L’Antitrust si è pronunciata con un multone nei confronti di diverse società che applicavano in Rete il sistema di vendita piramidale conosciuto col nome di Buy&Sharing: versi una caparra per acquistare un prodotto a prezzo mozzafiato e ti inserisci in una lista, che via via che ci sono nuovi adepti, quelli in cima alla lista riescono ad avere il prodotto che hanno prenotato, ma se non hai pazienza di aspettare il tuo “turno” puoi procedere all’acquistato di quanto hai già prenotato ma con un prezzo molto al di fuori (al rialzo) rispetto al mercato. Ma – ed è questo che ha sanzionato l’Autorità – se cominciano a mancare quelli in fondo alla lista che via via si aggiungono, la lista stessa si ferma. E, come è accaduto grazie a diverse denunce presentate anche da Aduc, denunce anche penali oltre che all’Autorità di Garanzia per la concorrenza e il mercato (Agcm, nota come Antitrust), queste società spariscono o falliscono.
La vicenda va avanti da diverso tempo e, purtroppo non sembra diminuire od attenuarsi. Ora, ovviamente, speriamo che la pronuncia dell’Antitrust riesca far parlare di più della realtà di questi venditori di occasioni false (occasioni solo tali per loro…) e di quei consumatori che, attratti al presunto prezzo basso, si fanno coinvolgere.
C’è da dire che mentre i venditori piramidali finiscono per sparire col bottino o ad intraprendere percorsi giudiziari o sanzionatori, i consumatori – buona parte di loro (Aduc ne conosce diversi che chiedono aiuto/consulenza quando si sono resi conto di essere cascati in questa rete) – non sono proprio degli sprovveduti, ma sono consapevoli di dove si sono andati ad infilare e, fintanto che riescono anch’essi a trovare persone che conoscono che si aggiungono in coda alla lista che dovrebbe poterli portare ad arrivare in cima ed acquistare il prodotto a prezzo mozza fiato, partecipano al “gioco”; ma quando si accorgono che stanno solo per rimetterci soldi, ecco che si rivolgono ad Aduc come se la nostra associazione fosse detentrice di bacchetta magica per far sparire o rinsavire tutti i presunti malfattori… e si “devono accontentare” che Aduc dia loro indicazioni su come avviare un procedimento anche penale contro i loro “benefattori”, oltre al fatto che Aduc
coinvolge sempre l’Antitrust.
In questo contesto c’è da ricordare che, nonostante la nutrita lista dei multati da parte dell’Antitrust (6 aziende), il fenomeno è tutt’altro che in calo. Non solo, ma a coloro che usano quei metodi rilevati illeciti da parte dell’Antitrust, se ne aggiungono continuamente di nuovi che usano metodi più “innovativi” e meglio mascherati, ma che poi in sostanza sono sempre vendite piramidali che si basano sugli ultimi che pagano per i primi… fintanto che questi ultimi non si esauriscono (in genere molo, ma proprio molto presto) e tutti quelli in lista rimangono col cerino in mano e il portafogli vuoto.
Aduc continua la sua opera di vigilanza e informazione, in generale e per ogni specifico caso che i singoli consumatori vorranno sottoporre ai propri servizi di consulenza e assistenza. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Antitrust: multa di 2,42 miliardi di EUR a Google

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

google-building-44Bruxelles. La Commissione europea ha imposto a Google un’ammenda di 2,42 miliardi di EUR per violazione delle norme antitrust dell’UE. Google ha abusato della posizione dominante sul mercato in quanto motore di ricerca accordando un vantaggio illegale a un altro suo prodotto, il servizio di acquisto comparativo.
La società deve porre fine a tale comportamento entro 90 giorni o sarà soggetta al pagamento di una penalità fino al 5% del fatturato giornaliero medio mondiale di Alphabet, la società madre di Google.
Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “Google ha lanciato tanti prodotti e servizi innovativi che ci hanno cambiato la vita. Gli effetti sono indubbiamente positivi. Ma nella strategia attuata per il suo servizio di acquisti comparativi, non si è limitata a rendere il suo prodotto migliore di quelli concorrenti per attrarre più clienti. Google ha abusato della sua posizione dominante come motore di ricerca per promuovere il suo servizio tra i risultati della ricerca e per retrocedere quello dei concorrenti.Google ha tenuto un comportamento illegale ai sensi delle norme antitrust dell’UE perché ha impedito ad altre imprese di competere in base ai propri meriti e di innovare. Ma soprattutto, ha negato ai consumatori europei la possibilità di scegliere liberamente i servizi e di sfruttare appieno i vantaggi dell’innovazione.”
Strategia di Google per il suo servizio di acquisti comparativi
Il prodotto di punta di Google è il suo motore di ricerca che fornisce risultati di ricerca ai consumatori, che pagano per il servizio con i loro dati. Circa il 90% delle entrate di Google proviene dalle inserzioni pubblicitarie, come quelle proposte ai consumatori a seguito di una ricerca.Nel 2004 Google è entrata nel mercato distinto dei servizi di acquisti comparativi in Europa, con un prodotto inizialmente denominato “Froogle” e rinominato “Google Product Search” nel 2008 e “Google Shopping” nel 2013. Il prodotto consente ai consumatori di raffrontare i prodotti e i prezzi online e individuare offerte proposte da rivenditori online di tutti i tipi, tra cui negozi online dei produttori, piattaforme come Amazon e eBay e altri rivenditori.Quando Google ha introdotto il servizio di acquisti comparativi Froogle, erano già presenti sul mercato diversi operatori. Secondo i dati di cui disponeva all’epoca, Google era al corrente dei risultati scadenti di Froogle sul mercato (in un documento interno del 2006 si legge che Froogle simply doesn’t work / Froogle non funziona).Per essere competitivi, i servizi di acquisti comparativi si basano, in ampia misura, sul traffico: più è intenso, più le pagine sono cliccate e gli utili aumentano. Inoltre, l’aumento del traffico attira un maggior numero di rivenditori che vogliono proporre i loro prodotti attraverso il servizio di acquisti comparativi. Grazie alla sua posizione dominante nella ricerca generica su internet, il motore di ricerca di Google è un’importante fonte di traffico per i servizi di acquisti comparativi.
Dal 2008 Google ha operato un cambiamento di rotta nella strategia attuata per affermare il proprio servizio di acquisti comparativi sui mercati europei, facendo leva sulla propria posizione dominante nella ricerca generica su internet invece che sulla capacità di competere in base ai propri meriti.
Per formulare la sua decisione, la Commissione ha raccolto e attentamente analizzato una vasta gamma di prove, tra cui:
1) documenti di Google e di altri operatori del mercato risalenti all’epoca dei fatti;
2) grandi quantità di dati oggettivi, tra cui 5,2 terabyte di risultati della ricerca su Google (circa 1,7 miliardi di ricerche);
3) esperimenti e indagini finalizzati ad analizzare soprattutto l’impatto della visibilità dei risultati della ricerca sul comportamento dei consumatori e sulla percentuale di clic;
4) dati finanziari e sul traffico che attestano l’importanza commerciale della visibilità dei risultati della ricerca su Google e le conseguenze della retrocessione;
5) un’ampia indagine di mercato sui clienti e sui concorrenti nei mercati interessati (con questionari inviati dalla Commissione a diverse centinaia di imprese).

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Antitrust: maxi-multa 5 mln a Vw per scandalo emissioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2016

L’Antitrust ha inflitto una sanzione di cinque milioni di euro a Volkswagen “per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta”.”Finalmente qualcosa si muove anche in Italia. Una sentenza esemplare, considerato che è pari al massimo edditale. Certo non sono le sanzioni che la Volkswagen rischiava di prendere negli Stati Uniti e che l’hanno indotta a scendere a compromessi rispetto ai risarcimenti. Ora la società deve aprire quel dialogo con le associazioni di consumatori che ha finora rifiutato, ponendo condizioni assurde. Attendiamo che anche il ministero dei Trasporti esprima una posizione definitiva, consentendo così di avere le basi per un ragionevole confronto, anche considerato che i richiami sono già stati pubblicati, ma riguardano circa 15.000 veicoli su quasi un milione di veicoli venduti nel periodo. Anche su questo attendiamo una parola da parte del ministro Graziano Delrio” dichiara Raffaele Caracciolo, esperto di automotive dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Multa Antitrust ad Alitalia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2015

L’Antitrust ha deciso di sanzionare Alitalia con una multa da 320mila euro per “reiterata inottemperanza” in relazione alla delibera del 2013 con la quale venivano punite le limitazioni ad usufruire della tratta di ritorno nel caso non si fosse volato all’andata con la compagnia.
“Ora speriamo che la capiscano!” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la multa comminata dall’Antitrust.”I nostri sportelli sono intasati dalle segnalazioni relative alle compagnie aeree e a pratiche commerciali scorrette come queste” ha proseguito Dona.”La libera mobilità del consumatore è un diritto oltre che un fattore di efficienza economica. Libera circolazione significa anche poter scegliere la compagnia che più ci piace e che pratica i prezzi migliori, senza vincoli tra l’andata ed il ritorno. A maggior ragione se si considera che questa estate il trasporto aereo ha avuto rincari ingiustificati, vere e proprie speculazioni, visto il calo del prezzo del carburante. In agosto ci sono stati aumenti mensili del 23,8% per il trasporto aereo passeggeri: +18,9% per i voli nazionali, + 26,9% per i voli europei e + 22,7% per i voli intercontinentali. Una ragione in più per potersi spostarsi liberamente da una compagnia all’altra e da un viaggio all’altro” ha concluso Dona.

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Dev’essere annullata la multa elevata col velocar se è seminascosto dal cavalcavia della tangenziale

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2013

autovelox

autovelox (Photo credit: spiritokko)

La postazione non perfettamente visibile perché posizionata dopo il montante in cemento di un cavalcavia è in contrasto con la direttiva Maroni. Peraltro, risulta, inesistente la notifica eseguita da una società privataUn’altra sentenza che la dice lunga su quanto afferma lo “Sportello dei Diritti” da anni in merito alla scarsa trasparenza delle amministrazioni che utilizzano gli strumenti elettronici di rilevazione più per “far cassa” che per ragioni di sicurezza stradale.
Ed infatti dopo la recente sentenza del giudice di Pace di Vasto che aveva annullato la sentenza per l’autovelox occultato, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” pubblica l’interessante decisione del giudice di pace di Voghera che ha annullato un verbale elevato con “Velocar” seminascosto dal cavalcavia della tangenziale. Secondo il magistrato onorario Maria Aurelia Minudri che ha emesso la sentenza 116/13 dev’essere annullata la se l’infrazione del codice della strada è rilevata dall’apparecchio elettronico installato in una postazione non perfettamente visibile, diversamente da quanto prevede la direttiva Maroni. Con la stessa decisione del giudice di pace del centro pavese è stato, peraltro ribadito un concetto che andiamo ripetendo da tempo, ossia che è da ritenersi inesistente la notifica dell’atto effettuata da una società privata convenzionata con l’ente accertatore. Nel caso in questione è stato accolto il ricorso del proprietario di un’autovettura che si è visto annullare la sanzione inflitta ai sensi dell’articolo 142 comma 8 del Codice della Strada, per aver oltrepassato di oltre 20 chilometri orari il limite di velocità su una strada provinciale. Il giudice ha potuto rilevare che il velocar risultava posizionata dopo il montante in cemento della tangenziale e, dunque, non perfettamente visibile per gli utenti della strada in transito come invece deve essere in base alla direttiva del ministero dell’Interno diffusa il 14 agosto 2009. In ultimo, sempre lo stesso giudicante ha precisato che la notifica del verbale deve comunque essere effettuata dal messo dell’ente accertatore o da un funzionario dell’amministrazione che ha accertato la violazione.

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Quando l’autovelox sbaglia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 ottobre 2010

Sono anni che continuiamo a sostenere che gli apparecchi di rilevazione elettronica della velocità sono tutt’altro che affidabili e sempre da anni rivolgiamo appelli alla P.A., ai Prefetti ed ai Giudici di Pace affinché verifichino puntualmente ogni passaggio dell’iter procedimentale per la contestazione delle infrazioni a mezzo autovelox o comunque affidate a dispositivi elettronici di controllo. Così  Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale Tutela del Consumatore di “Italia dei Valori” e fondatore dello “Sportello dei Diritti” sull’ultima, ma non la più risibile, segnalazione in merito ad una multa per superamento del limite di velocità elevata sull’autostrada con il famigerato Tutor. Questa volta, la Polstrada ha sanzionato un’autovettura berlina scambiandola per un autoveicolo con rimorchio, raddoppiando così la sanzione ivi prevista dall’art. 142 comma 11 del Codice della Strada che prevede per l’appunto il raddoppio automatico della multa quando a superare il limite di velocità è un veicolo con rimorchio. Me v’è di più, nel verbale citato che avrebbe comportato peraltro la sospensione della patente di guida, il proprietario dell’autoveicolo avrebbe superato un limite che non viene neanche riportato in alcun punto dell’atto di contestazione. È evidente, dunque, che il verbale de quo risulti palesemente viziato da gravi errori che ne inficiano il contenuto e che lo rendono invalido e perciò nullo, ma il problema è che a pagare sempre per i non rari refusi della P.A. è il cittadino – automobilista il quale preoccupato per le conseguenze di un’infrazione a lui non imputabile, è stato costretto ad inoltrare per il tramite dello “Sportello dei Diritti” un ricorso amministrativo ex art. 203 del Codice della Strada, predisposto a titolo gratuito dal sottoscritto, confidando nell’inevitabile ravvedimento dell’organo amministrativo superiore, in questo caso il Prefetto di Foggia.

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Antitrust: multa alla Finecobank

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2010

“L’ennesima pratica commerciale scorretta ai danni dei consumatori a conferma  dell’alto livello di infedeltà del nostro mercato”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando la sanzione di 140 mila euro inflitta dall’Autorità Antitrust alla ‘Finecobank’, banca on-line del gruppo Unicredit, multata per aver diffuso un messaggio pubblicitario sulla concessione di fidi potenzialmente ingannevole. “L’episodio -prosegue Dona- è solo l’ultimo di una lunga lista nera di pratiche sleali attuate nel nostro mercato nei più svariati settori merceologici: per fortuna l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato risponde colpo su colpo nella sua costante attività a tutela dei cittadini”. “Di fronte a tali comportamenti, oramai diventati una consuetudine, è lecito domandarsi come il consumatore possa riacquistare fiducia in un mercato da cui viene costantemente tradito. Proveremo a trovare una risposta -conclude il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori- in occasione della quarta edizione del Premio ‘Vincenzo Dona’ (Roma, 25 novembre 2010), quest’anno incentrato proprio sul tema dell’etica del mercato e della responsabilità d’impresa”.

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Carabinieri: attenti a chi fate la multa

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2010

Il Maresciallo dei carabinieri Daniele Benegiano non immaginava che elevare contravvenzioni al codice della strada lo avrebbe condotto ad essere convocato dai superiori, ad essere destinato ad un altro reparto e, addirittura, a finire al pronto soccorso. Il sottufficiale, unitamente all’appuntato Domenico Moscatelli, con cui faceva da tempo coppia fissa in pattuglia per le strade di Roma, durante lo svolgimento del servizio, aveva contestato infrazioni del codice della strada ad alcuni generali di altre forze armate e ad altissimi funzionari dell’Amministrazione. Per tale motivo, entrambi i militari erano stati più volte convocati dai superiori i quali avevano rappresentato il pericolo che il loro atteggiamento inflessibile potesse incrinare i rapporti dell’Arma con le altre forze di polizia e con alte personalità dello Stato. In tali colloqui, peraltro, era stato fatto loro presente che era in potere della scala gerarchica di destinarli ad altri reparti. I due militari erano stati poi assegnati a distinte pattuglie, ma avevano nondimeno continuato a svolgere il loro servizio con l’abituale imparzialità, attenendosi al principio di non discriminare gli utenti della strada intercettati a seconda della qualifica o del ruolo sociale. Anzi, sospettando che in riferimento ad alcuni verbali da loro elevati non fosse stato dato il regolare seguito, avevano presentato due denunce penali alle Procure della Repubblica militare ed ordinaria di Roma. Sennonché, il Maresciallo Benegiano, allorché intraprendeva il servizio dello scorso 12 giugno, ha ricevuto la comunicazione di essere stato aggregato per “esigenze di servizio” ad altro reparto. Lo stress determinato dalla notizia, unitamente alle pressioni psicologiche subite negli ultimi mesi, hanno determinato il crollo del sottufficiale che, durante il servizio, si è sentito male ed è stato accompagnato in divisa al Pronto soccorso dell’Ospedale Pertini di Roma e lì trattenuto per tre giorni. “Il caso del Maresciallo Benegiamo – rileva l’Avvocato Giorgio Carta che lo assiste – rammenta a tutti le difficili condizioni psicologiche in cui quotidianamente prestano servizio i nostri valorosi Carabinieri, soprattutto nell’area di Roma. L’esito delle denunce penali presentate dai due militari non è ancora definito, ma può già ora rilevarsi l’anomalia di un’indagine delegata alla stessa Arma dei Carabinieri e delle singolari convocazioni gerarchiche subite dai due militari”. Peraltro, è prassi dell’Arma dei carabinieri far precedere un trasferimento definitivo da un’aggregazione temporanea. “Contro l’eventuale trasferimento per incompatibilità – prosegue l’avvocato Carta – esperiremo ogni opportuno ricorso, atteso che il Comandante di reparto dei militari non è più quello dell’epoca di fatti oggetto di denuncia e, quindi, sarebbe difficile ravvisare oggi validi motivi di opportunità alla permanenza dei due militari nella attuale sede di servizio”. (fonte grnet.it)

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