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Pillola ‘multi-tasking’ per trattare il fattore di rischio ‘occulto’

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

La scarsa aderenza alla terapia va considerata come un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare. Ma è un fattore di rischio ‘occulto’, del quale il medico spesso non si rende conto. Si tende infatti a non considerare l’eventualità che il paziente possa non prendere i farmaci o non li assuma regolarmente. “Una possibile soluzionecontroil fattore di rischio ‘occulto’ è la polipillola – afferma il professor Massimo Volpe, Presidente della SIPREC – cioè una combinazione fissa di farmaci appartenenti a diverse categorie (ad esempio antipertensivi, anti-colesterolo, magari anche con l’aggiunta di aspirina) all’interno di un’unica pillola. Numerosi studi e una recentissima metanalisi di Lancet hanno dimostrato come la terapia di combinazione inserita in una polipillolapossa garantire un’efficace protezione cardiovascolare,determinando una riduzione di quasi il 40% degli eventi e mortalitàcardiovascolari nei pazienti in prevenzione primaria”. “Può sembrare lapalissiano – afferma il professor Giovambattista Desideri, direttore Cattedra di Geriatria Università de L’Aquila, ordinario di Medicina Interna e Geriatra – ma il cuore del problema è che i farmaci funzionano solo in chi li prende. Se parliamo ancora di problema dell’aderenza è perché la non adeguata osservanza da parte del paziente della prescrizione del medico, in termini di numero di farmaci e di tempi di assunzione, rappresenta ancora uno dei principali determinanti del non completo successo terapeutico degli interventi di prevenzione. Si stima che meno della metà dei pazienti con problematiche croniche, quali ipertensione o dislipidemia,sia adeguatamente aderente ai trattamenti prescritti e, dopo un anno dalla prima prescrizione, meno del 50% dei pazienti continui ad assumere con regolarità il trattamento, come dimostrano i dati l’Osservatorio sull’Uso dei Farmaci in Italia.Ma la ‘colpa’ non è certo solo del paziente. Oltre alla scarsa disponibilità e convinzione del paziente, c’è anche la scarsa disponibilità del medico a spiegare l’importanza di un’adeguata prevenzione e la sua inerzia nell’adeguare il trattamento. “Solo una parte, una quota insoddisfacente, dei nostri pazienti– ammette il professor Desideri – raggiungere il target di trattamento. In Italia, dove si contano 18 milioni di ipertesi, molti non assumono alcun farmaco e molti altri sono trattati in maniera non soddisfacente;mediamente nel nostro Paese circa il 60% dei pazienti ipertesi raggiunge l’obiettivo terapeutico (inferiore a 140/90 mmHg). Stesso discorso vale per la colesterolemia,meno diun terzo dei pazienti ad alto rischio raggiunge il target terapeutico (inferiore a 70 mg/dl di colesterolo LDL)”.Il terzo determinante della mancata aderenza, forse il più importante, è la complessità dello schema farmacologico. “Se mettiamo il paziente in condizione di dover assumere una manciata di farmaci al giorno – riflette il professor Desideri – è piuttosto improbabile che possa seguirelo schema con precisione”. Ma la novità degli ultimi anni è la possibilità di avere all’interno della stessa compressa farmaci di categorie di diverse, come quelli che riducono la pressione e la colesterolemia. E questo è il concetto di polipillola. “Queste combinazioni di farmaci di classi diverse (antipertensivi e ipolipemizzanti)– afferma il professor Desideri – hanno ormai profonde evidenze di efficacia e semplificano la gestione terapeutica del paziente. Dunque una soluzione ottima, ma non per tutti. Nonpossiamo trattare un paziente che non abbia mai assunto un farmaco antipertensivo o ipolipemizzante con unapolipillola; questa è invece un’ottima soluzione per i pazienti che stiano già assumendo quei principi attivi; riunire quei farmaci nella stessa compressa, semplificalo schema terapeutico e garantisce una maggior aderenza. I risultati di una meta-analisi presentata all’ultimo congresso della European Society of Cardiology e pubblicata su Lancetdimostrano che una polipillolacontenente almeno 2 farmaci antipertensivi, una statina ed eventualmente aspirina a basse dosi, riduce del 48% il rischio di infarto miocardico, dell’ictus del 41% e della morte per cause cardiovascolari del 35% in prevenzione primaria (cioè in soggetti che non avevano ancora avuto eventi cardiovascolari).

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