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Il multilateralismo al centro del meeting dei BRICS

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi Lo scorso 19 maggio i ministri degli Esteri dei Paesi BRICS si sono incontrati, in via telematica, per discutere della situazione strategica globale e per promuovere il loro processo di cooperazione e d’integrazione. Si tratta di un evento degno di grande attenzione da parte dell’Occidente e in particolare dell’Unione europea. E’ opportuno sempre ricordare che i BRICS rappresentano più del 40% della popolazione mondiale e ben il 20% del Pil del pianeta. Ovviamente la guerra in Ucraina è stata affrontata. Al punto 11 della Dichiarazione finale si afferma: ”I ministri hanno ricordato le loro posizioni nazionali sulla situazione in Ucraina espresse nelle sedi appropriate, segnatamente il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’Assemblea Generale dell’Onu. Essi sostengono i negoziati tra Russia e Ucraina. Hanno anche discusso le loro preoccupazioni per la situazione umanitaria in Ucraina e dintorni ed hanno espresso il loro sostegno agli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite, delle agenzie Onu e del Comitato Internazione della Croce Rossa per fornire aiuti umanitari in conformità con la risoluzione 46/182 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.”. Importanza grande ha assunto la sessione separata del gruppo “BRICS Plus”, che ha incluso l‘Argentina, l’Egitto, l’Indonesia, il Kazakistan, la Nigeria, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Senegal e la Tailandia in rappresentanza dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo. E’ in considerazione un possibile allargamento dei BRICS. Se ne discuterà a giugno in Cina al 14° summit annuale, dedicato a una “Nuova era di sviluppo globale”. Il presidente cinese Xi Jinping, definendo la situazione attuale di grande “turbolenza e trasformazione”, ha chiesto un rafforzamento della cooperazione, della solidarietà e della pace attraverso la Global Security Initiative per una “sicurezza comune” da affiancare alla sua Global Development Initiative (Gdi). Egli ha rilevato che lo scontro tra blocchi contrapposti e la persistente mentalità della guerra fredda dovrebbero essere abbandonati a favore della costruzione di una comunità globale di “sicurezza per tutti”. E’opportuno ricordare che la Gdi è stata valutata positivamente da più di 100 Paesi e da molte organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite. La Dichiarazione fa del multilateralismo l’idea portante della politica dei BRICS. Ribadisce il ruolo guida del G20 nella governance economica globale e sottolinea che esso “deve rimanere intatto per fronteggiare le attuali sfide globali.”. Evidentemente l’aggettivo “intatto” indica la volontà di avere anche la Russia nei meeting del G20, che, dopo l’Indonesia, nei prossimi tre anni saranno presieduti rispettivamente dall’India, dal Brasile e dal Sud Africa. Un certo disappunto è stato manifestato nei confronti dei Paesi ricchi che nella pandemia Covid non hanno dato una giusta attenzione ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo. In sintesi, di là del dramma della guerra, nel mondo ci sono segnali per realizzare iniziative miranti a un nuovo ordine mondiale. Per esempio, l’ex presidente brasiliano Lula Da Silva, candidato alle elezioni di ottobre, propone esplicitamente la creazione di una nuova valuta, il Sur, da usare nel commercio latinoamericano per non continuare a dipendere dal dollaro. A marzo diverse società cinesi hanno acquistato carbone russo pagando in yuan. E’ il primo acquisto di merci russe pagate in valuta cinese dopo che la Russia è stata sanzionata dai Paesi occidentali. Crediamo che sia il momento non solo di valutare meglio gli interessi dell’Unione europea ma anche di accentuare il ruolo di maggiore autonomia per contribuire a realizzare un assetto multipolare. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Il multilateralismo al centro del meeting dei BRICS

Posted by fidest press agency su martedì, 31 Maggio 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Lo scorso 19 maggio i ministri degli Esteri dei Paesi BRICS si sono incontrati, in via telematica, per discutere della situazione strategica globale e per promuovere il loro processo di cooperazione e d’integrazione. Si tratta di un evento degno di grande attenzione da parte dell’Occidente e in particolare dell’Unione europea. E’ opportuno sempre ricordare che i BRICS rappresentano più del 40% della popolazione mondiale e ben il 20% del Pil del pianeta. Ovviamente la guerra in Ucraina è stata affrontata. Al punto 11 della Dichiarazione finale si afferma: ”I ministri hanno ricordato le loro posizioni nazionali sulla situazione in Ucraina espresse nelle sedi appropriate, segnatamente il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’Assemblea Generale dell’Onu. Essi sostengono i negoziati tra Russia e Ucraina. Hanno anche discusso le loro preoccupazioni per la situazione umanitaria in Ucraina e dintorni ed hanno espresso il loro sostegno agli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite, delle agenzie Onu e del Comitato Internazione della Croce Rossa per fornire aiuti umanitari in conformità con la risoluzione 46/182 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.”. Importanza grande ha assunto la sessione separata del gruppo “BRICS Plus”, che ha incluso l‘Argentina, l’Egitto, l’Indonesia, il Kazakistan, la Nigeria, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Senegal e la Tailandia in rappresentanza dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo. E’ in considerazione un possibile allargamento dei BRICS. Se ne discuterà a giugno in Cina al 14° summit annuale, dedicato a una “Nuova era di sviluppo globale”. Il presidente cinese Xi Jinping, definendo la situazione attuale di grande “turbolenza e trasformazione”, ha chiesto un rafforzamento della cooperazione, della solidarietà e della pace attraverso la Global Security Initiative per una “sicurezza comune” da affiancare alla sua Global Development Initiative (Gdi). Egli ha rilevato che lo scontro tra blocchi contrapposti e la persistente mentalità della guerra fredda dovrebbero essere abbandonati a favore della costruzione di una comunità globale di “sicurezza per tutti”. E’opportuno ricordare che la Gdi è stata valutata positivamente da più di 100 Paesi e da molte organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite. La Dichiarazione fa del multilateralismo l’idea portante della politica dei BRICS. Ribadisce il ruolo guida del G20 nella governance economica globale e sottolinea che esso “deve rimanere intatto per fronteggiare le attuali sfide globali.”. Evidentemente l’aggettivo “intatto” indica la volontà di avere anche la Russia nei meeting del G20, che, dopo l’Indonesia, nei prossimi tre anni saranno presieduti rispettivamente dall’India, dal Brasile e dal Sud Africa. Un certo disappunto è stato manifestato nei confronti dei Paesi ricchi che nella pandemia Covid non hanno dato una giusta attenzione ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo. In sintesi, di là del dramma della guerra, nel mondo ci sono segnali per realizzare iniziative miranti a un nuovo ordine mondiale. Per esempio, l’ex presidente brasiliano Lula Da Silva, candidato alle elezioni di ottobre, propone esplicitamente la creazione di una nuova valuta, il Sur, da usare nel commercio latinoamericano per non continuare a dipendere dal dollaro. A marzo diverse società cinesi hanno acquistato carbone russo pagando in yuan. E’ il primo acquisto di merci russe pagate in valuta cinese dopo che la Russia è stata sanzionata dai Paesi occidentali. Crediamo che sia il momento non solo di valutare meglio gli interessi dell’Unione europea ma anche di accentuare il ruolo di maggiore autonomia per contribuire a realizzare un assetto multipolare.

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G20 di Osaka: la fine del multilateralismo?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Il G20 di Osaka, purtroppo, è sostanzialmente fallito. Ci sembra che gli Stati partecipanti, che rappresentano l’80% del prodotto mondiale, non riescano a dimostrare capacità e volontà sufficienti per “gestire” insieme i problemi e le sfide globali, perdendo così autorevolezza, affidabilità ed efficacia decisionale.
Intanto il mondo rischia di dilaniarsi in conflitti economici, finanziari e monetari, in cui i dazi e le ritorsioni sui commerci assomigliano sempre più a guerre combattute, per fortuna, senza l’utilizzo delle armi.
La risoluzione finale del G20, infatti, si limita a riconoscere che “le tensioni commerciali e geopolitiche si sono intensificate. Noi continueremo a fronteggiare questi rischi e intendiamo essere pronti a intraprendere successive azioni”. E’ davvero poca cosa!
Si ignora del tutto che nei mesi passati ognuno è andato per proprio conto, subendo le quotidiane provocazioni del presidente Trump che impone dazi e sanzioni. A Osaka sono finanche scomparse le parole “dazi” e “protezionismo”, che non hanno avuto citazione nel documento finale. Invece il termine “protezionismo” fu esplicitamente menzionato, prima di finire all’indice, al G20 di Amburgo nel luglio 2017 quando si dichiarò di voler ”continuare a lottare contro il protezionismo e tutte le altre pratiche commerciali scorrette, riconoscendo il ruolo degli strumenti di legittima difesa commerciale”.
Si tratta, quindi, di un notevole passo indietro rispetto ai G20 precedenti.
Esce certamente sconfitto il multilateralismo. Trump ancora crede di poter determinare in modo unilaterale tutte le problematiche geopolitiche e geoeconomiche, mentre è sempre più evidente la necessità di affrontarle e risolverle insieme. Non si dimentichi che anche il ruolo delle Nazioni Unite è stato sempre più eroso.
E’ un altro passo indietro anche rispetto al G20 del dicembre 2018 a Buenos Aires, dove almeno si affermò chiaramente “l’impegno di lavorare insieme per migliorare un ordine internazionale basato sulle regole, che sia capace di rispondere in modo efficace a un mondo in continuo cambiamento”. Già allora, però, su una materia delicata, quella ambientale, Trump pretese che nel documento finale fosse scritto che”gli Usa ribadiscono la loro decisione di ritirarsi dall’Accordo di Parigi”. Si trattava dell’importante Accordo dell’Onu sul clima e sulla riduzione delle emissioni di CO2.
Il fallimento di Osaka è del resto provato dal fatto che hanno dominato gli incontri bilaterali, anche se importanti. Ma non è questo il compito primario del G20.
Forse il meeting più significativo, ai margini del G20, è stato quello dei capi di Stato dei paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che puntano a rappresentare oltre il 50% della crescita del pil mondiale entro il 2030. Essi hanno dichiarato che “sostengono un commercio internazionale trasparente, non discriminante, aperto, libero e inclusivo. Il protezionismo e l’unilateralismo sono contro lo spirito e le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Riaffermano l’impegno per il multilateralismo e la legge internazionale e il sostegno per un sistema commerciale multilaterale basato sulle regole, con l’Omc al suo centro”.
Tuttavia, la risoluzione finale del summit contiene alcune idee e proposte rilevanti. Prima di tutto l’impegno verso la digitalizzazione dell’intero sistema economico e sociale e la valorizzazione delle infrastrutture, quale “motore della crescita economica e della prosperità”, in grado di coinvolgere anche gli investitori privati. Osaka, inoltre, propone positivamente una tabella di marcia per la riforma non più procrastinabile dell’Organizzazione mondiale del commercio, perché da tempo non riflette più i reali processi economici e il ruolo dei nuovi attori internazionali.
Ancora una volta i paesi dell’Unione europea hanno fatto solo presenza, in ordine sparso, concentrandosi, come ha fatto anche il nostro governo, su problemi di “casa propria” e su quelli interni all’Unione. Il lungo viaggio in Giappone non è stato messo a frutto per mostrare al mondo che l’Ue è un soggetto capace di intervenire, proporre e incidere realmente sulle questioni globali. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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