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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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La crisi delle ideologie

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

Haakon Gullvaag-Muro di Berlino-MemorieLe ideologie in sostanza cosa sono? Un modo a volte distorto di difendere degli ideali, ma non sono poi da buttar via in assoluto. D’altra parte una politica senza ideali non è cosa accettabile, e siccome gli ideali sono legati a profondi movimenti culturali, storici, di varia natura, dobbiamo riconoscere a costoro il loro ruolo portante nella società civile di là delle ombre che pur lasciano lungo il loro tratto esistenziale. Tre, grosso modo, sono stati i filoni ideologici che hanno dominato la scena politica italiana: la presenza di un partito di cattolici impersonato dalla Dc, una forza laica di cultura liberale ed i marxisti-leninisti. Tutte queste forze si sono infrante dinanzi al crollo del muro di Berlino. Da quel momento è caduta la ragione storica che aveva richiesto l’unità politica dei cattolici, il laicismo liberale è diventato meno anticlericale assorbendo in un certo qual modo i tempi nuovi dell’ecumenismo cristiano e i comunisti marxisti sono diventati più duttili verso una società interclassista, rispetto a una più rigida impostazione classista. Purtroppo, le contraddizioni di fondo non sono venute meno. Le sfide, semmai, hanno alzato il tiro. Oggi la scienza ha fatto passi da gigante tra l’altro affrontando alla radice i problemi della vita, dalla nascita alla morte, ponendoci questioni di straordinaria importanza fino, a volte, a deliri di onnipotenza. Ora alla politica e alla società civile, nel suo complesso, spetta l’onere di indicarci le scelte da fare poiché le applicazioni della scienza propongono e richiedono un’azione politica e un’azione legislativa seria nel rispetto degli altri per evitare drammi epocali e generare implicazioni forse non facili da com-prendere nella loro complessità nel corso della nostra generazione, ma tali da condurci su una strada di non ritorno e i cui effetti, per intero, ricadranno sui nostri nipoti. E questa è una responsabilità che ci deve far riflettere profondamente. (Riccardo Alfonso)

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In nome dell’anticomunismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

conferenza yaltaIl mio pensiero va oggi a coloro che nutrono delle perplessità riguardo le esternazioni di alcuni politici sul fatto che in passato si è ecceduto sui diritti tralasciando i doveri con i conseguenti maggiori costi sociali. In effetti hanno ragione ma con qualche riserva. Incominciamo con il dire che il tutto ha una radice storica nella conferenza di Yalta che si tenne dal 4 all’11 febbraio del 1945, alcuni mesi prima la resa della Germania. In quell’occasione e nella successiva conferenza di Potsdam (17 luglio-2 agosto 1945) si stabilirono i termini per l’assetto geopolitico internazionale e nello specifico nella divisione dell’Europa per sfere d’influenza. Stalin in quell’occasione non mantenne gli impegni presi di favorire, nei paesi dell’Europa centro-orientale occupati dalle truppe russe, le libere elezioni e di fatto li incorporò senza mezze misure all’U.R.S.S. Da qui ebbe inizio la Guerra fredda con le conseguenze che noi tutti sappiamo. Vi furono, inoltre, delle aree che possiamo definire “cuscinetto” come la Yugoslavia di Tito che pur dichiarandosi comunista posero dei distinguo, rispetto alla Russia, e tanto da essere blandita dall’occidente che non esitò a favorirla con il trattato di pace con l’Italia cedendole la Dalmazia. Ma anche l’Italia era vista con sospetto, avendo al suo interno il più forte partito comunista d’Occidente. E i comunisti italiani furono così pressanti sui diritti che non si trovò di meglio che allargare a dismisura questo varco in nome di una invocata pax-sociale. Diritti, stranamente a dirsi, che sia l’Urss sia l’Occidente non avrebbero riconosciuto ai loro cittadini ma che divennero per “ragioni di stato” il punto nodale della politica italiana con le deformità che ben conosciamo: sperequazioni retributive per favorire quelle corporazioni più affidabili alla tenuta dell’anticomunismo e poi ancora clientelismo, voti di scambio, corruzione, ammortizzatori sociali (gonfiando a dismisura gli organici delle imprese pubbliche e persino private dalle ferrovie alle poste e alla Fiat) e, non certo ultima, la mano tesa verso la criminalità mafiosa, per tacitarla. Di tutto questo se ne resero conto negli anni ’70 sia Moro sia Berlinguer tanto che pensarono ad un “compromesso storico” per tarpare le ali ad un andazzo che rischiava di degenerare in modo irreversibile. Ma l’occidente, ancora una volta, si mise di traverso timorosa che l’Italia, in qualche modo, potesse scivolare nell’area comunista dell’Urss. Il costo che ne derivò fu un sistematico ed irrefrenabile indebitamento pubblico da tutti conosciuto e da tutti tollerato come un male minore, doloroso ma necessario. Poi vennero, nell’ordine, il muro di Berlino e la stagione di “mani pulite”, ma la classe politica italiana non sembrò accorgersene continuando nel suo processo degenerativo. Ora siamo giunti ad un punto nodale con il governo Gentiloni. E’ anch’esso un fallimento dichiarato non tanto per suo demerito quanto per la mancanza di una consapevolezza collettiva sui cambiamenti in atto nella comunità internazionale e la necessità che tutti, indistintamente, si sentano coinvolti in un risanamento non solo economico quanto nell’idea stessa di società in cui dobbiamo fare i conti ed è un fatto più culturale che politico. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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Diciamo addio agli Stati Uniti e ci alleiamo con la Russia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

europa-261011-cIl generale Vincenzo Camporini ospite di Mix24 su Radio 24 alla domanda di Giovanni Minoli su cosa debba fare l’Europa tra Trump e Sanders isolazionisti e Hillary Clinton inseguita dai fantasmi di Bengasi ha così sintetizzato la sua opinione in proposito: “Dobbiamo sicuramente avere una nostra identità europea, limitata certamente non a ventotto, ma a tre, quattro, cinque. Dopodiché si potrà negoziare con Putin un’alleanza o una convergenza di interessi che sicuramente sarà favorevole sia per noi che per la Russia”.
Questa possibilità mi richiama alla mente una conversazione avuta oltre venti anni fa con un giornalista Ucraino sul dissolvimento dell’URSS e i nuovi possibili rapporti dell’Unione Europea con la Federazione russa “orfana” dei diversi stati europei che si sono staccati da lei dopo la caduta del muro di Berlino.
Prima di tutto il mio interlocutore dopo qualche esitazione mi parlò di un “misterioso”, a suo avviso, incontro ai vertici a Mosca nel 1987 dove fu fatto il punto sulla sempre più difficile tenuta delle relazioni con i paesi europei dell’Est e si convenne sulla necessità di un radicale cambiamento di rotta che si concretizzò qualche anno dopo con la mossa a sorpresa di quella che apparve all’Occidente come lo scioglimento dell’Unione Sovietica.
Mi incuriosii a tal punto che cercai di saperne di più da questo giornalista e da altri e tra qualche omissione e l’altra il quadro che ne ricavai fu che la mossa operata dagli strateghi del Cremlino non mi apparve del tutto avventata ma capace, semmai, di rimescolare le carte e allontanare nel contempo l’idea che si era fatta il mondo occidentale di una URSS in perenne guerra fredda con il resto del mondo. Divenne da subito una inaspettata ma benefica vittoria del capitalismo nei confronti del socialismo reale. La Russia, a sua volta, poté incominciare ad intraprendere un percorso più virtuoso, senza il peso di alleati al suo interno diventati costosi, inaffidabili e recalcitranti, e per consolidarsi si avvalse della possibilità di aprire le sue frontiere ai capitali e agli interscambi commerciali. L’asso nella manica della Russia era e resta la sua capacità di barattare le enormi riserve petrolifere e di gas con le tecnologie occidentali per rinforzarsi senza darne molto a vedere.
Se da allora veniamo all’oggi i risultati di questa strategia si possono considerare soddisfacenti. La federazione russa è ritornata la grande potenza di un tempo e può far sentire il peso delle sue azioni nel resto del mondo Europa compresa, beninteso.
Ora che si ha netta la percezione che gli statunitensi stanno chiudendosi a riccio e incominciano a ridurre sensibilmente la loro presenza sullo scacchiere internazionale mentre sia l’Europa comunitaria e la Cina non sono certo in grado di prendere il suo posto, l’unico successore naturale sembra proprio la Federazione russa con le sue enormi riserve energetiche le sole che possono sostenere le produzioni industriali del vecchio continente.
Un’Europa, del resto, che sembra volersi autodistruggere senza bisogno dell’opera di terzi.
Da qui è nata la convinzione, e pare che il generale Camporini sia della partita, che l’Europa sognata dai nostri padri come un “corpo unico” non possa essere una realtà praticabile per le tante diversità inconciliabili tra loro e che sia necessario una rivisitazione della sua formazione geografica creando una sorta di “nuovo continente” che vedrebbe il Nord Europa da una parte e il Sud Europa dall’altra con la Russia, la Cina, il vicino oriente e l’Africa occidentale. Pensando a tutto questo sembra quasi di fare della fantapolitica, ma se riflettiamo sui grandi eventi storici del passato dai babilonesi ai faraoni, dalla Grecia di Alessandro Magno all’impero romano e alla stessa Urss e all’attuale sistema capitalistico in evidente crisi, l’idea non appare del tutto peregrina. Ma se su questi paventati cambiamenti geostrategici non si ha ancora un segno manifesto è forse perché i tempi non sono del tutto maturi, sebbene vi siano senza dubbio le premesse e solo chi è miope non riesce a scorgerle. La stessa figura di Putin, per quanto certi ambienti occidentali sono propensi a demonizzarla, appare quella giusta per questo genere di cambiamenti sullo scacchiere mondiale e soprattutto per tenere dritto il timone nel suo Paese. Il problema sta semmai come ci arriveremo.
E’ che tre possono essere le possibili soluzioni: o il cambiamento è traumatico o arriva alla chetichella e si consolida senza molti clamori. Nel primo caso la risposta verrebbe da una vera e propria guerra mondiale sia pure a “scacchiera” interessando ora una regione ora un’altra del mondo oppure con la rivoluzione silente con la presa del potere per via democratica come è accaduto con il fascismo e il nazismo. La terza mescolerebbe le due citate opzioni a seconda dei paesi trattati e della capacità d’offrire al loro interno delle valide e credibili leadership. Ciò che posso dire sino ad ora che la partita è aperta tra i giocatori di scacchi e quelli di poker e a noi miseri mortali non ci resta che fare da spettatori. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi politici della Fidest – fidest@gmail.com)

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Così va il mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 maggio 2012

“In Italia il crollo del muro di Berlino non h...

“In Italia il crollo del muro di Berlino non ha portato alla costruzione, come nel resto d’Europa, di una grande sinistra socialdemocratica, bensì alla distruzione della sinistra e alla crescita smisurata della anomalia italiana” (Ugo Intini) http://www.sinistraeliberta.it/loccasione-mancata-dela-sinistra-… (Photo credit: Wikipedia)

In una fredda sera d’ottobre del 1989 un gruppo di persone si riunì alla Troitskaja, la torre che per la sua altezza sovrastava le altre venti del Cremlino, e costoro seduti intorno ad un tavolo incominciarono a parlare uno dopo l’altro con toni gravi ma al tempo stesso risoluti. C’era da prendere una decisione storica. Non era possibile indugiare oltre. Già l’Ungheria, con l’apertura delle sue frontiere il 23 agosto scorso, aveva dischiuso una vistosa falla alla compattezza della cortina dell’Urss.
Un generale fece notare che il muro di Berlino era diventato come la linea Maginot per i francesi nella seconda guerra mondiale. Che senso avrebbe avuto difenderla se era possibile aggirarla agevolmente? D’altra parte l’insofferenza delle repubbliche socialiste dell’Est non avrebbe permesso un recupero della credibilità politica e istituzionale dell’Urss e sarebbe stato più conveniente che se ne facesse carico l’Occidente, considerato che da tempo soffiava sul fuoco delle proteste popolari che erano sempre più attratte dal liberismo di stampo occidentale.
Così fu dato il via allo smantellamento del sistema di fortificazioni costituito da due muri paralleli di cemento armato separati tra loro dalla cosiddetta “striscia della morte” larga alcune decine di metri. Il complesso fu fatto costruire dalla Germania Est a partire dal 13 agosto del 1961 per impedire la libera circolazione delle persone dall’una all’altra Germania. La data fatidica di questo tracollo fu fissata il 9 novembre del 1989, dopo settimane di proteste popolari, incominciando con il consentire ai tedeschi dell’Est di visitare liberamente l’altra parte della Germania. Il muro, a questo punto divenne una struttura che andava abbattuta il più presto possibile e così fu fatto. Molti osservatori politici si chiesero, di là delle dichiarazioni di facciata e della sbrigativa risposta di chi considerava l’esperienza settantennale del socialismo reale esaurita per consunzione naturale, qual era la ragione di questa mossa e le conseguenze che ne potevano derivare sul futuro assetto dell’Europa e del mondo intero. Fu il periodo in cui un giornalista russo elaborò una teoria che molti considerarono fantasiosa o, se vogliamo, fantascientifica, ma che come in un puzzle i vari pezzi del mosaico, anno dopo anno, di composero lasciando intravedere il vero volto di una iniziativa solo in apparenza suicida del colosso Urss. D’altra parte all’Unione sovietica, faceva osservare questo giornalista, non restava molto da fare: o si andava ad una guerra termonucleare con il rischio di ritrovarsi con un pianeta invivibile e dove i vincitori non avrebbero potuto godere del loro successo o si accettava una politica di logoramento che avrebbe affossato la Russia con tutti i suoi satelliti per una implosione del sistema. Occorreva rimescolare le carte, e così fu. E la distensione che seguì in Occidente fu che, per quanto riguarda l’Italia, si ritirarono le “credenziali” che le avevano permesso di vivere sopra le righe e con una forza lavoro eccedentaria che fu imbrigliata con la logica degli ammortizzatori sociali. Ma i nostri governanti non ebbero da subito la percezione del cambiamento e finirono nella rete di “mani pulite” con processi alla corruzione e al mal governo. Tutto il ceto medio e una parte della classe operaia si ritrovarono, nel giro di qualche anno, senza referenti politici come lo erano stati per anni la Democrazia Cristiana, il partito socialista di Craxi e i loro alleati: repubblicani, liberali, socialdemocratici. Restò in piedi, ironia della sorte, proprio quel partito comunista che altrove si era dissolto come neve al sole. Ma la remora anticomunista era dura a morire e ci pensarono bene le teste d’uovo della politica dei salotti romani e milanesi dando in pasto al popolo dei moderati un partito nuovo di zecca e a guidarlo chiamarono colui che era considerato, per le sue qualità di comunicatore e di patron di televisioni private, il vero “asso della manica” non per ridare all’Italia fiducia e nuovi stimoli ma per preparare il terreno ad una mossa politica che gli strateghi del Cremlino avevano messo in conto già alla vigilia della caduta del muro. (continua) (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Alla conquista dell’Europa comunitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2011

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). Pres...

Image via Wikipedia

Quanto sta accadendo in Europa con una crisi che tende a travolgere l’eurozona partendo dagli Stati economicamente e strutturalmente più deboli mi richiama alla mente quanto ebbe a dirmi un giornalista russo qualche anno dopo la caduta del muro di Berlino e in concomitanza con gli effetti postumi delle indagini della procura di Milano altrimenti note come “mani pulite” che infersero un duro colpo al sistema partito e alla loro rete clientelare e corruttrice. Secondo questo giornalista, che ho incontrato solo due volte e poi non sono più riuscito a vederlo, il collasso dell’Urss non era casuale ma studiato a tavolino in quanto gli strateghi russi avevano individuato un diverso modo per aggredire il mondo occidentale senza dover far ricorso ad una guerra che avrebbe provocato più danni che benefici per tutti, qualsivoglia fosse stato il vincitore. Su questa traccia la mia attenzione si è concentrata sulle mosse e sui personaggi che dagli anni novanta hanno guidato la federazione russa per capire se le ragioni del mio conoscente potessero avere un certo riscontro. Oggi l’Amministrazione Putin, caratterizzata da alcune iniziative come quella di foraggiare con armamenti tecnologicamente evoluti gli “stati canaglia” (Iran, Siria, Libia e altri paesi africani e asiatici), con lo stabilire una solida amicizia con la Cina e di servirsi di Berlusconi per una politica di “amicizia” con i due dittatori libico e tunisino e per usarlo come una sorta di “piede di porco” per scardinare l’eurozona facendone emergere le contraddizioni, la sua inconsistenza politica e favorire in questo modo la Russia per il suo progetto espansivo nel controllo dell’area continentale in chiave anti U.S.A, sembra andare verso la strada indicatami dal mio interlocutore. Possono, ovviamente, essere tutte coincidenze ma fa riflettere quanto sta accadendo in Italia con una leadership che si è consolidata non per le doti di statista di Berlusconi ma per la connivenza di alcuni suoi oppositori. Oggi, ovviamente, di tutto questo possiamo solo mettere in conto perplessità e sospetti, ma non dati di fatto incontrovertibili per cui dovremmo licenziare questa ricostruzione “storica” come una mera ipotesi fantascientifica, ma il dubbio ci resta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Muro Berlino: una festa dell’Europa?

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2009

La caduta del Muro, in questi giorni ricordata e celebrata in tutta l’Europa e non solo a Berlino, fu molto più di un “colpo di piccone” dato ai regimi comunisti e meriterebbe di diventare la prima vera festività civile europea: la giornata dell’Unione dell’Europa. Il crollo della cortina di ferro è stato uno dei tre grandi eventi che nel Secolo Ventesimo hanno sconvolto la geopolitica e mutato i rapporti di potere e di alleanza tra le nazioni europee. Gli altri due sono stati le guerre mondiali. Eventi concatenati: la fine della Grande Guerra decretò il trionfo dei nazionalismi e il conseguente smembramento degli imperi continentali fatto salvo quello zarista, che con la rivoluzione d’Ottobre nel 1917 e la successiva guerra civile venne “sovietizzato”. Il nazionalismo tedesco, umiliato a differenza di altri, con la sconfitta nel 1918 del Kaiserreich prussiano, cercò la rivincita attraverso il progetto hitleriano di un Terzo Reich dominatore sull’Europa e sul mondo. L’espansionismo tedesco portò alla 2° guerra mondiale che si concluse con la spartizione della Germania in particolare, e dell’Europa in generale, in aree di influenza divise dalla cortina di ferro: occidentale atlantica e orientale-sovietica. Il crollo del Muro ha avuto come diretta conseguenza la riunificazione tedesca. La condanna ad perpetuam rei memoriae inflitta alla Germania è venuta meno grazie alla maturazione di complessi fenomeni, tra i quali la crisi economica e ideologica delle “democrazie popolari”, l’invecchiamento senza ricambio dei vertici dei regimi comunisti, il distacco dei loro apparati dale società civili: problemi a cui la perestrojka di Gorbaciov tentò, tardivamente, di rimediare. La riunificazione tedesca ha trascinato il “grande balzo in avanti” dell’integrazione europea sancito dal Trattato di Maastricht (1992-93). L’apertura delle frontiere interne, la nascita dell’euro, l’estensione delle competenze comunitarie a molte materie prima esclusive degli Stati – oggi i tre quarti delle legislazioni nazionali sono prodotte a Bruxelles – sono stati il frutto di un patto non scritto intereuropeo, e in primo luogo tedesco-francese, con Helmut Kohl e François Mitterrand. In base ad esso, una “grande e forte Europa” si è posta a garante della rinascita di una “grande e forte Germania”. Un non meno rilevante effetto geopolitico della caduta del Muro è stata l’irresistibile avanzata dell’Occidente – inteso come sistema economico, di valori e di modelli culturali – in profondità nei confini stessi dell’ex Urss. La Nato e l’UE hanno accolto volentieri e rapidamente – per qualcuno fin troppo in fretta – le “nuove democrazie” dell’Est per ancorarle saldamente al sistema occidentale. L’espansione prosegue anche oggi lentamente ma inesorabilmente, con gli strumenti sempre più sofisticati della diplomazia multilaterale che dalla dimensione europea si estende decisamente sulla scala globale. L’evento di cui ricorre il ventennale, dunque, dovrebbe diventare la festa dell’Unione europea (accorpando ad esempio in Italia il vicino 4 novembre, già giornata della Vittoria e oggi dell’Unità nazionale e delle Forze armate, al 2 giugno) se non altro perché per la prima volta dopo millenni di guerre, invasioni e dominazioni, ha dimostrato che profonde trasformazioni geopolitiche, anche di portata rivoluzionaria, possono e debbono avvenire in pace. Senza vittime e senza vinti. (Maurizio Cerruti Caporedattore esteri de Il Gazzettino)

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Break the wall

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Roma. 9 novembre 2009 ore 10 sala del Carroccio – Campidoglio. L’Associazione culturale “il Quadrifoglio” in collaborazione con l’Accademia Internazionale “La Sponda” presenzierà lunedì in Campidoglio a “Break The Wall”, un’importante iniziativa in grado di tramandare il ricordo della caduta del muro di Berlino, un evento che segna nell’immaginario collettivo europeo la fine della guerra fredda, la fine di un secolo travagliato e straordinario allo stesso tempo, ma soprattutto la fine dell’ultimo regime totalitario d’Europa ed il conseguente ritorno alla completa libertà di opinione, di circolazione e di parola all’interno del continente. E’ fondamentale che le giovani generazioni nel loro percorso di formazione non ripetano gli errori delle generazioni passate e sappiano condurre una vita senza rinunciare mai a valori inoppugnabili come la libertà e la voglia di unione e di vita. Questi sentimenti hanno guidato la riunificazione delle due Germanie e sono il filo conduttore dell’evento. In questo senso l’Ass. Cult. “Il Quadrifoglio” presenta un convegno in cui interverranno esponenti di associazioni culturali, storici, politici che attraverso i propri ricordi ci racconteranno un mondo lontano ma anche attuale. Durante tale convegno verrà proiettato un breve video introduttivo esplicativo e i visitatori potranno soffermarsi su una ricca mostra fotografica. In un’epoca segnata dalla velocità e dalla scarsa attenzione alla riflessione storica e sociale, è essenziale organizzare e partecipare a tali eventi affinché la memoria non vada perduta, e le giovani generazioni possano avvicinarsi alla storia ascoltandola per bocca di chi l’ha vissuta.

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Abbattiamo di nuovo il Muro di Berlino

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Firenze 10 novembre dalle ore 16.00, visita pubblica della mostra “20 anni dalla caduta del Muro” presso il Deustches Institut in Borgo Ognissanti 9. E per i ventenni (nati nel 1989 in Provincia di Firenze) in regalo 20 corsi di tedesco di 20 ore. Alle ore 20.00, davanti a Palazzo Strozzi, pubblico crollo del muro, durante una cerimonia che sarà accompagnata da un brindisi “estalgico”. Chi vorrà potrà anche lasciare un segno o un pensiero prima del crollo. Subito dopo, al cinema Odeon, la Mediateca Regionale Toscana Film Commission in collaborazione con Rai Educational e la Regione Toscana presentano “Il crollo del muro – Diplomazie e segreti”, puntata speciale del programma “La storia siamo noi”. Alla fine della proiezione si terrà un dibattito con Gianni Minoli a cui interverrà anche l’Assessore alla Cultura della Regione Toscana Paolo Cocchi. Vent’anni dopo, a Firenze, un happening organizzato dal Deutsches Institut permette di rivivere l’evento storico del crollo del Muro di Berlino. Nell’ambito della manifestazione promossa dalla Regione Toscana “Prima o poi tutti i muri cadono”, lo storico Istituto di lingua e cultura tedesca per festeggiare il ventennale si è trasformato in un museo “vivente” che fino al 9 novembre ospita un modello del Muro, su cui è possibile lasciare graffiti, e la mostra Ortszeit, fotografie di Stefan Koppelkamm sul “prima e dopo” di edifici e piazze nella Germania dell’Est. ? A conclusione dell’iniziativa, l’istituto tedesco trasferirà la mostra in Piazza Strozzi, invitando tutti a lasciare una propria testimonianza sul muro per poi abbatterlo insieme in un atto simbolico.

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Muro di Berlino. Memorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2009

Haakon Gullvaag mentre dipinge il muro in RamallahHaakon Gullvaag-Muro di Berlino-MemorieRoma 9 novembre 2009 ore 18.30 e fino alle 21.00 Via Quattro Fontane, 128/a Galleria Tondinelli e fino al 4 dicembre 2009  mostra personale del Maestro Norvegese Haakon Gullvaag, dal titolo Muro di Berlino. Memorie a cura di Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli, la mostra ha il Patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia e il Patrocinio del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione a tale proposito l’esposizione è inserita tra gli eventi che si svolgeranno nella città di Roma per l’anniversario giunto al Ventesimo Anno dalla caduta de “Il Muro di Berlino”. In mostra saranno presenti 24 lavori sul tema del “Muro di Berlino”, Gullvaag sin da ragazzo fu fortemente coinvolto da questo tema così come dalla caduta del Muro di Berlino, ancora conserva un mattone del “Muro di Berlino” come un pezzo di storia a cui tutti noi abbiamo assistito, da lui considerato un simbolo contro una condizione di violenza cieca e crudele, che oggi travalica quella determinata vicenda storica, per adombrare la non meno cieca e crudele violazione della libertà e violenza appartenente ai conflitti dei nostri giorni. Un muro che ieri era a Berlino oggi è in Ramallah, Gullvaag attraverso la sua arte porta un messaggio contro ogni tipo di violazione della libertà contro ogni tipo di muro sia ideologico che reale.Quegli gnomi in mimetica ed elmetto, armati di mitra; quei coboldi rivestiti di minuscole quanto impeccabili armature d’acciaio o di cappotti militari, che gremiscono le opere di Gullvaag, costituiscono, una testimonianza evidente e dichiarata.  http://www.galleriatondinelli.it

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Expo: “Checkpoint Charlie”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2009

Cynthia SegatoRoma 6 – 22 novembre 2009 Via Macedonia, 12/16  Galleria D’arte Contemporanea in occasione del ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e nell’ambito delle manifestazioni, indette dal Comune di Roma, volte a ricordarne l’importanza storica, ospiterà la mostra collettiva “Checkpoint Charlie”. Ogni opera è una personale testimonianza dell’evento che più di tutti ha segnato e influenzato la storia europea della seconda metà del secolo scorso e del conseguente cambiamento e di tutto ciò che di buono e di meno buono ha portato il crollo di un muro, non solo fisico ma anche ideale e virtuale.  Gli artisti invitati ad esporre sono Enrico Benaglia, Ennio Calabria, Angelo Colagrossi, Marta Czok, Mario Ferrante, Piero Mascetti, Cynthia Segato, Carlo Roselli e Lino Tardia. La mostra si compone di circa quindici opere ed è visibile fino al 22 novembre. Artisti: Enrico Benaglia, Ennio Calabria, Angelo Colagrossi, Marta Czok, Mario Ferrante, Piero Mascetti, Cynthia Segato, Carlo Roselli, Lino Tardia. Ideazione: Gianfranco e Francesco Ciaffi  http://www.edarcom.it  (Cynthia Segato)

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Concerto evento a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2009

Roma 9 ottobre 2009 – ore 21,00 Museo dell’Ara Pacis – Lungotevere in Augusta –  la voce della soprano Nausicaa Policicchio e il pianoforte del maestro Pietro Cangiano  in un suggestivo concerto-evento con musiche di Wagner e Strauss per celebrare il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Un omaggio all’identità culturale tedesca, un viaggio nella storia di un popolo che ha vissuto più di ogni altro le criticità della ‘guerra fredda’ e della contrapposizione tra le due superpotenze mondiali del tempo, Stati Uniti e URSS. Un percorso idealo guidato dalla voce della soprano Nausicaa Policicchio, riconosciuto interprete wagneriano e straussiano, con l’accompagnamento del pianoforte di Pietro Cangiano del Teatro dell’Opera di Roma. La manifestazione,  inserita nel palinsesto dell’edizione autunnale di “Roma in scena” – il circuito di animazione teatrale e musicale allestito all’interno dei musei della Capitale – è realizzato dall’associazione culturale “Cane Nèro! (Canta o Nerone!)” con il sostegno organizzativo di Zètema Progetto Cultura.

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“Il muro di Berlino a Milano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2009

Milano 12 ottobre 2009, ore 11.00 presso il palazzo della Regione Lombardia (Sala Pirelli) via Fabio Filzi, 22  incontro stampa. Saranno presenti:  Massimo Zanello, assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia; massimi esponenti di alcuni degli enti patrocinatori; Knauf Italia, sponsor principale dell’iniziativa;Milano Immagina e MiCamera, organizzatori e curatori della manifestazione. A vent’anni di distanza dalla caduta del muro di Berlino, il capoluogo lombardo celebra il Giorno della Libertà ospitando una manifestazione dall’elevato contenuto artistico e culturale.  Dal 9 al 15 novembre, due installazioni pubbliche di forte impatto saranno esposte in città per ricreare e ricordare l’atmosfera e le emozioni vissute in Germania in quei giorni. – In via Sirtori 32 (zona Porta Venezia), l’installazione “1989 Berlino anno zero”, una ricostruzione simbolica di una sezione di muro lunga ben15 metri con le immagini del fotoreporter Livio Senigalliesi che per primo fotografò l’edificio della Stasi. 25 fotografie in bianco e nero che ci riporteranno direttamente a Berlino alla fine degli anni ’80. – Due torri di vedetta del muro di Berlino – quelle che sorvegliavano l’area circostante – sono l’installazione dal titolo La Zona ad opera del collettivo di artisti tedeschi Fehlstelle, che trasformeranno il cavalcavia Bussa in un teatro a cielo aperto su cui si esibiranno altri artisti. Una zona simbolica in quanto il cavalcavia mette in relazione due parti della città di Milano divise dai binari e dalla stazione ferroviaria di Porta Garibaldi.

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La politica estera italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Editoriale fidest. Potrei farla lunga, anche se le argomentazioni che posso proporre mi appaiono più esaustive partendo dall’Unità d’Italia in poi, ma lo spazio è tiranno e con esso il tempo dei lettori, per cui il mio dato di partenza diventa quello dell’Italia repubblicana e ancor più l’era berlusconiana. Per anni abbiamo dato l’impressione ai nostri alleati occidentali di essere insofferenti alla guerra fredda e ci piaceva dialogare un po’ con tutti tanto che lo stesso compromesso storico (Moro-Berlinguer, per intenderci) fu visto come il fumo negli occhi e le conseguenze sono ben note a tutti. I soliti “critici” considerarono la circostanza come la “prova provata” che la politica estera italiana, con una manovra di politica interna, stava mettendo il classico piede di porco sotto la porta dell’alleanza atlantica. Vennero, poi, il crollo del muro di Berlino, le iniziative giudiziarie di mani pulite e l’exploit di Berlusconi che da eminenza grigia della politica italiana interna e internazionale, divenne il nuovo “patron” dell’elettorato italiano di centro-destra. La novità berlusconiana in politica estera fu “formalmente” di togliersi il frac della diplomazia ingessata italiana e, sostanzialmente la possibilità di dare una pacca sulle spalle all’ex compagno Putin da una parte e a Bush dall’altra dimostrando che i tempi erano maturi non certo per un compromesso storico di matrice ideologica ma più semplicemente affaristica. Per tutto questo occorreva pagare un prezzo e fu quello, come accadde con il regno sabaudo, d’inviare i soldati italiani nei teatri di guerra che gli altri avevano provocato per fini inconfessi. Gli italiani, quindi, a rimorchio di una politica estera pensata da altri. Del resto Putin per avere più tempo per rinforzarsi come leadership interna e per una maggiore credibilità internazionale, dopo il crollo dell’Urss, non trovò di meglio che lasciare che gli Usa si svenassero per conto delle multinazionali del petrolio e della finanza per guerre che, oltre tutto, avrebbero lasciato una diffusa impopolarità nel mondo islamico e non solo. Ora è la volta, per l’Italia, di stabilire un’alleanza più solida con il mondo arabo che, tramite Gheddafi, rappresenta una sorta di compromesso tra integralismo e moderatismo. Questo passo incontra i favori di Putin e l’indifferenza di Obama che ha già scelto come interlocutore arabo di riferimento l’Egitto. Ma Putin ha anche un altro obiettivo che è quello di poter assorbire nella sua area geografica, incominciando con i rubinetti del petrolio e del gas di cui l’occidente europeo ha un grande bisogno, ciò che è oggi l’Ue e questo potrebbe spiegare le critiche berlusconiane alla politica comunitaria. Un’Europa unita dai Pirenei agli Urali e forse oltre e con un grande mattatore, la cui credibilità è ben vista, del resto, anche dai governanti cinesi che a loro volta, presentano un mercato di sbocco allettante per l’Europa. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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il Premio europeo per giovani giornalisti 2009

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2009

Il concorso che si conclude il 31 maggio è aperto ai giornalisti di tutta Europa di età compresa tra i 17 e i 35 anni. Giornalisti della carta stampata, del web e professionisti della radio sono invitati a riflettere e a condividere i loro punti di vista riguardo al tema dell’Unione Europea e del suo allargamento.  Tutti i vincitori nazionali del Premio Europeo per giovani giornalisti 2009 parteciperanno a un viaggio storico-culturale nella capitale tedesca, Berlino, dal 29 agosto al 2 settembre 2009. Quest’anno l’Europa celebra il 20esimo anniversario dello smantellamento della Cortina di Ferro, culminato con la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Sempre quest’anno ricorre il 5° anniversario dell’adesione all’Unione di otto Paesi dell’Europa Centro-Orientale e di Malta e Cipro.

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