Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘mussolini’

Alfio Caruso: Salvate gli italiani. Mussolini contro Hitler Berlino 1944

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2019

Nel luglio ’44, sul treno verso Rastenburg, dove il 20 luglio avrà l’ultimo incontro con Hitler appena sopravvissuto all’attentato di von Stauffenberg, Mussolini spiegò al generale Morera, comandante della missione militare italiana a Berlino, che il suo compito più impellente sarebbe stato salvare i 700 mila connazionali presenti in Germania, fascisti o antifascisti che fossero, e rimandarli a casa sani. Ad aiutare Morera fu un gruppetto di diplomatici dell’ambasciata i cui uomini di punta furono il ventisettenne consigliere d’ambasciata Giangaleazzo Bettoni e il delegato della Croce Rossa Armando Foppiani. Battendosi in nome di un’Italia senza ideologie, sebbene rappresentassero la Repubblica Sociale, questi italiani perbene, oggi dimenticati, riuscirono a impedire che i militari delle divisioni Littorio e Italia fossero inviati quale forza lavoro a farsi macellare sul fronte orientale; a strappare alla forca i condannati a morte per aver rubato una saponetta e a tutelare i 70 mila soldati e ufficiali italiani che continuavano a manifestare una netta opposizione al nazismo. Grazie anche all’inedita testimonianza di Renzo Morera, Prisca Bettoni e Oreste Foppiani, Alfio Caruso fa finalmente luce su una pagina eroica e sconosciuta della Seconda guerra mondiale. 224 pagine Neri Pozza Editore.
Alfio Caruso (Catania, 1950), una laurea, una moglie, tre figli, una nuora, due nipotini, dopo quattro romanzi con Leonardo e Rizzoli si è dedicato con Longanesi alla storia italiana del Ventesimo secolo. Ne ha narrato l’escalation mafiosa (Da Cosa nasce Cosa, Perché non possiamo non dirci mafiosi, Io che da morto vi parlo, Milano ordina: uccidete Borsellino), l’abbondanza di misteri (Il lungo intrigo), i più importanti episodi della seconda guerra mondiale (Italiani dovete morire, Tutti i vivi all’assalto, Arrivano i nostri, In cerca di una Patria, Noi moriamo a Stalingrado, L’onore d’Italia). Con Einaudi ha pubblicato due romanzi, Willy Melodia e L’arte di una vita inutile, con Salani Breve storia d’Italia.

Posted in Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

I diritti del popolo ariano, degli stalinisti e dei fascisti

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2019

Per Hitler la libertà era un diritto del popolo ariano e per Stalin dei comunisti, ma non si poteva estenderla agli altri. La democrazia, a sua volta, stava nell’assecondare la volontà del dittatore come supremo maestro e arbitro e, a lui, spettava concedere o non accordare le libertà individuali lasciando cadere nel privato, nella concezione intimistica della vita vissuta da ciascuno di noi, i valori che altri rendevano corali. Lo stesso criterio era concepito da Stalin. Nel mezzo ci troviamo altre dittature di stampo europeo quali furono il fascismo e il franchismo in Spagna. Tutto incominciò anni prima, rispetto alla data dell’effettiva conquista del potere da parte dei rispettivi movimenti politici.
Il fascismo, ad esempio, trasse la sua origine il 23 marzo del 1919, in Piazza S. Sepolcro a Milano quando, alla presenza di una cinquantina di persone, Mussolini fondò il suo movimento che presto trasformò in partito fascista. Egli agiva da antimarxista, per compiacere i capitalisti, e da dittatore populista per tentare di catturare qualche frangia della sinistra. Nel 1921 il liberale Giovanni Giolitti accolse, nel suo listone, il partito fascista con la segreta speranza di indebolire gli altri partiti d’opposizione. In quell’occasione Mussolini conquistò solo 35 seggi, in altre parole il 7% dell’intera forza rappresentata in Parlamento, mentre i socialisti n’ebbero 122 e i “popolari” di Sturzo 107. Il 16 ottobre del 1922 i fascisti decisero di tentare una prova di forza incominciando a occupare, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, con le loro camicie nere, gli uffici governativi. Il governo rispose alla provocazione invitando il Re a mobilitare l’esercito. Fu così dichiarato lo stato d’assedio, ma non s’intervenne con l’esercito per evitare che si scatenasse una guerra civile.
Data la caoticità della situazione alla fine non si trovò di meglio che nominare primo ministro Mussolini. Gli toccò, in questo modo, il 29 ottobre a soli 39 anni, di prendere in mano le redini del governo del Paese.
Ma non ebbe fretta nell’assumersi l’incarico preferendo far marciare prima, su Roma, le sue camicie nere. In questo modo se da una parte si svelenì il clima politico trasformando le carovane fasciste in una semplice passeggiata, dall’altra Mussolini trasse un’indicativa dimostrazione di forza, spuntata dalle “piazze” italiane, e volta a rafforzare il prestigio popolare del Capo.
Subito dopo la maggioranza dei posti chiave del governo fu assegnata ai fascisti. Il Duce colse a volo l’occasione imponendo una legge elettorale che attribuiva i due terzi dei seggi alla lista che otteneva la maggioranza relativa. Le elezioni si svolsero il 6 aprile 1924. In quel periodo avvenne il delitto Matteotti. In questo modo Mussolini si vendicò del suo maggiore oppositore, tra i banchi del Parlamento, per il varo della sua legge elettorale. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

I “casti pensieri” di Mussolini affidati al suo secondo diario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Interessante, a questo punto potrebbe essere la conoscenza in diretta del parere del “capo” proprio nel momento più delicato dei rapporti internazionali e interni del fascismo con gli italiani. Ne erano consapevoli gli storici e con essi il convincimento di quanti ritenessero che il Duce curasse una sorta di diario sui giorni ed i mesi del suo governo e delle sue iniziative personali. Mi riferisco, nello specifico agli anni dal 1935 al 1939.
In proposito si afferma che tali scritti esistevano realmente e che in proposito il Duce fece uso di una penna stilografica. Il prof. Brian Sullivan, incaricato di verificare l’attendibilità di quelle annotazioni, si convinse che il “falsario” fosse lo stesso capo del fascismo! La spiegazione, in sé sorprendente, si spiega nel fatto che Mussolini ritenne utile riscrivere le sue “memorie” a Salò, dopo aver consegnato all’ambasciatore giapponese la sua prima versione, nel tentativo di salvarsi l’immagine dall’inevitabile severo giudizio storico dei posteri. Questi fogli fecero la loro apparizione nel 1981. Ricordiamo, per la cronaca, che, due anni prima, comparvero i diari finti di Hitler. Ma è una sorta di telenovela dato che di tanto in tanto qualcuno crede di aver trovato i veri diari di Mussolini coevi al tempo in cui li avrebbe scritti. Non ultimo è stato il ritrovamento di Dell’Utri nel 2006, ma anche in questa circostanza quelli che prevalgono restano i dubbi d’autenticità.
La circostanza del ritrovamento dei diari nel 1981 fu ricordata, qualche anno dopo dal giornalista inglese Collin Simpson del “London Times. Egli in proposito scrisse. “La prima traccia dei diari la trovai in Sardegna dove alcuni fogli mi furono mostrati dagli attori Virginia McKenna e da suo marito Bill Travers. Furono subito fatti esaminare allo storico Mack Smith che li ritenne credibili”. Ma non tutti gli esperti furono dello stesso parere. Il grafologo Roy L. Davis osservò: “la mano di Mussolini aveva una tendenza a destra, quella del diario, invece, mostrava una propensione a sinistra. Il ritmo delle due mani è differente. La mano di Mussolini è più angolosa e sussultante di quella che aveva scritto il diario”.
Davis, a questo punto, incalza. Procede con altre osservazioni fra le lettere maiuscole e le parole d’uso comune, le differenze fra le mani e via dicendo. Per lui, alla fine, non vi sono dubbi. E’ improbabile che la scrittura dei diari appartenesse a Mussolini. Lo rimbecca l’esperto del British Museum Nicolas Barker il quale arriva alla definitiva conclusione che i diari sono veri. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Riapertura cripta Mussolini a Predappio

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

“Domenica 28 luglio, a Predappio, il portone della tomba di mio nonno si riaprirà.” Annuncia Rachele Mussolini, consigliere “Lista Civica con Giorgia”. Prosegue affermando “La riapertura della Cripta, in occasione della ricorrenza dell’anniversario della sua nascita, deve rappresentare un momento di raccoglimento degno di qualsiasi luogo di culto e pertanto svolgersi con educazione, rispetto, per la famiglia, per coloro che intendono rendere omaggio e per chi vi transita, anche solo per curiosità, fugacemente. Anche con la collaborazione del Sindaco di Predappio Roberto Canali stiamo cercando di tornare, come già accadeva, ad una riapertura fissa.” Conclude Rachele Mussolini “Mi auguro che le visite possano svolgersi con pieno decoro e con i dovuti modi, richiamando tutti alla serietà, ed al buon senso che si debbono in queste occasioni. Rendere omaggio ai defunti è un atto di coscienza e di devozione, la speranza e l’auspicio è che tutti siano animati da nobili sentimenti.

Posted in Cronaca/News | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mussolini e i ladri di regime

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Capalbio (GR) Sabato 13 luglio – Ore 19.30 Spazio espositivo IL FRANTOIO, Via Renato Fucini, 10 Mauro Canali e Clemente Volpini forniscono con documenti inediti una radiografia del malaffare in camicia nera, facendo i «conti in tasca» ai vertici della nomenclatura fascista. Una pagina che ancora mancava della storia del ventennio.
Il 5 agosto 1943, a pochi giorni dall’arresto di Mussolini, i giornali pubblicano una notizia sensazionale: il governo Badoglio ha istituito una commissione con il compito d’indagare sulle fortune accumulate dai gerarchi nel corso del ventennio, i cosiddetti illeciti arricchimenti del fascismo. Il duce e i capi del regime, un tempo intoccabili, finiscono in prima pagina, dati in pasto a un’opinione pubblica che fino al giorno prima li aveva temuti, odiati, riveriti, spesso invidiati. Chi sono e quanto hanno «rubato»? E lo Stato è voluto veramente andare fino in fondo o ha chiuso un occhio, consentendo ai più di farla franca? Infine, quanto è tornato nelle tasche degli italiani? Quello che l’inchiesta scoperchia è un autentico verminaio. Una storia di corruzione e concussione, di tangenti e appalti, di capitali che trovano riparo all’estero, di raccomandazioni; un intreccio perverso tra politica e affari alla faccia del rigore e dell’onestà tanto proclamati dalla propaganda fascista. È una storia anche grottesca, fatta di fughe rocambolesche, di rotoli di banconote nascosti nell’acqua degli sciacquoni, di tesori sotterrati in giardino; e verbali di sequestro così scrupolosi da non crederci: favolosi patrimoni in ville e palazzi, pellicce, arazzi, gioielli, fino al numero di posate in argento, all’ultima pantofola, calza e mutanda del gerarca inquisito.Mauro Canali è autore di numerosi libri sulla storia del fascismo ed in particolare sull’apparato repressivo del regime.
Segio Rizzo è giornalista professionista dal 1980, ha iniziato la sua carriera lavorando per Milano. Nel 2007 pubblica con il collega Gian Antonio Stella La Casta (Rizzoli, 2007), un saggio sugli sprechi della politica italiana che con 1.200.000 copie vendute e ben 22 edizioni è ancora il libro-inchiesta più venduto in Italia.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La pace desiderata dai tedeschi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

Una pace che fu desiderata, durante gli anni di guerra, non solo dagli italiani ma da una parte dei tedeschi se pensiamo a tanti tentativi per spezzare il corso degli eventi drammatici con un delitto “eccellente.” Ancora sussulti di battaglie e di congiure quando il 20 luglio del 1944 alle 12,42 un ordigno esplose nel bunker (la lagebaracke della wolfsschanze = tana del lupo) di Hitler mentre era in riunione con alcuni alti ufficiali. Molti morirono ma Hitler rimase solo lievemente ferito. Mussolini arrivato a Rastenburg, verso le quattro del pomeriggio di quel fatidico giorno, si vide venire incontro un Hitler allucinato e seppe direttamente da lui cosa era successo.
Sia Shirer, sia Wheeler-Bennet, i due massimi storiografi della caduta del terzo Reich, descrivono il Duce prima sbigottito, poi convinto di scorgere nello scampato pericolo del Fuhrer, un segno della provvidenza la quale stava dalla loro parte. In privato, ad Anfuso, lasciò capire come in fondo non gli dispiacesse la faccenda: anche i tedeschi, questo popolo senza “traditori”, avevano avuto il loro 25 luglio. Venne così alla luce il terzo attentato al Fuhrer. Tutti e tre gli eventi puntavano alla realizzazione di un solo risultato.
Nei progetti delle alte gerarchie militari tedesche tali tentativi, se fossero andati a buon segno, avrebbero potuto portare l’Europa alla pace. In quest’ultima circostanza la bomba fu piazzata dal colonnello Klaus Philip Schenk, conte di Stauffenberg, trentasettenne e con uno splendido passato militare. Egli non era nuovo a queste iniziative e già altre due volte ci aveva provato, ma in entrambe Hitler si era sottratto, per un puro caso, e all’ultimo momento.
La reazione nazista non si fece attendere. Nel processo “lampo” celebrato il 7 agosto dello stesso anno ci furono otto condanne a morte eseguite con l’impiccagione dei colpevoli ai ganci da macellaio e strozzati con corde di violino. In aula erano stati costretti a presentarsi senza cinture e bretelle in modo da doversi reggere i calzoni con le mani, rendendosi ridicoli. Difficile, in questa circostanza, sapere quanti fossero, nel complesso, le vittime della brutale reazione nazista all’attentato. Si parla, comunque, di 16/20mila uccisioni. Ultimi a morire furono quelli che sembravano ormai salvi, dimenticati nei campi di sterminio come Canaris, assassinato il 9 aprile del 1945, un mese prima della resa tedesca.
Tra il settembre del 1943 e il gennaio del 1944 fallirono almeno una mezza dozzina d’attentati contro Hitler. Ricordiamo, ad esempio, quello del 13 marzo del 1943 a-lorché il generale Schlabrendorff, con uno stratagemma, riuscì a piazzare una bomba ad orologeria sull’aereo in cui viaggiava il Fuhrer. Ma l’ingranaggio non funzionò. Ci riprovò nel novembre del 1943 il capitano Axel Von dem Bossche con un gesto da “kamikaze” portandosi in tasca del pastrano due bombe a mano e deciso di lanciarsi addosso al dittatore. Per sua sfortuna l’incontro fu rinviato sine die. Lo stesso tentativo avvenne nel febbraio successivo per opera del tenente Heinrich von Kleist e nuovamente fallì. Questi episodi non furono casuali. C’era stato a Monaco il movimento studentesco della “rosa bianca” finito il 18 aprile del 1943 con la barbara decapitazione, con la scure, dei fratelli Hans e Sophie Scholl e di altri martiri.
Tra le file della stessa Luftwaffe vi era una centrale di spionaggio denominata “Orchestra rossa” a favore dei sovietici e diretta dall’aristocratico conte Harold Schulze-Boysen. C’erano gli intellettuali del circolo di Kreisau, fautori non di attentati ma di resistenza passiva ai nazisti e capeggiati da un nome illustre della nobiltà tedesca: il conte Helmuth von Moltke. C’erano i politici come l’ex sindaco di Lipsia Carl Goerdeler e altri e c’era persino il capo dello spionaggio ammiraglio Canaris con i suoi agenti e pure due religiosi protestanti. Lo stato maggiore, scrive Silvio Bertoldi, in questo fermentare d’inquietudini, era stato il primo a opporsi ai nazisti in ordine di tempo.
Lo Stato Maggiore doveva vendicare tra l’altro, alcuni dei suoi capi più rappresentativi, caduti sotto i colpi di Hitler: dal generale Kurt von Schleicher, cancelliere del Reich al generale Kurt von Bredow, e più tardi, al capo di stato maggiore Werner von Blomberg, tolto di mezzo per avere sposato una ragazza di piccola virtù, per finire al generale Wilheim Fritsch, capo di stato maggiore dell’esercito, ignobilmente ricattato con la falsa accusa di intrattenere rapporti omosessuali. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Dai diari “rimaneggiati” da Mussolini

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Al riguardo posso solo osservare con una riflessione. La verità storica non è facile da raggiungere, anche se il diretto protagonista ci dà un’interpretazione autentica dei suoi comportamenti. Sta di fatto che la responsabilità politica di scendere in guerra è molto pesante, qualsiasi fossero le ragioni da addurre. Per contro è arduo capire qualsiasi spiegazione, per quanto fosse ben argomentata, che sostenesse la validità di questo tipo di decisione. Resta l’autodifesa. Ciò dovrebbe spiegare la riscrittura del suo diario durante la Repubblica di Salò. Lo è sia per una guerra scatenata a dispetto di tutto sia per l’accusa, che si addebita al Duce, di essere il mandante del delitto Matteotti e dell’assassinio, avvenuto in Francia nel 1934, dei fratelli Nello e Carlo Rosselli.
Per Mussolini si trattò del gesto, per queste ultime due circostanze, d’alcuni irresponsabili fieri di poter agire in modo terroristico e di poter poi ottenere l’elogio del Capo senza riflettere che questi personaggi non meritavano, – sempre ad avviso di Mussolini, – come mezzo estremo, la morte. In definitiva possiamo soggiungere che tra le tante cose scritte da Mussolini, o dal suo imitatore, ci sentiamo di annotare solo due passi del diario che ci sembrano meritevoli di maggiore attenzione.
Il primo è datato 14/1/1939: “Partenza a mezzogiorno”. “Allegra partenza, cordialissima situazione. Chamberlain sorride confidenzialmente. Alifax non sorride, ma si compiace a modo suo mantenendosi riservato.
Gli inglesi residenti a Roma intonano uno strano canto: “for he is a jolly and a good fellow!” Il treno si muove porta via le illusioni, le speranze e forse anche la pace! E’ una giornata invernale. Essa è grigia come tante altre”. Sembra il resoconto di uno spettatore e non di un protagonista. Vi rileviamo un non so di fatalismo, sul corso degli eventi, e una tendenza a subirli piuttosto che dominarli.
La seconda annotazione è datata 18/7/1939 e quel giorno, tra l’altro, Mussolini scriveva: “E’ previsto un incontro con il Fuhrer per il 4 agosto. Bene. Ne sono soddisfatto. Parlerò chiaro. L’Italia non può affrontare una nuova guerra prima di tre o meglio cinque anni di preparazione”. E sempre su Hitler qualche mese dopo scrive: “E’ un personaggio che è balzato nella mia vita d’impeto. Chi è costui? Un uomo razionale? Un genio? Un Caligola, un Nerone? Oppure ci troviamo alla presenza di un esaltato, un “pazzo” come lo definii a Venezia quando lo vidi davanti per la prima volta? Proprio un genio direi di no e nemmeno proprio un pazzo. Quando parla alle folle le sue parole trionfano come una piena e travolgono con il fragore di una bufera. Ha portato i tedeschi alla potenza e li ha assecondati nei loro desideri e ha saputo rivelarne la vera natura”. A mio avviso ha fatto ancora di più. E’ riuscito a offrirci un modello di guerra diverso dal passato.
Come è successo per Napoleone ed ancor prima per i romani è bastato essere dei cattivi allievi delle scuole di guerra tradizionali per inventarsi una guerra diversa ed in tal modo scompaginare i modelli messi a punto dalla tradizione militare fondata su schemi convenzionali e su mosse scontate. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I casti pensieri di Mussolini affidati al suo secondo diario

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Interessante, a questo punto potrebbe essere la conoscenza in diretta del parere del “capo” proprio nel momento più delicato dei rapporti internazionali e interni del fascismo con gli italiani. Ne erano consapevoli gli storici e con essi il convincimento di quanti ritenessero che il Duce curasse una sorta di diario sui giorni ed i mesi del suo governo e delle sue iniziative personali. Mi riferisco, nello specifico agli anni dal 1935 al 1939.
In proposito si afferma che tali scritti esistevano realmente e che in proposito il Duce fece uso di una penna stilografica. Il prof. Brian Sullivan, incaricato di verificare l’attendibilità di quelle annotazioni, si convinse che il “falsario” fosse lo stesso capo del fascismo! La spiegazione, in sé sorprendente, si spiega nel fatto che Mussolini ritenne utile riscrivere le sue “memorie” a Salò, dopo aver consegnato all’ambasciatore giapponese la sua prima versione, nel tentativo di salvarsi l’immagine dall’inevitabile severo giudizio storico dei posteri. Questi fogli fecero la loro apparizione nel 1981. Ricordiamo, per la cronaca, che, due anni prima, comparvero i diari finti di Hitler. Ma è una sorta di telenovela dato che di tanto in tanto qualcuno crede di aver trovato i veri diari di Mussolini coevi al tempo in cui li avrebbe scritti. Non ultimo è stato il ritrovamento di Dell’Utri nel 2006, ma anche in questa circostanza quelli che prevalgono restano i dubbi d’autenticità.
La circostanza del ritrovamento dei diari nel 1981 fu ricordata, qualche anno dopo dal giornalista inglese Collin Simpson del “London Times. Egli in proposito scrisse. “La prima traccia dei diari la trovai in Sardegna dove alcuni fogli mi furono mostrati dagli attori Virginia McKenna e da suo marito Bill Travers. Furono subito fatti esaminare allo storico Mack Smith che li ritenne credibili”. Ma non tutti gli esperti furono dello stesso parere. Il grafologo Roy L. Davis osservò: “la mano di Mussolini aveva una tendenza a destra, quella del diario, invece, mostrava una propensione a sinistra. Il ritmo delle due mani è differente. La mano di Mussolini è più angolosa e sussultante di quella che aveva scritto il diario”.
Davis, a questo punto, incalza. Procede con altre osservazioni fra le lettere maiuscole e le parole d’uso comune, le differenze fra le mani e via dicendo. Per lui, alla fine, non vi sono dubbi. E’ improbabile che la scrittura dei diari appartenesse a Mussolini. Lo rimbecca l’esperto del British Museum Nicolas Barker il quale arriva alla definitiva conclusione che i diari sono veri. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Mussolini l’uomo della provvidenza

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

HD-SN-99-02405Lo show mediatico in uno stabilimento balneare del Nord Italia di un nostalgico del fascismo ha riaperto per qualche settimana il dibattito su ciò che è stato il periodo della dittatura in Italia. Mussolini è stato per 20 anni osannato. Per 20 anni il prezzo pagato dai suoi oppositori è stato, nella migliore delle ipotesi, il confino per non parlare del delitto Matteotti e delle leggi antirazziali. Oggi a distanza di tanti anni si cerca di capire se la sua dittatura sia stata del tutto negativa o se ha prodotto qualcosa di buono. C’è chi in questi giorni ha espresso dei giudizi positivi sul periodo fascista e sul suo leader. Probabilmente in buona fede e pensa in questo modo di sentirsi al di sopra le parti e di saper giudicare con “obiettività” facendo da calmieratore dei vari giudizi storici che nel frattempo sono stati espressi in Italia e all’estero ritenendoli ora troppo severi e ora troppo blandi. A questo punto non dobbiamo dimenticare che Mussolini è il risultato di una classe politica litigiosa e diffidente che non riusciva a governare e che era incline a favorire poteri forti rappresentati dal mondo imprenditoriale, dagli ambienti militari e dalla borghesia uscita dalla guerra con le ossa rotte e beffeggiata nelle piazze dai comunisti e dagli anarchici. I nostri padri erano sotto il tiro di due “rivoluzioni” quella bolscevica e quella dei sostenitori di un governo autoritario del Paese. Vinsero questi ultimi, ma non si poteva governare senza mandare alle ortiche ogni idea di libertà, di giustizia, di democrazia. Sarebbe stato un contro senso per una dittatura. Lo stesso accadde in Russia, in

shoah-iSpagna con Franco e in Germania con Hitler. Ma non è tanto il discorso sul passato che oggi può preoccuparci quanto le possibili analogie che possono essere elaborate come se la storia potesse ripetersi pedissequamente. Oggi i partiti in Italia continuano a litigare e a dividersi e c’è anche chi pensa che la “formula mussoliniana” potrebbe essere riesumata per meglio governare e mettere tutti in riga anche se non proprio con il “passo fascista”. Per queste stesse persone i tempi sono maturi se si prende atto dell’insofferenza degli italiani per i politici, per le decisioni che si rinviano di continuo, per le lungaggini degli iter parlamentari, per la corruzione, per l’ordine pubblico compromesso, per le tante cose che non funzionano e che non si correggono per via dei numerosi veti incrociati di ordine clientelare, lobbistico, affaristico, ecc. Ancora una volta la risposta democratica è quella di sempre: mettere da parte le rivalità personali e mettersi intorno a un tavolo per costruire una società nei valori e nella giustizia nei contenuti e non solo a parole. Ogni altro avventurismo diventerebbe il rimedio peggiore allo sfascio esistente. (Riccardo Alfonso centro studi politici e sociali della Fidest)

Posted in Confronti/Your and my opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La vita spericolata dell’ebreo che invano supplicò Mussolini

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

lo squalo e le leggi razzialiRoma 13 luglio alle 17,30 presso la sede della Fondazione Spirito Piazza delle Muse 25 verrà presentato il libro “La vita spericolata dell’ebreo che invano supplicò Mussolini” (Gianni Scipione Rossi, Lo “squalo” e le leggi razziali. Vita spericolata di Camillo Castiglioni, Rubbettino, € 14,00). Le leggi razziali stanno per essere varate. Le intenzioni di Mussolini sono ormai note. Castiglioni spera, appellandosi alla sua “bontà” di riuscire ad essere riconosciuto “non ebreo”. Mussolini non gli risponderà. Iscritto al Fascio di Vienna, ormai residente a Milano, Castiglioni, l’uomo che aveva dominato i mercati tra la fine della Grande guerra e gli anni Venti del Novecento deve affrontare gli anni più difficili di una vita vissuta sempre sulle montagne russe, come rivela il giornalista e storico Gianni Scipione Rossi nella biografia Lo “squalo” e le leggi razziali.
Triestino, figlio del rabbino capo di Roma Vittorio, Castiglioni aveva raggiunto giovanissimo la capitale imperiale di Francesco Giuseppe. In pochi anni si era imposto come industriale. Costruisce dirigibili e aerei. Rilancia la Austro-Daimler e la BMW. È proprietario di banche, acciaierie, giornali, cartiere. Durante la Grande guerra fonda un impero economico che dopo la sconfitta degli imperi centrali si espande verso la Germania e tutti gli stati balcanici, anche in società con la Fiat di Giovanni Agnelli e la Banca Commerciale di Giuseppe Toeplitz. Squalo o pescecane ebreo lo chiamano sulla stampa, perché specula – come tutti i finanzieri dell’epoca – sull’inflazione galoppante. E una speculazione sul franco francese rischia di essergli fatale nel 1924. Senza rinunciare a uno stile di vita barocco, si ridimensiona ma avvia sempre nuove imprese, mentre da ricco mecenate finanzia un teatro a Vienna e il Festival di Salisburgo.
Italo Zingarelli lo aveva definito “esteta del materialismo”. Il diplomatico Attilio Tamaro lo considerava un ingenuo. Certo era un uomo di ingegno, con una innata predisposizione per gli affari. Di famiglia irredentista, dopo aver avuto ottimi rapporti con la dinastia asburgica si mise a disposizione prima dell’Italia liberale e poi del fascismo. In fondo è la complessità del Novecento che si legge attraverso la sua biografia. Una vita complicata, segnata da grandi successi e catastrofi. Ma Castiglioni – come emerge dalla biografia scritta dall’ex direttore di Rai Parlamento – ha sempre la capacità di andare oltre. Nonostante Mussolini non lo abbia salvato dalle leggi razziali, secondo i servizi segreti americani lo avrebbe aiutato a riciclare fondi neri in Svizzera. Certo ha costruito durante la guerra la prima raffineria di petrolio della Confederazione. Ma la Svizzera lo costringe a rientrare in Italia, per la felicità del quotidiano del partito nazionalsocialista “Völkischer Beobachter”, che scrive il 18 aprile 1943: «Ora non c’è più luogo in Europa dove Castiglioni può stare in sicurezza». La trova miracolosamente a San Marino. E alla fine della guerra è ancora protagonista di strabilianti avventure, che fanno somigliare la sua biografia a un romanzo, anche se è una storia vera. (foto: lo squalo e le leggi razziali)

Posted in Recensioni/Reviews, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Mussolini’s Army in the French Riviera”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2016

Mussolini's ArmyToronto Wednesday, March 23, 2016 – 6:30pm Istituto Italiano di Cultura – 496 Huron St., Free admission The Istituto Italiano di Cultura presents the book “Mussolini’s Army in the French Riviera” by the Italian scholar Emanuele Sica. The book presentation will be followed by the screening of the documentary “A Pause in the Holocaust” (1943 Le temps d’un répit) Directed by André Waksman (France, 2009, 52 minutes – French and Italian with English Subtitles)In contrast to its brutal seizure of the Balkans, the Italian Army’s 1940-1943 relatively mild occupation of the French Riviera and nearby alpine regions bred the myth of the Italian brava gente, or good fellow, an agreeable occupier who abstained from the savage wartime behaviors so common across Europe. Employing a multi-tiered approach, Emanuele Sica examines the simultaneously conflicting and symbiotic relationship between the French population and Italian soldiers. At the grassroots level, Sica asserts that the cultural proximity between the soldiers and the local population, one-quarter of which was Italian, smoothed the sharp angles of miscommunication and cultural faux-pas at a time of great uncertainty. At the same time, it encouraged a laxness in discipline that manifested as fraternization and black marketeering. Sica’s examination of political tensions highlights how French prefects and mayors fought to keep the tatters of sovereignty in the face of military occupation. In addition, he reveals the tense relationship between Fascist civilian authorities eager to fulfil imperial dreams of annexation and army leaders desperate to prevent any action that might provoke French insurrection. Finally, he completes the tableau with detailed accounts of how food shortages and French Resistance attacks brought sterner Italian methods, why the Fascists’ attempted “Italianization” of the French border city of Menton failed, and the ways the occupation zone became an unlikely haven for Jews. Emanuele Sica is professor of history at the Royal Military College of Canada. (photo: Mussolini’s Army)

Posted in Estero/world news, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »