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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘musulmani’

Tutelare gli immigrati e i musulmani in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Dopo la condanna unanime di tutte le associazioni ,comunità,ong,confederazioni, centri culturali ,moschee ,mondo politico ,istituzioni e società civile al tremendo e disumano attentato in Nuova Zelanda , compiuto in due moschee e contro innocenti musulmani in preghiera ,che ha scosso tutti e ha fatto arrivare tantissima solidarietà al mondo musulmano in nuova Zelanda,in Italia e nel mondo intero.
Sono stati uccisi 50 civili (19 palestinesi,5 dalla Tunisia ,5 dal Bangladesh,4 dal Marocco ,3 dallo Yemen,2 dal Iraq,2 dalla Giordania ,1 dalla Siria 1 dal Iran,1 dall’Afghanistan . Altri 6 non sono stati identificati , insieme a numerosi feriti molto gravi , come ci hanno riferito i nostri medici in Nuova Zelanda. Le Comunita’ del mondo arabo in Italia (Co-mai) e la Confederazione Internazionale laica interreligiosa( Cili-italia) ringraziano tutti e apprezzano la condanna senza ambiguità, ferma e tempestiva fatta dalle Istituzioni , nella quale si è dimostrata ,ancora una volta, una unità solida tra comunità, associazioni e la società civile italiana e di origine araba ,musulmana e straniera contro il terrorismo in tutte le sue forme. Abbiamo combattuto , sempre uniti ,il terrorismo dell’Isis e ancora di più siamo convinti che solo l’unità può sconfiggere questo nuovo terrorismo ed il razzismo religioso contro i musulmani e gli immigrati in Occidente -dichiara Foad Aodi Fondatore Co-mai.

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Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Castel Gandolfo (RM) dal 19 al 22 aprile 2018. Se ne parlerà sabato 21 aprile dalle ore 16 alle ore 19, nel corso dell’evento “Insieme per dare speranza. Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità”, promosso dal Movimento dei Focolari, che vedrà la partecipazione di circa 600 persone da 23 nazioni, di fede cristiana e musulmana.
In un contesto sociale segnato, soprattutto in Occidente, dalla paura del diverso, dal pregiudizio e dalla diffidenza che erige muri e da una narrativa che alimenta lo scontro e la separazione, la testimonianza di un impegno condiviso fra cristiani e musulmani uniti per la pace, la solidarietà, lo sviluppo, l’armonia fra persone di fedi, culture e tradizioni diverse, lancia un messaggio controcorrente e getta semi di speranza.
Vivere insieme nella concordia, nel rispetto, nella solidarietà e nella pace si può. E anche lavorare insieme è possibile, condividere obiettivi comuni e cooperare per raggiungerli, senza indebolire la propria identità e il proprio patrimonio di valori, ma nel confronto leale e schietto rafforzando la conoscenza reciproca e il rispetto, privilegiando ciò che unisce rispetto a ciò che divide.
Un cammino che viene sollecitato dal carisma dell’unità di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, e che in esso trova la sua spinta propulsiva. Nel suo discorso nella Moschea Malcolm X di Harlem (New York), il 18 maggio 1997, Chiara, che stringeva con l’Imam Wallace Deen Mohammed e con la comunità mussulmana presente un patto per lavorare insieme per la pace e l’unità, disse: “Ho sperimentato qui una profonda fraternità. È qualcosa di straordinariamente bello che non può essere che opera di Dio. Egli ci ha fatto veramente una sola famiglia per i suoi piani”. E sui fondamenti di questo cammino di comunione spiegò: “La benevolenza, la compassione, o almeno la non violenza, sono presenti in varie religioni. È comune a quasi tutte, anche se con versioni diverse, la cosiddetta Regola d’oro: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Basta questa Regola d’oro per garantire il nostro legame d’amore con ogni prossimo, e basterebbe quest’amore per comporre l’umanità in una sola famiglia”.
Nel solco di quella esperienza e delle iniziative per il dialogo islamo-cristiano che nacquero in vari Paesi, l’incontro prossimo a Castel Gandolfo vuole essere un nuovo passo nel cammino verso la fraternità universale, un segno di speranza per l’umanità.
“L’educazione religiosa è attenzione alla pace”, afferma Adnane Mokrani, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (PISAI) e presidente del Cipax, che sarà presente al convegno. “In questa prospettiva non ci deve essere separazione ma solidarietà, collaborazione, unità tra gli uomini di diverse fedi che sono chiamati a lavorare insieme per il bene comune dell’umanità, a servire tutti senza distinzione”.
Per il teologo Piero Coda, Preside dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano (FI): “Il disegno di Dio sull’umanità è un disegno di pace, di amore e di unità” e “in tutte le religioni è insita una vocazione alla pace”. E ancora: “questa via del dialogo è la via maestra per essere fedeli al messaggio di Gesù e per contribuire all’unità della famiglia umana”.
In questo spazio aperto interverranno tra gli altri Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, il Cardinal Jean-Louis Pierre Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Abdullah el Radwan, Responsabile del Centro Islamico Culturale d’Italia, Izzedin Elzir, Imam di Firenze e presidente UCOII, Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario Sophia, Mohammad Shomali, direttore del Centro islamico di Londra. Numerose le esperienze di dialogo e collaborazione feconda che saranno raccontate in questo spazio, come frammenti di unità da moltiplicare.

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Il genocidio dei diversi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

sinagoga romaOgni volta le pagine della storia grondano di sangue innocente. Penso ai cristiani dati in pasto ai leoni nell’antica Roma, ai bambini handicappati che gli spartani buttavano dalla rupe. Penso alla polizia etnica serba ai danni dei kosovari, alla caccia e alla morte di milioni di ebrei nella civile ed evoluta Germania, alle leggi razziali fasciste, alle migliaia di bambini ebrei che in Francia alcuni funzionari del governo, del maresciallo Pétain, alleato con i nazisti, nella seconda guerra mondiale, denunciavano e mandavano a morire nelle camere a gas. E ancora gli zingari e i disabili e a guerra finita, nel 1945, i nazisti continuavano a trucidare gli ebrei ungheresi che sino a quel momento erano stati dimenticati o se vogliamo risparmiati. E’ stata una mattanza senza soluzione di continuità. Tutti, possiamo dire, ci hanno intinto il pane e ancora oggi i rigurgiti, di tanta bieca violenza, si avvertono qua e là in manifestazioni antisemite, razziste che fanno vittime di ogni genere anche per ragioni religiose tra cristiani e musulmani, tra musulmani ed induisti, tra integralisti musulmani colpevoli di essere sciiti o sunniti. E’ la prova provata che nemmeno le democrazie occidentali oggi restano immuni da questo veleno sottile che s’insinua nelle loro viscere e le rende altrettanto esposte a revanscismi di natura razzista. Perché ancora oggi pregare in una moschea, o in una cattedrale cristiana o in una sinagoga o in un tempio indù fa la differenza e la distinzione nel radicamento della cultura del diverso, dell’esclusivo, del fedele in opposizione all’infedele?
Perché ancora oggi le logiche del consumismo impongono la figura di un essere umano vincente, di una figura super agiata, se non ricca, dai natali doc e si volgono cinici per una selezione della razza che ha tanto il sapore del razzismo nel nome del diverso, dell’escluso, del povero, dell’emarginato. Se noi non superiamo questi limiti di natura religiosa e laica che danno la misura dei nostri egoismi, è difficile poterci considerare costruttori di pace, di fraternità e di solidarietà universale. (Riccardo Alfonso)

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Giornata di preghiera condivisa tra cattolici e mussulmani

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

vaticano“Sembra aver messo sotto gli occhi di tutti una verità fondamentale: è possibile pregare insieme ed è altrettanto possibile condividere i valori più alti, come la pace, il dialogo e la solidarietà. Si può convivere con le proprie specificità culturali, senza interferire con gli stili di vita degli altri, purchè però all’interno di ogni gruppo, di ogni etnia e religione ci sia una larga intesa su quali siano le condizioni necessarie per garantire il rispetto reciproco e assicurare a tutti qualità di vita e dignità personale. Oggi questa grande illusione è sembrata possibile: il terrorismo è apparso a tutti come la più grande debolezza dell’uomo, che ricorre alla violenza quando non ha argomenti per esprimere e difendere le proprie idee”. Lo dichiara l’on. di Area popolare Paola Binetti ”Il No al terrorismo è stato corale e ha attraversato tutta l’Europa, dalla Francia alla Polonia, dal Nord al Sud. Dal Papa al parroco delle chiese più piccole del Paese; dai personaggi pubblici che ricoprono cariche istituzionali di altissimo profilo ai giovani della GMG; dagli imam delle grandi moschee ai giovani mussulmani mescolati con la folla di coetanei che vivono in piccole e grandi città. E’ stata una gioia per gli occhi e un’occasione di ringraziamento per il servizio pubblico delle tante TV, compresa TV 2000, che hanno fatto sentire ininterrottamente una voce

la Moschea di Forte Antenne, Roma

la Moschea di Forte Antenne, Roma

di pace e di speranza almeno in questi giorni. La condanna del terrorismo – spiega Binetti – è stata netta e nessuna simpatia ha accompagnato i diversi servizi, nessuna compiacenza verso gesti di assoluta crudeltà umana. Nessun terrorista, reale o virtuale, può aver pensato che tra le tante persona in giro qualcuno avrebbe potuto schierarsi dalla sua parte e dargli il benché minimo aiuto. Tagliare l’erba sotto i piedi dei sedicenti rivoluzionari, staccare i collegamenti su cui fanno conto, a cominciare da quelli economico-finanziari, sottrarre loro la simpatia della gente, smontare il loro complesso di eroi da fumetto, di personaggi da film. Ricondurli ad uno schema di pura violenza che può essere solo stigmatizzato, condannato e severamente punito. Oggi – conclude Binetti – i servizi televisivi, la stampa, sono stati tutti sincronizzati su questa linea e sarà la nostra unità tra cattolici, tra cattolici e mussulmani, tra mussulmani stessi che ci permetterà di vincere la guerra a pezzetti di cui parla Papa Francesco. Domani sarà un altro giorno ma chissà che non abbiamo imparato tutti qualcosa di più e si possa continuare a sperare”.

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Messe in Francia e a Cracovia in nome della pace

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

la Moschea di Forte Antenne, Roma

la Moschea di Forte Antenne, Roma

“Per una di quelle coincidenze che la storia ogni tanto è in grado di creare, domani ci saranno due Messe straordinarie: una in Francia con i musulmani e un’altra a Cracovia con il Papa e con i giovani della GMG. Due diverse messe, intensamente desiderate, preparate con cura, anche per i rispettivi dispiegamenti delle forze di polizia. Non c’è dubbio che creeranno un forte impatto nell’opinione pubblica. Da un lato la strage di Rouen, un massacro per cui nessuno vuol parlare nè sentir parlare di guerra di religione. Dall’altro un popolo di giovani in cammino da oltre 30 anni per testimoniare la propria fede, o per lo meno la propria ricerca di fede, il proprio insopprimibile bisogno di amicizia e di solidarietà”.
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Sono due modi diversi di abbattere steccati, di rilanciare il dialogo e di aprirsi alla speranza. Il Dio a cui si riferisce costantemente Papa Francesco, il Dio dei Cristiani, è il Dio di tutti gli uomini, un Dio venuto per perdonare e per offrire a tutti gli uomini un’altra opportunità di salvezza. Perché questo ponte mistico che si stabilirà domani attraverso la Santa Messa tra Francia e Polonia deve servire a tutti noi a far risuonare con forza le parole di Giovanni Paolo II, indimenticabile inventore delle GMG: Mai più la guerra, neppure quella a pezzetti, e meno che mai una guerra che volesse apparire come una guerra di religione”.
“Da domani – prosegue Binetti – si può e si deve voltare pagina. Speriamo che siano molti i musulmani moderati, credenti o non credenti, che entreranno domani in Chiesa in segno di riparazione, per la terribile morte di Padre Jacques, e questo sarà già il primo miracolo di questo santo sacerdote, ma saranno anche moltissimi quelli che pregheranno per la pace nel mondo, per la libertà di professare la propria fede. E da Cracovia, giovani di tutti il mondo, stretti accanto al Papa, rilanceranno questo sogno di pace e di fraternità. Felice coincidenza che ha predisposto per il bene di tutta l’umanità il Dio della Storia e della Provvidenza”, conclude.

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Si apre il mese del Ramadan: Digiuno, preghiera, purificazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2016

la Moschea di Forte Antenne, Roma

la Moschea di Forte Antenne, Roma

Anche in Italia inizia il Ramadan per i musulmani. L’inizio del mese più sacro del calendario islamico può essere, infatti, verificato tramite complicati calcoli astronomici anche tramite il reale avvistamento del primo spicchio di luna, tanto che le diverse autorità del variegato panorama islamico mondiale non sempre concordano con il momento esatto.Secondo la tradizione, è durante il Ramadan che l’arcangelo Gabriele dettò al profeta Maometto le sure del Corano. E l’osservanza del digiuno, sawm, praticato in questi giorni è uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla professione di fede, all’elemosina, al pellegrinaggio alla Mecca e alla preghiera quotidiana. Dall’alba al tramonto non è prevista solo astinenza dal cibo e dall’acqua, ma anche da tabacco, rapporti sessuali e in generale da azioni e pensieri “cattivi”. La giornata è scandita da un pasto frugale, suhur, prima dell’aurora, dalla rottura del digiuno, iftar, quando fa buio, e naturalmente dalle preghiere, compresa tarawih, recitata solo in questa occasione.Ormai da molti anni il Ramadan si celebra anche in Italia, dove secondo le ultime stime i musulmani sarebbero 1,7 milioni, per la stragrande maggioranza immigrati e figli. E nelle città dove sono in tanti, i fedeli si organizzano per celebrare insieme ogni sera la rottura del digiuno. Intanto, il Coordinamento delle Associazioni Islamiche CAIM vorrebbe coinvolgere nelle celebrazioni di questo mese anche i tanti profughi arrivati dalla Siria. Un periodo di straordinaria importanza per i fedeli dell’Islam per il quale Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” invita tutti i cittadini italiani, credenti e non al massimo rispetto.

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Cattolici e musulmani insieme per la cena del Ramadan

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2016

incontro ramadamPalermo. La Comunità Islamica di Palermo invita alla cena del Ramadan che si svolgerà giovedì 23 giugno 2016, alle ore 19.30, presso la Moschea di piazza Gran cancelliere. Il ramadan avrà inizio lunedì 6 giugno e si concluderà martedì 5 luglio. Sono stati invitati, l’Arcivescovo di Palermo, le Comunità Cristiane: Cattoliche, Evangeliche, Ortodosse, Anglicana, la Comunità Ebraica, le diverse Confessioni Religiose, il Sindaco di Palermo, i Consoli della Tunisia e del Marocco, il Presidente della Consulta delle Culture e le Autorità Civili e Militari. “Nel condiviso e vivo desiderio di proseguire il cammino intrapreso del dialogo islamico -cristiano – ebraico – dichiara l’Imam Boulaalam Abderrahmane Mustafà e gli Imam delle diverse Comunità Islamiche di Palermo – per sostenere i valori della pace e dell’amicizia tra gli uomini e con la ferma volontà di condannare e rifiutare ogni progetto ed azione di violenza, di terrorismo e di guerra, durante il Mese del Ramadan di digiuno e preghiera, da questa terra di Palermo “si alzi forte il grido di pace e di armonia tra i popoli”.
E mons. Corrado Lorefice ha fatto pervenire all’Imam di Palermo un messaggio con il quale accetta l’invito e nel contempo, in occasione del prossimo Festino, giovedì 14 luglio, alle ore 11.30, aprirà le porte di casa sua a tutti, cristiani, ebrei, imam islamici e altre confessioni religiose, per un incontro di gioia fraterna.
“Care sorelle e fratelli musulmani, sono lieto di porgervi sia a nome mio personale, sia dell’Arcidiocesi di Palermo i migliori auguri di un sereno e proficuo inizio del mese dei Ramadan. E’ tempo nel quale con fede, impegno e dedizione vi consacrate all’osservanza di molte pratiche religiose quali la preghiera l’elemosina, l’aiuto ai poveri, le visite a parenti ed amici il dominio delle passioni”.
Proprio per rinsaldare l’amicizia, mons. Lorefice sarà presente nella moschea di Piazza Gran Cancelliere per incontrare la comunità islamica e a condividere la cena del Ramadan con tutti gli Imam d Palermo, con gli Ebrei, con i Pastori cristiani con i presbiteri e i diaconi cattolici e con i rappresentanti di altre religioni.
“Sarebbe un segno prezioso – aggiunge l’Arcivescovo di Palermo – che fossero tutti i palermitani a dedicare questo stesso giorno ad un impegno di digiuno e preghiera per la pace, l’armonia e a fraternita tra tutti gli uomini. Ispirati dai nostri valori condivisi e rafforzati dai nostri sentimenti di genuina fraterna amicizia e solidarietà, siamo perciò chiamati a lavorare insieme nelle nostra comune casa che è la città di Palermo, perché essa si arricchita dall’impegno di tutti noi a favore della giustizia, del rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona. Ci sentiamo particolarmente responsabili dei più bisognosi: i poveri, i malati, gli organi, i carcerati, i migranti, le vittime della tratta umana e tutti coloro che soffrono situazioni di disagio personale e familiare. Impegnati a costruire la città degli uomini e delle donne, “dal basso”, dai “vinti” della storia, dai più fragili, dai piccoli, da chi non ha voce. Abbiamo il compito di salvaguardare insieme l’ambiente ed il decoro della città nella quale viviamo; è una responsabilità comune, come ha scritto Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si”
Si avvicina il Festino, la festa che, nel nome di una santa donna, Rosalia, che nella sua vita ha invocato la protezione di Dio sulla nostra città, richiama e raccoglie tutti gli abitanti di Palermo in una concorde ed unanime esperienza di gioia nel ritrovarsi uniti per lottare contro ogni forma di male, odio, di violenza e di mafia. Nel nome di questa libertà, di mente e di cuore, desidero aprire le porte della mia casa a tutti i responsabili delle varie Religioni, Imam Rabbini, Pastori, Presbiteri, Guide spirituali, per testimoniare la bellezza dello stare insieme in pace e in cordiale fraternità, ed anche alle autorità consolari, civili e militari per esprimere la volontà armonica nella partecipazione alla costruzione della città “nuova” per l’impegno di tutti alla stima e al rispetto dell’identità etnica e religiosa di ogni uomo”. (foto: incontro ramadan)

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Etiopia: il Ramadan termina con proteste e arresti di massa

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2013

L’Associazione per i Popoli Minacciati A(PM) accusa il governo etiope di violare la libertà di culto della popolazione di fede musulmana e di criminalizzare arbitrariamente i manifestanti musulmani. Secondo l’APM, gli arresti di massa di manifestanti musulmani e le condanne in base a una più che discutibile legge antiterrorismo non fanno altro che generare violenza. L’APM chiede quindi alle autorità etiopi di rilasciare immediatamente tutti i manifestanti arrestati unicamente per aver partecipato a una manifestazione pacifica pubblica.In questi giorni in tutto il paese africano la polizia ha aggredito e arrestato centinaia di manifestanti musulmani che avevano colto la fine del mese sacro di Ramadan per protestare pacificamente contro la decisione del governo di imporre per via governativa i leader religiosi musulmani. I manifestanti inoltre protestavano per i processi giudiziari iniqui avviati contro 28 persone, tutte di fede musulmana, la cui colpa sarebbe quella di aver organizzato le proteste delle loro comunità religiose. Secondo i dati forniti dalle stesse autorità etiopi dal 1 agosto ad oggi sarebbero morte tre persone durante le manifestazioni. Secondo le testimonianze oculari e i rappresentanti di diverse organizzazioni per i diritti umani locali la polizia avrebbe sparato e ucciso almeno 16 persone nel solo distretto di Kofele nella parte sudoccidentale della regione di Oromia.I leader religiosi musulmani in Etiopia accusano il governo di Addis Abeba di intromettersi nelle questioni prettamente religiose della comunità musulmana. Il governo infatti ha convocato diverse personalità vicine al governo per l’Alto Consiglio dell’Etiopia per le questioni Islamiche. I 28 leader religiosi arrestati avrebbero organizzato manifestazioni per chiedere la destituzione di queste personalità. Le autorità hanno reagito arrestando i 28 leader che dal 22 gennaio 2013 affrontano un processo a porte chiuse. Tra i 28 arrestati risultano anche nove membri su 17 del gruppo di rappresentanza formato da musulmani il cui compito sarebbe di chiarire con il governo le controversie riguardanti lo status dei musulmani nel paese. Gli imputati vengono tenuti isolati dal mondo esterno, vengono limitati i contatti con i loro avvocati e lamentano abusi e maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza. L’APM sospetta che le autorità mirino a lunghe condanne detentive con le quali spaventare e intimorire l’intera comunità musulmana del paese. Ufficialmente circa il 33% della popolazione etiope è di fede musulmana, in realtà il loro numero dovrebbe essere più alto e avvicinarsi al 50% circa. La maggior parte dei fedeli musulmani dell’Etiopia appartiene al gruppo etnico degli Oromo che da tempo ormai è vittima di pesanti discriminazioni.

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Ramadam 2013

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2013

In occasione del mese di Ramadan la Comunità di Sant’Egidio desidera far giungere il suo saluto di amicizia e di vicinanza fraterna all’intera comunità musulmana.Il mese di Ramadan è un tempo benedetto nel quale la pratica del digiuno avvicina alla fede in Dio e alla solidarietà tra gli uomini. Questi due aspetti appaiono, soprattutto in questo tempo, fondamentali per l’edificazione di una società nella quale si possa pensare il proprio futuro insieme, nel rispetto reciproco e nella condivisione delle comuni responsabilità.La fede in Dio e il rispetto dell’uomo sono del resto i fondamenti su cui si basa il dialogo tra le religioni monoteiste. Negli ultimi anni questo cammino comune ha portato dei frutti insperati che si rivelano decisivi in un tempo di tensioni e di grandi cambiamenti. Il dialogo tra le fedi resta anche un modello per l’incontro tra le culture e tra i popoli. La Comunità di sant’Egidio resta impegnata in questo dialogo nello “Spirito di Assisi” e augura a tutti i musulmani di vivere il Ramadan nella pace e nella serenità.

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Cristiani e musulmani, una sola mano

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2012

Un libro di Elisa Ferrero Esce a marzo il libro Cristiani e musulmani, una sola mano. Un diario che racconta gli aspetti inedi­ti e sottaciuti della «rivoluzione d’Egit­to», scoppiata in piazza Tahrir al Cairo un anno fa e di nuovo accesasi lo scorso novembre. La cosiddetta “primavera araba” ha dato il via a un nuovo tipo di convivenza e cittadinan­za, all’insegna del pluralismo religioso e del confronto dialettico con l’opinio­ne dell’altro. Le immagini del Corano accostato alla croce cristiana, durante le manifestazioni, hanno riempito il web e le pagine dei giornali. Molti hanno ritenuto che si trattasse di un’astuta mossa propagandistica, ma l’autrice respinge l’idea e mostra, con i fatti vissuti e narrati, come gli atti simbolici, seppur usati con consapevolezza mediatica, siano scaturiti dal desiderio di riaffermare l’unità tra cristiani e musulmani, contro la politica del divide et impera attuata dal regime di Mubarak che, paventando il pericolo islamista, manteneva in silenzio l’intera popolazione sotto lo scacco della paura.
Le scene dei musulmani in preghiera protetti dai cristiani e dei cristiani protetti dai musulmani non sono state altro che i segni esteriori di questa nuova consapevolezza. Il libro ha origine dal desiderio di rendere pubblico un “diario della rivoluzione” nato in maniera spontanea, dall’invio di notizie a decine di persone interessate, diventate poi centinaia quindi migliaia, unite in una catena umana che diffondeva informazioni in tempo reale. Il racconto dei fatti si caratterizza così per l’immediatezza: pur abbracciando la cronaca e l’analisi, le «lettere» del diario sono vive e spontanee, perché scritte sull’onda degli eventi e con il sentimento di partecipazione di chi è legato ai luoghi e alle persone coinvolte. L’autrice ha raccolto le testimonianze e i commenti degli amici egiziani, attraverso telefono, posta elettronica, sms, Twitter e Facebook: gli stessi mezzi di comunicazione che sono stati usati dai giovani per organizzare la rivolta. E poi notizie da tv e giornali arabi, integrate dando notizie e testimonianze della propria esperienza di vita in Egitto. Il diario copre l’intero 2011, dall’inizio della rivoluzione a fine novembre, con gli ultimi scontri e la prima tornata elettorale. Cristiani e musulmani, una sola mano è ricco di approfondimenti: tra le pagine del diario, i blocchetti di approfondimento, aggiunti in fase di lavorazione, spiegano termini e passaggi della storia recente egiziana utili alla piena comprensione del testo. La domanda cruciale che l’autrice si pone nel capitolo finale è quanto, di questo spirito di unione, si sia trasferito al resto della società egiziana, oltre piazza Tahrir, nella fase della ricostruzione. Il quadro non è ancora chiaro, ma qualunque sia l’evolversi degli eventi, l’esperienza di piazza Tahrir resterà un momento imprescindibile della storia egiziana, che avrà formato la coscienza politica di un’intera generazione di giovani.Il libro fa parte della collana Parole non crociate diretta da Paolo Naso, la postfazione è di Wael Farouq, presidente del Centro Tawasul del Cairo.
Elisa Ferrero: piemontese, collabora con il Centro Culturale Tawasul del Cairo ed è autrice di una newsletter sulla rivoluzione egiziana, regolarmente pubblicata

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Egitto: Uccisione copti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

Da gennaio 2011 sono già 39 i Copti morti per motivi religiosi. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è molto preoccupata per la escalation di violenza contro la comunità copta in Egitto. La morte per arma da fuoco di un credente copto avvenuta durante la manifestazione al Cairo di martedì scorso è purtroppo solo l’ultima delle almeno 39 morti violente di Copti avvenute in Egitto da gennaio 2011 ad oggi. Dopo la caduta del regime di Mubarak la comunità copta spera ancora nella fine delle aggressioni ma visto il moltiplicarsi delle violenze degli ultimi mesi e le tre chiese cristiane date alle fiamme è ora che il nuovo governo reagisca e prenda sul serio le paure e richieste dei Cristiani in Egitto. L’ultima ondata di violenza scaturisce dalla relazione d’amore tra una ragazza musulmana e un ragazzo cristiano in un villaggio a sud del Cairo. Al rifiuto del padre della ragazza di uccidere la coppia per ristabilire l’onore della figlia, uno dei suoi cugini uccide il padre, che a sua volta viene vendicato da uno dei fratelli della ragazza. La violenza raggiunge l’apice la sera del 4 marzo quando 4.000 Musulmani attaccano la comunità copta di Soul Atfif dando alle fiamme la chiesa e diverse case. Circa 1.300 giovani Copti si sono quindi riuniti lunedì scorso davanti alla sede della televisione egiziana. La protesta è continuata nonostante la visita ai manifestanti del primo ministro egiziano. Infine un giovane manifestante copto è stato ucciso durante una lite con un automobilista. Il massacro di 24 Cristiani ad Alessandria durante la notte di Capodanno purtroppo ha scioccato e indotto a maggiore solidarietà solo una parte della popolazione musulmana d’Egitto. Appena un mese dopo, il 30 gennaio, undici persone appartenenti a due famiglie sono state uccise nella provincia di Minya. Sulla penisola del Sinai sono state bruciate due chiese copte. Durante il fine settimana del 19 e 20 febbraio è stato accoltellato in casa padre David Boutros. Contemporaneamente le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso un padre del convento di san Bishoi nel Wadi el-Natroun a 110 km dal Cairo mentre rimuovevano una rete di protezione eretta dai religiosi per proteggere il convento da possibili aggressioni. Il 25 febbraio scorso vicino alla città di Sohag è stato accoltellato un giovane copto mentre tentava di difendere la sorella dalle molestie di un gruppo di coetanei musulmani.

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Nigeria: violenze cristiani-musulmani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Nigeria: continua la violenza tra Cristiani e Musulmani Almeno 37 morti in cinque giorni – I responsabili devono essere condannati! Secondo informazioni giunte all’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), gli scontri che infuriano in Nigeria hanno causato almeno 37 morti in soli cinque giorni. La maggior parte degli omicidi viene commesso nella città di Jos e nei suoi dintorni. Le vittime appartengono indistintamente sia alla comunità di fedeli cristiani sia musulmani. Lo scorso 11 gennaio sono morti 13 Cristiani della popolazione dei Berom. Il loro villaggio Kuru Wareng era stato attaccato da musulmani del popolo dei Fulani. Oltre ai morti sono state ferite tre persone e sono state distrutte tre case. Lo stesso giorno sono state uccise altre cinque persone nel vicino villaggio di Barakin Ladi. Il 10 gennaio invece sono stati uccisi sette musulmani nel villaggio di Bukuru. Centinaia di donne, bambini e anziani si erano rifugiati nella moschea del paese mentre gli scontri hanno causato la distruzione di cinque case. Nella città di Maiduguri, a 520 km da Jos, lo scorso 9 gennaio è stato ucciso un poliziotto di guardia a una chiesa e, il giorno prima, un fedele cristiano. Negli scontri avvenuti prima del congresso del partito “Congress for Progressive Change” (CDC), sostenuto principalmente da musulmani, sono morte tre persone. Le forze dell’ordine hanno arrestato alcuni partecipanti al congresso con l’accusa di istigazione alla violenza. Il giorno prima, il 7 gennaio, sette musulmani erano stati uccisi mentre tornavano a casa da un matrimonio.
Da Natale 2010 ad oggi la violenza tra i fedeli delle due confessioni religiose ha causato almeno 120 vittime. Dalla fine della dittatura militare nel 1999 ad oggi in Nigeria sono morte oltre 13.600 persone a causa dei conflitti etnici e religiosi.

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Musulmani e Cristiani in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2010

Incisa in Val d’Arno – FI  31 ottobre 2010, ore 10.00 – 17.00 Auditorium di Loppiano: Una giornata nazionale di dialogo tra cristiani e musulmani  Attesi gli Imam di Firenze, Verona, Treviso, Trieste, Perugia, Teramo,  il Presidente delle Comunità Islamiche dell’Abruzzo  e rappresentanti di altre istituzioni musulmane di Milano e Roma  Un comune obiettivo: mostrare che la convivenza è  possibile in risposta a paura e sospetto, intolleranza e difesa radicalizzata delle identità che percorrono le nostre città.  L’appuntamento è promosso dal Movimento dei Focolari e dalle Comunità Islamiche d’Italia per vivere ed approfondire alcune dimensioni del dialogo  alla luce della spiritualità  di comunione di Chiara Lubich.
Il programma, preparato da un comitato composto da cristiani e musulmani, inizierà alle ore 10.00 con un coro di giovani di entrambe le religioni. Seguiranno letture e commenti di passi del Corano e del Vangelo ed una video-conversazione di Chiara Lubich, appassionata apripista del dialogo interreligioso, tenuta a Washington nel 2000 su “Una spiritualità dell’unità per una convivenza armoniosa della famiglia umana”.Infine, alla tavola rotonda “Le sfide del dialogo” parteciperanno Adnane Mokrani (teologo musulmano, docente alla Pontificia Università Gregoriana) Kamel Layachi (Imam delle Comunità islamiche del Veneto), Judith Polivus (vicepreside Istituto universitario Sophia) e Roberto Catalano (Centro del dialogo interreligioso dei Focolari). Coordinerà Shahrzad Houshmand, teologa musulmana dell’Iran.E’ prevista la partecipazione anche di autorità civili, tra cui il dott. Massimo Toschi,Consigliere alla Cooperazione internazionale del presidente della Regione Toscana. Per i bambini è previsto un programma speciale con giochi, canti, e filmati.

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Musulmani e Cristiani in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Loppiano 31 ottobre 2010, ore 10.00 – 17.00 Auditorium (Incisa in Val d’Arno – FI)  Una giornata nazionale di dialogo tra cristiani e musulmani  promossa dal Movimento dei Focolari e Comunità Islamiche d’Italia  per mostrare la possibile convivenza e integrazione, in risposta a paura e sospetto, intolleranza  e difesa radicalizzata delle identità, che percorrono le nostre città.  In varie parti della Penisola, infatti – a Trento, Bolzano, Verona, Treviso, Venezia, Padova, Trieste, Rovigo, Torino, Milano, Genova, Parma, Reggio Emilia, Ravenna, Firenze, Roma, Teramo per citare le principali – sono in atto da anni iniziative di collaborazione e di integrazione sul territorio ispirate dal desiderio di andare incontro all’altro, come la Regola d’oro propone.
La giornata del 31 ottobre, in sintonia con la giornata dell’amicizia islamo-cristiana che si celebra in Italia il 27 ottobre, vuole essere un’occasione per cristiani e musulmani di vivere concretamente insieme e approfondire alcune dimensioni del dialogo interreligioso alla luce della spiritualità di comunione di Chiara Lubich.
Il programma, preparato da un comitato composto da cristiani e musulmani, aprirà alle ore 10.00 con un coro di giovani di entrambe le religioni. Successivamente si ascolteranno letture e commenti di passi del Corano e del Vangelo. Verrà ripercorso lo sviluppo del dialogo in Italia e proposta una video-conversazione di Chiara Lubich, appassionata apripista del dialogo interreligioso, tenuta a Washington nel 2000 su “Una spiritualità dell’unità per una convivenza armoniosa della famiglia umana”. Contributi artistici, momenti di preghiera distinti, testimonianze di gruppi misti, di alcune città, saranno arricchiti dalla tavola rotonda “Le sfide del dialogo” coordinata da Shahrzad Houshmand (teologa iraniana), a cui interverranno Adnane Mokrani (teologo musulmano docente alla Pontificia Università Gregoriana) Kamel Layachi (Imam delle Comunità islamiche del Veneto), Judith Polivus (vicepreside Istituto universitario Sophia) e Roberto Catalano (Centro del dialogo interreligioso dei Focolari). I bambini avranno un programma a parte, con giochi, canti, e filmati. Si prevede la partecipazione di autorità  civili e religiose.

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La democrazia in Bosnia

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

Roma 7 ottobre alle 18,15 Istituto della Enciclopedia Italiana – Palazzo Mattei di Paganica – Sala Igea Piazza della Enciclopedia Italiana, 4   Incontro pubblico con il card. Vinko P Uljic, arcivescovo di Sarajevo “In Bosnia occorre uno Stato dove ci sentiamo tutti a casa, non uno Stato con cittadini diseguali. Pensiamo che è possibile vivere insieme ai musulmani. Tanti del popolo semplice, quando vado in cattedrale a piedi, mi salutano. Sono musulmani.
Il clima di tensione viene dai media e dalla politica. Sono parole del Card. Puljic contenute nel libro Cristiani a Sarajevo (Paoline) una lunga intervista che l’Arcivescovo di Sarajevo, ha rilasciato a Roberto Morozzo della Rocca, docente di Storia dell’Europa Orientale.
In Bosnia-Erzegovina nel 1991, alla vigilia della guerra originata dal processo di dissoluzione della Jugoslavia, i cattolici erano 820.000, il 17% della popolazione. Oggi sono appena 460.000, il 9% degli abitanti. Al contempo i serbi sono passati dal 33% al 37% e i musulmani sono giunti nel 2005 a superare il 50% della popolazione, pervenendo quindi alla maggioranza assoluta. Che cosa è accaduto nella città un tempo luogo di pace, di dialogo, di integrazione e di convivenza pacifica? Partecipano all’incontro: Marco Impagliazzo , Presidente della Comunità di Sant’Egidio Antonio Zanardi Landi  Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Gianni V Alente, Giornalista di 30Giorni Alberto Bobbio, Giornalista di Famiglia cristiana. Saranno presenti: Il Card. Vinko P. Uljic, Arcivescovo di Sarajevo R Oberto Morozzo Della Rocca , Curatore del libro.

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Una morta e una tomba senza pace

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2010

La settimana scorsa è morta a Udine, presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia, una neonata, i cui genitori sono musulmani. E’ stata sepolta al camposanto di Paderno, nell’area riservata ai defunti di fede islamica: 200 fosse orientate sull’asse nordest-sudovest, in direzione della Mecca. Subito dopo la cerimonia, i rappresentanti della Lega Nord e del Pdl – sedicenti portavoce di tutti i cristiani di Udine – hanno protestato: secondo loro la sepoltura della piccola sarebbe “irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione”. E’ prevista ora una macabra iniziativa della Lega ovvero una raccolta firme contro la tumulazione della neonata (secondo alcuni, chiederanno di disseppellire il suo corpicino per interrarlo altrove) e per chiedere al comune di eliminare dal cimitero l’area destinata ai morti di religione musulmana. Già nei mesi scorsi la decisione del Comune di riservare un’area del cimitero ai musulmani, come avviene in tutte le città dell’Unione europea, aveva provocato le proteste della Lega, che aveva raccolto 1.700 firme e promosso una fiaccolata contro la concessione dello spazio cimiteriale. (Rosario Amico Roxas) (n.r. La notizia è stata ripresa da una nota del Gruppo EveryOne) http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/islam/islamofobia_1271338525.htm

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Musulmani in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2010

“I musulmani sono in Europa. Lo sono da secoli, o da immigrazioni più recenti, o da conversioni crescenti di autoctoni. Sono europei esattamente al pari dei cristiani o degli agnostici, con gli stessi diritti e doveri, le stesse libertà e le stesse restrizioni. Sono a casa loro. Occorre farsene una ragione una volta per tutte e sforzarsi di capire come riuscire a rafforzare il loro senso di appartenenza alla comune casa europea”. E’ la risposta di Nino Sergi, presidente di INTERSOS, al dibattito sviluppatosi nei giorni scorsi a partire dall’editoriale del prof. Giovanni Sartori sul Corriere del Sera. Nell’ampio documento “Musulmani in Europa. Così estranei da non potere essere europei?” INTERSOS analizza il fenomeno della presenza musulmana in Europa e in Italia per ribadire che e necessaria, su un tema come questo, una riflessione molto attenta perché “come si costruiscono giorno dopo giorno il pluralismo, l’interculturalismo e la convivenza, si costruisce ugualmente anche l’intolleranza”.  E’ importante partire dai dati: oggi i musulmani in Italia circa un milione, l’1,7% della popolazione, in Europa circa 35 milioni, il 5%, mentre nel mondo sono oltre un miliardo e mezzo, quasi il 25%. Davanti a queste cifre e facile ricorrere a facili stereotipi che associano religione, clandestinita e terrorismo e che invocano la non integrabilita di questa tipologia di ‘diverso’. Tuttavia, queste posizioni non reggono ad una più attenta analisi e, soprattutto, risultano un po’ tardive rispetto all’ampio dibattito che si e sviluppato in vari paesi dell’Europa occidentale in questi ultimi decenni.  Il documento ribadisce che occorre avere la capacità di distinguere e tenere separati, senza mai confonderli, fede islamica, la fede di miliardi di musulmani nel mondo e nella nostra Europa, e terrorismo di matrice islamica. “Il terrorismo islamico va combattuto come ogni terrorismo, sia esso locale o globale. Anche il fanatismo va contenuto e combattuto, come ogni fanatismo che inquini il pluralismo e la convivenza”. Secondo INTERSOS molti dei problemi che alcuni fanno ricadere scorrettamente e strumentalmente sull’Islam riguardano i più ampi temi della gestione dell’immigrazione, dalla regolamentazione dei flussi all’integrazione, e della sicurezza. Su di essi il documento si sofferma, analizzandoli e individuando possibili e utili indicazioni politiche. Il tema della sicurezza e collegato a quello della “paura della gente”. Anche su questo punto il documento e chiaro: “Cavalcare il ‘dobbiamo ascoltare la gente e i suoi timori e decidere conseguentemente’ e giusto solo se basato sul severo rispetto di questi principi, riconoscimenti e garanzie, senza mai trasformarsi in una dittatura che decide, a seconda dei casi, sull’universalità o meno di essi”.  Il documento di INTERSOS si chiude con una ‘breve appendice’ sulla lotta al terrorismo di matrice islamica che non può dare grandi risultati “con la guerra e le occupazioni militari di territori altrui e con conseguenze disastrose sulle popolazioni civili. Queste – come si sta verificando – rappresentano in realta un terreno fertile per l’allargamento del fanatismo terroristico e una distrazione di risorse e di attenzione” rispetto ad altri interventi probabilmente più efficaci.  L’analisi e le proposte di INTERSOS si inseriscono nell’ambito degli approfondimenti tematici di “LINK 2007-Cooperazione in Rete”

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Bangladesh: musulmani rischiano l’espulsione

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è molto preoccupata per il possibile rimpatrio forzato di 9.000 profughi musulmani dell’etnia dei Rohingya verso la Birmania dove i profughi rischierebbero la vita. Solo martedì scorso i ministri degli esteri del Bangladesh e della Birmania si sono accordati sul rimpatrio dei profughi. Il rimpatrio dei profughi Rohingya costituirebbe il secondo grave contraccolpo per i diritti umani nel Sudest asiatico in soli due giorni. Lunedì scorso infatti la Thailandia ha forzatamente rimpatriato 4.000 profughi Hmong nel Laos. In entrambi i casi si tratta di gravissime violazioni delle regole internazionali in materia di tutela dei profughi. Secondo i dati ufficiali, in Bangladesh vivono circa 28.000 persone appartenenti alla minoranza musulmana dei Rohingya distribuiti in tre campi profughi. Ma almeno altri 200.000 Rohingya sono clandestini. Dal 1992 decine di migliaia di Rohingya sono fuggiti in Bangladesh dalle persecuzioni religiose e dalla sospensione dei loro diritti civili nello stato federale birmano di Arakhan. Nel corso degli anni molti dei profughi sono stati rimpatriati in Birmania contro la propria volontà e con il sostegno dell’Alto Commissariato per i Profughi delle Nazioni Unite (ACNUR). I Rohingya intercettati dai soldati bengalesi durante la fuga vengono sistematicamente consegnati ai soldati birmani. Solo dal 22 dicembre ad oggi 22 persone sono state fermate mentre tentavano il passaggio di frontiera. Da anni il governo bengalese tenta di rimpatriare anche i profughi ufficialmente registrati come tali che vivono nei campi, ma la Birmania si era finora rifiutata di accoglierli visto che i Rohingya non godono a casa loro del diritto di cittadinanza. Ora, e nel tentativo di diminuire crescenti tensioni tra i due paesi, le autorità birmane hanno acconsentito al rimpatrio forzato dei profughi. I Rohingya però temono il ritorno a casa perché li attende il sistema di apartheid birmano dove vengono loro negati diversi diritti civili fondamentali. Essi non solo non possono esercitare liberamente il loro credo religioso ma non ottengono nemmeno passaporti e documenti, sono limitati nella libertà di movimento nella stessa Birmania, non possono sposarsi, non possono accedere a posti di lavoro pubblici e sono sempre più spesso vittime di lavoro forzato, di espropri non giustificati e di abusi da parte delle forze armate. Attualmente oltre 3.000 soldati birmani sono impegnati a costruire una rete lunga 320 km lungo la frontiera con il Bangladesh per impedire ulteriori ondate di profughi.

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L’Islam nel cuore della Cristianità

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2009

Roma 10 dicembre alle ore 15:30 presso la Libreria Griot in via Santa Cecilia 1/A Jivis Tegno ci propone il suo nuovo lavoro su un tema di estrema attualità. Si tratta di un documentario. Verrà presentato alla stampa a Roma in presenza dell’autore.  L’autore, originario del Camerun risiede in Italia da 18 anni e vive attualmente a Perugia. Ha impiegato ben 6 anni ( 2003 – 2009 ) di sacrifici ed impegni per realizzare il suo nuovo lavoro. Ha visitato più di 100 luoghi di culto islamico in Italia, intervistato i migliori specialisti italiani in questioni islamiche, ma anche i più importanti leader musulmani in Italia che hanno rilasciato importantissime dichiarazioni. Una parte delle riprese sono state effettuate in Piazza San Pietro in Vaticano. Un quadro totale ed unico nel suo genere sui musulmani d’Italia e sull’Islam in generale. Un prodotto finale di una durata di 1h57’. Un documentario socio – demografico e politico religioso.

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Musulmani: preghiera pubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2009

L’Associazione Dhuumcatu ringrazia per la larga partecipazione di cittadini e organi di stampa alla preghiera pubblica, svolta all’insegna della pace tra i popoli, in occasione delle celebrazioni odierne della id al-kabir. In particolare un ringraziamento va alla Questura di Roma per il servizio d’ordine garantito ai 5 mila fedeli, che hanno partecipato ai quattro turni di preghiera a P.za Vittorio, e al migliaio a Villa De Santis a Roma.

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