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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

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Il Segno in mutamento. Mostra di: Giuseppe Capogrossi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Roma Dal 28 ottobre al 18 novembre 2020 Inaugurazione mercoledì 28 ottobre ore 12:00 Galleria Lombardi – Via di Monte Giordano 40. La mostra si presenta con una selezione di circa 30 opere del maestro eseguite tra gli anni ‘30 e gli anni ’50, provenienti dagli eredi di Capogrossi. La mostra è curata da Lorenzo Lombardi e da Francesca Romana Morelli, autrice con Guglielmo Capogrossi del catalogo ragionato dell’opera dell’artista tra il 1920 e il 1949 (Skira, Milano 2012). Forse per la prima volta l’opera su carta di Giuseppe Capogrossi tra gli anni trenta e quaranta è oggetto di una mostra, che ne ricostruisce l’itinerario, spingendosi ai confini estremi di un vasto territorio fino a saldarsi con quello dell’informale, rappresentato da una tempera ritrovata nello studio di Capogrossi, dopo la sua scomparsa. Racchiude l’inedita esposizione due straordinari dipinti emblematici, posti come pietre miliari dell’itinerario artistico di Capogrossi: una «Ballerina» del 1941, costruito da tinte profonde e sontuose, esposto al Premio Bergamo (1942), e «Donna distesa con chitarra» (1947-1948), servito a mettere a fuoco lo stesso soggetto nel grande dipinto delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma.

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Mostra: “Giuseppe Capogrossi. Il Segno in mutamento”

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2020

Roma 28 ottobre ore 12, la Galleria Lombardi in Via di Monte Giordano, 40 inaugura “Giuseppe Capogrossi. Il Segno in mutamento”, con una selezione di circa 30 opere del maestro eseguite tra gli anni ‘30 e gli anni ’50, provenienti dagli eredi di Capogrossi. La mostra è curata da Lorenzo Lombardi e da Francesca Romana Morelli, autrice con Guglielmo Capogrossi del catalogo ragionato dell’opera dell’artista tra il 1920 e il 1949 (Skira, Milano 2012). Forse per la prima volta l’opera su carta di Giuseppe Capogrossi tra gli anni trenta e quaranta è oggetto di una mostra, che ne ricostruisce l’itinerario, spingendosi ai confini estremi di un vasto territorio fino a saldarsi con quello dell’informale, rappresentato da una tempera ritrovata nello studio di Capogrossi, dopo la sua scomparsa. Racchiude l’inedita esposizione due straordinari dipinti emblematici, posti come pietre miliari dell’itinerario artistico di Capogrossi: una «Ballerina» del 1941, costruito da tinte profonde e sontuose, esposto al Premio Bergamo (1942), e «Donna distesa con chitarra» (1947-1948), servito a mettere a fuoco lo stesso soggetto nel grande dipinto delle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma.www.gallerialombardi.com. Data Apertura: 28 ottobre 2020 Data Chiusura: 18 novembre 2020 Orario: dal martedì al sabato 11:00-19:00 Ingresso libero

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Il rapido mutamento della tesi valutativa ci porta a ridurre il giudizio sul Giappone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

A cura di Natasha Ebtehadj, Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments. Il vecchio adagio secondo cui “i soldi fanno girare il mondo” non è mai stato così calzante. Nel mondo degli investimenti, i soldi sono gli utili e i flussi di cassa societari, utilizzati per anni dagli analisti per valutare le aziende.
Cosa succede, tuttavia, quando questi soldi si prosciugano? È quanto abbiamo osservato nelle ultime settimane: le società di tutto il mondo, grandi e piccole, hanno subito una stretta di liquidità in quanto la spesa di consumatori e imprese si è per gran parte bloccata all’improvviso. Se a ciò si aggiunge la difficoltà di prevedere come evolveranno i contagi e come si riprenderanno i paesi dal Covid-19, l’unica previsione possibile è l’incertezza. Valutare le aziende è diventato molto più difficile.In mancanza di una chiara traiettoria dei flussi di cassa e degli utili societari e con molte aziende che riducono le proprie stime interne, alcune delle tecniche di valutazione più convenzionali come il rapporto prezzo/utili diventano complicate perché il denominatore è ignoto. Durante le recenti ondate di volatilità, tra i vari strumenti di analisi azionaria il valore contabile ci è stato di maggiore aiuto perché tende ad essere più statico. L’analisi del valore contabile punta sostanzialmente a determinare il valore realizzabile delle attività di un’azienda in caso di liquidazione, ossia quello che rimane agli azionisti in base al bilancio societario. Un rapporto prezzo/valore contabile pari a 1 implicherebbe che il mercato è disposto a pagare solo un importo equivalente al valore contabile della società. In altre parole, ritiene che l’azienda non sia in grado di accrescere le proprie attività in maniera significativa.A inizio marzo abbiamo applicato questo metro valutativo ai mercati azionari per cercare di calcolare i livelli ai quali le varie regioni avrebbero raggiunto valutazioni interessanti al punto da convincerci a impiegare il nostro budget di rischio. Durante la correzione dei mercati, il Giappone si è discostato sempre più dalla media e, a metà marzo, le quotazioni sono scese al di sotto di 1x il valore contabile, raggiungendo i minimi degli ultimi 20 anni o più (Figura 1). La storia ci insegna che i rendimenti prospettici a 12 mesi di distanza da tali livelli sono sbilanciati al rialzo (Figura 2), pertanto abbiamo potenziato la nostra esposizione alle azioni giapponesi.Tuttavia, con la volatilità sui picchi decennali i livelli valutativi chiave vengono raggiunti più frequentemente e l’incessante evoluzione della risposta economica e umana al Covid-19 fa sì che anche i fondamentali cambino di continuo.Nel caso del Giappone, il mercato azionario è riuscito a sovraperformare i listini azionari globali di un astronomico 13% nella seconda metà di marzo, rendendo le valutazioni relative meno appetibili nell’arco di un breve lasso di tempo. Sebbene sia ancora supportato dal miglioramento strutturale di lungo termine delle prassi di corporate governance, il Giappone è un mercato fortemente ciclico, con un’alta leva operativa e molto esposto alle chiusure improvvise dell’attività globale. Il margine d’intervento per l’introduzione di nuovi stimoli è inoltre ritenuto più esiguo rispetto agli altri paesi. E, a differenza di altre regioni, fino a una settimana fa non si è vista nessuna drastica riduzione delle aspettative sugli utili, uno scenario a nostro avviso irrealistico.Restando fedeli al nostro processo d’investimento, che consente di cambiare giudizio in caso di variazioni a livello valutativo e/o fondamentale, abbiamo ridotto il nostro posizionamento in Giappone da favorevole a neutrale, in ragione delle valutazioni relative più elevate e dell’indebolimento dei fondamentali nell’attuale contesto globale. Pur mantenendo una preferenza complessiva per le azioni (unitamente al credito di maggiore qualità), oggi appare prudente concentrare il rischio in aree meno cicliche e meglio posizionate per attraversare la tempesta.In questa crisi senza precedenti, sono gli operatori sanitari, non i soldi, a far girare il mondo. Tuttavia, i mercati rimangono aperti e continueranno ad emergere anomalie perché gli investitori tenteranno di calcolare l’impatto economico di questo blocco improvviso e senza precedenti del normale flusso di denaro.www.columbiathreadneedle.com

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La dialettica scientifica e gli uomini d’ingegno: il pensiero va a Vico

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

La scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia. Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni.
Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte. Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.” Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Miche-et alla Germania di Wegel e di Marx.
Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza del sapere europeo, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.”
Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tempo. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. E questa è un’altra verità che ci fu negata.
Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un’altra forma che richiama la cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore.
Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da essa germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dell’esistente. (Riccardo Alfonso)

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Chiesa di oggi e di ieri: Mutamento Teologico Non Pienamente Avvertito

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2017

bergoglio-upOggi si assiste all’ultimo assalto dell’ultra-modernismo nei confronti dei tradizionalisti affinché, mediante il trabocchetto del “dialogo”, arrivino alla coesistenza dopo aver accettato imprudentemente e quasi inavvertitamente un mutamento teologico malaccorto e sconsiderato. Soprattutto papa Bergoglio sta portando avanti una guerra psicologica più o meno occulta nei confronti dei tradizionalisti, la quale mira non a distruggere ma ad indebolire, pian piano, la loro resistenza agli errori modernisti (1900-1950), neo-modernisti (1950-2013) e ultra-modernisti (2013-2016).
La tattica bergogliana nei confronti dei tradizionalisti inizialmente è quella del puro “dialogare”, discutere, camminare assieme, conoscersi, incontrarsi, anche senza arrivare ad un accordo esplicito, teorico, siglato e scritto. Il marxismo, specialmente l’euro/comunismo (Gramsci, Bloch, Togliatti e Berlinguer), ha impiegato con notevole successo tale tattica nei confronti dei cattolici “ingenuamente adulti”, i quali non si sono accorti che stavano subendo una manipolazione psicologica da parte dei marxisti; così Bergoglio non vuole che i tradizionalisti si accorgano di essere manipolati a-teologicamente e traghettati verso il modernismo.
Siccome il buon senso naturale, la sana ragione del senso comune propria della natura umana oggettiva pongono una certa resistenza alla dottrina soggettivista e irrealista del kantismo modernista (secondo cui è l’Io che crea la realtà), quest’ultimo sta evitando con Francesco I di esercitare sui tradizionalisti una persuasione esplicita (protocollo scritto e firmato di resa e accettazione del Concilio Vaticano II e del Novus Ordo Missae) e ha iniziato la tattica della persuasione implicita, che non è nuova ma fu utilizzata già dal diavolo nel paradiso terrestre quando, sotto forma di serpente, disse ad Eva che se avesse mangiato il frutto proibito non sarebbe morta, ma sarebbe diventata come un “dio” ripieno della scienza del bene e del male (Gen., III, 5). Invece per quanto riguarda i cattolici fermamente anti-modernisti e non inclini al dialogo e al compromesso si cerca di emarginarli, disorganizzarli, scoraggiarli e ridurli al silenzio tramite la “psico-polizia-clericale” orwelliana.
Una “quinta colonna nemica”, anche se apparentemente “simpatizzante”, si è infiltrata all’interno del mondo tradizionalista, che ultimamente ha mostrato una certa superficialità di spirito e uno spensierato ottimismo nei confronti della crisi che travaglia l’ambiente ecclesiale e il mondo intero, ed esercita su di esso un influsso implicitamente “modernizzante” per fargli accettare in cambio di “un piatto di lenticchie” (la “sistemazione canonica” e la “piena comunione”) la bontà del Vaticano II, della Messa di Paolo VI e della neo-religione olocaustica, lette – secondo l’ermeneutica della continuità – alla luce della Tradizione. Questa “quinta colonna” è tanto più efficace quanto più si presenta apparentemente anti-modernista. Tutto ciò ha reso gran parte del mondo tradizionalista come “anestetizzato”, con le braccia incrociate remissivamente ed incline a lasciare libera la strada ai modernisti, che per il momento procedono lentamente onde non suscitare choc e reazioni. Dalla rassegnazione si può passare all’attesa leggermente favorevole e poi alla simpatia piena, dalla simpatia per il “modernista dal volto umano” si giunge alla collaborazione pratica ed infine all’accettazione almeno implicita di princìpi precedentemente giudicati inaccettabili. Nemo repente fit pessimus. Da questo stato di inerzia e rassegnazione si passa insensibilmente al “mutamento teologico inavvertito”. È la triste realtà della nostra epoca di “grande apostasia”, nella quale solo l’onnipotenza di Dio può salvare la situazione accorciando la prova (cfr. Mt., XXIV, 15-35).
I naturalisti ritenevano che l’uomo fosse buono per natura, senza peccato originale. Oggi l’antropocentrismo neo-modernista ripropone il “culto dell’uomo”. Purtroppo anche alcuni tradizionalisti si son lasciati sedurre da quest’insana utopia. Essi ritengono che oramai con Francesco I il vertice del Vaticano sia diretto da un “uomo di buona volontà” e quindi si può inaugurare con lui una sorta di coesistenza e convivenza pacifica, nella quale i disaccordi vengono superati senza combattimenti, ma per “rimozione inconscia”, grazie al dialogo, all’incontro e al “camminare assieme”. Questo è lo stato d’animo dell’utopismo anarcoide e sentimentalistico, propedeutico alla Repubblica e al Tempio Universali, voluti dalla massoneria e quasi ultimati col Sessantotto e col Vaticano II.Lo slogan della massoneria e dei modernisti dialoganti (cfr. Giovanni XXIII) è il seguente: “bisogna guardare a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide”. Invece Pio XII, condannando il neo-modernismo, ha insegnato: “vi sono molti che…, mossi da un imprudente zelo delle anime… abbracciano un irenismo tale che, ponendo da parte le questioni che dividono gli uomini, pretendono non solo di combattere in unione di forze contro l’ateismo soggiogatore, ma anche di conciliare opinioni contrarie, persino nel campo dogmatico” (Enciclica Humani generis, 12 agosto 1950). Da queste fantasticherie, o meglio deliramenti prendono il via l’ecumenismo, il dialogo, il fare esperienza, il camminare assieme e l’accordismo universale, che apre la via all’irenismo, al relativismo soggettivista e al Nuovo Ordine Mondiale.L’utopista modernista o “semi-tradizionalista” comincia a considerare il male, l’errore, la lotta, Curzio Nitogliala sofferenza come qualcosa di assurdo che va eliminato da questo mondo. In tal modo si perde di vista la vita ultra-terrena e che la vita terrena ha solo un significato di prova per meritare il Paradiso mediante il combattimento e la persecuzione per la verità; perciò il tradizionalista ingenuo e vagamente o implicitamente utopista comincia a dialogare, ad incontrarsi e a scendere a patti con il “modernista dal volto umano”, che finalmente, dopo la spietatezza di Paolo VI, gli apre le porte di casa, come fece il lupo con “cappuccetto rosso”.
Religiosamente il pericolo di oggi è proprio il relativismo, oramai dilagante e imperante, che minaccia da Giovanni XXIII a Francesco I, con un motus in fine velocior, soprattutto il cattolicesimo. Il vero cattolico fedele e anti-modernista deve lottare specialmente contro questo irenismo pacifista che addormenta le coscienze e diminuisce la purezza della fede, la quale deve essere conservata integra, poiché la negazione di un solo articolo o dogma di fede comporta la perdita totale di essa.
In questo modo, da Giovanni XXIII sino a Francesco I, sono stati esclusi dai posti chiave della Chiesa militante i suoi fedeli più capaci, più ferventi, più onesti e disinteressati, mentre son stati promossi i traditori, gli eretici, gli apostati, gli ignavi e i degenerati.
I mondani, che cercano di conciliare il Vangelo con le tre concupiscenze, amano tutto ciò che favorisce l’ottimismo assoluto, l’amore della tranquillità come fine ultimo, anche a costo di attenuare lo spirito di fede. Francesco I ha (o sembra avere) tutte le caratteristiche che piacciono ai mondani: benevolenza, simpatia, sorriso, allegrezza, giovialità, zelo untuoso, battuta ad effetto, tanto simpatica quanto banale. Egli è il “profeta di ventura”, che annunzia un avvenire roseo, ripieno di successi, ove tutto va bene. Questa “simpatia” apparente, ma realmente sgradevole e nauseabonda, gli apre la via alla notorietà, è sempre in “prima pagina” e mai in “cronaca nera” qualsiasi cosa dica, anche la più assurda. Tutti gli uomini del “bel mondo” amano parlar bene di lui, nessuno (o quasi) lo critica, ripetono le sue battute, i suoi gesti, i suoi sorrisi, pensando di poter risolvere le questioni più intricate col dialogo, il sorriso, la simpatia, mettendosi un naso da clown e sognano ad occhi aperti di eliminare dal mondo la povertà, la guerra, i conflitti, le liti, le Patrie, le differenze religiose, i confini, i muri e le barriere, il potere, il comando (che pur esercita spietatamente verso in non allineati), persino le carceri.
Attenzione! siamo cristiani solo a metà, e quindi modernisti impliciti o anonimi, quando le nostre scelte sono indecise, quando siamo arrendevoli e restii a schierarci, quando temiamo le complicazioni, l’isolamento e la sconfitta momentanea, quando siamo pronti a scendere a compromessi e a dialogare con l’errore e col male, quando non osiamo dire tutta la verità, ma solo delle mezze verità, più nocive dell’errore esplicito. (Pubblicato il 22 dicembre 2016 di doncurzionitoglia con ampi stralci dall’originale)

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In sede – tempi precari

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Torino 27 ottobre alle ore 11.30 nel Centro per l’impiego  di via Bologna 153, sarà presentata alla stampa la sede. Tempi precari, manifestazione che invita gli artisti emergenti più interessanti a trasformare contesti pubblici in spazi espositivi inusuali.  La rassegna, che quest’anno coinvolgerà quaranta giovani artisti, sviluppa il tema della precarietà scelto dai curatori come opportunità di approfondimento – anche dal punto di vista artistico – di una condizione di mutamento che è alla base della ricerca dei nuovi fenomeni espressivi.    All’incontro interverranno: Michele Coppola Assessore alla cultura e alle politiche giovanili della Regione Piemonte Ugo Perone Assessore alla cultura e al turismo della Provincia di Torino Fiorenzo Alfieri Assessore alla cultura della Città di Torino  Marta Levi Assessore alle politiche per i giovani della Città di Torino Elisa Lenhard e Francesco Poli curatori della mostra  L’iniziativa è organizzata per la prima volta insieme da Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, con la partecipazione di Finpiemonte. Rientra nell’ambito di Contemporaryart Torino Piemonte e di Torino 2010 Capitale Europea dei Giovani.

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Terza edizione Fiuggi family festival

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

Fiuggy Family Festival fino al 31 luglio.  Un momento di sosta in cui genitori e figli possono mettersi a confronto in modo originale ed innovativo sui piccoli e grandi temi che interessano la vita familiare.  Un’idea vincente dunque, che ha visto la partecipazione nella scorsa edizione di migliaia di famiglie. Seguendo il tema della rassegna che quest’anno sarà Progetto Famiglia: dal sogno alla realtà, gli organizzatori del Festival sottolineano che “nonostante il mutamento radicale del tessuto sociale, delle abitudini e degli stili di vita, il sogno di realizzare il proprio desiderio di amare ed essere amati in una famiglia stabile e felice è sempre presente”. Tra le proiezioni che daranno il via alla specialissima kermesse: un episodio cartoon de La Pantera Rosa & Co in programmazione sul canale satellitare Boomerang e Scooby Doo e i Pirati dei Caraibi. La novità di quest’anno è l’apertura del Festival al mondo dei videogames con un concorso e laboratori in cui tutor e volontari giocheranno con i bambini e ne discuteranno assieme. Un modo per fermarsi e riflettere insieme genitori e figli sul tempo e sull’utilizzo di queste teconologie. Il Festival offre inoltre l’occasione di partecipare a convegni e tavole rotonde su temi molto interessanti e attuali che chiamano in causa il mondo della famiglia. molto interessante tra le tante iniziative quello di dare un premio al “sindaco, amico della famiglia” che riconosce l’impegno delle amministrazioni comunali a favore della famiglia. Il premio sarà assegnato a quelle iniziative adottate con delibera di giunta o di consiglio che abbiano valorizzato la famiglia come risorsa indispensabile per il bene comune.  Insomma a Fiuggi ci sarà tutto quello che fa cultura della famiglia e anche molto di più. Iniziative come queste vanno accolte decisamente con tanto di cappello!

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Centro carni dal comune Roma all’Ama

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2009

Roma. “In merito all’ordinanza cautelare della Seconda Sezione del TAR Lazio, n. 6097/09, riguardante il conferimento del Centro Carni ad Ama, l’Avvocatura del Comune di Roma rende noto che il Tar non ha impedito la cessione del Centro Carni dal Comune ad Ama ma ha disposto di non trasferire gli operatori che vi lavorano.  Più precisamente, tale provvedimento si è limitato a prescrivere l’obbligo per il Comune di “mantenere inalterata la destinazione del compendio per cui è causa” fino alla data dell’udienza pubblica di merito, prevista il 14 aprile 2010, senza incidere in alcun modo sulla delibera con cui è stata disposta il mutamento di natura giuridica del Centro Carni ed il suo conferimento ad AMA S.p.A.. Si deve osservare che il TAR ha ordinato in via cautelare il solo mantenimento dell’attuale destinazione del “Centro Carni”, senza affrontare la questione centrale del mutamento della sua natura giuridica disposto dal Comune, sebbene fosse proprio questo l’oggetto esclusivo del ricorso al tribunale. Se infatti il TAR avesse voluto bocciare anche la decisione comunale di far cessare il carattere demaniale del Centro Carni, si sarebbe semplicemente limitato a sospendere il provvedimento impugnato, visto che da ciò sarebbe conseguito anche il mantenimento dell’originaria destinazione d’uso. E neppure si può ritenere che la decisione del Tar circa il mantenimento della destinazione d’uso del Centro Carni abbia comportato l’implicita sospensione della delibera comunale di mutarne la natura giuridica, visto che è giuridicamente compatibile il mantenimento dell’originaria destinazione a pubblico servizio di un bene già appartenente al demanio comunale con la contestuale acquisizione della diversa natura di bene patrimoniale disponibile. Pertanto, non appare lecito l’assunto che sia stata sospesa dal Tar anche la deliberazione di mutare la natura del bene da conferire ad AMA S.p.A”. È quanto dichiara l’Avvocatura del Comune di Roma.

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Mostra collettiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Roma 19 dicembre – 18 gennaio 2010  vernice dalle 16:30 Via Raffaele Cadorna, 28 RossoCinabro e dal 3 al 18 gennaio a Palombara Sabina in Piazza Mazzini 6. L’idea dell’artista solitario che crea appartato dal mondo è già superata da molto tempo. Collaborazione, quindi, tra le varie personalità anche per rivelare le proprie idee.  Emerge così il processo di continuo mutamento e metamorfosi dei rapporti esterno-interno evidenti nella figura umana sempre più in bilico tra rappresentazione e visione.  Evoluzione dell’ambiente che ci circonda, visibile nella rielaborazione dei messaggi provenienti dal mondo esterno, visioni  fatte di colore o della sua assenza, di simboli e di disegno. Opere di: Cettina Callari, Antonio Casali, Consuelo D’Antonio, Furio Innocenti, Gioha, Rolando Lambiase, Cristina Madini, Carlotta Schiavio a cura di Cristina Madini  (casali cinabro)

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Consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2009

I segnali di ripresa dei consumi, rilevati da Confcommercio – dichiara Paolo Landi, Segretario generale Adiconsum – purtroppo non indicano un’uscita dalla crisi economica. L’incremento di spesa del 500 per cento degli ammortizzatori sociali aumenterà nei prossimi mesi. Adiconsum, accoglie positivamente le dichiarazioni del Ministro Tremonti – continua Giordano, Segretario Nazionale – sulla copertura economica degli ammortizzatori sociali futuri, ma questo non basta. Bisogna anche liberare risorse per i consumi dei cittadini, detassando in busta paga i salari di produttività e di redditività. Adiconsum chiede a Confcommercio e a Confesercenti un tavolo di confronto per la ricerca di soluzioni a tutela dei consumatori e di sviluppo della rete commerciale del Paese, che rischia di implodere a fronte del mutamento profondo dei modelli di consumo degli italiani e di un sistema distributivo che deve trasformarsi. Non serve – continua Giordano – uno sviluppo selvaggio degli Ipermercati, penalizzando i negozi di prossimità, realtà commerciali vicine alle residenze dei consumatori. Si progetti insieme un sistema distributivo che sviluppi qualità del servizio e beni di consumo a prezzi competitivi.

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