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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Le mutazioni del nostro tempo stanno nel modo come lo abbiamo velocizzato

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

La spiegazione va ricercata in una sola maniera. Essa è legata al modo come abbiamo inteso velocizzare il fattore tempo. Una circostanza che costituisce l’elemento più “esplosivo” dell’intera trama umana tessuta sin dalle sue origini. Abbiamo incominciato a “correre” e con un’accelerazione impressionante. Ancora oggi non riusciamo a fermarci o a dare al nostro incedere un moto meno frenetico. Sembra un’osservazione come tante altre, ma non è esatto. E’ diventata, a tutti gli effetti, la storia della nostra contemporaneità. Noi stiamo marciando a un ritmo inusuale.
Il giornale ci porta le notizie del giorno prima, ma la televisione lo fa con una differenza di solo qualche ora. Gli stessi rapporti privati e pubblici assumono una dimensione diversa. Se si spedisce una lettera essa, di norma, per coprire una distanza, diciamo di 700/1000 Km., ci impiega tre o quattro giorni tra il momento in cui la impostiamo e quello della consegna tramite il portalettere. Eppure possiamo fare di meglio. Basta inviare una E-mail o un fax. Il messaggio arriva praticamente in tempo reale, ovvero al momento della trasmissione.
E’ questa la differenza che intendiamo rilevare quando diciamo che il mondo si velocizza e che proprio questa circostanza rappresenta la vera rivoluzione dei nostri tempi. Comprenderla, per viverci, fa la diversità, e ancor più il saperne essere conseguenti in ogni evenienza.
Sono i grandi mutamenti che vivono intorno a noi e vi penetrano. E’ importante capire, a questo punto, il perché il nostro sistema non riesce a conformarsi in tempi altrettanto brevi.
D’altra parte, come abbiamo avuto modo di rilevare, i segni sono evidenti. Li registriamo un po’ ovunque, nel lavoro e nei rapporti con i familiari, con gli amici o i conoscenti.
Il tutto diventa una continua rincorsa. Una volta che crediamo di aver raggiunto una meta ci accorgiamo che i paletti, posti per segnare il punto d’arrivo, sono stati spostati più avanti.
A questo punto come possiamo spiegare i tempi lungi imposti dalle leggi, dall’istruzione scolastica, dalla giustizia, dalle procedure amministrative?
E’ possibile capire, a questo punto, le regole che ancora c’impongono taluni sistemi paese? Pensiamo al pensionato. L’età che è posta, come limite estremo, per considerarlo attivo nel lavoro o non più idoneo sembra ignorare che nel giro degli ultimi 80/90 anni la vita media è raddoppiata. Ha senso tutto questo? Non solo. Sappiamo anche che esiste un’età biologica che non tiene conto di quell’anagrafica poiché si può diventare vecchi, a 50 anni, e restare “giovani” a 70. Tutte queste cose servono per farci capire che nulla è definitivo, che tutto è in movimento, che la società deve cambiare ritmo perché il procedere è mutato. In questo senso si presentano le due storie parallele del terzo tomo: Vulnus e la terra dei padri. Nell’una tocchiamo e superiamo il terzo millennio e nel secondo ci portiamo alle spalle il lento e cadenzato procedere delle stagioni.Vulnus ci fa voltare pagina, ci conduce per mano verso la nuova frontiera. Nella “Terra dei padri” resta il ricordo, vago e indistinto, forse un po’ nostalgico, del lento procedere dell’uomo, dalla sua creazione al suo divenire. E’ ora giunto al capolinea. Per raggiungere la nuova meta l’umanità deve cambiare mezzo. Il farlo non è più una questione di gusti, ma una necessità imposta dagli eventi. (Riccardo Alfonso)

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La mutazione degli investimenti sostenibili

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

A cura di Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente CFA Society Italy. Gli investimenti sostenibili stanno ottenendo un grande interesse da parte di tutti gli operatori, dagli emittenti agli asset manager, dai fondi pensione alle assicurazioni, passando per gli stessi regolatori. Anche noi come CFA Institute e CFA Society Italy stiamo seguendo da vicino questo cambiamento. Ma perché un investimento che sino a 10 anni fa era praticamente snobbato dall’industria oggi sta riscuotendo tale successo? Una delle spinte più grandi probabilmente è stata data nel 2015 con il lancio degli UN Sustainable Development Goals (SDGs). Si tratta di 17 obiettivi che le Nazioni Unite puntano a raggiungere entro il 2030. Gli SDG concordati a livello globale non sono altro che un’articolazione delle questioni ambientali, sociali ed economiche più urgenti del mondo e, in quanto tali, costituiscono un elenco definito dei fattori ESG che dovrebbero essere presi in considerazione in fase di selezione degli investimenti.Questa dichiarazione d’intenti ha reso trasparente il fatto che, per risolvere alcuni dei problemi più urgenti che il mondo sta affrontando, sia necessario l’intervento del settore privato. Alle società e agli investitori istituzionali viene quindi chiesto di contribuire agli SDG attraverso le loro attività commerciali, l’asset allocation e le decisioni di investimento.Il dovere fiduciario che viene richiesto agli investitori professionali nell’agire nel migliore interesse dei beneficiari implica che vadano presi in considerazione non soltanto le classiche variabili finanziarie ma anche i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).A seguito di ciò, la Commissione europea ha richiesto alle EBAs (le autorità di vigilanza Europee su Banche, Assicurazioni e Mercati) di adottare all’interno dei propri regolamenti linee guida ESG. In questo ambito la commissione ha assegnato all’High-Level Expert Group (HLEG) on Sustainable Finance il compito di definire le linee guida, che sono state pubblicate a fine gennaio.Se guardiamo alla parte degli Asset Manager vediamo che questi operatori dovranno garantire che le loro pratiche di governance, expertise e di stewardship tengono conto della sostenibilità, al fine di garantire il miglior risultato possibile per gli investimenti dei clienti. Ad esempio nell’utilizzo di analisi esterna dovrebbero tener conto di una ricerca che tenga in considerazione un mix di aspetti di crescita nel lungo termine, compresi temi ESG. Dovrebbero inoltre essere tenuti a stabilire una chiara comprensione delle preferenze dei loro clienti in materia di sostenibilità, governance e qualsiasi altro problema etico. Con la clientela istituzionale quindi si suggerisce che vengano richiesti eventuali vincoli in termini di sostenibilità, governance o etica. Ma le raccomandazioni si allargano alla stessa clientela retail, il comitato HLEG suggerisce che vengano forniti in maniera trasparente ai distributori e ai clienti le caratteristiche ESG dei prodotti, evidenziando le azioni volte a minimizzarne i rischi.Un altro aspetto sul quale si sta lavorando è la tassonomia all’interno degli investimenti sostenibili. Ad oggi non è ancora stato definito un criterio completamente condiviso per classificare le attività di tipo sostenibile.
Come ricorda anche l’OCSE, questa mancanza di chiarezza, e in particolare il persistente sospetto che l’integrazione ESG sia motivata da preoccupazioni etiche o morali piuttosto che da preoccupazioni finanziarie, ha probabilmente ritardato l’integrazione dei fattori ESG nella governance degli investimenti. Questa difficoltà è aggravata dalla velocità con cui si stanno sviluppando nuove strategie di investimento ESG, rendendo più difficile per gli investitori istituzionali la selezione della strategia “giusta”. Basti pensare che ad oggi esistono criteri di:
· Screening: si escludono alcuni settori, come quello Tabacco, armi, alcool. Sono le più utilizzate anche perché oltre ad essere “semplici” sono tra le prime ad essere state create.
· General ESG integration: tra le più complesse perché le società vengono valutate anche sulla base di un punteggio ESG che riassume come la società vada a mitigare i cosiddetti rischi ESG. In questo caso è necessario avere un team di analisti interni oppure utilizzare una ricerca esterna
· Best-in-class: a differenza dello screening che esclude alcuni settori, queste non ne escludono nessuno, semplicemente prendono le società che meglio performano in termini di criteri ESG (Best-in-class)
· Investimenti tematici: si costruiscono dei temi d’investimento legati ad alcune tematiche ESG come i carbon free, water supply, ecc.
Un ulteriore approccio che può essere indipendente da quelli precedenti è relativo all’engagement, dove l’investitore istituzionale cerca di influenzare, tramite la propria quota, le decisioni aziendali al fine di renderle più vicine ai criteri ESG.
Le cose non si stanno muovendo però soltanto a livello Europeo, ricordiamo che In Italia la Consob, a gennaio di quest’anno, ha emanato per la prima volta un regolamento che norma la pubblicazione delle informazioni di carattere non finanziario (i c.d. bilanci di sostenibilità). È lecito quindi attendersi delle novità sull’intera catena produttiva del risparmio gestito, dai “manifacturer” come assicurazioni e asset manager, agli emittenti di titoli, finendo sui financial advisor. Come accennato, anche noi come CFA Institute e CFA Society Italy stiamo impegnati in questo cambiamento, con varie iniziative e paper di approfondimento. In particolare ricordiamo che ad aprile in collaborazione con CFA Institute e PRI United Nation presenteremo in due convegni a Milano il 19 Aprile e a Roma il 20 Aprile, un risultato su come gli investitori Italiani vedono l’investimento ESG.

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Le mutazioni genetiche del nostro pensiero

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

Oggi si può disquisire quanto si vuole sul buono che abbiamo lasciato e il “meglio” in cui ci siamo ritrovati. Allora, tanto per fare un esempio, il politico che doveva raggiungere la piazza di un paesino di provincia per un suo comizio utilizzava il mezzo pubblico ed ora invece arriva con la scorta e quanto altro. Allora si applaudiva anche se non erano del tutto chiari i concetti espressi soprattutto se aveva la voce suadente e disponeva di frasi ad effetto ed oggi invece è un politico a la page se è chiacchierato, evade il fisco e ha l’amica oltre la seconda o terza moglie benedette dal divorzio ma il parroco o il vescovo del posto non si sentono imbarazzati a stringergli la mano ossequienti. Ben diverso è, ovviamente, l’atteggiamento di questi ecclesiasti se si trovano al cospetto di persone co-muni. Non dimentico a questo riguardo che anche i comunisti di un tempo erano assimilabili ai democristiani “bacchettoni” se si pensa alle contrarietà espresse dagli stessi fedelissimi che mal vedevano il legame che univa Togliatti alla Iotti. Come dire: i valori della famiglia tradizionale andavano tutelati in primis, a prescindere.
Se penso che sul finire del XX secolo già i genitori di allora non trovavano nulla di disdicevole se i propri figli andavano a formare una famiglia senza sposarsi o in chiesa o civilmente, oggi chi ci dice che i nuovi giovani sono ritornati all’antico più per essere trasgressivi al contrario, tanto c’è il divorzio?
E gli “antenati”, genitori e nonni se non bisnonni, non potevano rischiare di passare per degli antiquati agli occhi dei loro rampolli se non li assecondavano. Bisogna essere al passo con i tempi e così fu che anche in Italia s’incominciò ad introdurre l’istituto del divorzio, a riconoscere i diritti delle coppie gay e soprattutto a parlarne uscendo dai vari tabù che ne avevano vietata persino la citazione.
Sul piano sessuale si può dire che la rivoluzione è stata totale. Avendo sempre a paragone i 50 anni fa, vi era ancora l’abitudine, sebbene stesse già allora perdendo colpi, di andare dal barbiere dove all’inizio dell’anno si poteva avere in regalo il pacchetto di figurine di donnine semisvestite o del tutto nude. Eravamo anche nel mezzo delle censure televisive dove esibirsi con poco indosso, in specie se si era procaci, in certi attributi femminili, era proibito e se qualcosa passava le polemiche al vetriolo non mancavano e taluni arrivavano sino alla denuncia penale. Eppure non siamo temporalmente lontani da ciò che oggi ci tocca vedere. Sembra che i nostri occhi ci abbiano fatto così bene l’abitudine che riusciamo a seguire gli spasmi erotici in televisione o al cinema con la massima indifferenza mentre 50 anni fa una giarrettiera che si slacciava ci sconvolgeva la mente. Mi verrebbe da dire: “O tempora O mores”, di ciceroniana memoria quando i nostri avi descrivevano i fasti e i nefasti dell’antica Roma e che oggi possiamo ripetere con altrettanta, se non maggiore, forza pensando che oltre al pudore abbiamo smarrito il senso della vita dove la povertà significa che sei un perdente e se hai i soldi, e non importa come li hai guadagnati, sei un vincente. E si fa l’amore non perché si ama ma perché si soddisfa un bisogno fisico e le donne vanno a caccia di uomini che possono soddisfarle così come un tempo tale opportunità era offerta solo all’altro sesso. Stiamo entrando nel mondo di Sodoma e Gomorra? No ci dicono i moralisti, in chiave contemporanea. Ci stiamo liberando semplicemente dei nostri tabù anche se ciò significa, per l’uso snodato che ne facciamo, perversione, cinismo e nessun rispetto per il nostro prossimo. Ma vi è anche da dire che non tutto muta senza lasciare tracce evidenti di quel passato come la notizia di qualche anno fa che la Rai ha spostato in seconda serata una trasmissione dedicata all’educazione sessuale. E’ accaduto alla puntata di Presa Diretta del 31 gennaio del 2016 e sembra che lo abbiano fatto per non urtare la sensibilità del pubblico della prima serata. Lo denuncia l’on. Nicola Fratoianni, membro della commissione parlamentare di vigilanza, preannunciando anche un’interrogazione parlamentare in merito. E ancora l’oscuramento con pannelli di alcune statue in Campidoglio a Roma, dove si vedevano alcune nudità per la visita di un eminente personaggio. Chi lo ha deciso avrà anch’egli pensato di non urtare la sensibilità del presidente dell’Iran in visita nella nostra capitale. Eppure tanto puritanesimo si scontra, inevitabilmente, con la nostra quotidianità. Se accendiamo una qualunque tv, pubblica o privata che sia, o sfogliamo una qualsiasi rivista cartacea o ci capita di vedere un certo cartello pubblicitario, siamo sommersi di notizie, ammiccamenti sessuali e di storie di violenze di ogni tipo, che, per quanto ci riguarda sono anche più oscene (dal punto di vista umano) di due genitali o un seno al vento. Poi ci sono altre trivialità che non fanno parte della figura del corpo umano, e sono quelle che ascoltiamo anche nelle aule parlamentari, in ogni film o telefilm o spettacolo di intrattenimento mondano o culturale o politico, fin nei cartoni animati (non sono scurrili quei cartoni animati in cui i protagonisti sono dei porcellini che poi, durante uno spot, si invita a mangiarseli in forma di salame o alimenti del genere? … e non è questione d’essere vegetariani…). (Riccardo Alfonso)

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Le nuove armi per scoprire le mutazioni dei tumori

Posted by fidest press agency su domenica, 21 maggio 2017

tumore metastatico1WASHINGTON. Un tumore al seno, o al colon, oppure alla prostata, non colpisce ogni persona allo stesso modo. Ogni tumore è composto da popolazioni cellulari diverse tra loro e riuscire a studiare le caratteristiche molecolari di ogni tumore significa poter individuare nuovi biomarcatori e scegliere il farmaco a bersaglio molecolare più efficace. Inoltre, nuove tecnologie permettono, attraverso un esame del sangue di individuare le cellule tumorali circolanti (CTCs) che si staccano dal tumore primario e migrano per formare metastasi. Lo studio di queste cellule permette di determinare il profilo genetico del tumore, e in futuro non lontano, permetterà di scegliere la terapia più adeguata per quel tumore specifico e monitorarne la progressione. Su questi temi oncologi provenienti da tutto il mondo si confrontano in questi giorni a Washington, Stati Uniti, in occasione di un simposio internazionale dal titolo “Resolving Cancer Heterogeneity: Drawing New Horizons in Precision Medicine”, Organizzato dal Translational Molecular Pathology Department dell’Università del Texas, Stati Uniti, e dal Dipartimento di Biologia dei Tumori dell’Università di Amburgo, Germania, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Al simposio di Washington vengono presentate nuove strategie antitumorali e tecnologie mirate a identificare e trattare le possibili varianti tumorali, differenti in ogni paziente e per ogni topo di tumore. Oggi sappiamo che esistono tumori da cui si guarisce più facilmente e altri che richiedono terapie più aggressive e che il tumore di una persona non è uguale a quello di un’altra persona. Anche i tumori che chiamiamo con lo stesso nome sono in realtà un insieme di tumori diversi quando esaminati dal punto di vista molecolare: in altri termini esiste una grande eterogeneità tra i tumori. Ogni tumore è composto da popolazioni cellulari diverse tra loro e la capacità di aggredirlo con successo dal punto di vista terapeutico è stata in passato limitata sia dalla scarsa conoscenza sull’eterogeneità sia dalla carenza di tecnologie capaci di permettere la caratterizzazione delle diverse componenti del tumore che vanno aggredite in maniera differenziata. Oggi le moderne tecnologie possono essere utilizzate per studiare il profilo genetico del tumore e scegliere il farmaco a bersaglio molecolare più efficace.
«L’eterogeneità del tumore è la maggiore sfida a cui siamo impegnati per dare più efficacia alla diagnosi e al trattamento del tumore con terapie più selettive, individualizzate per ogni paziente e per ogni stadio di malattia» spiega I. Wistuba, M.D., Direttore del Translational Molecular Pathology Department all’Università del Texas di Houston, Stati Uniti, e co-presidente del simposio. «Le potenzialità delle moderne tecniche diagnostiche molecolari sono spesso limitate dall’intrinseca eterogeneità genetica dei tumori. Negli scorsi anni la diagnostica dei tumori si è evoluta verso tumore fegatocampioni e biopsie più piccoli che spesso sono composti da una limitata quantità di tessuto tumorale. Non tutte le popolazioni di tumore sono ugualmente rappresentate in questi campioni e senza strumentazioni adeguate possono determinare una mancata interpretazione delle alterazioni genomiche»
Viceversa, comprendere l’eterogeneità del tumore può essere utile per la scoperta di terapie antitumorali e biomarcatori, così come può segnalare differenti risposte alla terapia. Infatti le differenze genetiche tra le cellule tumorali possono spiegare perché alcune rimangono presenti nel paziente dopo la conclusione del trattamento antitumorali e nuovi strumenti possono contribuire all’individuazione delle cellule tumorali circolanti (CTCs)
«Le CTCs sono rilasciate e disseminate nel sangue e nel sistema linfatico dai tumori in fase avanzata» aggiunge Klaus Pantel, Direttore del Dipartimento di Biologia dei Tumori al Centro Medico Universitario di Amburgo, Germania, e co-presidente del simposio. «Sono un promettente strumento per studiare l’eterogeneità nei pazienti, e possono essere una rappresentazione davvero utile della variabilità genomica dei pazienti. In più la loro analisi genetica potrebbe aiutare a monitorare i progressi della malattia e per verificare l’efficacia della terapia in tempo reale con un test minimamente invasivo, che potrebbe far superare alcune limitazioni correlate alle biopsie dei tumori solidi»
tumore-al-seno-2E a supporto dei ricercatori clinici sono oggi disponibili due tecnologie di Menarini Silicon Biosystem. CellSearch è il primo e unico test, validato clinicamente e approvato dalla U.S. Food and Drug Administration (ente che regolamenta i medicinali negli USA), che a partire da un semplice prelievo di sangue è in grado di rilevare e contare le cellule tumorali circolanti in pazienti con cancro metastatico al seno, alla prostata e al colon-retto. E’ stato dimostrato in diversi studi clinici che, in questi pazienti, la conta delle CTCs con il sistema CellSearch è un fattore prognostico che permette di predire in maniera indipendente la sopravvivenza globale e la sopravvivenza senza progressione della malattia.
Ed è qui che interviene la seconda tecnologia di Menarini Silicon Biosystems, il sistema DEPArray (utilizzato al momento solo nell’ambito della ricerca clinica), che utilizzato a valle del sistema CellSearch permette l’isolamento delle singole cellule tumorali circolanti e ne consente quindi la loro analisi molecolare con assoluta precisione. Dalle informazioni genetiche ricavate da queste cellule sarà possibile nel futuro intraprendere una terapia ad hoc per ogni paziente, personalizzata e di precisione e seguire nel tempo l’evolversi della malattia e la sua risposta al trattamento.
La tecnologia DEPArray consente inoltre di isolare le cellule tumorali a partire da piccole parti di tessuto contenente anche pochissime cellule tumorali, che in molti casi sono le uniche disponibili per essere analizzate e per identificare con precisione i responsabili molecolari del tumore.
tumore metastatico«Identificare le mutazioni nelle singole cellule di ciascun paziente significa capire se e quale farmaco o combinazione di farmaci possano essere più efficaci e utili nel caso specifico» sottolinea Giuseppe Giorgini, Presidente e CEO di Menarini Silicon Biosystems. «“Oggi nel mondo sono quasi 300 i laboratori che già utilizzano Cellsearch CTC per le biopsie liquide. Affiancando la tecnologia Menarini del DEPArray, questi laboratori e tanti altri possono passare da una mera prognosi sulla sopravvivenza a un’analisi del genoma del tumore con un salto straordinario nella possibilità di scegliere la cura giusta per il paziente. Grazie al test, infatti, in un futuro molto prossimo, l’oncologo potrà valutare il rischio per ciascun paziente e anche la sua capacità di risposta alle terapie disponibili. L’utilizzo di DEPArray, offre uno strumento formidabile e agevole per la diagnosi e la personalizzazione delle terapie, in modo da massimizzarne l’effetto sulle cellule malate.Tutto ciò significa poter seguire l’evoluzione nel tempo della malattia e raccogliere informazioni cruciali per il monitoraggio della stessa e verificare l’insorgenza di condizioni di resistenza ai farmaci» conclude Giorgini.

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Tumori e mutazioni somatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

tumoreE’ ormai noto che i tumori i sono il risultato di un insieme di mutazioni del DNA che sopraggiungono e si accumulano, nel corso della vita, nelle cellule dell’individuo. Tali mutazioni, dette “somatiche” (colpiscono solo alcune cellule dell’organismo e non sono trasmesse alla progenie), sono la conseguenza dei danni apportati al DNA da diversi fattori come fumo, inquinamento, radiazioni, alcool, farmaci, alterazioni metaboliche come nell’obesità, nell’invecchiamento, ecc. Molte di queste mutazioni vengono spontaneamente riparate dall’organismo e le cellule mutate eliminate.
Può accadere però che, nel corso della vita, questi danni non riescono ad essere riparati dall’organismo e che quindi si vada incontro ad un processo progressivo di accumulo di mutazioni che porta all’insorgenza della patologia tumorale. Il tutto può accadere in un periodo di tempo molto lungo in quanto dalla prima mutazione alla manifestazione della malattia, possono passare da 10 a 30 anni. La tendenza al progressivo accumulo di mutazioni, nel tempo, è espressione della condizione di “instabilità genetica” Tale instabilità può essere considerata come la fase prodromica della malattia cancro perché, nonostante l’individuo sia sano e privo di sintomi, sta sviluppando un processo che ha il cancro come sua evoluzione”.
HELIXAFE è il programma sviluppato da Bioscience Genomics, spin off dell’Università di Tor Vergata che permette, attraverso un semplice prelievo di sangue, di valutare il profilo individuale di stabilità genetica, che si aggiorna periodicamente (ogni anno) mediante la ripetizione del test della lettura delle mutazioni. Quanto più il monitoraggio si estende nel tempo, tanto più diventa accurato il risultato.L’eventuale instabilità genetica, a carico di un determinato gene, indurrà lo specialista che rilascia il referto a consigliare un programma di diagnosi precoce che ha come obiettivo la ricerca di tracce di DNA tumorale circolante ed un più serrato controllo mediante le tecnologie tradizionali.
“Tale progetto” spiega il Dottor Andrea Mancuso, Ricercatore Clinico e Traslazionale del Reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma “offrirà all’oncologo medico una potenzialità diagnostica e terapeutica in tutte le fasi di gestione del paziente dal follow-up al monitoraggio dell’efficacia della terapia oncologica e alle scelte terapeutiche successive. Provvederà all’interno di trial clinici di impattare sulla sopravvivenza globale del paziente riducendo le terapie inefficaci e migliorare o addirittura eliminare effetti iatrogeni”.Piuttosto che cercare cellule o DNA tumorali nel sangue, che sono presenti solo quando il tumore è già sviluppato e a volte già in stato avanzato, il programma Helixafe esegue il monitoraggio periodico delle mutazioni somatiche per intercettare l’eventuale instabilità genetica che anticipa lo sviluppo della patologia.Per leggere le mutazioni somatiche non basta un semplice prelievo di tessuto biologico da cui estrarre il DNA, ma bisogna isolare il DNA libero circolante dal sangue periferico e sequenziarlo con tecnologie e protocolli particolarmente sofisticati per ottenere un’accuratezza di risultato vicina al 100%. Se fino ad oggi non è stato possibile sviluppare questo programma di prevenzione è perché le tecnologie ed i protocolli in grado di fornire l’adeguata affidabilità del risultato sono recentissime.“Conoscere le mutazioni, oggetto della instabilità genetica, non ha solo il vantaggio di conoscere le mutazioni e valutarle in termini di rischi potenziali, ma anche di poter intervenire precocemente per fornire informazioni indispensabili per un trattamento mirato colon-retto tumoreed efficace” spiega il Prof. Giuseppe Novelli, Genetista dell’Università di Tor Vergata che aggiunge: “un programma di predizione del rischio individuale di malattia accuratamente valutato, suggerisce infatti la possibilità di accedere a terapie personalizzate basate sulle caratteristiche molecolari dello specifico tumore aumentando esponenzialmente le possibilità di guarigione e sopravvivenza”. Intervenire, nel programma di prevenzione, in anticipo rispetto alla diagnosi precoce ed accedere alle terapie personalizzate su base biomolecolare aumenta esponenzialmente le possibilità di guarigione e sopravvivenza”.Le mutazioni rilevate nel corso del tempo vengono analizzate mediante l’algoritmo KRI (Key Risk Indicator) di Bioscience Genomics, che valuta la tendenza di ciascuna (sono circa 3000) rispetto agli standard di stabilità.Il programma Helixafe interessa tutti i tumori solidi, ad eccezione di quelli al cervello, e può anche essere mirato a geni e mutazioni correlati a tumori specifici (polmone, mammella, colon). La selezione dei geni legati all’apparato respiratorio, infatti, rende il programma particolarmente utile per i fumatori, mentre le donne che hanno fatto uso di ormoni prediligeranno la selezione dei geni connessa all’apparato genitale per poi arrivare a soggetti con storia di polipi intestinali che valuteranno il pannello colon-rettale.

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Nuove strategie terapeutiche

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

La proteina RAS insieme a p53, è utilizzata nel controllo dei segnali che si manifestano a livello cellulare e con maggior frequenza è oggetto di mutazioni ‘trasformanti’ nei tumori umani. Mutazioni di RAS (NRAS, HRAS, KRAS) sono infatti presenti in circa il 30% di tutte le neoplasie solide ed ematologiche. La frequenza varia nei diversi tipi di cellule presenti in determinati tessuti, come nei tumori pancreatici dove può raggiungere tassi di oltre il 70%. Le mutazioni di RAS giocano un ruolo fondamentale nel processo di trasformazione e progressione neoplastica e soprattutto rappresentando un evento precoce ed in grado di ‘iniziare’ la trasformazione. E’ tale la posizione centrale di RAS nella formazione tumorale che mutazioni a carico di questa famiglia di geni hanno importanti ripercussioni anche sulla sensibilità e resistenza ad interventi farmacologici mirati. L’importante ruolo delle mutazioni di questa proteina è noto da oltre 30 anni, ma la possibilità di interferire con la trasduzione del segnale innescata dall’attivazione di RAS a scopo terapeutico rimane, ad oggi, poco chiara. La miglior comprensione del ruolo di questa proteina e l’identificazione di meccanismi cruciali a monte e a valle di RAS stesso, consentono oggi di ipotizzare nuove possibilità di intervento volte a sfruttare, a scopo terapeutico, la dipendenza delle cellule neoplastiche dall’attività dei pathways attivati da RAS. In questa prospettiva lo stato mutazionale di RAS costituisce un fondamentale ‘tallone d’Achille’ che potrebbe rendere le cellule neoplastiche colpite da tali mutazioni più sensibili a terapie innovative.

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Logistic IT, 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 maggio 2010

Verona 13 Maggio alle ore 14.30 presso l’Hotel San Marco City Resort via Longhena 42 Sarà un’occasione per gli EDP Managers per  intrattenersi nella sala  DEMO con i relatori e con i produttori italiani presenti per ottenere informazioni utili e spiegazioni sulle soluzioni disponibili. Le imprese operano in un ambiente che per propria natura è soggetto a mutazioni profonde. Frequenti cambiamenti delle condizioni di mercato generano conseguenti aggiornamenti dell’organizzazione aziendale che quasi sempre toccano aspetti logisitici come la distribuzione dei prodotti, la gestione delle sub-forniture, dei metodi di programmazione della produzione e di gestione dei magazzini. Per mantenere i propri vantaggi competitivi, le aziende ricorrono ai più sofisticati  sistemi di business intelligence per prevedere le richieste del mercato e quindi per pianificare la produzione ed i fornitori esterni e la distribuzione di beni prodotti. La partecipazione è gratuita.

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Incontro con Liliana Cavani

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

Milano 5 marzo ore 17.300  Terrazza Martini  Piazza Diaz, 7 – 15° piano  Continuano gli appuntamenti nella suggestiva ed elegante cornice della Terrazza Martini.  La celebre regista Liliana Cavani incontra il pubblico in occasione di una retrospettiva dedicata alla sua opera, intitolata Follia Santità Potere Povertà, che si terrà presso il Cinema Gnomo dal 3 al 7 marzo 2010. Raccontando della sua esperienza di cineasta spesso scomoda, ma sempre attenta alle mutazioni della società contemporanea, la Cavani fa emergere il cuore della sua cinematografia, che parte da un’esigenza intima e che diventa di volta in volta, storia, narrazione, impegno etico, riflessione politica e religiosa, soprattutto nel momento in cui lascia le sue conclusioni aperte a dubbi e interrogativi. Presenta l’evento l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory accompagnato da Fabio Francione, curatore della rassegna cinematografica.

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I rischi dei passaggi mentali condivisi

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Editoriale fidest. Uno di questi aspetti è senza dubbio il rischio di entrare in un paesaggio mentale colonizzato. Come, ad esempio, abbiamo vissuto le nostre mutazioni antropologiche o le gestiamo in una situazione particolare? Un esempio illuminante lo abbiamo dal prologo di un dialogo di Platone il “Protagora” nel quale egli mostra come Socrate gestiste una situazione insolita. Immaginiamoci la scena: Ippocrate, figlio di Apollodoro arriva a casa di Socrate e bussa con insistenza alla sua porta. Ha fretta e si fa premura di richiamare l’attenzione di Socrate e Socrate di rimando: cos’è che ti accade, perché vieni a quest’ora? E lui tutto agitato gli risponde: “ma come non lo sai? È arrivato Protagora e dobbiamo fare qualcosa.” A questo punto Socrate prende tempo e cerca di far ragionare il suo giovane amico non tanto per impedirgli di andare ad ascoltare Protagora quanto di capire che egli non è il tutto ma solo una parte della conoscenza ed in questo modo ci ha impartito una lezione magistrale che regge il suo ed il nostro tempo: “consapevolezza delle caratteristiche dell’informazione, accesso all’informazione, disponibilità  di una molteplicità di fonti, esame critico e dialogo dell’informazione. Ha creato una vera e propria comunità di apprendimento, di collaborazione. Lui ha scelto il rischio, non si tira indietro,si espone ma lo fa a ragion veduta. E se ci caliamo da questo pensiero “antico” nella nostra quotidianità ci rendiamo conto che i nostri maggiori errori stanno proprio nel fatto che non cerchiamo di mettere a frutto la nostra intelligenza per analizzare ciò che più di ogni altra cosa l’anima si nutre: di cognizioni, di informazioni che assumiamo dall’ambiente, ma lo dobbiamo fare con la mente sgombra da presunzioni, luoghi comuni, da logiche oscurantiste. Come dire, restando all’insegnamento di Socrate, andiamo pure ad ascoltare Protagora, poi però lo discuteremo anche con altri. Significa crescere in un clima di verità nelle relazioni. Il saperlo fare significa sgrossare queste verità dalle false, stereotipate, interessate rappresentazioni in contesti che sovente nulla c’entrano con il digitale ma rientrano in ambiti familiari e ambienti sociali. E la realtà a volte ci sfugge perché non è complicata come si pensa. Un esempio classico lo possiamo avere dal film di Rohmer dal titolo “Il raggio verde” tratto dal libro di Verne. Il raggio verde è l’ultimo raggio di sole che in giornate particolarmente limpide si colora di questa tonalità. Alla fine arriva e si tratta di un bellissimo puntino verde. Tutto qui? E’ valsa l’attesa per questo quasi insignificante “segnale”? Si, se riusciamo a capirne l’insegnamento. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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