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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘mutui’

Bankitalia: tassi mutui a 2,45

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2022

Secondo i dati di Bankitalia, in luglio i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Tasso Annuale Effettivo Globale, TAEG) si sono collocati al 2,45 per cento dal 2,37 di giugno.”Una iattura che segue l’annuncio di ieri della Bce. In un anno il Taeg è passato da 1,7486 di luglio 2021 al 2,45 di luglio 2022, con un rialzo di 70 punti base. Considerando l’importo e la durata media di un mutuo, si tratta di un aumento della rata, per chi ha un tasso variabile, pari a 46 euro al mese, 552 euro all’anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una stangata a cui si aggiunge l’incremento di ieri deciso dalla Bce, pari a 0,75 punti percentuali, che determinerà, a regime, un rincaro della rata pari a 52 euro al mese, 624 euro annui. Insomma, alla fine si tratta di una mazzata pari a 1176 euro” conclude Dona.

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Mutui: boom per i tassi variabili con cap

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2022

E’ boom per i mutui variabili con cap; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it l’aumento dei tassi di interesse sta cambiando sensibilmente il mercato tanto è vero che, a luglio 2022, 1 domanda di mutuo su 3 era per un variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 su 10 puntavano al fisso.Cambia anche l’identikit dell’aspirante mutuatario: nei primi sette mesi del 2022 una richiesta su 2 è stata presentata da un Under 36 (erano il 35% del totale lo scorso anno); l’importo medio richiesto è aumentato del 2,1%, stabilizzandosi a 140.634 euro, mentre la durata dei piani di ammortamento è salita a 25 anni (era 23 nel 2021). In calo il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 195.000 euro (-6% su base annua).Cosa sta accadendo invece sul fronte dei tassi e quanto costa oggi un mutuo rispetto al passato? L’analisi completa è disponibile qui: https://www.facile.it/ufficio-stampa/comunicati/mutui-boom-per-i-variabili-con-cap.html

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E’ boom per i mutui variabili con cap secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2022

L’aumento dei tassi di interesse sta cambiando sensibilmente il mercato tanto è vero che, a luglio 2022, 1 domanda di mutuo su 3 era per un variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 su 10 puntavano al fisso. Cambia anche l’identikit dell’aspirante mutuatario: nei primi sette mesi del 2022 una richiesta su 2 è stata presentata da un Under 36 (erano il 35% del totale lo scorso anno); l’importo medio richiesto è aumentato del 2,1%, stabilizzandosi a 140.634 euro, mentre la durata dei piani di ammortamento è salita a 25 anni (era 23 nel 2021). In calo il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 195.000 euro (-6% su base annua).Cosa sta accadendo invece sul fronte dei tassi e quanto costa oggi un mutuo rispetto al passato? L’analisi completa è disponibile qui: https://www.facile.it/ufficio-stampa/comunicati/mutui-boom-per-i-variabili-con-cap.html

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Mutui: Crif, torna interesse per quelli a tasso variabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2022

Secondo la Bussola Mutui Crif- MutuiSupermarket.it il rialzo dei tassi risveglia l’interesse per i mutui a tasso variabile e per i mutui a tasso variabile con Cap. “Attenzione al rialzo dei tassi!” mette in guardia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ importante che il consumatore, quando sceglie il tasso per il mutuo, sia consapevole del fatto che quelli variabili sono in futuro destinati ad aumentare per le scelte che la Bce è stata costretta a prendere per contenere l’inflazione galoppante” prosegue Dona “Considerando, ad esempio, un rialzo come quello deciso ieri dalla Bce pari a mezzo punto, la rata subirà in media un aumento pari a 41 euro al mese, 492 euro all’anno. Per questo nella scelta del tasso bisogna ricordare una vecchia regola valida per la maggioranza delle famiglie ossia che il rapporto rata – reddito famigliare non deve mai essere superiore al 30% per essere sostenibile nel tempo. Questo significa, immaginando possibili rialzi futuri dei tassi fino al 30%, che la rata dei mutui a tasso variabile sarebbe meglio fosse inizialmente pari al 23% del reddito della famiglia, così da restare sempre sotto quella soglia critica” prosegue Dona. “Un altro possibile criterio di valutazione è che lo stipendio della famiglia sia superiore, detratta la rata del mutuo, alle soglie di povertà relativa decise dall’Istat, pari per una famiglia di 2 persone a 1002 euro, 1332 euro per una di 3 componenti. Infine, per quanto riguarda il tasso variabile con cap, il vantaggio è che si conosce prima la rata massima, lo svantaggio è che lo spread è maggiore e le polizze assicurative più onerose” conclude Dona.

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A marzo trend negativo delle richieste mutui

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

L’andamento delle richieste di credito da parte delle famiglie nel mese di marzo vede un nuovo tonfo dei mutui, che fanno segnare un -25,8% a causa del costante ridimensionamento delle surroghe (il cui peso arriva a spiegare il 14% del totale), a fronte del +26,6% dei finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi e dello speculare +20,7% fatto segnare dai prestiti personali.Consolidando la vista a livello di l primo trimestre dell’anno si conferma l’andamento divergente, con le richieste di mutui immobiliari che segnano un -25,5% mentre i prestiti, nel complesso di personali più finalizzati, crescono del +24,3% rispetto al corrispondente periodo del 2021. In questa fase di incertezza va segnalato come gli italiani continuino a privilegiare piani di rimborso più lunghi, con oltre l’80% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni. L’importo medio richiesto, invece, nel mese di marzo si è attestato a 143.423 euro, in crescita del +4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In frenata, invece, l’importo medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati a marzo è risultato ari a 9.131 euro (-8,5% rispetto al valore del corrispondente mese 2021). Nello specifico dei prestiti finalizzati, il valore mediamente richiesto si è attestato a 6.337 euro (-17,8% rispetto alla corrispondente rilevazione del 2021, a conferma della crescente incidenza dei finanziamenti a sostegno di acquisti anche di importo contenuto), mentre per i prestiti personali è risultato pari a 13.408 euro (+0,3%).

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Richiesta mutui in forte crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Maggio 2021

Rispetto al corrispondente mese del 2020, che per altro era stato fortemente condizionato dal lockdown totale, nel mese di aprile si registra un robusto incremento delle richieste di mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane, dato che rafforza l’andamento positivo già rilevato a marzo dopo che i primi due mesi dell’anno e l’ultimo trimestre del 2020 avevano fatto segnare una costante contrazione.È questo il quadro che emerge dall’analisi delle richieste registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che segna un +85,1% rispetto ad aprile 2020.Per altro, va sottolineato come la crescita delle richieste nell’ultimo mese sia totalmente ascrivibile alla vivacità dei richiedenti al di sotto dei 35 anni, che arrivano a spiegare il 29,4% del totale (la quota di questo segmento era del 26,3% un anno fa). “Prendendo in considerazione il singolo mese di aprile, i volumi di richieste di mutuo riscontrate nell’ultima rilevazione non solo sono quasi il doppio rispetto a un anno fa, quando di fatto l’operatività era stata bloccata dalle restrizioni agli spostamenti per contenere la pandemia, ma risulta il più elevato in assoluto degli ultimi 10 anni, a conferma del ritorno di interesse verso l’acquisto di un immobile ad uso residenziale. La dinamica in atto è indubbiamente favorita dal progressivo miglioramento del clima di fiducia, ma anche dalle interessanti opportunità offerte da tassi di interesse prossimi ai minimi storici e da prezzi degli immobili ancora estremamente appetibili – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. Se la classe di età che spiega la quota maggioritaria delle richieste di mutuo si conferma essere quella compresa tra i 35 e i 44 anni, con il 33,4% del totale, va sottolineato come nell’ultima rilevazione le uniche fasce di richiedenti ad aver fatto registrare un incremento, incidendo in modo significativo sulla performance dell’intero comparto, sono quella tra i 18 e i 24 anni, arrivata al 2,6% rispetto al 2,0% di un anno fa, e quella tra i 25 e i 24 anni, che spiega il 26,8% del totale contro il 24,3% dell’aprile 2020.

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Mutui under 36: ecco quanto risparmieranno i giovani comprando casa

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

Esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale e sostitutiva, onorario notarile ridotto e, per gli immobili soggetti a IVA, un credito di imposta da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi; sono queste, insieme alle modifiche sul Fondo di Garanzia Prima casa, le misure contenute nella bozza del Decreto Sostegni Bis attualmente in discussione e pensate per agevolare gli under 36 nell’acquisto della prima casa. Ma quanto risparmierebbe, nel concreto, un giovane comprando casa? Per rispondere alla domanda Facile.it e Mutui.it hanno fatto alcune simulazioni scoprendo che il vantaggio economico è significativo soprattutto per chi acquista un immobile di nuova costruzione da un’impresa con vendita soggetta a IVA. Ecco perché. Se si acquista da un privato. Quando si compra una prima casa direttamente da un privato, l’acquirente deve pagare l’imposta di registro pari al 2% del valore catastale dell’immobile, l’imposta ipotecaria di 50 euro e quella catastale, sempre pari a 50 euro. A questi costi si aggiunge l’imposta sostitutiva su finanziamenti, pari allo 0,25% del valore del mutuo concesso dalla banca. Un under 36 che compra un immobile da 150.000 euro (con valore catastale pari a 77.098 euro), dovrebbe pagare un’imposta di registro pari a 1.542 euro, a cui vanno sommati 100 euro per le due imposte, quella ipotecaria e quella catastale. A questi importisi aggiunge l’imposta sostitutiva sul mutuo che, per un finanziamento da 120.000 euro, è pari a 300 euro. Se la bozza del Decreto Sostegni Bis venisse approvata nell’attuale formula, grazie alle esenzioni il risparmio per il giovane acquirente sarebbe di 1.942 euro, a cui si sommerebbe il risparmio ottenuto dalla riduzione dell’onorario del notaio. Se si acquista da un’impresa (con vendita soggetta a IVA) Un acquirente alle prese con l’acquisto di una prima casa di nuova costruzione da un’impresa, con vendita soggetta a IVA, oltre a sostenere l’imposta di registro (200 euro), quella ipotecaria (200 euro) e quella catastale (200 euro), deve versare l’IVA agevolata al 4% e, in caso di mutuo, l’imposta sostitutiva sui finanziamenti (0,25% del valore concesso). Se, ancora una volta, ipotizziamo l’acquisto di un immobile di nuova costruzione del valore di 150.000 euro, il giovane acquirente dovrebbe quindi sostenere una spesa pari a 600 euro per le tre imposte (ipotecaria, di registro e catastale), 6.000 euro di IVA agevolata e 300 euro per l’imposta sostitutiva sul mutuo. Secondo l’attuale formulazione della bozza, l’under 36 potrebbe ottenere l’esenzione dalle imposte, con un risparmio di 900 euro, e un credito di imposta di 6.000 euro pari all’IVA sul valore dell’immobile. Il credito non dà luogo a rimborsi ma, come specifica la bozza del decreto “può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito, ovvero può essere utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell’acquisto o utilizzato in compensazione”. Anche in questo caso si andrebbe ad aggiungere il risparmio ottenuto grazie alla riduzione dell’onorario del notaio.

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Mutui: aumenta l’importo medio richiesto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Nonostante il lieve aumento dei tassi fissi e una situazione economica ancora incerta, gli italiani sembrano non voler rinunciare al sogno di comprare casa; è questo uno dei dati emersi dall’osservatorio realizzato da Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione* di circa 90.000 domande di mutuo, ha evidenziato come, tra gennaio e marzo 2021, l’importo medio richiesto agli istituti di credito sia cresciuto del 2,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando a 137.479 euro. Guardando al profilo del richiedente tipo emerge che chi ha presentato domanda di mutuo nel primo trimestre 2021 aveva, in media, 41 anni, quasi un anno in meno rispetto al valore rilevato nel primo trimestre 2020. In aumento, invece, la durata del piano di ammortamento medio che, probabilmente per via dell’incremento degli importi richiesti, passa da poco meno di 22 anni a 23 anni. Aumenta il tasso fisso: ritorna in auge il variabile? Sebbene le condizioni applicate dalle banche siano rimaste estremamente favorevoli, qualcosa sul fronte degli indici si è mosso e questo ha prodotto, in particolare, un lieve aumento dei tassi fissi. Il rincaro, spiegano gli esperti di Facile.it, è dovuto alle aspettative di inflazione: le previsioni di crescita dell’economia americana e, di riflesso, la possibile ripartenza dell’economia europea e dei prezzi al consumo, hanno determinato un aumento dell’IRS (l’indice che guida il tasso dei mutui fissi), con conseguente rincaro dei tassi offerti alla clientela. Secondo le simulazioni di Facile.it, per un finanziamento da 126.000 euro da restituire in 25 anni, ad aprile 2021 il Taeg medio rilevato online è salito all’1,37%, vale a dire il 10,5% in più rispetto a febbraio 2021. Ancora molto basso, invece, il tasso variabile: ad aprile 2021, secondo la simulazione di Facile.it, il Taeg medio era pari all’1,03%. Torna quindi ad allargarsi la forbice tra tassi fissi e tassi variabili; secondo la simulazione di Facile.it, la differenza media è di circa 18 euro sulla singola rata iniziale, ma sebbene la distanza sia cresciuta, ad oggi non si è registrata un’inversione di tendenza e più di 9 aspiranti mutuatari su 10 optano ancora per il fisso. L’aumento dei tassi di interesse ha avuto però un primo effetto; il calo delle richieste di surroga. Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel primo trimestre 2021 il peso percentuale di questo tipo di finanziamento è diminuito, passando dal 37% dello scorso anno al 22%. Per una lettura corretta del fenomeno, però, va considerato che a marzo 2020 il settore immobiliare e quello dei mutui hanno vissuto un vero e proprio stop, soprattutto per quanto riguarda la richiesta di nuovi finanziamenti; inoltre, un calo del peso delle surroghe è fisiologico se si considera che i tassi di interesse sono bassi da tempo e che, negli scorsi anni, tantissimi italiani hanno già approfittato una, se non più volte, di questa opportunità. Addio alla surroga dunque? Niente affatto, almeno per ora; nonostante gli aumenti, i tassi odierni sono ancora nettamente inferiori rispetto agli indici rilevati pre-pandemia. Un esempio: surrogando oggi un finanziamento a tasso fisso da 126.000 euro in 25 anni sottoscritto con il tasso medio rilevato a gennaio 2020 si potrebbero risparmiare oltre 4.000 euro di interessi calcolati sull’intera durata del mutuo. «Per tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo prima del 2020 e non lo hanno ancora surrogato potrebbero esserci le condizioni per ridurre le rate. Il consiglio è di non temporeggiare ulteriormente perché, come detto, i tassi fissi potrebbero ulteriormente salire in futuro, riducendo così la convenienza di una surroga», conclude Cresto.

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Mutui green: in Italia 174.000 euro la richiesta media

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Il mercato dei mutui “green” inizia a prendere forma anche in Italia; secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel corso degli scorsi nove mesi quasi 3 richiedenti su 100 hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento “verde” per l’acquisto della casa.La percentuale può sembrare bassa, ma non lo è affatto se si considera che questa tipologia di finanziamento è destinata principalmente all’acquisto di immobili ad alta efficienza energetica (classi energetiche A o B) e in Italia appena il 10% delle unità abitative rientra in questa categoria. Dall’analisi di oltre 75.000 richieste di finanziamento raccolte da maggio 2020 a febbraio 2021 Facile.it e Mutui.it hanno potuto stabilire che chi ha chiesto un mutuo green ha cercato di ottenere, in media, 174.151 euro, vale a dire il 32% in più rispetto all’importo medio normalmente richiesto agli istituti di credito per l’acquisto di una casa; le regioni con la percentuale maggiore di domande di mutuo verde sul totale richieste sono il Trentino-Alto Adige, il Veneto e la Valle d’Aosta.

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Mutui: con la pandemia -5,4% nel valore degli immobili richiesti

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2021

La casa è da sempre un bene rifugio per gli italiani, ma la pandemia sembra averne intaccato il valore o, quantomeno, la capacità di spesa degli aspiranti mutuatari; secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 80mila pratiche di richiesta di mutuo, nel corso del quarto trimestre 2020 il valore medio degli immobili che gli italiani hanno cercato di acquistare è diminuito del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, stabilizzandosi a 192.985 euro.Dato ancor più preoccupante se si considera che il 2020 era iniziato positivamente e il crollo si è registrato soprattutto a partire dalla seconda metà dell’anno. Nello specifico, il primo e secondo trimestre 2020 si sono chiusi con valori in aumento, rispettivamente, dello 0,4% e dell’1,8% annui, mentre il brusco calo si è verificato nel terzo trimestre (-2,9%), il primo a soffrire gli effetti della pandemia e, soprattutto, nel quarto – quello caratterizzato dal secondo lockdown e relative restrizioni – quando si è registrato un pesantissimo -5,4%.
La voglia di comprare casa non sembra però essere passata; nonostante la pandemia e le limitazioni imposte dai lockdown, secondo i dati del comparatore nel 2020 la domanda di mutui è rimasta sostenuta e chi ha chiesto un finanziamento ad un istituto di credito ha cercato di ottenere, in media, 135.537 euro, valore addirittura in aumento, seppur lieve, rispetto al 2019 (+0,4%).

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Barometro CRIF relativo alle richieste di mutui e prestiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Lo studio ha evidenziato che anche a novembre si è registrata una pesante contrazione del numero di richieste di finanziamenti da parte delle famiglie italiane, con la componente dei prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi che si caratterizza per un calo del -22,4% rispetto al corrispondente mese del 2019, a fronte di un ancor più marcato -27,4% fatto segnare dai prestiti personali. Nemmeno le iniziative promosse nelle settimane subito prima e dopo il Black Friday sono riuscite a stimolare più di tanto i consumatori in questa fase di incertezza, sebbene quasi la metà delle richieste di prestiti finalizzati si sia concentrata nell’ultima settimana del mese, che ha fatto segnare un incremento del +13% rispetto alla media delle settimane precedenti. Inoltre, dopo la battuta d’arresto fatta segnare a ottobre, anche a novembre le richieste di mutui e surroghe restano in territorio negativo, facendo segnare una flessione del -11,4% rispetto al corrispondente mese del 2019. Nel complesso le famiglie sembrano aver adottato un atteggiamento attendista con l’inizio della seconda ondata di contagi, preferendo posticipare l’acquisto della casa. In compenso risulta in crescita (+1,5%) l’importo medio, che a novembre si è attestato a 134.599 Euro; nel complesso, il 72,1% delle richieste presenta un valore inferiore ai 150.000 Euro.

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Barometro CRIF relativo alle richieste di mutui e prestiti da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Il report è aggiornato a ottobre 2020. L’incertezza causata dalla nuova ondata di contagi si sta riflettendo direttamente sui comportamenti delle famiglie, che stanno adottando un atteggiamento prudente e sono indotte a posticipare a momenti più propizi le decisioni sull’investimento sulla casa e sugli impegni di spesa più onerosi. Dopo il ritorno in territorio positivo una volta terminato il lockdown, il mese di ottobre ha fatto segnare una contrazione del numero di richieste di credito da parte delle famiglie, con quelle relativa a nuovi mutui e surroghe in calo del -7,5% rispetto allo stesso mese del 2019 contro un eloquente -16,3% di quelle di prestiti personali e un più contenuto -3,1% dei prestiti finalizzati. Altro campanello d’allarme che emerge dalle ultime rilevazioni di CRIF è rappresentato dalla contemporanea contrazione dell’importo dei finanziamenti richiesti, che nell’ultimo mese di osservazione si è attestato a 133.251 Euro per i mutui (-0,3%) a fronte dei 9.279 Euro per i prestiti (-1,5%). Entrando, nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto si è attestato a 6.966 Euro mentre per i prestiti personali è risultato pari a 12.620 Euro.

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Il lockdown non scalfisce la richiesta di mutui

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Nonostante lo stop legato al periodo del lockdown, la richiesta di mutui è rimasta complessivamente solida nei primi 9 mesi del 2020 e addirittura, secondo i dati emersi dall’osservatorio congiunto realizzato da Facile.it e Mutui.it su un campione di oltre 133.000 domande di finanziamento, da gennaio a settembre 2020, l’importo medio erogato dalle banche ai mutuatari è cresciuto del 5,8% in un anno arrivando a 136.630 euro.Un aiuto concreto per gli aspiranti mutuatari è arrivato dal mercato e dagli indici internazionali: a partire da maggio i tassi proposti dalle banche alla clientela finale, soprattutto quelli fissi, hanno ripreso a scendere, stabilizzandosi a settembre su livelli ancor più bassi rispetto a inizio anno. Conti alla mano, sottoscrivere oggi un mutuo a tasso fisso da 126.000 euro con LTV al 70% e piano di restituzione di 25 anni costa circa 6.000 euro in meno rispetto a inizio 2020. Il calo rilevante dei tassi fissi ha portato la quasi totalità di chi ha presentato domanda di finanziamento tra gennaio e settembre (97%) a scegliere questa tipologia di mutuo; era l’87% lo scorso anno. In aumento anche il peso percentuale delle surroghe: più di 1 richiesta su 3 (36%) presentata nel periodo analizzato è stata destinata alla surroga, valore in aumento rispetto allo scorso anno quando la percentuale era pari al 22%.

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Barometro mutui e prestiti di CRIF dati aggiornati a fine agosto 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Dalle istruttorie, nel mese di agosto emergono incrementi significativi per le richieste di credito da parte delle famiglie italiane. La performance risulta particolarmente positiva per quelle di nuovi mutui e le surroghe, che fanno segnare un eloquente +33,7% rispetto allo stesso mese del 2019. Anche i prestiti sono cresciuti (+6,7% nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati), ma l’incremento è totalmente ascrivibile ai prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (+22,2%, contro una flessione del -11,1% dei prestiti personali).Inoltre, nel mese di agosto è cresciuto anche l’importo dei crediti richiesti: per i mutui e le surroghe l’incremento è stato pari a +0,2%, che ha portato il valore medio ad assestarsi a 129.967 Euro. Anche per quanto riguarda i prestiti (nel complesso dei prestiti personali più finalizzati) l’importo richiesto risulta in crescita rispetto all’agosto 2019 (+2,7%), incremento che porta il valore medio a 8.885 Euro. Entrando nel dettaglio, per i prestiti finalizzati l’importo medio è stato pari a 7.070 Euro (+24,0% rispetto all’agosto 2019) mentre per i prestiti personali si è attestato a 11.758 Euro (-2,5%).

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Codici: la beffa dei mutui ventennali

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

Prospettive allettanti, spese minime e guadagni. Sono tanti i risparmiatori che, su queste basi, hanno sottoscritto un mutuo ventennale legato ad un contratto di assicurazione. Le segnalazioni ricevute dall’associazione Codici riguardano clienti di Unicredit e Aviva Assicurazioni, ma inizialmente erano concessi da Abbey National Bank e Commercial Union Life. Il problema sorge al termine del mutuo.Il contratto di mutuo nelle premesse specifica che “il contratto di assicurazione è vincolato alla banca erogante, costituendo così una garanzia per il rimborso del capitale erogato”. Naturalmente non è andata in questa maniera.Chi ha sottoscritto un mutuo ventennale con le caratteristiche descritte può richiedere l’assistenza dell’associazione Codici, che con i suoi esperti verificherà il contratto, garantendo il rispetto dei dati personali.

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Mutui: dopo il lockdown cresce del 9% l’importo medio erogato

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Dopo i mesi di lockdown, la richiesta dei mutui è ripartita a grandissima velocità; secondo l’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it le banche sembrano aver adottato una politica di grande apertura nella concessione di credito alle famiglie tanto che l’importo medio erogato dagli istituti di credito tra l’1 maggio e il 15 giugno 2020 è cresciuto del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo i 134.315 euro,La disponibilità delle banche ad erogare finanziamenti per l’acquisto di un immobile si evidenzia anche nella scelta fatta da molti istituti di credito di allentare i criteri di valutazione dei richiedenti, in primis in riferimento alla cassa integrazione, solitamente ritenuta un elemento ostativo alla concessione del finanziamento, ma oggi guardata con minore rigidità se connessa alla pandemia. Ad agevolare ulteriormente la situazione concorrono anche i tassi di interesse; i valori rilevati a giugno rimangono estremamente bassi e, in alcuni casi, addirittura inferiori di quelli di inizio 2020.

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Banche: sospensione del mutuo negata e interpretazione eccessivamente restrittiva delle norme

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

Federconsumatori ha richiesto oggi un intervento urgente da parte dell’ABI in merito alla sospensione delle rate dei mutui per i lavoratori posti in Cgi ordinaria o in deroga.Sono molte le segnalazioni che stiamo ricevendo da parte di cittadini in difficolta, a cui le banche negano tale sospensione, limitando possibilità di accedere a tale beneficio solo per coloro i quali siano sottoposti al trattamento di cassa Integrazione per 30 giorni consecutivi.Nella grande parte delle aziende, così come previsto dalla legge, il ricorso alla CIG si accompagna allo smaltimento delle ferie arretrate, pertanto in molti casi il datore di lavoro provvede ad alternare o a interrompere la CIG per uno o più giorni, ponendo in ferie forzate i lavoratori.Questa circostanza determina una grave anomalia, che a nostro avviso va sanata al più presto: il lavoratore, infatti, in tal modo non rimanendo in CIG per trenta giorni consecutivi si vede negata la sospensione.“L’interpretazione troppo restrittiva dell’accordo sta creando problemi enormi a migliaia di famiglie che stanno pagando un costo salatissimo per questa crisi.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Ritengo che sia interesse di tutti superare questa situazione e sanare un vulnus che sta mettendo moltissime persone in difficoltà.”Per questo attendiamo dall’ABI e del Governo un intervento in tal senso, che permetta di inoltrare e accettare le domande anche in caso di CIG per 30 giorni non consecutivi. Sarebbe un importante segno in direzione della ripresa del Paese, che consentirebbe a migliaia di famiglie di affrontare con dignità e senza eccessivi sacrifici le gravi conseguenze che la pandemia ha determinato e sta determinando sul piano economico e sociale.

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Antitrust: istruttorie su stop mutui

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

L’ Antitrust ha avviato 4 istruttorie e 12 moral suasion nei confronti di sedici tra banche e società finanziarie per condotte relative alla sospensione dei mutui-prestiti ed all’erogazione di nuovi finanziamenti.”Bene, si faccia chiarezza!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ un fatto che ci sono stati ritardi intollerabili nella sospensione dei mutui e nell’erogazione dei finanziamenti, ora si tratta di individuare le responsabilità” prosegue Dona.”Il faro acceso dall’Antitrust potrà consentire di capire cosa non ha funzionato e continua a non funzionare nelle banche e cosa nei decreti Cura Italia e Liquidità” conclude Dona.

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Mutui: in Italia tassi fra i più bassi al mondo a maggio

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Uno dei settori economicamente più colpiti dagli effetti collaterali del Coronavirus è stato quello immobiliare; il lockdown imposto a causa della pandemia ha, di fatto, determinato uno stop temporaneo alle compravendite e, con esse, alla richiesta di mutui.
L’analisi, realizzata a metà maggio, è stata effettuata prendendo in considerazione un immobile di valore pari a 180.000 euro, una richiesta di mutuo di 120.000 euro ed un piano di restituzione ventennale. Come detto, nessuno tra gli Stati considerati per l’indagine batte l’Italia; nel nostro Paese questo tipo di finanziamento è indicizzato con TAEG tra 0,75% e 0,80% se fisso e fra 0,73% e 0,77% se variabile. L’Italia si assicura anche un secondo primato: è l’unico Paese tra quelli analizzati dove, di fatto, la distanza in termini di punti percentuali tra tasso fisso e variabile si è azzerata e, in alcuni casi, il primo risulta addirittura più conveniente rispetto al secondo. In Europa, guardando al tasso fisso, si avvicinano ai valori italiani solo la Francia, dove il mutuo viene indicizzato allo 0,80% e la Germania (0,83%). Fanno peggio, invece, alcuni Paesi europei che, tradizionalmente, avevano tassi di interesse più contenuti o comunque simili a quelli italiani: è il caso della Spagna, dove il finanziamento è indicizzato all’1,20%. Sempre restando entro i confini del Vecchio Continente, si vede come le indicizzazioni del tasso fisso (considerando il TAEG) vadano dall’1,40% della Danimarca, al 2,02% della Norvegia sino al 3,20% rilevato nel Regno Unito.
Sebbene per queste due nazioni sia stato possibile rilevare solo il TAN e non il TAEG, è evidente come anche in Svizzera e in Grecia i mutuatari si trovino a pagare tassi notevolmente maggiori e pari, rispettivamente, all’1,26% e al 4,82%.
Anche rispetto al tasso variabile, in Europa, tra i Paesi analizzati, nessuno fa meglio dell’Italia e le offerte rilevate vanno dallo 0,80% della Spagna, fino al 3,10% del Regno Unito.
L’analisi di Mutui.it e Facile.it non si è fermata alla sola Europa e ha verificato quali siano le condizioni applicate ai finanziamenti anche in altre parti del mondo, considerando però, come indice di riferimento rilevabile in ciascuna nazione, non il TAEG, ma il TAN. Guardando ai tassi fissi, gli indici variano dall’1,85% di Singapore al 2,60% del Giappone, dal 3,24% del Canada al 4,65% della Cina. Negli Stati Uniti, nonostante i valori siano scesi ai minimi storici nelle ultime settimane, il fisso resta intorno al 3%, vale a dire sei volte quello italiano (0,50%). Guardando ai tassi variabili, invece, si va dall’1,68% di Singapore al 2,10% rilevato in Canada, dal 2,50% di Hong Kong al 2,69% dell’Australia.
Discorso a parte meritano economie emergenti come il Brasile o la Russia; nonostante siano ancora nel pieno della Pandemia, i tassi fissi rilevati, se paragonati a quelli italiani, risultano davvero proibitivi; rispettivamente il 7,15% e il 10%.
«Uscendo dall’Unione Europea gli indici di riferimento che determinano i tassi applicati ai mutui variano da zona a zona e questo, in parte, spiega una situazione così disomogenea tra una nazione e l’altra», commenta Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it.

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Mutui: 2 milioni di famiglie stanno pensando di sospenderlo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Maggio 2020

Facile.it ha voluto indagare, con l’aiuto degli istituti di ricerca mUp research e Norstat, non solo quanti fossero i nuclei familiari che avevano chiesto la sospensione del mutuo, ma soprattutto quanti fossero quelli che, vista la situazione economica, ci stavano seriamente pensando. Ha così scoperto che fra quelle che hanno un mutuo per la casa attivo, più di una famiglia italiana su due (ovvero il 53%, pari a quasi 3 milioni di famiglie) ha già sospeso o sta pensando di sospendere il finanziamento.Nello specifico, hanno già proceduto a compilare la richiesta di sospensione il 17,3% dei nuclei familiari (958.027 famiglie) con mutuo e stanno pensando di farlo addirittura il 35,7% (1.977.466 famiglie).La situazione diventa ancora più pesante nel Meridione dove la percentuale di chi ha intenzione di ricorrere alla sospensione del mutuo arriva a sfiorare il 40% (39,3%) (761.509 famiglie).La scelta, peraltro, va valutata con estrema attenzione, non solo perché in realtà, per via degli interessi che si pagheranno in futuro, una volta sbloccato il finanziamento costerà di più al mutuatario, ma anche perché dall’osservatorio di Facile.it è emerso chiaramente come in passato diversi istituti di credito si siano rifiutati di concedere una surroga a chi, negli anni precedenti, aveva sospeso il pagamento delle rate; la stessa cosa potrebbe quindi accadere anche a chi sospende ora.In ultimo, ancora una volta guardare i dati per “professione” offre uno spaccato molto interessante; si è spesso raccontato di piccoli imprenditori o liberi professionisti in difficoltà per la situazione Covid, ma adesso quelle difficoltà si stanno allargando a macchia d’olio.Se liberi professionisti, titolari di partita Iva e piccoli imprenditori sono quelli che più di chiunque altro, percentualmente, hanno già fatto ricorso alla sospensione del mutuo (36,5% – ovvero – 270.213 famiglie in questa categoria professionale vs una media nazionale del 17,3%), la crisi ora sta bussando molto forte alla porta dei lavoratori dipendenti e se leggiamo i numeri di chi, pur non avendo fatto ancora la richiesta, sta valutando la sospensione del mutuo, fra chi lavora con busta paga il dato è pari al 35,1% (1.019.439 famiglie) vs 27,9% (208.801 famiglie) rilevato fra liberi professionisti/piccoli imprenditori/p.iva).

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