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Posts Tagged ‘nanotecnologie’

Le nanotecnologie entrano in fabbrica

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Warrant Hub (Tinexta Group), società leader nella consulenza alle imprese per operazioni di finanza agevolata, presenta i risultati del progetto Izadi-Nano2Industry.L’azienda ha contribuito all’iniziativa svolgendo i ruoli di Project Manager e Dissemination and Communication Manager attraverso l’attività della sua European Funding Division (EFD), la business unit ad alta specializzazione promossa da Fiorenzo Bellelli, Amministratore Delegato di Warrant Hub, per supportare aziende ed enti pubblici e privati, a livello nazionale e internazionale, nella partecipazione a progetti europei di Ricerca e Innovazione e nella loro gestione.Finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “Horizon 2020”, Izadi-Nano2Industry ha sfruttato il potenziale delle nanotecnologie per sviluppare materiali e processi produttivi avanzati in grado di rispondere alla richiesta di parti più performanti e più durature provenienti da due specifici settori industriali: il settore delle costruzioni e delle macchine agricole e quello automobilistico.Le attività si sono focalizzate sulla produzione di componenti termoplastici e metallici all’interno di tre innovative linee pilota industriali, operative a tutti gli effetti presso gli impianti di Fonderie Mora Gavardo, a Gavardo (BS), e quelli di MAIER Group e di Tecnalia, in entrambi i casi nella regione spagnola dei Paesi Baschi, tutti partner del progetto insieme ad altre realtà quali Bonfiglioli Riduttori, con sede a Lippo di Calderara di Reno (BO), e l’Università Tecnica della Danimarca.Il progetto si è dimostrato significativo per due motivi principali. In primo luogo, ha permesso di ottenere prodotti nuovi o migliori contribuendo, allo stesso tempo, alla protezione dell’ambiente: l’uso delle nanotecnologie, infatti, ha ridotto le fasi di produzione e i relativi consumi e costi e implicato un minore utilizzo di materie prime ed una migliore riciclabilità dei componenti realizzati.
In particolare, sono stati registrati consistenti miglioramenti nelle caratteristiche e nelle performance dei prodotti ottenuti grazie all’ausilio delle nanotecnologie.Rispetto agli standard preesistenti, la resistenza ai graffi dei componenti termoplastici è risultata maggiore del 140%, con una bassa variazione di lucentezza e colore.La durezza e l’usura delle parti metalliche, invece, sono state raddoppiate, con una resistenza alla trazione aumentata fino al 30% e un livello di allungamento pari o addirittura superiore.Anche l’efficienza meccanica e la durevolezza dei componenti finali per i motori idraulici sono aumentate, con una riduzione dei consumi e dei costi di manutenzione. I potenziali ambiti di applicazione delle tecnologie produttive sperimentate nel progetto interessano diversi settori industriali, quali aeronautico, navale, metallurgico, petrolchimico, energetico, elettronico e altri ancora.

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10 anni di robotica e alleanza tra uomo e intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

La robotica è oggi la chirurgia del presente all’IFO che festeggia 10 anni di sfide, impegno e successi con il Da Vinci. Due anni di preparazione e un grandissimo lavoro organizzativo per “accogliere” la nuova macchina che approda all’IFO nel 2010. Da allora sono oltre 2500 gli interventi robotici in Urologia, Ginecologia, Chirurgia Toracica, Otorinolaringoiatria e Chirurgia Epatobiliopancreatica. Le casistiche suggeriscono il grande valore della tecnica nello sviluppo della medicina e il coinvolgimento negli anni di un sempre maggior numero di chirurghi e di specialità.In Italia, nel 2017, sono stati ben 17.462 interventi di chirurgia robotica con un incremento di oltre il 14% rispetto al 2016. L’Urologia copre il 67% dell’attività, seguita da chirurgia generale 16%, ginecologia 10%, chirurgia, toracica 5%, ORL 2%. Anche l’IFO vede l’attività dell’Urologia al primo posto col 67% di interventi dal 2010, seguita dalla ginecologia oncologica con il 20% dell’attività. La chirurgia toracica è l’ultima arrivata, inizia a usare il robot solo nel maggio 2016, ma vive un vero e proprio exploit ed effettua in soli due anni oltre 250 interventi! A seguito dell’introduzione della tecnologia di ultima generazione anche l’ORL e la Chirurgia Epatobiliopancreatica vede un incremento della casistica.Com’è cambiata la medicina negli ultimi 10 anni grazie alla ricerca scientifica; le applicazioni della chirurgia robotica nelle varie specialità chirurgiche; i benefici in termini di salute e di gestione risorse, umane ed economiche, tutto questo è stato raccontato oggi all’evento “10 anni di medicina e chirurgia tra presente e futuro”, dai protagonisti. Oggi è anche la notte europea dei ricercatori, e i direttori scientifici Gennaro Ciliberto e Aldo Morrone hanno illustrato i risultati e le aspettative future dei 2 IRCCS internazionali: Regina Elena e San Gallicano.
E’ seguita l’inaugurazione alla mostra “Medicina 3.0: tra storia e innovazione”.
20 pannelli allestiti in collaborazione con ab medica, che raccontano l’evoluzione della medicina dall’800 ai giorni nostri e le applicazioni della chirurgia robotica nell’Istituto Regina Elena. Exhibit della mostra è uno dei primi “Carrello paziente”, componente operativo del sistema da Vinci composto da quattro braccia mobili e interscambiabili. La mostra è aperta a tutti fino al 30 ottobre.

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Nanotecnologia e alimentazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Il futuro degli alimenti sarà contrassegnato dall’infinitamente piccolo. Tutto quello che mangiamo, nei prossimi anni avrà avuto a che fare, in una delle sue fasi di produzione, con la nanotecnologia. E’ quella scienza che consente di manipolare e controllare i materiali a livello di atomo e molecole (materiali di dimensioni che variano approssimativamente da 0,1 a 100 nanometri, cioè un milionesimo di millimetro) per, ad esempio, conservare più a lungo il cibo confezionato, renderlo resistente al calore e alle contaminazioni batteriche, ma anche per impedire l’alterazione della struttura e del sapore dei prodotti conservati in frigorifero. Si stanno studiando sistemi di ‘Smart packaging’ in grado di proteggere meglio gli alimenti e aumentare le tecniche di monitoraggio che permettono la tracciabilità del prodotto dal produttore al consumatore. Materiali di imballaggio più leggeri e più flessibili che sono più resistenti al calore, alla luce, al danno meccanico e materiali in grado di assorbire l’ossigeno e l’umidità ci aiuteranno a mantenere freschi gli alimenti più a lungo. Nanoparticelle dotate di proprietà antimicrobiche e con superfici repellenti allo sporco si spera trovino un’applicazione diffusa nei materiali di confezionamento e nei macchinari utilizzati nei processi di produzione degli alimenti. Inoltre vi sono le pipeline, materiali che possono modificare le loro proprietà in base alle condizioni interne o esterne, come ad esempio la temperatura, e quelli che si autoriparano in caso di strappamento o bucatura. Un’altra idea innovativa è l’utilizzo di nanosensori all’interno delle confezioni in grado di rilevare piccolissime quantità di sostanze chimiche come quelle rilasciate dagli alimenti quando iniziano a deteriorarsi. Il consumatore si accorge del deterioramento o della contaminazione del prodotto attraverso il cambio di colore della confezione. La nanotecnologia non ha nulla a che vedere con i nano inquinanti. La nanotecnologia promette molto, ma crea anche inquietudini. Tempo fa la Commissione Europea ha dibattuto con esperti e scienziati di varie branche per capire se fosse necessario disciplinarne le applicazioni in campo alimentare. Poiché nessuno sembra ancora in grado di dare risposte convincenti alle domande più pressanti dei consumatori, Bruxelles ha deciso di non regolare la materia e di risolvere la questione con un codice di comportamento per le aziende interessate. In pratica, un via libera. Il codice richiesto prevede dei criteri piuttosto semplici e prevedibili; si limitano a suggerire prudenza ed eticità per non danneggiare la salute e l’ambiente. (Redazione Fidest)

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A Roma si confrontano i massimi esponenti delle nanotecnologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Roma dall’11 al 14 settembre ore 9,00 in Via Eudossiana 18 adiacente alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, a pochi minuti a piedi dal Colosseo si confrontano i massimi esponenti delle nanotecnologie. Oggi le nanotecnologie rappresentano per la scienza e la tecnologia una disciplina in forte crescita attraverso processi innovativi che stanno influenzando radicalmente la quotidianità della nostra esistenza. La multidisciplinarietà e la trasversalità delle applicazioni nanotecnologiche sta raggiungendo livelli fino a qualche anno fa impensabili, grazie alla scoperta continua di fenomeni fisici alla nanoscala in settori come la chimica organica, la biologia molecolare e la fisica dei semiconduttori. La trasversalità applicativa di queste discipline, già ai massimi livelli, è in continua evoluzione, considerando che ormai tutti i settori tecnici-scientifici stanno traendo beneficio dalle stesse. Ma non è tutto. Le aspettative e le potenzialità future sono addirittura maggiori, grazie al continuo approfondimento e alle nuove conoscenze scientifiche affrontate da molteplici punti di vista.
“Nanoinnovation – precisa il Prof. Marco Rossi, coordinatore del Comitato Organizzatore – ha come obiettivo principale e caratterizzante quello di mettere in contatto accademia, ricerca e sistema imprenditoriale allo scopo di presentare idee innovative, trasferire know-how, permettendo l’integrazione di conoscenze ed esperienze tra i diversi settori di applicazione”.
“Il convegno – conclude Rossi – è quindi strutturato per favorire l’interazione e lo scambio di opinioni e aspettative con il duplice scopo di contribuire sia alla crescita di una coesa e connessa comunità scientifico-tecnologica nazionale, che al monitoraggio dell’evoluzione delle nanotecnologie e delle altre tecnologie abilitanti (KET) e del loro ruolo per una innovazione realmente sostenibile”.
The Tutorial Lectures held in the morning of Sept. 11th will introduce the scientific programme of NanoInnovation beginning in the afternoon of the same day with the plenary sessions and that will continue with the multi-track sessions scheduled on September 12th-13th and 14th, including:
KEYNOTE Sessions with distinguished and internationally recognized speakers;
SPECIAL Sessions and Workshops on specific and hot topics;
THEMATIC SYMPOSIA focused on the applications of nanotechnology and on the most recent findings of nanoscience, as driving and boosting forces for sustainable innovation.

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Lake Como School su nanotecnologie e metodi innovativi di dispersione

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

villa del grumelloComo Dal 29 maggio al 2 giugno a Villa del Grumello si terrà “To.Sca.Lake 2.0: Total Scattering for Nanotechnology on the Como Lake”, quarta scuola della Lake Como School of advanced studies 2017, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Alessandro Volta di Como che realizza attività di formazione post universitaria rivolte soprattutto a giovani ricercatori nel campo delle teorie dei sistemi complessi. Raggi x, neutroni, elettroni e le tecniche di dispersione di luce visibile stanno diventando uno strumento fondamentale per indagare i nanomateriali di importanza tecnologica su diverse scale di lunghezza: dalla dimensione subnanometrica fino alla submillimetrica, coprendo così quasi 6 ordini di lunghezza all’interno di un approccio unificato. Questa scuola, che estende idealmente gli argomenti trattati durante To.Sca.Lake Summer School del maggio 2015 a Villa Olmo, fornirà lezioni introduttive sui nanomateriali inorganici, organici e ibridi, presentazioni su metodi innovativi di dispersione (sia sugli aspetti teorici che sperimentali), lezioni su un nuovo software (con esercitazioni e sessioni pratiche), nonché una tavola rotonda finale per discutere sui futuri sviluppi del campo. Direttori della scuola sono Norberto Masciocchi (Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia and To.Sca.Lab, Università dell’Insubria) e Antonietta Guagliardi(Istituto di Cristallografia and To.Sca.Lab, Consiglio Nazionale delle Ricerche).

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Anche a Parma studi sulle nanotecnologie molecolari, premiati con il Nobel 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

parma universitàNel Dipartimento di Chimica dell’Università di Parma è stata accolta con soddisfazione la notizia del conferimento ai colleghi Jean-Pierre Sauvage, J. Fraser Stoddart e Bernard L. Feringa del Premio Nobel per la Chimica 2016 per, come recita l’annuncio ufficiale della Reale Accademia Svedese delle Scienze, “the design and synthesis of molecular machines”. È l’alto riconoscimento per aver esteso il concetto di macchina fino a livello molecolare, proiettando nel futuro lo sviluppo delle nanotecnologie molecolari.I lavori di questi scienziati sono ben noti a Parma poiché nel Dipartimento di Chimica dell’Ateneo il gruppo di ricerca dei proff. Arturo Arduini, Andrea Secchi e Franco Ugozzoli, anche in collaborazione con il gruppo di ricerca dell’Università di Bologna di Margherita Venturi e Alberto Credi, ha contribuito allo sviluppo di questo innovativo settore scientifico attraverso numerosi lavori scientifici pubblicati sulle più prestigiose riviste internazionali di ambito chimico e le cui prospettive applicative spaziano dallo sviluppo di nuovi materiali nanotecnologici alla nanomedicina.Le ricerche in corso a Parma hanno radici profonde e rappresentano l’evoluzione di quel settore altamente interdisciplinare della chimica moderna noto col nome di Chimica Supramolecolare, che ha visto l’Ateneo di Parma protagonista a livello internazionale fin dai primi anni ’80 grazie alle pionieristiche ricerche di Rocco Ungaro, Andrea Pochini e Giovanni Dario Andreetti.Le nanotecnologie molecolari prendono il nome dal fatto che nel “mondo” sul quale esse operano, le distanze e le dimensioni degli oggetti (le molecole) si misurano sulla scala dei nanometri (miliardesimi di metro). Affrontare con successo queste ricerche richiede la capacità di capire, con metodi sperimentali e computazionali, come sia possibile utilizzare molecole singole come “mattoni molecolari” per la costruzione di aggregati molecolari più complessi capaci di svolgere funzioni programmate o una azione precisa quando tali aggregati siano attivati dall’ esterno mediante impulsi energetici (es.: radiazioni elettromagnetiche, fasci di elettroni, variazioni di pH, ecc.). Per far comprendere come funzionano le ‘macchine molecolari’ progettate e realizzate dal gruppo di ricerca nei laboratori dell’Ateneo, si può dire che si tratta di sistemi molecolari complessi costituiti da due componenti che si autoassociano spontaneamente dando origine ad una specie “supramolecolare” paragonabile (su scala nanometrica) ad un asse infilato in una ruota che, sotto l’azione di uno stimolo energetico esterno elettrochimico e luce, può essere fatto scorrere in modo unidirezionale attraverso la ruota, così come accade ad esempio a livello macroscopico, quando noi percorriamo una galleria a senso unico.Tuttavia, dal punto di vista chimico tutto questo non è affatto semplice: riuscire ad ottenere nanostrutture capaci di compiere lavoro meccanico sotto l’azione di stimoli energetici esterni è estremamente difficile poiché questi aggregati molecolari sono tenuti insieme da legami chimici non-covalenti. Perciò per fare in modo che questi sistemi funzionino, occorre che le interazioni deboli che li tengono insieme siano capaci di rompersi e di riconfigurarsi in modo ciclico sotto l’azione di un impulso di energia fornito dall’ esterno. Si sottolinea quindi con soddisfazione che, per una particolare classe di macchine molecolari appartenenti alla classe dei Rotaxani, la progettazione della loro architettura molecolare, la loro fabbricazione, la determinazione della loro struttura così come molti aspetti del loro funzionamento come prototipi di macchine molecolari sono state condotte interamente all’Università di Parma.«Non si può non notare che se il Nobel assegnato ai tre studiosi ha voluto premiare la capacità di sintetizzare le nanomacchine» – commentano i tre docenti dell’Ateneo – «esso ha tuttavia sorprendentemente escluso l’italiano Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna (tra l’altro co-autore di numerose ricerche insieme ai tre vincitori), i cui studi sulla fotochimica sono stati fondamentali per studiare come indurre e controllare il movimento in questi complessi sistemi si aggregati molecolari. Senza i contributi di Balzani non sarebbe stato in alcun modo possibile realizzare macchine molecolari capaci di muoversi a comando. Per cui grande è stato lo stupore del gruppo di ricerca dell’Ateneo di Parma nell’apprendere che Balzani non è tra i tre vincitori del Nobel visto che è tra i cento chimici più citati nel mondo ed è unanimemente riconosciuto come colui che ha “fornito il carburante” alle nanomacchine».

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Nuovo centro per le nanotecnologie

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2011

Zurigo. BM e l’ETH di Zurigo, prestigiosa università di scienza e ingegneria europea, hanno inaugurato il nuovo Binnig and Rohrer Nanotechnology Center, situato nel campus del centro di Ricerca di Zurigo. All’inaugurazione hanno partecipato più di 600 ospiti provenienti dal mondo dell’industria, dell’università e del settore pubblico. La struttura è il risultato di una partnership strategica decennale tra IBM e l’ETH di Zurigo che vede i due team impegnati per creare nuovi materiale e dispositivi su nanoscala. Il nuovo Centro porta il nome di Gerd Binnig e Heinrich Rohrer, i due ricercatori IBM che hanno vinto il premio Nobel per aver inventato il microscopio a effetto tunnel presso il laboratorio di ricerca di Zurigo nel 1981, consentendo di vedere per la prima volta gli atomi su una superficie. I due scienziati erano presenti alla cerimonia di inaugurazione.
Il Centro IBM collaborerà anche con scienziati di diverse università lituane, nell’ambito di un accordo quinquennale firmato nel settembre 2010 con il Ministero dell’Economia e il Ministero dell’Istruzione e della Scienza lituani. Questa collaborazione sarà incentrata sulla fotonica integrata e su nuovi materiali fotonici, per creare computer più veloci, tecnologie solari innovative e per l’uso del nanopatterning nella creazione di targhette di sicurezza (security tags) che contengano una avanzata tecnologia anticontraffazione.
Un punto centrale della ricerca di IBM in questo nuovo centro è l’esplorazione del “prossimo switch”, i componenti base del futuro per chip e sistemi informatici migliori, più veloci e più efficienti dal punto di vista energetico. Ad esempio, attualmente si stanno esplorando nanofili semiconduttori, strutture minuscole simili a un capello, per aumentare, potenzialmente fino a 10 volte, l’efficienza energetica dei dispositivi di calcolo. Inoltre, grazie a questi nuovi dispositivi, i transistor potrebbero consumare un’energia praticamente pari a zero quando si trovano in modalità passiva o standby.
La ricerca su scala nanometrica – un nanometro è la lunghezza di quattro atomi di oro ed è 80.000 volte più piccolo della larghezza media di un capello umano – richiede la fabbricazione e la caratterizzazione di strutture su nanoscala, il cui livello di accuratezza è anch’esso in scala nanometrica o subnanometrica. In conseguenza di questa scala, gli esperimenti sono sempre più sensibili o limitati dagli agenti di disturbo esterni. Il nuovo Centro di Nanotecnologia ha ricevuto l’etichetta di qualità Minergie, uno standard svizzero per gli edifici efficienti dal punto di vista energetico. Nello specifico, il Centro utilizza il fotovoltaico, sonde geotermiche e finestre a recupero di calore. La struttura è il risultato di un investimento da 60 milioni di dollari in costi infrastrutturali e ulteriori 30 milioni di dollari per gli strumenti e le attrezzature.

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Nanotecnologie applicate all’auto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

Immaginiamo i sedili delle auto che si adeguano automaticamente al livello di comfort desiderato, o che cambiano colore a seconda del nostro umore. Immaginiamo materiali anti graffio autopulenti, oppure particelle che si mescolano al carburante permettendo all’auto di raggiungere il doppio dell’efficienza fornita dai comuni carburanti. Le nanotecnologie hanno la capacità di modificare, a livello molecolare, le proprietà dei materiali e non soltanto nel comparto auto, ma in tutti i settori industriali. In un recente studio, Nanotechnology for Automotive Application, Frost & Sullivan analizza il potenziale commerciale delle nanotecnologie emergenti nell’industria automobilistica identificando dieci nuove applicazioni che rivoluzioneranno il settore automotive. Queste nuove applicazioni sono classificate in quattro macro-aree (sicurezza, comfort, efficienza e ambiente) e spaziano dai nanosensori alle nanoceramiche integrate nei motori, alle nanotecnologie in sistemi elettrici e convertitori catalitici. Frost & Sullivan prevede una fortissima espansione e si aspetta che il mercato possa raggiungere i $6.46 miliardi entro il 2015. Nello studio cinque regioni vengono messe a confronto valutandone il potenziale di adozione. Gli Stati Uniti sono in testa con il Giappone e l’Europa dell’Est che seguono con grande distacco. Chiudono la lista Cina e Corea, considerate come le ultime due regioni in termini di maturità e quindi di grado di adozione della tecnologia. La valutazione delle opportunita’ condotta da Frost & Sullivan suggerisce sei maggiori fattori trainanti, tra i quali due, in particolar modo, hanno un maggiore impatto sul settore auto: il crescente tasso di finanziamento affiancato da una vivace attività di start-up e le unicità delle nanotecnologie nel campo applicativo dell’industria automobilistica.Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 50 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti societa’ a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di piu’ di 40 uffici in cinque continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, si prega di visitare il sito http://www.frost.com

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Il biologico per la sicurezza del cibo e delle colture

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2010

“I semi sono il primo passo per la sicurezza del cibo, e non c’è sicurezza del cibo se i semi sono nelle mani degli industriali e non dei contadini. I semi sono un patrimonio dei contadini, e rappresentano il primo passo verso la sicurezza dell’alimentazione”. Così Vandana Shiva dal palco della conferenza sulle sementi, in programma oggi nell’ambito del Congresso mondiale dell’agricoltura biologica organizzato da Ifoam, Provincia di Modena e Aiab Emilia-Romagna. Un appuntamento, quello di oggi, che ha visto il pensiero bio a confronto con temi attuali quanto ‘scomodi’ come le nanotecnologie e gli ogm, affrontati nel corso di una giornata di lavori coordinata dalla direttrice delle Relazioni strategiche di Ifoam Louise Luttikholt. La messa al bando degli ogm è una delle parole d’ordine dell’incontro: un tema su cui i sostenitori del biologico hanno le idee chiare. “Nell’agricoltura biologica non vogliamo usare gli ogm, e li escludiamo per delle buone ragioni”, dice Lottikholt. Il primo motivo per dire no agli organismi geneticamente modificati è “il principio di precauzione, per cui non vogliamo utilizzare tecniche che possano avere conseguenze imprevedibili. Un’altra ragione è che le tecnologie genetiche sono utilizzate per creare le monocolture”, largamente praticate nell’agricoltura industriale ma estranee a quella biologica. Del resto, le stesse monocolture sono spesso associate all’uso di pesticidi e per finire “l’ingegneria genetica violenta le piante perché va a toccare il più intimo livello della pianta – spiega Lottikholt – e questo non è il livello a cui l’agricoltura biologica lavora”. Per tutti gli agricoltori, un modo per ovviare all’uso degli organismi geneticamente modificati c’è, e si chiama breeding partecipativo: “Non si tratta di una tecnica – spiega Lottikholt -, ma di un metodo che si applica nell’azienda agricola”. Infatti, “c’è un modo per migliorare i semi senza utilizzare gli ogm, e consiste nel vedere come le piante interagiscono con l’ambiente. Gli ogm, al contrario, sono fatti in laboratorio”.  Abbinati ai brevetti detenuti dalle grandi multinazionali, gli ogm si rivelano spesso un problema anche per chi decide di non utilizzarli: le contaminazioni infatti non sono poche e a testimoniarlo con la propria presenza ci sono anche Percy e Louise Schmeiser, i coltivatori canadesi che hanno visto i loro campi contaminati dalla colza ogm della Monsanto. Oltre al danno si è aggiunta la beffa, perché gli Schmeiser sono stati in seguito giudicati colpevoli (ma la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa) di avere violato il brevetto sulle sementi commerciate dalla multinazionale. Nel 2007, gli Schmeiser sono stati insigniti del Right Livelihood Award per il loro coraggio nella difesa della biodiversità e dei diritti degli agricoltori. Il bando degli ogm dalle sementi è anche uno dei punti chiave del Manifesto sul futuro dei semi presentato da Vandana Shiva: il documento, redatto dalla Commissione per il futuro del cibo e dell’agricoltura nel 2006, rappresenta una sorta di manuale a uso di tutti gli agricoltori. Tra i principi sostenuti, la preservazione della differenza dei semi (e con essa delle biodiversità) e della libertà per i coltivatori di salvaguardare le sementi, produrre nuove varietà, sottrarsi alla privatizzazione e alla biopirateria e di avere accesso ai semi “open source”. Si auspica inoltre che la conservazione e lo sviluppo del seme siano realizzati “in situ” e all’interno della comunità agricola, perché “i semi – come recita lo stesso Manifesto – sono un dono della natura e delle diverse culture, e non un’invenzione imprenditoriale. Il tramandare di generazione in generazione questo antico patrimonio è un dovere e una responsabilità dell’uomo. I semi sono una risorsa di proprietà comune”.

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Nanotecnologie in cui ricerca e impresa si incontrano

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2009

Torino dal 9 all’11 giugno 2009, presso il centro congressi Torino Incontra, in via Nino Costa 8. Nella sessione plenaria, che si svolgerà mercoledì 10 giugno alle 11.15 interverranno importanti personalità provenienti dal mondo istituzionale, imprenditoriale e accademico del calibro di Alessandro Barberis, Presidente della Camera di Commercio di Torino e Francesco Profumo, Rettore del Politecnico di Torino. Nel corso della sessione, si discuterà dalla recente direttiva europea sulla sicurezza dei nano materiali con Georgios Katalagarianakis, Scientific Officer dell’Unione Europea e, grazie all’intervento di Jimmy Yun, fondatore di NMT – Nanomaterials Technology, verranno esplorate le nuove frontiere delle nanotecnologie applicate alla medicina. Inoltre, nanoforum prevede quattro tutorial (sessioni introduttive per i meno esperti) – diciotto sessioni di convegno specifiche – tre sessioni di Business Opportunity con delegazioni provenienti da Corea del Sud, Giappone, India, Russia, Singapore, Svezia e USA – tre eventi satellite e molto altro ancora; si tratta di un’opportunità unica in Italia per interagire con i protagonisti del mondo delle nanotecnologie a livello internazionale.

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IBM e Bulgaria per lo sviluppo delle nanoscienze

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2009

IBM  ed il governo Bulgaro hanno annunciato un progetto di collaborazione nell’area delle  nanoscienze, che prevede  la creazione del primo Centro di Nanotecnologia del Paese. L’accordo intende anche promuovere nuove sinergie tra l’industria, le università e la Bulgarian Academy of Science. Sulla base di un contratto commerciale separato,  un team di consulenti IBM assisteranno il governo bulgaro nella realizzazione di una nuovo centro di ricerca  che sarà dotato di equipaggiamenti all’avanguardia per  esplorare e sviluppare innovazioni e nuove scoperte nell’ambito delle nanoscienze. Il nuovo laboratorio utilizzerà il sistema Blue Gene di IBM, il supercomputer più potente in Bulgaria di proprietà dell’Agenzia di Stato Bulgara per la Tecnologia dell’Informazione e le Comunicazioni.  Il Centro di Nanotecnologia bulgaro, il cui completamento è previsto per l’anno prossimo e i laboratori copriranno una superficie totale di 500 metri quadrati.  Le aree di ricerca saranno: – microfluidica e nanofluidica,  per  approfondire la conoscenza di cellule, tessuti e altre entità biologiche a supporto dei test di tossicità dei farmaci e dello sviluppo di nuove medicine; – nanosistemi in ambito elettronico e sensoriale,  per supportare lo sviluppo di sistemi di diagnostica, di monitoraggio ambientale (quali ‘analisi dell’inquinamento atmosferico) e di sicurezza;- nanomateriali,  substrati virtuali avanzati per semiconduttori composti che potrebbero gettare le basi per la realizzazione di circuiti elettrici in nanoscala.  La nanotecnologia è una branca delle scienze applicate, specializzata nella progettazione e controllo della struttura degli oggetti di dimensioni piccolissime, in maniera affidabile e ripetibile. Le scale di lunghezza variano da quelle atomiche a quelle microscopiche, in genere da 1 a 100 nanometri. Un nanometro equivale ad un miliardesimo di metro –  circa 100.000 volte più fine di un capello umano. Si prevede che la nanotecnologia permetterà di fare importanti scoperte in molti campi tra cui quello dei materiali funzionali avanzati, la nanoelettronica, la tecnologia dell’informazione e della comunicazione , i sistemi sensoriali, la strumentazione, la sanità e le scienze della vita e l’energia. Le applicazioni nanotecnologiche nel settore energetico, ad esempio, che garantiscono un utilizzo più efficace dell’energia solare e forniscono nuovi modi di purificare o desalinizzare l’acqua, potrebbe persino contribuire a risolvere alcune tra le più grandi sfide del nostro tempo.

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Nanotecnologie: più sicurezza, ricerca e informazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2009

Occorre aumentare i fondi per la ricerca sullo sviluppo e l’utilizzo sicuri dei nanomateriali, nonché proporre una loro definizione scientifica. È quanto sostiene il Parlamento chiedendo un quadro comune che affronti le applicazioni esistenti e prevedibili di tali tecnologie e la natura dei rischi per l’ambiente e la salute (specie sul luogo di lavoro). Auspica poi un inventario dei nanomateriali presenti nell’UE e l’introduzione di una rete europea che vigili sulle nanotecnologie.  L’utilizzo dei nanomateriali e delle nanotecnologie promette importanti progressi con molteplici vantaggi in numerose applicazioni destinate ai consumatori, ai pazienti e all’ambiente. Tuttavia nonostante l’istituzione di una strategia europea precisa in materia di nanotecnologie e la conseguente assegnazione di circa 3,5 milioni di euro destinati alla ricerca, l’Unione europea è ancora in ritardo su questo campo.  A questo proposito si chiede l’introduzione nella legislazione europea, di una definizione scientifica esaustiva di nanomateriale.  I deputati lamentano poi una mancanza di chiarezza e di informazioni in merito all’attuale utilizzo dei nanomateriali. Riferiscono infatti che è in corso un importante dibattito in merito alla possibilità di valutare la sicurezza di tali tecnologie, e che i comitati scientifici e le agenzie dell’Unione europea rilevano gravi carenze, non soltanto in termini di dati cruciali, ma anche nei metodi per il loro ottenimento. Riportano a tale proposito le valutazioni del Comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente individuati che, avendo identificato per alcuni nanomateriali pericoli specifici per la salute ed effetti tossici su organismi ambientali, nonché una generale carenza di dati qualitativamente validi sull’esposizione, tanto per gli esseri umani che per l’ambiente, ritiene che occorre inoltre «approfondire, convalidare e standardizzare ulteriormente le conoscenze dei metodi di valutazione dell’esposizione e di identificazione dei pericoli».

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Cultura svedese per i bambini e temi per lo sviluppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2009

La visita in Italia del reali di Svezia è stata caratterizzata, a nostro avviso, da due importanti eventi. Il primo denota l’interesse che la Svezia ripone allo sviluppo per la cultura per l’infanzia e al modo e come li pone al centro dell’attenzione come soggetto sociale. Un segno tangibile lo abbiamo sia con la visita della regina al fatebenefratelli sia per il Festival della cultura svedese per i bambini e sia per l’attenzione riposta al museo dei bambini di Roma. Si ricorda, in proposito, tanto per citare qualche esempio, che è stata la scrittrice svedese Astrid Lindgren a dar vita, con i suoi libri, a un fiorire di spettacoli teatrali, libri e film  ponendo il bambino al centro di questo progetto culturale. E’ su questo filo conduttore che proprio il 25 si inaugura il festival del girotondo svedese con un seminario sulla “Cultura per l’infanzia…. Perché e come?” Si cerca in tal modo di mettere a fuoco le caratteristiche e le differenze nel rapportarsi con il mondo dell’infanzia. In questo filone s’inserisce il progetto messo a punto dall’Università di Roma tre “Il mangiare invisibile” iniziato nel 2007 e che coinvolge bambini dai 5 ai 14 anni e che passa attraverso un processo interattivo da cuochi, studenti e professori e una fantastica combinazione di musica, danza e cibo. Il metodo di questo progetto è stato chiamato “I bambini dicono ai professori cosa fare” Il secondo si caratterizza sul tema della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Il terreno ritenuto più idoneo per una tale rappresentazione è stato quello offerto dalla Confindustria. S’impone, ovviamente, una riflessione comune sul futuro che intendiamo prefigurare e che sarà dei nostri figli, di quelli che vogliamo accogliere con tanto amore e attenzione. La Svezia anche in tale ambito si è posizionata, a livello mondiale, al terzo posto dietro Usa e Svizzera. Il suo esempio di eccellenza internazionale si distingue nei comparti strategici delle nanotecnologie, della meccatronica, delle biotecnologie e dell’energia rinnovabile. Roma, quindi, in questa visita di stato dei regnanti svedesi, offre loro l’opportunità di sottolineare due tra i grandi problemi che attraversano la società mondiale e le pongono scelte non sempre facili e non sempre perseguibili in tempi brevi ma che sono le sole che permetteranno di costruire una civiltà che sottraendosi all’imperativo del bisogno si possa caratterizzare nella difesa della salute e di uno sviluppo sostenibile nell’interesse di una crescita che non lasci alla deriva i più deboli e i meno fortunati. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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