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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Governo Conte: Nascita e destino

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

By Enrico Cisnetto. Sbaglierebbe di grosso chiunque leggesse il cambio di alleanze di governo, che ha avuto come obiettivo e come conseguenza la marginalizzazione di Matteo Salvini, e ora formulasse il giudizio sul Conte2, senza inquadrare queste vicende nel quadro delle ben più complesse partite che si stanno giocando in Europa, e tra la Ue e gli altri tre grandi player mondiali, Stati Uniti, Russia e Cina. Sarebbe in errore, per esempio, chi dovesse credere che la nomina di Gentiloni a commissario Ue, e per di più agli Affari economici, sia stata una conseguenza, e non invece una delle cause, della nascita della maggioranza 5stelle-Pd. Così come sarebbe fuori strada chi sottovalutasse il significato politico della discesa dello spread iniziata con la rottura del patto 5stelle-Lega, o chi considerasse cosa estranea ai nostri fatti le ultime scelte della Bce e la difficoltà che Draghi ha dovuto registrare nel farle passare. Dunque, cerchiamo dunque di inforcare gli occhiali adatti e di mettere a fuoco la pazza estate italiana nel giusto contesto.Oggi in Europa ci sono almeno tre fronti di guerra lungo i quali si stanno combattendo altrettante battaglie decisive, tra loro fortemente intrecciate. Il primo, e più evidente, è quello che contrappone il mondo europeista a quello sovranista, a far data dal 23 giugno 2016, quando nel Regno Unito il referendum su Brexit ha premiato il leave sul remain. Il secondo è quello che vede l’Europa, e in particolare il paese leader, la Germania, messa in mezzo – fino a rischiare di essere il classico vaso di coccio tra vasi di ferro – nelle ruvide dinamiche mondiali. Il terzo è quello che riguarda l’indirizzo e l’uso della politica monetaria come strumento fondamentale nei rapporti di forza economici, ma anche politici dentro e tra le quattro forze che più comandano nel mondo.Partiamo dal braccio di ferro dentro il Vecchio Continente. La distinzione tra coloro che sono per la sovranità europea e coloro che parteggiano per le sovranità nazionali è un po’ tagliata con l’accetta, ma rende bene l’idea. D’altra parte, basta riavvolgere il film delle elezioni europee di maggio per ricordarsi che lo scontro non è stato tra le quattro forze decisive della politica continentale – le tre famiglie storiche, popolari, socialisti e liberaldemocratici, più i Verdi, ormai consolidati – ma tra queste i nazionalismi di vario genere, specie se di estrema destra (i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen, i tedeschi di Alternative fur Deutschland, gli inglesi di Brexit Party guidati da Nigel Farage, gli spagnoli di Vox) escluso l’ungherese Viktor Orbán, che pur essendo un sovranista doc, è incapsulato dentro il Ppe. Un fronte in cui, negli ultimi tempi, si è prepotentemente inserita la “nuova” Lega di Salvini, che tra l’altro il 26 maggio ha ottenuto la migliore performance politica nazionale. Ma, nonostante il robusto apporto di Salvini e la crescita di altre realtà, la nebulosa nazionalista, però, ha perso.Tuttavia, restava aperta la ferita del governo nazional-populista italiano, cioè di uno dei paesi fondatori della Comunità e il terzo per peso specifico una volta uscita la Gran Bretagna, che a più riprese aveva dato segni di ostilità nei confronti di Bruxelles, oltre che verso Parigi e Berlino. Ferita resa ancor più sanguinante dalla prospettiva di un’ascesa ulteriore di un Salvini che, nel frattempo, si era incautamente spinto da un lato a chiedere agli italiani “pieni poteri” e, dall’altro, a intessere relazioni (qualcuno più prosaicamente dice a trafficare) con il più pericoloso degli interlocutori internazionali, il russo Putin.
Insomma, un pericolo che andava fermato. Legittimamente, aggiungiamo noi, considerato che il processo di integrazione europeo, pur essendo ancora incompleto, è comunque troppo avanti per non cointeressare gli uni alle vicende degli altri. È la nuova dimensione della politica continentale, e tutto si può fare meno che ignorarla o considerarla indebita. Lasciamo dunque alla propaganda e agli stolti l’idea che si sia trattato di ingerenza, e guardiamo ai fatti: in Europa si è fatta politica per mettere all’angolo Salvini. Spingendo i 5stelle prima ad abbandonare l’idea di unire i loro europarlamentari a quelli di Farage (per poi approdare ora, con tutta probabilità, con i Verdi) e poi a schierarsi a favore di Ursula von der Leyen quale nuovo presidente della Commissione Ue. Cosa che il leader della Lega ha considerato un’intollerabile rottura, da cui ha poi fatto discendere, con il concorso di altre cause, l’incredibile suicidio politico dell’apertura della crisi di governo. Un regalo insperato al fronte europeista, che ha subito spinto il Pd ad intavolare la trattativa che poi ha portato al bis di Giuseppe Conte a palazzo Chigi. Che, agli occhi del leader europei, è apparso come l’uomo che stava “normalizzando” il più grande partito populista d’Europa, nato dall’esplosivo mix di anti-politica e rifiuto della democrazia rappresentativa a favore di una non meglio definita democrazia diretta.Basti pensare che Emmanuel Macron aveva telefonato all’allora presidente del Consiglio dimissionario già la mattina dopo il suo intervento al Senato in cui aveva steso il tracotante Salvini, per manifestargli l’apprezzamento per il “coraggio” di quel discorso e offrirgli, anche a nome di Angela Merkel, tutto il sostegno di cui aveva bisogno. Il presidente della Repubblica francese aveva in quella circostanza ribadito che Parigi, al pari di Berlino e Bruxelles, consideravano Salvini “il cigno nero” d’Europa e che se Conte avesse portato fino in fondo l’espulsione del leader della Lega dal governo italiano sarebbe stato “benemerito”. Ergo il nuovo governo avrebbe ottenuto per un esponente di prestigio un incarico di altissimo livello nella Commissione – ecco perché la nomina di Gentiloni, in questo senso per nulla sminuita dalla vicepresidenza con giurisdizione sull’economia data al falco lettone Valdis Dombrovskis, va considerata come uno dei fattori che hanno determinato la nascita del governo M5S-Pd, non una mera conseguenza – e sarebbe stato aiutato a fronteggiare stagnazione e migranti con una disponibilità che non poteva essere offerta a chi aveva dileggiato l’Europa e le maggiori cancellerie continentali, manifestato riserve sulla moneta unica e l’eurosistema. E si era mosso in modo improvvido tanto verso Putin quanto nei confronti di Trump.Ora, però, la partita ha un secondo tempo non meno impegnativo. Perché, come ha spiegato il direttore de La Stampa, Maurizio Molinari, al di là delle sorti di Salvini, Le Pen e degli altri leader sovranisti e populisti, il malessere del ceto medio impoverito dalla recessione, spaventato dai flussi migratori e impreparato di fronte ai nuovi paradigmi imposti dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica digitale, rimane molto alto e chiede risposte che tardano a venire. Ecco perché, al di là dell’influenza che le beghe romane avranno sulla qualità e sulla durata del governo, la vita del Conte2 dipenderà anche e soprattutto dalla convergenza che esso avrà con la Commissione proprio nel gestire il malcontento e nel maneggiare le aspettative del ceto medio e dei ceti produttivi. Così come la premiata ditta “Giuseppe(i) & Ursula” dovrà saper trovare, sul piano della politica estera, la giusta intesa nel fronteggiare la stagione della “nuova guerra fredda” che vede l’Europa – e a maggior ragione l’Italia come paese di frontiera – alle prese con una fedeltà atlantica da ridefinire alla luce delle pazzie di Trump, e con l’aggressività di Russia e Cina, in un contesto multilaterale che non ha le certezze che Yalta aveva dato alla guerra fredda post seconda guerra mondiale. Sul fronte economico, il patto Roma-Bruxelles è agevolato dalla prodigiosa discesa dello spread, ormai a 130 punti – meno della metà di come viaggiava ai tempi giallo-verdi – e avviato a riallinearsi a quello spagnolo (70 punti), come pure dalla nuova fase di “quantitative easing” che Mario Draghi lascia in eredità a Christine Lagarde che gli succede alla guida della Bce e per la quale è fin qui riuscito a superare i freni e gli ostacoli delle componenti europee più ostili alla espansività della politica monetaria, ostilità che rischia di spaccare il fronte europeista proprio ora che sembra riuscire a sconfiggere quello sovranista. Infine, la costruzione di nuovi equilibri europei in materia di politiche di bilancio è agevolata, paradossalmente, anche dalla frenata (con possibilità di recessione) dell’economia tedesca, perché questo potrebbe indurre Berlino a ripensare ad alcune delle (eccessive) rigidità nella gestione della spesa pubblica, spingendo sull’acceleratore degli investimenti comuni europei.Naturalmente l’Italia potrebbe vanificare tutte queste circostanze favorevoli facendo come al solito: omettendo di fare le riforme strutturali, specie quelle che costano – o che tali paiono ad una classe politica debole, pavida e ignorante – in termini elettorali. In questo senso, ciò che più ci ha preoccupato del programma del nuovo governo non è la sua genericità – che in una situazione così fragile pare persino un’opportunità, visto che potrebbe lasciare più spazio al pragmatismo – e neppure la tendenza, su diversi fronti, all’acquiescenza verso alcuni tabù, anzi la somma tra i tabù di una certa sinistra che albergano nel Pd e informano il dna stesso di LeU, e quelli in stile “decrescita (in)felice” o giustizialisti, della prima ora ma duri a morire, dei grillini. No, la cosa che consideriamo più grave è che manca completamente un’analisi – anzi, prima ancora una constatazione – del declino italiano, delle sue cause profonde e delle sue radici lontane nel tempo, e di conseguenza di una proposta su come affrontarlo. Tanta, e pericolosamente illusoria, politica redistributiva – con risorse che non ci sono – e nessuna politica di crescita, al di là della generica necessità di praticarla. Speriamo che Ursula abbia le idee chiare e aiuti Giuseppe (e soprattutto i suoi colleghi) ad averle meno confuse. La sfida è comune, l’auspicio è che lo siano anche i risultati. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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Anniversario della nascita di Nelson Mandela

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Il 18 luglio 1918 nasceva Nelson Mandela. Nel CI anniversario il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo lo ricorda esemplare testimone della dignita’ umana e infaticabile lottatore nonviolento per la liberazione dell’umanita’ intera, simbolo della solidarieta’ che ogni essere umano riconosce, raggiunge, sostiene, conforta. Nel ricordo di Nelson Mandela qui e adesso riaffermiamo che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’; riaffermiamo che vi e’ una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera; riaffermiamo che salvare le vite e’ il primo dovere. Nel ricordo di Nelson Mandela qui e adesso ci opponiamo al razzismo, allo schiavismo, ad ogni violenza che opprime gli esseri umani ed il mondo vivente. Nel ricordo di Nelson Mandela qui e adesso chiamiamo ogni persona di volonta’ buona, ogni associazione solidale, ogni istituzione democratica, all’impegno comune per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nelson Mandela e’ stato uno dei piu’ grandi eroi della lotta contro il razzismo, per la dignita’ di ogni essere umano; nato il 18 luglio 1918, tra i leader principali dell’African National Congress, nel 1964 e’ condannato all’ergastolo dal regime razzista sudafricano; nel corso dei decenni la sua figura diventa una leggenda e un punto di riferimento in tutto il mondo; uscira’ dal carcere l’11 febbraio 1990 come un eroe vittorioso; premio Nobel per la pace nel 1993, primo presidente del Sudafrica finalmente democratico compira’ il miracolo della riconciliazione; e’ deceduto il 5 dicembre 2013.
Tra le opere di Nelson Mandela: fondamentale e’ l’autobiografia Lungo cammino verso la liberta’, Feltrinelli, Milano 1995; e’ ora disponibile anche la seconda parte della biografia: Nelson Mandela e Mandla Langa, La sfida della liberta’.

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Nascita del player di riferimento in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Fornire ai propri clienti i più elevati standard di servizio e di performance, attraverso soluzioni sempre più efficaci ed efficienti per la gestione in outsourcing dell’intero processo del credito e del back office bancario. È con questo preciso obiettivo che Caricese e CRIF BPO hanno siglato un accordo strategico a lungo termine per mettere a fattor comune il proprio know-how ed expertise e offrire agli operatori del mercato finance e assicurativo il massimo livello di specializzazione.Due player leader di mercato, a garanzia della qualità e compliance dei servizi erogati:
CRIF BPO, leader nei processi di Credit Origination e servizi Antifrode e riclassificazione bilanci, grazie all’appartenenza al Gruppo CRIF dispone di un patrimonio informativo esclusivo e unico per ampiezza e profondità;
Caricese, player di riferimento nel mercato dell’Outsourcing e nell’efficientamento di tutti i back end bancari.
Un‘offerta di soluzioni e competenze sinergiche e complementari tra loro, che si rafforzano e consentono lo sviluppo di progetti volti a semplificare l’intera filiera operativa delle banche, riducendo i tempi di esecuzione e migliorando l’esperienza del cliente finale.“Sono molto soddisfatto della partnership che abbiamo definito con Caricese, realtà che come CRIF BPO vede efficienza, qualità, professionalità e specializzazione come elementi fondanti del proprio DNA – ha dichiarato Marco Preti, Managing Director di CRIF Services -. Questo accordo ci consente di presentare agli operatori di settore un’offerta integrata end to end per i servizi di gestione del credito, caratterizzata da un livello di assoluta eccellenza e di affidabilità riconosciute dal mercato. Alla luce di questo sono certo che questa collaborazione porterà concreti benefici in termini di valore aggiunto per tutti i nostri clienti.”“Il primo passo di questa importante collaborazione è stata il lancio sul mercato dell’offerta end to end per la Cessione del Quinto, emblema della sinergia di competenze tra le due Società, così come sono già in avanzata fase di realizzazione soluzioni che permettano alle banche di concentrarsi sul loro core business affidando la parte operativa a questa partnership di eccellenze, che le aiuterà nello snellimento dei processi e nella soddisfazione del cliente finale” – prosegue Marco Lodi, General Manager di Caricese.
Nello specifico l’offerta congiunta per la Cessione del Quinto copre l’intero processo end to end, dalla fase di ‘vendita’ con l’analisi della documentazione reddituale, valutazione del merito creditizio, verifiche antifrode e gestione delle attività post delibera in cui CRIF BPO è specializzata, fino alla fase di ‘post vendita’ con attività di back office bancario quali abbinamento degli incassi con il piano di ammortamento, solleciti di pagamento e gestione dei sinistri, campi in cui Caricese eccelle.
L’intero processo è supportato da un software proprietario per la gestione e il monitoraggio delle lavorazioni, a garanzia della massima qualità e rispetto degli SLA.

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La mafia? È nata nel 1816. Ecco perché

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

In libreria per Rubbettino “La spugna d’oro” dello studioso Dario Lanfranca, un saggio che mette in relazione la storia politica siciliana con le origini di cosa nostra
Grazie al lavoro di inquirenti e studiosi oggi sappiamo molto della mafia, di com’è strutturata, della sua ramificazione all’interno della società. L’aspetto che continua a rimanere avvolto nel mistero resta però quello delle sue origini che spesso vengono grossolanamente confuse con quelle del brigantaggio, quasi che l’una fosse la naturale prosecuzione dell’altro.
“La spugna d’oro” (Rubbettino), Il saggio di Dario Lanfranca, studioso siciliano, dottorato a Parigi, attualmente docente a Palermo, vuole indagare proprio quel tratto della storia della mafia che appare ancora fumoso ed enigmatico. Il libro che Rubbettino lancerà in libreria il prossimo 20 giugno vanta la prefazione di Goffredo Fofi e una postfazione di Enzo Ciconte.
“La spugna d’oro” è il frutto di una ricerca durata dieci anni tra gli archivi siciliani e alcune tra le più importanti biblioteche europee, in particolare la BNF di Parigi.
L’autore arriva a delineare l’oggetto sfuggente del suo studio solo dopo aver percorso una lunga – e non frequentata – strada, quella della storia politica della Sicilia. Tutto comincia con un sovrano, Federico III d’Aragona, che nella turbolente fase post-Vespri per mantenersi al potere è costretto ad offrire ai feudatari siciliani buona parte delle competenze e dei beni che appartenevano alla corona: da qui comincia una dinamica di continuo logorio del potere centrale da parte dei poteri periferici rappresentati dai feudatari, legittimati dalle ‘costituzioni’ di Federico, i quali diventano (e permangono nel corso di secoli) signori assoluti di buona parte del territorio isolano. In Sicilia nasce quindi una pratica politica che non si trova da nessun altra parte, in cui al centro del confronto pattizio tra la classe dirigente locale e il sovrano (che dal 1400 circa in poi risiederà fuori) c’è il demanio regale: si verifica il paradosso di sovrani che nel parlamento siciliano – il luogo di ogni compromesso pattizio – mettono in vendita parte dello ‘Stato’ per avere il denaro che consenta loro di riacquistarne parti vendute precedentemente. In Sicilia si sviluppa un’ideologia originale che l’autore chiama con un neologismo nazionalautonomismo, che consiste in una concezione flessibile della nazione che è tale solo nella misura in cui garantisce pattiziamente le prerogative autonomistiche, cioè gli interessi dei potentati locali. Nel meccanismo di funzionamento e di riproduzione del sistema vicereale-parlamentare che per secoli governa l’isola, un ingranaggio essenziale era costituito da quelle strutture adibite alla violenza e al controllo dell’ordine pubblico, con una storia tutta a sé stante di Palermo, centro della dinamica pattizia da cui partivano e in cui confluivano le diramazioni politico-amministrative-economiche dall’intera isola. La fine del parlamento nel 1816 crea un vuoto che viene riempito dalla polvere del crollo delle suddette strutture che nel corso dell’Ottocento si rideposita creando un nuovo aggregato: la mafia. Un aggregato composto da una strana caratteristica mistura di vecchio, anche molto vecchio, e nuovo.
http://www.rubbettinoeditore.it

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Cinquecentenario della nascita di Cosimo I

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

galleria uffizi firenze.jpgFirenze Le Gallerie degli Uffizi celebrano il cinquecentenario della nascita di Cosimo I (1519-1574), primo Granduca di Firenze, dedicandogli un ‘trittico’ di mostre: “Cento lanzi per il Principe”, “Una biografia tessuta. Gli arazzi seicenteschi in onore di Cosimo I” (sala delle Nicchie e sala Bianca di Palazzo Pitti dal 5 giugno al 29 settembre) e “La prima statua per Boboli. Il Villano restaurato” (sala delle Nicchie di Palazzo Pitti dal 5 giugno al 29 settembre).
La prima ad aprirsi, Cento lanzi per il Principe, è dedicata alla Guardia tedesca dei Medici (‘Guardia de’ lanzi’ in vernacolo fiorentino), composta dai caratteristici alabardieri in livrea. La mostra si svolge al primo piano degli Uffizi e non per caso: dalle finestre delle sale si può infatti ammirare la Loggia dell’Orcagna su Piazza della Signoria, che per essere stata la facciata del quartier generale della Guardia tedesca negli Uffizi è ancora oggi nota come Loggia dei Lanzi (abbreviazione dal tedesco “Lanzknecht”, lanzichenecchi). Il loro arrivo a Firenze nel 1541 è una delle manifestazioni della fedeltà di Cosimo I all’imperatore Carlo V d’Asburgo: molto prima di diventare duca di Firenze, Cosimo aveva infatti più volte potuto vedere in azione la Guardia dei cien Alemanes (cento tedeschi) che seguivano l’imperatore in tutti i suoi pellegrinaggi.
Per quasi duecento anni, fino al 1738, i Lanzi hanno svolto una funzione cruciale nell’ambito della corte medicea. Compito principale della guardia era difendere la persona del sovrano e i suoi più stretti congiunti, pertanto nelle raffigurazioni degli eventi legati al sovrano, i suoi soldati appaiono quasi sempre, facilmente individuabili grazie ai loro costumi sgargianti e alla loro arma iconica: l’alabarda.
La mostra percorre la storia di questa milizia sotto vari aspetti – sociale, culturale, militare: divise in quattro sezioni, oltre 90 opere tra armature, armi, vestiti, incisioni, dipinti, documenti e libri ne raccontano l’istituzione e la storia, senza tralasciare l’impatto che essa ebbe sulla vita cittadina. È un racconto a tutto campo, che coinvolge tanto il popolo quanto i personaggi della corte, dai nani alla duchessa Eleonora da Toledo. Sono esposti oggetti sensazionali: quello che resta dell’armatura di Cosimo I, e la splendida armatura del capitano Fernberger con impresso lo stemma mediceo, proveniente dal Künsthistorisches Museum di Vienna, oltre ad armi, oggetti, incisioni e ritratti. Le guardie furono immagini iconiche del potere principesco, capaci, con la sola comparsa, di trasformare un qualsiasi spazio e situazione in una “scena di corte”. Dopo circa 200 anni di fedele servizio, furono l’ultima vestigia del vecchio regime ad abbandonare il proprio posto, rimanendo a scorta dell’Elettrice palatina fino all’arrivo a Firenze, nel marzo 1738, della Guardia svizzera dei Lorena che prese il loro posto. “Gli studi archivistici del Medici Archive Project sugli alabardieri tedeschi a Firenze – commenta il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – hanno fatto emergere una messe di informazioni inedite, portando alla luce opere d’arte dimenticate o sconosciute, e offrono ora una nuova lettura per innumerevoli documenti figurativi del periodo, legati alla storia di Firenze al tempo dei lanzichenecchi”.La mostra, promossa dalle Gallerie degli Uffizi in collaborazione con il Medici Archive Project è curata da Maurizio Arfaioli, Pasquale Focarile e Marco Merlo. Catalogo Giunti. (foto copyright: galleria uffizi firenze)

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Nascita di un nuovo progetto editoriale

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’editore Stefano Donno affida la nascita di un nuovo progetto editoriale dal titolo Nova al giovane grafico Giuseppe Mauro, che vedrà la pubblicazione di volumi di prosa e poesia eleganti nella veste grafica, aperti a nuove latitudini della scrittura narrativa e poetica contemporanea. Si tratta di un momento ulteriore che l’editore Stefano Donno ha ritenuto necessario aggiungere alla sua attività di ricerca costante sul libro e le modalità di portarlo quanto più possibile alla fruibilità e disponibilità totale del pubblico dei lettori. E quale possibilità migliore di farlo se non con Amazon. Il primo volume è l’antologia completa (con una piccola appendice critica alla fine) dei testi editati di Chiara Evangelista da I Quaderni del Bardo Edizioni ovvero della prima raccolta “In Medias Res”, di due anni fa, e della seconda, uscita da pochi mesi, “Più probabile che non”. Il titolo? Il talco sulla cenere. “A chi mi ama per ciò che sono e a chi mi ha sostenuta in questo incipit… In medias res!”. Così si apre la raccolta poetica In Medias Res della leccese Chiara Evangelista. Ogni singola poesia si contraddistingue per l’utilizzo di rime, assonanze e, altre varie figure retoriche, seguite da una metrica che disegna un proprio flow e un mood singolare che appartengono a Chiara in maniera genetica. Questo pamphlet è densissimo di sequenze di versi molto ritmati, incentrati su specificità tecniche come rime baciate, assonanze-consonanze ed allitterazioni. Questi versi vanno scanditi per bene, e quasi sembrano avere una figura ritmica ben precisa come quella del 4/4, tanto queste parole consentono un ascolto lineare, ma soprattutto un approccio semplice ed immediato.”“La poesia di Chiara Evangelista è fatta da “Una scrittura che si rifiuta alla noia. Il lettore si abbandoni alla continuità alternata alla discontinuità delle sillabe convocate sulle pagine. Penso che in questo libro si assista alla messa in parodia del rapporto tra il linguaggio e la verità. Ne risulta che il lettore viene travolto dalla frenesia festosa insita, ma celata, nel linguaggio comune”. (Dall’introduzione di Tomaso Kemeny)
Chiara Evangelista nasce a Lecce nel 1997. Dopo aver conseguito la maturità classica, intraprende gli studi giuridici presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Nel 2017 esordisce con la sua raccolta poetica “In Medias Res” per “I Quaderni del Bardo Edizioni”. Successivamente si cimenta nella prosa e con il racconto “Ridere è un (h)obb(y)ligo”, pubblicato da “Historica Edizioni” nell’antologia “Racconti lombardi”, si aggiudica il primo posto al “Premio Internazionale Sylvia Plath” e il diploma di merito al premio letterario “Milano International”. Con la sua poesia “Status Quo”, passa le selezioni per “Il verso giusto” e ha l’onore di poter declamare i suoi componimenti a “Casa delle Arti-Spazio Alda Merini”, nella cornice di “BookCity17” a Milano. Insieme alla sua casa editrice (“I Quaderni del Bardo Edizioni”), partecipa al “Festival Internazionale della Poesia” di Milano. Nel 2018 la sua raccolta poetica ( “In Medias Res”) è stata tradotta in lingua inglese. Collabora come critica cinematografica e letteraria per la rivista online “Midnight Magazine”. Per febbraio 2019 è uscita la sua seconda raccolta poetica (“Più probabile che non”, iQdB Edizioni) con prefazione di Tomaso Kemeny e postfazione di Donato Di Poce.

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Giulio Andreotti e il mondo cattolico nel centenario dalla sua nascita

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Roma Mercoledì 16 gennaio alle 18.30 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani Senato in occasione del centenario dalla nascita di Giulio Andreotti, la presentazione del libro “I miei santi in Paradiso. L’amicizia di Giulio Andreotti con le figure più note del Cattolicesimo del Novecento”. All’incontro parteciperanno il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Gualtiero Bassetti, e il Presidente del Comitato Centenario di Giulio Andreotti, Gianni Letta.Il volume scritto dal Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, Monsignor Leonardo Sapienza, e dal giornalista, Roberto Rotondo, è edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Nel libro che verrà presentato mercoledì sono raccolti una serie inedita di carteggi, racconti e documenti di eccezionale valore storico come le testimonianze per i processi di beatificazione e canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, Giorgio La Pira, don Gnocchi e dei Papi: Giovanni Paolo II, Paolo VI, Giovanni XXIII e PioXII.L’evento che fa parte di una serie di iniziative in Italia e in Europa organizzate dall’Associazione Giovane Europa, verrà introdotto dal presidente dell’Associazione, Angelo Chiorazzo. L’incontro offrirà spunti di riflessione sull’impegno sociale e politico dei cattolici oggi e per ricordare la figura e l’opera politica di Andreotti.

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Ricorre oggi l’anniversario della nascita della fotografia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

E’ stata presentata il 7 gennaio del 1839 all’Accademia francese di Scienze dallo studioso François Arago.Nella biblioteca di storia e cultura del Piemonte, a palazzo Cisterna, la Città metropolitana di Torino conserva alcune fotografie storiche di particolare pregio grazie al patrimonio custodito nel cosiddetto “Fondo Parenti”, il fondo del bibliofilo e scrittore Marino Parenti, acquistato dall’allora Provincia di Torino nell’ormai lontano 1966: la sezione fotografica è particolarmente interessante, contiene materiali notevoli, in particolare ritratti e vedute del milanese Luigi Sacchi (1805-1861), celebre incisore e illustratore dedicatosi alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento alla fotografia nella versione calotipica diffusa dal Talbot. Luigi Sacchi percorse tutta l’Italia fotografando monumenti e vedute del nostro paese e raccogliendo il materiale nei complessivi fascicoli dei Monumenti, vedute e costumi d’Italia (1852-55).Parte di questo materiale è stato oggetto di un restauro nel 1998 da Sandra Petrillo con una delicatissima operazione, ma molto resta ancora da fare: proprio nei mesi scorsi la Città metropolitana di Torino ha concordato il restauro di 5 fotografie storiche con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” che ne farà oggetto di studio e lavoro per i propri allievi (carla gatti)

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Com’è nata l’idea Stato?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

La lunga e complessa opera d’espansione di un impero, appartenente al popolo e non a un sovrano, trasformò la vita della popolazione ellenica in tutto il mediterraneo. Decaddero le oligarchie aristocratiche ed anche le monarchie teocratiche mentre i ceti diseredati cessarono di essere tali, migliorarono le loro condizioni, e non accettarono più la superiorità quasi eroica e divina dei ricchi. Si passò, quindi, a un nuovo livello di potere. Ciò avvenne in opposizione a un’aristocrazia sempre più prepotente e avida. Il contrasto poteva, a volte, sfociare nella tirannide. Sta di fatto che gli uomini che s’impadronivano del potere, lottando contro l’aristocrazia, per lo più provenivano dallo stesso ambiente. Le tirannidi, tuttavia, non concepirono opera rivoluzionaria. Nell’azione di governo, in generale, i tiranni erano più preoccupati di non distruggere le forme tradizionali dello stato che di regolare in modo duraturo la loro posizione. Sovente i tiranni si resero protagonisti d’iniziative volte alla concessione di benefici economici ai ceti meno abbienti ridistribuendo la ricchezza in forma più equa operando tassazioni più pesanti nei riguardi dei ricchi. Con il denaro, così procurato, il tiranno iniziava lavori pubblici nell’interesse degli emarginati. In questo modus vivendi s’innestò l’esperienza ateniese del quinto secolo a. C. ma con una base di partenza che risale per lo meno a due secoli prima. Furono gli stessi aristocratici a realizzare leggi dirette alla distruzione del proprio predominio e dei propri privilegi.
Di concessione in concessione si arrivò alla piena parità di tutti i cittadini rispetto alla collettività locale. A esprimere tale svolta, pur nella sua lente fase evolutiva, nei rapporti sociali di un popolo che vive in comunità, fu Esiodo. La sua poesia richiamava la vita e le opere degli umili nella dignità del proprio lavoro. Così nacquero nuovi modelli esistenziali con Callino e Tirteo che esaltavano il valore dei combattenti nella formazione serrata delle falangi, con Mimmermo e Saffo che cantavano la giovinezza e con essa gli ardori della vita amorosa. Solone, a sua volta, invocava ordine e giustizia. (Riccardo Alfonso)

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“Progetto Mediterraneo” come nasce e il suo fine

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Esso intende costituire un valido supporto operativo, con l’apertura di nuovi mercati nell’area del bacino Mediterraneo, con una formula di franchising e d’intese operative con le realtà economiche dei paesi che vi si affacciano. Il tema l’ho proposto in più occasioni e per ultimo parlando di consorzi d’imprese. E’ un genere di collegamento, quest’ultimo, che può consentire indubbi vantaggi nel superare i costi d’insediamenti ex novo in paesi poco o nulla noti. Vi sono, inoltre, fattori d’economicità congiunti a quelli logistici facilmente individuabili e già citati.
D’altra parte il rapporto può considerarsi interessante non solo in termini di evoluzione del mercato (struttura della clientela, potenziale di vendita, reti di vendita), ma anche per il suo valore aggiunto in termini di gestione delle materie prime, del controllo della qualità, dei sistemi di elaborazione dati e degli stessi scenari nel loro complesso.
E’ uno scambio che può essere configurato a 360 gradi. Può coinvolgere altre risorse e potenzialità aziendali ed extra aziendali dalla formazione all’istruzione, dalla ricerca di nuove formule lavorative alla comunicazione. Va poi considerato l’interscambio a livello di gestione aziendale vera e propria.
Per quanto riguarda direttamente l’Italia essa si distingue per l’essere il Paese, dove in talune zone del suo territorio, esiste, ed è prevalente, una imprenditorialità piccola e media ben radicata. Penso a Biella, a Prato, a Cusio, a Vigevano, ecc. Ora mi chiedo, con l’avvento della moneta unica e ciò che comporta sotto il profilo economico, della libera circolazione di beni e servizi e della concorrenza, cosa è cambiato. D’altro canto non è un mistero per nessuno costatare che le piccole imprese stanno attraversando difficoltà strutturali di non lieve entità. Anche sotto quest’aspetto annoto alcune affinità con le imprese agricole. Diciamo che la loro ridotta dimensione non consente economie ed economicità soddisfacenti. La mancanza funzionale e organizzativa, la scarsità di propri mezzi finanziari, il dover ricorrere spesso al credito e subire il peso del costo maggiore, rispetto alle consorelle più grandi, per via del rischio che presentano per gli istituti di credito, sono tutti elementi che compongono un mosaico non esaltante. Inoltre la loro incapacità di pensare e perseguire strategie ben definite e tali da essere considerate gradite alle attese dei mercati e di gareggiare con successo, data la loro maggiore ampiezza e livello di competitività e di aggressività, gioca un ruolo non certo positivo. Tutto questo per non parlare delle esistenti difficoltà strutturali e di durabilità d’imprese che affrontano il quotidiano con notevole determinazione, ma anche con crescenti limiti sui quali pesa una grossa ipoteca.
Il primo errore, a mio avviso, è quello di voler restare rinserrati nel proprio territorio. Più salutare ed efficace sarebbe una politica d’aggregazione tra imprese poste in territori e nazioni diverse.
Tale criterio consentirebbe due benefici immediati: Il primo è legato all’espansione del mercato per il quale esporsi da soli significherebbe caricarsi di costi aggiuntivi, che diventerebbero proibitivi, e il secondo di sviluppare una cultura dello stare insieme a livello di micro-imprenditorialità.
E’ essenziale superare difficoltà culturali, di saper pensare e agire in comune e non è cosa da poco. Eppure i ritorni sono indubbi. Esaminiamone taluni:
• Consente di assumere maggiori dimensioni con l’acquisizione di nuove commesse.
• Favorisce sbocchi commerciali in aree limitrofe o esterne e di porsi nelle condizioni di maggiore concorrenzialità con le imprese maggiori.
• Riduce l’onerosità di certi costi di approvvigionamento, di ricerca e sviluppo, di promozione ecc.
• Evita lo sperpero di patrimoni tangibili e intangibili in caso di cessazione, perché tali patrimoni potrebbero trovare agevole collocazione o recupero nella stessa aggregazione. (Riccardo Alfonso)

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Il magazine online del Santa Maria della Scala di Siena

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Nasce smsmag.it, il magazine online del Santa Maria della Scala di Siena, che completa gli strumenti di web communication del complesso museale, aggiungendosi al sito ufficiale (www.santamariadellascala.com), alle pagine social (facebook, twitter, youtube, instagram, tripadvisor) e al Google Arts&Culture (artsandculture.google.com/partner/santa-maria-della-scala). SMS MAG è uno strumento agile, con aggiornamenti settimanali, un generatore di notizie e interviste sull’arte, sull’innovazione culturale e sugli scenari futuri, una piattaforma dove far convergere idee e favorire dibattiti che, riprendendo in forma contemporanea e digitale Il Giornale di Santa Maria della Scala Siena (periodico cartaceo edito dal 2000 al 2011), dalla fine di agosto si arricchirà anche di una newsletter a cui chiunque potrà iscriversi.
SMS MAG producendo, attraverso una redazione stabile, materiali originali e riprendendo articoli da siti e magazine cartacei e on line, è suddiviso in 4 sezioni:
Diario, che raccoglie e documenta tutta l’attività espositiva e culturale del Santa Maria della Scala – con recensioni delle mostre, interviste agli artisti e ai protagonisti degli eventi, commenti del pubblico dei visitatori – e che racconta un questo tanto singolare, il suo rapporto con la città di Siena, con la via Francigena, con la Toscana e più in generale con il mondo della cultura e dell’arte;
Interviste, dove alcuni protagonisti del panorama culturale nazionale e internazionale intervengono su argomenti attinenti le principali dinamiche artistiche contemporanee;
Innovazione, che propone una scelta di argomenti e di tematiche il cui file rouge è costituito dai processi e dai progetti che determinano innovazione culturale e artistica in campo nazionale e internazionale;
Scenari futuri, dove si analizzano le principali tendenze culturali emergenti che prospettano o che potrebbero prospettare interessanti strade nuove di ricerca e di sperimentazione.
“SMS MAG – dichiara Daniele Pittèri, direttore del Santa Maria della Scala – nasce con un duplice scopo: raccontare e documentare sia la storia che le attività culturali ed espositive di questo luogo singolare e proprosi, col tempo, come punto di riferimento su una serie di argomenti e di tematiche sulle quali costanatemente si articola la nostra attività: dalla rigenerazione urbana all’innovazione culturale, dai linguaggi artistici del presente alle tematiche che riguardano il senso e il valore dei musei contemporanei, dal welfare culturale al rapporto fra istituzioni culturali, territorio e comunità. Per questa prima versione del magazine abbiamo attivato una proficua collaborazione con il Master in comunicazione d’impresa dell’università di Siena, coordinato dal professor Maurizio Masini, e abbiamo coinvolto una professionista del settore, Lorenza Fruci, che ha una vasta esperienza nella comunicazione della cultura e dell’arte e che con entusiasmo e professionalità ha coordinato il progetto.La nostra intenzione è quella di aprirci sempre di più a collaborazioni, sia con altre istituzioni che con operatori culturali, curatori, esperti di settore, più in generale con chiunque voglia proporre approfondimenti o riflessioni sui temi che ci interessano.” http://www.smsmag.it

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Dalla Seconda alla Terza Repubblica: Come nasce il governo Lega-M5S

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Come è nato il governo Lega-M5S e quali sono gli eventi che hanno portato al passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica? Dopo oltre due decenni di alternanza centrosinistra-centrodestra le elezioni politiche del 4 marzo di quest’anno hanno portato uno tsunami elettorale che ha cambiato – forse per sempre – la politica italiana: Paolo Becchi e Giuseppe Palma presentano con Paesi EdizioniDalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S (in uscita il 25 luglio), il primo saggio in assoluto sul tema, un libro che raccoglie gli articoli più significativi che gli autori hanno scritto in larga parte sul quotidiano Libero (diretto da Vittorio Feltri) dall’ottobre 2017 al luglio 2018. Non mancano pezzi scritti su altri giornali o blog indipendenti, seppur in minima parte, e riflessioni originali su quanto sta accadendo nella politica italiana in questi giorni. Impreziosito dall’introduzione del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini, e dalla copertina del bravissimo e noto vignettista Alfio Krancic, il libro è la prima cronaca sul campo che racconta, passo dopo passo, come è avvenuto il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica. Un viaggio pre-elettorale tra programmi e posizionamenti delle diverse forze politiche in campo, analisi della nuova Legge elettorale e contraddizioni emerse nei partiti e nelle coalizioni prima del voto. Dopo il 4 marzo Becchi e Palma hanno raccontato, sempre con piglio critico, gli accadimenti che hanno traghettato il Paese verso una nuova e inedita fase politica, evidenziandone gli aspetti che altri hanno – più o meno volutamente – nascosto o taciuto. Editore: Paesi Edizioni (copyright copertina) Prezzo: 12,00 € Pagine: 288 In uscita: 25 luglio 2018.

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200 anni dalla nascita di Francesco Crispi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 Mag 2018

Palermo 10 maggio a Palazzo dei Normanni e l’11 a Marsala. Si comincia il 10 maggio alle 10 nella sala gialla di Palazzo dei Normanni in piazza del Parlamento a Palermo. Dopo il saluto delle istituzioni il professore Marcello Saija terrà una introduzione. Seguirà una lectio magistralis di Giuseppe Barone sul tema “Francesco Crispi nel giudizio della storiografia italiana ed europea”.I lavori riprenderanno alle 15,30 con l’intervento di Francesco Bonini, rettore della Lumsa. Interverranno: Angelo Granata, Chiara Pulvirenti e Alessia Facineroso dell’università di Catania, Daniela Novarese dell’università di Messina, Pasquale Hamel della Società siciliana di storia patria.Il giorno successivo, 11 maggio, alle 10, il convegno si trasferirà al Complesso monumentale San Pietro a Marsala, in occasione della settimana garibaldina. Si parlerà dell’impresa dei Mille e del ruolo centrale avuto da Crispi nell’organizzazione.
L’incontro sarà introdotto da Giorgio Scichilone dell’università di Palermo. Seguiranno: Roberto Martucci dell’università di Lecce, Corrado Malandrino dell’università del Piemonte orientale, Carlo Fiorentino dell’Archivio centrale dello Stato, Luana Alagna dell’università La Sapienza di Roma. Gli eventi legati al bicentenario dalla nascita di Francesco Crispi continueranno il 18 settembre a Messina al Salone degli Specchi della provincia. La quarta giornata si terrà a Roma alla Camera dei Deputati il 22 settembre. La quinta giornata si terrà a Palermo alla Società di Storia Patria il 25 settembre e con la Manifestazione conclusiva che si terrà a Ribera in provincia di Agrigento il 4 ottobre.L’intera iniziativa è promossa dall’assessore ai Beni Culturali della Regione siciliana Sebastiano Tusa, che ha apprezzato e condiviso il progetto che è stato promosso dal Consorzio universitario di Agrigento e dal Comune di Ribera. Il progetto sarà realizzato grazie alla cura dell’architetto Bernardo Agrò.«Quando si sente il nome di Crispi – spiega il professore Marcello Saija – il pensiero subito vola alla repressione dei fasci siciliani del 1894. Secondo la vulgata storiografica degli anni 60 e 70 un movimento contadino cosciente dei propri obbiettivi di lotta tenta l’ultima carta risolutiva per modernizzare l’isola occupando i latifondi e chiedendo la distribuzione delle terre. Crispi si sarebbe reso responsabile di avere spazzato via questo movimento difendendo gli equilibri sociali di una Sicilia immobile. Non è così. Studi recenti hanno messo in evidenza come il movimento dei fasci era un fenomeno molto composito e tutt’altro che sostenuto da una cosciente rivendicazione di classe se non in zone limitate dell’Isola. La sua tendenza ad essere uomo d’ordine ed il suo carattere decisionista hanno fatto in modo che il fascismo si appropriasse della sua figura esaltandolo con il mito del Bismark italiano, Questa è la gabbia da cui tentiamo di fare uscire Crispi, mettendo in evidenza come, con le luci e con le ombre, egli resta un protagonista positivo della nostra storia nazionale, ed è a lui che si devono le decisive trasformazioni istituzionali che proprio a partire dalla cosiddetta “età crispina” hanno plasmato le strutture centrali e locali dello Stato italiano avviando il più importante processo di modernizzazione del paese».

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Nel bicentenario della nascita di Karl Marx

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Roma, 23/24 marzo 2018 ore 10 via della Dogana Vecchia 5 Sala conferenze Fondazione Basso Questo seminario intende rileggere il lascito di Marx e in particolare del Capitale alla luce di questioni che oggi rendono particolarmente vive le analisi marxiane, facendo di questa opera uno strumento irrinunciabile al fine di comprendere le dinamiche del capitalismo contemporaneo. Non a caso negli ultimi anni Marx torna ad essere interrogato da più parti del globo e le sue categorie interpretative tornano ad essere utilizzate per far luce sia sui rapporti di dominio odierni, sia sui conflitti e le lotte che sfidano le dinamiche, i dispositivi e l’organizzazione dell’attuale capitalismo. I temi proposti intendono interrogare il Capitale alla luce del presente, sulla base dell’assunto che il pensiero di Marx è stato ed è ancora, più che mai nel contesto odierno, un metodo per interpretare e per pensare ad una trasformazione possibile. «Leggere Il Capitale» è ancora all’ordine del giorno. Intervengono:
Étienne Balibar, L’attualità del Capitale di Marx
Giacomo Marramao, General Intellect: il cervello sociale come bene comune
Alfonso Maurizio Iacono, La cooperazione
Chiara Giorgi, L’interpretazione di Lelio Basso
Claus Offe, The liberal democracy ‘cube’ under the onslaught of populist politics
15.00-19.00
Alisa Del Re, Inchiesta operaia e riproduzione
Riccardo Bellofiore, Teoria del valore e critica dell’economia politica: la riscoperta del Capitale come teoria monetaria dello sfruttamento
Stefano Petrucciani, Reificazione: le avventure di un concetto
Luca Basso, Lo Stato nel Capitale fra genealogia e pratica politica
Paolo Favilli, Il Capitale e la storia: appunti
Sabato 24 marzo – 9.30-13.30
Laura Pennacchi, Feticismo della merce e alienazione
Giorgio Cesarale, Logica e processo conoscitivo nel Capitale
Alessandro Montebugnoli, La questione della produzione materiale
Roberto Finelli, Il Capitale come Soggetto. Il circolo del presupposto-posto
Adalgiso Amendola, Produzione di merci/produzione di soggettività
Francesco Raparelli, Note sul concetto di forza-lavoro

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Il primo giorno dell’anno nasceranno nel mondo quasi 386 mila bambini, 1.325 in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

maternitaSecondo l’UNICEF oggi nasceranno in tutto il mondo quasi 386.000 bambini; di questi oltre il 90% nascerà nelle regioni meno sviluppate, in Italia nasceranno circa 1.325 bambini.L’Isola di Christmas delle Kiribati, una piccola isola nel Pacifico, molto probabilmente accoglierà il primo bambino nato nel 2018, gli Stati Uniti l’ultimo. A livello globale, oltre la metà di queste nascite dovrebbe avvenire in 9 paesi: in India 69.070; in Cina 44.760; in Nigeria 20.210; in Pakistan 14.910; in Indonesia 13.370; negli Stati Uniti d’America 11.280; nella Repubblica Democratica del Congo 9.400; in Etiopia 9.020; in Bangladesh 8.370.Molti bambini sopravvivranno, altri non ce la faranno a superare il primo giorno. Nel 2016, ogni giorno, sono morti circa 2.600 bambini nelle prime 24 ore di vita. Per almeno 2 milioni di neonati, la prima settimana di vita è stata anche l’ultima. Complessivamente 2,6 milioni di bambini sono morti prima della fine del loro primo mese di vita. Tra questi bambini, oltre l’80% delle morti di neonati sono state dovute a cause prevenibili e curabili come nascita prematura, complicazioni durante il parto e infezioni come sepsi e polmonite.Negli ultimi 20 anni, il mondo ha assistito a progressi per la sopravvivenza infantile mai visti prima, dimezzando il numero di bambini nel mondo morti prima di compiere 5 anni, arrivando a 5,6 milioni nel 2016. Nonostante questi traguardi, sono lenti i progressi per i neonati. I bambini che muoiono durante il 1° mese di vita rappresentano il 46% di tutte le morti tra i bambini sotto i 5 anni.Il prossimo mese, l’UNICEF lancerà l’iniziativa Every Child Alive, una campagna globale per chiedere e fornire, a prezzi accessibili, soluzioni mediche di qualità per tutte le mamme e i neonati. Queste comprendono: costante alimentazione di elettricità e acqua pulita per le strutture sanitarie, la presenza di assistenza sanitaria specializzata al parto, disinfezione del cordone ombelicale, allattamento durante le prime ore dopo il parto, contatto corpo a corpo tra la madre e il bambino.“Stiamo entrando in un’era in cui tutti i neonati del mondo potrebbero avere l’opportunità di vedere il 22° secolo”, ha ricordato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. “Sfortunatamente, circa la metà dei bambini nati quest’anno non ce la farà. Mentre un bambino nato in Italia a gennaio 2018 vivrà probabilmente fino al 2101, un bambino somalo potrebbe arrivare al 2075. In questo nuovo anno, l’obiettivo dell’UNICEF è di aiutare a garantire a ogni bambino più di un’ora, più di un giorno o un mese di vita, più della mera sopravvivenza. Chiediamo ai governi e ai partner di unirsi in questa battaglia per salvare le vite di milioni di bambini dando il loro supporto con soluzioni economiche, ma concrete”, ha concluso Guerrera.

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La normalità della madre di Gesù non è apparente, è reale

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

madonna col bambinoLo straordinario nello straordinario è meno straordinario, è meno sorprendente; l’anomalo nell’anomalia è meno anomalo, il miracoloso nel miracoloso è meno miracoloso. Gesù non nasce in un luogo straordinario, meraviglioso, in una splendida reggia incantata, e non viene alla luce in modo straordinario, nasce in un luogo modesto, una stalla, secondo quanto riferisce Luca, e viene partorito da una donna come vengono partoriti tutti i bambini del mondo. Non appare per miracolo in una culla miracolosa, in un luogo miracoloso. Straordinario, anomalo, miracoloso è solo il suo concepimento.
Se prendo a fantasticare sulla stalla dove nacque Gesù, ed immagino che la paglia era fatta di fili di purissimo oro, che le pecore erano pecore diverse da tutte le pecore della Palestina, che i pastori erano pastori eccezionali, diversi da tutti i pastori della Palestina, se immagino cose che non sono scritte nel vangelo, cose poco credibili, rendo poco credibile il vangelo stesso e Gesù stesso.
Così, se prendo a fantasticare sulla madre di Gesù e immagino cose che non sono per niente scritte nel vangelo e che neppure si possono desumere da quel che si legge, se immagino cose poco credibili, rendo poco credibile il vangelo stesso e Gesù stesso.E’ l’errore grave che fa la Chiesa dipingendo la madre di Gesù come persona eccezionale, diversa da tutte le donne della Palestina, diversa da tutte le donne del mondo. Una perla tra le perle brilla meno di una perla tra i sassi. Gesù brilla meno se nasce da una donna che brilla come lui o più di lui.
E’ l’errore grave che ha fatto qualche giorno fa il prete e scrittore Mauro Leonardi, scrivendo su il “FarodiRoma”:«Diversa da tutte le altre, da tutti gli altri, nonostante la sua apparente normalità. Maria, in un certo senso, ha vissuto una solitudine davvero unica e del tutto particolare: quella del terreno intonso della parabola (Mc 4, 26-32) che deve essere tale per ricevere il seme e dare frutto. Maria è il terreno che deve offrirsi tutto, per svuotarsi e custodire l’eternità. Quando Maria dice a Gabriele nell’Annunciazione “non conosco uomo”, quelle parole non vogliono solo dire che Lei era vergine e che non aveva intenzione di avere rapporti sessuali con nessun uomo ma anche che non conosceva alcun uomo completamente riconciliato con Dio, che mai aveva incontrato qualcuno che vivesse della stessa Grazia che era stata donata a Lei, quella cioè di vivere priva di peccato originale».Queste cose non sono scritte nel vangelo e la normalità di Maria non è apparente, è reale. Quando Maria dice “non conosco uomo”, poiché conosceva Giuseppe, voleva semplicemente dire che non aveva avuto rapporti carnali con nessun uomo. Altro non vuol dire. Se avesse avuto in mente di mantenersi per sempre vergine, avrebbe ingannato Giuseppe accettandolo come sposo. Alla Chiesa piace immaginare Maria sempre vergine. A Mauro Leonardi piace immaginare Maria sempre vergine. Questo, però, non c’è scritto nel vangelo e neppure si può desumere dalla risposta di Maria all’angelo. Non si può.Ma se la Madonna è così importante da essere amata e pregata dai cristiani quanto è amato e pregato Dio, perché Gesù non ce lo avrebbe fatto capire? Perché insegna a pregare il Padre e non anche la Madre? E perché la Chiesa dà grandissima importanza agli scritti di San Paolo, e non dà nessuna importanza al fatto che San Paolo ignora Maria?

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E’ così difficile pensare che tutti gli esseri umani sono nati uguali?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

terra madre1E che questo principio non è solo il frutto di un pensiero religioso? L’attuale sistema economico e finanziario manipolato dal Nord industrializzato a danno del Sud è la classica dimostrazione di quanta indifferenza si coglie in questo rapporto incompreso. Ne consegue la marginalizzazione economica e finanziaria di molte regioni e l’impoverimento di interi popoli. E’ un modo come spingere in un vicolo cieco milioni di disperati e costringerli a passare sotto le forche caudine dell’emigrazione. E diventa un esodo biblico, ma confuso, irrazionale, disperato che può generare altri tipi di reazione e non solo di gratitudine nei confronti degli ospitanti dato che a loro volta sono anch’essi divisi in aree di benessere e in quelle dell’emarginazione. D’altra parte l’emigrante, e non ci riferiamo ovviamente a quelli che non hanno un’istruzione o conoscono un mestiere, sono anche coloro che hanno una formazione superiore, ma per mancanza d’impiego nel paese d’origine, sono costretti a cercarne uno altrove. Si tratta di una vera fuga di cervelli che indebolisce ulteriormente il potenziale di sviluppo di tali paesi ma che solo marginalmente arricchiscono l’ospitante per l’assurdità delle leggi esistenti, guarda caso in Italia, dove l’iniziativa, ad esempio, di qualche anno fa di favorire l’immigrazione di infermieri è fallita dato che non era possibile, formalmente, riconoscere il titolo professionale acquisito all’estero. La verità è che si stanno negando due fondamentali diritti dell’uomo sia quello di restare nel proprio Paese sia quello di emigrare. Tutto questo perché non esiste una stabilità politica generalizzata, non esistono relazioni internazionali impostate su criteri di maggiore equità, è fatiscente la lotta contro il sottosviluppo. Si tratta di una sfida che ci coinvolge tutti, religiosi e laici, perché non si costruisce un mondo migliore senza che ogni uomo, senza eccezione di razza, di religione e di nazionalità, possa vivere, nel suo paese, una vita pienamente umana, libera dalla schiavitù da altri uomini e dall’incubo di cadere vittima di una natura non adeguatamente controllata. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Presentazione delle attività celebrative nel centenario dalla nascita del Cardinale Domenico Bartolucci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

Roma Mercoledì 3 maggio 2017, ore 12:00 Senato della Repubblica sala caduti di Nassirya Piazza Madama 11 conferenza stampa per la Presentazione delle attività celebrative nel centenario dalla nascita del Cardinale Domenico Bartolucci. Dopo i saluti del Dott. Gianni Letta e dei senatori Pier Ferdinando Casini e Aldo di Biagio Intervengono:
On. Dorina Bianchi Sottosegretario di Stato al Ministero Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Sen. Andrea Marcucci Presidente Commissione Cultura – Senato della Repubblica
On. Flavia Piccoli Nardelli Presidente Commissione Cultura – Camera dei Deputati
On. Paola Binetti Commissione Affari Sociali – Camera dei Deputati
Mons. Vincenzo De Gregorio Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra
Dott. Mauro OlivieriDirettore dell’Ufficio Filatelico e Numismatico della Città del Vaticano
Dott. Alessandro BiciocchiSegretario Generale Fondazione Domenico Bartolucci.
Modera: Rosi Fontana
L’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima e previo accredito.

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APRA: La nascita del sistema solare e la vita nell’universo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

Ateneo Pontificio Regina ApostolorumRoma martedì 21 febbraio, nell’ambito delle conferenze del Master in Scienza e Fede, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, si terrà la lectio magistralis dal titolo: “La nascita del sistema solare e la vita nell’universo”, a cura del Prof. Cesare Barbieri dell’Università di Padova, in aula Magna, dalle ore 17:10 alle ore 18:40. Al termine dell’incontro è prevista la cerimonia di consegna dei diplomi agli studenti che hanno terminato il Master in Scienza e Fede.Il Professore, in merito al tema al centro dell’incontro ha dichiarato – Stiamo vivendo un periodo di straordinarie scoperte sul “nostro” sistema solare. Ugualmente straordinario è stato l’ampliarsi delle conoscenze su pianeti di stelle vicine. Progressi che hanno portato da un lato a ripensare a come si arriva, dal cosiddetto Big Bang iniziale 14 miliardi di anni orsono, alla formazione delle galassie, e poi delle stelle e dei pianeti, alle prime forme di vita elementare, sino alla complessità degli esseri viventi, e poi a ripensare al significato di “vita” e della sua diffusione nell’Universo.
Inoltre ha aggiunto: “Probabilmente i primi batteri erano presenti sulla Terra già 3,5 miliardi di anni orsono, più o meno un miliardo di anni dopo la prima solidificazione della crosta terrestre e lunare. Quindi la comparsa dei primi mammiferi e delle prime specie bipedi e infine umane occupa solo una minuscola frazione al termine di questi 4,6 miliardi di anni. Tuttavia, la definizione di organismo vivente è tutt’altro che agevole, quando si scende a forme elementari. Sono in corso tante ricerche sul confine tra forme biotiche e forme pre-biotiche, e su come riconoscere la vita o almeno i suoi prodromi su altri corpi celesti. L’acqua allo stato liquido sembra dunque essere un ingrediente fondamentale”. Durante l’incontro, queste ed altre tematiche saranno sviluppate nell’ora di approfondimento sulle conoscenze del nostro sistema solare, sulla sua struttura, la sua origine ed evoluzione. Questa sarà anche l’occasione per fare il punto sullo stato della ricerca di acqua allo stato liquido, di pianeti extra-solari abitabili in orbita attorno a stelle vicine nonché di pianeti extra-solari abitati da esseri intelligenti.Oltre queste grandi tematiche saranno oggetto di discussione anche i risultati di alcune missioni spaziali recenti, in particolare di quella cometaria conclusasi da pochi mesi, come la missione europea “Rosetta”.

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“Come nasce un farmaco”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2017

farmaciI rischi delle informazioni fai-da-te. Dalla sperimentazione animale alla farmacovigilanza” è il titolo del corso di Formazione professionale continua (Fpc) per giornalisti organizzato da UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica d’Informazione) insieme a UGIS (Unione dei Giornalisti Scientifici Italiani) che celebra quest’anno i suoi cinquant’anni di attività.L’incontro, che ha fatto registrare la partecipazione di oltre cento giornalisti di quotidiani, periodici, web e televisioni, si è svolto presso il Centro congressi Fast (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche) di Milano. Dopo il saluto introduttivo di Giovanni Caprara, presidente UGIS, Francesco Brancati, presidente UNAMSI, ha motivato la scelta del tema: “In Italia abbiamo gravi difetti di conoscenza e informazione scientifica. La medicina basata sull’evidenza e il rigore, propri degli studi scientifici, sono spesso ignorati. Teorie non provate e spesso senza fondamento oggettivo, opinioni di improvvisati stregoni e di pseudoesperti, che commentano tutto e il contrario di tutto, corrono in Rete e diventano spesso virali. Così la falsa informazione finisce spesso per danneggiare la salute pubblica. E’ necessario, quindi, fare chiarezza e dare ai giornalisti, strumenti seri e ineccepibili per valutare correttamente le notizie scientifiche e di salute. I media sono in prima linea. E oggi più che mai, devono difendere la salute nostra e dei nostri figli, offrendo al pubblico informazioni corrette e verificate. Stop quindi alle bufale e ai falsi allarmismi”.
Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ha parlato di ricerca di base, metodo scientifico e sperimentazione pre-clinica del farmaco. “Contrastare la sperimentazione in vivo è anti-scientifico. La sperimentazione animale è ancora necessaria e comunque viene limitata allo stretto necessario. Purtroppo, se gli animali non sono dei buoni modelli dell’uomo, ancora meno lo sono le cellule coltivate in vitro”.
La situazione italiana in rapporto alla direttiva europea sulla sperimentazione animale è stata illustrata da Giuliano Grignaschi, segretario generale Research4Life. Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istitito Tumori di Milano ha parlato di sperimentazione clinica, precisando che oggi anche l’iter che prevede l’inseguirsi delle tre fasi di sperimentazione clinica vede nuovi ‘disegni adattativi’ che prevedono l’interazione di fasi diverse per arrivare prima al farmaco e con minor dispendio. Domenico Di Giorgio dell’AIFA ha spiegato come avviene la registrazione di un farmaco e i compiti della farmacovigilanza, ma ha anche parlato della vigilanza dell’AIFA sul crimine farmaceutico, come il furto di medicinali negli ospedali da parte di bande criminali che li rivendono poi all’estero.
La seconda parte dell’incontro, con l’intervento di giornalisti scientifici esperti come Adriana Bazzi, Franco Marchetti, Luigi Ripamonti e Danilo Ruggeri e Francesco Brancati, ha considerato e commentato alcuni eclatanti casi di cronaca: Stamina, Di Bella, guru senza prove, la bufala su vaccini e autismo, farmaci micidiali e farmaci immortali, ma anche la tendenza di oggi a ‘riposizionare’ farmaci noti per curare malattie diverse da quelle per cui sono stati progettati, risparmiando tempo e denaro. La Sezione provinciale di Milano della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) ha distribuito per l’occasione il nuovo numero della rivista ControCancro, che contiene un servizio giornalistico sugli stessi temi trattati dal seminario.

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