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In Italia si fanno meno figli: E’ un bene o un male?

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

I dati Istat relativi al 2018 e alle prime tendenze del 2019 sono inequivocabili: in Italia si fanno meno figli, 24% nel periodo 2008/2018, 5.000 nascite in meno nei mesi gennaio/giugno di quest’anno.
Bene. In un Pianeta dove la natalità sta esplodendo, nel 2050 (dati ONU) arriverà a 9,7 miliardi rispetto agli attuali 7,7 miliardi, prendere atto che qualcuno ha capito cosa sia meglio fare per la nostra sopravvivenza (cambiamento climatico permettendo), è una soddisfazione. Ed è da notare che questi “qualcuno” non sono le nostre autorità, ma sono gli individui, le coppie: una consapevolezza controcorrente rispetto alle autorità che abitualmente perorano politiche di crescita della natalità. Alcuni catastrofisti probabilmente grideranno contro la estinzione del genere italico. Noi li classifichiamo tra coloro che non si sono accorti che non siamo più nell’era delle nazioni e che la globalizzazione dell’economia impone di prendere in considerazione la demografia del Pianeta e non quella del proprio Paese.A noi interessa l’oggi, il domani e il dopodomani del nostro quotidiano e dei nostri figli e nipoti. Ovviamente ci piace star bene oggi, e proprio per questo non riusciamo a nasconderci che questo nostro star bene comporta altrettanta condizione per tutti gli abitanti del Pianeta. Altrimenti ci sono le guerre, le carestie, le epidemie e tutti quei fenomeni che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare la storia con una particolarità: “mors tua vita mea” (cioé: la tua morte è condizione perché io possa vivere). Qualcuno se ne frega, tanti dicono che sono impegnati per invertire questa caratteristica, quasi tutti rimangono con le parole… ché di fatti, e soprattutto risultati, non se ne vedono proprio. Due soli esempi, per grandi linee, tra i tanti possibili: i flussi migratori (eterni come la storia) che quasi sempre vengono considerati come minaccia e/o gestiti male, il continuo sfruttamento del terzo e quarto mondo da parte del primo e secondo.Dicevamo dell’esplosione demografica…. Beh sicuramente l’aumento della popolazione in un Pianeta che oggi sta gestendo con difficoltà la sua esistenza, insieme al fatto che la maggior parte delle popolazioni vivono in condizioni precarie, privati anche del potere di decisione e amministrazione delle proprie vite… questo aumento non giova. Certo, è innegabile riconoscere che la responsabilità dell’esplosione demografica è nei cosiddetti Paesi poveri, mentre noi ricchi siamo ragionevoli… ma, per vivere e non “calpestarci” oltre a prendere atto di chi possa essere la responsabilità (facendo anche la tara sul fatto che culture e istruzione, nonché loro assenze, giocano in materia un ruolo determinante), non possiamo non prendere atto che è così. Un “così” che si ritorce anche su quella parte del Pianeta che vive ai nostri livelli. Se crediamo che il rimedio siano i muri e “ognuno padrone a casa sua”, è un errore: i muri si scavalcano facilmente e con metodi e conseguenze peggiori rispetto a quando si tratta di attraversare un “semplice” territorio, mentre per essere padroni a casa propria occorre che queste case di proprietà ci siano… e sembra che invece in tanti luoghi manchino.Discorso ampio e articolato, qui solo brevemente accennato. Tornando a monte della nostra riflessione, però, crediamo sia importante considerare il contributo che intanto ognuno potrebbe dare per evitare il peggio. E fare meno figli crediamo sia un buon contributo. Contesto nel quale potremmo svolgere un ruolo determinante per tutti: meno persone, che restano tali anche con l’apporto degli immigrati, si istruiscono meglio. Ché ognuno dia al meglio il suo contributo al necessario equilibrio territoriale e planetario, e se noi abitanti dell’Italia riuscissimo ad essere più e meglio istruiti, il contributo potrebbe essere più importante. Dovremmo giocare sulla qualità e non la quantità. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La Corte d’appello di Perugia conferma: Joan avrà due madri anche per lo Stato Italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 agosto 2018

La Corte d’Appello di Perugia con un decreto emesso il 22 agosto 2018 ha confermato la decisione del marzo scorso del Tribunale: il Sindaco di Perugia deve trascrivere l’atto di nascita del piccolo Joan, nato in Spagna da due mamme. Il caso è stato seguito dai soci di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, Martina Colomasi, Vincenzo Miri, con l’aiuto di Alessandra Commendatore.Secondo la Corte d’Appello, in base alle norme vigenti devono essere trascritti integralmente gli atti di nascita stranieri che indicano due genitori dello stesso sesso. Inoltre, nel caso di figli di coppie di donne, nati in Italia, vanno indicati da subito i nomi di entrambe sugli atti di nascita senza aspettare un ordine del tribunale. Ispirandosi alle ultime decisioni della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, i giudici di Perugia hanno chiarito l’attuale significato della parola “genitorialità”, esprimendo un principio molto chiaro: «l’amore di due genitori omosessuali è equivalente a quello di due genitori eterosessuali nella misura in cui consente al figlio di crescere in un ambiente coeso quale quello familiare».
La Presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, avv. ta Miryam Camilleri, dichiara: “La soddisfazione per questa vittoria si unisce al rammarico di vedere i cittadini costretti a varcare le soglie di un tribunale perché il legislatore ha scelto di rimanere silente e la politica ha ignorato ancora una volta i diritti fondamentali delle persone, in particolare quelli di un bambino. Per citare l’antropologa Margaret Mead – conclude la Presidente Camilleri – non bisogna mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini attenti e impegnati sia capace di cambiare il mondo. E’ questa convinzione che sorregge da dieci anni le azioni della nostra Associazione”.

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Italiani: meno nascite. Era ora!!

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

certificato-nascita“L’Italia ha perso centomila bambini. L’Istat fotografa un Paese che non riesce a contrastare il calo delle nascite”. E’ uno dei tanti titoli dei media italiani di oggi a commento del fatto che nascono meno bambini altrettanto italiani sul territorio della Penisola; commenti abbastanza unanimi nel valutare i dati in termini negativi. Un trend che grossomodo si allinea a quelli della maggior parte dei cosiddetti Paesi sviluppati, mentre e’ il perfetto contrario a quello che accade agli altrettanto cosiddetti Paesi in via di sviluppo. E questi ultimi, che non ce la fanno completamente ad affrontare questo loro passaggio ad una vita meno disperata, sono anche i Paesi da cui partono molti migranti che vengono a cercar fortuna da “noi”; e quando riescono a non morire durante il viaggio, si insediano e fanno figli a iosa in nome della loro tradizione culturale e di sopravvivenza. Quella stessa tradizione culturale che, chi si lagna del calodemografico di italiani, sembra rimpiangere. La conseguenza logica tra figli e sicurezza e continuita’ della famiglia, ha avuto un senso nelle societa’ dove la presenza fisica e numerica era prerogativa di benessere e ricchezza, ma ci lascia piu’ di un dubbio nel 2017. Figli per le guerre, per i campi o le botteghe della famiglia; figli per popolare le citta’ e renderle quindi piu’ sicure e difendibili. Ma oggi, che le citta’ (le metropoli, essenzialmente) sono degli agglomerati/mostri di invivibilita’; oggi che la sicurezza è quasi esclusivamente in termini tecnologici; che il lavoro non è necessariamente aggregazione di umani in certi luoghi (grandi fabbriche, etc), ma uso delle individualita’, anche territorialmente dislocate…. Oggi, che senso ha lamentarsi cosi’? Certo, non siamo ancora alla globalizzazione totale, e il mondo è diviso in cosiddetti sviluppati e in via di sviluppo. Ma in questo frangente, se in Paesi come l’Italia si fanno meno figli, perche’ non valutare questa tendenza in termini positivi? Una tendenza contraria e’ in corso in tante parti del mondo… parti del mondo che non possiamo ignorare perche’ “sono al di la’ delle colonne d’Ercole” (siamo nel 2017!!), che’ sono elementi integranti il nostro sistema, il nostro trend; sia perche’ non abbiamo alternative a considerarli in tutte le nostre politiche (possiamo fare a meno, per esempio, di certi metalli per fare telefonini, metalli che sono nei Paesi del Terzo e Quarto mondo, o di mano d’opera per la raccolta dei pomodori?), sia perchè sono ancora il retaggio di quella cultura di prolificazione incosciente che -per svariati motivi, non ultimo quello religioso- abbiamo loro inculcato con secoli e secoli di sfruttamento violento?Noi siamo preoccupati perche’ sembra che queste valutazioni e queste domande siano secondarie per l’informazione e i decisori politici. Entrambi sembra che lavorino per creare allarmi e cercare consensi. Ma come e su cosa? Nel primo caso (informazione), creando allarmi che sembrano tali solo a seguito di un’attenzione limitata e non globale dei fenomeni. Nel secondo caso (decisori politici) guardando solo ad un immediato presunto disagevole, e mai oltre il proprio naso o semplicemente dietro l’angolo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Bilancio Demografico Nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2011

L’Istat ha diffuso il bilancio demografico nazionale relativo all’anno 2010, che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, riporta. Aumenta la popolazione, sulla base di quanto emerso, ma non certo grazie alle nascite: a far incrementare il numero di persone residenti in Italia sono infatti soprattutto le migrazioni. Precisamente, al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero. Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno. Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009). Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità. Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero. Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro. Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.
Sul sito web http://demo.istat.it, alla voce “Bilancio demografico” sono disponibili i dati del bilancio demografico per ciascun comune italiano. Per esempio in Provincia di Lecce al 1° Gennaio i Maschi sono388354 Femmine sono 425202 per un totale Popolazione 813556 per un Numero di Famiglie pari a 317926 di cui Numero di Convivenze 238 per una percentuale di Numero medio di componenti per famiglia 2.56. Il tasso derivante dal saldo migratorio interno, dal saldo migratorio esterno e dal saldo “per altri motivi” risulta dunque positivo in tutte le zone d’Italia, se pur con delle consistenti differenze.

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