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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Posts Tagged ‘natura’

Le “Emozioni in natura” di Landonio in mostra a La Tela di Rescaldina

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2022

Rescaldina (MI) Strada Saronnese, 31. Il fotografo rescaldinese espone all’osteria sociale del buon essere 40 immagini scattate nelle oasi e nei parchi della Lombardia che fermano scene di animali solitamente difficili da notare. Ingresso libero negli orari di apertura de La Tela La Tela di Rescaldina apre i propri spazi di strada Saronnese 31 per ospitare le “Emozioni in natura” di Gian Carlo Landonio. Da questa settima e per tutto il mese di aprile, il fotografo espone all’osteria sociale del buon essere 40 immagini scattate nelle oasi e nei parchi che si trovano in Lombardia e che esprimono la sua passione per la fotografia naturistica. Veri e propri momenti “rubati” alla natura che raffigurano luci, colori e comportamenti degli animali che difficilmente sono visibili all’occhio umano. Un battito d’ali, uno sguardo, la vista di una preda, ma anche la particolare sfumatura del piumaggio sono stati immortalati in un mostra che nasce dalla natura e vuol bene alla natura. La mostra “Emozioni in natura” è completamente ecosostenibile: le stampe 50 x 40 sono realizzate senza l’utilizzo di prodotti chimici e posizionate su supporti in cartone riciclato.Gian Carlo Landonio nasce a Rescaldina nel 1963 e fin da giovanissimo mostra interesse per la fotografi. Frequentando diversi circoli fotografici della zona e partecipando a numerosi concorsi e mostre fotografiche apprende le prime tecniche fotografiche e sviluppa la sua passione. A Milano studia presso la scuola Riccardo Bauer diplomandosi in fotografia. Inizia la sua attività come fotografo industriale per poi collaborare con note agenzie fotografiche di Milano e Roma nel settore della fotografia sportiva e della cronaca. Da fotocronista sportivo lavora come fotografo ufficiale della Federazione Italiana Motonautica. Iscritto tuttora all’Ordine dei giornalisti come pubblicista, da circa due anni si interessa alla fotografia naturalistica.La mostra è visitabile negli orari di apertura dell’osteria La Tela.La Tela è un bene sequestrato alla criminalità organizzata, affidato al Comune di Rescaldina e gestito in ATI dalle cooperative La Tela e Meta insieme con altre associazioni del territorio. È ristorante e centro di aggregazione e di promozione sociale e culturale. http://www.osterialatela.it

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Mostra collettiva La Natura e la Preda

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2022

Torino 19 marzo – 29 maggio 2022 OPENING: 18 marzo 2022, ore 18.00 Via Giordano Bruno 31 a cura di Marco Scotini. Affronta il tema della memoria coloniale attraverso i lavori di alcuni giovani artisti italiani: Irene Coppola con Vito Priolo, Edoardo Manzoni, Daniele Marzorati e Alessandra Messali.Lontano dall’essere una condizione innata, indifferente alle circostanze, l’essere preda è un posizionamento che viene conferito in rapporto ad altri soggetti, l’oggetto della strategia mirata del predatore. Possiamo dire che qualcosa diventa preda – e quindi cacciabile – per effetto di un processo di distinzione, gerarchizzazione o esclusione da ordini condivisi.Per tracciare una teoria della preda è necessario pensare sia alle politiche della rappresentazione, sia ai modi in cui il potere costruisce le identità sociali attraverso la repressione. Rispetto ad altre strategie di conflitto, la caccia non è una lotta tra pari, ma prevede un disequilibrio originario dato dalla supremazia materiale del cacciatore.Confrontarsi oggi con la memoria coloniale, italiana e non solo, non significa avere a che fare soltanto con un passato dimenticato e rimosso: le forme di oppressione che pensavamo di aver lasciato ai tempi dello schiavismo o della piantagione, riemergono nelle riconfigurazioni neo-arcaiche spinte dalla potenza delle politiche economiche neoliberiste.Le scene di caccia, le trappole e i richiami per uccelli di Edoardo Manzoni riflettono sull’estetizzazione della violenza delle immagini prodotte in Africa durante il periodo coloniale. La rappresentazione della “bestia” domata e uccisa, esasperate al fine di rendere la battuta di caccia un’impresa eroica, è funzionale alla caccia grossa come strumento esotizzante, metafora dell’assoggettamento delle popolazioni. Il progetto di Daniele Marzorati, a sua volta, ripercorre alcune delle tracce fisiche del rimosso coloniale nel territorio italiano, una ricerca fotografica che attiva connessioni tra il potere normativo della storia ufficiale e oggetti apparentemente neutrali, guardando al legame tra fascismo, colonialismo e razzismo avvalendosi dei concetti di “razza” e “razzializzazione”, così come espressi da Mellino, ossia la gerarchizzazione attraverso l’ideologia della “razza”, che invisibilmente permane nella struttura sociale italiana.Nel periodo in cui la mostra sarà aperta al pubblico, su prenotazione, le AEF Attività Educative e Formative del PAV propongono alle scuole e ai gruppi l’attività laboratoriale Wunderkammer d’Altrove, una raccolta di curiosità immaginifiche, in bilico fra il vero e il falso. In relazione alla ricerca di La Natura e la Preda, viene indagato l’esercizio dell’immaginario di ciò che è lontano da noi e, proprio per questo, altamente desiderabile.Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, sabato 14 maggio Alessandra Messali condurrà il workshop pubblico dal titolo Tigre contro tigre nella giungla delle rappresentazioni.La Natura e la Preda inaugura il programma espositivo del PAV per il 2022, che proseguirà con le mostre personali di Elena Mazzi e Regina José Galindo.La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

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“Natura – I quattro elementi – Fotografie” di Silvana Silvagni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

In libreria la quinta, postuma, monografia fotografica di Silvana Silvagni “Natura – I quattro elementi. Fotografie” edizioni Terre Sommerse. Si tratta di un libro che raccoglie 309 immagini, incentrato sugli Elementi e i loro abitanti, che spaziano dal lontanissimo 1966 fino agli ultimi giorni di vita dell’autrice, scomparsa nel 2016. Cinquant’anni di scatti, soggetti casuali o ricercati, la ricerca per il particolare, quello di un paesaggio, di una roccia, di una pianta, di un animale, di un monumento, di un uomo. Natura è l’ ultima opera di Silvana Silvagni, la più complessa e la più ardua elaborazione rispetto ai libri già pubblicati e da pubblicare, per due sostanziali motivi: innanzitutto la difficoltà delle scelte in un archivio di 86 mila fra stampe b/n e colore e diapositive; quindi la vastità degli argomenti trattati, al punto che si è provveduto a suddividere il volume in quattro sezioni, una per Elemento, nell’ordine: Aria, Fuoco, Acqua, Terra. Silvana Silvagni, 1951 – 2016, fotografa professionista, giornalista pubblicista, grafica, saggista, si è dedicata fino dai primi anni Settanta alla fotografia e alla Scienza dello Spirito. Le sue foto di natura sono apparse nelle riviste di settore, come Airone e Oasis, nelle rassegne del WWF, Lipu, Caccia fotografica, nelle Guide della natura della Mondadori: Toscana e Umbria; Puglia, Basilicata e Calabria, in quotidiani nazionali, Enciclopedie scientifiche della Sansoni, libri scolastici della Giunti. Usciti postumi i saggi: L’Astrologia secondo Huber, Assagioli e Alice Bailey; Introduzione alla Kabalah; il saggio teosofico comprendente I sette Raggi Cosmici, La Cerimonia del Wesak, La Festa della Buona Volontà, tutti editi da Robin Edizioni nel 2017; la traduzione dall’inglese de La Bibbia e i Tarocchi di Corinne Heline, Jupiter editore, sempre nel 2017; il saggio Numerologia; il libro di poesia e fotografia Luoghi, Robin, 2018; il romanzo Spirito (gli ultimi due in collaborazione con Gian Maria Molli); le monografie fotografiche Ninfa (con testo suo), Robin, 2019; Terra Santa in grani e Il giardino dei Tarocchi, entrambi editi da Jupiter, 2020; il saggio Il Paradiso terrestre di Dante e il secondo libro di poesie e foto Natura seconda, ancora in coppia con Gian Maria Molli, Jupiter, 2020; il quarto libro di fotografie Impressioni d’Europa, Terre Sommerse, 2021.

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“Museo Ugo Guidi”: ArteFatti in natura

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

Forte dei Marmi Via M. Civitali 33 inaugurazione sabato 11 ore 15:30 – domenica 12 dicembre dalle ore 16 alle 18 verrà inaugurata la mostra “ArteFatti in natura” a cura di Lorenzo Belli, organizzata da Alkedo aps e dove saranno presenti alcuni artisti chesono attivi sul territorio versiliese e che trattano di tematiche filoambientali. La mostra pop up sarà della durata di due giorni e verranno esposte le opere di Florian D’Angelo,Marco Guazzini, Paolo Nicolai, Tatiana Villani, Cosimo Vella saranno affiancate da una selezione di foto frutto di un workshop docu-fotografico svolto con il supporto del collettivo Leaf Creations. L’esposizione degli scatti sarà una fotografia sullo stato dell’ambiente in una porzione del territorio di Forte dei Marmi, dove l’uomo convive con la natura da quando ha strappato queste terre alla zona paludosa del Lago di Porta. È dal connubio tra natura, arte e coinvolgimento emozionale di chi condivide interessi come la mobilità sostenibile e le varie forme d’arte che nasce ArteFatti in natura; come spiega il curatore Lorenzo Belli “il progetto intende focalizzare l’attenzione su una dialettica e su due dinamiche, il comportamento attivo e le forme di arte, sviluppando tre distinte linee di azione: un talk on line interdisciplinare sull’arte e l’approccio consapevole verso la natura, un workshop fotografico in presenza e una mostra collettiva degli artisti coinvolti.” Aspetto fondamentale è il coinvolgimento di artisti che operano ormai da anni un ripensamento in chiave artistica e educativa dell’approccio con l’elemento ambiente.

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Alter Eva. Natura Potere Corpo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2021

Firenze, Palazzo Strozzi (28 ottobre-12 dicembre 2021). La Fondazione Palazzo Strozzi presenta Alter Eva. Natura Potere Corpo, una mostra che attraverso le opere di sei artiste italiane, innesca, partendo da un punto di vista femminile, una riflessione sul futuro fondato su nuovi principi di coabitazione naturale e sociale. Protagoniste della mostra Alter Eva. Natura Potere Corpo sono Camilla Alberti, Irene Coppola, Martina Melilli, Margherita Moscardini, Silvia Rosi, Marta Roberti, artiste nate tra gli anni Ottanta e Novanta, le cui opere, tra scultura, pittura, fotografia e installazione, vanno a comporre negli spazi della Strozzina una narrazione sfaccettata dove la natura decostruita o immaginifica si affianca a corpi esibiti o raccontati, e forti dichiarazioni politiche dialogano con le storie intime e personali di appartenenza culturale.La mostra è realizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi con la collaborazione di IED Firenze – Master in Curatorial Practice classe 2020/2021 ed è coordinata da Martino Margheri (Responsabile progetti educativi università e accademie Fondazione Palazzo Strozzi) e Daria Filardo (docente e coordinatrice Master IED Firenze). La classe del Master è stata coinvolta nella progettazione della mostra, nella realizzazione del catalogo e nella programmazione delle attività per il pubblico, con l’obiettivo di apprendere i fondamenti organizzativi e gestionali di un progetto espositivo. Questa tipologia di formato educativo rappresenta un‘importante occasione di formazione e offre ad aspiranti curatori l’opportunità di formarsi sul campo confrontandosi con i professionisti che lavorano in un’istituzione culturale. L’iniziativa è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Andy Bianchedi in memoria di Hillary Merkus Recordati con la collaborazione di IED Firenze. Sostenitori Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione CR Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi, Intesa Sanpaolo.

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“Chi biasima la pittura biasima la natura”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2021

Vi sono alcune cose nelle quali è insopportabile la mediocrità: la poesia, la musica, la pittura, i discorsi pubblici, ecc. Così la pensava La Bruyère. Come immaginare un mediocre in poesia, in quest’arte eletta di pensiero, che varca i limiti dell’individuazione e si ricongiunge ad altissimi cerchi di eternità? Così la musica, si può definire il linguaggio inespresso e inesprimibile dell’universo. A chi se non agli eletti essa prodiga la virtù dei suoi prodigiosi tesori? E gli eletti sono coloro che dell’arte hanno un sacerdozio, e servono in adorazioni assidue, si-lenziose, logoratrici, coloro per cui l’arte non è più godimento, ma sofferenza. I mediocri vi portano invece le loro consuetudini inerte e meschine. Il mediocre in arte si riconosce appunto dal suo agevole adattamento alle costrizioni della vita e le reputa necessarie e ineluttabili. Scrivendo i miei otto volumi sulla Storia della pittura non ho considerato in questo, come in altri campi, che vi possa essere stato una mediocrità. Si può accettare o respingere un’opera d’arte, una poesia, un’espressione musicale, ma tutto questo fa parte della personale sensibilità, della capacità o meno di recepire un segnale. D’altra parte, la creazione artistica di chi osserva un dipinto con occhio eccessivamente critico dovrebbe considerare, come argomenta Leonardo, che “Chi biasima la pittura biasima la natura, perché l’opera del pittore rappresenta la stessa natura e per questo il biasimatore ha carestia di sentimento.” Ne consegue che se l’opera del pittore rappresenta la natura il pittore deve essere convinto di studiare ciò che è la “natura”, non il deforme che pure è in natura ma non è la natura. In altri termini: “Il pittore disputa e gareggia con la natura”. E la natura, si sa, è equilibrio e armonia ed è quella che regge l’Universo. La pittura interpretando in tal modo la natura “ha il suo fine – a detta di Leonardo – comunicabile a tutte le generazioni dell’Universo, perché il suo fine è subietto della virtù visiva, e non passa per l’orecchio al senso comune con il medesimo modo che vi passa per il vedere. Questa non ha dunque bisogno d’interpreti di diverse lingue, come hanno le lettere, e subito ha soddisfatto all’umana specie, non altrimenti delle cose della natura. E non alla specie umana, soltanto, ma anche agli altri animali come avvenne di una pittura alla quale fecero carezze li piccioli figlioli che ancora erano nelle fasce e similmente il cane e la gatta della casa. Era cosa meravigliosa considerare tale spettacolo.” È perché la pittura è arte per eccellenza, Leonardo che non commentava certo per rivelarsi, come si suole dire, “Cicero pro domo” né per far emergere l’opera propria osserva: “La proporzione è dall’immaginazione all’effetto qual è dall’ombra al corpo ombroso, e la medesima proporzione è dalla poesia alla pittura. Perché la poesia pone le sue cose nell’immaginazione mentre la pittura riceve dall’occhio le similitudini come se fossero naturali. La poesia le dà senza similitudini e non passano all’impressione per la via della virtù visiva come la pittura.” E prosegue asserendo: “La pittura rappresenta al senso con più verità e certezza, le opere di natura, che non facciano le parole e le lettere, ma le lettere rappresentano con più verità le parole che non faccia la pittura. Ma diremmo essere più mirabile quella scienza che configura l’opera di natura che quella che rappresenta l’opera dell’operatore, cioè l’opera degli uomini che sono le parole, come della poesia e simili che passano per l’umana lingua.” Io non so se si possa in tutto convenire intorno all’eccellenza della pittura su tutte le arti, ma certo che potrei dinanzi all’armonia muta dei colori, chiedere se non prevalga sul sentimento umano e non giovi meglio all’educazione l’armonia vibrante della musica. Il discorso vale anche quando apriamo un libro e incominciamo a leggere o ascoltare chi lo legge. La prima cosa che cerco di fare è quella d’entrare in armonia con l’autore, di comprendere il suo intimo messaggio. Solo in questo modo posso mettere in attiva commozione il mio sentimento votato, per lo più, alla semplicità per disporre l’animo all’accoglienza. In tutto questo, a differenza di Leonardo, non cerco primati riconoscendo ad ogni espressione artistica e letteraria un suo predominio in sé che è volto alla sete del sapere, del conoscere e del riconoscerci con la natura e a cercare d’entrare con essa in simbiosi con la propria sensibilità percettiva.Ogni libro deve, quindi, attingere e profondamente agitare qualche, sia pur piccola, parte di noi, per conquistare ogni giorno una vetta e renderci coscienti di queste graduali conquiste. Di solito leggo un libro senza tener conto dei giudizi della critica convinto, come sono, che i libri non vanno considerati attraverso il parere altrui e così vale per tutte le altre espressioni artistiche compresa, ovviamente, la pittura. Come lettore cerco di mettere nella lettura qualcosa di me. Leggere, tuttavia, ha tanti significati quanti possono essere i lettori. Perciò se una lettura eccita in noi l’entusiasmo, l’angoscia, il dolore, qualunque insomma delle squisite e sterili emozioni dell’arte, non guardiamo sottilmente indagatori se qua vi è un refuso, là una manchevolezza e più in là una ripetizione o un madornale errore grammaticale o sintattico. Chi ama il libro che legge è certo capace d’amare molte altre cose belle nella vita e porterà nelle sue adorazioni la stessa dote di interesse e di raccoglimento e che va, indubbiamente, oltre la forma. Come esercizio e pratica di vita, la lettura è la più rapida preparazione culturale e la più efficace. Perché ci abitua a guardare entro le cose e ce le mostra in luce di purezza e di poesia. Del resto, non è ancora dimostrato che sia male penetrare nella vita con un poco di illusioni. Abituiamoci a non pretendere da un libro la perfezione e la cura del particolare. È uno sforzo che non è dell’uomo. Flaubert, giunto a sana e fisica maturità d’ingegno, impazziva intere giornate nella ricerca di un aggettivo. E questa malattia dell’aggettivo fu proprio di tutta un’età letteraria. Penso al Baudelaire e al Verlaine. (Riccardo Alfonso)

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Giulia Marchi: La natura dello spazio logico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Bologna. 24 ottobre – 19 dicembre 2020 Opening Sabato 24 ottobre 2020, ore 15-20 Labs Contemporary Art Via Santo Stefano 38 mostra personale di Giulia Marchi dal titolo La natura dello spazio logico a cura di Angela Madesani. Il titolo La natura dello spazio logico riprende quello di una delle serie di lavori proposti in mostra e fa riferimento al filosofo e architetto austriaco Ludwig Wittgenstein; suo l’assunto che segue e che chiarisce gli intenti della ricerca dell’artista: «Luogo spaziale e luogo logico concordano nell’essere ambedue la possibilità di un’esistenza». Per Wittgenstein il lavoro filosofico, come spesso quello progettuale in senso architettonico, è un lavoro su se stessi e sul proprio punto di vista; concetto che interessa profondamente Giulia Marchi ed è da lei indagato in questa serie, costituita da un corpus di fotografie e lavori scultorei in marmo. Quattro lastre di marmo della serie L’artefice, sulle quali è inciso l’esametro virgiliano Ibant obscuri sola sub nocte per umbram, scelto e proposto dall’artista nell’errata versione di Jorge Luis Borges: Ibant obscuri sola sub nocte per umbras. Sbaglio voluto dal poeta argentino il quale amava gli errori tanto da considerarli una prova di verità e sicuramente di umanità. Una quinta lastra più grande reca la scritta Null, zero in tedesco, la lingua del filosofo che ha guidato l’intero progetto di lavoro. Un ulteriore momento della mostra è dedicato ai labirinti e alla loro valenza filosofica: a Borges e al suo labirinto costruito sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, al labirinto di Cnosso sull’isola di Creta ed infine al Labirito di Dunure in Scozia. Una riflessione sul concetto di limite, attraverso l’errore, l’umana debolezza, lo spaesamento, il dubbio, l’incapacità di districarsi è quanto caratterizza i lavori esposti. Limite, errore, dubbio che forse sono proprio il senso più recondito, più temibile ma anche più affascinante dell’esistenza. Giulia Marchi nasce a Rimini, nel 1976. Studia Lettere Classiche all’Università degli studi di Bologna. Ricerca letteraria e approccio concettuale sono precisi stilemi del suo linguaggio fotografico – dall’utilizzo del foro stenopeico alla costruzione delle proprie macchine fotografiche, dalla sperimentazione condotta trattando chimicamente le matrici di polaroid al costante richiamo al testo, punto di partenza e chiave di lettura attraverso il quale dipinge i suoi paesaggi rarefatti.Nel 2016 è una degli artisti a partecipare alla collettiva intitolata Murmur presso la Flowers Gallery a Londra. Nel 2017 tiene, insieme all’artista cinese Xiaoyi Chen, una doppia personale presso la galleria Matèria (Roma), dal titolo one giant leap. Nel 2018 vince il premio Rotaract Bologna con l’opera Camera Anecoica, in occasione di Arte Fiera 2018 (Bologna). Nel 2019 viene invitata a tenere un workshop di alta formazione presso l’ISIA di Urbino. In occasione di Artissima 2019 presenta il libro d’artista edito da Danilo Montanari dal titolo Tutto procede con un tempo fortissimo, affiancata da Lorenzo Balbi, autore del testo critico che accompagna il lavoro. Orari Martedì-venerdì: 15.30-19 Sabato: 9.30-12

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I miracoli nella nostra natura spirituale

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

I miracoli sono rappresentazioni forti ed anche traumatiche che non devono farci ignorare quelli più profondi, di natura spirituale. A ben considerare devo osservare che i miracoli visibili, palesi, vale a dire in avvenimenti materiali, sebbene siano evidenti, sono in realtà meno potenti, anche se colpiscono di più l’attenzione. Questa è, semmai, un’altra lezione che dobbiamo meglio assimilare. In effetti, è l’invisibile, la vera forza e non ciò che può influire sui nostri sensi dall’esterno. È proprio nella nostra capacità di saper leggere dentro di noi che possiamo ritrovare l’equilibrio smarrito. Sono le vere parole che vanno al cuore e che hanno il potere di convertire. Ci manca, in altri termini, la consapevolezza che è la verità interiore che va disvelata e soprattutto nel nostro modo di saper cogliere i frutti di conversione che porta dentro di sé e che ci consentono di riconciliarci con noi stessi e nei rapporti con gli altri. Il resto può essere una semplice suggestione. È il frutto di quella voglia dell’essere umano d’affrettare i tempi della rivelazione attraverso l’immaginario collettivo. È una sorta di panacea, ai nostri tanti mali, se continuiamo a vedere e a giudicare con gli occhi di chi vede di fuori e non al di dentro. Alla fine, i miracoli, che di tanto in tanto si propongono alla nostra attenzione, diventano il frutto delle paure ataviche. Forse è più arduo pensare che la vera Fede non si appaga con le esteriorità. Essa nasce al nostro interno e ritorna al luogo di partenza.
Noi diventiamo dei semplici tramiti e vi sono, in queste pieghe, dei nostri simili che più degli altri sono capaci d’interpretare tali messaggi e vederli materializzati da-vanti ai loro occhi.
Sono considerati dei santi o dei santi uomini e donne. Sono esempi di una virtù che è in tutti noi ma che loro hanno saputo riconoscere ed esteriorizzare mentre al loro cospetto noi mostriamo il volto della nostra mondanità, della caducità e della pochezza spirituale. Abbiamo sempre più bisogno del loro esempio e del loro sacrificio per ritrovare l’antica strada e per percorrerla con serenità. Talvolta anche quest’opportunità è da noi sacrificata irrimediabilmente. Ciò ci insegna la difficoltà di un cammino che ci interiorizza e ci fa riconoscere il più vetusto e il più nobile ed anche il più salvifico dei nostri beni: la morale interiore. Forse non è tutto sbagliato pensare che il nostro sforzo di perfezione troverà un premio nel godere in eterno le gioie del Paradiso. Per gli altri continuerà il dialogo su spettri, demoni e streghe. (Riccardo Alfonso)

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“La zecca non c’azzecca”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

E’ un titolo simpatico per un filmato realizzato dalla compagnia teatrale Le Mele Volanti in collaborazione con l’associazione ArteNa-Arte e Natura e con la Direzione Sistemi Naturali della Città Metropolitana di Torino, per fornire informazioni e consigli agli escursionisti che in questi mesi frequentano gli ambienti collinari e montani.Nei 4 minuti di un cartone animato semplice ma efficace si impara che le zecche sono parassiti dei mammiferi tra cui gli animali selvatici e domestici e, se gli capita, anche dell’uomo. Vivono in montagna, in collina e in pianura soprattutto dove ci sono animali selvatici e domestici, come cani e pecore. Si trovano sull’erba e nella lettiera, soprattutto nei boschi, in ambienti umidi e freschi. Non saltano e non volano: aspettano il passaggio di un ospite… per il pranzo.Le zecche di per sé non sono pericolose ma possono essere portatrici di batteri o virus nocivi per l’uomo, trasmettere malattie pericolose tra cui la borrelliosi (o malattia di lyme) e la encefalite da zecca o TBE.Cosa fare per proteggersi? Prevenire la puntura, controllare il proprio corpo dopo le escursioni e rimuovere eventuali zecche. Per prevenire la puntura occorre indossare un abbigliamento adeguato: calzettoni e pantaloni lunghi chiari. La pelle e gli indumenti possono essere trattati con sostanze repellenti ed è buona norma non lasciare il proprio equipaggiamento (ad esempio lo zaino) a terra. Quando si torna a casa casa è bene fare una doccia per rimuovere le eventuali zecche non attaccate e controllare il corpo per verificare se qualcuna si è eventualmente attaccata, soprattutto in vita, sulle caviglie, sulle braccia, sulle gambe e sul collo. Le zecche non sono facili da individuare, perché hanno dimensioni da un millimetro a un centimetro. Per rimuoverle dal proprio corpo non si devono assolutamente utilizzare ghiaccio, fuoco, alcol e olio, perchè si agevolerebbe la trasmissione di eventuali malattie. Si può togliere la zecca utilizzando semplici pinzette oppure quelle apposite, afferrando la zecca ed effettuando una leggera torsione, per poi pulire l’area con disinfettanti incolore. È meglio rivolgersi ad un medico se compaiono sintomi quali arrossamenti della cute, mal di testa, febbre anche lieve, dolori articolari e muscolari, o altri disturbi. Ma la cosa migliore è prevenire la puntura della zecca, proteggendosi quando si attraversano i prati. (by Michele Fassinotti)

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Libro: La rivolta della natura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Nel libro dell’autrice best seller Eliana Liotta e del virologo medico Massimo Clementi il nesso tra le nuove epidemie e l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Con la consulenza dello European Institute on Economics and the Environment.
La rivolta della natura abbraccia per la prima volta in un unico sguardo la visione infinitesima dei microscopi e il grande respiro della Terra. A raccontare è la giornalista scientifica e autrice best seller Eliana Liotta, che riflette con uno dei più apprezzati virologi medici della scena internazionale, Massimo Clementi. Gli studi sul rapporto inscindibile tra salute dell’uomo e salute del pianeta diventano materia viva di narrazione, validata dallo European Institute on Economics and the Environment (EIEE), l’istituto europeo impegnato nella ricerca economica e ambientale. Con la chiarezza dei genitori bravi a rispondere alle domande dei figli o di quei professori che sanno spiegare agli studenti, gli autori fanno un punto rigoroso sulle cause reali delle moderne epidemie e sulle cure possibili, con un approfondimento sui cibi che affiancano il sistema immunitario. Dobbiamo imparare dai nostri errori e agire subito per correggerli. Il clima di un futuro che per certi versi è già presente può trasformare lande vaste della terra in incubatori incredibili per le larve di zanzare. Lo scioglimento delle calotte polari può minacciarci con virus giganti che riemergono dai ghiacciai. Negli ecosistemi degradati gli agenti patogeni si adattano alle poche specie selvatiche rimaste e riescono a fare più facilmente il salto da un pipistrello o un roditore a noi. Nelle aree inquinate, i microrganismi trovano autostrade spianate per insediarsi e moltiplicarsi. La natura ci chiede di fare la pace. Ascoltiamola.

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Eliana Liotta e Massimo Clementi: La rivolta della natura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Collana I Fari, uscita prevista: 25 giugno con la consulenza dello European Institute on Economics and the Environment
Per la prima volta in un unico sguardo la visione infinitesima dei microscopi e il grande respiro della Terra. A raccontare è la giornalista scientifica e scrittrice Eliana Liotta, che riflette con uno dei più apprezzati virologi medici della scena internazionale, Massimo Clementi del San Raffaele. Gli studi sul rapporto inscindibile tra salute dell’uomo e salute del pianeta diventano materia viva di narrazione, validata dallo European Institute on Economics and the Environment (EIEE).
Molte patologie infettive degli ultimi decenni, dal coronavirus che ha causato la pandemia del 2020 all’AIDS, da Ebola alla dengue, non sono solo tragedie dettate dal caso. C’è un nesso profondo tra la loro diffusione e i cambiamenti climatici, la deforestazione, l’inquinamento e anche la diseguaglianza sociale, perché povertà e fame sono alleati dei virus.
Dobbiamo imparare dai nostri errori e agire subito per correggerli, ci dicono gli autori. Il clima di un futuro che per certi versi è già presente può trasformare lande vaste della terra in incubatori incredibili per le larve di zanzare. Lo scioglimento delle calotte polari può minacciarci con virus giganti che riemergono dai ghiacciai. Negli ecosistemi degradati gli agenti patogeni si adattano alle poche specie selvatiche rimaste e riescono a fare più facilmente il salto da un pipistrello o un roditore a noi. Nelle aree inquinate, i microrganismi trovano autostrade spianate per insediarsi e moltiplicarsi. La natura ci chiede di fare la pace. Ascoltiamola.

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I miracoli nella nostra natura spirituale

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

I miracoli sono rappresentazioni forti ed anche traumatiche che non devono farci ignorare quelli più profondi, di natura spirituale. A ben considerare devo osservare che i miracoli visibili, palesi, vale a dire in avvenimenti materiali, sebbene siano evidenti, sono in realtà meno potenti, anche se colpiscono di più l’attenzione. Questa è, semmai, un’altra lezione che dobbiamo meglio assimilare. In effetti, è l’invisibile, la vera forza e non ciò che può influire sui nostri sensi dall’esterno. È proprio nella nostra capacità di saper leggere dentro di noi che possiamo ritrovare l’equilibrio smarrito. Sono le vere parole che vanno al cuore e che hanno il potere di convertire. Ci manca, in altri termini, la consapevolezza che è la verità interiore che va disvelata e soprattutto nel nostro modo di saper cogliere i frutti di conversione che porta dentro di sé e che ci consentono di riconciliarci con noi stessi e nei rapporti con gli altri. Il resto può essere una semplice suggestione. È il frutto di quella voglia dell’essere umano d’affrettare i tempi della rivelazione attraverso l’immaginario collettivo. È una sorta di panacea, ai nostri tanti mali, se continuiamo a vedere e a giudicare con gli occhi di chi vede di fuori e non al di dentro. Alla fine, i miracoli, che di tanto in tanto si propongono alla nostra attenzione, diventano il frutto delle paure ataviche. Forse è più arduo pensare che la vera Fede non si appaga con le esteriorità. Essa nasce al nostro interno e ritorna al luogo di partenza. Noi diventiamo dei semplici tramiti e vi sono, in queste pieghe, dei nostri simili che più degli altri sono capaci d’interpretare tali messaggi e vederli materializzati davanti ai loro occhi.
Sono considerati dei santi o dei santi uomini e donne. Sono esempi di una virtù che è in tutti noi ma che loro hanno saputo riconoscere ed esteriorizzare mentre al loro cospetto noi mostriamo il volto della nostra mondanità, della caducità e della pochezza spirituale. Abbiamo sempre più bisogno del loro esempio e del loro sacrificio per ritrovare l’antica strada e per percorrerla con serenità. Talvolta anche quest’opportunità è da noi sacrificata irrimediabilmente. Ciò ci insegna la difficoltà di un cammino che ci interiorizza e ci fa riconoscere il più vetusto e il più nobile ed anche il più salvifico dei nostri beni: la morale interiore. Forse non è tutto sbagliato pensare che il nostro sforzo di perfezione troverà un premio nel godere in eterno le gioie del Paradiso. Per gli altri continuerà il dialogo su spettri, demoni e streghe. (Riccardo Alfonso)

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Libro: Natura che m’ispiri

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Parma. Sarà presentato mercoledì 30 ottobre alle 15 al ParmaUniverCity Info Point (Sottopasso Ponte Romano 2/A) il volume Natura che m’ispiri. Alcuni percorsi letterari, linguistici, archeologici, geografici curato da Stefania Voce, docente di Letteratura latina medievale e umanistica al Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma. Insieme alla curatrice presenteranno il libro Marina Guglielmi, Docente di Critica letteraria e Letterature comparate all’Università di Cagliari, e Davide Papotti, Docente di Geografia culturale, Geografie letterarie e Geografia del paesaggio all’Università di Parma.
Il volume è pubblicato dalla Casa editrice Pàtron nella Collana “Cultura Umanistica e Saperi Moderni”. Pensare la Natura è il tema portante del volume, una miscellanea di contributi che da differenti prospettive offrono un’analisi, ampia, nuova e accattivante, frutto di studi approfonditi e punto di arrivo di un percorso, che prende le mosse da un esperimento didattico presso i Licei di Parma e dell’Emilia occidentale e si configura come coronamento di un’esperienza nata dallo spirito di collaborazione tra la realtà universitaria (l’Ateneo di Parma) e quella scolastica. Della lezione orale sono rimasti invariati sia i contenuti sia l’impostazione, volta a illustrare l’argomento su basi culturali in senso lato, ma nella versione scritta sono state approfondite le argomentazioni e sono state aggiunte note e bibliografia per evidenziarne il carattere innovativo e l’impostazione scientifica.Il carattere multidisciplinare dell’opera offre una lettura che spazia dall’archeologia alla papirologia, dalle letterature classiche a quelle moderne e contemporanee, nonché alle discipline propriamente geografiche. Il volume raccoglie saggi dei docenti universitari Davide Astori, Mariella Bonvicini, Carlo Alberto Gemignani, Giulio Iacoli, Massimo Magnani, Fausto Pagnotta, Isotta Piazza, Nicola Reggiani, Paolo Rinoldi, Gualtiero Rota, Riccardo Villicich, Stefania Voce.

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I francobolli della natura di Poste italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Si tratta di due francobolli celebrativi di Europa 2019, stampati dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, in due milioni di esemplari per ciascun francobollo. Nel primo vengono raffigurati due cardellini poggiati sui fusti di una pianta di cardo fiorito, mentre nel secondo compaiono due aquile di Bonelli, una posta su una roccia e l’altra in volo. Due specie diverse tra loro ma di grande importanza che il Ministero dello Sviluppo economico ha deciso di celebrare insieme alla Lipu.Le specie scelte per i francobolli celebrativi dell’Europa condividono il destino comune di essere vittime di comportamenti illegali operati dai bracconieri. Il cardellino subisce il furto dei pulcini al nido, poi allevati in gabbia o venduti illegalmente, una pratica ancora diffusa in Italia, in particolare in Campania e in Sicilia e storicamente combattuta dalla Lipu, con le forze dell’ordine e altre associazioni. L’aquila di Bonelli, un rapace apertura alare di oltre un metro e mezzo, vive ormai solamente in alcune zone remote della Sicilia e conta su appena 40 coppie. Una specie a grave rischio, dunque, per la tutela della quale la Lipu partecipa da anni alla sorveglianza dei nidi, insieme al Gruppo tutela rapaci in Sicilia, per prevenire il bracconaggio, garantendo, ad oggi, l’involo di oltre 150 giovani aquile.“Abbiamo affiancato Poste italiane e il Ministero dello Sviluppo economico in questa felicissima iniziativa, culturale e di sensibilizzazione, che cade nell’anno del 40esimo compleanno della Direttiva ‘Uccelli’, la “legge madre” europea per la protezione degli uccelli selvatici – dichiara Danilo Selvaggi, Direttore generale della Lipu-BirdLife Italia – La scelta dei francobolli con queste due specie così significative ha un alto valore simbolico ma anche un risvolto pratico, perché dice della necessità di tutelare gli uccelli selvatici e in particolare quelli minacciati. L’Europa è anche fatta di natura, habitat preziosi e specie viventi, e noi abbiamo il dovere di conoscerla e tutelarla, anche attraverso il coinvolgimento di istituzioni come il Ministero dello Sviluppo economico e Poste italiane”.

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In dialogo con Sorella Natura: il Festival Francescano diventa sostenibile

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

Festival Francescano, dal 27 al 29 settembre a Bologna, si estende all’ambiente. Il Festival, in linea con questa istanza e con il carisma di Francesco d’Assisi richiamato spesso da papa Francesco, ha intrapreso un percorso verso la sostenibilità teso a una significativa riduzione dell’impatto ambientale dell’evento.Grazie a una nuova e significativa collaborazione con Fra’ Sole, il progetto di sostenibilità ambientale del Sacro Convento di Assisi, che vede tra i soggetti promotori la Custodia generale dei Frati Minori Conventuali, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell’Umbria e Sisifo, sono state messe in atto numerose azioni per testimoniare il rispetto e la cura di “nostra madre terra”, in un’ottica di ecologia integrale.
I passi verso un Festival sostenibile si concretizzeranno nell’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili (conformi alla normativa europea EN 13432) presso l’Area caffè e lo stand Operazione Pane; verrà ridotto l’utilizzo della plastica con la distribuzione di acqua potabile in borracce; la raccolta differenziata sarà organizzata in maniera diffusa e capillare in tutte le sedi del festival; verranno utilizzati arredi realizzati con pallet riutilizzabili e pannelli di legno; il programma della manifestazione sarà stampato su carta certificata FSC; verrà distribuito gratuitamente compost per la sensibilizzazione al rispetto e alla tutela del suolo.Nella messa in opera delle azioni previste dal piano di sostenibilità dell’evento, Fra’ Sole si avvale di tutta la rete dei suoi partner e della collaborazione con il Gruppo Hera che consentirà di inserire il Festival nel programma di Ecofeste del Comune di Bologna.
Il progetto Fra’ Sole sarà inoltre protagonista di un momento di approfondimento sullo spirito di Francesco d’Assisi e il suo rapporto con il creato, grazie alla testimonianza di fr. Antonello Fanelli della comunità del Sacro Convento di Assisi, che venerdì 27 settembre alle 15.30 in Piazza Maggiore racconterà senso e sviluppo del progetto Fra’ Sole.
Il programma del Festival Francescano è particolarmente ricco: qui, tra dibattiti, spettacoli, concerti e “libri viventi” – intervengono Romano Prodi e il gesuita Antonio Spadaro sui rapporti tra Occidente e Cina; il francescano Paolo Benanti e il matematico Giuseppe O. Longo su tecnologia ed etica; l’ex brigatista Adriana Faranda e Agnese Moro sulla “giustizia riparativa”; il teologo cristiano Brunetto Salvarani e il musulmano Adnane Mokrani sul rapporto tra le religioni. Ci saranno anche il giornalista Mario Calabresi, il filologo Ivano Dionigi, il domenicano Timothy Radcliffe, il cantautore Simone Cristicchi. Un faccia a faccia tra generazioni, culture, generi, discipline: oltre 100 eventi in tre giorni, tutti gratuiti. E’ possibile consultare il programma completo su http://www.festivalfrancescano.it

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Mostra: Natura e universo femmimile

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

Mantova sabato 10 novembre 2018 ore 17.00 Museo diocesano Francesco Gonzaga Piazza Virgiliana, 55 inaugurazione mostra collettiva d’arte contemporanea “Natura e Universo femminile” che resterà aperta fino al 21 novembre 2018. Intervengono
Mons. Roberto Brunelli Direttore del Museo diocesano Francesco Gonzaga e Sabrina Falzone, Francesca Bianucci e Chiara Cinelli Curatrici della mostra. E’ dedicata a un binomio tematico che si inserisce nel solco di una tradizione simbolica secolare e che trova ampia rappresentazione nella storia dell’arte.
“Unità tematica, nel binomio così suggestivo dato dalla Natura e dall’Universo femminile, espressa da una pluralità di voci, provenienti da vari paesi del mondo intero ed esprimentisi in una grande varietà di tecniche artistiche: questa mostra non poteva trovare ambiente più consonante del Museo che la ospita – afferma Mons. Roberto Brunelli, Direttore del Museo -. Chi, dopo avere ammirato questa densa esposizione, vorrà percorrere le sale del Museo vi troverà consonanza nella miriade di capolavori di pittura, scultura, oreficeria, smalti, avori e molto altro, provenienti da mezzo mondo e distribuiti negli ultimi venti secoli. E pluribus unum: il celebre motto, forse virgiliano, fatto proprio dagli Stati Uniti d’America non pare improprio applicarlo anche qui, sia al Museo sia alla Mostra: per entrambi intendendo come unum l’arte, quell’arte che non si appaga di semplice estetica ma si fa veicolo di valori, di quanto di meglio l’uomo trova dentro di sé”.
I ventitré artisti interpreti del tema si sono cimentati su questo duplice binario tematico, ciascuno attraverso il filtro della propria sensibilità, espressività ed esperienza, dando vita a un percorso espositivo che si caratterizza per la coesistenza di linguaggi e stili differenti, e per la provenienza internazionale delle opere in mostra.
Alla varietà di stili rappresentati si somma la pluralità di tecniche utilizzate per la realizzazione delle opere: acquarello, arte frattale, fire painting (combustione con fiamma di candela), fiber art, fotografia, intarsio, pittura e scultura.
“L’esigenza comunicativa accomuna i ventitré artisti selezionati – osserva la curatrice Sabrina Falzone -, ognuno dei quali ha esperito un proprio linguaggio visuale non solo mediante modalità eterogenee, ma anche con una significativa impronta personale, finalizzata ad una capillare diffusione del messaggio artistico e ad una più ampia condivisione di contenuti, stili e procedimenti tecnici. Il grande tema della Natura si manifesta maestosamente in paesaggi, figure, colori e architetture pittoriche. D’altro canto l’Universo femminile, sorretto da un’eclatante creatività, viene sottolineato dalle figure, individuato nelle astrazioni segniche ed enfatizzato dall’eleganza scultorea. Con una pluralità di tecniche artistiche che va dalla terracotta alla pittura, dalla fotografia all’intarsio, gli artisti in mostra si esprimono con inaspettata spontaneità ai fruitori”.
(ingresso libero) da mercoledì a domenica: 9.30–12.00 / 15.00–17.30 lunedì e martedì: aperto solo a gruppi prenotati Ingresso al Museo intero 6,00 – ridotto 4,00

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Noi siamo dei pittori che disputano e gareggiano con la natura

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

La natura è equilibrio e armonia. L’armonia regge l’universo. La pittura che è, per eccellenza, disputa e gara con la natura non può, a meno d’essere armonica, di ritrarre l’armonia che è della natura. Il deforme è contro ogni regola d’armonia e la pittura, che si compiacesse unica-mente del deforme, verrebbe meno all’alto suo ufficio tenendo presente in proposito le parole di Leonardo: “Quella scienza è più utile della quale il frutto sia più comunicabile.” E ancora: “La pittura ha il suo fine comunicabile a tutte le generazioni dell’universo, perché il suo fine è subietto della virtù visiva, e non passa per l’orecchio al senso comune, col medesimo modo che vi passa per il vedere.”
Potrei obiettare che la pittura è perfettamente inutile ai ciechi, ma io so che Leonardo parla all’uomo normale, alla natura ovvero, non al deforme, che è in natura, e la cecità è una deformazione della natura. Il cieco, dinanzi alla pittura che pur ode magnificare, precipita dolentemente in un abisso d’ombre e sente maggiore il peso della sua cecità.
E’ questo il confronto tra le vite che vivono e sono vissute. E’ questa la luce che traspare e fende la cecità e le restituisce la vista attraverso l’armonia del creato. Ancora una volta non dobbiamo dimenticarlo.
Non dobbiamo volere che tutto si estingue con la nostra vita. Il presente non è costituito d’altro se non dalla morale sopravvivenza della virtù, della sapienza, del valore e degli eroismi di coloro che ci hanno preceduti e l’avvenire è, senza dubbio, costituito da tutto il bene che ci proponiamo sopravviva in noi.
In ciò consiste la vera continuazione della vita del singolo e dell’universo. Poiché a noi si nega vivere lungamente – osservava Cicerone – lasciamo almeno qualcosa che faccia testimonianza dell’essere noi vissuti.”
Solo in questo modo la vita non giunge vana. Solo in questo modo la nostra opera proporrà dei fini che oltrepasseranno la nostra vita e si protenderanno nell’avvenire come al cielo si protenderanno i rami carichi di bei frutti.
Sopravvivere a sé vuol dire lasciare in chi fu compagno nel cammino, desiderio grande di noi, lunga brama di noi. Le elevazioni cui aspirammo in vita diventeranno le aspirazioni di coloro che sopravvivranno e il ricordo che di noi affidiamo al passato è la nostra vita che si prolunga. E questa non è una storia che apre il suo capitolo inneggiando ai grandi e disdegnando gli altri, i sevi della gleba. Gli uni condottieri e gli altri oscuri gregari. L’essere umano, come tutto il creato, rappresenta un disegno unitario che ha la sua ragione d’essere proprio perché esiste un fiore per offrire a un’ape di raccoglierne il nettare. E questa catena non si spezza perché esistono tante diversità capaci di amalgamarsi tra di loro, di fondersi, di riprodursi, di ricrearsi in altre situazioni e condizioni.
E’ questo quel patrimonio comune che rende grande ciascuno di noi anche se piccoli siamo nati per restare piccoli.
Il deserto si apre a coloro che nulla impressero nella vita e la vissero di ombre e d’inerzie, inanità per le quali la morte è paurosa estinzione:
Né infelice è chi muor; ma chi, morendo,
guarda i giorni passati ed alcun’orma
da sé lasciata di virtù non trova.
S. Pellico

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Dal libro della natura la sua identità spirituale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

“Comprendevo, attraverso l’esperienza dei vincoli, che lega la vita del cielo e della luce a quella delle acque e della terra, e queste alla vita dell’umanità, l’errore di chi pretende di dividere il mondo interno da quello esterno, l’individuo dalla società, l’intelligenza dalla fede, l’uomo da Dio. Seguivo in quella lettura del libro della natura non solo la maestà esteriore ma l’unità interiore e l’ordine dell’universo, fondato sui principi e valori eterni.
Era un dono della grazia che resuscitava in me sempre più viva anche la coscienza, che all’uomo non è lecito dimenticare di essere chiamato a vivere fra gli uomini, che il primo dovere è di dare con amore, di prodigarsi per il prossimo, anche se questa dedizione sia, per avventura, ricambiata per l’incomprensione e per l’ingratitudine e accompagnata da tristezza e dolore. E’ che solo in questa pratica del bene possono trovarsi la pace e la quiete dello spirito.
Questi i pensieri sui quali, nella calma della notte si fermavano sempre più a lungo, insistente le mie meditazioni. Questo è il frutto di un’esperienza maturata nella solitudine dei monti, nella contemplazione del loro splendore, nell’ascolto delle loro voci. Lassù i cieli anche quando sono corsi da nubi, dietro le quali, eterni, stanno sempre l’azzurro e il sole, si effonde nell’anima il calore di un soave, edificante conforto, che suscita la speranza e rinnova il coraggio”.
Questo è quanto scriveva De Francisci e avrei voluto che a farlo fosse toccato a me. Questo mi ha offerto, tuttavia, l’opportunità di una prima considerazione, di certo ovvia per molti, ma per me è stato e resta motivo di riflessione. Non poche volte, infatti, ho ritrovato i miei scritti in quelli degli altri e non perché li avessi letti in anticipo e rubate le idee e il modo di rappresentarle. La verifica l’ho avuta soprattutto quando la lettura era successiva al mio elaborato.
Ciò m’induce a credere che esista una continuità storica ideale nella quale ogni essere umano s’interfaccia non tanto per la ricerca del nuovo, che è pur sempre nell’intelletto di tutti noi, ma nel trovare nel pensiero altrui un’identità di vedute, un passo comune con il quale incamminarci lungo i sentieri della vita spesso accidentati, spesso sofferti, spesso posti nelle condizioni fisiche non ideali per affrontare una qualsiasi fatica.
Abbiamo, in altre parole, bisogno di un aiuto, e un conforto che possiamo trovare nelle letture e nel condividerle con chi si sofferma con noi a considerarle. Penso, ad esempio, agli scritti di Calvino, le cui opere trovano estimatori nelle più disparate regioni del mondo. E’ il classico filo d’Arianna che ci permette di non disperderci nei dedali della vita e rende agli stessi nostri conversari il collante per ritrovarci in taluni gesti tipici e nel trarre un utile insegnamento attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui e la comparazione con i propri in determinate circostanze ed eventi. Era ed è tutto un formicolio d’idee che non scorgevo del tutto, e non sempre comunque, come il frutto esclusivo del mio pensiero ma piuttosto di quello più universale e intangibile della mente umana nella sua totalità. (Riccardo Alfonso)

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Abu Dhabi: Mare e natura incontaminati

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Abu Dhabi. Tra aprile ed agosto di ogni anno, su Saadiyat Island, si ripete la stessa identica magia: decine di migliaia di tartarughe Hawksbill, una specie in via d’estinzione, si recano sulle sue spiagge bianchissime per nidificare.La stagione della nidificazione è da sempre oggetto di una grandissima attenzione da parte dei residenti e dei visitatori, così come da parte di tutti gli operatori presenti sull’isola: basti pensare che gli hotel modificano l’intensità dell’illuminazione delle aree esterne per non disturbare le testuggini, e gli stessi ospiti sono invitati a ridurre il più possibile il consumo di luce e a chiudere le tende delle loro stanze per attenuare l’inquinamento luminoso durante tutto il periodo di incubazione delle uova, che dura fino a fine agosto, quando poi si schiudono. L’accesso notturno alla spiaggia è chiuso, mentre durante il giorno la dune protection zone, un sistema di passerelle di legno che salvaguarda la vegetazione e la natura circostante, assicura alle tartarughe la massima tranquillità senza ostacolare le attività dei turisti, che possono tranquillamente godere della bellezza delle spiagge incontaminate di Saadiyat contribuendo a salvaguardarne il prezioso habitat naturale.
A 250 km da Abu Dhabi, a solo mezz’ora di volo, si trova Sir Bani Yas Island, riserva naturale, meta ambita dagli amanti della natura. La fine del 2016 ha consacrato l’inaugurazione della prima e unica spiaggia nel Golfo dedicata ai crocieristi, la Sir Bani Yas Cruise Beach nella regione occidentale. Sull’isola sorge l’Arabian Wildlife Park, un’enorme riserva naturale che ospita oltre 10.000 animali in libertà. Sono presenti un gran numero di orici arabi, gazzelle e giraffe, senza dimenticare i ghepardi e le iene. Qui ci si può avventurare in tour del parco in 4×4, accompagnati da personale esperto. Grazie alle tre strutture Anantara Hotel Resort & Spa, gli ospiti potranno godere di un alloggio a 5 stelle presso il Desert Islands Resort & Spa by Anantara e di una spiaggia privata presso l’Anantara Al Yamm Villa Resort, sulla costa orientale. Infine, l’Anantara Al Sahel Villa Resort garantisce panorami mozzafiato dei paesaggi selvaggi che circondano la struttura. Non resta che scegliere quale meta scoprire per prima: il magico mare di Abu Dhabi ti aspetta!

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Agriturismo: vacanze all’insegna della natura?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

La vacanza in agriturismo evoca momenti lontani dalla vita frenetica di tutti i giorni, in armonia con la natura e distanti da ogni fonte di stress. Eppure, da un’indagine condotta da Agriturismo.it (https://www.agriturismo.it), portale leader in Italia per questo settore ricettivo, è emerso che gli italiani si confermano iperconnessi persino in vacanza.
La ricerca è partita con l’obiettivo di indagare le abitudini degli ospiti in agriturismo e oltre il 46% dei gestori ha dichiarato che sono proprio gli italiani quelli che trascorrono la maggior parte del tempo a lavorare al pc durante il soggiorno. Al secondo posto, ma ben distanti da questa percentuale, con il 18% delle risposte sono i tedeschi i secondi sul podio degli stakanovisti in vacanza, seguiti dagli americani (16%). Chi invece riesce a staccare la spina dagli impegni lavorativi sono gli spagnoli e i francesi, indicati come quelli che trascorrono meno tempo di tutti al pc.
L’analisi ha confermato che gli italiani sono anche i più cellulare-dipendenti, opinione condivisa da oltre il 76% dei proprietari degli agriturismi che vedono sempre i nostri connazionali a capo chino sui loro device mobili. In vacanza sono invece spagnoli, inglesi e francesi i turisti che abbandonano i cellulari per dedicarsi all’esperienza in agriturismo.E non solo gli italiani sono quelli che trascorrono più tempo al computer o con il loro smartphone, i gestori che hanno risposto all’indagine li hanno indicati anche come i più pigri: il 58% dei rispondenti ha dichiarato che sono proprio loro quelli che richiedono più spesso di avere la colazione oltre gli orari indicati dal servizio. Di contro sono gli americani i più mattinieri seguiti, a sorpresa, dagli spagnoli e, a pari merito, dagli inglesi.
Spesso chi prenota una vacanza in agriturismo approfitta dell’immersione nella natura per fare sport all’aria aperta, grazie ai lunghi sentieri per le camminate, alle piscine o agli spazi esterni dedicati a yoga e ginnastica. L’indagine ha chiesto ai proprietari degli agriturismi la nazionalità dei loro ospiti più sportivi e oltre il 63% di loro ha indicato i tedeschi, seguiti dagli italiani (14%) e dagli americani (5%).
Ma la vacanza in agriturismo non è solo campagna, relax e sport… uno degli elementi più importanti che la caratterizzano è infatti il cibo. Secondo gli oltre 200 proprietari intervistati, sono i tedeschi i turisti più interessati a conoscere le tradizioni culinarie della zona in cui si trovano (38%), insieme agli americani (23%) e agli italiani che, con il 20% delle risposte si confermano delle buone forchette. I tedeschi sono anche gli ospiti che trascorrono più tempo nelle strutture: secondo il 47% dei gestori infatti chi arriva dalla Germania non sceglie l’agriturismo come semplice punto d’appoggio per la propria vacanza in Italia, ma ama trascorrervi le giornate, nelle sale comuni, in piscina o partecipando alla vita della campagna. Di contro, sono i francesi quelli che utilizzano la struttura come base per la sola notte e che si allontanano più spesso, alla scoperta di altre attrazioni al di fuori dell’agriturismo.

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