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Posts Tagged ‘nazionalità’

“Breaking the code: a pathway to success”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

torinoTorino. Lunedì 19 ottobre inizierà la sessione italiana del progetto, che si protrarrà fino a domenica 25 ottobre, e alle 9 nell’aula magna del liceo Giordano Bruno (Via Marinuzzi 1) avrà luogo la cerimonia inaugurale, alla presenza – oltre che delle rappresentanze delle altre quattro scuole europee – della consigliera metropolitana delegata all’istruzione Domenica Genisio.
Il gruppo di lavoro comprende oltre quaranta docenti e più di duecento studenti dei cinque paesi.Le attività didattiche della settimana coinvolgeranno gruppi composti da ragazzi e professori delle diverse nazionalità, che comunicheranno tra loro in inglese, e riguarderanno le materie scientifiche (matematica, fisica, scienze e Ict) insieme a quelle geografiche e storiche e le scienze motorie.
Gli studenti e gli insegnanti svolgeranno gare di problem solving e giochi didattici (gymkana e caccia al tesoro, attività motorie, reinterpretazioni fotografiche e altro). Si svolgeranno inoltre uscite sul territorio per permettere agli ospiti di conoscere gli aspetti salienti del nostro territorio e i suoi principali monumenti.
L’obiettivo è quello di ideare, implementare e monitorare nuove strategie per motivare gli studenti, migliorarne l’impegno e aiutarli a innalzare le loro competenze in ambito scientifico e comunicativo, in linea con gli standard internazionali di Europa 2020”.
Il progetto del liceo Giordano Brunosi è classificato quarto a livello nazionale sui 45 approvatiper l’Italia dalla Commissione Europea.

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Combattere l’apolidia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Ginevra Oggi nel mondo ci sono milioni di persone che nessuno Stato riconosce come propri cittadini. Sulla carta non esistono. Sono persone senza nazionalità. Sono apolidi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha come parte integrante del suo mandato la prevenzione dell’apolidia. L’UNHCR oggi lancia una campagna per far luce su un tema molto poco conosciuto, il cui obiettivo sarà anche quello di ridurre il numero di apolidi nel mondo. Il lancio della campagna avviene a pochi giorni dal 50° Anniversario della Convenzione sulla Riduzione dell’Apolidia del 1961, il 30 Agosto 2011.
L’UNHCR stima che attualmente nel mondo gli apolidi siano circa 12 milioni, ma determinarne il numero esatto è molto difficile. Rapporti incongruenti insieme alle diverse definizioni sull’apolidia, creano incertezza sulla vera portata del problema. Al fine di affrontare e superare questa problematicità, l’UNHCR sta svolgendo una campagna mirata ad accrescere la consapevolezza circa la definizione giuridica internazionale, migliorando al contempo i propri metodi di raccolta dati sulla popolazione apolide.
Una grave conseguenza dell’apolidia è che quest’ultima può auto-perpetuarsi. In molti casi quando i genitori sono apolidi, i loro figli diventeranno apolidi dal momento della nascita. Di conseguenza, l’esclusione e la precarietà derivanti dalla condizione di apolidia toccheranno un’altra generazione. Senza nazionalità, è estremamente difficile per i bambini ricevere un’educazione scolastica o altri servizi di base. La discriminazione nei confronti delle donne aggrava il problema. Queste ultime sono inoltre le più a rischio di apolidia. Uno studio dell’UNHCR rivela che esistono tuttora legislazioni sulla cittadinanza che discriminano le donne in almeno 30 paesi. Inoltre, in alcuni paesi, le donne e i loro figli rischiano di diventare apolidi se sposano cittadini stranieri. Alcuni Stati non consentono alla madre di poter trasmettere la propria cittadinanza ai figli.
Un problema che accomuna molte situazioni di apolidia è la discriminazione etnica e razziale, che porta all’esclusione specie quando la volontà politica per risolvere il problema è evanescente. Tra i gruppi esclusi dalla cittadinanza al momento della nascita o indipendenza dello Stato vi sono i musulmani residenti (i Rohingya) nel nord dello Stato Rakhine nel Myanmar, le tribù delle colline della Tailandia, i Bidoon negli Stati del Golfo. Mentre molti Rom hanno la cittadinanza del paese in cui risiedono, migliaia in vari paesi dell’Europa continuano ad essere apolidi. Spesso questi gruppi sono così emarginati, che anche quando la legislazione viene modificata per concedere loro la cittadinanza, vanno incontro a grandi ostacoli per ottenerla.
Dopo 50 anni, queste Convenzioni hanno attirato solo un numero esiguo di Stati, riferisce Guterres. E’ vergognoso che milioni di persone stiano vivendo prive di cittadinanza, uno dei diritti umani fondamentali. L’ampiezza del problema e le terribili conseguenze che ricadono sugli interessati rimangono quasi del tutto inosservate. E’ necessario cambiare lo stato delle cose. I Governi devono agire per ridurre il numero totale di apolidi.
Anche se ci sono degli esempi positivi relativi all’apolidia, è necessario fare ancora molto. L’UNHCR ha come obiettivo quello di portare la questione nel dibattito pubblico, incoraggiare gli Stati ad aderire alle due Convenzioni sull’apolidia, modificare le norme sulla cittadinanza e prendere misure ulteriori al fine di eliminare l’apolidia. Materiale multimediale può essere scaricato presso il sito: http://www.unhcr.org/stateless/

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Migliaia di stranieri abbandonano la Libia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2011

Staff OIM alla frontiera di Ras Adjir tra Libia e Tunisia, fa sapere che sempre più persone attraversano la frontiera con la Tunisia, nel tentativo di fuggire dalla Libia. La maggior parte delle persone che varcano il confine sono tunisine, ma tra coloro che lasciano il paese ci sono anche migranti di varie nazionalità. Oltre 6.700 tunisini sarebbero fuggiti attraverso il punto di confine di Ras Adjir in tre giorni. Martedì notte (23/2), molti lavoratori migranti egiziani e cinesi sono arrivati alla frontiera. Circa 850 egiziani partiranno oggi verso l’Egitto dall’Aeroporto di  Djerba accompagnati da staff OIM e volontari della Mezzaluna rossa tunisina . Due aerei inviati dal governo egiziano li trasporteranno a  casa. Circa 830 operai cinesi sono giunti in autobus affittati dal consolato cinese a Tripoli e sono state portati a Tunisi. Gli operatori OIM affermano che coloro che arrivano alla frontiera provengono principalmente da Tripoli e comprendono il personale delle ambasciate di vari paesi che ha deciso di lasciare la capitale. “Delle decine di migliaia di africani e asiatici che lavorano in Libia solo pochi sono riusciti finora a raggiungere il confine” afferma Laurence Hart, capo missione OIM in Libia, “probabilmente non hanno le risorse per pagare per il viaggio” “Siamo molto preoccupati per tutti gli immigrati che intendono lasciare la Libia, ma non possono”, continua Hart. “Molti paesi che non hanno risorse adeguate per evacuare propri connazionali stanno chiedendo il supporto dell’OIM. Stiamo pertanto preparando un urgente appello ai donatori per ottenere dei fondi che ci possano permettere di intervenire al più presto”,Nel frattempo l’ufficio OIM nella capitale del Niger, Niamey, segnala che 170 Nigerini hanno attraversato il confine dalla Libia. Sono attualmente ospitati dall’OIM nel centro di transito a Dirkou, da dove saranno trasferiti nella città di Agadez. Questo primo gruppo ha riferito che centinaia di altri cittadini del Niger si dirigono verso il confine sui camion. Pare inoltre  che alcuni camion siano in panne lungo la strada. L’OIM e la Croce Rossa del Niger prevedono l’arrivo di diverse centinaia di migranti nelle prossime ore. Un team composto da personale OIM dell’Egitto, UNHCR e l’UNOCHA inizierà intanto domani (25/2) una missione di valutazione al confine libico, nei pressi della città egiziana di Sollum. Circa15.000 egiziani hanno recentemente attraversato il confine in questo punto insieme a un piccolo numero di libici.

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Cinema: Via della Croce

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

via della croceRoma 15 Novembre – ore 11,00    Cinema  Nuovo  Sacher  Largo Ascianghi 1 Via della Croce  un film di Serena Nono con gli ospiti della Casa dell’Ospitalità di S.Alvise, Venezia. Saranno presenti la regista e alcuni interpreti. «Evento speciale al Lido, il film, costruito in capitoli e con tableaux vivants che sono libere citazioni da dipinti di Piero della Francesca, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Mantegna, Bellini, Giotto, ha per Venezia un significato particolare. È stato realizzato nella comunità di S.Alvise dove abitano, arrivando da ogni parte del mondo, persone di nazionalità, provenienze sociali e religioni diverse in uno spirito di altruismo che difficilmente trova eguali.» (Giovanna Grassi, Corrriere della sera 3/9/2009) «Serena Nono, veneziana, 44 anni, ha diretto Via della Croce (Orizzonti), film realizzato con i senzatetto delle Case dell’Ospitalità di Venezia e Mestre. Sono le stazioni della Via Crucis di Gesù riprodotte in quadri viventi accompagnati dai Vangeli di Giovanni e Marco, alternati al racconto dei calvari dei poveri attuali, ispirati a dipinti di Mantegna, Tintoretto, Piero, Bellini, Caravaggio, con partecipazioni amichevoli del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari e di Anna Bonaiuto. Un lavoro intenso, raffinatissimo, commovente.»  (Lietta Tornabuoni, la Stampa 5/9/2009) (via della croce)

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Migranti: nessun arrivo di massa per la regolarizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni chiarisce che la notizia di migliaia di nordafricani pronti a partire per l’Italia al fine di essere regolarizzati come colf o badanti  – notizia riportata da alcuni organi di stampa e televisioni nei giorni passati – non è mai stata data in questi termini dall’OIM, che non è affatto a conoscenza di un fenomeno di così vasta portata.L’OIM conferma invece quanto già riportato sulla frode perpetrata a danno di molti migranti che al momento lavorano nei campi di San Nicola Varco, nei pressi di Eboli. Nell’area vivono un migliaio di migranti che per entrare in Italia regolarmente con un visto per lavoro stagionale hanno dovuto pagare una somma di denaro a un «intermediario» della loro stessa nazionalità e a un datore di lavoro italiano, che ha promesso di assumerli in modo regolare. Una volta in Italia, il datore di lavoro è scomparso o si è rifiutato di assumerli. Senza un permesso di lavoro, molti sono caduti nelle mani degli sfruttatori. Ora vivono in edifici abbandonati, tra i rifiuti, senza elettricità né acqua corrente, impiegati senza contratto come lavoratori stagionali nel settore agricolo, e sfruttati nei campi per pochi euro al giorno.“Stiamo lavorando con i nostri interlocutori italiani per verificare se sarà possibile offrire ad alcuni migranti assistenza e protezione in Italia, afferma Peter Schatzer, capo missione dell’OIM in Italia –  e  allo stesso tempo abbiamo gia fornito sostegno a 33 persone che hanno chiesto di tornare in Marocco attraverso il programma di ritorno volontario assistito.”

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