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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Perché l’Italia continua a votare contro Israele alle Nazioni Unite?

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

By Ugo Volli. Dopo le “otto risoluzioni otto” contro Israele di quindici giorni fa, l’Assemblea Generale dell’Onu ne ha approvate altre sei sabato scorso. E come l’altra volta, l’Italia ha approvato la maggior parte delle risoluzioni. Si è astenuta questa volta da una mozione che richiede la restituzione alla Siria delle alture del Golan, da cui fino al ‘67 Assad bombardava regolarmente le città e i kibbutz italiani intorno al Lago di Tiberiade, ma ha approvato quella che condanna il controllo israeliano di Gerusalemme, dicendo due enormi falsità, cioè che non vi sarebbe rapporto fra popolo ebraico e la capitale di Davide, Salomone e di tutto l’ebraismo fino a oggi, e che nella città non ci sarebbe libertà religiosa, quando è vero esattamente il contrario, cioè che per la prima volta da sempre l’appartenenza di Gerusalemme a Israele permette a chiunque di pregarvi tranquillamente come vuole. Si è astenuta su una risoluzione minore, che assegna un budget per le attività antisraeliane che l’Onu organizza, ma ne ha approvata un’altra che stabilisce l’organismo che promuove queste attività. Ha approvato la più politica, che invocando una “soluzione pacifica” del conflitto, lo incolpa solo a Israele e si è infine astenuta sull’istituzione di un “comitato per gli inalienabili diritti del popolo palestinese, fra cui naturalmente è inclusa la distruzione di Israele. A questi voti bisogna aggiungere un piccolo (ma non tanto piccolo) scandalo: Il sito del governo italiano ha dichiarato che l’altro giorno il presidente del consiglio Conte ha ricevuto “il presidente della Palestina” come se fosse uno stato. Ora l’Italia non riconosce lo “stato di Palestina” ma l’ “Autorità palestinese” che non è uno stato: chi ha cambiato le carte in tavola?
Dal modo come l’Italia ha votato si scopre uno strano fenomeno e cioè che ha votato come quasi tutta l’Unione Europea (salvo Malta, quasi sempre contro Israele e l’Ungheria, quasi sempre favorevole. E che l’Unione Europea si è allineata alla Russia, che notoriamente è il protettore dell’arcinemico di Israele, l’Iran. Questo allineamento dell’Europa alla Russia (contro gli Usa, l’Australia, il Canada, in un paio di occasioni anche la Gran Bretagna) dà certamente da pensare, soprattutto a quelli che si illudono che l’UE sia la custode dello spirito occidentale contro il “sovranismo” di Trump.Ma io sono soprattutto preoccupato dell’Italia. Perché il nostro paese, il cui vice-premier Salvini ha sempre proclamato il suo appoggio a Israele e che alla faccia degli ebrei “progressisti” che hanno tanto peso nelle organizzazioni comunitarie e sui media, sarà gradito ospite dello stato ebraico fra una decina di giorni e ha spesso proclamato di essere “amico e fratello di Israele”, manifestando altrettanto spesso la propria amicizia agli ebrei italiani – perché dunque il governo in cui Salvini è parte essenziale, si allinea all’odio dell’Unione Europea per Israele?
Ci sono diverse risposte, che vanno tutte considerate. La prima è che l’apparato stesso del Ministero degli Esteri italiano, salvo qualche lodevole eccezione, è allineato al vecchio filoarabismo dell’Italia dei Moro, Craxi, d’Alema. Lasciato a se stesso, ha il riflesso condizionato di votare contro Israele, come nel caso dell’Unesco, che fece scandalo durante il governo Renzi e dallo stesso Renzi fu sconfessato. La seconda causa è che il ministro degli esteri Moavero appartiene pienamente a questo ambiente, non è stato scelto dalla coalizione ma imposto da Mattarella e cerca di fare una politica di appoggio all’Unione Europea e dunque all’odio antisraeliano di Mogherini. I voti all’Onu non vengono discussi in consiglio dei ministri e rientrano nella autonomia del ministro.
La terza ragione è la più pericolosa. Il ministero attuale mette assieme due partiti molto lontani fra loro in molte cose fra cui la politica estera. La Lega è amica di Israele e realista in politica estera. I 5 stelle sono in buona parte di estrema sinistra e dunque nemici di Israele e dell’America: Fico è favorevole all’immigrazione islamica come Boldrini; è d’accordo con Grillo nell’appoggio all’Iran. Queste posizioni filoiraniane sono ancora quelle del movimento. Nel frattempo: Di Battista appoggia le colonne degli immigrati clandestini che vogliono sfondare il confine americano e in generale è nemico degli yankees; Manlio Di Stefano, che i 5 stelle sono riusciti a piazzare anche come sottosegretario agli esteri con responsabilità sul Medio Oriente, è a sua volta nemico dichiarato di Israele “ha un problema con gli ebrei” : a sentire il Foglio i 5 stelle sono il partito più antisraeliano nel panorama politico italiano.

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Il “Metodo Rondine” per la risoluzione dei conflitti vola alle Nazioni Unite

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

“L’Italia con Rondine Cittadella della Pace intende portare alle Nazioni Unite un esempio concreto (una buona pratica) da cui ripartire sul grande tema dei Diritti Umani, ormai divenuti prioritari per il nostro pianeta. Per questo abbiamo scelto la ricorrenza del 70° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo: Rondine sarà l’esempio concreto ed esportabile di come i conflitti si possano affrontare e superare all’interno della società civile, ripartendo dal dialogo e da rapporti interpersonali, in un’ottica di sviluppo collettivo scongiurandone il degeneramento nel conflitto armato”. Queste le parole del Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni che pur non essendo riuscita ad intervenire nell’ambito della presentazione del Rapporto Annuo 2017 dell’associazione Rondine che si è svolto oggi alla Camera dei Deputati di Roma non ha mancato di inviare il suo saluto, annunciando la partecipazione di Rondine alle Celebrazioni del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, in programma il prossimo 10 dicembre 2018 alle nazioni Unite di New York, in quanto eccellenza italiana nella risoluzione del conflitto.
Un metodo oggi codificato e riconosciuto a livello accademico, pronto per essere condiviso e applicato sui contesti più vari dal livello interpersonale al conflitto sociale fino ai contesti bellici o postbellici come dimostrano i risultati del progetto di ricerca “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti” presentati oggi. La ricerca è stata realizzata dalle Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Università degli Studi di Padova con il contributo di Fondazione Vodafone Italia.
18 mesi di osservazione, interviste, riflessioni; 2 gruppi di lavoro, 3 docenti e 3 ricercatori: se i numeri non colgono l’essenza aiutano però a capire l’investimento della ricerca. A partire da una “buona” pratica, che prevede la decostruzione della figura del nemico e l’articolazione della categoria del conflitto concretamente e nel quotidiano, la ricerca ha voluto indagare, con il supporto della psicologia e della filosofia, le peculiarità che caratterizzano la realtà di Rondine: da un lato “misurando” i cambiamenti che animano i conflitti intergruppi, dall’altro “verificando” la portata generativa delle categorie della giustizia riparativa fuori da un contesto penale.
A ulteriore testimonianza delle nuove frontiere applicative del Metodo Rondine nel corso dell’incontro è avvenuta la presentazione dei risultati del progetto “Initiative for democratic and peaceful elections” che rappresenta la prima applicazione concreta del Metodo Rondine nei luoghi del conflitto. Un progetto di formazione e sensibilizzazione, realizzato dai giovani che si sono formati a Rondine, che ha fortemente contribuito a evitare episodi di violenza in occasione delle recenti elezioni presidenziali in un paese ancora fortemente instabile come la Sierra Leone che dopo una sanguinosa guerra civile che dal 1991 al 2002 ha visto 50.000 morti, una faticosa ricostruzione su cui si è abbattuto l’Ebola con altri 4.000 morti infine, lo scorso anno ha subito l’ultima tragedia del fiume di fango, che ha sommerso centinaia di vite umane alla periferia della capitale Freetown.Sono state promosse attività di formazione rivolte a circa 360 leader della comunità locali che ancora oggi hanno grande autorevolezza e un ruolo determinante nella trasmissione di informazioni all’interno delle comunità locali associate. Accanto a questo una campagna di sensibilizzazione che ha attraversato i 14 distretti del paese con incontri pubblici nelle comunità, tavole rotonde nelle principali università del Paese, i mass media locali e i social network per poi costituire una commissione che ha supervisionato in modo informale il processo elettorale. Al grido di “One voice, one vote, no violence” la campagna è arrivata dalla capitale Freetown fino alle periferie più remote della Sierra Leone coinvolgendo circa 700 beneficiari diretti e circa 2,5 milioni di beneficiari indiretti.
Un progetto avvalorato dalla presenza di giovani coinvolti provenienti dalle tribù locali, insieme ai giovani di altri conflitti di tutto il mondo, che hanno operato nel contesto africano, in collaborazione con l’Università locale di Makeni sperimentando una vera e propria trasformazione sociale secondo le linee guida del Metodo.

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Leaders delle Nazioni Unite fanno appello per una revoca immediata del blocco umanitario in Yemen

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

unicef1ROMA/GINEVRA/NEW YORK – “Anche se la coalizione militare a guida saudita ha in parte revocato il recente blocco allo Yemen, la chiusura di gran parte degli accessi via aerea, via mare e via terra sta peggiorando di molto una situazione già catastrofica. Lo spazio e l’accesso di cui abbiamo bisogno per consegnare l’assistenza alimentare sono soffocati, e sono in pericolo le vite di milioni di bambini e di famiglie vulnerabili. Insieme, facciamo un altro appello urgente alla coalizione affinché permetta l’ingresso di rifornimenti salva-vita in Yemen in risposta a quella che è, ora, la peggiore crisi umanitaria al mondo. I rifornimenti, che includono medicine, vaccini e cibo, sono essenziali per combattere malattie e morte per fame. Senza di essi, migliaia e migliaia di vittime innocenti non sopravviveranno, e tra di loro ci sono moltissimi bambini.Oltre 20 milioni di persone, inclusi oltre 11 milioni di bambini, hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Almeno 14,8 milioni di persone mancano di assistenza medica di base e l’epidemia di colera ha causato oltre 900.000 casi sospetti.Circa 17 milioni di persone non sanno se mangeranno domani e 7 milioni sono totalmente dipendenti dagli aiuti alimentari. La malnutrizione grave acuta sta minacciando le vite di almeno 400.000 bambini. Con lo scarseggiare dei rifornimenti, salgono alle stelle i prezzi alimentari, mettendo altre migliaia ancora di persone a rischio.Anche con una revoca parziale del blocco, il World Food Programme stima che ulteriori 3,2 milioni di persone soffriranno la fame. Senza cure, 150.000 bambini malnutriti potrebbero morire nei prossimi mesi. Privare così tante persone dei principali mezzi di sopravvivenza è un atto immorale e una violazione del diritto umanitario.Si ha un bisogno disperato di carburante, di medicine e di cibo – il cui ingresso nel paese è al momento bloccato – se si vogliono proteggere le vite umane. Senza carburante, smetteranno di funzionare la catena del freddo dei vaccini, i sistemi di rifornimenti idrici e gli impianti di trattamento delle acque reflue. E senza cibo e acqua pulita, la minaccia della carestia cresce di giorno in giorno.
Stiamo già assistendo alle conseguenze umanitarie del blocco: la difterite si sta diffondendo rapidamente con 120 casi diagnosticati e 14 morti – per lo più bambini – nelle ultime settimane. Abbiamo vaccini e medicinali in transito verso lo Yemen, ma il loro accesso nel paese è bloccato. Almeno un milione di bambini rischiano ora di contrarre la malattia.“La più vasta epidemia di colera al mondo sta riducendosi e il numero di nuovi casi è diminuito per l’ottava settimana consecutiva dopo il picco degli oltre 900.000 casi sospetti. Se l’embargo non sarà revocato, il colera tornerà a riacutizzarsi.Tutti i porti del paese, compresi quelli nelle aree controllate dall’opposizione, devono essere riaperti senza indugio. Questo è l’unico modo per le navi noleggiate dalle Nazioni Unite di consegnare il vitale carico umanitario di cui la popolazione ha bisogno per sopravvivere. I voli del Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite – in entrata e in uscita dallo Yemen – devono ricevere immediatamente l’autorizzazione a riprendere le operazioni. Lo staff delle Nazioni Unite in servizio in Yemen non ha potuto spostarsi, nemmeno in caso di assistenza medica urgente.”Il tempo stringe e le scorte di medicinali, cibo e altri aiuti umanitari stanno esaurendosi. Il costo di questo blocco viene misurato nel numero di vite perse. “Se qualcuno di noi, nella propria quotidianità, vedesse una bambina in pericolo di vita, non cercherebbe di salvarla? In Yemen, si tratta di centinaia di migliaia di bambini, se non di più. Abbiamo cibo salvavita, medicine e rifornimenti necessari a salvarli, ma dobbiamo avere l’accesso che, al momento, viene negato.”A nome di tutti coloro le cui vite sono in pericolo imminente, ribadiamo il nostro appello a consentire l’accesso umanitario in Yemen senza ulteriori ritardi.”
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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Un ponte tra i poveri e le Nazioni Unite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 maggio 2017

Onu palace“I diritti umani sono in pericolo ogni giorno. Proteggerli e promuoverli è la missione e la ragione di essere di Franciscans International”. Così scrive fra Joseph Rozansky OFM, Presidente del Comitato di Amministrazione di Franciscans International, nella lettera che introduce il Report annuale dei programmi sostenuti e realizzati nel 2016 dall’organizzazione che si impegna a portare i valori del Vangelo a livello locale, nazionale e in seno alle Nazioni Unite.È stato proprio di fra Joseph il primo intervento dell’incontro tenutosi ieri pomeriggio per far conoscere l’impegno e l’operato di una organizzazione che appartiene a tutto il “mondo francescano”. Fra Joseph si è detto particolarmente lieto di tenere l’incontro in Assisi, nel Refettorietto del Convento Porziuncola, cuore del francescanesimo.Dopo di lui ha preso la parola padre Claudio Durighetto, Ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria, per rivolgere un saluto – soprattutto in qualità di Presidente del Mofra (Movimento francescano) dell’Umbria – ai numerosi presenti che hanno risposto all’invito per conoscere i nostri fratelli che rappresentano il volto e la voce francescana presso le Nazioni Unite. “Mentre ancora si stava svolgendo a Roma il Concilio ecumenico Vaticano II, circostanze provvidenziali ci portarono a rivolgerci direttamente all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E davanti a quel vasto areopago ci facemmo l’avvocato dei popoli poveri”: ricordando questa affermazione di Paolo VI, contenuta nell’Enciclica Populorum progressio di cui ricorrono i 50 anni dalla pubblicazione, ha indicato una sintesi profetica di quello che oggi è e fa Franciscans International a nome della Chiesa e dei francescani.Un saluto è stato rivolto anche dal vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, che ha ripreso l’espressione “farsi avvocato dei poveri” ritenendola realizzabile solo “vestendo i panni dei poveri”: in tal senso il nuovo Santuario della Spogliazione, che verrà inaugurato con un ricco programma dal 14 al 21 maggio, suggerisce la modalità – di essere prima che di annuncio – che Francesco d’Assisi fece sua proprio all’inizio del suo cammino nella Chiesa alla sequela di Cristo povero e crocifisso.
L’incontro è stato patrocinato dal Comune di Assisi che si mostra attenta a queste tematiche, sia per la forte impronta francescana che la caratterizza da otto secoli, sia per la presenza del sindaco Stefania Proietti, impegnata personalmente nel proprio cammino nella Chiesa e in ambito professionale su questioni ambientali. La Proietti si è detta commossa di ospitare l’evento, di ricevere in città una così numerosa rappresentanza di Franciscans International invitando i vari membri a sentirsi a casa ed auspicando che altre loro iniziative possano nascere in Assisi, patrimonio Unesco, e dalla cittadina serafica “spiccare il volo” per il mondo intero.All’incontro era presente anche p. Michael A. Perry, Ministro generale dei Frati Minori e Presidente di turno CIF-TOR, che ha sottolineato la necessità, particolarmente urgente in questo momento storico, di organizzazioni come Franciscans International che si spendano per la pace nel mondo, e perché la nostra sia una società fondata sulla solidarietà ed il rispetto della dignità umana, insieme al rispetto e alla cura dell’ambente. P. Michael, riportando alcune recenti esperienze fatte di persona in seguito ad alcune visite ai frati minori che vivono in Siria, Kenia e Papua Nuova Guinea, ha ribadito come si debba superare un possibile scetticismo circa un coinvolgimento dei francescani nei “luoghi di potere”, per passare dal chiedersi se dobbiamo essere anche in quei posti, alla consapevolezza di doverci essere per parlare per coloro che non possono farlo, che non hanno voce e che pure soffrono! Un’ultima provocazione, molto efficace, del Ministro generale è stata quella di indicare Franciscans International non localizzata negli uffici di Ginevra o di New York, e nemmeno rappresentata solo da coloro che fattivamente vi operano, ma viva in tutti i francescani presenti francescani, di qualunque “colore o appartenenza”: presbiteri, terziari, suore, frati minori, conventuali, cappuccini. L’intervento conclusivo è stato di fra Markus Heinze, Direttore esecutivo di Franciscans International, che ha ripreso dall’ultima provocazione lanciata dal Ministro generale e aggiungendo che da circa 30 anni questa organizzazione è attiva e ancora quasi del tutto sconosciuta, persino in ambito francescano. La Comunità internazionale in qualche modo riconosce i diritti umani, ma è sotto gli occhi di tutti come e quante situazioni di discriminazioni persistano nel mondo, quanta gente vive in condizione di povertà estrema oppure non vede tutelati i diritti base che prescindono dal credo, dalla nazionalità, … e il creato, la nostra casa, è spesso abusato, sfruttato per un profitto. È necessario, dunque, che ci siano persone desiderose di spendersi in una continua “traduzione” dei valori evangelici per promuoverli nelle sedi delle decisioni politiche, con modalità e linguaggi ad essi appropriati. Senza perdere il contatto con le situazioni concrete di coloro che vivono, insieme alla gente, le situazioni disagiate nelle varie zone del mondo: e così essere un ponte tra loro e le Nazioni Unite, senza mai arrendersi davanti agli insuccessi o agli ostacoli, perché questo chiede la carità.L’incontro, molto più ricco di quanto è stato possibile riportare in questa sintesi, è stato anche incredibilmente contenuto nei tempi. È seguito un rinfresco durante il quale si è voluto favorire l’ulteriore conoscenza derivante dal contatto personale con i membri di Franciscans International presenti in Refettorietto. Al termine i presenti si sono recati nella Basilica papale di Santa Maria degli Angeli per la preghiera del Vespro.

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Appello delle Nazioni Unite alla solidarietà internazionale per la gestione dei flussi di migranti e rifugiati in Libia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2017

libiaIl Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni William Lacy Swing, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein e il Rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Libia Martin Kobler si sono incontrati oggi a Ginevra per sottolineare la necessità di un approccio globale per affrontare la situazione dei migranti e dei rifugiati in Libia, nonché per aiutare le centinaia di migliaia di libici sfollati e colpiti dalla crisi.Insieme a molti libici, migranti e rifugiati sono fortemente colpiti dai conflitti in corso e dall’interruzione dell’ordine pubblico in Libia. Un numero imprecisato di migranti e rifugiati, in particolare coloro che sono vittime dei trafficanti in Libia e quelli in stato di detenzione, sono sottoposti a gravi abusi e violazioni dei diritti umani.Migranti e rifugiati sono trattenuti in stato di detenzione al di fuori di qualsiasi procedura legale e in condizioni che sono generalmente disumane. Sono esposti a malnutrizione, estorsione, torture, violenza sessuale e altri abusi.I quattro sottolineano la necessità di una stretta cooperazione a livello regionale e internazionale, e la necessità di guardare ai fattori chiave che danno origine ai flussi di migranti e rifugiati, migliorando allo stesso tempo i percorsi regolari.A tal proposito, i quattro accolgono con favore iniziative volte a rafforzare la protezione dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati, salvare vite umane in mare e affrontare le ragioni per le quali gli individui si affidano alla migrazione precaria e irregolare. I quattro vertici lanciano un appello alla solidarietà internazionale per affrontare questa crisi, che coinvolge non solo la Libia, ma anche i paesi di origine, di transito e di destinazione.

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Ogni giorno almeno 4 ospedali o scuole vengono attacchi o occupati da gruppi armati

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2016

unicefSecondo un’analisi dell’UNICEF, lanciata a poche ore da World Humanitarian Summit, n media ogni giorno 4 scuole o ospedali sono attaccati o occupati da gruppi e forze armate.Gli attacchi contro le scuole e gli ospedali rappresentano una delle sei gravi violazioni contro i bambini identificate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’ultimo Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sui Bambini e i conflitti armati ha documentato oltre 1500 episodi di attacchi o di utilizzo per scopi militari di scuole e ospedali nel 2014, tra cui:
– In Afghanistan 163 suole e 38 strutture sanitarie sono state attaccate;
– In Siria sono stati registrati 60 attacchi a strutture scolastiche, 9 casi di scuole utilizzate per uso militare e 28 attacchi a strutture sanitarie;
– In Yemen, 92 scuole sono state utilizzate per fini militari da gruppi e forze armate;
– In Sud Sudan, si sono verificati 7 attacchi a scuole e 60 episodi di utilizzo delle scuole per scopi militari;
– Nello Stato della Palestina, sono stati 543 gli attacchi che hanno distrutto o danneggiato le strutture sanitarie e 3 sono gli attacchi documentati a scuole di Israele.
– In Nigeria, secondo le autorità dell’istruzione nel Nordest del paese, 338 scuole sono state distrutte o danneggiate tra il 2012 e il 2014;
Questi dati vengono diffusi subito dopo i recenti attacchi alle strutture e al personale medico e scolastico – come le scuole bombardate in Yemen e l’ospedale colpito ad Aleppo, in Siria lo scorso 27 Aprile, in cui sono morte almeno 50 persone, compreso uno degli ultimi pediatri della zona.“I bambini vengono uccisi, feriti e resi disabili in modo permanente nei luoghi in cui dovrebbero essere protetti e al sicuro”, ha dichiarato Afshan Khan, Direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF.
“Gli attacchi contro le scuole e gli ospedali durante un conflitto sono in allarmante e terribile crescita. I colpi diretti e intenzionali a queste strutture e al personale medico e scolastico sono crimini di guerra. I Governi e gli altri attori devono proteggere le scuole e gli ospedali secondo le leggi del diritto internazionale e le leggi del diritto internazionale umanitario, e gli Stati devono sottoscrivere il proprio impegno nella Dichiarazione sulle Scuole Sicure.”
Lo scorso anno, il sistema di monitoraggio delle Nazioni Unite ha documentato anche il cosiddetto “double-tap”, o anche “triple-tap”, attacchi a strutture sanitarie nelle quali i civili vengono attaccati, anche durante l’arrivo sul luogo dei primi soccorritori.
Oltre gli attacchi agli edifici, il conflitto ha avuto conseguenze di vasta portata anche sull’istruzione dei bambini e sul sistema sanitario. In Siria, per esempio gli attacchi agli ospedali e la sottrazione di kit e equipaggiamenti medici dai convogli di aiuti, le restrizioni alle evacuazioni mediche, e l’uccisione di personale medico sono la causa per cui, nelle aree colpite dal conflitto, l’accesso alle strutture sanitarie per i civili diventa giorno dopo giorno sempre più scarso.
“I bambini vengono rapiti dalle scuole in circostanza terribili in paesi come Nigeria e Sud Sudan, mentre altri subiscono violenza o vengono reclutati e utilizzati come bambini soldato”, ha continuato Khan.
Il primo World Humanitarian Summit si terrà il 23 e il 24 maggio ad Istanbul. I leader a livello globale si confronteranno su come rispondere effettivamente alle più grandi emergenze umanitarie e come organizzare una migliore risposta per le sfide future.

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Fame zero è possibile?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2016

Onu palaceCi sono 795 milioni di persone che soffrono la fame eppure nel nostro pianeta c’è abbastanza cibo per tutti. L’obiettivo delle Nazioni Unite di un mondo a “fame Zero” è realizzabile? Prova a dimostrarlo il Programma Alimentare Mondiale (WFP), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, in un laboratorio per le classi elementari che organizza nell’ambito del 7° Carnevale Internazionale dei ragazzi che si apre a Venezia il 30 gennaio, targato La Biennale. Una valigia con tanti giochi, la classe divisa in squadre e il mondo del cibo raccontato da fiabe e favole sono gli ingredienti del laboratorio. Si tratta di una sfida tra diversi gruppi “Food Force” che dovranno identificare da dove proviene una determinata ricetta, quale è il mix giusto di alimenti da portare nelle situazioni di emergenza umanitaria, come riparare una strada danneggiata dai bombardamenti o da un terremoto. Ciascuno interpreta un ruolo all’interno della squadra Food Force, come avviene nella realtà del lavoro del WFP. Ci sono il nutrizionista, l’esperto di logistica, il portavoce della squadra e, ovviamente, il capo missione. Nel corso del laboratorio, delle voci narranti ci porteranno nel mondo fiabesco e universale del cibo come simbolo di vita ma anche di lotta per la sopravvivenza. Ce lo ricordano la mela stregata di Biancaneve, la carrozza di Cenerentola che si trasforma in zucca, la casetta di marzapane delle strega di Hansel e Gretel, le molliche di pane di Pollicino e il lupo che mangia la nonna di Biancaneve. Sono storie di cibo e di paura. Ma, purtroppo, molti dei peggiori incubi legati al cibo non appartengono al mondo fiabesco ma sono generati dalla realtà, frutto della povertà, di un habitat degradato o della guerra. Come ci ricordano i volti smagriti e senza speranza degli abitanti delle decine di città, piccole e grandi, sotto assedio in Siria e dove il cibo manca. Alla generazione “Fame Zero” che affollerà i padiglioni della Biennale per un festoso carnevale, chiediamo di non dimenticare questi volti. Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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UN70: festeggia anche UNIFIL, Generale Portolano, grande traguardo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2015

UN70NAQOURA (LIBANO) Anche UNIFIL festeggia UN70: “Il 70° anniversario è un grande traguardo per le Nazioni Unite e per tutti noi”, ha detto il Generale Luciano Portolano in apertura della cerimonia, tenutasi questa mattina presso il quartier generale della missione UNIFIL, per celebrare la Giornata delle Nazioni Unite. Rivolgendosi ai peacekeepers e alle locali autorità militari, civili e religiose, intervenute per l’occasione, il GENERALE PORTOLANO, Head of Mission e Force Commander di UNIFIL, ha richiamato gli ideali contenuti nel preambolo della Carta della Nazioni Unite. Quegli stessi valori che gettarono le basi per un futuro in cui le giovani generazioni fossero salvate dal flagello della guerra, riaffermando la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, la giustizia ed il progresso sociale, nel contesto di una più ampia libertà.
“Il mondo si trova a fronteggiare numerose crisi e i limiti dell’azione internazionale collettiva sono evidenti. Nessun Paese o organizzazione può affrontare le sfide odierne da solo” ha detto il Generale, ricordando le parole del Segretario Generale Ban Ki-moon. “Il successo della missione ONU in Libano è il risultato di un costante processo che vede UNIFIL, il Governo libanese, le Forze Armate e di Sicurezza del Paese, le autorità religiose e la popolazione locale lavorare insieme per il raggiungimento del medesimo fine: la pace e la stabilità del Libano, per il bene di tutti ma soprattutto a favore delle generazioni future”.
Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione 168 del 31 ottobre 1947, la Giornata delle Nazioni Unite si celebra in tutto il mondo il 24 ottobre. La data scelta segna l’anniversario dell’entrata in vigore, nel 1945, della Carta delle Nazioni Unite. (foto: UN70)

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THE REBIRTH, di Michelangelo Pistoletto

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

the rebirthGinevra 24 ottobre 2015 Nazioni Unite. The Rebirth: una scultura monumentale dell’artista italiano Michelangelo Pistoletto verra’ inaugurata nel Parco de l’Ariana nel giorno in cui il Palais des Nations aprira’ le sue porte al pubblico. L’evento rientra nei programmi dell’Onu a Ginevra per celebrare i 70 anni delle Nazioni Unite.Il Palazzo delle Nazioni, sede dell’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra (ONUG), aprirà le sue porte al pubblico sabato 24 ottobre 2015 per celebrare il 70esimo anniversari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Dalle 10:00 alle 17:00, i visitatori potranno accedere ad alcuni degli splendidi spazi del Palazzo delle Nazioni, che è il cuore della diplomazia globale ed ospita più di 10 000 riunioni l’anno. Oltre ad avere la possibilità di vedere l’imponente Sala delle Assemblee e la Sala dei Diritti Umani e dell’Alleanza delle Civiltà, i visitatori potranno scoprire il lavoro e le attività di più di 80 missioni permanenti e di organizzazioni onusiane ed internazionali con sede a Ginevra.Un momento chiave della giornata sarà l’inaugurazione, alle 12:00 nel Parco dell’Ariana, di una nuova opera del rinomato artista italiano Michelangelo Pistoletto.
The Rebirth simbolizza la “rinascita” della societa’ in un mondo nuovo basato sul dialogo degli opposti, sull’equilibrio e la pace. Gli obiettivi sono quelli della missione dell’Onu: trovare un punti di incontro tra idee divergenti, mettere insieme le diversita’, ispirare modi alternativi di governare e far politica, promuovere uno sviluppo inclusivo e sostenibile. La collocazione in mezzo al parco che porta al Palais des Nations e’ significativa per ricordare allo staff, ai delegati e ai visitatori dell’importanza di “trovarsi in mezzo”, di far ponte attraverso le distanze per trovare armonia.La scultura di Michelangelo Pistoletto riconfigura il simbolo matematico che rappresenta l’infinito tracciando tre cerchi: due cerchi opposti rappresentano i mondi della natura e dell’artificio mentre il cerchio mediano e’ la congiunzione dei primi due e rappresenta la matrice di un mondo nuovo, il “Terzo Paradiso”, luogo di meditazione e di “rinascita”.
Il cerchio al centro sara’ il punto di incontro, non solo simbolico: “Sarà possibile sedersi sulle pietre” dell’installazione “per parlare e incontrasi” nel parco dell’Onu, ha detto Pistoletto. “E’ un’opera emblematica”, ha sottolineato il direttore generale Michael Moller. Un’opera “concepita per il simbolo dei 70 anni delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il rappresentante permanente italiano Serra. L’installazione è un dono dell’artista, tramite i buoni uffici del governo italiano. I Paesi membri dell’Onu ed i privati hanno l’opportunità di diventare sponsor. Il Fondo ambiente italiano (FAI) si è impegnato a garantirne la manutenzione nel futuro.
La scultura è composta da 193 pietre, che rappresentano gli Stati membri della Nazioni Unite. Ogni pietra ha origine da un singolo paese ed è lasciata grezza con il nome del paese inciso su di essa.Ogni Paese è stato invitato a far giungere “un pezzo della propria terra”, una pietra che è stata poi tagliata a Carrara e sulla quale è stato scolpito il nome del Paese. (foto: THE REBIRTH)

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Gli attacchi sistematici contro i civili perpetrati da Israele saranno esaminati dal Tribunale Russell sulla Palestina

Posted by fidest press agency su domenica, 21 settembre 2014

Gazastrip24-25 settembre – Bruxelles – Albert Hall, Bruxelles. La sessione straordinaria su Gaza del Tribunale Russell prenderà in esame gli attacchi sferrati contro i civili e le infrastrutture civili durante l’“Operazione Margine Protettivo” nei mesi di luglio e agosto di quest’anno.
Recentemente, il Human Rights Watch ha accusato Israele di aver commesso crimini di guerra in un rapporto che analizza tre attacchi contro le scuole di Jabalya, Beit Hanoun e Rafah, in cui sono rimaste uccise 45 persone, tra cui 17 bambini.
Non è la prima volta che un’indagine giunge a queste conclusioni. Anche le Nazioni Unite e Amnesty International avevano trovato prove di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Secondo le Nazioni Unite, durante i 50 giorni dell’offensiva israeliana, 2.131 palestinesi sono rimasti uccisi. Tra questi, 501 erano bambini, sotto i 12 anni nel 70% dei casi, stando ai dati UNICEF.Nello stesso periodo, i dati diffusi dal Ministero della Salute di Gaza parlano di 10.918 feriti, tra cui 3.312 bambini e 2.120 donne. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che 244 scuole sono state bombardate e che una è stata utilizzata come base militare. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Al Mezan, almeno 10.920 abitazioni private sono state danneggiate o distrutte; tra queste, 2.853 sono state rase al suolo. Inoltre, sono stati colpiti anche 161 moschee, otto ospedali, sei dei quali resi inagibili, 46 ONG, 50 pescherecci e 244 veicoli.John Dugard, Professore di Diritto internazionale e ex Relatore Speciale ONU sui Territori Palestinesi Occupati ha dichiarato:
“Nell’atto di bombardare case e palazzi potenzialmente occupati da militanti di Hamas, le IDF (Forze di Difesa Israeliane) hanno dimostrato un atroce cinismo verso quello che consideravano soltanto un danno collaterale; il problema è che questo danno collaterale spesso coincideva con uccisioni e ferimenti di civili e con la distruzione delle loro case. La mancata distinzione tra obiettivi militari e civili costituisce un palese crimine di guerra” Raji Sourani, Direttore del Centro Palestinese per i Diritti Umani con sede a Gaza, ha dichiarato: “I civili sono stati nell’occhio del ciclone durante tutta l’offensiva. Israele ha seguito la legge della giungla. Questo perché nessuno lo ha chiamato a rispondere in merito alle Operazioni Piombo Fuso e Pilastro di Difesa. C’è bisogno del diritto internazionale e di un’assunzione di responsabilità, per porre fine all’occupazione israeliana, che è, di per se stessa, un atto criminale”. Ivan Karakashian, Coordinatore del servizio di difesa legale del DCI-Palestine, presenterà il caso dei bambini utilizzati come scudi umani da parte dell’esercito israeliano, come è accaduto a Ahmed Abu Raida, trattenuto per cinque giorni a questo scopo. Ivan ha dichiarato:
“Le indagini interne all’esercito israeliano non sono trasparenti né indipendenti, e di sicuro non sono serie. Finora, nessun ufficiale israeliano ha contattato Ahmad o la sua famiglia per ottenere informazioni sul fatto che sia stato usato come scudo umano. In un contesto del genere, la Corte penale internazionale e iniziative come il Tribunale Russell sulla Palestina sono fondamentali per chiedere e ottenere giustizia per i bambini palestinesi.” Il tribunale raccoglierà le dichiarazioni di esperti e testimoni che erano sul posto durante l’attacco, tra cui il giornalista britannico Paul Mason, del Channel 4 News in merito al bombardamento delle scuole, il Direttore del Raji Sourani in merito agli attacchi contro civili, i chirurghi Mads Gilbert e Mohammed Abou-Arab in merito agli attacchi contro strutture e operatori medici, il giornalista Martin LeJeune in merito ai bombardamenti contro zone industriali e fabbriche, e Ashraf Mashharawi in merito agli attacchi contro infrastrutture per l’energia e i rifiuti.

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Un forum alle Nazioni Unite discute il ruolo delle donne rurali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2012

Ascoltare e sostenere le donne rurali è fondamentale per mettere fine alla povertà e alla fame e per conseguire la pace e lo sviluppo sostenibile.. Questo il messaggio di Michelle Bachelet, direttrice esecutiva di UN Women, che il 27 febbraio ha aperto l’annuale Commissione ONU sulla condizione femminile. Il tema principale della Commissione, i cui lavori proseguiranno fino a venerdì, è «la valorizzazione delle donne rurali e il loro ruolo nell’eliminazione della povertà e della fame, nello sviluppo e nelle attuali sfide». Per sostenere il tema, la Baha’i International Community ha pubblicato una dichiarazione e ospitato il 1° marzo un Forum interattivo, cosponsorizzato dalla World Farmers Organization (WFO), che ha dato alle donne rurali uno spazio per parlare dello loro esperienze. La traduzione italiana della la dichiarazione della Baha’i International Community è trascritt in calce. Il testo inglese si trova qui: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/896_CSW_English.pdf
La storia di una di esse, Cesarie Kantarama del Rwanda, è tipica delle sfide che molte di loro devono affrontare. Quando la signora ha incominciato aveva un piccolo campo e non aveva né capitali né aiuti. «Ma quando mi sono iscritta all’associazione delle donne contadine, ho incominciato a seguire corsi di formazione e ad acquisire conoscenze che hanno rafforzato la mia fiducia», la signora Kantarama ha detto alle persone convenute. «…Le cose incominciano realmente quando si è membri di un’organizzazione che ti dà la fiducia per cercare altre opportunità e sentirti produttiva».L’importanza della formazione è stata confermata da Alice Kachere dell’Associazione nazionale dei contadini proprietari di piccole terre del Malawi. «Puoi dare alle donne ottimi semi, ma se loro non sanno usarli, non se ne fanno nulla», ha detto.Robert Carlson, presidente del WFO, ha rafforzato il punto di Michelle Bachelet sull’importanza di un attento ascolto.«Non possiamo imporre le nostre convinzioni sui bisogni delle donne rurali», ha detto. «Ci deve essere un coinvolgimento locale che dica come venire incontro ai loro bisogni. È necessario che loro stesse stabiliscano che cosa vogliono ottenere».
Nella sua dichiarazione alla Commissione, la Baha’i International Community ha esaminato il collegamento fra la valorizzazione delle donne e la costruzione di un nuovo ordine sociale più giusto.
Fra le attività ospitate dalla BIC per la Commissione di quest’anno c’è stata una discussione sul tema «Donne rurali e investitori: elaborare azioni congiunte». L’evento ha esaminato la stereotipizzazione delle donne religiose. C’è stata anche una tavola rotonda intitolata «Le donne anziane: diritti, voci, azioni». Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai, si vada a:
http://news.bahai.org/story/896

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Lampedusa: tensioni

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

Georges Alexandre (Kajak per il diritto alla vita e Gruppo EveryOne) ha documentato una giornata di grande tensione nell’isola di Lampedusa, nonostante gli arrivi di profughi siano al momento contenuti, in linea con quelli verificatisi nel 2008, prima delle politiche di respingimento condannate successivamente dalle Nazioni Unite e delle Istituzioni dell’Unione europea. Malauguratamente, vi sono personalità della politica italiana e responsabili media che amplificano il fenomeno, gettando benzina sul fuoco e creando allarme sia presso i lampedusani che presso tutta l’opinione pubblica italiana. Con un simile clima, fomentato ieri sera dal generale Pappalardo, il cui comizio anti-migranti è stato ospitato da Anno Zero, oltre cento cittadini di Lampedusa hanno impedito presso il molo Favaloro lo sbarco di una motovedetta della Capitaneria di Porto con 116 profughi a bordo, soccorsi a largo dell’Isola. Nel pomeriggio la cittadinanza ha dato vita a una manifestazione contro l’accoglienza dei migranti, ripetendo sotto forma di slogan i timori già espressi dal sindaco Bernardino De Rubeis: “Lampedusa è al collasso, vi sono nel centro 2800 migranti contro una capienza di 800, non abbiamo la possibilità di gestire una tendopoli”. I profughi hanno lamentato trattamenti molto duri da parte delle forze dell’ordine e un diffuso clima di intolleranza intorno a loro ed hanno espresso il proposito di attuare una manifestazione chiedendo il rispetto della Convenzione di Ginevra del 1951. Mentre il Gruppo EveryOne otteneva da parte delle autorità italiane la rassicurazione dell’esistenza di un progetto immediato di trasferimento e accoglienza dei migranti in alcune strutture dislocate in diverse città italiane, Georges Alexandre entrava in contatto con i rappresentanti dei rifugiati, chiedendo loro di mantenere calma e sopportazione ancora per qualche giorno, in vista dell’attuazione del piano umanitario, cui partecipa la Croce Rossa Italiana, che mette sul piatto una lunga esperienza nella messa in atto di programmi di accoglienza e supporto umanitario destinati ai profughi.

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