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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘nazismo’

La svolta fatale in Germania con l’avvento del nazismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2019

Fu questa un’imprevedibile conseguenza originata da un fatto in apparenza irrilevante. Ci riferiamo al primo sussulto politico-paramilitare, che ci fece conoscere il nazismo. Avvenne con il fallito “putsch” a Monaco di Baviera nel 1923. Il timore che le autorità tedesche mettessero fuori legge il suo partito indusse Hitler a restare abbastanza tranquillo per qualche anno. Ben presto la lotta riprese impegnandolo in brutali violenze contro i suoi avversari. Il massacro, del 30 giugno del 1934, fu l’atto finale che permise a Hitler di consolidare il suo successo. In tale occasione furono freddamente uccisi molti militanti della vecchia guardia nazionalsocialista e, contemporaneamente, delle personalità conservatrici, come l’ex cancelliere, generale von Schleicher.
L’imperialismo tedesco costituiva l’humus dal quale spuntò la realtà nazista. Fu un imperialismo nato dalla particolare simbiosi con l’industria bellica, accentrata in grandi monopoli e rinsaldata dagli gnomi della finanza. Loro tramite si collegavano, animo e corpo, i nobili proprietari terrieri, la casta militare e la semiautocrazia politica dinastica. Questo terreno si mostrò già fertile, quando fu scatenato il conflitto del 1914 anche se, in quel caso, le colpe degli altri imperialismi, e degli stessi nazionalismi balcanici, precapitalistici, non furono da meno. Sembra persino paradossale che, dopo la fine della prima guerra mondiale, l’ondata di pacifismo non riuscì a fermare gli stimoli eversivi di alcuni movimenti popolari. Molti paesi europei avevano provato, sulla loro pelle, la cocente perdita di centinaia di migliaia d’uomini e di quanti furono travolti dalla violenza bellicida dei rispettivi governanti.
Costoro avevano incoraggiato, suscitando grandi entusiasmi, tale voglia di menare le mani finché non ci si rese conto di quanto la guerra fosse orrenda. Nonostante ciò si giunse, come nulla fosse, alla radicalizzazione della vita politica, sia in Germania sia in Italia. Fu una delle cause della mancata democratizzazione della rivoluzione repubblicana in Germania e di un corretto andamento della vita politica in Italia. In pratica ciò che esprimeva il pacifismo fu incanalato in forme di rivolte “sociali” in se valide, ma che denotavano una caratura politica rivoluzionaria e anarchicheggiante che faceva prevedere grossi rischi alle economie capitaliste e la possibilità di una sovietizzazione dell’intera Europa dopo il fuoco accesso, in Russia, dai bolscevichi.
L’opposto voleva dire più nazionalismo, più tutela dei grandi interessi economici e dei profitti, più esclusiva nel gestirli e, quindi, antisemitismo, considerato che gli ebrei non avevano mai tentato una loro integrazione nel tessuto delle nazioni che li ospitavano. Un sintomo di questo malessere antisemita lo abbiamo rilevato persino in Francia con l’affare Dreyfus, in Romania e in Russia.

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Nuova serie tv su fascismo e nazismo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

Andrà in onda su Rai Storia la nuova serie tv su fascismo e nazismo dal titolo ‘Clash of Futures’. La nuova serie esplorerà il periodo europeo 1918-1939, un ventennio di gioie e speranze per la fine della prima guerra mondiale, ma anche quello della grande depressione economica culminata nel 1929 e dell’affermarsi del nazismo e del fascismo. Su questo sfondo, si intersecano i destini personali di 6 persone realmente esistite, che rimarranno per sempre segnate dalla Storia e di cui ne influenzeranno il corso. In questa splendida serie di 8 puntate, classificata dalla rivista Rolling Stones nella Top Ten di tutti i tempi, ora candidata al premio Grimme, il riconoscimento più prestigioso della televisione tedesca, spicca il ruolo dell’unico protagonista italiano Gennaro Cannavacciuolo, attore magnifico nei panni di Silvio Crespi, imprenditore e politico che si oppose a Mussolini nonché al proprio figlio, a costo di perdere l’impero aziendale.
Acclamata dalla stampa estera, l’interpretazione di Gennaro Cannavacciuolo si contraddistingue per il suo spessore drammatico evidenziato nell’intimo conflitto con il figlio (qui il trailer), per la sua grande capacità di far emergere con eleganza e misura la posizione complicata di Crespi nel difendere all’estero le scelte politiche dell’Italia fascista, restituendone la profonda tensione interiore, pessimista e nostalgia per un mondo in declino, alle soglie della seconda guerra mondiale. “Clash of Futures”, (titolo originale “Krieg der Träume”), ora in onda su Rai Storia, è una co-produzione internazionale della LOOKSfilm, di IRIS Group, Les Films d’Ici, Fortis Imaginatio, ARTE, SWR e NDR, scritta e diretta da Jan Peter e Frédéric Goupil e distribuita in più di 40 paesi. (fonte: eu-west-1.amazonses.com)

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Berlino, 9 novembre 1938: La notte dei cristalli

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

By Emanuel Baroz. Con il pretesto dell’uccisione a Parigi del terzo consigliere d’ambasciata da parte di un giovane ebreo per vendicare la deportazione della sua famiglia, venne attuata in tutta la Germania questa notte di terrore orchestrata dalla propaganda di Goebbels, per punire quest’ultimo oltraggio degli ebrei al popolo tedesco.La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 si consumava in Germania uno dei più odiosi e ignobili attentati contro la comunità ebraica tedesca, passato alla storia e tuttora ricordato come la “notte dei cristalli”. Lo spunto fu l’atto di un ragazzo ebreo diciassettenne che, vistosi ripetutamente negato il rinnovo del passaporto, andò all’ambasciata tedesca di Parigi ed esplose cinque colpi di pistola al secondo consigliere, von Rath, ferendolo gravemente. E ancora una volta il caso giocò un ruolo determinante nella successione degli avvenimenti. Von Rath morì il 9 novembre, mentre tutti i “magnati” del regime erano a Monaco per festeggiare con Hitler il 9 novembre 1923: quel giorno, in uno scontro con la polizia berlinese che ne stroncò il tentativo insurrezionale, Göring era stato ferito e Hitler arrestato. Verso le ore 21, un messo si avvicinò a Hitler e gli sussurrò la ferale notizia: von Rath era morto. Cosa successe dopo lo dicono le cronache di allora. Un’orgia di sangue e di violenza, magistralmente guidata, si abbatté sulla comunità ebraica tedesca: migliaia di vetrine di negozi ebrei infrante a colpi di mazze e bastoni; sessanta sinagoghe incendiate; trentamila ebrei tirati giù dai propri letti nel cuore della notte, in parte ammazzati a bastonate mentre altri “barbari” buttavano dalle finestre i mobili; i superstiti trattenuti in arresto per essere inviati a morire a Dachau e a Buchenwald; le piazze delle città trasformate in enormi bracieri, ove furono bruciati migliaia di libri non graditi ai nazisti.Si avverava la profezia del poeta Heinrich Heine, che quasi un secolo prima aveva ammonito: “Ricordatevi che prima si bruciano i libri e poi si bruciano gli uomini”.

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Pagine di storia: La lotta ai nazisti dalla Germania a paesi conquistati

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Era ben nota avversione di alcuni ufficiali nei confronti del “piccolo caporale austriaco” e della sua dottrina nazista. Proprio per questo motivo sia taluni militari sia gli stessi capi di opposizione al nazismo presero contatto con gli inglesi già prima della dichiarazione di guerra del 1939. Si fa proprio risalire a questa “congiura dei generali” se gli inglesi ottennero a Dunkerque un po’ di respiro per far evacuare le loro truppe. Un’altra tesi, sull’argomento, vuole che fosse a deciderlo lo stesso Fuhrer più preoccupato di assicurarsi una neutralità inglese che non di puntare a un annientamento del nemico e alla prosecuzione della lotta sul suo territorio.
Posso a questo punto agevolmente rilevare come la resistenza al nazismo fosse un fenomeno internazionale e senza precedenti nella storia delle guerre. Penso, ad esempio, che alla capitolazione del governo francese rispose lo sviluppo progressivo dello spirito di resistenza. Il terreno fu minato sotto i passi del vincitore trionfante. La sua vittoria non avrebbe avuto senso senza l’adesione dei vinti. Costoro, da principio, soggiogati e a volte tentati, subirono lo strapotere tedesco. Ebbero, però, la forza di rialzarsi con un movimento forse lento ma potente. Del giugno del 1940 De Gaulle, da radio Londra lanciò ai francesi un proclama incoraggiandoli alla resistenza. Risposero per primi gli studenti parigini, l’11 novembre del 1940, con una sfilata che nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto portarli davanti al Milite ignoto cantando la marsigliese e brandendo delle pertiche (deux guales) e che avrebbero dovuto salutare, con un gioco di parole, l’uomo di Londra. Intanto l’Intelligence Service inglese ricostruì le sue reti d’informazione in tutta Europa, ma soprattutto in Norvegia e in Olanda. Con l’inizio delle ostilità tedesche, sul suolo russo, anche i comunisti, dei paesi occidentali, dal 22 giugno del 1941, poiché fino allora si erano mantenuti neutrali, entrarono nella resistenza.
Da quel momento in poi la lotta contro l’occupante si fece senza quartiere. Si attivarono, nel 1942, numerose organizzazioni patriottiche: Liberation Nord et Sud, Combat, Front National, e Organisation Civile et Militaire. In Belgio il primo movimento di resistenza prende consistenza nel 1940 per merito del colonnello Lentz e dei suoi amici e collaboratori. In Olanda a scatenare la resistenza furono le forme sinistre, assunte dai nazisti, per la caccia agli ebrei. In Norvegia Quisling non riuscì a trascinare il suo popolo ariano lungo la scia hitleriana. Ma soprattutto nei paesi balcanici e slavi, spietatamente oppressi, la resistenza armata assunse fin dall’inizio, dimensioni notevoli prima ad opera del colonnello Drago Mihailovic e poi di Tito. Lo stesso accadde in Polonia, anche se in misura ridotta, per opera del generale conte Komorowsky. (Riccardo Alfonso)

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La guerra lampo

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

La vera forza di Hitler e dei suoi generali è stata quella di aver “inventato” la guerra lampo. La caratteristica della prima guerra mondiale fu quella di impostare, per la massima parte, la sua strategia in una guerra di “posizione” e gli stati maggiori degli eserciti vittoriosi, in particolare, erano propensi nel credere che questa sarebbe rimasta la carta vincente anche per il futuro. Ciò spiega il motivo dell’enorme spesa militare affrontata dai francesi (circa 250 miliardi di franchi di allora) per costruire la “Linea Maginot” dalla Svizzera al Belgio.
La consideravano una forma di “assicurazione” contro un’invasione che venisse dalla Germania. I tedeschi, invece, che furono gli sconfitti da tale “guerra di posizione” furono i primi a rendersi conto delle potenzialità militari offerte dai mezzi meccanici e dalla loro capacità di movimentare il fronte bellico.
Quindi meno divisioni ippotrasportate, ma più autocarri con artiglierie d’accompagnamento alla fanteria e alle divisioni corazzate con strutture leggere su carri motorizzati e molto mobili. Da qui emerge la logica di un sostanziale rafforzamento dei mezzi d’offesa rendendoli anch’essi “veloci” e, possibilmente, autonomi rispetto a quei reparti che tradizionalmente sono più lenti: fanterie e artiglierie da campo.
Lo stesso dicasi per l’aviazione per la sua capacità di trasportare grossi carichi di bombe e di poter recare scompiglio tra le colonne di militari che si dirigevano al fronte o danneggiando seriamente le fabbriche d’armi o indebolendo la capacità di resistenza delle popolazioni con bombardamenti a tappeto sulle città.
L’aviazione poteva anche servire al trasporto delle truppe e, all’occorrenza, paracadutarle per la rapida conquista dei punti ritenuti strategici e per creare scompiglio nelle retrovie del nemico. Nonostante ciò ci siamo trovati alla vigilia del secondo conflitto mondiale con una preponderanza delle flotte aeree anglo-francesi costituite da velivoli da ricognizione, da bombardieri a breve e medio raggio (i maggiori potevano attaccare obiettivi posti non oltre i 1000 Km. di distanza dalle basi di partenza) e con carichi distruttivi modesti. La Luftwaffe invece, aveva messo a punto un efficacissimo tipo di bombardiere in picchiata la cui funzione d’appoggio ebbe valore decisivo nelle prime fasi della guerra, specie in funzione anticarro, antinave e per la sistematica distruzione a terra degli aerei nemici. Il che avvenne puntualmente durante l’attacco alla Polonia dove gran parte dei suoi mille aerei furono distrutti prima che volassero. Il tutto lasciava presagire che queste nuove dottrine d’intervento militare, in specie quella messa a punto dai tedeschi, portassero ad un grande successo gli eserciti che le avessero adottate per primi. Divenne così una forma di guerra che andò con il nome di “Blitzkrieg” (guerra lampo). Il suo punto di forza era costituito dalle divisioni corazzate (Panzerdivisionen), essenzialmente celeri, con carri leggeri e medi (tra le 6 e le 16 tonnellate) e soprattutto veloci e con un armamento efficace, ma non imponente. Questa tecnica fu ideata dal generale Guderian, teorico della guerra dei carri. Lo stesso risultato poteva verificarsi con l’uso in mare di una potente flotta di sommergibili e ancor più combinandola con gli aerei-siluranti in partenza dalle porta-aerei e l’utilizzo di truppe speciali d’assalto paracadutate o trasportate con alianti. (Oggi sostituiti con gli elicotteri da combattimento).
Si aggiunse, poi, una tecnica di combattimento, affidata a specialisti “superdotati”, che nata all’inizio della seconda guerra mondiale si è poi, man mano, affinata a tal punto che i britannici ne fecero largo uso per combattere contro l’Afrikakorps, con il loro 22° Special Air Service Re-giment. Questo contingente, costituito con quel nome di copertura dalla ditta di spedizioni da David Stirling, fu poi collaudato in decine di campagne dalla Malesia alle Falkland, dall’Irak all’Ulster. Tali reparti possono operare, con estrema efficacia e alta professionalità, in team di quattro uomini (capo pattuglia, artificiere, radiotelegrafista e infermiere). Essi sono in grado di coprire 60 Km., in 20 ore con uno zaino da 25 chili. Sulla meticolosità del loro addestramento basti affermare che durante le infiltrazioni in Irak portavano via le proprie feci perché troppo diverse da quel-le della popolazione della zona. A sua volta la Francia può ricorrere sia ai Crap (Commandos de Recherche et Action dans la Profondeur) sia al 13° reggimento paracadutisti. Sono forze nate per infiltrarsi in territorio nemico e guidare attacchi nucleari, distruggere comandi e centri nodali.
Non si trattò, ovviamente, solo di operazioni militari terrestri. Per mare, infatti, le iniziative non mancarono e alcune furono casuali, ma di grande effetto. Ricordo quanto avvenne il 31 ottobre del 1940 quando gli inglesi rintracciarono lungo la costa spagnola un famoso mezzo d’assalto italiano chiamato “maiale” e riuscirono a riprodurlo chiamandolo “chariot” (carretto) per poi utilizzarlo da supporto per favorire l’opera dei sommozzatori nei loro raid contro le munite difese dei porti nemici. Un altro intelligente impiego, per merito degli inglesi, fu realizzato con i sommergibili nani con un equipaggio di quattro uomini e dotato di cariche esplosive fissate esternamente. Con questo mezzo nel settembre del 1943 i britannici danneggiarono nell’alto fiord la Torpitz. I giapponesi non furono da meno costruendo un siluro, il kaiteu, con un uomo al suo interno incaricato di dirigere l’arma contro un vascello nemico. I tedeschi, a loro volta, prepararono un mezzo navale denominato “bruco” formato da due siluri uno sull’altro. In uno di essi vi era un uomo che lo guidava e appena raggiunto il bersaglio, liberava l’altro siluro permettendogli di seguire la sua corsa finale verso l’obiettivo. Altri impieghi bellici furono offerti dal-le cosiddette “lenticchie” costituite da tre motoscafi di cui il primo guidato da un equipaggio e gli altri due con cariche esplosive. In prossimità del bersaglio i due motoscafi imbottiti di esplosivo erano fatti proseguire radiocomandati. Il “diavolo marino” a sua volta era un sommergibile capace di navigare ad altissima velocità (28-30 nodi) ed essendo munito di cingoli poteva avventurarsi anche sulla terra ferma utilizzando un lanciafiamme. Un altro piccolo sottomarino “il delfino” era capace di superare i trenta nodi sott’acqua. Era attivato da una turbina Walter a perossido d’idrogeno e manovrato esclusivamente per effetto dei timoni senza casse d’immersione perciò capace di guizzare sotto e sotto la superficie del mare proprio come un delfino.

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La svolta fatale in Germania con l’avvento del nazismo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Fu questa un’imprevedibile conseguenza originata da un fatto in apparenza irrilevante. Ci riferiamo al primo sussulto politico-paramilitare, che ci fece conoscere il nazismo. Avvenne con il fallito “putsch” a Monaco di Baviera nel 1923. Il timore che le autorità tedesche mettessero fuori legge il suo partito indusse Hitler a restare abbastanza tranquillo per qualche anno. Ben presto la lotta riprese impegnandolo in brutali violenze contro i suoi avversari. Il massacro, del 30 giugno del 1934, fu l’atto finale che permise a Hitler di consolidare il suo successo. In tale occasione furono freddamente uccisi molti militanti della vecchia guardia nazionalsocialista e, contemporaneamente, delle personalità conservatrici, come l’ex cancelliere, generale von Schleicher.
L’imperialismo tedesco costituiva l’humus dal quale spuntò la realtà nazista. Fu un imperialismo nato dalla particolare simbiosi con l’industria bellica, accentrata in grandi monopoli e rinsaldata dagli gnomi della finanza. Loro tramite si collegavano, animo e corpo, i nobili proprietari terrieri, la casta militare e la semiautocrazia politica dinastica. Questo terreno si mostrò già fertile, quando fu scatenato il conflitto del 1914 anche se, in quel caso, le colpe degli altri imperialismi, e degli stessi nazionalismi balcanici, precapitalistici, non furono da meno. Sembra persino paradossale che, dopo la fine della prima guerra mondiale, l’ondata di pacifismo non riuscì a fermare gli stimoli eversivi di alcuni movimenti popolari. Molti paesi europei avevano provato, sulla loro pelle, la cocente perdita di centinaia di migliaia d’uomini e di quanti furono travolti dalla violenza bellicida dei rispettivi governanti.
Costoro avevano incoraggiato, suscitando grandi entusiasmi, tale voglia di menare le mani finché non ci si rese conto di quanto la guerra fosse orrenda. Nonostante ciò si giunse, come nulla fosse, alla radicalizzazione della vita politica, sia in Germania sia in Italia. Fu una delle cause della mancata democratizzazione della rivoluzione repubblicana in Germania e di un corretto andamento della vita politica in Italia. In pratica ciò che esprimeva il pacifismo fu incanalato in forme di rivolte “sociali” in se valide, ma che denotavano una caratura politica rivoluzionaria e anarchicheggiante che faceva prevedere grossi rischi alle economie capitaliste e la possibilità di una sovietizzazione dell’intera Europa dopo il fuoco accesso, in Russia, dai bolscevichi.
L’opposto voleva dire più nazionalismo, più tutela dei grandi interessi economici e dei profitti, più esclusiva nel gestirli e, quindi, antisemitismo, considerato che gli ebrei non avevano mai tentato una loro integrazione nel tessuto delle nazioni che li ospitavano. Un sintomo di questo malessere antisemita lo abbiamo rilevato persino in Francia con l’affare Dreyfus, in Romania e in Russia.

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Parliamo di una guerra scatenata dai nazisti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Non si tratta, in ogni caso, di una semplice elencazione, degli avvenimenti storici che, dall’inizio della guerra, ci hanno portato alla vittoria strepitosa degli eserciti tedesco e giapponese e poi, via via, al loro tracollo.
Ho voluto, semmai, cogliere alcuni aspetti, più indicativi, e che, a mio avviso, hanno caratterizzato meglio lo stato d’animo di chi ha vissuto quei tormentati momenti sia da protagonisti e sia da figli della gleba. Lo faccio, in primo luogo, sperando che tutto ciò non cada nell’oblio e che, dagli orrori di una guerra fratricida, le nuove generazioni possano rendersi conto di quanto fosse assurda e, soprattutto, aberrante la piega assunta dagli eventi, traendone una lezione da non dimenticare. Lo faccio perché il ricordo del passato ci possa insegnare qualcosa nel nostro vivere quotidiano e in quello che attenderà i nostri nipoti.
Resta, nel suo insieme, un messaggio che va accolto e ricondotto a futura memoria.
Sono stati sei anni di una lunga guerra nata per distruggere la libertà dell’uomo, per imporre l’autorità di un dittatore, per umiliare nel fisico e nelle tradizioni, civili e culturali, intere popolazioni e per trascinarle, privandole d’ogni dignità, in atroci luoghi di tortura, per martoriarle nel fisico e negli affetti più cari, trucidando i loro congiunti e amici, e per ridurre l’uomo ora a carnefice e ora a vittima. (Riccardo Alfonso)

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Berlino, 9 novembre 1938: La notte dei cristalli

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

sinagoga di berlinoCon il pretesto dell’uccisione a Parigi del terzo consigliere d’ambasciata da parte di un giovane ebreo per vendicare la deportazione della sua famiglia, venne attuata in tutta la Germania questa notte di terrore orchestrata dalla propaganda di Goebbels, per punire quest’ultimo oltraggio degli ebrei al popolo tedesco.
La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 si consumava in Germania uno dei più odiosi e ignobili attentati contro la comunità ebraica tedesca, passato alla storia e tuttora ricordato come la “notte dei cristalli”. Lo spunto fu l’atto di un ragazzo ebreo diciassettenne che, vistosi ripetutamente negato il rinnovo del passaporto, andò all’ambasciata tedesca di Parigi ed esplose cinque colpi di pistola al secondo consigliere, von Rath, ferendolo gravemente. E ancora una volta il caso giocò un ruolo determinante nella successione degli avvenimenti. Von Rath morì il 9 novembre, mentre tutti i “magnati” del regime erano a Monaco per festeggiare con Hitler il 9 novembre 1923: quel giorno, in uno scontro con la polizia berlinese che ne stroncò il tentativo insurrezionale, Göring era stato ferito e Hitler arrestato. Verso le ore 21, un messo si avvicinò a Hitler e gli sussurrò la ferale notizia: von Rath era morto. Cosa successe dopo lo dicono le cronache di allora. Un’orgia di sangue e di violenza, magistralmente guidata, si abbatté sulla comunità ebraica tedesca: migliaia di vetrine di negozi ebrei infrante a colpi di mazze e bastoni; sessanta sinagoghe incendiate; trentamila ebrei tirati giù dai propri letti nel cuore della notte, in parte ammazzati a bastonate mentre altri “barbari” buttavano dalle finestre i mobili; i superstiti trattenuti in arresto per essere inviati a morire a Dachau e a Buchenwald; le piazze delle città trasformate in enormi bracieri, ove furono bruciati migliaia di libri non graditi ai nazisti.
Si avverava la profezia del poeta Heinrich Heine, che quasi un secolo prima aveva ammonito: “Ricordatevi che prima si bruciano i libri e poi si bruciano gli uomini”. Sergio Coalova (fonte: Emanuel Baroz)(foto: sinagoga di berlino)

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Quando la mezzaluna abbracciò la svastica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2016

Gran Muftidi Andrea Tornielli. I rapporti del nazismo con il mondo arabo sono poco conosciuti, così come è poco conosciuta l’influenza che l’ideologia hitleriana ebbe in alcuni partiti e organizzazioni politiche che lottarono per l’indipendenza dei paesi arabi dal dominio coloniale. Un’influenza i cui echi si fanno ancora sentire «in alcuni settori del mondo arabo», mentre «alcuni importanti leader sia religiosi sia politici dell’islam fondamentalista se ne fanno tuttora propagatori».
Lo sostiene lo storico de La Civiltà Cattolica, il gesuita Giovanni Sale, in una ricerca che sarà pubblicata in un volume edito Jaka Book e che Il Giornale oggi anticipa. Sale ricorda che inizialmente, la «soluzione» scelta dalla Germania hitleriana per allontanare gli ebrei dal suolo tedesco, fu quella di facilitarne in tutti i modi l’emigrazione. In particolare in Palestina, dove, credevano i tedeschi, essi sarebbero stati «liquidati» dagli arabi. L’atteggiamento tedesco mutò poco dopo, quando a Berlino si resero conto che l’immigrazione ebraica in Palestina avrebbe favorito la nascita di uno Stato ebraico. È in questo momento, spiega lo storico, che il governo di Berlino ordina a tutte le sedi diplomatiche tedesche in Medio Oriente di tenere «un atteggiamento più comprensivo verso le aspirazioni del nazionalismo arabo».
Dopo l’invasione tedesca della Cecoslovacchia nel marzo 1938, l’indirizzo filoarabo assunto dal governo del Reich per contrastare le ragioni del sionismo internazionale, viene espresso dalla propaganda nazista in modo più diretto. In questo periodo viene anche attivata dal governo tedesco una trasmissione radio di propaganda nazista in lingua araba, che avrà «ascoltatori entusiasti in tutto il Medio Oriente». E gli intellettuali arabi, in quel periodo, scrive padre Sale, «consideravano più vicine alla loro cultura e sensibilità le ragioni ideologiche del nazionalismo tedesco, definito in base alla lingua, alla cultura e alla stirpe di un popolo e di una nazione; insomma tra pangermanismo e panarabismo vi erano a quel tempo diversi punti di contatto».
reichAlcuni arabi tedeschi cercheranno, ma invano, di persuadere i capi nazisti a modificare la clausola razziale nello statuto del partito, restringendola ai soli ebrei. Le autorità tedesche tenteranno però in tutti i modi di correggere il tiro circa il «semitismo» delle popolazioni arabe, sostenendo che non era vero che gli arabi fossero «semiti puri» come gli ebrei, ma che, al contrario di questi, essi furono in buona parte arianizzati. «L’ideologia nazista – scrive lo storico gesuita – attraverso la sua martellante propaganda antiebraica e antidemocratica, non soltanto raggiunse la maggior parte delle popolazioni arabe, ma influì anche sulle sue élite intellettuali; in diversi Paesi furono fondati addirittura partiti politici di matrice nazista, che ebbero poco seguito a livello popolare, ma che esercitarono un forte influsso politico anche negli anni successivi alla guerra. Ricordiamo il Partito Nazionalsocialista Siriano, che esercitò una grande forza di attrazione sulla gioventù siriana e libanese di quegli anni, e il Partito Giovane Egitto, le cosiddette “camicie verdi”, formato da una gerarchia paramilitare sul modello delle SA e delle SS. Esso si distinse per un acceso antisemitismo e per l’adesione all’ideologia nazista».
himmler handzar focus on israelAll’inizio degli anni Quaranta, il Gran Muftì di Gerusalemme al Husayni, capo del supremo comitato della Palestina araba, per promuovere le ragioni dell’indipendenza dei Paesi arabi, organizzò una «missione» a Berlino per prendere contatti con i capi militari nazisti. Affermò di essere a capo di un’organizzazione nazionalista araba segreta con diramazioni in diversi Stati che, disse, erano disposti a unirsi alle forze dell’Asse nella guerra contro l’Inghilterra, «alla sola condizione che tali forze riconoscano il principio di unità, l’indipendenza e la sovranità di uno Stato arabo a carattere fascista, comprendente l’Irak, la Siria, la Palestina e la Transgiordania». Il sentimento filo-tedesco e le simpatie verso il nazismo, furono così forti, «in questi Paesi, in particolare in Egitto e Siria – osserva Sale – che esso non svanì neppure dopo la sconfitta e la completa distruzione del Terzo Reich. Le simpatie verso il nazismo e verso Hitler, addirittura, non solo non venivano nascoste, ma venivano pubblicamente manifestate e questo fino agli anni Sessanta del secolo scorso». Lo storico ricordo uno scritto del 1953 di Anwar Sadat, futuro presidente della repubblica egiziana, il quale scrisse in un giornale del Cairo, riferendosi idealmente a un Hitler che si credeva ancora vivo e nascosto da qualche parte: «Mi congratulo con voi con tutto il cuore perché, sebbene sembri che siate stato sconfitto, il vero vincitore siete voi. Siete riuscito a seminare la discordia tra il vecchio Churchill e i suoi alleati da una parte, e il loro alleato il diavolo, dall’altra. La Germania è vittoriosa perché è necessario, per l’equilibrio nel mondo, che essa sia di nuovo creata, qualsiasi cosa possano pensare l’Occidente o l’Oriente. Non ci sarà pace fino a quando la Germania non sarà riportata a quello che è stata».
Così, mentre in Occidente, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il nazismo veniva identificato con il «male assoluto», nel mondo arabo, scrive padre Sale, «esso continuava a raccogliere l’entusiasta simpatia di molti». In larghi settori del mondo arabo, in particolare quelli legati al fondamentalismo islamico, il ricordo di Hitler rimane dunque ancora vivo e le sue opere vengono ancora tradotte e divulgate. Alcuni fatti recenti, inoltre, dimostrano chiaramente, secondo lo storico gesuita, «che una certa mentalità, diremmo filonazista e antisemita, è condivisa anche da alcuni leader politici e religiosi del mondo islamico». Come attestano le dichiarazioni antisemite e riduzioniste sulla Shoah più volte espresse dal presidente iraniano Ahmadinejad, o come, conclude Sale, «le farneticanti dichiarazioni di alcuni capi religiosi islamici, che ritengono che l’Europa, anziché aborrire il nazismo, dovrebbe lodarlo per il fatto di aver allontanato il pericolo ebraico dal vecchio continente». (Fonte: Il Giornale.it) Nella foto: una immagine dell’incontro tra il Gran Mufti di Gerusalemme e Hitler, avvenuto il 22 Novembre 1941 (Emanuel Baroz)

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Negazionismo e libertà di stampa

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2016

Giornalisti“Il vocabolario Treccani definisce il negazionismo un ‘Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, specialmente con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità’.Faccio questa citazione poiché il Presidente Bindi ha dichiarato che ‘Porta a Porta si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia’.
Ritenete che quel servizio giornalistico abbia perseguito tale scopo o, comunque, favorito tale intento?”.
Così Gianni Sammarco, deputato di Area Popolare e componente della Commissione antimafia, rivolgendosi oggi al direttore generale e al presidente della RAI presenti in audizione.
Ricordando i precedenti di Sindona in carcere, del figlio di Ciancimino, dell’intervista di Enzo Biagi a Liggio-Buscetta, Sammarco l’ha definita “libertà di stampa, che va difesa e sostenuta, perché aiuta i cittadini a crescere, a confrontarsi, a formarsi delle opinioni”.
“Noi dobbiamo solo assicurare che il servizio pubblico informi correttamente ed offra un buon servizio ai cittadini, sostenendo la professionalità dei giornalisti e non chiedendo loro di abdicare alla deontologia professionale. Solo nei regimi dittatoriali si ha paura della libertà di stampa, delle idee e dell’informazione”, ha concluso il parlamentare di AP.

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Giustizia vittime del nazismo

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2011

Memory

Image by davide - diploD via Flickr

Dal 12 al 16 settembre si terrà presso la Corte internazionale di giustizia a L’Aia il dibattimento inerente il ricorso presentato dalla Germania contro l’Italia per le sentenze della nostra Corte di Cassazione in merito alle cause giudiziarie in corso relative a:
1] sfruttamento del lavoro coatto di oltre settecentomila internati militari e civili italiani deportati dopo l’8 settembre 1943,
2] eccidi compiuti dall’esercito tedesco contro i civili sugli Appennini nel corso della 2a guerra mondiale,
3] esecutività in Italia delle sentenze dei tribunali greci relative alla strage di Distomo.
La difesa dell’immunità degli stati trova la convergenza del governo tedesco e di quello italiano, ribadita da una dichiarazione congiunta che affida al tribunale internazionale “il chiarimento su tale questione” contro la decisione della nostra massima Corte, che con chiarezza ha ribadito che gli stati non possono pretendere immunità quando commettono gravi crimini di guerra o crimini contro l’umanità.
Ancora una volta la vicenda della deportazione per lavoro coatto e le stragi di civili sono oggetto di scambio in nome di interessi che nulla hanno a che fare con la dignità degli individui e delle nazioni. Tutto questo è particolarmente grave nella comune dimensione europea e costituisce un’offesa a qualsiasi politica che sulla ”memoria” voglia costruire un patrimonio comune in grado di orientare e di essere di monito al presente, per preservarlo dagli errori e dalle tragedie del passato. Ma c’è di più in questo processo che si apre a L’Aia, che va al di là dello spregio dei cittadini italiani e greci, macinati dalla guerra nazista e dalla real-politik di tutti i governi del dopoguerra, qualcosa su cui dobbiamo porre attenzione. La corte è chiamata ad esprimere un giudizio e fare giurisprudenza sul delicato e decisivo confine fra diritto individuale e responsabilità istituzionale. In discussione a L’Aia c’è in generale il principio dell’immunità degli stati oltre“il punto di rottura dell’esercizio tollerabile della sovranità“, un principio che attiene il diritto internazionale dei popoli nel presente. Storia della nazione e dei suoi cittadini, diritti individuali e collettivi sono in discussione in una causa ignorata dai media e coperta dal silenzio degli stati. Riteniamo indispensabile in questa occasione fare sentire la nostra protesta e invitiamo quanti provano la nostra stessa preoccupazione ed indignazione a fare sentire la loro voce in tutte le sedi che giudicheranno più opportune.

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La chiesa e il nazismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2009

pio_xiiPio XI, la Mit brennender Sorge (1937) e Pio XII.  Cos’è un concordato? Quando la Prima Sede stipula un concordato con un governo, vuole soltanto premunire i cattolici soggetti a quel governo da ogni forma di persecuzione o di discriminazione, ma ciò non significa che ipso facto la S. Sede riconosca la sua bontà, che è diversa dalla legittimità. Infatti un governo può essere legittimo senza essere buono o conforme al Diritto pubblico ecclesiastico, il quale prevede la subordinazione dello Stato alla Chiesa, come il corpo è sottomesso all’anima, per la supremazia del fine spirituale (dell’anima e della Chiesa) su quello temporale (del corpo e dello Stato). Nell’estate del 1933, dietro richiesta del III Reich, la S. Sede accettò di riprendere le trattative per un concordato. Però Pio XI dovette ben presto lamentare che in soli quattro anni il partito che governava il Reich germanico aveva violato più volte il concordato e cercato in tutti i modi di annientare la Chiesa. Molti hanno parlato dell’enciclica Mit brennender Sorge ed hanno cercato di darne un’interpretazione; ma pochi hanno citato la Nota del III Reich del 12 aprile 1937, consegnata dall’ambasciatore tedesco presso la S. Sede al Segretario di Stato Vaticano monsignor Eugenio Pacelli; e soprattutto la Risposta di monsignor Pacelli del 30 aprile 1937 all’ambasciatore tedesco. Monsignor Pacelli risponde, a nome di papa Pio XI, al governo tedesco, e dà un’interpretazione autentica dell’enciclica. Pacelli scrive che la Mit brennender Sorge non è un documento “ostile al popolo o allo Stato germanico”, anzi essa rappresenta una “diagnosi in vista della guarigione di essi” (primo paragrafo). Riconosce che l’enciclica ha parlato del “partito nazionalsocialista e non del governo tedesco (secondo paragrafo). Aggiunge che l’intenzione dell’enciclica “non era affatto di nuocere al popolo o al governo germanico, ma di sormontare i disordini che si verificano in Germania”; tuttavia Pacelli mette in guardia fermamente sul pericolo del partito nazionalsocialista e soprattutto su alcuni suoi settori radicali. “Il movimento che sostiene il Reich si è sempre più compromesso con delle idee, degli orientamenti e dei gruppi ideologici, il cui scopo è di distruggere la Fede cristiana e di asservire la Chiesa” Il nuovo Papa e l’episcopato germanico riprendevano il principio secondo cui «il cittadino deve rispetto e obbedienza all’autorità legittima, non importa se sul trono sieda un Pilato o un Nerone», tranne quando essa comandi qualcosa di intrinsecamente perverso, ossia contrario alla fede e alla morale. Come si vede l’Autorità può essere legittima anche se non è buona o conforme alla dottrina sociale cattolica. Addirittura il card. Faulhaber – che pur non era tenero con le derive neopagane del nazismo – scrisse il 4 novembre 1936, dopo aver incontrato personalmente Hitler, «di essersi trovato davanti non a un Nerone, ma a un grande e serio uomo di Stato». Tuttavia ciò che è venuto dopo (bolscevismo penetrato in Europa dell’est, demo-plutocrazia e demo-cristianesimo[20] ad ovest) non è assolutamente migliore dell’hitlerismo. Anzi, vedendo come le demoplutocrazie hanno ridotto la povera Europa, viene voglia di domandarsi se non sia il caso di rivisitare o revisionare anche per Adolfo Hitler, che certamente non era peggiore di Roosvelt, Churchill, Stalin e De Gasperi. (Don Curzio Nitoglia) (pio XII)

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