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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘‘ndrangheta’

Dove non è riuscita la ‘ndrangheta ci pensa lo Stato

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

Apprendiamo le ultime notizie sulle infiltrazioni mafiose nella nostra regione e nel resto d’Italia con un grande sentimento di gratitudine nei confronti del Dr Gratteri, della dsa Loreto, di tutta la magistratura e delle forze dell’ordine. Noi abbiamo subito la violenza mafiosa reagendo con la denuncia ed in questi giorni crediamo sia opportuno che la politica e gli apparati dello Stato riflettano su alcuni aspetti che più volte abbiamo gridato ad alta voce.Bisogna assolutamente educare i cittadini alla denuncia e su questo punto vogliamo essere chiari e non essere in nessun modo fraintesi, ma a chi denuncia deve essere garantito il futuro, deve essere garantita la giusta protezione, devono essere garantiti i giusti ristori devono essere garantiti i sostegni umani e morali. Purtroppo tutto questo non accade, anzi chi denuncia entra in un inferno Dantesco senza fine, costretto a combattere contro una burocrazia cieca che lo strangola ed a subire spesso ancora più umiliazioni e danni, di quelli che la malavita organizzata è riuscita a compiere.Dove non è riuscita la ‘ndrangheta ci pensa lo Stato? Noi chiediamo aiuto chiediamo di essere ascoltati di poter vivere serenamente la nostra vita ed eventualmente di metterci al servizio dello Stato come abbiamo sempre fatto e stiamo ancora facendo, vogliamo essere gli esempi da seguire.
Consigliare ad un cittadino di denunciare dovrebbe essere un obbligo, oggi invece è una grande responsabilità perchè noi sappiamo perfettamente cosa dovrà subire questa persona dopo la denuncia, e sappiamo con certezza che la sua vita sarà un inferno per le prove che lo Stato lo obbligherà ad affrontare creandogli continui ostacoli nella via della sua rinascita.Ripetiamo con fermezza che la denuncia và fatta ed è l’unica via possibile per combattere questa grave emergenza, ma non si può chiedere ad un cittadino di fare il supereroe, lo Stato non puó essere prima mamma, e ci riferiamo alla magistratura ed alle forze dell’ordine e poi matrigna quando è ora di assumersi le responsabilità delle conseguenze che la denuncia produce. (Pino Masciari Mauro Esposito)

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‘Ndrangheta: Scopelliti (Ap) “Dopo arresti amministratori, politica rifletta su candidati prossime elezioni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

catanzaroCatanzaro. “L’imponente operazione della Dda di Catanzaro ha dato un colpo significativo al clan Farao-Marincola di Cirò Marina. Un plauso e un sincero ringraziamento vanno al procuratore Gratteri e ai Ros dei Carabinieri di Crotone. Una notizia che rappresenta, allo stesso tempo, l’occasione per una riflessione in vista della campagna elettorale. Premesso il principio di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio, il fatto che tra gli arrestati ci siano alcuni amministratori attuali o passati di quel territorio chiama in causa anche noi. Noi, cittadini, nessuno escluso, e chi come me ha avuto in questi anni responsabilità politiche. I cittadini, in quanto va superata una volta per tutte la logica delle raccomandazioni, del pretendere qualcosa in cambio del voto, perché anche così si alimenta il malaffare e la mala politica. Adesso, con il nome del candidato stampato sulla scheda elettorale, abbiamo la possibilità di scegliere persone capaci e oneste. E la politica, da parte sua, non deve cedere al ricatto del consenso facile. Deve avere invece la forza di candidare solo persone oneste e competenti. Deve fare pulizia al proprio interno prima che intervenga la magistratura. I candidati alle prossime elezioni politiche, quindi, saranno un banco di prova importante per verificare chi avrà fatto scelte coraggiose. Personalmente non ho ancora deciso se mi ricandiderò, ma se ci metterò la faccia sarà la mia, non quella di altri”. È quanto dichiara la deputata di Ap Rosanna Scopelliti.

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Come risolvere una lite extragiudizialmente

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

Contro la lentezza e gli alti costi di giustizia civile arriva l’organismo internazionale di mediazione e arbitrato dell’A.N.P.A.R..(associazione dal 1995 -senza scopo di lucro).Mentre alcuni professionisti contrari da sempre alla mediazione, continuano a mettere in atto tutti i mezzi possibili per farla fallire, filosofeggiando a modo loro sulla nuova legge 98/2013 che ha modificato in parte il D. Lsg 28/2010, l’A.N.P.A.R. da tempo forte della sempre più evidente progressiva privatizzazione della giustizia offre valide soluzioni a questa crisi , ai suoi tempi, ai suoi costi (in continuo aumento, da tempo ha formato e continua a formare oltre che mediatori anche altri professionisti che sono in grado di proporre metodi alternativi alla risoluzione dei conflitti. Sono due le alternative che le imprese pubbliche e private, i consumatori ma anche semplici cittadini meno abbienti, hanno per non andare davanti al giudice civile per la risoluzione del contenzioso: la mediazione obbligatoria (art. 5 comma 1/bis del D. Lsg 28/2010), e/o facoltativa e in subordine l’arbitrato.
I fatti: centinaia di arbitrati dal 1995 più di 5.000 mediazione dal 2011 ad oggi. La legge dice che chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione. La parte deve partecipare personalmente alla procedura (fatti salvo i giustificati motivi di impedimento) e può farsi assistere da un avvocato. Le parti possono stabilire nello stesso procedimento di mediazione che in caso di fallimento della stessa intendono ricorrere all’arbitrato amministrato dalla camera arbitrale dell’A.N.P.A.R. In tal modo si è certi che la risoluzione della controversia non potrà continuare davanti ad un giudice ordinario. Perché sia all’accordo di mediazione che al lodo arbitrale viene conferito carattere di esecutività. L’organizzazione A.N.P.A.R. si sta diffondendo sull’intero territorio nazionale e fuori confini. Tantissime le “sedi operative” già aperte in Italia che vanno dall’estremo nord all’estremo sud a disposizione di cittadini, imprese e professionisti che si affiancano alle delegazioni ed uffici di prossimità deputati alla divulgazione dei sistemi extragiudiziali.
L’A.N.P.A.R. è in grado di offrire ai cittadini, società ed enti un servizio di mediazione e/o arbitrato a pagamento e secondo tariffe predeterminate, assicurando tempi di risoluzione delle controversie contenute: per la mediazione in massimo 3 mesi e per l’arbitrato in massimo entro 180 giorni. La formula è quella di tanti forum televisivi: anziché rivolgersi ad un tribunale ordinario, affrontando rischi ed incognite inerenti la durata del procedimento, i suoi costi e quant’altro in discussione, le parti in lite si rivolgono all’A.N.P.A.R chiedendo che la soluzione venga affidata ad un soggetto neutrale, del quale s’impegnano ed obbligano ad accettare e rispettare le decisioni. A conclusione del procedimento l’arbitro o gli arbitri emettono un lodo cui viene conferito carattere di esecutività, cui le parti si adeguano. I vantaggi vengono indicati nella velocità del giudizio, nell’integrale rispetto della privacy, nel risparmio sui costi. L’abbattimento stimato rispetto ad un giudizio si avvicina al 90% per la mediazione ed al 50% per l’arbitrato rispetto al costo di un giudizio ordinario. Un esempio per tutti: per una causa che rientra nello scaglione da 25.000 a 50.000 euro il costo è di euro 400 per parte per la mediazione mentre il costo complessivo per l’arbitrato è di euro 750 – 1250 per un arbitro unico e di 1.900 – 3.000 euro per un collegio arbitrale da suddividersi equamente se non stabilito diversamente dalle parti. Sono previste per grossi enti (banche, assicurazioni, associazioni ecc) speciali convenzioni, per l’ulteriore abbassamento dei costi, del quale ne usufruiscono anche la/e controparte/i. Inoltre se si è in possesso di un titolo di studio almeno triennale o iscritto ad un albo professionale si può accedere alla formazione per diventar mediatore e/o arbitro frequentando uno dei corsi dell’organismo formativo dell’A.N.P.A.R. certificato ISO-UNI 9001 -2008. Tutta la modulistica per avviare una mediazione o un arbitrato è reperibile sul sito http://www.anpar.it ovvero per ulteriori informazione puoi telefonare alla segreteria nazionale al n. 089.274799 o scrivere all’indirizzo e-mail info@anpar.it riceverai tutte le informazioni necessarie per attivare uno qualunque dei sistemi di risoluzione di controversia extragiudiziale in poco tempo e a basso costo e senza IVA.

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In libreria la Storia illustrata di Cosa nostra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2012

Esce per Rubbettino il 23 febbraio in libreria “Storia illustrata di Cosa nostra. La mafia siciliana dal mito dei Beati Paoli ai giorni nostri” di Enzo Ciconte e Francesco Forgione. Illustrazioni di Enzo Patti. Prefazione di Piero Grasso.
Il volume racconta attraverso un duplice percorso fatto di testi e immagini la storia della mafia e dei miti costruiti attorno ad essa. Il racconto è affidato, per la parte testuale, alla penna di Enzo Ciconte – noto e affermato storico delle mafie italiane, già consulente della Commissione parlamentare antimafia – e a quella di Francesco Forgione, già presidente della Commissione antimafia e autore di studi e ricerche sul fenomeno criminale; nella parte visuale invece il racconto si sviluppa seguendo i tratti della matita di Enzo Patti, straordinario e immaginifico artista che ha dedicato il suo lavoro alla raffigurazione dell’universo simbolico delle mafie. Una tavola di Enzo Patti raffigurante i tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, fondatori mitici della ‘ndrangheta è stata utilizzata da Roberto Saviano in apertura della trasmissione “Vieni via con me” dedicata al fenomeno della ‘ndrangheta al Nord.Parlando dei Beati Paoli, si parla anche del presente, di una organizzazione come Cosa nostra che non si può dare ancora per sconfitta una volta per tutte e che, aiutati dalle splendide illustrazioni di Enzo Patti, sarà raccontata fino agli sviluppi più recenti.
Francesco Forgione è stato presidente della Commissione Parlamentare Antimafia dal novembre 2006 allo scioglimento anticipato delle Camere del febbraio 2008. Dal 1996, per due legislature è deputato e capogruppo parlamentare di Rifondazione comunista all’Assemblea Regionale Siciliana. Ha insegnato Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali all’Università degli Studi de L’Aquila. Giornalista, ha pubblicato, con Paolo Mondani, Oltre la Cupola. Massoneria, mafia e politica, 1994; Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica, 2004; ’Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo, 2008; Mafia export. Come ’ndrangheta, Cosa nostra e camorra hanno colonizzato il mondo, 2009; con Enzo Ciconte e Vincenzo Macrì Osso, Mastrosso, Carcagnosso (illustrazioni di Enzo Patti), 2010.
Enzo Patti è nato a Favignana. Pittore, è docente di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Palermo.

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Ndrangheta a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani. Quando nel 2007 Rita Bernardini denunciò infiltrazioni della criminalità nel centro di Roma fu irrisa e accusata di razzismo.
“Allora ero consigliere  municipale – precisa Staderini – e avanzai proposte concrete per affrontare il problema, ma a distanza di quattro anni tutto è rimasto come allora. Non mi risulta, ad esempio, che il Comune abbia realizzato la rete informatica per le attività commerciali, unico modo per vigilare tempestivamente sugli anomali cambi di gestione affidati a improbabili prestanome, né che siano state messe in atto strategie di polizia preventiva. Il centro di Roma è una miniera d’oro, l’ideale per riciclare i proventi delle attività criminali, in particolare della droga. Chiedo al Prefetto di Roma la convocazione urgente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di creare una task force che avvii indagini sistematiche in base ad una serie di indicatori di allarme. Occorre far capire alle organizzazioni criminali che c’è una volontà politica inflessibile nei loro confronti. Per poi far capire ai politici che grazie alle immense ricchezze regalate dal proibizionismo le mafie si comprano le nostre città”.

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Piemonte: infiltrazioni ‘ndrangheta

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

L’inchiesta anti-‘ndrangheta dimostra come anche in Piemonte le infiltrazioni della criminalità organizzata abbiano assunto preoccupanti dimensioni. Il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine ha fatto emergere una ragnatela di collegamenti e di complicità che assumono l’aspetto di una vera e propria occupazione dell’economia e della società. Si tratta di un grave problema politico, che non intendiamo sottovalutare, e a cui il PD dedicherà una specifica iniziativa di mobilitazione e di sensibilizzazione. Sosteniamo l’operato dello Stato con tutta la nostra convinzione ed auspichiamo che l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine colpisca alla radice il fenomeno e che in tempi rapidi si faccia certezza sulle responsabilità personali e chiarezza sulle eventuali relazioni tra le persone indagate e il mondo della politica. Sappiamo che la politica, che è immersa nella società, corre dei rischi e siamo i primi a rinnovare l’impegno di una severa valutazione dei comportamenti e delle relazioni. Occorre erigere muri sempre più alti. Vogliamo, però, ribadire che i dirigenti del PD i cui nomi vengono riportati nell’ordinanza e che non sono stati raggiunti da alcun provvedimento, non risulta abbiano mai messo in atto comportamenti collusi o fuori dal rispetto pieno e totale della legge. Il PD è vicino ai propri dirigenti. Siamo certi che nulla sapessero del profilo criminale di persone sentite o incontrate in occasione di appuntamenti elettorali o nell’ambito delle normali attività politico-istituzionali o semplicemente perché concittadini. (Gianfranco MORGANDO Segretario regionale PD Piemonte)

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‘Ndrangheta in Australia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

I risultati dell’operazione “Il Crimine 2” che ha portato oggi all’arresto di 41 persone per ‘ndrangheta riportano all’attenzione delle cronache le infiltrazioni e gli affari delle cosche all’estero in particolare in Germania, Svizzera, Canada e Australia.  E proprio su quest’ultimo Paese in particolare si sono riaccesi i riflettori. Tra gli arrestati anche Tony Vallelonga, originario di Nardodipace in provincia di Vibo Valentia, che della città australiana di Stirling era addirittura divenuto sindaco. Il rapporto stretto e diretto tra ‘ndrangheta e continente australiano è noto soprattutto grazie al libro “Australian ‘ndrangheta. I codici di affiliazione e la missione di Nicola Calipari”, scritto da Enzo Ciconte e Vincenzo Macrì.  Nel libro, edito dalla Rubbettino editore, è stato raccolto materiale del tutto inedito della relazione finale consegnata da Calipari, il funzionario del Sismi morto in Irak nel 2005, al ministero dell’Interno, che consente di aprire uno squarcio sulla presenza della ‘ndrangheta nel continente australiano, di cui sinora poco si sa e pochissimo si è scritto.  Vincenzo Macrì delinea un quadro della presenza della ’ndrangheta in Australia, prima e dopo la missione di Calipari dal quale si comprende la straordinaria capacità di diffusione della mafia calabrese, anche rispetto alle “consorelle” italiane più famose, come mafia siciliana e camorra, che in Australia sono del tutto assenti. Al contrario, la presenza della ’ndrangheta è continua, invasiva e pericolosa, tanto da costringere il governo australiano ad una serie di interventi investigativi e repressivi, di grande rilievo, che tuttavia non produssero risultati definitivi. Enzo Ciconte affronta una analisi dettagliata del materiale documentale allegato alla relazione di Nicola Calipari, ed in particolare degli esemplari manoscritti di “codici della ’ndrangheta” rinvenuti dagli investigatori australiani nelle abitazioni di uomini d’onore calabresi. Il raffronto anche con i codici ottocenteschi e con quelli conosciuti dopo la missione di Calipari consente di cogliere la sostanziale omogeneità non solo dei riti di affiliazione, ma degli stessi modelli organizzativi che regolano la vita dei “locali” di ’ndrangheta in ogni parte del mondo e l’importanza che tali codici assumono, anche ai nostri giorni, quale forte richiamo identitario.

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Bambini: no alla ‘ndrangheta

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

Roma 28 febbraio 2011 ore 19 Nuovo Teatro Colosseo Via Capo d’Africa 29/A.  Venti bambini tra i 9 e i 12 anni saranno protagonisti, al Nuovo Teatro Colosseo, dello spettacolo Il Bambino che Non voleva crescere, liberamente tratto dalla celebre opera di Collodi, Pinocchio. Lo spettacolo rappresenta la prima tappa di un lungo percorso che la Compagnia Teatrale Scena Nuda di Reggio Calabria diretta dall’attrice Teresa Timpano, in collaborazione con il Comune di San Luca, l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, la Regione Calabria ed il Comune di Roma, sta promuovendo per valorizzare il teatro come strumento pedagogico, volto al recupero della legalità di un paese.   I bambini tutti originari del comune di San Luca (Rc), tristemente noto per l’alta concentrazione d’interessi ‘ndranghetisti, provengono dal laboratorio teatrale permanente “San Luca in Scena”, dove stimolati ai valori della cultura e della tradizione della propria terra, vengono incoraggiati al confronto e all’apertura a contesti diversi. Un’attività culturale costante, che stimoli i bambini ad utilizzare nuovi strumenti espressivi, e che insegni loro a contrastare la consuetudine di abbandonarsi ad atteggiamenti di emulazione mafiosa e a sviluppare una propria autonomia di pensiero ed azione. Lo spettacolo affronta temi come il pregiudizio, la discriminazione e la diversità. Un confronto duale tra il mondo degli adulti, che si regge sul principio di realtà e di norme imposte e dall’altra il mondo dei ragazzi, che ruota sul principio di piacere e di libera creatività.

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Vincere la ‘Ndrangheta

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Reggio Calabria  dal 22 al 25 novembre 2010. Parte lunedì 22 novembre alle 9 presso il Palazzo della Provincia-Piazza Italia E’ un ciclo di incontri organizzato dal Museo della Ndrangheta, con il sostegno dell’assessorato alle Politiche sociali e giovanili della Provincia di Reggio Calabria e diretto da Claudio La Camera, nella sede del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria e andrà avanti fino a giovedì 25 novembre.  L’evento è stato organizzato con l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica, il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati.   Magistrati, avvocati, professionisti, studiosi, docenti, giornalisti, imprenditori, rappresentanti delle forze dell’ordine e associazioni affronteranno il fenomeno della Ndrangheta, diviso in sessioni tematiche, da tutti i punti di vista: storico, religioso, culturale, sociale ed economico. Fra i partecipanti: Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Nicola Gratteri, Pietro Grasso, Francesco Forgione, Mario Morcone, Tano Grasso, Fulvio Librandi e Luigi Lombardi Satriani.
Il progetto Museo della ndrangheta è un’operazione culturale senza precedenti che si occupa di ricerca, analisi, attività e programmazione sul territorio con il fine di realizzare una conoscenza oggettiva della mentalità diffusa su cui l’elemento criminalità organizzata attecchisce. L’obiettivo è fare i conti in modo razionale e cosciente e intervenire sulla trasmissione di valori che informa le nuove generazioni, agendo sui processi di inculturazione diretta e indiretta. Il Museo è un progetto istituzionale, grazie ad un protocollo d’intesa firmato dalla Prefettura di Reggio Calabria, la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria, il Comune di Reggio Calabria, la cattedra di Etnologia dell’Università La Sapienza e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria. Il Museo ha una gestione operativa attraverso un comitato tecnico rappresentato da delegati degli enti che hanno sotto- scritto l’accordo istituzionale coordinato da Claudio La Camera e un comitato scientifico diretto dal prof. Lombardi Satriani e dal prof. Fulvio Librandi.

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‘Ndrangheta e mafia balcanica a Milano

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

‘Ndrangheta a Milano: un fenomeno complesso, ramificato dovunque esistano forme di potere o autorità, le cui vittime sono costrette spesso all’omertà, non avendo reali difese e non potendo contare su forme efficaci di protezione. Si pensa che i suoi veri capi, che non appaiono in alcuna lista dei “latitanti più pericolosi” non vivano in Italia, ma si muovano fra i paesi dell’America Latina, dove hanno contatti diretti con i grandi cartelli internazionali, e i paesi delle banche. La ‘Ndrangheta controlla l’economia, la finanza, i lavori edilizi. Acquista imprese in difficoltà, promettendone il risanamento, ma facendone poi strumenti di riciclaggio, sottoponendo gli imprenditori a diverse forme di intimidazione. Conta su esperti del mondo finanziario, manager, avvocati, uomini di pubbliche relazioni. Sfrutta le difficoltà di integrazione da parte dei gruppi etnici immigrati per avvalersi di manovalanza e quadri, per consentire al mercato criminale di diversificarsi, rendendone più difficile l’identificazione dei meccanismi. Dopo un’indagine durata due anni, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, ieri nel capoluogo lombardo 300 poliziotti hanno messo in atto un’operazione antidroga, effettuando 100 arresti: una rete di spaccio articolata fra il milanese e le province di Varese, Como, Torino, Biella, Genova. Gran parte degli arresti riguardano cittadini serbi, montenegrini e sloveni. Questa caratteristica dell’operazione ha indotto il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ad affermare che “L’organizzazione di narcotrafficanti sgominata oggi costituisce un nuovo canale di approvvigionamento della droga in Italia e a Milano in particolare, che si è affiancato a quello tradizionale gestito dalla ‘Ndrangheta”. La successiva conferenza stampa ha visto le autorità affermare che la droga al nord “non è più esclusività della ‘Ndrangheta”, ma che vi sono ora organizzazioni balcaniche che competono con la stesa ‘Ndrangheta contando su “concorrenzialità dei prezzi e della logistica”. Sono dichiarazioni che apparentemente inquadrano il problema, ma che in realtà dimostrano come anche inquirenti di esperienza vengano continuamente tratti in inganno da un sistema criminale complesso. Finché magistrati e dirigenti delle forze dell’ordine – quelli onesti e preparati – non decideranno di cooperare con la società civile e gli studiosi che si dedicano all’analisi delle strutture criminali complesse, sarà difficile vedere risultati capaci di bloccare il vero business delle mafie, che ogni anno cresce esponenzialmente. A Milano comanda la ‘Ndrangheta, che ha trasformato la città in un mercato internazionale delle attività criminose più redditizie, in primis la droga: vera capitale della criminalità organizzata del Sud Europa. I giornalisti Davide Carlucci e Giuseppe Caruso hanno scritto un libro ben documentato sul fenomeno, che si intitola proprio “A Milano comanda la ‘Ndrangheta” (come facciamo noi da anni, anche i due autori scrivono ,’ndrangheta con la “n” maiuscola, per non minimizzarne l’importanza).  Lo studio mette a fuoco quale sia il vero motore del successo della ‘Ndrangheta a Milano: con un mercato di 120.000 consumatori e una stima di 10.000 dosi quotidiane acquistate e consumate, la cocaina assicura alla ’Ndrangheta l’accesso a una ricchezza quasi senza limiti, lasciando volutamente aree di mercato libere agli altri gruppi, fra cui proprio quello balcanico, che ora collabora con le ‘ndrine, ora lavora per aumentare un proprio mercato criminale, tollerato e addirittura favorito dalle stesse ‘ndrine . La ‘Ndrangheta ha una relazione diretta ed esclusiva con i cartelli sudamericani e la sua egemonia è fuori discussione. Chi non lavora per la ‘Ndrangheta, lavora con il permesso della ‘Ndrangheta, spesso anche con una certa protezione della ‘Ndrangheta. Come ha fatto Cosa Nostra in Sicilia, così la ‘Ndrangheta ha scelto di essere invisibile, di non dare luogo a scontri sanguinosi per il territorio o il potere, di agire nell’ombra mentre magistratura e polizia si occupano di altro: immigrazione, violenza metropolitana, furti e rapine, persino accattonaggio e costruzione di baraccopoli.  Oltre alla droga, l’azienda-‘Ndrangheta si occupa di appalti pubblici, commercio di armi, riciclaggio di denaro attraverso società finanziarie, apertura di cinema, panetterie, ristoranti o discoteche, controllo di imprese, acquisto di terreni in stati dove si possano effettuare notevoli speculazioni, contando anche sulla corruzione degli amministratori pubblici. Ovviamente una strategia capillare di controllo di politica, magistratura, forze dell’ordine è, nei piani del crimine organizzato, la via preferenziale perché la “piovra” cresca, allunghi i suoi tentacoli e resti mimetizzata nel tessuto delle nostre città.

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Nel Monzese uccisa ex pentita ‘Ndrangheta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

Ennesima vittima tra i pentiti della  ‘Ndrangheta, punita per aver collaborato con la giustizia. L’infame sorte questa volta è toccata a Lea Garofalo, uccisa e sciolta nell’acido a San Fruttuoso, nei pressi di Monza.  “L’uccisione della Garofalo, in pieno stile corleonese, è il segno evidente della sconfitta dello Stato che non sa difendere chi decide di collaborare”. Queste le prime parole di Federica Menciotti, viceresponsabile per le Mafie e la Criminalità organizzata dell’Italia dei Diritti.  L’ex pentita era diventata collaboratrice di giustizia nel 2002 e aveva fatto dichiarazioni agli inquirenti sugli affiliati alle cosche dei Papaniciari e Vrenna-Corigliano-Bonaventura, egemoni a Crotone. Questo è il motivo per cui fu ammessa a un piano provvisorio di protezione, revocatogli nel 2006 per essersi allontanata dalla località protetta.  “Il piano le fu ritirato con una colpevole sottovalutazione dei rischi cui era esposta – conclude e argomenta l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – , e fu ripristinato solo a seguito di un lungo iter giudiziario. La sua eliminazione è altresì la prova della gravità delle affermazioni rese dal sindaco Moratti che ha recentemente dichiarato, contro le stesse evidenze di indagine, che la criminalità organizzata a Milano non esiste, laddove invece  la ‘Ndrangheta, come dovrebbe essere ben noto al primo cittadino, da anni spadroneggia per i forti interessi economici che vi gravitano, non ultimo l’affare Expo. Quello che è accaduto mi auguro porti a riconsiderare la  revoca del programma speciale di protezione anche a  Vincenzo Spatuzza, collaboratore eccellente delle stragi mafiose, decisa dalla Commissione centrale del Viminale per la definizione e applicazione delle misure speciali di protezione.  Un fatto gravissimo a cui la vicenda Garofalo deve fare da monito.”

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Ma quanti cuori ha la ‘ndrangheta?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2010

Lettera al direttore. Riguardo al blitz di carabinieri e polizia contro la ndrangheta, che ha portato all’arresto di oltre 300  persone, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha dichiarato: «Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l’aspetto organizzativo che quello patrimoniale». Nel mese di marzo il Guardasigilli Alfano dichiarò: «Il vile avvertimento al procuratore Spagnuolo rivela ancora una volta la paura e il disorientamento in cui si trovano ormai i clan della ‘ndrangheta». Tremava, la ‘ndrangheta, ed è stata colpita al cuore. Quindi ora è in fin di vita? Oppure, anziché avere tante teste come l’Idra, ha tanti cuori? Se ne colpisce uno,  e la suo posto ne spuntano due? Solo Ercole e il nipote Iolao riusciranno ad eliminarla definitivamente? (Veronica Tussi)

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Leghisti indagati per ‘Ndrangheta

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

L’Unità di oggi a pag. 6 è uscita con un articolo di Angela Camuso. La giornalista è autrice di una inchiesta dove risultano indagati a Milano decine di politici locali di comuni dell’hinterland milanese, molti dei quali leghisti, tra cui un manipolo di sindaci e numerosi assessori e consiglieri locali per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, finanche concorso in estorsione. Era la scorsa primavera e la procura di Reggio stava da tempo intercettando i vertici della ‘ndragheta durante riunioni in alta montagna. Ed è così emerso che numerosissimi appalti edili per opere pubbliche, eseguiti o da eseguire in Lombardia, venivano decisi in Calabria da un organismo finora semi-sconosciuto della mafia reggina: la cosiddetta “Provincia”, quasi una cupola di Cosa Nostra, che si è scoperto avere ordinato anche una serie di omicidi commessi nel capoluogo lombardo come quello del boss Carmelo Novella, ucciso a luglio 2008, per impedire ai capi della ‘ndrangheta a Milano di organizzare autonomamente una propria “provincia” in Lombardia.

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Sequestrati beni alla ‘ndrangheta nel varesotto

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2010

“Com’è possibile che si arrivi ad accumulare una fortuna senza che a monte vi sia alcun controllo di tipo bancario?” Commenta così Giuseppe Criseo, responsabile per la Lombardia dell’Italia dei Diritti, la notizia del sequestro nel territorio della provincia di Varese da parte del locale Comando dei Carabinieri di ben 20 milioni di euro, tra beni di lusso, attività commerciali e soprattutto contanti, appartenenti alla ‘ndrangheta. Le indagini patrimoniali di questi giorni seguono i 39 arresti del 23 aprile del 2009, nell’operazione denominata ‘Bad Boys’, che si concluse con l’arresto di 11 persone per associazione per delinquere di stampo mafioso e altre 28 per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di tentato omicidio, estorsioni, usura, rapina e riciclaggio. “Quando la criminalità organizzata arriva ad accumulare così ingenti fortune – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – è ipotizzabile una connivenza di apparati istituzionali che dovrebbero mettere in atto maggiori controlli. Possibile che nessuno si accorga dell’esistenza di così importanti economie sommerse? Vuol dire che abbiamo bisogno di maggiore prevenzione”.

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Infiltrazione criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

“Dispiace che il collega Mantovano nel corso del suo autorevole intervento, in occasione della presentazione del rapporto CNEL sull’infiltrazione della criminalità organizzata nel nord Italia, abbia voluto equiparare Buccinasco (Milano) con San Luca (Reggio Calabria)” – è quanto afferma Mario Mantovani, Senatore lombardo e Sottosegretario di Stato alle Infrastrutture e ai Trasporti. “Purtroppo è noto che la criminalità organizzata stia cercando di acquisire sempre maggiori posizioni di potere anche al Nord – prosegue Mantovani – ma paragonare una cittadina della Provincia di Milano con San Luca, piccolo borgo dell’aspromonte, unanimemente considerato il cuore della ‘ndrangheta calabrese mi pare offensivo anche nei confronti dell’attuale Amministrazione Comunale che anni governa la propria città con la massima trasparenza”.  “Ciò non toglie – conclude il Sen. Mantovani – che le parole del collega Mantovano debbano essere un monito per tenere alta l’attenzione delle Amministrazioni locali e delle forze dell’ordine sui crescenti interessi della malavita in tutto il nord Italia”.

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Apre il museo della ndrangheta

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2009

Reggio Calabria Il primo dicembre alle 11 si inaugura il Museo della Ndragheta di Reggio Calabria (località Croce Valanidi a poca distanza dall’aeroporto calabrese). Una villa a tre piani di 200 metri quadrati ciascuno, confiscata alla criminalità organizzata e ristrutturata nel 2006 con la somma di 125 mila euro, è stata trasformata in un museo aperto alla città, ai visitatori di tutto il mondo e agli studenti e ai ricercatori interessati a portare avanti un lavoro di approfondimento sul tema della ndrangheta e della criminalità organizzata.   Nella giornata di inaugurazione, martedì 1 dicembre 2009, sono previsti due appuntamenti.   Alle 11, l’apertura della mostra fotografica dal titolo “Silenzio e memoria” a cura di Adriana Sapone, che illustrerà il fenomeno della ndrangheta all’interno della struttura museale. Le fotografie, a colori e in bianco e nero, ricostruiscono la cruda cronaca della guerra di mafia, gli omicidi più efferati e l’opprimente silenzio della gente e delle città.  Nel pomeriggio, alle 17, nella sede della Provincia di Reggio Calabria in piazza Italia, sarà presentato il libro “Il cappio” di Enrico Bellavia e Maurizio de Lucia (edizioni Bur) che analizza il fenomeno del pizzo. «È la più antica attività della mafia – si legge nella quarta di copertina – Il ponte privilegiato con l’economia legale e la politica, un sistema basato su un’eccezionale organizzazione sul territorio: è il racket ».  Introdurranno la presentazione del libro: Giuseppe Pignatone (Procuratore Capo di Reggio Calabria), Attilio Tucci (Assessore alle Politiche sociali della Provincia di Reggio Calabria), Fulvio Librandi (Università della Calabria) e Claudio La Camera (coordinatore Museo della Ndrangheta).  L’idea dell’antropologo Fulvio Librandi di tracciare un percorso storico e antropologico della realtà ndranghetista è stata portata avanti da un comitato scientifico diretto dall’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani. Parallelamente al reperimento del materiale fotografico e documentaristico sulla ndrangheta, è stata avviata una ricerca sul campo. Punto di forza del progetto del Museo della Ndrangheta è stato da subito il lavoro con i ragazzi delle scuole calabresi confluito nella pubblicazione del primo volume della collana “A mani libere”, presentato quest’anno al Quirinale in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico.

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Apre ıl museo della ndrangheta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2009

Reggio Calabria  19 novembre alle 11,30 Palazzo della Provincia conferenza stampa di presentazione con due appuntamenti. Alle 11 l’apertura della mostra fotografica dal titolo “Silenzio e memoria” a cura di Adriana Sapone, che illustrerà il fenomeno della ndrangheta all’interno della struttura museale. L’inaugurazione della sede del Museo della Ndrangheta segna un momento importante di un percorso cominciato ormai più di due anni grazie al finanziamento del progetto da parte della Provincia di Reggio Calabria e alle sinergie delle istituzioni locali (Prefettura, Comune, Regione e Università). L’idea dell’antropologo Fulvio Librandi di tracciare un percorso storico e antropologico della realtà ndranghetista è stata portata avanti da un comitato scientifico diretto dall’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani. Parallelamente al reperimento del materiale fotografico e documentaristico sulla ndrangheta, è stata avviata una ricerca sul campo. Punto di forza del progetto del Museo della Ndrangheta è stato da subito il lavoro con i ragazzi delle scuole calabresi confluito nella pubblicazione del primo volume della collana “A mani libere”, presentato quest’anno al Quirinale in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico. Le fotografie, a colori e in bianco e nero, ricostruiscono la cruda cronaca della guerra di mafia, gli omicidi più efferati e l’opprimente silenzio della gente e delle città. Tutte istantanee scandite da corpi che giacciono sotto lenzuoli bianchi, da curiosi di passaggio e da manette e indagini e sguardi. Ancora le segnaletiche dei boss e gli arresti delle “primule rosse” e i ritagli dei giornali dell’epoca. Dal luogo dell’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, si passerà ai grandi processi di mafia, che nei primi anni Novanta hanno visto sfilare nella città dello Stretto, personaggi come Totò Riina, Bernardo Brusca, Pippo Calò e Nitto Santapaola. Il percorso fotografico racconterà anche la speranza della società civile e in modo particolare dei giovani. E gli uomini e donne dell’antimafia che hanno cercato do costruire una storia di riscatto. Nel pomeriggio di giorno 1 dicembre, alle 17, sempre nella sede del Museo della Ndrangheta sarà presentato il libro “Il cappio” di Enrico Bellavia e Maurizio de Lucia (edizioni Bur) che analizza il fenomeno del pizzo legato alla mafia. «È la più antica attività della mafia – si legge nella quarta di copertina – Il ponte privilegiato con l’economia legale e la politica, un sistema basato su un’eccezionale organizzazione sul territorio: è il racket.

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Beni della ‘Ndrangheta sequestrati a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2009

Il noto locale romano “Cafè de Paris”, protagonista delle cronache rosa degli anni ’50 e della <<Dolce Vita>> è stato sequestrato ieri dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza nell’ambito della maxi operazione contro la ‘Ndrangheta che fino ad oggi ha portato alla confisca di beni per oltre 200milioni di euro. Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, ha dichiarato: “Ancora una volta un plauso alle forze dell’ordine che grazie al loro intervento e alla loro vigilanza mantengono alta la garanzia della sicurezza dei cittadini romani. E’ triste che anche un caffè storico come il “Cafè de Paris” sia diventato vittima della criminalità organizzata ed è la dimostrazione di come ormai la ‘ndrangheta tenti di insediarsi in ogni modo nella nostra città. Mi auguro che le forze dell’ordine continuino in questo modo non abbassando la guardia”.

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