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Posts Tagged ‘nefrologia’

Nefrologia di Padova riconfermata per il 4° anno consecutivo ai vertici mondiali

Posted by fidest press agency su domenica, 11 giugno 2017

calò ed equipeLa classifica dei più importanti esperti del mondo nei vari settori della Medicina pubblicata ogni anno vede il Prof. Lorenzo Calò dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova confermato primo al mondo nell’ambito delle malattie renali anche per il 2017, in particolare nelle malattie genetiche rare del trasporto tubulare renale come la Sindrome di Gitelman e la Sindrome di Bartter. Questa classifica è basata su un’estesa revisione delle pubblicazioni scientifiche in Nefrologia degli ultimi dieci anni, dà notevole prestigio alla Nefrologia italiana e contribuisce al primato europeo già ottenuto dall’Azienda Ospedaliera/Università di Padova nel campo delle malattie rare.Il riconoscimento assegnato anche quest’anno, per il 4° anno consecutivo al Prof. Lorenzo Calò, è ulteriormente sottolineato dalla richiesta da parte dell’organizzazione internazionale KIDNEY DISEASE IMPROVING GLOBAL OUTCOMES (KDIGO) di farlo partecipare con alcuni esperti mondiali alla stesura delle Linee Guida di diagnosi e trattamento per la Sindrome di Gitelman (“KDIGO Consensus Conference on Gitelman Syndrome”).
Le Linee Guida predisposte, sono state pubblicate sulla rivista scientifica Kidney International, tra le riviste scientifiche nefrologiche più qualificate in ambito internazionale (Kidney International 2017; 91:24–33).Il Professor L. Calò, nefrologo, ipertensiologo ed internista, Direttore della Nefrologia 2 dell’Azienda Ospedaliera di Padova è anche Direttore eletto della Scuola di Specializzazione in Nefrologia dell’Università di Padova.Da quasi trent’anni segue in particolare la Sindrome di Gitelman e la Sindrome di Bartter, malattie renali genetiche rare che compromettono il riassorbimento tubulare renale di potassio e di magnesio. La conseguente riduzione nel sangue di potassio e magnesio può indurre l’insorgenza di aritmie cardiache che nei casi più gravi possono anche essere fatali e, seppur raramente, anche evolvere verso l’insufficienza renale cronica.
L’analisi genetica identifica la mutazione nel gene che codifica per la proteina responsabile del trasporto tubulare renale del potassio permettendo con certezza la diagnosi.Il Prof. Lorenzo Calò riconosciuto punto di riferimento non solo nel Triveneto ma anche a livello nazionale per la gestione clinica e la diagnosi di queste malattie, gestisce inoltre un ambulatorio dedicato al completo iter diagnostico, al trattamento terapeutico ed al follow-up dei pazienti con Sindrome di Gitelman e Sindrome di Bartter istituito presso l’A.O. di Padova, uno dei pochi a livello nazionale. A questo ambulatorio si rivolgono pazienti provenienti da tutta Italia. Un aspetto peculiare di queste malattie genetiche renali riguarda lo studio delle basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa, per il quale il Prof. Calò ha fatto di queste malattie un riconosciuto modello umano unico portandolo alla ribalta mondiale. I pazienti con queste malattie, infatti, pur possedendo molte caratteristiche biochimiche ed ormonali tipiche dell’ipertensione arteriosa, non hanno l’ipertensione.
Pertanto, perché questi pazienti non diventano ipertesi pur possedendo caratteristiche ormonali e biochimiche dell’ipertensione arteriosa, può essere di grande importanza per capire le basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa stessa. Gli studi del Prof. Lorenzo Calò hanno permesso di delineare nell’uomo nuovi meccanismi biochimici e identificare nuove proteine che possono svolgere un importante ruolo nella conoscenza della fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa, nell’efficacia del suo trattamento e di quello delle complicanze cardiovascolari e renali dell’ipertensione. (foto: calò ed equipe)

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Come prevenire i calcoli renali

Posted by fidest press agency su martedì, 30 maggio 2017

reneRoma dall’8 al 10 giugno 2017 Grand Hotel Palatino, in Via Cavour 213/M meeting, organizzato dalla Divisione di Nefrologia e Dialisi della Fondazione Policlinico Universitario“A. Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. La presenza di calcoli renali è una condizione in continua crescita ed è frequentemente associata a patologie come ipertensione, osteoporosi, malattie cardiovascolari, insulino-resistenza. Le cause della malattia possono essere genetiche e ambientali. L’alimentazione è sicuramente il fattore ambientale più importante, ma la formazione di calcoli può essere prevenuta anche con alcuni farmaci. Saranno questi i temi principali del terzo meeting internazionale sulla nefrolitiasi dal titolo “RENAL STONES IN PRACTICE. «Gli interventi più importanti del meeting, presentati da relatori internazionali provenienti da Europa, Stati Uniti e America Latina, saranno l’epidemiologia della malattia, l’associazione con altre patologie, la genetica, l’influenza della dieta e le diverse opzioni per prevenire i calcoli» spiega Giovanni Gambaro, Docente di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e co-presidente del meeting.

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Primato mondiale alla nefrologia di Padova

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2015

Lorenzo CalàIl prestigioso riconoscimento all’attività scientifica del Prof. Lorenzo Calò è venuto da una classifica dei più importanti esperti mondiali della Nefrologia, basata su un’estesa revisione delle pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni.
La classifica ha visto nel 2015 il Prof. L. Calò al primo posto nel mondo nell’ambito delle malattie renali, in particolare nelle malattie del trasporto tubulare renale, primato che gli era stato riconosciuto anche nel 2014.
Il Prof. Lorenzo Calò nefrologo, internista ed ipertensiologo dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova opera presso la Nefrologia 2, diretta dal Dott. Agostino Naso. Dopo aver dimostrato per la prima volta nell’uomo, con uno studio pubblicato lo scorso anno sul Journal of Hypertension, il ruolo cruciale della proteina p63RhoGEF e dell’attivazione, indotta dall’angiotensina II, della Rho Chinasi nella genesi dell’ipertensione arteriosa e delle sue complicanze renali e cardiovascolari, il Prof. Calò ed il suo gruppo hanno ora dimostrato che queste importanti proteine sono un target della terapia antiipertensiva. I ricercatori padovani coordinati dal Prof. Calò hanno dimostrato che la riduzione della pressione arteriosa ottenuta in pazienti ipertesi trattati con un bloccante del recettore AT1 dell’angiotensina II, l’olmesartan, si accompagna ad una riduzione dei livelli della proteina p63RhoGEF ed alla riduzione della fosforilazione della fosfatasi MYPT-1, un marker dell’attivazione di Rho chinasi. I risultati di questo expertscapestudio sono stati appena pubblicati online nell’importante rivista scientifica JRAAS. Questi risultati ottenuti vanno ben al di la della loro importanza per l’efficacia del trattamento antiipertensivo; forniscono le basi razionali su una base meccanicistica per una efficace protezione dalle complicanze renali e cardiovascolari dell’ipertensione arteriosa e per malattie con un noto impatto renale e cardiovascolare in cui il sistema della Rho chinasi svolge un ruolo di primo piano come il diabete oltre alla malattia renale fin dalle sue fasi iniziali.
Risultati del Prof Calò e del suo gruppo di ricerca che si aggiungono ad una notevole produttività scientifica nel campo delle malattie renali in generale e dell’ipertensione arteriosa. Sono noti gli studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali che hanno permesso di delineare nell’uomo nuovi meccanismi biochimici e identificare nuove proteine che possono svolgere un importante ruolo nella conoscenza della fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa e della malattia renale, nell’efficacia del loro trattamento e di quello delle complicanze renali e cardiovascolari dell’ipertensione.Da oltre vent’anni, Calò, segue in particolare la Sindrome di Bartter e la Sindrome di Gitelman, malattie renali genetiche che compromettono il riassorbimento tubulare renale di potassio e di magnesio. La conseguente riduzione nel sangue di potassio e magnesio può indurre l’insorgenza di aritmie cardiache che nei casi più gravi possono anche essere fatali e, seppur raramente, anche evolvere verso l’insufficienza renale cronica.Un aspetto peculiare di queste malattie genetiche renali rilevato dal team di ricercatori, riguarda lo studio delle basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa, per il quale il Prof. Calò ha fatto di queste malattie un riconosciuto modello umano unico. I pazienti con queste malattie, infatti, pur possedendo molte caratteristiche biochimiche ed ormonali tipiche dell’ipertensione arteriosa, non hanno l’ipertensione. Pertanto capire perché questi pazienti non diventano ipertesi pur possedendo caratteristiche ormonali e biochimiche dell’ipertensione arteriosa, può essere di grande importanza per cogliere le basi cellulari e molecolari dell’ipertensione arteriosa stessa e delle sue complicanze renali e cardiovascolari.L’A.O. di Padova vista la riconferma ai vertici mondiali anche per il 2015 del Prof. Lorenzo Calò – riconosciuto punto di riferimento a livello nazionale, si congratula con lui e con la Nefrologia di Padova ed augura di poter raggiungere altri ambiti traguardi. (foto: Lorenzo Calò, expertscape)

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Urologia: consegna apparecchiature

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

Bergamo 29 novembre 2010 alle 12  nella Sala Consiliare degli Ospedali Riuniti  Largo Barozzi 1  Verranno consegnate al reparto di Nefrologia e Dialisi degli Ospedali Riuniti due innovative apparecchiature medico-scientifiche che la famiglia Perolari, in occasione del centenario della fondazione di Perofil, l’azienda di cui Giorgio Perolari è Presidente, ha voluto donare all’Ospedale di Bergamo, in vista del trasferimento nel nuovo ospedale “Papa Giovanni XXIII”.
Saranno presenti:  Carlo Bonometti, Direttore generale Ospedali Riuniti  Giorgio Perolari, Presidente Perofil  Claudio Sileo, Direttore sanitario Ospedali Riuniti  Gianpietro Benigni, Direttore amministrativo Ospedali Riuniti  Giuseppe Remuzzi, Primario Nefrologia e Dialisi Ospedali Riuniti   Carlo Mazzoleni, Presidente CONFINDUSTRIA Bergamo  Matteo Zanetti, Vice presidente ASCOM Bergamo  Leonio Callioni, Assessore alle Politiche Sociali Comune di Bergamo  Giuliano Mecca, Primario emerito Nefrologia e Dialisi Ospedali Riuniti  Andrea Remuzzi, Direttore Dipartimento Bioingegneria Istituto Mario Negri Bergamo Seguirà la dimostrazione in reparto del funzionamento delle apparecchiature

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Retacrit™ per i pazienti renali

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2010

Londra. Hospira ha annunciato che il Comitato Europeo per i Prodotti Medicinali per l’Impiego nell’Uomo (CHMP) ha espresso parere favorevole alla somministrazione per via sottocutanea di Retacrit (epoetina zeta) in nefrologia. Ciò rappresenta un’alternativa alla via endovenosa (EV) nel trattamento sintomatico dell’anemia secondaria allo scompenso renale cronico. L’approvazione finale della Commissione Europea (EC) è attesa nei prossimi mesi e comporterà l’autorizzazione a commercializzare Retacrit per la somministrazione sottocutanea in tutti gli stati membri dell’Unione Europea. Il parere favorevole all’approvazione della somministrazione per via sottocutanea di Retacrit è conseguente alla presentazione dei risultati di un rigoroso studio di Fase III che ha dimostrato un’efficacia e una sicurezza paragonabili tra epoetina zeta ed il prodotto di riferimento epoetina alfa quando somministrati per via sottocutanea in pazienti con scompenso renale terminale sottoposti a emodialisi cronica.

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Farmaci biosimilari

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Il 60% degli oncologi e dei nefrologi della Toscana chiede di decidere sull’eventuale sostituibilità dei prodotti biosimilari, copie dei farmaci biotech che stanno arrivando a fine brevetto. Il dato è emerso oggi nel corso del workshop ‘Farmaci biosimilari e farmaci biotecnologici’ tenutosi all’azienda ospedaliera Careggi di Firenze, promosso da alcune delle società scientifiche più coinvolte e cioè Fondazione degli oncologi medici italiani (AIOM) e Società Italiana di Nefrologia (SIN) e Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO). “Bioequivalenti o generici da un lato e biosimilari dall’altro, sono cose ben distinte – afferma il prof. Francesco Di Costanzo, direttore dell’oncologia medica del Careggi –. Per i biosimilari manca una legislazione italiana ‘ad hoc’ che recepisca le  linee guida dell’Emea, l’agenzia europea per i medicinali. Nel frattempo, come emerge dal sondaggio AIOM-SIN, gli specialisti oncologi e nefrologi in Toscana rivendicano il loro ruolo di garanti della sicurezza dei cittadini vigilando sull’introduzione di questi prodotti”. “Copiare un biotech non è come produrre un ‘generico’ – sottolinea il prof. Francesco Cognetti dell’oncologia medica dell’Istituto Regina Elena di Roma – la molecola di acido acetil salicilico pesa 180 dalton mentre l’eritropoietina, uno dei biosimilari disponibili, pesa 30.000 ed è prodotta da materiale vivente: una minima differenza può portare a prodotti molto diversi. Sono quindi necessarie una legge precisa e una stretta farmacovigilanza per garantire la sicurezza dei pazienti”. “I nefrologi – afferma Lucia Del Vecchio, nefrologo della SIN e del Dipartimento di Nefrologia, Dialisi e Trapianto di Rene dell’ospedale Manzoni di Lecco – ritengono che debbano essere loro a decidere sull’equivalenza terapeutica dei biosimilari dell’eritropoietina e delle stesse differenti eritropoietine. Tali molecole infatti non possono essere considerate come i classici ‘generici’, poiché non sono copie identiche del farmaco originatore e quindi non possono essere sostituiti senza controllo medico. Esistono infatti differenze tra questi farmaci in termini di efficacia e sicurezza, soprattutto in relazione alla via di somministrazione del farmaco: endovena o sottocute. Pertanto la prescrizione e la somministrazione di questi farmaci debbono rimanere sotto lo stretto controllo dello specialista”

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Nefrologia in terapia intensiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2009

I ricercatori della Terapia Intensiva del Dipartimento di Clinica Medica, Nefrologia e Scienze della Prevenzione dell’Università di Parma, diretta dal Prof. Enrico Fiaccadori, sono stati invitati a tenere una relazione scientifica all’interno della 14th Annual International Conference on Continuous Renal Replacement Therapies (CRRT 2009), che si è svolta a San Diego, in California, dal 25 al 28 febbraio scorsi, con il patrocinio della Società Internazionale di Nefrologia e dell’Acute Kidney Injury Network.Tale Congresso, che rappresenta il più importante appuntamento a livello mondiale sulla nefrologia in terapia intensiva, ha visto la partecipazione di circa 500 specialisti provenienti da tutto il mondo; oltre all’équipe del Prof. Fiaccadori, solo un altro gruppo di ricerca italiano (l’International Renal Research Institute della Nefrologia di Vicenza), ha ricevuto l’invito per presentare una relazione scientifica all’interno di questo prestigioso evento. Nel corso di tale appuntamento sono state presentate e discusse le più recenti acquisizioni scientifiche sulla patogenesi delle malattie renali di area critica. In particolare sono state approfondite le strategie emergenti di gestione dell’insufficienza renale acuta in corso di sepsi e danno multiplo d’organo, nonché le innovazioni tecniche nel campo del trattamento sostitutivo della funzione renale. Il Prof. Fiaccadori, nell’ambito di due simposi interattivi da lui anche moderati, ha trattato la fisiopatologia della malnutrizione e della nutrizione parenterale ed enterale nel paziente con insufficienza renale in rianimazione, ed ha discusso gli orientamenti diagnostico-terapeutici nella gestione di alcuni disturbi idroelettrolitici e dell’equilibrio acido-base tipici del paziente ricoverato in terapia intensiva.  Il Congresso di San Diego è stata anche l’occasione per un confronto su alcune metodiche d’avanguardia messe a punto proprio a Parma per la dialisi in terapia intensiva, con il preciso obiettivo di ridurre le complicanze legate al rischio di sanguinamento. Tali metodiche, che prevedono l’utilizzazione del citrato come anticoagulante regionale, verranno illustrate in maniera approfondita nell’ambito del Corso “Recenti acquisizioni nell’insufficienza renale acuta”, che si terrà a Parma nel settembre 2009, e che sarà organizzato dal Prof. Fiaccadori con il patrocinio della Società Italiana di Nefrologia.

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Giornata mondiale del rene 2009

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2009

Giovedì 12 marzo a Chieti (Piazza G.B. Vico, ore 10-20) Secondo i dati del Registro Abruzzo di dialisi e trapianto, anche nella nostra Regione vi è un progressivo e costante incremento durante gli anni del numero di pazienti in terapia sostitutiva renale (dialisi e trapianto). La prevalenza di tali pazienti è, infatti, passata da 865 per milione di abitanti nel 2003 a 980 nel 2008. Al 31 dicembre scorso risultavano in trattamento dialitico cronico oltre 1.000 residenti in Abruzzo, mentre i portatori di trapianto renale erano 242. Rispetto ai dati dei Registri di dialisi e trapianto, la rilevanza epidemiologica dell’Insufficienza Renale Cronica (IRC) appare comunque molto più preoccupante. Si stima, infatti, che nella popolazione generale, tra il 7% e il 10% delle persone possa avere un danno renale, molto spesso sconosciuto. Il rischio di evoluzione verso la fase avanzata di IRC è elevato ed è ancora maggiore quello di una malattia cardiovascolare invalidante o mortale. A illustrare il fenomeno, in vista della Giornata mondiale del rene 2009, che si celebra il 12 marzo, è il professor Mario Bonomini, direttore della Clinica Nefrologica dell’Università “G. d’Annunzio” e della Asl di Chieti. Giovedì prossimo, dalle ore 10 alle 20, in collaborazione con la sezione provinciale della Croce Rossa Italiana (Cri), la Clinica Nefrologica allestirà a Chieti, in piazza G.B. Vico, una postazione nella quale personale medico specializzato sarà disponibile gratuitamente a effettuare il controllo della pressione arteriosa e dell’esame delle urine nonché a fornire informazioni e materiale illustrativo a tutti i cittadini interessati. Lo slogan di quest’anno è «Cura la tua salute: cura i tuoi reni». «L’insufficienza renale cronica – spiega il professor Bonomini – è uno stato di malattia di grande impatto clinico, sociale ed economico sul Servizio Sanitario per tre fattori principali. Il numero di pazienti affetti da IRC è in costante ascesa per l’aumento di età della popolazione generale e delle patologie a essa correlate, soprattutto ipertensione e diabete mellito tipo 2, che rappresentano oggi le principali cause di IRC. Inoltre, la mortalità e la morbilità cardiovascolare nell’IRC sono significativamente elevate. Infine, il trattamento dialitico, punto di arrivo di molti pazienti con IRC, è una terapia ad alto costo sociale ed economico».
Negli scorsi decenni molto è stato fatto per assicurare un trattamento dialitico di qualità a tutti coloro che ne presentassero la necessità e per aumentare il numero di trapianti renali. Oltre a intensificare l’impegno per un ulteriore sviluppo di queste terapie, è necessario promuovere una energica campagna di prevenzione e diagnosi precoce delle nefropatie.E’ proprio questo l’obiettivo della Giornata mondiale del rene. L’evento, che si celebra annualmente in tutto il mondo, intende aumentare l’attenzione nei confronti del danno renale cronico e dell’importante patologia cardiovascolare a esso associata, sottolineando la necessità di diagnosi precoce e prevenzione delle malattie renali.La Clinica Nefrologica teatina ha aderito al progetto nazionale «Prevenzione delle malattie renali 2009» proposto dalla Fondazione Italiana del Rene e dalla Società Italiana di Nefrologia.

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