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Scuola: Sostegno negato agli alunni disabili?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Nei nostri istituti scolastici si attende ancora la nomina di 100 mila docenti di sostegno. A denunciarlo è oggi Tuttoscuola: la rivista specializzata ha stimato che “il docente di sostegno deve tuttora essere reperito tra i supplenti annuali (circa 19mila) e i supplenti su posti in deroga (circa 84mila)”.“I ritardi – spiega Marcello Pacifico, leader dell’Anief – hanno pluri-motivazioni: alla base c’è l’altissima percentuale di precarietà in questo settore di insegnamento, con un tasso di specializzati ancora basso e un’alta percentuale, circa il 40%, di posti in deroga fino al 30 giugno, liberi ma in realtà non collocabili tra quelli utili per le immissioni in ruolo. Poi quest’anno c’è la novità delle Gps digitalizzate, che ha rallentato ulteriormente le operazioni. Ecco perché rimaniamo in prima linea con la nostra iniziativa ‘Non un’ora di meno’, attraverso la quale si assegna il prima possibile all’alunno il docente di sostegno in base a quanto previsto dall’equipe psico-pedagogica e non a conteggi al ribasso degli uffici scolastici”.Nell’anno dell’emergenza epidemiologica si aggrava il problema della copertura delle cattedre vacanti afferenti al sostegno agli alunni disabili. Perché non solo “il 59% dei ragazzi con disabilità si troverà quest’anno con un docente di sostegno sconosciuto (come evidenziato dall’inchiesta di Tuttoscuola), e non solo perché il settore avrà ancora il maggior tasso di precarietà tra tutti i settori e le classi di concorso (45% posti di sostegno in deroga e 56% di docenti di sostegno supplenti)”: ora la rivista si sofferma anche sulle mancate nomine degli insegnanti nella prima settimana di scuola. Un ritardo da collegare anche al problema dei tanti errori presenti nelle Graduatorie provinciali per le supplenze contro i quali il sindacato è intervenuto patrocinando appositi reclami e ricorsi.

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Vivere l’infanzia: un diritto negato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Vivere l’infanzia che meritano oggi è un diritto negato per 690 milioni di minori, quasi 1 su 3 al mondo. Bambine e bambini che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, che sono costretti a lavorare o a sposarsi precocemente. Un quadro che si fa ancor più cupo nei paesi sferzati dai conflitti, dove in un solo anno 53.000 bambini hanno perso la vita in seguito alle violenze.
La Repubblica Centrafricana è il Paese al mondo dove le condizioni di vita per i bambini sono le peggiori; a seguire Niger e Ciad, con 10 Stati africani, di cui 6 colpiti da conflitti, ad occupare gli ultimi dieci posti della classifica dei Paesi dove l’infanzia incontra le condizioni migliori (1), stilata per il terzo anno consecutivo da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Sul versante opposto, il primato dei Paesi più a misura di bambino spetta a Singapore, seguito da Svezia e Finlandia, con l’Italia all’ottavo posto in graduatoria, in linea con lo scorso anno, peggio solo di Irlanda, Germania, Slovenia e Norvegia, oltre che dei tre sul podio, sebbene nel nostro Paese oggi si contino 1,2 milioni di minori in povertà assoluta. “Rispetto al passato, le condizioni di vita dei bambini, in tutto il pianeta, stanno facendo registrare miglioramenti enormi: si tratta di una notizia importantissima, che dimostra chiaramente che quando si intraprendono i passi giusti e si mettono in campo le azioni necessarie si possono ottenere risultati straordinari per assicurare un futuro a milioni di minori, anche nei Paesi più poveri e nei contesti più complicati. Tuttavia, il lavoro è tutt’altro che compiuto perché sono ancora troppi i bambini che continuano a essere privati dell’infanzia che meritano e che soffrono terribilmente a causa di guerre, povertà, cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che i leader mondiali, che nel 2015 si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, facciano ancora di più e mettano in campo ogni sforzo possibile perché nessun bambino al mondo venga più lasciato indietro”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.
Rispetto a 20 anni fa, emerge dal nuovo rapporto di Save the Children, si registrano 4,4 milioni di morti infantili all’anno in meno; il numero di bambini colpiti dalla malnutrizione è sceso di 49 milioni; si contano 115 milioni di bambini in meno tagliati fuori dall’educazione e 94 milioni in meno coinvolti in varie forme di lavoro minorile.
La cattiva notizia: sempre più bambini soffrono a causa dei conflitti.

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Un diritto negato alle donne cristiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Lettera al direttore. Certo, è stata una cosa bella e giusta vedere alcune suore alla grande manifestazione del 13 febbraio a Piazza del Popolo. Però non si può fare a meno di riflettere sul fatto che la Chiesa ancora oggi continui a negare proprio a loro, e a tutte le donne, il diritto al sacerdozio. Una discriminazione che contrasta con la ragione e col Vangelo. Il Signore scelse come apostoli solo uomini, per evidenti ragioni pratiche: in quel periodo e in quella società, nessuna donna avrebbe potuto svolgere la loro diffcilissima missione. Si dà il caso, però, che le donne cristiane dei nostri tempi si siano un pochino emancipate rispetto alle donne della Palestina di duemila anni fa, e le difficoltà che avrebbero dovuto incontrare allora gli apostoli, mandati come pecore in mezzo ai lupi (cf Mt 10,16), non sono quelle che devono di norma affrontare i sacerdoti oggi. Cristo “qui e ora”, non farebbe distinzioni di sorta, e sono certa che se dovesse scegliere gli apostoli, non esiterebbe a nominare sei donne e sei uomini. Anzi, poiché le donne sono meno egoiste degli uomini, e più inclini al sacrificio, è probabile che sceglierebbe un numero minore di uomini. (Elisa Merlo)

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