Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘negazione’

Cosa intendiamo per verità e perché siamo portati a negarla?

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

In questa circostanza la verità negata è un grido di condanna per chi non possiede saggezza e capacità di saggezza per un mondo di uomini liberi, messaggeri di quel grado di coscienza che li pone degni di una loro comune identità. Ma quanto ci vorrà ancora per capire che l’intero corpo dottrinario non vive che dell’armonia di ogni sua parte, ma che ogni parte può riconoscersi comune in origine con un’altra appartenente ad un altro corpo dottrinario, senza che per questo entrambi i corpi perdano integrità ed interesse di valore? “La stessa auspicata evangelizzazione del mondo – asseriva Ernest Bloch – augurata da gran parte delle religioni ha al tempo stesso un fine e un limite se non si avvale della capacità di accogliere ogni parola pronunciata a favore della verità.
Solo un sereno cammino interno può condurci a tale e tanta profondità. Se manca resta vano e nessuna forza può attirare all’esterno la parola intima ed aiutarla ad erompere dall’errore del mondo.
Lungo questa verticale interna devono, infine, diffondersi l’ampiezza, il mondo dell’anima, l’esterna cosmica funzione dell’utopia, fronteggiando la miseria, la morte e il regno a involucro della natura fisica”.
“Solo in noi brilla ancora questa luce e incomincia il fantastico impulso verso di essa, verso l’interpretazione del sogno ad occhi aperti, verso l’impiego del concetto utopico come principio. E per trovare questo, per trovare il giusto nella verità, per amore della quale conviene vivere, organizzarsi e avere tempo, che noi procediamo, ci apriamo varchi metafisicamente costitutivi, invochiamo ciò che non è, costruiamo nell’azzurro e cerchiamo il vero e il reale là dove scompare il semplice dato, incipit vita nova.”
Sono parole di come ci si possa disporre al dialogo tra intelligenti, predisponendo lo strumento della coscienza. Parliamo di uomini di fede ma che si sono piegati a indirizzarla ad una guerra Santa che non incarna nulla di santo, come ha dimostrato la storia. Non hanno avuto la saggezza, nell’umiltà del confronto, di guardare il nemico solo e comunque portatore di un credo nei confronti del quale la propria coscienza non ha mai vacillato sulla propria qualità. Forse hanno vinto una contesa ma hanno, senza meno, perso in presunzione e in verità. (Riccardo Alfonso)

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I giovani e la storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2010

Lettera al direttore. Ettore Gotti Tedeschi, docente all’Università Cattolica e presidente dello Ior, ha dichiarato: “L’origine di questa crisi economica non risiede nell’uso sbagliato di strumenti finanziari, da parte di banchieri o politici o finanzieri, ma nella crescita zero”. Per “crescita zero” il professore intende “crescita demografica zero”, vale a dire due figli per coppia. Lo aveva già affermato il 4 gennaio ad un giornalista de La Stampa, spiegando: “All’origine della crisi non c’è tanto l’avidità di certi banchieri, bensì la negazione della vita umana che ha provocato un crollo delle nascite…Benedetto XVI ha centrato in pieno la questione”. Io non m’intendo di economia, e quindi non posso affermare che la tesi del professore sia sbagliata, però posso asserire con certezza che il suggerimento che il Gotti Tedeschi vuole dare alle famiglie è immorale. I figli non sono considerati persone da mettere al mondo con responsabilità (cf Gaudium et Spes n. 51), ma numeri, strumenti per evitare crisi economiche. Mia madre, poverina, mise al mondo molti figli perché allora li voleva Dio, ovvero la Chiesa, e li voleva Mussolini. Oggi, a quanto pare, li vuole Ettore Gotti Tedeschi e Bendedetto XVI, a vantaggio dell’economia. (Francesca Ribeiro)

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Siamo alla fine delle ideologie?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Caduto il nazismo, il fascismo, il comunismo possiamo considerare esaurita la loro carica ideologica e di affiliazione che hanno permeato il tempo in cui esso sono vissute e germinate? La risposta sembra ovvia ed affermativa, ma in effetti dovremmo andarci cauti. I revanscismi cacciati dalla porta sovente rientrano dalla finestra. Questa stessa democrazia moderna che ha avuto il sopravvento sulle “barbarie” di un civiltà involuta, in effetti, mentre da un parte si sforza di instaurare un ordine umano autonomo, centrato sull’individuo, respingendo il sentimento naturale di gerarchia a guida si una necessità universale, cela dentro di sé, sotto forme patologiche, la “necessità mostruosa” del razzismo. Diventa, in pratica, la negazione dell’utopia egualitaria che proclama. Ora c’è da chiedersi se questi abiti nuovi altro non siano che la rinascita di quelle stesse ideologie sia pure sotto mentite spoglie. Ciò che si potrebbe obiettare in merito è che delle manifestazioni xenofobe, etniste, razziste erano preesistenti alle società democratiche, o, per così dire, esistevano sin dall’origine della storia umana. In verità la coesistenza pacifica delle etnie e delle nazioni, la correttezza nei dibattiti filosofici e storici, ovvero la cooperazione culturale fra i popoli sono esperienze di civiltà che appaiono fragili e persino mortali come ebbe a notare Paul Valéry.

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