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Sassoli: Parte il negoziato su QFP e Next Generation EU

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo in seguito alla decisione della Presidente von der Leyen di attivare l’art.324 del Trattato e convocare la riunione dell’8 luglio.“Parte la negoziazione ed il Parlamento è pronto. La decisione della Presidente von der Leyen di attivare l’art.324 del Trattato è la conferma che tutte le istituzioni sono impegnate nel dare risposte ai cittadini europei. Oggi ho ricevuto dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi politici il mandato a negoziare i termini per un accordo ambizioso.Faremo la nostra parte nel confronto con la Commissione e il Consiglio, ed è importante che questo processo parta prima della riunione del Consiglio Europeo del 17/18 luglio. Questo consentirà ai capi di Stato e di Governo di avere chiare le condizioni irrinunciabili del Parlamento europeo per poter esprimere un voto favorevole”.

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Il nuovo negoziato commerciale con gli USA

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Roma, 11 febbraio 2020 ore 10 @ Sala Stampa Camera dei Deputati, via della Missione 8 Intervengono: Associazione rurale italiana – Antonio Onorati; Associazione biodinamica – Carlo Triarico, CGIL – Giacomo Barbieri, Movimento Terra Contadina – Elisa d’Aloisio, Federbio – Maria Grazia Mammuccini, Greenpeace – Federica Ferrario; Slow Food; Terra! – Fabio Ciconte e i Parlamentari firmatari di interrogazioni e mozioni sul tema: alla Camera: Sara Cunial (Misto), Stefano Fassina (LeU), Lorenzo Fioramonti (Misto), Rossella Muroni (LeU) al Senato: Saverio De Bonis (Misto), Loredana De Petris (LeU), Carlo Martelli (Misto), Paola Nugnes (Misto) modera Monica Di Sisto
Fairwatch – Campagna StopTTIP/CETA Italia. Nel 2015 un’imponente mobilitazione di organizzazioni ambientaliste, associazioni della società civile, sindacati, movimenti contadini, produttori e consumatori di tutta Europa e negli Stati Uniti portò all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni i rischi per la salute pubblica, l’occupazione, l’ambiente, il cibo, la produzione italiana, la biodiversità e la democrazia presentati dal Trattato transatlantico di liberalizzazione commerciale tra USA e UE TTIP. Il negoziato subì una pausa con l’elezione di Trump, ma proseguì sotto traccia fino all’estate scorsa, quando Junker volò a Washington e sottoscrisse un accordo di principio per ricominciare a negoziare, sotto la minaccia di una pioggia di dazi.Ora la nuova commissaria Ursula von der Leyen non soltanto accelera per un nuovo accordo, ma appoggia la richiesta di Trump perché si negozi sull’agricoltura, argomento escluso nel mandato conferitole dai Governi dell’UE. In assenza di alcun impegno concreto sui dazi già imposti da parte di Trump, l’UE sembra disposta a cedere su un trattato che disinneschi per sempre il Principio di precauzione, forzi le regole europee attualmente in vigore su pesticidi, OGM e NBT, apra un canale permanente di negoziato transatlantico sugli standard di protezione sociale, ambientale e di sicurezza alimentare che sono il più grande ostacolo, attualmente, all’arrivo di merci USA nel mercato europeo.Il Governo italiano precedente non ha discusso la sua posizione con le parti sociali – neanche con il Parlamento italiano – prima di concedere il nuovo mandato negoziale, e quello attuale tace sull’accelerazione presente. La ministro dell’agricoltura Bellanova, incontrando il collega americano Perdue, si è addirittura mossa al di fuori del perimetro del mandato europeo che esclude l’agricoltura dalle trattative.
Questa mancanza di trasparenza è inaccettabile per le organizzazioni della società civile: ci appelliamo al Parlamento perché insieme a noi ottenga un vero dialogo, che tenga conto delle preoccupazioni dei cittadini e delle parti sociali, e maggiore trasparenza su temi così importanti che colpiscono il cuore del sistema dei diritti e delle regole condivise e difese nel nostro Paese.

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I leader del Parlamento decidono di congelare gran parte dei negoziati con il Consiglio sul bilancio pluriennale della UE

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

In seguito all’incapacità del Consiglio di compiere progressi nella sua proposta per il quadro finanziario pluriennale (MFF) 2021-2027, i leader dei gruppi politici del Parlamento europeo hanno convenuto di sospendere gran parte dei negoziati sul futuro bilancio dell’UE. Hanno deciso anche di sospendere i colloqui su accordi temporanei o parziali, chiarendo che “nulla è accordato fino a quando tutto è accordato”.Commentando la decisione, il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha dichiarato:“I governi nazionali assegnano costantemente nuovi compiti e responsabilità all’UE, dalla gestione delle frontiere alla lotta ai cambiamenti climatici. La nuova Commissione europea ha annunciato un programma ambizioso, con, ad esempio, il Green Deal presentato la scorsa settimana. I cittadini dell’UE ce lo hanno chiesto, ma non saremo in grado di fornire risultati se non avremo un bilancio dell’UE adeguatamente finanziato.“Siamo molto delusi dalla mancanza di urgenza da parte dei governi nazionali. Le recenti proposte del Consiglio non sono all’altezza delle aspettative dei gruppi politici del Parlamento. Siamo pronti a negoziare in uno spirito di dialogo costruttivo, ma non possiamo accettare un bilancio che non è in grado di mantenere le promesse fatte ai cittadini dell’UE. Finché non ci saranno progressi da parte del Consiglio, non possiamo continuare questi colloqui.”Abbiamo ricevuto segnali positivi dalla prossima presidenza croata del Consiglio e dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, speriamo di poter presto avviare veri e propri negoziati sul MFF. Tuttavia, affinché ciò accada, abbiamo bisogno che tutti i governi nazionali prendano sul serio un bilancio dell’UE in grado di rispondere alle richieste dei cittadini”.

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Trovare un accordo ai negoziati per il clima è un dovere di giustizia ambientale

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2015

climate_change“Come ambientalista apprezzo moltissimo l’intervento di Papa Francesco al meeting internazionale “Giustizia Ambientale e Cambiamenti Climatici – Verso Parigi 2015”, che avviene a poco più di due mesi dall’Enciclica “Laudato sì”. Anche questa volta il Papa ha rivolto l’invito a tutti, in particolare ai governanti dei Paesi, a fare giustizia ambientale e a non far fallire l’appuntamento di Parigi”. Lo dichiara la consigliera regionale Cristiana Avenali, in occasione dell’incontro di oggi in Vaticano dove hanno partecipato numerosi esperti mondiali sul clima. “Il meeting inaugura un percorso che, passando per l’Assemblea Onu, porterà alla Conferenza sul clima di Parigi, momento storico per arrivare a un accordo vincolante che impegni tutti i Paesi a limitare le emissioni di Co2 per scongiurare il surriscaldamento globale, a favorire la sostenibilità energetica e a intervenire con nuove leggi che impediscano lo spreco di risorse. Dobbiamo attuare strategie di adattamento e mitigazione per rafforzare la resilienza al cambiamento climatico e ridurre i costi della gestione di tali rischi”. Per la consigliera Avenali da sempre impegnata nella lotta per la tutela dell’ambiente non è più il tempo delle parole, occorre che l’impegno sia congiunto a livello mondiale e sia concreto a livello locale. “Il clima proprio come ha detto Papa Francesco è fortemente minacciato – prosegue la consigliera – e credo che lo sia soprattutto dalle attività umane che nell’ultimo secolo hanno favorito un aumento pericoloso della temperatura globale”. In base al Quarto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), nell’ultimo secolo (1905-2005) la temperatura media della Terra è aumentata di 0,74 °C, mentre nei decenni precedenti al 1950 è aumentata a un tasso medio inferiore allo 0,06 °C per decennio. Il decennio 2002-2011, ad esempio, è stato di 0,47 °C più caldo del periodo di riferimento 1961-1990. Secondo molti studi sul tema, entro la fine del XXI secolo l’aumento della temperatura media globale potrebbe raggiungere i 4 gradi. Gli impatti sarebbero devastanti in particolare per i Paesi più poveri con conseguenze di sfollamento e ondate migratorie, i cosiddetti “climate refugees”. “Ribadisco ancora una volta l’importanza di un Green Act per l’Italia e per la nostra Regione, percorso sul quale sto lavorando con un complesso di proposte legislative e interventi, intesi come indirizzo per azioni concrete e investimenti da fare per fronteggiare il dissesto idrogeologico, promuovere la mobilita’ sostenibile e l’utilizzo di fonti alternative e assicurare una corretta gestione dei rifiuti” – conclude Avenali.

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Fincantieri: proteste dei lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2011

“Basta osservare lo stato in cui sono ridotti il Palazzo di città di Castellamare e l’aula consiliare per capire quello che sta accadendo a Castellamare di Stabia. È uno spettacolo triste, indecoroso e dal sapore di un monito pericoloso. Occorre che i vertici del governo nazionale e regionale si sveglino e che facciano capire, insieme a Fincantieri, che occorre mettere in campo soluzioni alternative e di prospettiva, attraverso un negoziato responsabile, senza il quale la scelta di chiudere un cantiere che dà lavoro diretto e indiretto a oltre tremila persone è gravemente lesiva delle aspettative di soluzione finora annunciate e mai realizzate. La città e l’intero comprensorio, che versano già in condizioni di gravi difficoltà non sono nella condizione di affrontare l’ennesimo insostenibile trauma. Questo pomeriggio i gruppi parlamentari del PD campano si riuniranno per valutare le azioni di solidarietà alle sole forme civili di protesta che i lavoratori e i sindacato promuoveranno. In giornata depositeremo un question time urgente sulla vicenda, per capire come il governo intenda intervenire nella sua qualità di unico azionista di Fincantieri)”. Lo afferma Guglielmo Vaccaro, deputato campano del PD, a margine di un incontro con il presidio degli operai al Palazzo di Città di Castellammare di Stabia.

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Usa: fra “shutdown” e ideologia repubblicana

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

“Controlliamo la metà di un terzo del governo” e quindi non “possiamo imporre la nostra volontà ad altri gruppi”. Parla John Boehner, repubblicano, presidente della Camera dei Rappresentanti per spiegare che non si possono effettuare tutti i tagli che alcuni del suo partito desiderano. Boehner si trova in una situazione difficile perché deve fare i conti con la maggioranza democratica al Senato ma allo stesso tempo calmare gli urlatori del Tea Party che vogliono tagli troppo drastici. Boehner ha negoziato con la Casa Bianca ed i legislatori democratici al Senato per tagliare 61 miliardi di dollari al bilancio di quest’anno. All’ultimo momento si è raggiunto l’accordo che ha impedito lo scatto del noto “shutdown” che avrebbe creato il caos ai servizi non “essenziali”.Boehner non ha ottenuto tutto ciò che voleva ma ha avuto successo dati i tagli di 38,5 miliardi di dollari al bilancio annuale, ossia il 63% della proposta iniziale dei repubblicani. Non si tratta di tagli senza conseguenza ma ciò che preoccupa di più sono i tagli stratosferici per i prossimi dieci anni proposti recentemente dal parlamentare Paul Ryan, Chairman della commissione al bilancio della Camera. Si tratta di una roadmap che ridurrebbe il bilancio americano di 6200 miliardi di dollari con il proposito di ridurre il deficit del Paese e condurre alla “prosperità”. I tagli proposti da Ryan sono tipici della filosofia repubblicana di ridurre il ruolo del governo. Si tratta in effetti di una lotta ideologica sugli obblighi  e le responsabilità del governo verso i cittadini. Consiste di una privatizzazione della sanità per quelli meno di 55 anni. Invece del servizio sanitario di Medicare che continuerebbe per gli anziani si offrirebbero dei “support systems”, in effetti un voucher che gli individui userebbero per comprarsi l’assicurazione  medica.  In effetti, si privatizzerebbe la sanità per i futuri anziani, qualcosa che l’ex presidente George Bush aveva cercato di fare anche se parzialmente con il Medicare Part D, che ha beneficiato in grande misura le aziende farmaceutiche. I risparmi al servizio di Medicare nei prossimi dieci anni sarebbero di 30 miliardi di dollari, una cifra “minuscola” perché non toccherebbe gli individui di 55 anni ed oltre. Ryan sa bene che questo gruppo vota e gli anziani non si possono toccare anche perché hanno una potente lobby. Divide dunque le generazioni mettendo i figli ed i padri contro i nonni. Nel caso del Medicaid, invece, il sistema di sanità per i poveri ed i bambini, i tagli sarebbero di 771 miliardi. Medicaid, nel piano di Ryan, si convertirebbe in sistema di “block grants”, fondi limitati offerti agli Stati per affrontare la sanità dei meno abbienti. In effetti, gli Stati avrebbero la scelta di offrire o non i servizi di sanità ai più poveri. Ovviamente, da buonissimo repubblicano, Paul deve anche tagliare le tasse ai ricchi. La responsabilità fiscale scenderebbe dal 35% al 25% per le classi alte e renderebbe permanente le riduzioni temporanee approvate da Bush ed estese da Barack Obama l’anno scorso. Una roadmap che ha ricevuto elogi dal Wall Street Journal. Ovviamente, Wall Street aveva già ricevuto un sacco di agevolazioni di libertà di agire che hanno causato la bancarotta due anni fa a non pochi americani ed anche serie conseguenze ai mercati mondiali.In sostanza il piano di Ryan non fa altro che ripetere i soliti cliché repubblicani che le tasse basse e la privatizzazione risolvono tutti i problemi. Secondo Ryan, il suo piano ridurrebbe la disoccupazione al 4% nel 2015, una cifra illusoria. Se ciò fosse vero le riduzioni alle tasse effettuate da Bush avrebbero dovuto creare milioni di posti di lavoro. Ciò non è avvenuto.Ryan ha spiegato il suo piano dei block grants per il Medicaid dicendo che fornirà agli Stati “la flessibilità di cui hanno bisogno per assistere  le classi più vulnerabili”. Solo un repubblicano che vuole apportare tagli di 771 miliardi a un programma può dire un’incongruenza del genere. (Domenico Maceri)

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Italia e processo normativo U.E.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2010

Il Consiglio dei Ministri ha esaminato ed approvato, in via preliminare, il disegno di legge sulle “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione Europea e sulle procedure per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea”. Il disegno di legge che prende atto dell’esigenza di adeguare le procedure di esecuzione degli obblighi comunitari e riordina la disciplina che regola le fasi ascendente e discendente del diritto dell’Unione europea, alla luce della diversa impostazione che il Trattato di Lisbona ha dato al sistema di integrazione. Questi i capisaldi dell’intervento di innovazione: semplificate e riorganizzate le disposizioni concernenti la formazione della posizione italiana nel negoziato diretto all’adozione degli atti dell’Unione; integrati i meccanismi di coinvolgimento delle Camere nel processo decisionale europeo, con l’introduzione di norme sul controllo di sussidiarietà e sulla partecipazione alle procedure di revisione semplificata del diritto dell’Unione; riformato lo strumento della legge comunitaria al fine di agevolare il recepimento delle direttive; semplificati i meccanismi di attuazione degli atti delegati e di esecuzione dell’Unione. Il disegno di legge prevede poi norme più adeguate ad una gestione accelerata delle procedure d’infrazione ed introduce, per la prima volta, disposizioni organiche in materia di aiuti di Stato. Prima della sua presentazione alle Camere il provvedimento verrà trasmesso alla Conferenza unificata per il parere. Dossier “Partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’UE”

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Premio Nobel per la Pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2009

“Ci auguriamo che l’attribuzione del premio Nobel per la Pace al Presidente Barack Obama gli darà il coraggio di portare Avanti le sue convinzioni sul cambiamento climatico. Che riuscirà a spronarlo ad assumere una personale leadership per scongiurare la catastrofe ambientale. Se continueremo a muoverci verso un cambiamento climatico incontrollato andremo in contro alla devastazione della nostra società causando migrazioni di massa, fame ed estinzioni. Tutto questo scatenerà conflitti in tutto il mondo. Se il Presidente Obama è un vero Nobel per la Pace, dovrà rivedere la sua attuale posizione di blocco sui negoziati per il clima per garantire un accordo equo, ambizioso e vincolante il prossimo dicembre a Copenhagen. E’ necessario che usi il suo potere per scongiurare futuri conflitti climatici e il conseguente caos. Accettando il premio a Oslo il 10 dicembre il Presidente Obama avrà un’incredibile opportunità e responsabilità, partecipando subito dopo alla conferenza sul clima a Copenhagen, che ci sarà nello stesso periodo, potrà evitare il collasso climatico del pianeta e i conseguenti conflitti”.

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