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Virus, batteri: nemici invisibili

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Ho scritto un articolo tempo fa sulla catena alimentare riferendomi a degli organismi che dipendono l’uno dall’altro per il nutrimento e ho avanzato l’ipotesi che al vertice della catena alimentare non vi fosse l’essere umano bensì il virus con le sue variegate sfaccettature e potenzialità. In un certo senso fa specie pensare che dobbiamo assegnare questo primato ad un microorganismo estremamente piccolo e visibile solo al microscopio elettronico. In un certo senso ciò potrebbe avere una sua logica pensando che tutti gli esseri viventi partono dal piccolo, crescono, e si stabilizzano sia pure in dimensioni diverse e alla fine del percorso ritornano “invisibili”. Se poi andiamo ad analizzare la loro composizione genetica rileviamo come il materiale è composto da DNA o RNA racchiuso in un involucro di proteine (capside) e a volte da una membrana di grassi e proteine detti, rispettivamente, fosfolipidi e pericapside. Eppure, il loro essere piccoli non li affranca dalla pericolosità che sviluppano all’interno di un corpo umano causando la distruzione dei tessuti dell’organismo e in alcuni casi con il trasformarsi in cellule tumorali. E sanno anche dove procurare danni seri una volta che infettano le persone andando a finire nell’apparato respiratorio o in quello digerente o urogenitale o peggio ancora, se sono sistemici, diffondendosi in tutto l’organismo. Possono raggiungerlo in tanti modi: per via aerea, alimentare, attraverso rapporti sessuali e vettori (soprattutto insetti). Non manca ovviamente la risposta difensiva partendo dagli anticorpi prodotti dal tessuto linfatico (linfociti B) per cercare di neutralizzare l’effetto nocivo della sostanza estranea. Ma l’azione difensiva messa in atto dall’organismo umano non sempre è puntuale e immediata. Deve, innanzitutto, riconoscere la presenza del virus e ciò non sempre accade concedendogli in questo modo di rinforzarsi e di espandersi rendendo arduo il compito degli anticorpi in fase d’intervento. A questo punto gli anticorpi hanno bisogno di un sostegno esterno possibile con farmaci efficaci o essere prevenuti in virtù di una vaccinazione specifica. Ora se diamo per scontato che al vertice della catena alimentare vi è il virus dobbiamo di conseguenza renderci conto che questa nostro invisibile, ma tenace e sempre più aggressivo, nemico lo avremo costantemente presente, generazione dopo generazione e mutante per ingannarci. Dobbiamo, quindi, tenere incessantemente alto il livello di difesa con un sistema sanitario adeguato agli attacchi imprevisti e una ricerca virologica capace di affrontare questo micidiale e insidioso nemico con strumenti sempre più evoluti. Questo è quanto e se si afferma che la presente lezione offertaci dal Covid-19 deve insegnarci qualcosa dobbiamo fare in modo di non dimenticarlo una volta vinta la battaglia. Perché non è una battaglia ma è una guerra destinata a durare a lungo. (Riccardo Alfonso)

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L’Europa, l’utopia e i suoi nemici

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

di Vincenzo Olita. Tanta e opportuna l’aspettativa per un’affascinante realizzazione che abbiamo accarezzato fino al primo quinquennio del nuovo secolo: l’Unità europea. Iniziò a svanire con l’introduzione dell’euro per poi evaporare del tutto con la crisi finanziaria 2007-2009. Quasi un ventennio, dapprima di delusioni e scoramento, poi man mano di forte ripensamento, infine la presa d’atto del tramonto di un progetto. Non ripeteremo la storia della crisi dell’Unione, dei suoi pochi nemici e dei suoi tanti amici, non faremo una stanca e ripetitiva elencazione di appuntamenti mancati, di inesistenti strategie, di fantasiose visioni, di ennesime occasioni da cogliere, che non sono state e non saranno colte.Da qualche anno e del tutto fuori tempo, ma coscienti che non hanno ancora raggiunto il giusto grado di maturazione, abbiamo segnalato la crisi irreversibile delle tre grandi istituzioni-apparati che hanno caratterizzato il dopoguerra: l’ONU, la Nato e l’Unione europea. Il conformismo dei replicanti del politichese individua come portatore di pericolo il sovranismo del profeta Salvini e dei suoi seguaci, buono come propaganda per la lotta politica interna, del tutto irrilevante e modesta come analisi dello scenario geopolitico. Il sovranismo italiano non è in grado di condizionare nulla e nessuno, allo stesso tempo, ci piacerebbe vedere i fideisti europei realizzare che, specie in tempi grossi di tempesta, il sovranismo si espande e attiene ad ogni nazione con la virulenza e la velocità di un virus. Così non sarà, del resto il fideismo si coniuga compiutamente con congetture e certezze incrollabili.Questo è il tempo in cui si ripete il mantra, nella versione Bergogliana,nessuno si salva da solo, da un Papa forse sarebbe più significativo, almeno per i credenti,ascoltare “nessuno si salva senza affidarsi alSignore”, ma non sarebbe politicamente corretto come:è una battaglia comune, una sfida da vincere insieme, nessuno vince da solo; slogan usati, apparentemente, in fraternità e disinteressata amicizia, di fatto utilizzati con due interessate finalità. Lo usano tutti contro tutti, Stato contro regioni, regioni verso comuni, protezione civile verso comuni e regioni, per affermare l’insostituibile ruolo svolto da ognuno. Eppoi quale migliore occasione per diffondere fede a pieni mani verso l’Unione europea, offuscando ad arte la sua sterile complessità.Le vergini della confraternita europeista, da un lato, ancora una volta mostrano ipocriti stupori e sconcerto, degni della miglior satira di Giovenale sul comportamento di un’adultera, dall’altro, con il nessuno vince da solo recuperano l’immagine di un’indispensabile centralità della costruzione europea. Sono al marketing politico, ma noi ci chiediamo: Città-Stato come Singapore e Monaco, Paesi come Regno Unito, Norvegia, Svizzera e centinaia d’altri, fondamentalmente soli, come faranno a salvarsi? Si salveranno, certo si salveranno. Ad indicarcelo è la storia dell’umanità che, dopo aver subito decine e decine di pestilenze, ricordiamo solo quella del 1347-1353 che causò 20 milioni di morti, circa un terzo della popolazione europea, ha trovato sempre come riprendere con maggiore spinta il suo cammino.Questo europeismo invece è avviato alla consunzione per propria inconsistenza, va esaurendosi in estenuanti e perpetue liti da condominio su interessi essenzialmente finanziari; su queste basi, almeno la Storia non lo ricorda, non fioriscono né sogni, né utopie capaci di scaldare cuori e ragione dei popoli. Così non è stata la storia di questo continente il cui divenire ha seguito sì interessi legati allo sviluppo economico e commerciale, affascinando e coinvolgendo però uomini e donne in concrete aspettative, raggiungibili mete ed elevate aspirazioni, che nel corso dei secoli hanno rappresentato il cordone culturale che ancor oggi riconosciamo come l’essenza, ma vissuta dalla politica come obsoleta, dell’Europa.Già l’Europa delle grandi cattedrali, dalle francesi Chartres e Reims, alle inglesi Canterbury e York, alla spagnola Burgos, alla tedesca Colonia, all’italiana S. Pietro, all’austriaca Stephansdom, all’ungherese Chiesa di Mattia. L’Europa dei liberi pensatori, Platone e Cicerone, Ildelgarda di Bingen e Bernardo di Chiaravalle, Erasmo da Rotterdam e Macchiavelli, Locke e Kant, Stuart Mill e Marx, Nietzsche, Gramsci e Popper per non citarne altri.Già l’Europa con il Cammino di Santiago e le sue decine di diramazioni e la Via Francigena, internazionali autostrade medievali percorse dalle popolazioni europee senza passaporti né confini. A pensarci, forse sentimenti ed emozioni per un’idea di Europa come Patria non sono mai stati così lontani come oggi. (fonte: http://www.societalibera.org)

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I veri nemici della pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

Oggi si fa un grande parlare di pace e di guerra anche se il teatro delle operazioni è lontano e la minaccia che può venirci è legata solo al terrorismo integralista degli arabi. In effetti il vero rischio proviene da altri lidi: sono le fabbriche di armi ed i loro lucrosi commerci. Se gli Stati decidessero, tutti insieme, di ridurre tali produzioni di morte, noi avremmo la possibilità d’esercitare un maggiore livello di sicurezza e minore sarebbe la tentazione dei piccoli e grandi “dittatorelli” di entrarne in possesso per i loro “genocidi privati”. Vorremmo che oggi i pacifisti che scendono nelle piazze parlassero anche di queste cose, forse meno suggestive, ma più reali ed inquietanti. Siamo stati sempre convinti che dare un’arma a qualcuno può significare che costui prima o poi sia indotto in tentazione e se ne serva. Se noi glielo impediamo, privandolo di tale opportunità, forse non escluderemmo del tutto il delitto e l’atrocità dei genocidi, ma eviteremmo di “foraggiarlo” e di “eccitarlo” più del necessario. Ma a questo punto, ovviamente, dovremmo chiederci a chi andrebbero affidate le armi per esercitare, in casi estremi, il rispetto delle regole di convivenza. E da qui discende un’altra riflessione. Abbiamo speso decenni per saggiare le nostre “democrazie” liberali ed i nostri Stati di diritto, ma ci siamo accorti che essi non ci rendono immuni dall’essere razzisti, violenti e sanguinari magari non sempre in casa propria ma altrove come se andando all’estero vi fosse licenza di uccidere e di praticare leggi illiberali. In buona sostanza non basta dichiararsi pacifisti per esserlo. E’ un concetto che deve appartenerci geneticamente e deve plasmarsi con un bagaglio culturale adeguato. In caso contrario continueremo a fare le guerre e invocare la pace sulle piazze e sui campi di battaglia di tutto il mondo in uno sterile e ripetitivo gioco delle parti. (Riccardo Alfonso)

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Libro di Raffaela Milano “I figli dei nemici”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

Milano 29 maggio alle ore 18 presso la Sala Alessi di Palazzo Marini. Parteciperanno al dibattito, oltre al Sindaco e all’autrice Raffaela Milano, il Presidente di Save the Children Claudio Tesauro, il giornalista e scrittore Beppe Severgnini, con la moderazione della giornalista Roberta Scorranese. Era il 27 maggio del 1920 e il quotidiano Arbeiter Zeitung riportava così le parole dell’allora sindaco di Milano Emilio Caldara: la Prima Guerra Mondiale era finita da poco e i bambini austriaci morivano per la fame a causa del blocco alimentare. Milano si mobilitò per soccorrerli, con i “treni della fratellanza”, che portarono in Italia più di seimila bambini viennesi, accolti da famiglie o istituti, per essere curati e permettere loro di tornare in salute.La storia di Milano si incrocia con quella di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro: proprio in quegli anni infatti la sua fondatrice, Eglantyne Jebb, si recò nel capoluogo lombardo di ritorno da un incontro con il Papa, per conoscere nel dettaglio il modello per dare aiuto ai “figli dei nemici”. Un modello virtuoso che veniva portato avanti “nonostante la condizione di povertà che l’Italia soffre per i suoi stessi bambini”, come scriveva Eglantyne alla madre.Questa è una delle storie che vengono narrate ne “I figli dei nemici”, di Raffaela Milano, edito da Rizzoli, che racconta le origini della fondazione di Save the Children e che sarà il punto di partenza della presentazione del libro alla presenza del Sindaco Giuseppe Sala.

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