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Inquinamento: il nuovo nemico della pelle

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

C’è un nuovo nemico della pelle: l’inquinamento. Le polveri sottili, il fumo, i raggi UV e lo smog accelerano il processo di invecchiamento della cute e accentuano rughe e macchie sul volto. «Recenti studi hanno confermato che le polveri sottili e le impurità presenti nell’aria delle nostre città si depositano ogni giorno sulla pelle restando intrappolate nel film idrolipidico che ricopre naturalmente la pelle e, penetrando in profondità nella pelle stessa, portano all’incremento dei radicali liberi che riducono la produzione di collagene ed elastina. Quindi accelerano il processo di invecchiamento naturale della nostra pelle», spiega Patrizia Gilardino, chirurgo estetico.
«Siamo davanti ad un invecchiamento che dipende da cause esterne legate all’inquinamento atmosferico», aggiunge Gilardino. «È un fenomeno relativamente nuovo. Finora infatti eravamo abituati a contrastare solamente alcune cause di invecchiamento: da una parte quelle intrinseche dovute al processo di invecchiamento naturale e al tipo di vita condotto; dall’altra quelle estrinseche imputabili al fumo – sia attivo sia passivo – e al sole. Qui i rimedi sono da ricercare in stili di vita sani e nell’uso di creme protettive».
Davanti però a questi nuovi fattori esterni (smog, inquinamento industriale, etc) le accortezze da assumere sono diverse. Per combattere il cosiddetto “stress ossidativo” provocato dall’inquinamento Gilardino indica un programma in tre step dagli effetti positivi «sia sotto il profilo preventivo, sia sotto quello curativo». Spiega: «Partiamo da una pulizia molto accurata della pelle la sera. È importante agire in profondità per eliminare tutte quelle micro particelle che si sono depositate durante la giornata nel film idrolipidico della pelle e che sono in grado di penetrare creando micro danni metabolici». Il secondo passaggio è nutrire la pelle. «Usare dei prodotti topici, anche a livello casalingo, che però contengano vitamine, in particolare A, C ed E, e siano ricchi di antiossidanti quali, ad esempio, rame, selenio, ma anche carotenoidi, flavonoidi e polifenoli. Sono sostanze in grado sia di far recuperare la produzione di collagene, che restituisce luminosità ed elasticità alla pelle, sia di rigenerare la normale barriera della pelle». Non certo ultimo, «per potenziale ancora di più la produzione e l’azione del collagene, ci sono dei trattamenti biorivitalizzanti che, utilizzando i medesimi componenti, permettono di intervenire con maggiore profondità. A fronte di un danno estrinseco più rilevante è possibile procedere con trattamenti di biorivitalizzazione anche più intensivi, ma sempre mini invasivi e senza particolari controindicazioni. Questi tipo di trattamenti permettono anche di predisporre al meglio la pelle ad essere trattata per altre problematiche o inestetismi». Ricorda: «Una pelle ben nutrita e in salute reagisce sicuramente meglio a ogni tipo di trattamento per combattere l’insorgenza di piccole rughe o per riempiere zone dove si è perso di tono».
Restano però sempre valide le raccomandazioni di base: «Gli stili di vita sono importanti per mantenere giovane la nostra pelle – ricorda la dottoressa -. Una dieta ben bilanciata, l’attività fisica e una buona qualità del sonno sono dei rimedi naturali per conservarla giovane più a lungo».
Patrizia Gilardino – profilo professionale. Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1988, Patrizia Gilardino si è specializzata nella Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Milano nel 1993.

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Il nemico “ideale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Il nemico “ideale” per un terrorista medio orientale non è l’Europa, ma gli U.S.A. E’ quella che ritengono il crocevia di una civiltà, dove alberga un sentimento contrastante che va dalle logiche consumistiche allo sfruttamento dei più deboli. Gli Stati Uniti sono destinati a non essere amati perché hanno il potere ma anche l’arroganza che ne deriva. E’ il luogo ideale dove si possono “piazzare” le bombe biologiche sulla metropolitana di New York, del tipo progettato di recente da due neonazisti: William Leavitt e Larry Wayne Harris.
Oggi è stato possibile sventare la trama, ma un domani chi ci dirà che non ci riusciranno o a farlo saranno altri di opposto segno? Significa procurare la morte a centinaia di migliaia di persone. Significa sconvolgere un ordine costituito. Significa incrinare dalle fondamenta una civiltà costruita dall’uomo e per l’uomo, sia pure con tutti i suoi limiti. Oggi l’Italia è immersa, volente o nolente, in questa realtà. E’ al centro di molti interessi: logistici, politici, economici e malavitosi. La mafia russa lo sta dimostrando e non è la sola.
Esiste un’internazionale del terrore che attraversa come un viatores, la nostra Penisola e, per nostra fortuna, non vi sosta a lungo.
Da qui dobbiamo fare in modo che parta un nuovo tipo di messaggio per evitare il peggio. Un modello che sappia opporsi a un’escalation inevitabile poiché esiste un rapporto incompreso e sempre più accentuato tra chi è e chi ha.
Penso ai suk delle città medio-orientali, grandi e piccole, dove si lavora come nel Medioevo. Che senso può avere, per costoro, vivere all’ombra dei pozzi di petrolio che ci fanno progredire e favoriscono le tecnologie del mondo occidentale, mentre si muore di fame e si vive come schiavi nella loro terra?
Segni di rivolta per questo genere di situazione sono già apparsi in Tunisia, Libia, Egitto e Siria. Abbiamo così avuto la “Primavera araba” ma i moti popolari non si sono spenti con la caduta dei rispettivi dittatori. In Siria, nello specifico, la guerra civile è tuttora in corso e sono già sei anni nei quali abbiamo avuto ben centomila morti e circa mezzo milione di feriti e altri milioni di profughi.
Tutto questo per non parlare delle centinaia di migliaia di profughi che cercano rifugio per ogni dove e rischiano persino la vita e danno fondo ai loro miseri risparmi pur di trovare un passaggio per mare o per terra nell’intento di trovare uno spazio vitale. Sono migliaia di persone che ogni giorno dall’Africa occidentale alla Turchia giocano i loro destini come in una sorta di roulette russa per raggiungere le coste italiane. Essi ci pongono un problema che investe non solo il nostro Paese ma anche la Germania, l’Austria e gli altri stati dell’Europa occidentale.
E a queste migrazioni dal sud dobbiamo aggiungere quelle dei paesi dell’Est dalla Jugoslavia, all’Albania, dalla Romania alla Bulgaria. (Riccardo Alfonso)

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La Russia è un alleato, non un nemico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

moscadi Alessandro Di Battista Furono gli USA di Obama a “chiedere-pretendere” le sanzioni alla Russia. L’Europa eseguì a cominciare dall’Italia scendiletto degli americani. Chi pensava che le sanzioni avrebbero indebolito Putin adesso si starà vergognando. Il M5S non è mai stato né filo-russo né filo-americano. Vogliamo costruire un paese autonomo, sovrano, indipendente e soprattutto non stupido! Le sanzioni alla Russia ci sono costate miliardi di euro, migliaia di posti di lavoro e l’accentuarsi di una crisi prodotta dalla corruzione sì, ma ancor di più da questo folle capitalismo finanziario.Trump lo giudicheranno gli americani, non è affar mio, quel che mi importa sono quelle scelte che potrebbero ricadere positivamente sugli interessi italiani. Negli ultimi anni quel che ci siamo fatti imporre dagli USA ci ha indebolito. L’illegale guerra in Iraq, l’assurda guerra in Afghanistan, la deposizione violenta di Gheddafi (erano altri che gli baciavano le mani ma quel che va compreso è che se butti giù un dittatore con le bombe straniere quel paese non diventerà più sicuro, al contrario esploderà) e molte altre. Oggi Trump parla di una possibile revoca delle sanzioni alla Russia. E’ una buona notizia tuttavia l’Italia non dovrebbe aspettare le decisioni del Presidente degli USA per far quel che è giusto fare. Un Paese sovrano avrebbe già preteso e ottenuto lo stop di questa follia. Il M5S lo chiede da tempo. La Russia ha i suoi guai (come gli USA e come l’Europa intera) e non rispetta tutti i diritti (come gli USA e come l’Europa intera) ma è un partner economico con cui dialogare e un alleato contro il terrorismo, non un nemico!(by blog di Grillo)

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Il governo Gentiloni ha un nemico in Matteo Renzi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2016

gentiloniParadossale. Il governo Gentiloni nasce ed è destinato a vivere incarnando una clamorosa contraddizione: appare, e per molti versi è, un Renzi bis, ma nello stesso tempo ha nell’ex presidente del Consiglio il suo peggior nemico. Il quale, non avendo per nulla metabolizzato la sconfitta, né per quanto lo riguarda personalmente né per il più generale significato di spartiacque tra un prima e un dopo che il referendum è destinato ad avere nella politica italiana, si muove in perfetta continuità con il profilo caratteriale che ha mostrato e le modalità politiche che ha adottato nei suoi mille giorni a palazzo Chigi.Ricordare la sequenza degli eventi che disegnano la reazione di Renzi alla consultazione referendaria è utile per capire cosa l’ex primo ministro farà nell’immediato, a cominciare tra poche ore all’assemblea del Pd, che deve decidere se instradare o meno il partito verso un congresso ravvicinato. Uno: la conferenza stampa di mezzanotte nella domenica elettorale, in cui annunciava le sue dimissioni prima ancora di aver conferito con il Capo dello Stato. Due: il tentativo, durato 48 ore e stoppato da Mattarella, di spingere il Paese ad elezioni immediate, usando l’Italicum non ancora giudicato dalla Corte Costituzionale. Tre: le consultazioni parallele a quelle del Quirinale, per spingere la candidatura di Gentiloni, la figura da lui ritenuta meno ingombrante per se stesso e che era nella sua testa ormai da settimane. Naturalmente il presidente incaricato lo sapeva e non ha potuto che tenerne conto in sede di formazione del governo. Quattro: la richiesta che il nuovo esecutivo fosse il più possibile fotocopia del suo e l’insistenza perché Luca Lotti diventasse ministro e mantenesse la delega all’editoria, e perché Maria Elena Boschi fosse sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, e pure senza che altri avessero pari grado (contrariamente a quanto si racconta, è stato lui e non lei, che invece era consapevole della necessità di uno stop, a pretendere la nomina). Cinque: l’indicazione, fatta trapelare dai suoi, dell’11 giugno come data possibile per il voto anticipato (cosa che ha fatto nuovamente imbestialire il Quirinale). Tutto questo per ribadire che, nonostante la vittoria del No, è ancora lui a dare le carte. E che, partendo dal presupposto – infondato, ma questa è una valutazione che proprio non gli riesce di fare – di poter contare alle politiche su tutti i 13 milioni di Sì, la rivincita gli sorriderà.Fin qui Renzi, di cui scopriremo fra poco le intenzioni anche per quanto riguarda il partito. Ma ora a palazzo Chigi c’è Gentiloni. Tutti dicono: è troppo debole, politicamente e caratterialmente, per opporsi ai disegni di chi gli ha consegnato le chiavi. Noi, che lo conosciamo bene da decenni, tendiamo non solo a sperare ma anche a credere che il neo primo ministro consideri saldato il debito a Renzi proprio con le modalità con cui è stato formato il governo, visto che il prezzo pagato con la “fotocopia” è assai alto. Inoltre, Gentiloni può contare su Mattarella, che a sua volta ha compreso come il vero settennato sia iniziato adesso, ed è ovvio che desideri lasciare il segno, seppur con il suo stile dimesso. Ed entrambi, Gentiloni e Mattarella, hanno tutto l’interesse che il governo duri, possibilmente anche fino al termine naturale della legislatura, e sono pienamente consapevoli che il pericolo maggiore è rappresentato dal fuoco amico renziano. Naturalmente, tutto dipenderà da come il governo saprà giocarsi le carte nelle partite aperte e in quelle che inevitabilmente, specie sul terreno economico, si apriranno via via. Il primo banco di prova riguarda due questioni delicatissime. Una attiene al decreto necessario per fornire alle banche quelle garanzie anti-crack che Renzi avrebbe dovuto produrre molti mesi fa, quando sia la vicenda Montepaschi sia quella delle due banche venete erano gestibili con molti meno affanni. L’impressione è che il Tesoro stia finalmente lavorando senza i pesanti condizionamenti che finora gli erano arrivati da palazzo Chigi, ma certo è ancora presto per giudicare. Il secondo problema che Gentiloni si trova ad affrontare è quello della scalata della francese Vivendi a Mediaset, che rischia di essere il preludio di altre e ben peggiori – dal punto di vista degli interessi strategici del sistema paese – capitolazioni degli ultimi baluardi del capitalismo nostrano (Unicredit e Generali, che andrebbero ad aggiungersi a Telecom, già persa). Qui si tratta di sottrarsi al solito e sterile dibattito su mercato e Stato, per assumere un atteggiamento pragmatico ma risoluto di moral suasion per evitare la colonizzazione (in questo caso francese). In che modo? Suggeriamo al presidente del Consiglio di studiare bene come Renzi si è comportato nella vicenda Mps, e poi fare l’esatto contrario. Sapendo che ultimamente il barometro dei rapporti tra Mattarella e Berlusconi volge finalmente al bello. E questo aiuta non poco Gentiloni.Naturalmente, la partita politicamente più scivolosa è quella della legge elettorale. Il presidente del Consiglio fa bene a pensare che il governo debba avere la mano leggera, e ha fatto bene a ricordare al Parlamento il ruolo che dovrà avere. Ma farebbe male a chiamarsi fuori. Deve fare un lavoro, tanto discreto quanto fattivo, dentro il Pd, e deve avviare contatti con Berlusconi – da quelle parti non gli mancano le entrature, e poi la vicenda Vivendi-Mediaset da questo punto di vista rappresenta una grande opportunità – con l’obiettivo di definire già prima del pronunciamento della Corte Costituzionale sull’Italicum il profilo della nuova legge. Anche qui, come e più che per la durata del governo, avrà Renzi come nemico. Al quale difetta, come abbiamo detto, l’analisi sul significato più vero del voto referendario. Ci pare, infatti, ma vorremmo tanto essere smentiti dai fatti, che al segretario del Pd sfugga il fatto che la vittoria del No abbia messo fine – ed era ora – alla lunga e per molti versi fallimentare stagione del maggioritario e dell’uomo solo al comando.Due facce, queste, della stessa medaglia, e cioè quella dell’illusione che esista una scorciatoia democratica per assicurare governabilità laddove l’offerta e la domanda politica faticano ad incontrarsi in modo virtuoso. Non si tratta di tornare al proporzionale puro della Prima Repubblica – alla quale peraltro vengono tuttora riservati giudizi ingenerosi – ma di scegliere una modalità istituzionale, per esempio quella tedesca, capace di dare il maggior potere decisionale possibile al governo senza per questo mortificare il parlamento ed evitando che ciò derivi da alchimie che consentano di formare maggioranze fittizie rispetto agli orientamenti dei cittadini.Chi blatera sul proporzionale dovrebbe riflettere sul fatto che l’abominevole sfilata di 42 partiti, partitini e mono-soggetti politici che si è vista al Quirinale nel corso della crisi non è certo figlia della congrua misurazione dei voti bensì delle forzature a suon di premi di maggioranza di questi anni, e che per assicurare un’adeguata semplificazione della rappresentatività basta e avanza l’uso di una soglia di sbarramento. Pierluigi Bersani, ospite lunedì scorso a Roma Incontra, è parso pienamente consapevole di tutto ciò. Adesso aspettiamo di vedere se lo sarà, una volta per tutte, la maggioranza del Pd. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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“Non sei un nemico!” Nasce il laboratorio di comunicazione dell’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2013

Un laboratorio per sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico. E’ il progetto dell’Università Europea di Roma (www.unier.it) che prende il via quest’anno.“Troppo spesso, oggi, il linguaggio della comunicazione utilizza toni esasperati e aggressivi”, spiega il giornalista Carlo Climati, direttore del laboratorio. “La nostra iniziativa ha lo scopo di trasmettere una nuova idea di comunicazione basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro”.Il laboratorio, teorico e pratico, esplorerà le diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione al dialogo nella vita quotidiana.“Non sei un nemico!” sarà il motto, l’idea di base del laboratorio. I giovani saranno incoraggiati a vedere gli altri con uno sguardo nuovo, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.Il laboratorio di comunicazione fa parte delle attività di responsabilità sociale proposte agli studenti dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti anche i giovani ad una crescita personale e ad uno spirito di servizio per gli altri.

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Dictator: Il nemico di Cesare

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2010

Pontile di Ostia 10 luglio – ore 21,30 presentazione del romanzo di Andrea Frediani Con l’Autore intervengono: Laura Mauti e Fabio Chi.  Dopo anni di lotte e di vittorie, Giulio Cesare ha conquistato la Gallia. A Roma, tuttavia, gli avversari del grande condottiero, temendo il suo crescente potere, vogliono metterlo sotto processo, e persino il suo principale collaboratore e amico, Tito Labieno, lo ha abbandonato. Eppure, proprio quando sembra che l’unica scelta possibile sia rinunciare alle proprie ambizioni, Cesare getta il dado e  Sorprende tutti: varca il Rubicone con la sola XIII legione e muove verso Roma. Ai suoi nemici non resta che fuggire dall’Italia e lasciargli il possesso della penisola. Ma la guerra civile è solo agli inizi, così come la faida tra la guardia del corpo di Cesare, il germano Ortwin, e Quinto Labieno, il figlio di Tito. Dopo essersi fatto nominare dittatore, Cesare si trasferisce oltre l’Adriatico, per affrontare Pompeo e il suo imponente esercito. Mentre Ortwin e Quinto si scontrano sul campo di  battaglia, anche per riconquistare l’amore della principessa Veleda, Cesare e Pompeo studiano le strategie per vincere la guerra. Finché a Farsalo, grazie a una mossa imprevedibile, il dittatore ottiene una clamorosa vittoria, diventando il padrone assoluto del mondo romano. La guerra però continua, e i destini di Tito e Quinto Labieno, Ortwin e Veleda sono ancora ben lontani dall’essere compiuti. (dictator)

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L’eroe e il carnefice, lo spirito ed il corpo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

(da un saggio di Riccardo Alfonso) Lo sgomento del principe Arjuna davanti alla prospettiva d’impugnare le armi per uccidere i propri simili in battaglia è allontanato dal dio Krsna che gli appare in sogno e lo esorta a combattere. L’esortazione a tuffarsi nella lotta e ad uccidere senza patemi d’animo è data secondo il principio che tutto è eterno. La lama del giustiziere non distrugge l’immutabile. Può apparire come una implicita esortazione all’omicidio. Noi dunque siamo attraversati da due mondi: quello visibile dei corpi e perituro, e quello invisibile, immanifesto. E’ la stessa divisione del reale affermata da Platone e dall’intera tradizione filosofica dell’occidente e raccolta dal cristianesimo. Dovremmo arguire che l’uccisione è nella natura delle cose, ma significa proprio questo? Vivere vuol dire fare violenza agli altri? No di certo. Occorre cancellare questo falso dalla nostra memoria e partire dal presupposto che non esistono nemici da combattere e da uccidere, in tutte le possibili battaglie della vita: dalle guerre dichiarate, ai conflitti locali, alle contese private. Se non rendiamo universale tale precetto è difficile poter capire che debbano esistere delle eccezioni e che la violenza e il delitto possano avere eroi che osannano il loro trionfo con l’uccisione del nemico.

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Internet da nemico ad alleato nella lotta alla droga

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2009

mimmoE’ quanto dichiara Don Mimmo Battaglia, Presidente della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, in occasione della Giornata Mondiale contro la droga. Negli ultimi sei mesi dell’anno 2008 si è passati dal 40% al 60% di accessi a siti dedicati alla vendita di droga per non parlare della dipendenza da internet, i blog a favore dell’anoressia, le migliaia di pagine dedicate alle droghe che sono solo lo specchio possibile del nostro mondo e del nostro tempo”.  Afferma che “la diatriba manichea tra virtuale e reale è spesso un falso problema, un alibi a chiudersi al riparo dei nostri “mio figlio sta sempre al computer”. E’ necessario comprendere che se sempre più ci ritroviamo a parlare dietro uno schermo è a causa del nostro analfabetismo emotivo e relazionale e che il virtuale è un amplificatore del mondo reale”. In questo panorama, però può essere anche nostro alleato nella costruzione di relazioni e di consulenza con i giovani che hanno il problema della droga. Il sito droga online del CEIS di Reggio Emilia della FICT ha questa funzione. Nell’arco di sei mesi (dal dicembre 2008 a maggio 2009) su 4756 domande ricevute: 1099 riguardano le droghe, 698 informazioni su extasi, 536 ricerca di Comunità terapeutiche, 443 storie, 428 su allucinogeni, 382 sull’anfetamina, 301 sui cannabinoidi, 300 sulla cocaina, 191 sull’eroina.  Il web in questo senso diventa anche uno strumento per instaurare una relazione reale, fatta di sguardi e soprattutto di ascolto, suscitando nei ragazzi, partendo dalla nostra coerenza tra parole e vita: domande e risposte di senso” (mimmo)

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