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Coronavirus: gli anticorpi materni possono proteggere i neonati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 febbraio 2021

Secondo uno studio pubblicato su Jama Pediatrics, gli anticorpi materni IgG diretti contro Sars-CoV-2 passano attraverso la placenta al figlio se la donna contrae l’infezione da nuovo coronavirus durante la gravidanza, sia in forma asintomatica che sintomatica. «Gli anticorpi di derivazione materna sono un elemento chiave dell’immunità neonatale. Comprendere le dinamiche delle risposte anticorpali materne a SARS-CoV-2 durante la gravidanza, e il successivo trasferimento transplacentare di anticorpi può aiutare a organizzare la gestione neonatale e le strategie di vaccinazione materna» afferma Dustin Flannery, del Children’s Hospital di Philadelphia e della University of Pennsylvania, a Philadelphia, primo autore dello studio. I ricercatori hanno valutato l’associazione tra concentrazioni di anticorpi specifici per Sars-CoV-2 nella madre e nel neonato. La coorte in studio era composta da 1.714 donne, con età mediana di 32 anni, di cui 450 identificate come nere/non ispaniche, 879 come bianche/non ispaniche, 203 come ispaniche, 126 come asiatiche e 56 come appartenenti ad altra razza/etnia. In particolare, sono stati analizzati i dati di 1.471 coppie madre/neonato per le quali erano disponibili il sangue materno e il cordone ombelicale per la ricerca di IgG e IgM. Tra queste coppie sono stati rilevati anticorpi IgG e/o IgM per Sars-CoV-2 in 83 donne al momento del parto e anticorpi IgG sono stati rilevati nel sangue del cordone ombelicale di 72 su 83 neonati. Le IgM non sono state rilevate in nessun campione di sangue del cordone ombelicale e gli anticorpi non sono stati rilevati in nessun bambino nato da madre sieronegativa. Undici bambini nati da madri sieropositive erano sieronegativi; di questi, cinque erano nati da madri con soli anticorpi IgM e sei da madri con concentrazioni di IgG significativamente inferiori rispetto a quelle riscontrate nelle madri di neonati sieropositivi. Le concentrazioni di IgG nel sangue del cordone ombelicale erano correlate positivamente con le concentrazioni di IgG materne, e rapporti di trasferimento placentare superiori a 1,0 sono stati osservati sia tra le donne con infezioni asintomatiche che tra quelle con Covid-19 lieve, moderato e grave. I rapporti di trasferimento sono aumentati con l’aumentare del tempo tra l’inizio dell’infezione materna e il parto. «I nostri risultati dimostrano che gli anticorpi specifici per Sars-CoV-2 di derivazione materna possono fornire protezione da Covid-19 ai neonati» concludono gli autori. (fonte: Doctor33)

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Neandertal come noi: i loro neonati avevano gli stessi tempi di svezzamento dell’Homo sapiens

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Dall’analisi di tre denti da latte appartenuti a bambini neandertaliani vissuti tra 70.000 e 45.000 anni fa nell’Italia nord-orientale emerge che il loro ritmo di crescita era molto simile al nostro: la scoperta porta a escludere che uno svezzamento tardo possa essere tra le cause che hanno portato alla scomparsa di questa specie umana I Neandertal iniziavano lo svezzamento dei loro neonati intorno al quinto o sesto mese d’età, un periodo del tutto simile a quanto avviene per l’uomo moderno. La scoperta deriva dal lavoro di un gruppo internazionale di ricerca che ha realizzato analisi geochimiche ed istologiche su tre denti da latte appartenuti a bambini di Neandertal vissuti tra 70.000 e 45.000 anni fa nell’Italia nord-orientale. I risultati ottenuti – pubblicati sulla rivista PNAS – hanno permesso di ricostruire il ritmo di crescita e i tempi di svezzamento dei neonati neandertaliani. In modo simile a quanto avviene negli alberi, infatti, il processo di crescita dei denti produce delle “linee di accrescimento” dalle quali è possibile ottenere informazioni attraverso tecniche di analisi istologica. Combinando queste informazioni con dati sulla composizione chimica ottenuti con la spettrometria di massa, gli studiosi sono riusciti a stabilire che i bambini a cui sono appartenuti i denti analizzati hanno iniziato a mangiare cibo solido tra i cinque e i sei mesi d’età.“L’inizio dello svezzamento è collegato alla fisiologia dei neonati più che a fattori culturali”, dice Alessia Nava, del DANTE – Diet and ANcient TEchnology Laboratory al Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali della Sapienza, ora ricercatrice Marie Curie della University of Kent (Regno Unito) e co-prima autrice dello studio. “Per l’uomo moderno, infatti, a prescindere dal tipo di cultura e di società, l’introduzione nella dieta di cibo solido avviene attorno al sesto mese, quando il bambino inizia ad aver bisogno di un maggior apporto energetico: ora sappiano che la stessa tempistica valeva anche per i Neandertal”.“Se facciamo un confronto con altri primati – aggiunge Federico Lugli, ricercatore dell’Università di Bologna e co-primo autore dello studio – è molto probabile che l’alto livello di risorse energetiche richiesto per il processo di crescita del cervello umano porti alla necessità di una precoce introduzione di cibi solidi nella dieta dei neonati”.Queste nuove informazioni permettono di ricostruire importanti caratteristiche e comportamenti dei Neandertaliani. In particolare, permettono di escludere che il numero ridotto della popolazione dei Neandertal potesse essere legato a tempi di svezzamento più prolungati rispetto all’Homo sapiens, elemento che avrebbe portato ad una minore fertilità.“I risultati di questo studio mostrano che i Neandertal e l’Homo sapiens condividono una richiesta energetica simile nel corso della prima infanzia e un simile ritmo di crescita”, spiega Stefano Benazzi, professore dell’Università di Bologna, tra i coordinatori dello studio. “Questi elementi suggeriscono che i neonati di Neandertal dovevano avere un peso simile a quello dei nostri neonati: ciò indicherebbe anche una simile storia gestazionale, un simile processo di sviluppo nelle prime fasi di vita e forse anche un possibile intervallo tra le gravidanze più breve di quanto si è pensato finora”.I tre denti da latte al centro dello studio sono stati rinvenuti in un’area circoscritta dell’Italia nord-orientale, tra le attuali provincie di Vicenza e di Verona: presso il Riparo del Broion, nella Grotta di Fumane e nella Grotta de Nadale. Insieme alle informazioni sulla dieta e sul processo di crescita dei bambini, l’analisi dei reperti ha permesso di ottenere anche indicazioni sugli spostamenti dei gruppi di Neandertal che abitavano quella regione.“Si spostavano meno di quanto ipotizzato in precedenza”, dice Wolfgang Müller, professore della Goethe University Frankfurt (Germania), tra i coordinatori dello studio. “L’analisi degli isotopi dello stronzio presenti nei denti studiati indica infatti che questi bambini hanno passato gran parte del tempo nelle vicinanze del loro luogo di origine: un comportamento che denota una mentalità moderna, collegata probabilmente ad un utilizzo attento delle risorse che avevano a disposizione in quella regione”.“Nonostante ci sia stato un abbassamento generalizzato delle temperature nel periodo analizzato, l’Italia nord-orientale è quasi sempre rimasta una regione ricca di risorse, in termini di cibo, di diversità di ambienti naturali e per la presenza di grotte: tutti elementi che aiutano a spiegare la sopravvivenza dei Neandertal in quest’area fino a circa 45.000 anni fa”, dice Marco Peresani, professore dell’Università di Ferrara, tra i coordinatori dello studio e responsabile degli scavi nella Grotta de Nadale, in quella di Fumane e, in condivisione con Matteo Romandini ricercatore all’Università di Bologna, al Riparo del Broion. Pubblicato sulla rivista PNAS con il titolo “Early life of Neanderthals”, lo studio è stato promosso e guidato da Stefano Benazzi, professore al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e Principal Investigator del progetto di ricerca europeo SUCCESS (ERC Starting Grant No. 724046), che ha l’obiettivo di capire quando l’uomo moderno sia arrivato nell’Europa meridionale, i processi bio-culturali che hanno favorito il suo successo adattativo e le cause che hanno portato all’estinzione del Neandertal. Hanno partecipato studiosi dell’Università di Bologna, della University of Kent (Regno Unito), del Goethe University Frankfurt (Germania), dell’Università di Ferrara, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (IGAG) – CNR, del Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam”, dell’Università di Firenze, della Sapienza Università di Roma, del Natural History Museum of London (Regno Unito).

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Il covid-19 potrebbe attraversare la placenta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

“Sono stati studiati 33 neonati nati da madri positive al Covid-19 nell’ospedale cinese di Wuhan. Di questi neonati nati da madri affette da polmonite al momento del parto, 3 su 33 (9%) hanno presentato sintomi da infezione SARS-CoV2 a esordio precoce.” Afferma Daniela Galliano, Medico Ginecologo esperto in Fecondazione Assistita, Direttrice del Centro IVI di Roma. “Il sintomo più comune che hanno presentato questi 3 neonati è stata difficolta respiratoria e alla radiografia del torace si è diagnostica loro una polmonite.” “Il neonato più gravemente malato è nato prematuro e potrebbe essere stato sintomatico per questo e per asfissia e sepsi, piuttosto che da infezione da SARS-CoV-2.” “Poiché durante il parto sono state implementate rigide procedure di controllo e prevenzione delle infezioni, è probabile che le fonti di SARS-CoV-2 nelle vie respiratorie superiori dei neonati fossero di origine materna. Sebbene 2 studi recenti condotti in Cina abbiano dimostrato che non vi sono risultati clinici di COVID-19 nei neonati nati da madri affette, e tutti i campioni, inclusi liquido amniotico, sangue cordonale e latte materno, sono risultati negativi per SARS-CoV- 2, la trasmissione materno-fetale verticale non può essere esclusa nella coorte attuale di questo recente studio. Pertanto, è fondamentale sottoporre a screening le donne in gravidanza e attuare misure rigorose di controllo delle infezioni, quarantena delle madri infette e uno stretto monitoraggio dei neonati a rischio di COVID-19”.Ad ogni modo, secondo la dottoressa Galliano: “Non sembra che il covid-19 passi la barriera placentaria, ma se così fosse il feto potrebbe essere a rischio soprattutto all’inizio della gestazione, quando il cervello fetale è più vulnerabile.” “La placenta di solito impedisce a virus e batteri dannosi di raggiungere il feto. E consente agli anticorpi utili della madre di proteggere il feto da eventuali germi, prima e dopo la nascita.”“Tuttavia, alcuni virus penetrano nel feto. L’esempio più recente è Zika, che può causare microcefalia e danni neurologici profondi, soprattutto se contratta nel primo e nel secondo trimestre.” Infine, ha concluso la dottoressa: “Il nuovo coronavirus non sembra appartenere a questa categoria più pericolosa. In tal caso vedremmo livelli più elevati di aborto spontaneo e parto prematuro.”

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Malattia da streptococco, pubblicate le linee guida sulla gestione nei neonati

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

Sulla rivista Pediatrics sono state appena pubblicate le linee guida per la gestione e il trattamento delle malattie da streptococco di gruppo B (GBS) nei neonati, firmate da Karen Puopolo della Perelman School of Medicine dell’Università di Philadelphia, e colleghi, che hanno aggiornato le raccomandazioni per la gestione dei bambini a rischio di malattia da GBS e il trattamento di quelli con infezione confermata da GBS. «L’insorgenza precoce della malattia da streptococco di gruppo B si verifica entro i primi sei giorni dalla nascita ed è più comune, e spesso letale, tra i neonati pretermine» scrivono gli esperti dell’AAP, ricordando che non esiste un approccio efficace per prevenire la malattia a insorgenza tardiva, che di solito si verifica tra i sette e gli 89 giorni di età. «Sappiamo che adottando misure preventive durante l’assistenza prenatale e trattando la madre con antibiotici durante il travaglio, è possibile prevenire l’infezione nei bambini, specialmente nei pretermine che devono affrontare rischi più elevati» afferma l’autrice, membro del comitato AAP su Feto e neonato, sottolineando che la somministrazione intrapartum di penicillina G, ampicillina o cefazolina è in grado di fornire un’adeguata profilassi antibiotica contro la GBS neonatale a insorgenza precoce. Per la forma precoce la valutazione del rischio dovrebbe seguire principi stabiliti, compresa la valutazione separata dei bambini nati ≥35 0/7 settimane e quelli nati ≤34 6/7 settimane, considerati pretermine e ad alto rischio di GBS. «L’infezione a insorgenza precoce deve essere diagnosticata con l’emocoltura o con la coltura del liquido cerebrospinale, mentre la valutazione della forma a insorgenza tardiva dovrebbe invece basarsi sui segni clinici di malattia» aggiungono gli autori. «Speriamo di identificare altri modi per prevenire queste infezioni, per esempio un vaccino che potrebbe essere usato in tutto il mondo. Nel frattempo, queste linee guida sono lo strumento più efficace attualmente a disposizione per proteggere i bambini e salvare vite umane» conclude Puopolo. (fonte: doctor33)

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Resistenza agli antibiotici: rischi anche per i neonati

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

Farmacista con antibiotici

Una recente analisi dell’Oms mostra la grave mancanza di nuovi antibiotici per combattere la crescente minaccia della resistenza antimicrobica, classificando le infezioni antibiotico-resistenti come la più grande minaccia per la salute.
Nel mondo ogni anno si verificano 700.000 decessi causati da microrganismi multiresistenti (Hampton 2015). Si stima che dal 2050 i decessi saranno 10 milioni all’anno, superando anche quelli per neoplasie (8 milioni all’anno circa) (fonte: The Review on Antimicrobial Resistance, J.O’Neill; Hampton 2015).
Anticipando più di un anno fa l’allarme lanciato dall’Oms nei giorni scorsi, la SIN considera la sempre più frequente presenza di microrganismi multiresistenti un pericolo estremamente grave per i piccoli pazienti, che deve essere affrontato su due fronti: l’impegno delle case farmaceutiche nell’attività di ricerca e il rafforzamento della prevenzione, soprattutto attraverso un uso responsabile degli antibiotici. L’Italia è tra i Paesi più a rischio perché è tra quelli dove c’è un eccessivo uso di antibiotici con conseguente aumento di batteri multiresistenti.
La scelta di prescrivere o non prescrivere gli antibiotici da parte del pediatra può essere a volte molto difficile. In generale si può dire che se da un lato è vero che è necessario ed urgente ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, e l’ideale sarebbe poter sempre iniziare un trattamento antibiotico sulla base di esami colturali, a volte, quando i dati clinici e di laboratorio lo richiedono, deve essere messa in atto una terapia empirica.
“È necessario innanzitutto che l’utilizzo degli antibiotici venga attentamente valutato in modo da evitare una eccessiva prescrizione e un uso, a volte, non corretto con conseguente aumento di microrganismi multiresistenti. – afferma la Società Italiana di Neonatologia. Specialmente negli ospedali dovrebbero essere attuate tutte le strategie preventive per ridurre il rischio infettivo con particolare attenzione al lavaggio delle mani e all’utilizzo di programmi di “Antibiotic Stewardship”.
Tali “superbatteri”, come sono stati battezzati, possono diffondersi molto rapidamente da ospedale a ospedale e diventano resistenti agli antibiotici in tempi brevi. Su 4 milioni di decessi in epoca neonatale che avvengono ogni anno nel mondo, circa 1,4-1,5 milioni sono causati da patologie infettive spesso causate da microrganismi multiresistenti.
Tra questi sono sempre più frequenti le segnalazioni di casi di tubercolosi da Mycobacterium tubercolosis resistente ai farmaci finora utilizzati e questo tipo di tubercolosi provoca 250.000 decessi ogni anno nel mondo. In Italia, i casi di TBC sono 3.769 (dati 2015); nello stesso anno i casi registrati di Tubercolosi resistente ai farmaci sono stati 81. (dati Ministero della Salute e ISS).
Per far fronte al problema delle antibiotico-resistenze, per la SIN occorre innanzitutto il riconoscimento dello stesso da parte degli organi di controllo e dei governi. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha già confermato questa emergenza come una priorità di sanità pubblica, inserendola nel piano nazionale della prevenzione 2014-2018. In secondo luogo bisogna avviare partnership tra pubblico e privato per la scoperta di nuovi antibiotici. Terzo aspetto è la prevenzione delle infezioni con misure igieniche adeguate e l’utilizzo di programmi di “Antibiotic Stewardship”. (Società Italiana di Neonatologia (SIN)

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Unicef: Neonati e l’allattamento al seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

unicefSecondo l’UNICEF, circa 77 milioni di neonati – 1 su 2 – non vengono allattati al seno nell’arco di un’ora dalla nascita, non ricevendo così elementi nutritivi essenziali, anticorpi e il contatto con il corpo della madre che li protegge da malattie e morte. A livello globale, solo il 43% dei bambini sotto i 6 mesi vengono allattati esclusivamente al seno.
Più si ritarda l’allattamento al seno, più alto sarà il rischio di mortalità neonatale (decesso entro il primo mese di vita). Ritardare l’allattamento tra 2 a 23 ore dopo la nascita aumenta del 40% il rischio di morte entro i primi 28 giorni di vita del bambino, mentre prolungare il ritardo oltre le 24 ore comporta un incremento dell’80% del rischio di mortalità neonatale.
I dati dell’UNICEF mostrano che, negli ultimi 15 anni, il tasso di allattamento al seno entro un’ora dal parto è cresciuto troppo lentamente. In Africa, dove si registrano i livelli di mortalità infantile sotto i 5 anni più alti al mondo, il tasso di allattamento al seno immediato è aumentato solo del 10% dal 2000 a oggi in Africa orientale, mentre è rimasto invariato in Africa centrale e occidentale. Anche in Asia meridionale, dove il tasso di allattamento al seno immediato è triplicato negli ultimi 15 anni – passando dal 16% nel 2000 al 45% del 2015 – il progresso è comunque insufficiente: ben 21 milioni di neonati ogni anno aspettano troppo a lungo prima di essere allattati al seno. “Far passare troppo tempo tra la nascita e il primo contatto del bambino con la madre diminuisce le sue possibilità di sopravvivenza, limita la produzione del latte materno e riduce le possibilità di un allattamento esclusivo al seno” dichiara France Bégin, UNICEF Senior Adviser per la nutrizione infantile. “Se tutti i bambini ricevessero soltanto latte materno dal momento della nascita fino al sesto mese di vita, ogni anno si salverebbero oltre 800.000 vite.” “L’allattamento materno è il primo vaccino di un bambino, la prima e la migliore protezione possibile dalle malattie” ha aggiunto France Bégin. “Considerato che quasi la metà di tutte le morti di bambini sotto i cinque anni sono neonati, si comprende quanto l’allattamento al seno può fare la differenza tra la vita e la morte.” Le indagini dell’UNICEF rivelano che le donne non stanno ricevendo l’aiuto di cui hanno bisogno per iniziare ad allattare al seno subito dopo il parto, anche quando sono seguite da un medico, da un’infermiera o un’ostetrica. In Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale, ad esempio, le donne che accedono a un parto medicalmente assistito hanno meno probabilità di iniziare ad allattare entro la prima ora di vita del bambino, rispetto alle donne che partoriscono assistite da personale non qualificato o da parenti. Nutrire i bambini con alimenti liquidi o solidi diversi dal latte materno è un’altra ragione per cui l’allattamento al seno viene ritardato. In molti paesi, è consuetudine dare a un bambino nei primi tre giorni di vita sostituti del latte materno, come latte vaccino o acqua zuccherata. Quasi metà di tutti i neonati ricevono qualche tipo di surrogato del latte materno. Quando vengono somministrati ai bambini nelle prime ore di vita alimenti alternativi, meno nutrienti del latte materno, le mamme allattano meno spesso, rendendo così più difficile iniziare o continuare l’allattamento stesso. I bambini che non vengono allattati al seno hanno 14 probabilità in più di morire rispetto a quelli allattati esclusivamente al seno.
Qualsiasi quantitativo di latte materno contribuisce a ridurre il rischio di morte, per un neonato. I bambini che non ricevono affatto latte materno hanno 7 volte più probabilità di morire per infezioni rispetto a quelli che hanno ricevuto almeno un po’ di latte materno nei primi 6 mesi di vita.

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Choosing wisely, le pratiche da evitare in pediatria: Ecco la lista aggiornata

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Maggio 2016

Father and baby

Father and baby

L’American academy of pediatrics (Aap) già da tempo aveva aderito a “Choosing wisely” (scegliendo saggiamente), iniziativa varata nel 2012 dalla Fondazione Abim (American board of internal medicine) con l’obiettivo di elencare – per ogni specialità – un elenco di “5 pratiche che medici e pazienti dovrebbero rimettere in discussione” in quanto inutili, costose e a volte dannose, ovvero inappropriate. Come avvenuto in un gruppo di società scientifiche sempre più numeroso, l’Aan ha poi deciso di stilare una seconda “Top 5 list”, integrandola alla precedente in un’unica “Top 10 list”. Ecco le 5 raccomandazioni proposte dai pediatri statunitensi:
1) Non prescrivere alte dosi di desametasone (0,5 mg/kg al giorno) per la prevenzione o il trattamento della displasia broncopolmonare nei neonati pretermine. Alte dosi di desametasone non sembrano conferire un beneficio terapeutico aggiuntivo rispetto a dosi più basse e non sono raccomandate. Alte dosi del farmaco sono anche state associate a numerosi eventi avversi a breve e lungo termine, tra i quali una riduzione dello sviluppo neurologico.
2) Non eseguire pannelli di screening per allergie alimentari (test delle IgE) senza un esame preliminare della storia medica. Tale richiesta non è consigliata. Il riscontro di una sensibilizzazione (ovvero un test positivo) senza un’allergia clinica è comune. Per esempio, circa l’8% della popolazione ha un test positivo per le arachidi ma solo circa l’1% di questa è realmente allergica e manifesta sintomi dopo l’ingestione. Quando i sintomi suggeriscono un’allergia alimentare, i test dovrebbero essere selezionati sulla base di un’accurata anamnesi.
3) Evitare l’uso di bloccanti degli acidi e di agenti della motilità gastrica quali metoclopramide (generico) per reflusso gastroesofageo fisiologico (Ger) che avviene senza sforzo, è indolore e non influenza la crescita. Non utilizzare farmaci nel cosiddetto “rigurgitante felice” (happy-spitter). Ci sono scarse prove che il Ger sia un agente causale in molte condizioni, anche se il reflusso può essere un’associazione comune. Vi sono prove crescenti che i bloccanti degli acidi e gli agenti sulla motilità come metoclopramide non siano efficaci nel GER fisiologico. Sequele a lungo termine del Ger infantile sono rare e vi sono scarse evidenze che il blocco acido riduca tali sequele. L’imaging radiografico di routine della funzionalità del tratto gastrointestinale superiore per porre diagnosi di Ger o di malattia da reflusso gastroesofageo (Gerd) non è giustificato. I genitori devono essere informati che il Ger è normale nei bambini. Solo il Ger che risulta associato a scarsa crescita o a sintomi respiratori significativi dovrebbe essere ulteriormente valutato.
4) Evitare l’uso di colture di “sorveglianza” per lo screening e il trattamento di una batteriuria asintomatica. Vi sono minime prove che le colture di sorveglianza delle urine o il trattamento di una batteriuria asintomatica apportino benefici. Le colture di sorveglianza sono costose e producono sia falsi positivi sia falsi negativi. Il trattamento di una batteriuria asintomatica aumenta anche l’esposizione agli antibiotici, che costituisce un fattore di rischio per successive infezioni con un organismo resistente. Ciò risulta anche in un uso eccessivo di antibiotici nella comunità e può anche portare a imaging non necessario.
5) Il monitoraggio domiciliare di apnea infantile per evitare la sindrome della morte improvvisa del lattante (Sids) non dovrebbe essere utilizzato di routine. Non vi sono prove che l’uso di monitor domiciliari di apnea infantile riducano l’incidenza di Sids; tuttavia potrebbero essere strumenti validi in bambini selezionati a rischio di apnea o di eventi cardiovascolari dopo la dimissione ospedaliera, ma non dovrebbero essere utilizzati di routine. (Arturo Zenorini da fonte Doctor33) (foto: pediatria)

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La crisi economica segna il futuro dei neonati

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Passare i primi mesi di vita in una situazione di crisi economica può comportare un aumento significativo del rischio di avere disturbi comportamentali (dall’abuso di sostanze al coinvolgimento in atti illegali) a partire dall’adolescenza. È questa la conclusione di uno studio pubblicato online a fine 2012 sugli Jama psychiatry), diretto da Seethalakshmi Ramanathan della New York upstate mdical university, che ha utilizzato i dati della National longitudinal survey of youth. I ricercatori hanno coinvolto un campione di quasi 9000 giovani adolescenti americani, nati tra il 1 gennaio 1980 e il 31 di cembre del 1984 – rappresentativi della popolazione nazionale – somministrando un questionario sia ai ragazzi sia ai loro genitori per raccogliere informazioni su lavoro, scuola, background famigliare, salute, abitudini e comportamenti. Partendo da questi elementi, Ramanathan e colleghi hanno esaminato la relazione tra l’elevato tasso di disoccupazione che si ebbe in Usa durante e dopo le recessioni del 1980 e del 1981-82 e i tassi di delinquenza (arresto, utilizzo di armi, furti, appartenenza a bande, distruzione di proprietà, comportamenti aggressivi) e l’uso di sostanze d’abuso (marijuana, fumo, alcol, droghe) registrati nel 1997 tra gli adolescenti. L’analisi ha ovviamente tenuto in considerazione anche l’influenza di fattori di rischio noti per i problemi comportamentali degli adolescenti, come il sesso, lo stile di vita dei genitori, la stagione di nascita e il posto in cui vivono. Dall’analisi emerge che i bambini che all’età di un anno vivev ano in un ambiente macroeconomico con un alto tasso di disoccupazione corrono più pericoli: basta un aumento dell’1% dei tassi medi di disoccupazione locali (rispetto alla media della regione) per osservare un significativo aumento del consumo di marijuana (+9% sempre rispetto alla media della regione), assunzione di alcool (+6%), arresto (+17%), appartenenza a bande (+9%), e coinvolgimento in furti (11%). Non è stata invece trovata una correlazione significativa con l’uso di droghe pesanti e il comportamento aggressivo. «Sebbene il passato non preveda il futuro, può, però, fornire lezioni importanti» concludono i ricercatori. «I nostri risultati delineano un fattore di rischio statistico da non tralasciare, che i professionisti della salute mentale dovrebbero tenere in considerazione quando hanno a che fare con bambini esposti a una crisi economica. Per questo speriamo che lo studio possa ispirare il lavoro di questi professionisti, per trovare degli interventi adeguati, in grado di attenuare alcune di queste conseguenze a lungo termine». Arch Gen Psychiatry. 2012 Dec 31:1-8 (fonte pediatria33)

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Infezione colpisce neonati

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2012

Serratia marcescens

Image by AJC1 via Flickr

“Chiederemo all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, una relazione in merito all’infezione batterica da ‘serratia marcescens’, che nei giorni scorsi ha colpito due neonati prematuri ricoverati nell’ospedale Carlo Poma di Mantova. Sul tema delle infezioni ospedaliere, tanto grave e diffuso quanto troppe volte sottovalutato, la Commissione che presiedo ha, da tempo, rivolto la propria attività di inchiesta, al fine di stimolare le istituzioni sanitarie ad intervenire adeguatamente, soprattuto in via preventiva”. E’ quanto dichiara il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, l’on. Leoluca Orlando, che provvederà ad inoltrare, all’assessore competente, una richiesta di relazione in merito all’infezione scoperta mercoledì scorso nel nosocomio mantovano. Il batterio è stato isolato nell’organismo di due prematuri, ora sottoposti a terapia antibiotica, che non sarebbero in pericolo di vita. Intanto, nel reparto di Patologia Neonatale dell’ospedale sono stati bloccati i ricoveri ma i vertici della struttura assicurano, dopo aver effettuato controlli su tutti i bambini ricoverati, che ”non vi e’ in atto alcuna epidemia e che la situazione e’ sotto controllo”. “La Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari – ha aggiunto Orlando – intende conoscere ogni dato utile a far luce sull’episodio. Con riferimento e aldilà dello specifico caso, sollecitiamo la massima attenzione da parte del Ministero della Salute e da parte delle Regioni tutte, affinché provvedano ad adeguare le rispettive linee guida in materia e ne garantiscano la puntuale applicazione da parte delle autorità sanitarie locali”.

 

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Roma: neonati abbandonati

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

“La sconcertante notizia dei due neonati abbandonati all’interno di un’automobile in Via Oderisi da Gubbio al quartiere Marconi rappresenta l’ennesimo episodio di abbandono dei minori e di crisi dei valori che caratterizza l’odierna società. Mi si permetta di evidenziare, però, in questo specifico caso, come un altro fenomeno di rilevanti proporzioni, conseguenza anch’esso dell’alienazione dei giorni nostri, è quello dei gambler e cioè dei cittadini affetti da tossicità nei giochi d’azzardo”, così dichiara in una nota Augusto Santori, consigliere del PDL del Municipio XV. “Nelle periferie di Roma – insiste Santori – anche a causa del bombardamento promozionale, di cui anche lo Stato è indiscutibilmente complice, si notano sempre più giocatori, in particolare giovani, anziani e persone in condizioni di disagio, che ogni giorno passano ore ed ore di fronte a slot machines, videopoker e macchinette varie nei bar e nei mini casinò della Capitale. In tale contesto enormi sono i dispendi, in termini di alienazione ma soprattutto economici, di cui si fanno carico le famiglie le quali, sempre di più, si confrontano con fenomeni di usura, depressioni, ansie e aspri conflitti interni. Alienazioni che possono portare anche a quanto visto nelle scorse ore di fronte ad un bar di Via Oderisi da Gubbio.

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Furti dalla culla

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Scattano le manette per la finta infermiera che “rubò” un bimbo dalla culla.  Più  tutele per i soggetti indifesi quali i neonati con la sentenza n. 6220 del 18 febbraio 2011 della quinta sezione penale della Cassazione che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” porta all’attenzione affinché costituisca da monito e contrasto contro un fenomeno, quale quello dei furti dalla culla, ancora diffuso nel Nostro Paese. Secondo la Suprema Corte sussiste il reato di sequestro di persona di cui all’art. 605 del codice penale anche quando la vittima sia un neonato che per ovvie ragioni non può opporre resistenza o ribellarsi. Inoltre, per gli ermellini tale reato può ben concorrere con quello previsto all’articolo 574 del suddetto codice, la sottrazione di minori, perché diversi sono i beni giuridici protetti dalle norme incriminatrici. Nel motivare la propria decisione la Corte parte dall’assunto secondo cui il bene giuridico che l’articolo 605 del C.p. intende tutelare non è la libertà di movimento in sé, ma la libertà fisica in quanto diritto fondamentale.  Per il minore, e ancor più per il neonato, sono i genitori che decidono per lui: se dunque il bambino è sottratto contro il consenso di mamma e papà, deve ritenersi implicito il dissenso del piccolo. Nell’applicare tali principi al caso de quo i giudici di piazza Cavour hanno, infatti, confermato la custodia cautelare in carcere di una donna che fingendosi infermiera sottrasse un bambino dalla culla del reparto di ostetricia dell’ospedale di Nocera Inferiore (Salerno).Il giudice di legittimità ha ritenuto anche applicabile il reato di sottrazione di minore anche perchè il diverso bene giuridico tutelato dall’articolo 574 del Codice penale è il diritto dell’affidatario dell’incapace a mantenere quest’ultimo sotto la propria custodia.

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Latte materno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

Future Health, la prima banca privata di cellule staminali da cordone ombelicale a ricevere  l’accreditamento e la Licenza completa come Banca di Tessuti Umani da parte dell Human Tissue Authority (HTA, autorità Ministeriale inglese), sarà al fianco dell’Associazione Salvamamme per aiutare le mamme ed i bimbi assistiti dall associazione. L’iniziativa consiste nel chiedere alle mamme che si rivolgono alla Future Health per la conservazione del cordone ombelicale, di donare 10   per questo importante progetto; Future Health aggiungerà 30   alla donazione delle mamme. Lo scopo è di garantire il latte ad ogni neonato a rischio di denutrizione. L’Associazione Salvamamme da sempre incontra neonati stranieri o italiani che saltano i pasti perché la loro mamma è priva di latte, o a reddito zero. Così, succhi di frutta, acqua di riso, camomilla, sostituiscono il latte con risultati disastrosi per la crescita. Salvamamme cerca di recuperare il latte materno e solo là dove è esclusa la possibilità di recupero, certificata dai medici, si interviene con la distribuzione di latte in polvere.  Spesso ci capita   conferma Eugenia Kantzari, Ostetrica e Responsabile Operations della Future Health   di venire a contatto con mamme bisognose alle quali sentiamo l esigenza di dare un contributo anche minimo . La possibilità offerta dal progetto Salvamamme consente di concretizzare tale esigenza sociale della Future Health.
L’Associazione Salvamamme è una struttura nata nel 1992 che da anni si occupa con numerosi progetti di organizzare e gestire servizi ed attività per mamme in difficoltà e di diffondere il valore della maternità e della vita

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