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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 30

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Sclerosi multipla: come migliorare la qualità di vita dei pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

Social network, app, videogiochi e wearable device offrono una grande opportunità: mettono i pazienti al centro della loro storia di malattia e promuovono una comunicazione nuova, con gli altri pazienti ma anche con i medici e le istituzioni. Tanto più nel campo della sclerosi multipla, malattia neurodegenerativa che esordisce nella maggioranza dei casi in persone giovani, fra i 20 e i 40 anni. Per fare il punto della situazione sulle iniziative nazionali e internazionali nel campo della salute digitale nella SM la Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli, diretta dal professore Gioacchino Tedeschi, ha organizzato un corso di formazione per neurologi: “E-health & Sclerosi Multipla”. “Il web e la tecnologia digitale ci offrono una maniera innovativa di affrontare l’assistenza ai pazienti, che in quanto medici dobbiamo conoscere e saper guidare”, ha spiegato Tedeschi. “Ecco perché è importante formare i medici nel campo della salute digitale”. Il corso è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Teva Italia, azienda farmaceutica impegnata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di farmaci generici, farmaci specialistici e principi attivi.
Se il SM social network è il punto di riferimento italiano nel campo, il blog del Barts and The London School of Medicine and Dentistry di Londra (http://multiple-sclerosis-research.blogspot.com/) lo è a livello internazionale. Klaus Schmierer, neurologo dell’ospedale londinese e uno degli animatori del blog, ha spiegato come le comunità digitali possano essere importanti non solo per i pazienti ma anche per i ricercatori e per i medici: per coinvolgere maggiormente i pazienti negli studi clinici e raccogliere i fondi.
L’e-health è oramai parte integrante del vissuto del paziente con Sclerosi Multipla e di tutto il team che se ne occupa. Le app e gli strumenti digitali assolvono da questo punto di vista molteplici funzioni: tengono sempre in contatto il paziente con la sua equipe curante, aiutano nella gestione quotidiana della terapia, sono utili strumenti di riabilitazione cognitiva, fondamentale per le persone con SM perché in grado di agire positivamente sulla connettività neuronale. Associare la riabilitazione cognitiva a quella fisica è lo scopo dell’exergaming, cioè l’uso di videogiochi pensati per integrare l’attività che le persone con SM fanno presso i centri SM. “A breve partirà uno studio multicentrico sull’exergaming supportato dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la sua Fondazione, che vuole dimostrare l’efficacia di uno strumento ludico nella riabilitazione fisica e cognitiva di persone con SM”, ha annunciato Luca Prosperini, dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, durante il convegno.
Infine, una ulteriore innovazione che arriva nella vita delle persone con SM sono i dispositivi indossabili, o wearable devices: dai braccialetti che monitorano l’attività fisica a quelli che tengono sotto controllo i parametri vitali, fino ai vestiti realizzati con filati intelligenti che incorporano sensori di movimento. “Le potenzialità dell’uso di questi strumenti sono grandi, ma ancora mancano dati sulla loro affidabilità. Per questo è importante che vengano condotti studi su ampie popolazioni, come stiamo facendo al Centro SM del San Raffaele”, ha affermato Letizia Leocani, neurologa all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (NYSE e TASE: TEVA) è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali che offre soluzioni di cura di alta qualità e su misura a milioni di pazienti. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo e, grazie al suo portfolio di oltre 1800 molecole, produce una vasta gamma di farmaci equivalenti per quasi tutte le aree terapeutiche. Nel settore dei farmaci specialistici, Teva è leader mondiale per i trattamenti innovativi dei disturbi a carico del Sistema Nervoso Centrale, tra cui il dolore, e un ampio portfolio di prodotti nell’area respiratoria. Teva integra le proprie competenze nel campo dei farmaci equivalenti e specialistici in un’unica Ricerca e Sviluppo globale. Fornisce così nuove risposte ai bisogni insoddisfatti dei pazienti coniugando lo sviluppo di farmaci con dispositivi, servizi e tecnologie. Il fatturato netto di Teva ha raggiunto $ 22,4 miliardi nel 2017. http://www.tevapharm.com.

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

università studi milanoE’ uscito su Nature Communications uno studio dove si dimostra che Montelukast, farmaco già in commercio da anni per la cura dell’asma, è in grado di revertire l’invecchiamento cerebrale e la perdita delle funzioni cognitive in animali anziani ai quali il farmaco è stato somministrato per 6 settimane a dosaggi compatibili con quelli già in uso nell’uomo. Lo studio, che ha coinvolto diversi gruppi di ricerca in Europa – fra cui quello della professoressa Maria Pia Abbracchio dell’Università Statale di Milano – e che è stato coordinato da Ludwig Aigner, professore di Medicina Molecolare Rigenerativa presso l’Università Medica Paracelsus di Salisburgo, apre prospettive concrete per la cura delle malattie neurodegenerative associate all’invecchiamento e caratterizzate da impoverimento delle capacità cognitive, perdita della memoria e, nei casi peggiori, demenza.A causa dell’aumento della durata della vita media, che ora in Italia sfiora gli 83 anni, i problemi legati al declino cognitivo e all’aumentata incidenza di demenza nell’anziano rappresentano un’emergenza sanitaria e sociale di enorme portata. Alla perdita cognitiva contribuiscono vari fattori: la presenza di infiammazione cerebrale, il deterioramento delle cellule nervose e, nell’ippocampo, l’area del cervello deputata ad apprendimento e memorizzazione, la riduzione della neurogenesi, vale a dire la formazione di nuovi neuroni dove vengono immagazzinate le nuove informazioni che apprendiamo dall’ambiente. Da sempre, correggere queste disfunzioni rappresenta l’ambizioso obiettivo di nuove terapie rigenerative in grado di ringiovanire il cervello e ripristinarne le funzioni.Nello studio pubblicato su Nature Communications si dimostra che la somministrazione a roditori anziani di Montelukast, il cui uso nell’uomo è caratterizzato da un alto profilo di sicurezza e dalla bassa incidenza di effetti collaterali, riduce marcatamente i livelli di infiammazione cerebrale, ripristina la neurogenesi ippocampale e migliora significativamente le capacità di apprendimento e memorizzazione, riportandole quasi al livello degli animali giovani. Grazie all’impiego di biotecnologie di avanguardia, lo studio dimostra anche che, almeno in parte, gli effetti positivi di Montelukast sono dovuti alla sua interazione con GPR17, un recettore identificato anni fa proprio dal gruppo della professoressa Abbracchio dell’Università Statale (Ciana P et al., EMBO J, 2006), e a modulazione della sua influenza sulla neurogenesi ippocampale.“Da tempo si sa che il cervello non è separato dal resto del corpo e che le sue funzioni possono risentire fortemente dei fenomeni infiammatori presenti in altri organi. – spiega Abbracchio – Già 10 anni fa avevamo fatto presente come l’infiammazione sistemica cronica, che è a sua volta influenzata dall’ambiente e dall’alimentazione, possa accellerare l’invecchiamento del cervello e aumentare l’incidenza di malattie neurodegenerative quali Alzheimer e Parkinson” (Marchetti B e Abbracchio MP, Trends Pharmacol Sci, 2005).
“Nel lungo termine – aggiunge Aigner – la presenza di infiammazione in organi periferici, quali il polmone e l’intestino, riduce la capacità del cervello di autoripararsi e ne deteriora il funzionamento. Studi precedenti avevano dimostrato che una delle cause principali della perdita cognitiva nell’anziano è l’accumulo nel sangue (e da lì nel cervello) di eotaxina, una sostanza infiammatoria coinvolta nell’asma (Villeda et al., Nature, 2011). Da qui l’ipotesi – oggi confermata – che un farmaco antiasmatico come Montelukast potesse bloccare l’infiammazione anche nel cervello e mostrare effetti rigenerativi sulle sue funzioni”.Gli studi clinici confermeranno se, come atteso, Montelukast possa rappresentare un esempio positivo di “riposizionamento” di farmaci già disponibili per indicazioni terapeutiche diverse da quelle originali, accellerando così la messa a punto di terapie per pazienti affetti da malattie incurabili.Nei prossimi mesi verrà strutturato uno studio clinico nel quale le proprietà di Montelukast verranno valutate in alcune popolazioni selezionate di pazienti con difetti cognitivi. Lo studio è stato finanziato anche dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla da anni partner dell’Università degli Studi di Milano sul progetto GPR17 confluito in un brevetto depositato congiuntamente da Università e da AISM con la sua Fondazione (FISM). L’Associazione attraverso la sua Fondazione FISM, sostiene le ricerche della professoressa Maria Pia Abbracchio sul ruolo del recettore di GPR17 nelle sindromi neurodegenerative.

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2011

Auguste Deter. Alois Alzheimer's patient in No...

Image via Wikipedia

Alla Sissa di Trieste 5 milioni di euro dal Miur per scoprire quali cambiamenti del genoma umano sono responsabili di alcune malattie neurodegenerative attualmente incurabili, e fatali per il sistema nervoso centrale, quali Alzheimer, Parkinson, Corea di Huntington, sclerosi multipla e malattie prioniche. Ad aggiudicarsi l’importante finanziamento del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con il bando Firb 2011, per il futuro della ricerca fondamentale, è stato un team di esperti coordinato da Giuseppe Legname della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Il progetto, dal titolo Genomica funzionale delle malattie neurodegenerative, assume inevitabilmente rilevanza sociale: si stima infatti che circa 30 milioni di persone nel mondo siano affette da Parkinson, Alzheimer, Corea di Huntington, malattie prioniche e sclerosi multipla e che saranno più di 100 milioni entro il 2050. Avvalendosi di strumentazione tecnologicamente avanzata che permette l’analisi dei tracciati di tutti i geni presenti nel genoma umano, i neuroscienziati potranno condurre studi complessi dell’espressione genica nei tessuti cerebrali (post-mortem) di pazienti affetti da queste malattie e studiare campioni di sangue di soggetti ancora in vita, per verificare se l’insorgenza di queste malattie neurodegenerative sia imputabile a mutazioni del corredo genomico. “Parkinson, Alzheimer, così come le malattie prioniche, sono principalmente patologie sporadiche, idiopatiche, multigeniche e multifattoriali: non si conosce ancora la causa scatenante” spiega Legname. Queste malattie, diverse tra loro nelle manifestazioni, sono caratterizzate da una degenerazione progressiva del sistema nervoso e in particolare da una lunga fase presintomatica, che dura anche molti anni, durante la quale la degenerazione è in corso senza sintomi clinici evidenti. Al momento, non è possibile studiare direttamente il sito della degenerazione durante la vita delle persone che ne sono colpite. Pertanto molte delle informazioni sui meccanismi molecolari di queste patologie neurologiche sono tratte dall’analisi post-mortem dei cervelli dei pazienti. Ma una diagnosi presintomatica potrebbe consentire interventi mirati su un gran numero di cellule compromesse.
“La maggioranza di queste malattie coinvolge diverse aree del cervello, ed è ancora sconosciuto il meccanismo molecolare che rende le cellule nervose così vulnerabili. In ogni caso, le evidenze ci suggeriscono che lo stesso meccanismo molecolare è alla base della formazione e propagazione delle diverse patologie” precisa il neurobiologo. Oggi, la descrizione di tutti i geni espressi in una specifica cellula nervosa, in condizioni sia fisiologiche sia patologiche, è considerato l’approccio migliore per studiare il meccanismo molecolare delle malattie neurologiche, determinante anche per identificare farmaci appropriati.
Lo studio sarà condotto da Giuseppe Legname, responsabile del laboratorio di biologia dei prioni alla Sissa di Trieste, Stefano Gustincich, responsabile del laboratorio di neurogenomica della Sissa, Gilberto Pizzolato, dell’Università di Trieste, Roberto Furlan, del San Raffele di Milano, Francesca Persichetti, dell’Università del Piemonte Orientale, e Fabrizio Tagliavini dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Il team cercherà di comprendere dunque il nesso causale tra le variazioni dell’espressione genica globale del genoma umano e le malattie neurodegenerative, individuare differenze e tratti in comuni tra le diverse patologie e ricavare informazioni rilevanti sulla progressione della malattia e utili per la diagnosi, con la speranza di progressi terapeutici. (Giuseppe legname)

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

Milano 1° luglio, alle ore 10, all’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano(via don Luigi Palazzolo, 21) si terrà la cerimonia di inaugurazione della nuova unità operativa per le cerebrolesioni e le malattie neurodegenerative. L’unità specialistica opera all’interno della Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) per anziani dell’Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi” con una dotazione di 51 posti letto complessivi e si pone come un’iniziativa unica nel suo genere nella città di Milano e tra le poche dedicate in Lombardia. All’Istituto Palazzolo di Milano l’accoglienza e la cura delle persone affette da grave cerebrolesione acquisita è infatti iniziata nel 2002, per accogliere persone che non potevano essere adeguatamente assistite al proprio domicilio. In fedeltà alla mission indicata dal beato don Carlo Gnocchi, la Fondazione ha così ampliato la propria attività, aprendosi a questi pazienti, ai loro bisogni e alle necessità delle loro famiglie. Interverranno alla cerimonia di inaugurazione:
Maurizio Ripamonti, direttore Polo Lombardia 2 – Fondazione Don Gnocchi
Guya Devalle, primario Unità Operativa Cerebrolesioni e Malattie Neurodegenerative – Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi”
Anna Mazzucchi, responsabile Coordinamento dei Centri per Gravi Cerebrolesioni Acquisite – Fondazione Don Gnocchi
Gianbattista Martinelli, direttore generale Fondazione Don Gnocchi
monsignor Angelo Bazzari, presidente Fondazione Don Gnocchi
Pierfrancesco Majorino, assessore Politiche sociali e servizi per la Salute del Comune di Milano
Giulio Boscagli, assessore Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale della Regione Lombardia
Massimo Ponzellini, presidente Banca Popolare di Milano

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Staminali cerebrali e malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

L’Ospedale di S. Giovanni Rotondo voluto da Padre Pio e inaugurato nel 1956, realtà di eccellenza nell’assistenza sanitaria del Paese, pubblica oggi il suo primo Bilancio di Missione.
La Casa è costruita su un’area di circa 100.000 mq e sono a disposizione dei pazienti circa 4.300 prestazioni diagnostiche e terapeutiche che si possono eseguire in pochissimi altri centri di eccellenza altamente specializzati. La struttura dispone anche di numerose banche biologiche, in particolare la banca cordonale. Il bilancio di esercizio del 2009 evidenzia, nell’ottica di una rendicontazione trasparente e chiara, come l’attività di assistenza volontaria alle tante situazioni delicate che si presentano all’Ospedale abbia richiesto negli anni uno sforzo organizzativo ed economico che è andato ben oltre la normale gestione ed ha comportato costi ben superiori rispetto alle risorse garantite dallo Stato, che sono stati coperti dalle tante donazioni dei devoti del Padre. Il progetto del nuovo Ospedale, presentato durante la conferenza, farà da ponte fra un passato denso di importanti significati, un presente composito e articolato e una prospettiva di forte sviluppo delle funzioni scientifiche, sanitarie e didattiche.
Per la prima volta dal 1991, anno del riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) per la tematica delle malattie genetiche ed eredo-familiari, Casa Sollievo della Sofferenza presenta la sua relazione dell’attività scientifica; il report si riferisce al biennio 2008-2009, ma idealmente rappresenta una sorta di fotografia dei venti anni appena trascorsi.  Una sfida aperta: la ricerca sulle cellule staminali cerebrali per la cura delle malattie neurodegenerative come Sla, Sclerosi Multipla, Alzheimer, Parkinson
Per le malattie neurodegenerative attualmente non esistono terapie risolutive. La ricerca sviluppata fino ad oggi dal professor Angelo Vescovi ha mostrato che il trapianto di cellule staminali cerebrali rappresenta una delle terapie potenzialmente efficaci contro queste malattie. Casa Sollievo della Sofferenza porta avanti questa ricerca in collaborazione con l’Associazione Neurothon, che nel 2006 ha creato la la “Bio-Banca Cell Factory” di Terni, dove vengono raccolte, coltivate ed espanse cellule staminali isolate dal Sistema Nervoso Centrale. A fine luglio 2010 la Banca ha ottenuto dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, la certificazione di GMP, Good Manufacturing Practices, riconoscimento necessario per avviare la produzione di cellule staminali neurali idonee e sicure per la successiva sperimentazione sull’uomo. Prossimo step sarà l’ottenimento dall’Istituto Superiore di Sanità dell’autorizzazione all’attuazione di un protocollo di sperimentazione clinica di Fase I per il trapianto di staminali cerebrali umane su pazienti colpiti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

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Dna e salute

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Trieste 29 gennaio alle ore 17:30 (nell’aula magna della Scuola per interpreti, in via Filzi 1428 e 29 gennaio si discute di test genetici e malattie neurodegenerative  Sono più di 500 mila le persone in Italia affette dal morbo di Alzheimer, più di 200 mila quelle colpite dal Parkinson e circa 6000 i soggetti con la Corea di Huntington: malattie neurodegenerative altamente invalidanti e incurabili. Negli ultimi anni la ricerca biomedica ha portato allo sviluppo di numerosi test genetici, nel tentativo non solo di diagnosticare ma anche predire l’insorgenza di tali malattie. Ma quali informazioni ci forniscono i test attuali? Quali potranno essere i panorami futuri? Quali le implicazioni etiche e sociali?  Ne discuteranno il 28 e 29 gennaio 2010, a Trieste, scienziati, sociologi, pazienti, giuristi e comunicatori in occasione del workshop brains in dialogue on genetic testing. I test genetici, dai test per patologie puramente ereditarie quali la Corea di Huntington ai test di suscettibilità per patologie multifattoriali di diversa gravità, come i tumori e le demenze più comuni, sempre più sollevano questioni controverse e complesse: problemi legati alla scelta individuale, alla medicalizzazione della vita, alla brevettabilità dei test genetici, alla diffusione di informazioni non corrette.  Il workshop, organizzato nell’ambito del progetto europeo bid-brains in dialogue, coordinato dalla Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati), in collaborazione con Paolo Gasparini dell’ospedale Burlo Garofolo e Università di Trieste, consentirà di fare il punto sull’utilizzo dei test genetici nella diagnosi preventiva delle malattie neurodegenerative e delle patologie del cervello in generale. I partecipanti discuteranno delle sfide etiche e sociali collegate (l’utilità del test per malattie incurabili, lo stigma associato alla malattia prima della sua manifestazione, la regolamentazione di un mercato dei test finora aperto), valuteranno la rappresentazione mediatica e la percezione pubblica di un argomento così delicato perché relativo alla nostra salute e constateranno l’impatto (paure, speranze e illusioni) che i test genetici hanno su pazienti con problematiche neurologiche e i loro familiari. La due giorni si concluderà con la tavola rotonda aperta al pubblico, Dna e salute: la mia vita, i miei geni,). Marina Frontali (genetista, direttore associato dell’Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare del CNR), Judith Sandor (giurista, direttore del Centro per l’etica e la legge in biomedicina, Central European University, Budapest, Ungheria), Hub Zwart (direttore scientifico del Centro di Società e Genomica, Nijmegen, Olanda), Verena Schmocker (malata di Parkinson, Lucerna, Svizzera) e Giovanni Scapagnini (professore di Biochimica all’Università del Molise) si confronteranno sull’impatto che i test genetici possono avere sulla nostra identità e sulla nostra salute: il destino della nostra vita è realmente scritto nei geni? Siamo sani o ammalati a prescindere dai sintomi? Quale libertà abbiamo?

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Gli stimoli intellettuali riducono la demenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Mantenere allenate le capacità intellettive in età avanzata aiuterebbe a limitare l’incidenza di deficit cognitivi. Ricercatori francesi attraverso uno studio pubblicato su Neurology hanno dimostrato una riduzione del rischio di queste patologie in anziani impegnati in attività ricreative, quali composizione di puzzle, giochi di carte, ed eventi culturali, quali visione di film e spettacoli teatrali. Solo però se il tutto è compiuto con una certa frequenza. Infatti, messi a confronto due gruppi di individui ultrasessantenni che svolgevano queste attività, rispettivamente una o due volte alla settimana, gli autori, dopo quattro anni di osservazione, hanno registrato una riduzione del 50% dell’incidenza di demenza e del 40% di Alzheimer nelle persone più assiduamente impegnate. Non servirebbe a molto, invece, praticare attività fisiche, passive o sociali, quali camminare, guardare la televisione, ascoltare la radio, praticare giardinaggio o far visita agli amici. «Dopo le opportune correzioni per fattori di rischio cardiovascolare e condizioni generali di salute, abbiamo dimostrato chiaramente che il rischio di sviluppare patologie neurodegenerative diminuisce solo con attività che stimolano le funzioni cognitive» ha dichiarato Tasnime Akbaraly, dell’Inserm, Hôpital La Colombière di Montpellier (L.A.).

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2009

L’Università di Camerino ospiterà dal 17 al 20 luglio prossimi la terza edizione del Joint Italian-German Meeting sotto gli auspici del Purine Club Italiano.  L’idea di organizzare degli incontri periodici tra ricercatori impegnati nello studio di numerose patologie del Sistema Nervoso Centrale, infiammazioni ed infezioni, cancro, patologie cardiache, vascolari e renali che coinvolgono il sistema recettoriale purinergico è nata proprio qui a Camerino nel 2003 in occasione di un Convegno Internazionale. Successivamente nel 2005 a Chieti si è svolto il primo Joint Italian-German Meeting seguito poi dal convegno tenutosi a Leipzig in Germania.  Ospite d’onore dell’incontro, al quale parteciperanno più di 130 ricercatori, è il prof. Geoffrey Burnstock  dell’Università di Londra, che terrà un relazione sulle più recenti scoperte riguardanti il coinvolgimento del sistema purinergico nelle malattie neurodegenerative.  Le malattie neurodegenerative del Sistema Nervoso Centrale costituiscono un problema di grande attualità  e progressiva diffusione visto l’invecchiamento costante della popolazione. Si calcola infatti che nel 2020 il 15% degli italiani avrà più di 85 anni.   “Una grande sfida – spiegano le professoresse Gloria Cristalli e Rosaria Volpini, organizzatrici del convegno, insieme al loro gruppo di ricerca – attende la comunità scientifica. Dobbiamo trovare soluzioni efficaci affinché la vita delle persone non sia  soltanto più lunga, ma anche qualitativamente soddisfacente”.  Nel corso del convegno si parlerà anche dei nuovi orientamenti farmacologici e fisioterapici. In questi anni, il contributo della ricerca farmaceutica per la terapia delle malattie neurodegenerative è stato considerevole ed un numero sempre maggiore di farmaci è entrato a far parte del bagaglio terapeutico.  La sfida è a tutto campo – affermano le organizzatrici – ed è quella di mettere in atto una strategia che veda coinvolti esperti in diversi settori con competenze farmaceutiche, biotecnologiche, farmacologiche e fisiologiche. In questo modo si dovrebbe riuscire a potenziare la prevenzione e curare le sempre più rilevanti malattie neurodegenerative”

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Tutti X 1… Sportivando

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2009

Roma 2  Giugno 2009 Ore 11 Circolo Unione Rugby Capitolina – Via Flaminia 867  L’Associazione Comitato Aurora Onlus in collaborazione con Isokinetic e Unione Rugby Capitolina, organizzano un evento di Sport e Solidarietà. La manifestazione nasce da un rapporto costruito negli anni, che ha permesso di raccogliere fondi attraverso una serie di iniziative, tutte volte a far conoscere le problematiche di chi è affetto da malattie rare neurodegenerative e delle loro famiglie, che ogni giorno si trovano ad affrontare la quotidianità. Molti saranno i personaggi del mondo dello Spettacolo e dello Sport, che presenzieranno e parteciperanno attivamente, Il capitano del Siena Simone Vergassola, Alessio Scarchilli e Eusebio Di Francesco ex Giallorossi, e ancora gli attori Ettore Bassi e Francesco Arca Gigi Miseferi e molti altri…. La manifestazione si aprirà la mattina con un villaggio che vedrà principalmente la presenza di aziende dell’Abruzzo, per dare loro la possibilità di farsi conoscere con i prodotti locali della terra recentemente colpita dal tremendo terremoto.   Fin dalla mattina sono previsti incontri con professionisti del Tennistavolo e del Calcio Balilla che si metteranno a  disposizione di tutti per far provare questi sport.  Una delle attrazioni sarà anche la presenza di alcune vetture da competizione che partecipano al Campionato Italiano Velocità Montagna e non solo, una delle quali ha visto alla guida, in alcune gare, un pilota d’eccezione, il noto attore Ettore Bassi. La giornata proseguirà con la presenza di alcune Federazioni Sportive che permetteranno ai ragazzi di provare le varie discipline insieme alla Campionessa Olimpica di Fioretto Diana Bianchedi ed altri altleti. La partita di calcio vedrà la presenza di numerosi personaggi dello Sport e dello Spettacolo che si contenderanno un Trofeo ma soprattutto la possibilità di divenire veri e propri testimonial di questo progetto, con l’intento di ricavare fondi da destinare all’Associazione Comitato Aurora Onlus per i suoi obiettivi, per sensibilizzare le persone presenti su questo tipo di malattie genetiche rare oltre che al reperimento fondi per il raggiungimento di un obiettivo relativo all’Abruzzo.  La serata si concluderà con una cena, dove si avrà la possibilità di stare insieme anche ad alcuni personaggi, protagonisti dei vari momenti della giornata.

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