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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘neurologi’

Una corretta alimentazione può ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer?

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2015

alzheimer-cervelloMilano. lunedì 21 settembre (ore 8.45-16), presso la sala Alessi di Palazzo Marino (piazza della Scala 2, Milano), in occasione della XXII Giornata Mondiale Alzheimer si terrà un convegno scientifico dal titolo “Approccio nutrizionale e psicobiosociale nella malattia di Alzheimer: quali benefici?”, promosso dal Centro IRCCS “S. Maria Nascente” Fondazione Don Gnocchi di Milano.L’evento, con accreditamento ECM, vedrà la partecipazione di numerosi relatori qualificati e si rivolge in particolare a medici (neurologi e geriatri), psicologi, infermieri, educatori e terapisti della riabilitazione. Responsabile del convegno è la dottoressa Elisabetta Farina (medico neurologo, Dirigente Medico di I livello, Responsabile Servizio Riabilitazione e Diagnosi dei Disturbi Cognitivi Acquisiti della Fondazione Don Gnocchi Milano, IRCCS “S.Maria Nascente”, UO Neurologia Riabilitativa) e responsabile scientifico è il professor Claudio Mariani, (responsabile Unità Operativa Complessa di Neurologia Ospedale Sacco di Milano, professore Ordinario di Neurologia dell’Università di Milano e presidente Associazione per la Ricerca sulle Demenze – ARD ONLUS).Il convegno punta in particolare a fornire conoscenze teorico-pratiche sull’approccio nutrizionale e sulle terapie non farmacologiche utili nella malattia di Alzheimer e nelle altre demenze, a partire dai recenti risultati ottenuti sia dall’approccio nutrizionale (anche su anziani sani) sia dall’approccio psicobiosociale, in un’ottica multidisciplinare.«Negli ultimi anni – sottolinea la dottoressa Elisabetta Farina – si stanno accumulando dati epidemiologici che suggeriscono un ruolo fondamentale della nutrizione nel determinare il rischio di sviluppare una demenza. Recenti dati indicano che una dieta ricca di alimenti vegetali, acidi grassi polinsaturi e povera di alimenti animali ad alto contenuti di grassi saturi negli anziani normali è associata a un ridotto rischio di sviluppare demenza e forse anche a un ridotto rischio di conversione in demenza nei soggetti che presentano una Compromissione Cognitiva Lieve (MCI-Mild Cognitive Impairment). Le autorità sanitarie e politiche stanno dunque cercando di implementare dei programmi di salute pubblica basati sulla dieta mediterranea».Un grande interesse sta inoltre suscitando anche la possibilità di utilizzare di rallentare il decorso delle fasi iniziali della malattia di Alzheimer o migliorare la qualità di vita delle persone affette da questa malattia, prolungando la fase di relativa conservazione delle capacità funzionali: «Il convegno – aggiunge la dottoressa Farina – si propone anche di affrontare il tema dei possibili interventi non farmacologici utili nella malattia di Alzheimer e nelle altre demenze, il tutto in un’ottica multidisciplinare. A tale proposito presenteremo anche interessanti esperienze europee (quali il modello dei Meeting Centers olandesi che si sta implementando anche nel Comune di Milano)».

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I 100 anni della Sin

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2011

Questo libro nasce con l’intento di celebrare i 100 anni della Società Italiana di Neurologia (SIN), attraverso manifestazioni che hanno diversamente caratterizzato il congresso nazionale del 2007, organizzato a Firenze dall’attuale Presidente della SIN – il Professor Antonio Federico – per assumere la veste di una raccolta che possa rimanere nel tempo e ricordare a tutti la lunga storia della Società Scientifica; una storia fatta da personalità che hanno diversamente contribuito allo sviluppo della neurologia, che hanno costruito le varie scuole, e che nel tempo hanno rappresentato modelli di riferimento per gli allievi e per i neurologi in generale. Il volume si articola in alcuni capitoli, che vanno dalla storia della società scientifica, a quella delle principali scuole neurologiche nazionali; sono ricordati i neurologi che, formatisi in Italia, hanno sviluppato la loro carriera all’estero, spesso raggiungendo importanti posizioni accademiche e prestigio scientifico. Gli ultimi capitoli sono dedicati alla storia delle Neuroscienze, della Neuropatologia e della sua trasformazione negli anni più recenti, alla storia della nostra rivista Neurolgical Sciences, al contributo internazionale dato dalla ricerca neurologica italiana, ed, infine, al contributo dato dalla neurologia alla organizzazione assistenziale. Fondamentali per la realizzazione di questo imponente raccolta, sono stati i contributi dei coeditors Prof. Alemà, Bernardi, Bonavita, Manfredi, Rizzuto, esperti che nei vari anni hanno ricoperto posizioni preminenti nella SIN ed il Prof. Zanchin, Coordinatore del Gruppo di Studio Scuola della Neurologia.

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Ictus: Il modello Stroke Unit funziona

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2010

Funziona il modello Stroke Unit per contrastare l’ictus. Con questo approccio la mortalità si riduce del 3%, ed è solo uno dei dati presentati ieri al ministero della Salute dove era in programma il convegno “Stroke Unit – Progetto sull’organizzazione dell’assistenza all’ictus”, occasione per presentare il secondo volume della collana del dicastero “I quaderni della salute”. All’appuntamento era presente anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Il sistema delle Stroke Unit prevede una rete, chiamata “Hub and spoke”, organizzata su tre livelli operativi di complessità diagnostico-terapeutica crescente gestiti da neurologi. Nel dettaglio, con le Stroke Unit si sono registrati 1.800 morti in meno e 5 mila pazienti in più guariti completamente. Il beneficio si ha in tutti i tipi di pazienti, indipendentemente dalla gravità dell’ictus. «Nei Paesi industrializzati – ribadisce Fazio – l’ictus rappresenta, per le sue dimensioni epidemiologiche e per il suo impatto socio-economico, una delle più importanti problematiche sanitarie, costituendo la prima causa di invalidità permanente e la seconda causa di demenza. Nel nostro Paese è la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie». Il rischio di ictus aumenta con l’età: in pratica raddoppia ogni 10 anni a partire dai 45 anni, raggiungendo il valore massimo negli ultra 80enni. Il 75% degli ictus, quindi, colpisce i soggetti di oltre 65 anni. «Il progressivo invecchiamento della popolazione e la considerazione che l’incidenza dell’ictus è strettamente collegata all’età – termina il ministro – fanno ritenere che in Italia l’incidenza di eventi aumenterà nei prossimi anni: le proiezioni fino al 2016 fanno ritenere che tale aumento sarà circa del 22,2%». (fonte doctor news)

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