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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘neurologiche’

L’orologio biologico e il sonno nelle patologie neurologiche

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Raffaele Ferri, Direttore Scientifico IRCCS Associazione Oasi Maria SS Onlus di Troina (EN): “L’orologio circadiano è quel meccanismo evolutivo che fa adattare la fisiologia corporea ai cicli diurni di 24 ore, influenzando un’ampia varietà di processi come le transizioni sonno/veglia, le ore dei pasti, la temperatura corporea e la secrezione ormonale. Il cervello agisce da grande direttore d’orchestra in questo complesso meccanismo di sincronizzazione. Tuttavia, a sua volta, il cervello viene influenzato dagli stimoli ambientali (luce/buio, pasti, livello del rumore, ritmi lavorativi, ecc.) per allineare il tutto alla durata del ciclo circadiano di 24 ore. I disordini del ritmo circadiano sonno/veglia comprendono il disordine da fase di sonno ritardata, avanzata oppure irregolare, il disordine del ritmo sonno/veglia non 24 ore, il disordine da lavoro a turno e il jet lag.I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono: l’insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 30% della popolazione; la sindrome delle gambe senza riposo che colpisce circa il 7%; il Disturbo Comportamentale del Sonno REM (RBD) che interessa circa il 2% della popolazione e che molto spesso anticipa di anni, a volte più di un decennio, l’insorgenza di una malattia neurodegenerativa come la Malattia di Parkinson. Molti disordini del sonno sono caratterizzati da manifestazioni motorie particolari ed importanti come la sindrome delle gambe senza riposo in cui la necessità di muovere le gambe la sera e a letto provoca un disturbo importante dell’inizio del sonno; nel disordine comportamentale in sonno REM il paziente presenta comportamenti complessi durante i quali “agisce” il contenuto del sogno concomitante, con conseguenze anche gravi per se stesso ed il partner; nella narcolessia, infine, il paziente esperimenta episodi generalmente brevi di completa perdita del tono muscolare con transitoria impossibilità a muoversi durante il giorno (cataplessia) o al risveglio (paralisi da sonno).

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Neurologia: Diagnosi precoce e preclinica e nuove prospettive terapeutiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2015

A margine del 46° Congresso Nazionale SIN (Società Italiana di Neurologia) che si terrà a Genova dal 10 al 13 ottobre. I numeri delle malattie neurologiche sono sempre più allarmanti: solo in Italia sono 1 milione i casi di demenza, di cui 600.000 quelli colpiti da Malattia di Alzheimer; 930.000 le persone che, a causa di un ictus, vivono con invalidità; 250.000 i nuovi casi di ictus cerebrale ogni anno; 240.000 i pazienti affetti da Morbo di Parkinson, 50.000 quelli con parkinsonismi; 1 paziente con Sclerosi Multipla ogni 1.000 abitanti, ossia 60.000 nella totalità. “Dato l’allungamento delle aspettative di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione – afferma il professor Aldo Quattrone, Presidente SIN – è verosimile che nei prossimi decenni centinaia di milioni di persone saranno affette da patologie neurodegenerative, con costi significativi per i sistemi sanitari e un enorme impatto economico e sociale. In questo panorama, la diagnosi preclinica e la diagnosi precoce delle malattie neurologiche rappresentano ancora oggi sfide cruciali per i neurologi perché consentono di indirizzare i pazienti verso terapie tempestive che possono rallentare il decorso della malattia. Fondamentale, in questo ambito, il contributo della ricerca scientifica orientato alla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche, soprattutto nel settore dei farmaci neuro protettivi”.
Nel caso della Malattia di Parkinson per diagnosi preclinica s’intende una diagnosi tempestiva fatta in un soggetto “apparentemente” sano in cui i sintomi motori classici della malattia non si sono ancora manifestati. La diagnosi precoce, consiste invece nel riconoscere una malattia quando ancora i segni clinici sono incerti o sfumati. Per la malattia di Parkinson sono stati individuati segni preclinici e precoci ben precisi che, tuttavia, possono essere la manifestazione precoce di altre malattie neurodegenerative. Una delle novità presentate durante il Congresso SIN riguarda proprio la diagnostica differenziale dei diversi campanelli d’allarme: ad esempio, nella diagnosi preclinica, il disturbo del comportamento del sonno in fase REM (RBD – REM Behaviour Disorders) può riguardare la Malattia di Parkinson oppure riferirsi al Tremore Essenziale (TE, malattia molto frequente nella popolazione). Invece, in fase precoce il tremore di riposo parkinsoniano può essere oggi segno distinto da quello non parkinsoniano grazie ad un semplice esame elettromiografico.
Un punto di grande attualità riguarda la diagnosi ante mortem della Paralisi sopranucleare progressiva (PSP) di tipo parkinsoniano, una tauopatia che clinicamente si confonde con la MP, per la cui diagnosi le scoperte più promettenti sembrano aver identificato biomarcatori capaci di predire lo sviluppo della paralisi verticale dello sguardo con un anticipo di 4 anni.
l “Mild Cognitive Impairment (MCI)”, disturbo cognitivo lieve caratterizzato da disturbi iniziali di memoria, con autonomia interamente conservata, precede di alcuni anni la demenza vera e propria. Oggi l’MCI è diagnosticabile e sembra che il processo patologico che colpisce il cervello anni prima di queste manifestazioni cliniche sia addirittura identificabile in fase precoce o addirittura preclinica grazie alla PET (Positron Emission Tomography). L’esame permette, infatti, grazie alla somministrazione di un tracciante che lega la proteina beta-amiloide, responsabile della malattia, di dimostrare l’accumulo progressivo nel cervello della proteina; disponibile, a tal fine, anche l’analisi dei livelli di beta-amiloide nel liquido cerebrospinale mediante puntura lombare. Accanto a questi esami specifici per la proteina beta-amiloide, verranno discussi altri esami quali la risonanza magnetica cerebrale o la PET con un tracciante per lo studio del metabolismo cerebrale (PET FdG) fondamentali per documentare un’iniziale atrofia o un ridotto metabolismo del cervello anche nelle fasi più iniziali della malattia.
Negli ultimi anni lo sviluppo delle terapie nella sclerosi multipla (SM) ha avuto una accelerazione formidabile. Alle terapie iniettive, a disposizione da circa venti anni e dall’alto profilo di sicurezza per il paziente, si sono affiancate le terapie orali, oramai diventate un’arma terapeutica molto utilizzata per il loro facile uso, nonostante alcuni possibili rischi, anche di infezioni da agenti virali. Più di recente si è andata confermando la grande efficacia dei farmaci immunosoppressivi come l’Alemtuzumab (Lemtrada), che si utilizza solo per cinque giorni il primo anno e tre giorni il secondo; ha un importante impatto positivo sul decorso della malattia se utilizzato in fase relativamente iniziale, ma provoca effetti collaterali di frequente riscontro, legati allo sviluppo di altre patologie autoimmuni,. Nei casi più aggressivi e maligni, e non sensibili alle comuni terapie, l’intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche può essere una opzione terapeutica di eccezionale efficacia mentre le più recenti scoperte sembrano dimostrare che l’Ocrelizumab, un anticorpo monoclonale diretto contro i linfociti B, è risultato essere efficace non solo nelle forme a ricadute e remissione della SM ma anche nelle forme primariamente progressive di malattia, per le quali fino ad ora non esistevano terapie efficaci.
Numerosi studi scientifici pubblicati nel corso del 2015 hanno dimostrato l’efficacia terapeutica della combinazione di trombolisi sistemica e trombectomia meccanica nella cura dell’ictus cerebrale, con un abbattimento di circa il 50% della mortalità e della disabilità causate dallo stroke. Queste procedure terapeutiche sono efficaci se praticate entro poche ore dall’ictus: 4 ore e 30 minuti per la trombolisi, 6 ore e 30 minuti per la tromboectomia. La prima terapia consiste nella somministrazione di un farmaco in grado di disostruire l’arteria cerebrale occlusa; la seconda consiste nella rimozione meccanica del trombo.
La diagnosi della SLA si basa sul quadro clinico e sulla storia di progressivo peggioramento della funzione motoria, e avviene pertanto con un ritardo diagnostico medio di circa un anno, che impedisce al paziente di iniziare precocemente terapie farmacologiche e di supporto, così come di essere incluso in trial terapeutici. La ricerca di marcatori di diagnosi precoce rappresenta pertanto un obiettivo fra i più rilevanti della ricerca nella SLA.

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I probiotici possono proteggere dai disturbi neurologici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2013

I probiotici possono aiutare a ridurre l’intensità di alcune gravi malattie neurologiche nei ratti; questa è l’interessante scoperta fatta da un’equipe dell’Istituto Besta di Milano e presentata da Chiara Cordiglieri, uno degli autori del lavoro, durante il 15° Congresso Internazionale di Immunologia che si conclude oggi a Milano.I probiotici sono batteri vivi e non patogeni che vivono nel nostro intestino, come i bifidobatteri, o nel tratto digerente, come i lattobacilli. Sono in grado di modificare il nostro metabolismo e di modulare l’attività del sistema immunitario, rappresentando quindi un bersaglio ideale per innovative strategie terapeutiche contro lemalattieautoimmuni. Cordiglieri e i suoi colleghi hanno scoperto che i bifidobatteri, dimostratisi più efficaci dei lattobacilli, consentono una riduzione dei sintomi e una guarigione più rapida in ratti affetti da encefalomielite, e un forte calo dell’intensità della fase cronica in ratti che soffrono di miastenia grave.

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2° Congresso Internazionale Psichiatria

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

Roma, 11 – 12 Novembre 2010 Casa La Salle – I.C.J.M. – Via Aurelia 472 –Nuove prospettive nella psichiatria dell’età evolutiva. Negli  ultimi  anni  si  è assistito a livello internazionale ad  un  lento  evolversi della Psichiatria dell’Età Evolutiva verso   una  maggiore presenza  dello  stile  e  delle competenze  mediche e neurologiche. Questo congresso vuole  proporre  anche in  Italia  i  temi  ora  emergenti nella  comunità  scientifica cercando di colmare in questo campo  un vuoto di formazione. In particolare verranno presi in  considerazione  Dislessia, Psicofarmacologia, ADHD  ed  età  prescolare.  Un capitolo  a  parte è quello dedicato  alla  alessitimia  ed  al  temperamento,  temi  più tradizionalmente  psicologici.  Anche  in  questo caso però verrà  dato largo  spazio a come le neuroscienze possano fondare   lo   studio   e   la   clinica   di   queste  aree  della psichiatria   proponendo quegli studi che colgono una intersezione   tra   medicina,  neurologia  temperamento  e conoscenza delle emozioni.

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Vivere con un “pacemaker” nel cervello

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

Varsavia 20 e 21 settembre un workshop internazionale sulla stimolazione celebrale profonda per malattie psichiatriche e neurologiche coordinato dalla Sissa di Trieste
All’età di soli 36 anni Lucilla Bossi, allora ballerina alla Scala di Milano, scoprì i primi sintomi del Parkinson. I tremori hanno tormentato Lucilla per più di un decennio, finché non è stato possibile attenuarli grazie alla stimolazione celebrale profonda (DBS), una tecnica chirurgica che prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione nel cervello, controllati da uno strumento simile a un pacemaker. Ora Lucilla è una delle oltre 50 mila persone al mondo che si sono sottoposte alla DBS per alleviare i sintomi di malattie trattamento-resistenti. Ma quali sono le potenzialità, i limiti e i costi di tale tecnologia? Quali gli effetti su comportamento e personalità dei pazienti che la subiscono? La DBS cambia la definizione di essere umano?
Ne discuteranno in Polonia, pazienti, ricercatori, medici, sociologi, filosofi e giornalisti da tutta Europa in occasione del workshop brains in dialogue on deep brain stimulation, organizzato nell’ambito del progetto europeo bid-brains in dialogue coordinato dalla Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste. L’utilizzo terapeutico della stimolazione celebrale profonda è in continuo aumento in diversi ambiti: Parkinson, distonia, dolore cronico, epilessia, disturbo ossessivo-compulsivo, Sindrome di Tourette e depressione. Il workshop consentirà di fare il punto sui benefici e i rischi della DBS e di discutere delle sfide etiche e sociali collegate al suo utilizzo.
Lucilla Bossi (ora presidente di Parkinson Italia) e Verona Butler (presidente di A.D.D.E.R., UK) apriranno i lavori del meeting raccontando la loro esperienza come pazienti DBS. Alcune tematiche affrontate: Mauro Porta (IRCCS Galeazzi e Policlinico San Marco, Italia) parlerà degli ultimi sviluppi nell’utilizzo della DBS per la Sindrome di Tourette; Thomas Schlaepfer (Università di Bonn, Germania) esporrà sull’uso della DBS nel trattamento dei disordini psichiatrici e della depressione; Maartje Schermer (Erasmus Medical Centre, Olanda) discuterà dei rischi di alterazione della personalità; Emma McIntosh (Università di Oxford, UK) parlerà dei costi della DBS per la sanità pubblica.
La due giorni si concluderà con la tavola rotonda aperta al pubblico Brain, machine and something in between, martedì 21 settembre alle 18:00 al Caffé Skwer (in polacco con traduzione consecutiva). Piotr Durka (Università di Varsavia, Polonia), Tomasz Mandat (CO-I, Polonia), Maartje Schermer (Erasmus MC, Olanda) e Marcin Rotkiewicz (Polityka Magazine, Polonia) porteranno la discussione sulla DBS tra il pubblico, allargandola alle interfaccia cervello-computer, quei sistemi che promettono di aiutare le persone disabili a controllare autonomamente computer, sedie a rotelle e protesi. L’evento si svolgerà nell’ambito del Festival della Scienza di Varsavia (www.festiwalnauki.edu.pl).

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Trattamento delle patologie neurologiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

La Casa di Cura Villa Margherita di Vicenza si conferma polo d’eccellenza per il Triveneto nel trattamento dei disturbi del movimento, tra cui la Malattia di Parkinson. Presso il reparto di neurologia diretto dal Dottor Giampiero Nordera vengono visitati ogni anno oltre 1.000 pazienti, per la metà dei quali viene indicato un successivo ricovero. Grazie ai continui progressi delle terapie farmacologiche e chirurgiche i malati di Parkinson sono trattati con diverse soluzioni terapeutiche in grado di contrastare anche per lunghi periodi il peggioramento del quadro clinico.
“La Malattia di Parkinson è la 2° patologia neurologica cronica più diffusa tra gli anziani dopo l’Alzheimer e colpisce in Italia oltre 250 mila persone. La sua prevalenza a livello mondiale è stimata attorno all’1-2% della popolazione di età superiore ai 65 anni – afferma il Dottor Giampiero Nordera, primario del reparto di neurologia della Casa di Cura Villa Margherita. Il nostro Centro si è sempre distinto per l’alta specializzazione nei trattamenti che vanno dalla somministrazione di farmaci, generalmente levodopa e dopamino agonisti per via orale, transdermica o per infusione, per arrivare, in casi selezionati, al trattamento neurochirurgico (stimolazione cerebrale profonda) che per primi abbiamo introdotto nella nostra Regione”. Il Centro di Villa Margherita oltre a utilizzare farmaci convenzionali per la Malattia di Parkinson, conduce anche una serie di sperimentazioni su nuove molecole.

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