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Due prestigiosi premi internazionali per il neuroscienziato Vittorio Gallese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Docente di Psicobiologia all’Università di Parma, a suggellare ulteriormente una carriera di studioso caratterizzata da numerosi e importanti pubblicazioni e riconoscimenti. La International Neuropsychoanalysis Society ha conferito al prof Gallese lo Sloan-Menninger-Shevrin Prize 2019, con questa motivazione: “La ricerca di Vittorio Gallese si occupa di neurofisiologia, neuroscienze cognitive, neuroscienze sociali e filosofia della mente. I suoi principali contributi scientifici sono la scoperta dei neuroni specchio insieme ai suoi colleghi di Parma e lo sviluppo di un nuovo modello unificato di percezione e intersoggettività noto come teoria della simulazione incorporata. Attraverso la sua indagine empirica sulle basi neurali della cognizione sociale, Vittorio Gallese ha dato un grande contributo nel gettare nuova luce sul ruolo del corpo nello sviluppo del sé corporeo, non solo in relazione a situazioni intersoggettive più comuni, ma anche in relazione a disturbi psicopatologici come schizofrenia, autismo e disturbi alimentari. La sua indagine teorica ed empirica sulla cognizione incarnata è stata applicata anche all’estetica e al linguaggio”.La Fondazione tedesca Alexander von Humboldt ha invece conferito al prof Gallese l’Humboldt Forschung Preis (Humboldt Research Award), assegnato, sulla base del lavoro complessivo svolto, “a scienziati e studiosi dall’estero le cui scoperte, intuizioni o nuove teorie fondamentali hanno avuto un impatto duraturo sulla loro disciplina, e che si prevede continuino a produrre risultati eccezionali in futuro”. Il premio permetterà al prof. Gallese di trascorrere l’anno prossimo un periodo di ricerca e didattica all’Università di Tübingen, e ciò consentirà di stabilire collaborazioni scientifiche tra l’Ateneo tedesco e l’Università di Parma.

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Come genetica e ambiente influenzano il libero arbitrio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 novembre 2014

libero arbitrioIl neuroscienziato Pietrini con il professor Morgante hanno discusso al Future Forum di come la “predisposizione” genetica possa condizionare anche i comportamenti criminali. In futuro potrebbero portare a ripensare a pene e riabilitazioni più adeguate a rispondere a determinate patologie Non solo l’ambiente, ma anche i fattori genetici possono condizionare i comportamenti dell’uomo, influenzare il libero arbitrio e la capacità di controllo di impulsi automatici. E di conseguenza aumentare o diminuire la probabilità che insorgano comportamenti criminali, con tutto ciò che ne deriva: come questi casi vengono trattati in tribunale e quali sono le pene e le riabilitazioni più adeguate.
Con il professor Michele Morgante dell’Università di Udine e Pietro Pietrini, ordinario di biochimica e biologia molecolare clinica all’Università di Pisa , questa sera al Future Forum 2014 si è parlato delle conseguenze sul futuro degli studi genetici, «che negli ultimi anni – ha introdotto Morgante – stanno vivendo uno sviluppo sempre più rapido. Nel prossimo futuro potremo capire meglio quali sono i determinanti genetici delle caratteristiche fenotipiche e dei nostri comportamenti. Ci vuole però ancora uno sforzo di “modellizzazione” e teorizzazione che finora e mancato. E potrà essere d’aiuto anche riuscire ad attingere al contributo di altre discipline, con l’obiettivo riuscire a rendere il nostro fare ricerca molto più predittivo che descrittivo». Che cosa stiamo ora imparando dalla genetica in termini di libertà del nostro agire l’ha spiegato Pietrini, che peraltro è stato il primo al mondo ad applicare anche un esame neuroscientifico e del dna alla perizia psicologica “classica” in un caso di omicidio successo proprio a Udine nel 2007. Gli esami hanno confermato fra l’altro la presenza di alcuni fattori genetici associati ad uno scarso controllo di comportamenti automatici e dell’aggressività. Si è arrivati poi a una sentenza di secondo grado più lieve per l’omicida. «Così come i fattori ambientali, i fattori genetici non determinano necessariamente un comportamento, ma lo condizionano – ha precisato Pietrini –. È necessario spostare la lancetta da “bad” a “mad”: ci sono comportamenti automatici, espressione diretta di una patologia, che le persone non compiono per scelta, ma perché non li possono controllare. Non c’è determinismo, c’è un aumento di probabilità di sviluppare alcuni comportamenti in presenza di un determinato fattore genetico». Di qui la prima necessità in Italia. «Considerare le patologie psichiatriche alla stessa stregua delle altre patologie che colpiscono l’organismo – ha rimarcato Pietrini –: questo è il primo passo che porta a classificare correttamente i comportamenti umani». E, in caso di comportamenti criminali anche a identificare qual è la pena e quali le forme di riabilitazione più idonee.

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Riconoscimento al neuroscienziato della Sissa

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2010

È il direttore del Laboratorio /Linguaggio, cognizione e sviluppo/ della Sissa di Trieste e una figura di spicco internazionale negli studi sull’apprendimento linguistico. Proprio per le sue ricerche sullo sviluppo cognitivo e l’acquisizione del linguaggio nei primi anni di vita, Jacques Mehler è stato eletto membro dell’American Philosophical Society/, la più antica Società culturale americana.
Fondata nel 1743 da Benjamin Franklin, l’APS promuove la diffusione della conoscenza, coinvolgendo ricercatori ed eminenti scienziati in un libero scambio di idee, nella convinzione che il pensiero critico sia un bene comune per lo sviluppo della società. Supporta inoltre la ricerca e la formazione e dà accesso a un’inestimabile biblioteca. *Dal 1900, più di 260 membri sono stati insigniti del Premio Nobel. Attualmente conta 1001 membri di cui 833 americani e 168 internazionali, tutti prestigiosi rappresentanti di differenti ambiti disciplinari: scienze fisiche e matematiche, scienze biologiche, scienze sociali, umanistiche, arte e politica. Tra i suoi primi membri nomi di massimo rilievo, quali George Washington, Thomas Jefferson, John Marshall, Alexander von Humboldt, Charles Darwin, Louis Pasteur e Thomas Edison.
Jacques Mehler è professore di neuroscienze cognitive alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, dove dal 2001 dirige il Laboratorio /Linguaggio, cognizione e sviluppo/. Nato a Barcellona, ha studiato in Argentina, in Inghilterra e negli Stati Uniti alla Harvard University. Prima di arrivare a Trieste ha diretto il Laboratorio di scienze cognitive e psicolinguistica all’/Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales-CNRS /di Parigi.

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